Bibbia a fumetti: un altro tentativo

bibbia copertina

Anche se è difficile che si pensi a lui in questi termini, è Dio il primo grande eroe della storia. Si rimane tutti senza fiato quando Superman fa volare via un’auto con un soffio; con il suo soffio, però, Dio ha creato l’intero universo.

Comincia così la prefazione da parte di Doug Mauss, curatore dell’opera. Non certo un esperto di scrittura dei fumetti, come viene desunto dal suo curriculum. Piuttosto un esperto di christian publishing, creatore di una app per sfogliare la Bibbia a fumetti ed esperto di marketing, oltre che pastore evangelico.

In effetti l’opera, il cui titolo originale è The Action Bible (riferimento agli Action Comics testata che ha presentato per la prima volta il più grande dei supereroi dei fumetti?), viene pubblicata da BE Edizioni, casa editrice fiorentina. E costola italiana di Word of Life, una delle principali chiese evangeliche statunitensi. Di Word of Life è anche pastore Sergio Cariello, artista di origini brasiliane, con trascorsi anche nelle major, che pare sia stato chiamato da Joe Kubert in DC proprio durante il suo anno (!) di studi teologici.

Il testo della Bibbia non è quello a cui siamo abituati in Europa, ma quello pubblicato dalla David C Cook, probabilmente la più grande casa editrice cristiana (evangelica) del mondo.

Tradurre in fumetti un libro come la Bibbia riuscendo a renderne minimamente la profondità dei concetti e del linguaggio, è di per sé opera improba. In effetti in Europa ce ne siamo accorti da tempo, pertanto le riduzioni illustrate sono spesso utilizzate per avvicinare i bambini ai personaggi biblici, rimandando al testo vero e proprio gli approfondimenti. In Italia abbiamo infatti una lunga tradizione di fumetti a sfondo biblico, o ispirati alle narrazioni della Bibbia.

Basti pensare alle storie pubblicate su Il Giornalino o ai tanti giornali di origine cattolica, come Il Vittorioso.  Ricordo i miei trascorsi di lettore delle Edizioni Paoline, in cui il linguaggio del fumetto era usato in modo da avvicinare tutti, ma in particolare gli adolescenti, a temi sociali e religiosi.

Più spesso, soprattutto nel tempo più recente, i fumetti sono stati usati per ironizzare, quando non in modo sarcastico o addirittura blasfemo, su una visione del mondo e su dei valori che ai più (non a chi scrive) sembrano ormai quanto meno anacronistici. Ne abbiamo parlato anche su queste pagine

Abbiamo recentemente anche analizzato altri tentativi europei di trasposizione a fumetti del testo biblico, meno enciclopedici, e comunque anche in quel caso non del tutto convincenti.

paulus, bibbiaForse il termine di paragone è elevato, ma in fondo lo scopo era lo stesso.

Condividere e diffondere un messaggio anche etico e morale attraverso uno strumento sicuramente più attrattivo. Ma, mentre quei prodotti erano essenzialmente diretti a bambini e adolescenti e avevano un elevato contenuto artistico, che consentiva a chiunque di accostarvisi, l’opera di Carello si pone come un vero strumento di evangelizzazione, come si evince dalla prefazione e dalla quarta di copertina.

In effetti i fumetti biblici italiani hanno visto all’opera veri artisti a tutto tondo, di grandissimo spessore e cultura, a volte neanche cristiani. Si può pensare a Paulus di Gianni De Luca, che proprio a causa degli argomenti e dell’ambiente da cui è uscito non ha avuto praticamente diffusione, o Iacopo del Mare, con i disegni di Nadir Quinto, entrambi pubblicati dalle Edizioni Paoline sulla quasi centenaria testata per ragazzi. Artisti che, al di là delle loro convinzioni, hanno saputo rappresentare con grande intelligenza, passione e talento storie che fanno parte (quanto meno) dell’epica dell’intera umanità.

The Action Bible si pone invece come un vero e proprio fumetto divulgativo, con un taglio supereroistico, forse per incontrare maggiormente il pubblico americano. E sembra più indirizzato agli adulti. Certamente per la mole (oltre 700 pagine).

Inoltre le didascalie e i dialoghi sono corposi, nel tentativo di riproporre la maggior parte possibile del testo biblico. L’opera vuole raccontare praticamente TUTTI i libri della Bibbia, compresi quelli meno facili, ad esempio le lettere del Nuovo Testamento. Sembra non voler tralasciare i dettagli importanti, concentrandosi sui grandi libri delle origini (Pentateuco) e sui cosiddetti libri storici. Ma, ad esempio, non attinge affatto ai cosiddetti libri poetici ad esempio il Cantico dei Cantici, o i Salmi, certamente più difficili da trasporre.

Anche per questo il libro risulta piuttosto vuoto, senza un grande appeal. È il racconto di una storia abbastanza nota, senza approfondimenti e senza la ricerca del messaggio che questa storia porta.

In generale i personaggi sono piatti, poco caratterizzati, a volte appena accennati, nonostante il taglio essenzialmente storico ed eroistico del lavoro. Anche quelli centrali, come Mosè, non hanno una caratterizzazione spiccata.

Le storie non hanno una precisa collocazione geografica o storica. Se si eccettuano alcune mappe dei viaggi di Paolo, di cui non si può proprio fare a meno in un testo biblico.

Si potrebbe pensare che sia una scelta per concentrare l’attenzione su Dio e sul suo popolo, ma il libro non è, da questo punto di vista, per niente intriso di spiritualità. Rimane su un piano che nulla ha di trascendente. Un po’ come il dio (volutamente minuscolo) dell’In God We Trust, motto degli Stati Uniti d’America. Un dio generico, buono per tutte le occasioni, non troppo impegnativo, ma al quale ci si può riferire senza timore di impegnarsi troppo.

Le personalità dei profeti e dello stesso Gesù dovrebbero erompere dalle pagine, al di là del crederci o meno, quanto meno dal punto di vista del racconto. Invece restano scialbi, tutti i momenti sono privi di pathos, i personaggi sembrano di plastica, nell’aspetto e nel destino, forse così predeterminato da annullarne la personalità. Eventi come la discesa della colomba su Gesù al momento del battesimo, o la trasfigurazione, il crollo delle mura di Gerico o il passaggio del mar Rosso sono scialbi, sia nella narrazione che nella grafica.

Le visioni ultraterrene, da quelle di Isaia all’Apocalisse, lasciano l’amaro in bocca a chi si aspetta almeno un po’ di epica. Certo una versione a fumetti della Passione di Mel Gibson sarebbe stato troppo, ma “giocarsi” i tre giorni centrali della storia (per stessa ammissione dell’autore in quarta di copertina) in una decina di tavole è eccessivo nell’altro senso.

E tutto questo, nonostante per molti dei fedeli a cui questa versione della Bibbia è destinata, il libro dovrebbe essere in tutto e per tutto un libro storico. È indirizzato soprattutto a quei cristiani, parafrasando una canzone di Samuele Bersani, che credono che nella Bibbia sia un racconto reale, senza metafore…

Ad esempio il creazionismo dovrebbe essere visto come una teoria scientifica alternativa, quindi dovrebbe essere rappresentato con grande forza. Invece la creazione è priva di ogni forma di impatto, sia nella narrazione che nelle immagini, e viene esaurita in quattro tavole.

Quindi la sacralità e la spiritualità sono stati i grandi assenti. E già per questo l’ho trovato deludente.

Nella quarta di copertina si dice che

le storie presentate trasmettono le verità bibliche in modo immediato ed entusiasmante.

Ho fatto fatica a ritrovarmi in questa affermazione. Da una parte perché tutte le verità sono poste allo stesso modo, dal principio in cui non c’era nulla… tranne Dio (sigh!), fino a Gesù, che non viene trattato diversamente da qualsiasi altro personaggio.

Dall’altra perché di entusiasmante, anche dal punto di vista artistico, ho trovato poco.

Sicuramente era possibile fare un lavoro più degno dell’opera a cui si ispira (al di là del valore religioso che gli viene attribuito dai singoli lettori). Invece ne è venuto un lavoro certamente accessibile, ma faticoso da leggere e piuttosto insignificante anche nella qualità grafica.

Ho provato (devo dire faticosamente) a rileggere il libro come una storia a fumetti, senza bias legati al mio pensiero etico e religioso.

E… niente, non è migliorato.

L’idea principale, anche dall’introduzione, sembra quella di fare marketing religioso. E fin qui niente di male: le immagini avrebbero potuto essere uno strumento eccezionale. Ma non sono state sfruttate.

Graficamente il tratto è disordinato, sembra poco curato, a volte distorto. I personaggi sono graficamente poco caratterizzati.

Le scene sono statiche, non c’è una linea di movimento, neppure nelle battaglie. I dettagli sono scarsi. Le scene di massa o i paesaggi per lo più poco curati.

Anche la colorazione in generale è deludente. I coloristi di Impacto Studio accreditati non hanno altre opere nei database di fumetti. I colori contribuiscono a dare l’aspetto “plasticoso” e piatto alle immagini, non sottolineano mai eventi o sentimenti. Vorrebbero riprodurre il reale, ma sono spesso troppo accesi, le ombre mal gestite.

Forse l’arte visiva ispirata da questo libro negli ultimi due millenni, dalla pittura alle miniature, alle sculture, mi ha fatto sperare in una grande opera. E la delusione è stata cocente. Come accade spesso nel vedere edifici di culto moderni brutti e poco efficaci, di fronte a tante opere del passato realizzate con tecnologie meno avanzate ma certamente con maggior maestria e coinvolgimento.

La Nona Arte può certamente fare di meglio nel dare spessore a questa e altre epiche, per portare nella modernità nel migliore dei modi la storia dell’umanità. O le sue storie.

E per portare al grande pubblico un testo che, al di là del proprio credo, fa parte della cultura comune.


La Bibbia a fumetti
BE Edizioni, 2017
752 pagg, colore, 35 €

Ringrazio l’amica e collega (anche su questo sito) Maura Pugliese, che mi ha stimolato ad approfondire alcuni punti.

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