Battaglia 6 – Il Pio padre, una recensione significativa

BATTAGLIA-VARIANT-06Pietro Battaglia è tornato, e finalmente posso scriverne una recensione. Avevo perso il treno della prima serie targata Editoriale Cosmo, ma questo sesto albo della collana dedicata al vampiro siciliano mi permette di togliermi un paio di sassolini dalle scarpe.

Sì, perché ritrovare Pietro Battaglia in edicola (per modo di dire, perché dopo averlo cercato invano ho dovuto ripiegare nella mia fumetteria di fiducia) è un po’ come ritrovare fiducia nel futuro del fumetto italiano. Certo, la scelta di abbandonare il formato pocket che tanto ricordava i veri progenitori di questa idea, ovvero i fumetti neri di trent’anni fa, i vari Kriminal, Satanik, e persino Diabolik, mi ha fatto temere che anche il buon Battaglia si fosse borghesizzato: invece, dietro una ingannevole veste bonelliana, ho ritrovato il Battaglia di un tempo, quello che non ha paura di muoversi tra le pieghe della storia d’Italia, tirandone fuori le viscere sanguinolente e cibandosene col sorriso sulle labbra.

Potremmo certamente parlare dell’ottima realizzazione dell’albo, per mano di Giulio Antonio Gualtieri e Valerio Nizi sotto il cappello (e per il soggetto) di Roberto Recchioni, ma non lo faremo. Chi già conosce la serie sa bene come Battaglia sia un fumetto essenziale, a tratti scarno, pieno di energia primordiale; chi invece non la conosce non si farà certo convincere da quattro complimenti di circostanza sui disegni d’un bianco e nero quasi metafisico, e sui testi semplici e pieni di padronanza.

BATTAGLIA 01No, l’unico modo per convincere chi già non compra Battaglia è facendo appello a quel piccolo nucleo di violenta irriverenza giovanile che ancora alberga nel suo cuore. Quella specie di buco nero che, in un periodo della vita forse troppo lontano, risucchiava qualsiasi rispetto per le regole, ogni minimo senso della sacralità; e che era in grado di risputare fuori al contrario il desiderio di imbrattare un muro, di rispondere male, di tornare a casa un’ora più tardi del dovuto. Quella voglia matta di ridurre il mondo in macerie per ricostruire qualcosa di migliore.

Ecco, le storie di Pietro Battaglia utilizzano la grammatica del classico fumetto nero italiano, rivisitato secondo la sensibilità contemporanea, per fare una liberatoria pisciata sul muro dei sepolcri imbiancati del politicamente corretto di cui è imbevuto il mondo della narrativa italiana. Quella stessa regola non scritta che ha spinto per decenni i nostri editori ad ambientare le storie ovunque tranne che in Italia, in ogni tempo tranne che nella nostra storia recente, e a trattare di qualsiasi argomento tranne di quelli che possono rischiare di importare davvero.

BATTAGLIA 02Le storie di Battaglia, che non hanno paura di parlare del rapimento di Aldo Moro, o, come nel caso dell’albo in questione, del Pio Padre, non hanno la minima pretesa di darci una lezione. Per quanto profondamente iconoclaste, e per quanto evidentemente frutto di un grande lavoro di documentazione preliminare, le storie di Battaglia non smettono mai di essere Storie, potenti come le storie e innocenti come le storie; storie che nascono dalla Storia; storie nere che nascono dalla Storia più nera di tutte, quella della nostra sciagurata Italia.

Non lo so se mai avremo di nuovo un fumetto con il coraggio di questa serie. C’è però qualcosa di cui potete essere sicuri: questo albo è bello (e la trovata finale è forse geniale), e soprattutto significativo: vale a dire che può essere (speriamo che sia) uno di quegli spartiacque tra un prima e un dopo che di tanto in tanto capitano nell’evoluzione di ogni forma espressiva, e che ne determinano l’incessante maturazione.

Comprate Battaglia, dunque, prima che qualcuno vi dica che è sbagliato farlo.

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