Bruno Codenotti. Dalla matematica ai fumetti

Bruno Codenotti è già stato sulle pagine del nostro sito, abbiamo recensito un paio dei suoi lavori, in particolare quelli disegnati da Claudia Flandoli.

Così, anche dopo aver visitato il suo sito abbiamo avuto l’opportunità di rivolgergli qualche domanda, e non ce la siamo lasciata scappare.

  • Ciao Bruno puoi presentarti?
    Sono nato nel 1959 a Brescia, ho frequentato il Liceo Scientifico a Desenzano del Garda e poi mi sono spostato a Pisa per studiare Informatica. Dopo la laurea, sono entrato nel CNR e da allora ho lavorato al CNR a Pisa, con frequenti e lunghi soggiorni negli Stati Uniti, dove ho fatto ricerca e insegnato.
  • Quali sono stati e quali sono attualmente i tuoi principali interessi nella ricerca scientifica?
    Ho fatto ricerca in algoritmica e complessità computazionale, due branche dell’Informatica teorica. Dal 2012 mi occupo quasi esclusivamente di divulgazione scientifica.
  • Portare a fumetti un settore come quello in cui lavori credo sia una sfida particolarmente interessante perché non si tratta di raccontare la vita di uno scienziato o di rappresentare eventi naturali. Spesso ho notato che hai usato il fumetto per rappresentare esempi pratici di logica e matematica applicandola alla vita reale. Quale pensi che sia il modo migliore di parlare di matematica e logica a fumetti?
    Innanzitutto devo fare presente che tutti i miei libri  sono nati da conferenze che ho tenuto soprattutto nelle scuole secondarie. Di volta in volta, a seconda del tema, cercavo il modo più adatto di proporre i problemi con l’ausilio di supporti grafici. Per questo, fin dall’inizio delle mie attività divulgative, ho cercato di collaborare con illustratori. In generale non credo ci sia il modo migliore. Ogni argomento fa storia a sé e, caso per caso, si cerca di trovare le forme espressive più adatte.
  • Se non sbaglio, mi hai detto in una conversazione che negli ultimi sei anni ti sei occupato principalmente di divulgazione a fumetti. Non è raro che degli scienziati si dedichino alla divulgazione scientifica, ma perché un dirigente di ricerca del CNR decide di farlo attraverso i fumetti? Da dove è partito questo lampo?
    Dalle conferenze fatte nelle scuole e dalla constatazione che attraverso il fumetto riuscivo a tenere l’attenzione dell’uditorio, anche su temi riguardo ai quali i ragazzi avevano pregiudizi…
  • Ti sei lasciato influenzare da qualche scienziato o scrittore italiano o straniero che si occupa di fumetti? Quali sono le opere e gli autori, se ce ne sono, che ti hanno maggiormente colpito in questo campo?
    Il divulgatore che mi ha influenzato di più è senz’altro il grande Raymond Smullyan (deceduto nel 2017 N.d.R.), un maestro nel costruire situazioni paradossali che mettevano a dura prova il senso comune. È da lui e dal suo lavoro che ho in seguito sentito l’importanza di integrare le spiegazioni matematiche con illustrazioni e/o fumetti.
  • I libri che hai scritto sono passati da libri riccamente illustrati a libri che contengono una vera e propria componente fumettistica. Come e perché si è evoluta questa scelta?
    Non c’è stata una vera e propria evoluzione. Piuttosto, come dicevo prima, una ricerca delle soluzioni grafiche più adatte all’argomento che avevo di fronte e al desiderio di trasmetterlo nel modo migliore possibile.
  • Hai lavorato con diversi disegnatori. Claudia Flandoli, che è anche biologa; Michele Avigo, che è un letterato, ed Eros Pedrini. Quali differenze hai trovato? Come mai hai cambiato? È stata una scelta tecnica o si sono create semplicemente collaborazioni diverse?
    Al centro c’è sempre stato un progetto, l’esigenza di trasmettere qualcosa. Le collaborazioni sono nate in modi diversi, ma sempre con l’idea di un confronto costante con l’illustratore. Non sono state scelte, ma situazioni concrete, da cui sono nate collaborazioni.

  • I rapporti tra scritto e fumetto nei libri con Claudia Flandoli sono diversi nei due libri che avete fatto insieme. Ho apprezzato molto Archimede aveva molto tempo libero perché la storia continua che si alterna con il testo divulgativo; è una modalità che non avevo mai trovato e che mi ha colpito molto. Allo stesso modo, gli spot di Io penso che tu creda che lei sappia con l’alternarsi di personaggi e situazioni diverse, è altrettanto divertente. Come sono nate queste idee? C’è stato un confronto con gli esecutori grafici anche durante l’ideazione del libro e la stesura dei testi?
    Il tema dell’infinito matematico è ostico. Per questo è nata l’idea, merito di Claudia Flandoli,  di intrecciarlo con una storia a fumetti che alleggerisse e allo stesso tempo desse ulteriore intuizione dietro i temi trattati testualmente. D’altro canto, Io penso che tu creda che lei sappia tratta temi di epistemologia interattiva e presenta numerosi aneddoti. In quel caso, la difficoltà sta spesso nell’entrare nell’argomento, per cui ci è parso più adatto a questo tema, l’idea di introdurre col fumetto ogni singolo aneddoto.
  • Che rapporti trovi tra i paradossi logici e quelli grafici? Potrebbe essere interessante un parallelismo, mi viene in mente Escher…
    Sono linguaggi diversi con cui esprimere gli stessi concetti. La presentazione grafica è più immediata, naturalmente….
  • Quali possono essere altri campi della matematica che possono facilmente e produttivamente essere convertiti in fumetto?
    A mio parere, non si tratta tanto di campi della matematica, ma piuttosto di concetti matematici. Un caso su cui sto riflettendo ultimamente è quello della probabilità, che è fonte di molti aneddoti e paradossi e nel quale l’uomo non ha spesso intuizioni corrette… Sto progettando di fare qualcosa su questo in futuro….
  • Chi ti parla è un fisico, anche se ora il mio lavoro è diverso. Mi sono appassionato ai fumetti proprio all’Università, e mi sono dato la “giustificazione” che, vivendo a contatto profondo con le leggi della realtà, in qualche modo si senta una spinta verso il fantastico e la fantasia. Che ne pensi? O non c’è bisogno di “giustificare” il passaggio dalla scienza al disegno?
    Secondo me non servono giustificazioni. Il fumetto, con la sua immediatezza, avvicina alla scienza, toglie timori, può fare appello all’intuizione…. L’importante è che il lavoro scientifico a fumetti sia il frutto di una collaborazione vera tra disegnatore e scienziato. Solo così l’integrazione può essere efficace. 
  • Un timore, in questa società che semplifica tutto, e in cui chiunque legga un minimo su un argomento si ritiene immediatamente un esperto, è che il fumetto scientifico generi questo tipo di confusione. Leggendo ad esempio Archimede aveva molto tempo libero mi sento autorizzato a parlare da esperto di infinito (matematico).  Invece dovrebbe essere il “lancio” per soddisfare qualche curiosità, e magari spingere ad approfondire su testi più maturi. Pensi sia un rischio reale? Come va affrontato (se secondo te c’è un modo per affrontarlo)?
    Il rischio c’è, è presente e inevitabile. Io vedo queste attività come un seme che viene gettato. C’è modo e modo di semplificare, c’è modo e modo di presentare un argomento scientifico al grande pubblico. Questo è un aspetto. L’altro è che, come dici anche tu, cercare di stimolare la curiosità. Solo la curiosità può spingere ad approfondire….
  • A luglio è uscito Insolubilia. Quali sono i prossimi lavori in cantiere?
    In cantiere ci sono varie cose…. Un libro, con Michele Avigo, su un crittografo italiano del 1500, una rivisitazione di Attraverso lo specchio di Lewis Carroll che sto scrivendo con un Grande Maestro di scacchi, Michele Godena, e con le illustrazioni di Claudia Flandoli, un libro sulle idee di fondo dell’Informatica, che sto scrivendo con Mauro Leoncini…. E altro ancora….

Ringraziamo Bruno Codenotti, in attesa dei prossimi lavori che potrete seguire certamente sulle pagine del nostro sito.

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