Silvia Forcina

Non pratico il nerding estremo pur essendo nerd nell'animo, ma non ho niente da condividere con i Merd che popolano il mondo. So solo quello che non sono. Come Balto.

Cento anni fa: Nelson Mandela

Dal profondo della notte che mi avvolge,
Nera come un pozzo da un polo all’altro 
Ringrazio qualunque dio ci sia
Per la mia anima invincibile.

Nella stretta morsa delle circostanze
Non mi sono tirato indietro né ho gridato.
Sotto i colpi avversi della sorte
Il mio capo sanguina ma non si china.

Oltre questo luogo di rabbia e lacrime
Incombe solo l’orrore della fine.
Eppure la minaccia degli anni
Mi trova, e mi troverà, senza paura.

Non importa quanto sia stretta la porta,
Quanto impietosa la vita,
Io sono il padrone del mio destino:
Io sono il capitano della mia anima.

Nelson Mandela Gribaudo

La poesia Invictus dell’inglese William Ernest Henley (pubblicata nel 1888) è diventata una sorta di simbolo per indicare la lunga lotta di Nelson Mandela per la libertà del popolo sudafricano: è questa la poesia che il prigioniero 466/64 recita davanti agli altri detenuti per darsi forza nei momenti di sconforto nei ventisette anni di detenzione che trascorre a Robben Island; Invictus è il titolo che Clint Eastwood dà al suo film del 2009 che ripercorre i fatti realmente accaduti in occasione della finale di Campionato di Rugby in Sudafrica; ed è la poesia citata nel sottotitolo della biografia a fumetti Nelson Mandela, l’anima invincibile, delle edizioni Gribaudo.

L’opera ripercorre tutta la vita del leader sudafricano, dalla nascita, cento anni fa, alle prime prese di coscienza della condizione sottomessa della popolazione di colore rispetto alla supremazia degli afrikaner bianchi, alla scelta di schierarsi per il bene dei suoi connazionali contro l’Apartheid, e alla conseguente incarcerazione. Scritta dal giornalista/scrittore Lewis Helfand e illustrata da Sankha Banerjee tutto il racconto è una sorta di marcia che, partendo dal 1985, da una visita della moglie a un Mandela già detenuto da ventuno anni, torna indietro in un lungo flashback e, tappa per tappa, ci mostra come e perché quest’uomo sia arrivato a rappresentare per il mondo un simbolo di libertà.

Nelson Mandela Gribaudo

La narrazione è per lo più oggettiva, separata per date ed eventi, con poche intromissioni dello scrittore che arriva a porsi delle domande a cui il lettore saprà rispondere proseguendo nella storia illustrata: in questo modo Helfand ci rende partecipi dei dubbi che lo stesso protagonista vive, ad esempio, nel momento in cui decide di abbandonare la non violenza per dedicarsi ad azioni fisiche, mirate, dell’ANC (African National Congress) per poter riunire i rappresentanti di governo formato da bianchi insieme a rappresentanti del popolo originario, che durante l’Apartheid non possedeva nessun diritto, neanche quello di camminare per strada senza un apposito permesso.

La storia di Mandela racconta una fetta di Storia di pochi decenni or sono, che chi ha qualche anno sulle spalle ricorderà perfettamente come la prima volta in cui gli eventi di un popolo e di una nazione lontanissimi hanno coinvolto gran parte del mondo civilizzato in una lotta dal fronte unito: Libertà per Mandela, Fine dell’Apartheid. La prima volta in cui anche esponenti del mondo dello spettacolo e dell’entertainment hanno preso una posizione chiara e definita in nome della Libertà. La prima volta che gli effetti della globalizzazione sono stati positivi: immagini di attacchi di forze armate contro civili inermi e manifestanti che hanno indignato l’opinione pubblica, soprattutto europea e bianca, foto di scritte discriminatorie che dichiaravano panchine e negozi Whites Only che stupivano e sollevavano gli animi di chi ancora considerava un possibile concittadino di colore una esotica rarità.

Nelson Mandela Gribaudo

Sappiamo però che è stata una storia con un lieto fine, a cui i lettori giungono anelanti di poter riconoscere quel viso bonario, dagli occhi stretti (rovinati duranti i lavori forzati in una cava) e i capelli bianchi, quanto quei denti aperti in un insopprimibile sorriso.

Mandela è un simbolo di libertà in un modo molto più ampio di quanto possiamo pensare, e quest’opera ce lo mostra dalle prime pagine, quando rinuncia alla scarcerazione che gli stanno offrendo, quindi alla sua libertà, perché quello che non gli offrono è la fine della segregazione, la possibilità per il popolo di colore di vivere al pari dei bianchi, il diritto per il suo partito di sedere al governo in un dialogo paritetico: non gli offrono la libertà per l’intero popolo sudafricano, nero o bianco che sia, di autogovernarsi, di arrivare alla democrazia; stanno offrendo solo a lui di terminare la prigionia, non hanno ancora capito che è ben altro quello per cui ha lottato e sofferto.

Nelson Mandela Gribaudo

E cioè per quello che egli stesso ha dichiarato nel celebre discorso davanti al giudice che lo condannerà alla prigione a vita, riportato nel frontespizio dell’opera:

Nel corso della mia vita mi sono dedicato interamente alla lotta per il popolo africano. Ho lottato contro la dominazione bianca e contro quella nera. Il mio ideale più caro è quello di una società libera e democratica in cui tutti vivano in armonia e con le stesse opportunità. Spero di vivere abbastanza da riuscirci. Ma se sarà necessario, è un ideale per il quale sono pronto a morire.

Quello che commuove è che ha vissuto abbastanza.

Il racconto di questa lotta eccezionale è illustrato dall’indiano Banerjee con uno stile pittorico e molto realistico, con lunghe pennellate di nero e campiture di grigio in cui il bianco illumina zigomi e dona fisicità a figure rese con un effetto quasi impressionistico. Le tavole hanno un fascino originale, ma possono risultare un po’ appesantite dalla persistenza dei toni cupi.

Il fatto che, comunque, i disegni sono a servizio di una narrazione dagli sfondi drammatici, rende quasi necessaria una controparte grafica altrettanto densa e incisiva e le figure rese con macchie di nero e sfumature non stonano, ma arricchiscono l’opera. L’unico neo è che la tecnica gestuale va a sacrificare la riconoscibilità dei visi e lo standard qualitativo della resa dei particolari. Invece, i ritratti di stampo più apertamente illustrativo sono tecnicamente e visivamente di qualità altissima.

Un’opera dunque che racconta una storia che fa parte della Storia di tutti noi e di una figura umana e politica che bisognerebbe ricordare più spesso, non solo ogni cento anni, nel giorno in cui si commemora la sua, fortunatissima per noi, nascita (18 luglio 1918).

 

Uma del Mondo di Sotto – non dimenticare mai i tuoi desideri

Uma, Marta Baroni, Bao Publishing

Il titolo Uma del Mondo di Sotto, da poco edito dalla Bao Publishing nella collana BaBao dedicata ai più piccoli, è sbagliato: Uma, una piccola vichinga norvegese, non è “del” Mondo di Sotto, non vi appartiene, vi si intrufola creando il maggiore e massimamente grave scompiglio della sua eterna storia.

Come bambina umana, pur anche se appartenente a un passato che possiede un’aura di meraviglia, non può e non deve entrare in un mondo che invece vive di magia, è sbagliato, e infatti crea disastri.

Come fa Uma ad arrivarci è qualcosa che, nonostante la premessa, lo so, tutti vorrebbero sapere, perché anche se non è corretto e potenzialmente distruttivo, tutti vorremmo poter usufruire della magia: ma purtroppo per noi c’è bisogno di un pozzo dei desideri, collegato con il sopraddetto Mondo di Sotto, dove solerti impiegati che parlano solo in rima sono pronti a registrare i nostri desiderata e a giudicare la loro possibile o non possibile realizzazione.

Oltre al pozzo, però, ci vuole una buona dose di disubbidienza e di determinazione, e queste sono le caratteristiche che contraddistinguono Uma, la creatrice della Canzone delle Guerriere, la piccola orfana che getta la pietra nel pozzo chiedendo di conoscere la propria famiglia e che genera, invece, un turbine di avventure e disavventure per tanti personaggi.

Uma, Marta Baroni, Bao Publishing

Questa bellissima fiaba scritta e disegnata da Marta Baroni, giovane autrice emergente, romana di nascita, che sembra possedere le stesse caratteristiche che plasmano il carattere della piccola protagonista, almeno quelle positive, è infatti una storia corale che si dipana nel tempo e nello spazio e racconta non solo di un mondo e di alcuni personaggi, ma del nostro stesso mondo, la nostra stessa storia, e dei tanti difetti che anche noi abbiamo e che spesso non ci riconosciamo.

Uma, “nel” Mondo di Sotto, dal momento stesso in cui ha il potere di usare la magia diventa una despota senza più nulla di umano, forse perché essendo un corpo estraneo in un diverso organismo rompe i contatti con le proprie radici e le sorgenti della sua natura. Inizia a desiderare spasmodicamente, eternamente insoddisfatta di quello che riesce a ottenere, dimentica di cosa sia l’altruismo e la comprensione e dimentica di quello che realmente vuole.

Nel momento in cui si riproduce magicamente e dà vita ad Haper, l’altra non ha nessuna vera libertà, è costretta a dipendere da lei, dai suoi ordini e capricci, non può neanche conservare i propri ricordi, che vengono estratti da lei e catalogati in files nel computer. I desideri che Uma stessa ha creato e poi dimenticato, non hanno più nessuna libertà, sono emarginati dalla vita del Mondo, rigidamente controllato dalla polizia che indaga, interroga, arresta e opprime.

Nel Mondo di Sotto, per colpa dell’infiltrata regina umana Uma, non c’è più felicità, né libertà, né amore.

Sarà un ragazzo umano e il suo amore innocente per Haper a risvegliare gli ardori sopiti, creando scompiglio, e quel sano pericolo che pericolo non è perché è lotta per l’indipendenza, per la giustizia e per la liberazione dall’oppressore. La fine della storia oppone i diversi valori della disobbedienza, appunto, quella che finisce per nuocere a sé e agli altri, e quella che serve ad aiutare gli altri sacrificando sé stessi.

uma-del-mondo-di-sotto-Bao Publishing-Marta Baroni

Ed è abbastanza incredibile che tanto emerga da un fumetto che sembra una storia per bambini, ed è anche una storia per bambini, ragazzi e i sognatori di ogni età, ma molto altro.

La fervida e prolifica fantasia della Baroni crea un mondo pieno di esseri divertenti e bizzarri, completo in sé e credibile, con trovate ilari e di grande effetto. I colori piatti e vivaci, su un disegno semplificato ma ben leggibile e che segue sempre le regole dell’armonia anatomica (almeno nella realizzazione degli umani) sono l’elemento che più associa l’opera a un fumetto per l’infanzia, mentre lo stile personale e gradevole del comparto grafico si rivolge a un pubblico più ampio. La cura dei particolari è evidente, con soluzioni che spesso sembrano un divertissement decorativista pur mantenendo una forte impronta personale e continuità estetica.

La Baroni crea un vero e realistico mondo di magia, di cui allega una mappa come nei migliori romanzi fantasy, con proprie regole e caratteristiche, strizzando l’occhio a Rodari e ai suoi racconti: questo permette al lettore di immergersi nel raccontato con sicurezza e relax, lasciandosi andare a sorrisi divertiti per le trovate originali e lasciandosi coinvolgere nel dramma dei protagonisti, fino al finale, semplice ma di sicuro effetto, che riporta tutto alla normalità.

Un ottimo fumetto per famiglie per sognare nell’immaginifico, ma un ottimo spunto per riflettere sul passato del nostro stesso mondo e sul futuro e sulle sue ombre scure che da quel passato si proiettano: un’opera completa, gradevole, matura, che stupisce come tutte le cose che sembrano tutt’altro ma non lo sono, e che mostra quanto ancora l’autrice ha da dire e noi da leggere.

Tra il sogno e l’angoscia: il Dormiveglia di Susine

Susine e il Dormiveglia, Tunué, Enna e Lefevre

Tutti nella nostra infanzia abbiamo avuto un’opera, per qualcuno un libro, per altri un cartone animato, per altri ancora un fumetto o un film, che per storia, immagini, o potenza comunicativa ha acceso la nostra fantasia e ci è diventata cara, una specie di faro luminoso che irraggiava le fantasie serali, o illuminava il sentiero del “da grande sarò…”.

Ricordo che a me bastava una illustrazione per inventare mille storie piene di colori e fantasie, ricche di avventure e romanticismo, e la mia me sognante di allora avrebbe trovato pane per in suoi denti in Susine e il Dormiveglia.

Susine vive da figlia unica con due genitori che finiscono le loro giornate litigando furiosamente e ignorandola. Solo la nonnina si prende cura con sincero affetto della bambina, ma un giorno, anche lei, se ne va. Susine grazie ai suoi racconti e alle sue canzoni però si consola perché sa che la realtà che vive è collegata ad altri mondi, come il mondo del Dormiveglia, sottile come una lama, difficilissimo da camminarci su, che divide la luce e l’ombra.

Allora un giorno Susine sola soletta nella sua stanza costruisce un fantastico Coprizucca Canalizzatore, lo appoggia allo schermo della Tv e… Si ritrova nel meraviglioso mondo del Dormiveglia, popolato da bizzarrissime creature con le ombre di tutti i colori. In questo meraviglioso luogo che può visitare quando più le piace si trova a vivere nuove avventure, tanto da sentire la mancanza del suo mondo di provenienza, ma quando torna a casa scopre che la sua realtà è ancora più triste di come la ricordasse, con i genitori ormai lontani irrimediabilmente l’uno dall’altra.

Così una sera di particolare tristezza Susine decide di tornare per sempre nel Dormiveglia, ma lo fa quando fuori è già buio e si ritrova in un mondo completamente inaspettato…

Susine e il Dormiveglia, Tunué, Enna e Lefevre

Così si conclude il primo episodio delle avventure della piccola Susine, creata dalla fantasia dello sceneggiatore Bruno Enna, nome notissimo nel panorama italiano per le sue collaborazioni con le riviste Disney, con le serie animate tra cui Monter Allergy e ultimamente con Bonelli.

La sua Susine si candida a essere l’erede di Alice: come lei la bambina trova una via di fuga dalla realtà opprimente che vive e si trova a viaggiare in un mondo in cui tutto è diverso da lei, persino la qualità dell’ombra.

Sarà additata e giudicata ma troverà anche buoni amici e capirà che ogni creatura deve combattere contro qualcosa per arrivare alla felicità. Susine forse ancora non sa di che natura è il nemico che dovrà affrontare, ma intanto scopre che ha una capacità tutta sua, ha il potere di regalare la felicità, l’elemento che in quel mondo meraviglioso porta a evolversi, quindi a crescere.

Anche qui la sovrana è una dittatrice, ma la sua prepotenza deriva dal non essere capace di ridere o, da un altro punto di vista, dalla sua paura di crescere, se mai dovesse provare felicità: uno strano alter ego della stessa protagonista  che, invece, non ricorda come si fa a essere felici e vorrebbe disperatamente tornare ad esserlo.

Come Alice, anche Susine rischia di doversi chiedere se le avventure che ha vissuto sono solo frutto di un sogno, ma per il momento il suo dormiveglia tra realtà e fantasia non genera mostri, ma solo nuovi ambienti e personaggi da conoscere e da cui imparare.

Quello che manca è la spensieratezza: leggendo si sente come un retrogusto di inquietudine, che non ci lascia scordare di come Susine sia una bimba incompresa nel suo mondo, che è costretta a frequentare uno psicologo-gufo, e che nel limbo tra sonno e veglia può ci capitare di incappare in qualche brutta situazione.

Il popolo che Enna immagina abitare il mondo del Dormiveglia è infatti a metà strada tra un sogno e un incubo, ma è per lo più innocuo e a tratti molto buffo, un vero spasso per l’illustratore che ha il compito di renderlo visibile a tutti. I disegni sono affidati alle mani autodidatta di Clément Lefèvre, capace di immaginare personaggi amabili e inquietanti quanto basta per una storia del genere, in bilico tra divertimento e angoscia. I colori che usa sono prevalentemente caldi e la maggior parte delle figure presentano caratteristiche decorative molto personali, come il vezzo dei capelli che sembrano piume o foglie e viceversa.

Gli occhi sono enormi, spropositati, e hanno una luce spiritata che non può non colpire la fantasia di un bambino, così come il vastissimo bestiario e il mare rosa e tutte le creazioni partorite dalla fantasia dell’autore.

Susine e il Dormiveglia, Tunué, Enna e Lefevre

Questo bel volume curatissimo edito dalla Tunué non è solo un libro illustrato da leggere in compagnia dei genitori, è un piccolo manuale su come aiutare a crescere i bambini di oggi, soccombenti all’eccesso di oggetti superflui ma disabituati all’indispensabile.

Punta all’Arte! Disegna! Kakukaku shikajika!

Disegna, kakukaku shikajika, J-pop

Disegna! (Kakukaku shikajika) di Akiko Higashimura è il fumetto adatto a tutti quelli che come l’autrice amano il disegno e disegnare, che hanno sognato di diventare grandi fumettisti/pittori, che hanno sotto sotto sempre pensato di essere dei geni meglio di Van Gogh e poi si sono scontrati con la realtà.

Questo fumetto autobiografico, edito da J-Pop, ci racconta le esperienze dell’autrice, i suoi primi passi nel mondo dell’arte, le delusioni e i sogni che la porteranno a diventare un’affermata mangaka.

La giovane Akiko frequenta il liceo di una cittadina come tante in Giappone: non si cura della linea, della manicure o del trucco, in verità non si cura neanche della sua cultura personale, fregandosene fin troppo dello studio. Akiko ama solo il disegno ed è stolidamente convinta di essere un talento che aspetta solo di essere scoperto e osannato, circondata com’è dalla benevolenza e dai complimenti dell’insegnante. Il suo obiettivo è entrare in una Accademia prestigiosa, come quella di Tokyo, e da lì diventare una famosissima fumettista. Dov’è il problema, vista la sua bravura?

La sua compagna/amica Futami, che ha le stesse aspirazioni, ma i piedi ben piantati per terra, capisce benissimo che non basta la boria per percorrere la strada artistica, e la indirizza verso il suo stesso insegnante privato.

Disegna, kakukaku shikajika, J-pop

Costui, che sembra suscitare un certo tremore in chi lo sente nominare, è uno strano personaggio armato di spada di bambù che insegna a un ristretto gruppo di allievi, da bambini a vecchietti, nella sua casa in campagna, piuttosto lontana dalla città.

Il suo metodo è… il terrore. Ogni sbaglio è punito con urla e colpi di bambù. Ogni superficialità lo stesso, ogni perdita di tempo, idem. Akiko inizialmente non comprende tanta severità (visto poi che lei è così dotata!) e cerca anche di svignarsela e darsi per vinta, ma scopre anche che il maestro, nonostante non abbia frequentato accademie, è incredibilmente bravo e inaspettatamente generoso e gentile.

Tra loro si instaura un rapporto di fiducia, e Akiko si impegna davvero tantissimo, lavora assiduamente fino a provare l’esame d’ingresso il cui esito positivo le sembra addirittura scontato… e invece…

Disegna! non è solo una storia biografica, raccontata con humor (spesso nero), levità, anche nei momenti più cruenti, e malinconia, che si percepisce a tratti, ma è anche un manuale che sfata finalmente un pensiero comune, cioè che disegnare sia semplice, o che comunque venga semplice a chi possiede tale talento. La Higashimura spiega ai tanti una lezione fondamentale e spesso denigrata: per riuscire in qualsiasi ambito serve studio e tantissimo lavoro, tanto che spesso si preferirebbe mollare, ma per raggiungere il successo non c’è altra strada e il risultato non è comunque scontato.

Disegna, kakukaku shikajika, J-pop

Ovviamente tutto questo lo si racconta con lo stile tipico dell’autrice, che evidentemente con l’età ha saputo prendersi meno sul serio e ha cominciato a divertirsi con l’autoironia. È curioso riflettere su come il suo disegno sia il risultato di tanto lavoro su temi e tecniche artistiche classiche, arrivato come è all’essenzialità del tratto, che rimane fluido, arioso, ma anche incisivo e concentrato, tanto che con pochi tratti di pennino riesce a definire una testa, un viso, un abito.

Come già aveva mostrato in Kuragehime, le sue protagoniste brillano di bellezza interiore, entrando di prepotenza nella simpatia del lettore con la loro personalità ricca di pensieri inconsueti, vivaci, molto reali, mentre esteriormente sono tratteggiate come figure banalotte e tondeggianti.

Non mancano riferimenti ironici a personaggi famosi del fumetto mondiale (come il buonissimo professore del Liceo che richiama la figura di Osamu Tezuka) o alle tecniche classiche del fumetto, come i tratteggi drammatici e gli occhi bianchi alla Suzue Miuchi. Tutto reso nello stile personale e riconoscibilissimo dell’autrice.

Inoltre l’opera aumenta il proprio valore proponendosi come piccolo trattato sulla cultura giapponese per quanto riguarda l’ambito scolastico, simile per certi versi al nostro, ma con profonde differenze che si basano proprio sul peculiare spirito di sacrificio, il senso del dovere e l’ostinazione del popolo del Sol Levante.

 

Disegna, kakukaku shikajika, J-pop

 

Postilla: Il titolo originale, Kakukaku shikajika, che ha fatto sogghignare il mio fumettaro, si può tradurre come “eccetera eccetera” o “bla bla bla”, cioè è un modo di dire che si usa per non allungarsi troppo in spiegazioni (grazie a Mario Pasqualini per la consulenza), ma purtroppo la J-Pop non ha pensato di tradurlo né di spiegarlo all’interno del volume, togliendoci così la possibilità di apprezzare le varie sfumature che in questo modo il racconto assume. Ma nonostante questa mancanza dell’edizione, e il prezzo, che può portare scompensi nei portamonete, consiglio a tutti l’acquisto di questo fumetto, un piccolo gioiello di buonumore, buoni consigli di vita e curiosità.


Akiko Higashimura
Disegna! Kakukaku shikajika
serie di 5 volumi
genere: josei, autobiografia
cm 15×21, b/n, 160 pagg., € 7,90

La My Love Story!! che tutti vorrebbero vivere. Forse

My love story, Kawahara-Aruko, Star Comics

Uno dei migliori shoujo manga in circolazione al momento penso sia My Love Story!! di Kazune Kawahara e Aruko, edito da Star Comics. Questo, certo, a titolo strettamente personale, e diciamo anche, ma non fermiamoci qui, che ritengo la Kawahara una delle sceneggiatrici più divertenti del momento, perché riesce a dosare benissimo un solo elemento innovativo inserendolo nell’ambito della tradizione del genere e ci costruisce intorno una storia originale: come ai tempi di High School Debut, tutt’ora uno dei miei shoujo preferiti.

La trama è alquanto semplice, tipica di una commedia scolastica giapponese: due ragazzi si conoscono in circostanze particolari, si rincontrano, nascono equivoci, finché uno dei due non scopre che l’altro è interessato a lui/lei, e non al suo amico/a, iniziano a frequentarsi, nascono ostacoli and so on.

Solo che in questo caso uno dei due protagonisti è Takeo Goda, un adolescente mastodontico, uscito fuori direttamente dalla Tana delle Tigri nemica di Tigerman o dal passato adolescenziale di Raoul, il Re di Hokuto. Goda è mastodontico: la sua energia è mastodontica, i suoi muscoli sono mastodontici, la sua forza di volontà è mastodontica, ma sono mastodontiche anche la sua bontà, la sua lealtà, il suo senso di giustizia.

Ed è questo ciò che vede Rinko Yamato, la minuta studentessa aiutata da Goda: Rinko non vede l’amico che è sempre a fianco di Takeo, il bellissimo, raffinato, silenzioso ed estremamente cool Makoto Sunakawa, di cui tutte si innamorano. Lei vede il fighissimo Takeo Goda con tutti i suoi pregi.

My love story, Kawahara-Aruko, Star Comics

Da questo semplice punto di partenza si sviluppano le storie commoventi, coinvolgenti e divertenti che trovano origine nella fantasia della Kawahara: ma il disegno questa volta è affidato alla giovane Aruko, che sa unire il tratto delicato delle autrici di storie romantiche ai segni vigorosi e rudi tipici degli shonen, creando un ensamble destabilizzante e ridicolo al punto giusto. I personaggi che emergono dalle pagine sono dunque ammalianti, simpatici e ricchi di sfaccettature, che sicuramente si moltiplicheranno andando avanti nella storia (per ora la Star Comics ha pubblicato i primi due volumi).

Un invito ad andare oltre le apparenze, a fregarsene delle convenzioni esteriorizzanti, a cercare sempre la radice del sentimento che si nasconde dietro imposizioni culturali.

In Giappone, pubblicata su Bessatsu Margaret (Shueisha) e raccolta in tredici volumi, questa storia è iniziata nel 2012 e, a conferma che si parla di un’opera di valore, nel 2015 ne sono stati tratti un anime in 24 episodi di notevole successo e un live action esilarante, perché il connubio grande forza brutale/estrema timidezza verginale in uno stesso energumeno sfortunato e goffo non può che far ridere.

Per questo ve ne consiglio caldamente la lettura.

My love story, Kawahara-Aruko, Star Comics


Kazune Kawahara (storia), Aruko (disegni)
My Love Story!!
Editore: Star Comics
11,5×17,5 cm, b/n, 176 pagg.

Un piccolo vagabondo, un grande viaggio

Il piccolo vagabondo, Crystal Kung, Bao Publishing

Il tema del viaggio è tra i più affascinanti, coinvolgenti ed emozionanti dell’intera arte mondiale: Il piccolo vagabondo edito da BAO Publishing, della giovanissima autrice taiwanese Crystal Kung, ne è uno degli esempi più eclettici.

L’opera di cui vi parliamo, però, non è un fumetto, perché del fumetto manca completamente la parte esplicitamente dialettica, ma è un’opera che riesce a trasmettere concetti ed emozioni senza bisogno di usare le parole.

Il primo racconto, che altro non è se non il primo viaggio del piccolo e misterioso protagonista vagabondo, ci mostra anche il perché non sono state usate: le parole sono segni, simboli, suoni, sono cioè elementi magici. Possiamo raccoglierle, ma non imprigionarle, dovremo prima o poi lasciarle andare ed esse si trasformeranno in lucciole e poi stelle per indicare il cammino a colui che si è perso cercandolo.

Il primo racconto è la rappresentazione su carta degli intenti poetici dell’autrice: è il primo tassello e anche il punto di arrivo di quel girovagare per città ed emozioni in cui l’autrice prende per mano il lettore e inizia con lui a viaggiare.

Il piccolo vagabondo, Crystal Kung, Bao Publishing

Infatti ogni racconto è un piccolo capitolo, e un grande viaggio, spaziale, temporale, interiore, metafisico, concreto e astratto; ed è un piccolo pezzo del passato dell’autrice, e un piccolo pezzo del suo animo, e un piccolo passo della sua arte. Ogni capitolo è anche una città dove ha vissuto e dove ha perso se stessa trovando altro da sé.

Il piccolo vagabondo, Crystal Kung, Bao Publishing

Nell’introduzione Kung stessa racconta che da sempre non ha fatto altro che cambiare città, senza mai averne una a cui tornare, continuamente spaesata e meravigliata dal nuovo, senza radici, talmente libera da capire infine che non esiste un luogo a cui rivolgersi, ma che la casa è il continuo viaggio in cui portiamo con noi tutto il bagaglio di quanto abbiamo visto e vissuto.

Così il piccolo vagabondo non è altro che lei stessa che torna in luoghi che non ricorda, a parte improvvisi sprazzi di memoria, ma dove può aiutare gli altri a poggiare i piedi verso il giusto sentiero di diversi viaggi: può aiutare un anziano a ritrovare i suoi ricordi di gioventù, un viaggiatore a trovare l’indicazione perduta, un cercatore a scegliere cosa è più importante inseguire. È un buffo e delicato oggetto magico che dimentica se stesso per far trovare agli altri ciò che stanno desiderando; uno strano Cappuccetto Rosso che vaga nel vasto bosco universale.

Lo stile per rappresentare tutto ciò trova soluzioni poetiche pur in una tecnica, come la colorazione al computer, che poetica in fondo non è. I disegni di Kung sono caricaturali il giusto e incisivi il giusto da non cadere mai nel grottesco, piuttosto al contrario si innalzano verso un lirismo grafico che non può essere ignorato, pur non usando linee nette di demarcazione, se non per occhi e capigliature.

Il piccolo vagabondo, Crystal Kung, Bao Publishing

La griglia è quanto mai libera, non segue schemi fissi, ma solo le necessità del racconto e il numero di immagini che occorrono per rappresentare una scena leggibile, senza l’uso di didascalie o dialoghi. I fondali non sono mai scontati e i colori ricoprono un’importanza fondamentale in ogni singola vignetta: sono i colori che ci dicono se è giorno o notte e con la loro luminosità o cupezza completano l’intento emotivo della scena.

Un’opera che non ci si stanca mai di sfogliare e “rileggere”, perché a ogni passaggio si nota una sfumatura nuova, un nuovo significato nascosto, una linea, o un colore, che colpisce l’occhio e ci trasporta in un’altra dimensione, proprio quella del piccolo vagabondo e del suo viaggio attraverso la carta e da lì dentro la nostra sensibilità. Un’opera che segna la nascita di un talento che sembra immenso, come narratrice, come artista, come rappresentatrice di anime: quello di Crystal Kung.


Crystal Kung
Il piccolo vagabondo
BAO Publishing, 2018
17×23 cm, 172 pagg., colore, € 18.00
ISBN 9788865439814

Eccezionali storie di ordinarie Indomite

Indomite, Biagieu, Bao Publishing

Indomite è il coloratissimo primo volume edito da BAO Publishing e realizzato da Pénélope Bagieu per raccontare, ai più piccoli e non solo, le storie straordinarie di persone che non hanno voluto sentirsi limitate dal proprio status, dal proprio corpo o dalla società e battendosi per i loro diritti hanno cambiato il mondo.

Nel caso specifico, queste persone sono donne, di epoche e culture differenti, con differenti personalità, ma tutte interiormente indomabili.

È molto difficile definire questo volume, e credo che questo dipenda dall’eterogeneità della cultura e della ispirazioni dell’autrice, nata in Francia, laureata in studi economici e sociali, che ha frequentato corsi d’arte figurativa e design a Parigi, avvicinatasi al fumetto tramite il suo blog, trasposto su carta, La mia vita è assolutamente affascinante (Ma vie est tout à fait fascinante) in cui racconta con ironia e grazia le sue avventure quotidiane.

Dicevamo: difficile definirlo un fumetto, anche se ne ha le caratteristiche vignette, per quanto irregolari, con i baloon che si alternano alle didascalie; i contorni neri a definire i personaggi, la sequenzialità cronologica delle scene, i colori che riempiono ed evidenziano gli elementi più importanti. Eppure la consecutio della storia, che si dipana in sole sei facciate per biografia, non è data dalle immagini, che hanno solo la funzione di illustrare quanto raccontato dal testo; anche il disegno, che riesce a dare la giusta caratterizzazione a storia e personaggi, dà il meglio di sé nelle illustrazioni a doppia pagina che concludono i racconti e immortalano le protagoniste nel loro momento indomito e indimenticabile, eseguite con uno stile molto minimalista, tra la grafica pura e il decorativismo.

Indomite, Bagieu, Bao Publishing

Con questo non si intende assolutamente sminuire il valore artistico dell’opera, però il vero pregio della stessa è nel suo contenuto, per quanto semplificato, poiché rivolto a un pubblico di piccoli lettori. La vera goduria sta nello scorrere le vite di queste persone che sono andate avanti per la loro strada, spianando tabù e superando le difficoltà che la società opponeva loro, aprendo la strada a tutti quelli che sono arrivati dopo. La narrazione rimane spassosa anche nei momenti di maggiore pathos e l’interesse non subisce mai flessioni, considerando anche che molti dei personaggi e le loro imprese sono spesso sconosciuti ai più.

Indomite, Bagieu, Bao Publishing

Ma non è solo la curiosità la chiave di volta che regge l’impianto di Indomite: spesso dimentichiamo che se possiamo godere di cose che riteniamo ovvie, come la libertà di indossare un bikini o di partecipare da leader alla vita politica, lo dobbiamo a qualcuno che prima di noi ha lottato, a volte mettendo a repentaglio credibilità e serenità personali, per far riconoscere come normale e lecito quello che prima era inaudito. Per farlo è occorso spesso solo tanto coraggio e la forza di non tradire il proprio sogno di fronte a nulla e a nessuno. E se si è nate donne, l’impresa necessita di dosi massicce di entrambi.

Ma questa non è un’opera femminista: è un’opera che apre la mente ai grandi orizzonti che ancora oggi aspettano un animo indomito per essere disvelati.


Pénélope Bagieu
Indomite
BAO Publishing, 2018
colore, 19×26 cm, 144 pagg., € 20.00
ISBN 9788865439920

G.i.a.d.a.: Guida Insolita Al Diventare Adulti

Amianto Comics Presenta Giada

G.I.A.D.A. è una storia è raccomandata a chi era adolescente negli anni ’90 e sa cosa vuol dire non avere tutto il mondo su una tastiera, avere in tasca solo poche lire per la miscela del motorino e una scheda telefonica per telefonare dalla cabina.

Questa storia infatti si svolge in quei tempi lontani in una cittadina della provincia toscana, e (il misterioso) Mordecai che ne è lo sceneggiatore fa parlare tutti i suoi personaggi in fiorentino: ma non pensate che le parole che fa pronunciare ai sui “attori” siano terzine dantesche, perché da buon racconto popolare gli adolescenti attorno a cui gira la trama sono sboccati e spontanei come è normale che sia.

Ho usato volutamente il termine attori perché nell’introduzione a questo fumetto edito da Amianto Comics, per la collana pop novel Amianto Comics Presenta n. 2, quindi in formato cartaceo oltre che digitale, gli editori ci raccontano che il primo soggetto era pensato proprio per diventare un film, e questa impostazione di base travalica anche nel supporto cartaceo: ci sembra di guardare un film di un regista toscano con le dovute differenze date dal diverso media.

G.I.A.D.A. ha anche uno scopo “didattico” a detta dello stesso Mordecai (e del sottotitolo), è infatti una Guida Insolita Al Diventare Adulti che si presenta nell’opera in ben due versioni: una guida scritta come prefazione in cinque punti per i ragazzi che si innamorano per la prima volta, con l’aggiunta di un’appendice più esplicita per i duri di comprendonio (regole molto semplici, che parlano direttamente ai maschietti); e una guida da interpretare ognuno per sé, attraverso le immagini del fumetto che mostrano lo svolgersi la vita di Francesco, diciottenne innamorato della compagna di classe Giada, affiancato da un gruppo di amici a metà tra “fighi” e “non fighi”.

Amianto Comics Presenta Giada

Francesco è orfano di madre e il padre non ha mai completamente superato (come lui stesso d’altronde) la morte della moglie, non esce di casa e l’unico suo impiego è dar da mangiare ai “coniglioli” della defunta. L’unica cosa che li unisce è guardare i porno (e le riviste porno), altrimenti il padre non si preoccupa di come il figlio passa il tempo e dove. Non che ci sia da temere perché il ragazzo passa il tempo con Giada, aiutandola a prepararsi per l’Accademia drammatica, mentre assiste alle sue avventure con altri ragazzi, non trovando mai il coraggio di dichiararsi. Tra amori non corrisposti, coppie che si formano, si sfasciano e si riformano, drammi adolescenziali e scolastici, la storia va avanti fino a un inatteso colpo di scena e un finale che si sporge nel futuro e rasserena i cuori.

I disegni sono affidati al giovane Leonardo Cino, fresco di Accademia ma che già mostra una mano originale e ben impostata, rendendo vignette ben leggibili e accurate che si adattano bene alla griglia tipica dell’Amianto. Il tratto di Cino è morbido e riesce ad essere sintetico e preciso pur restando aggraziato e ricco di particolari, così i personaggi risultano ben caratterizzati e con il proprio carattere.

La sceneggiatura segue la storia con semplicità, senza fermarsi troppo a riflettere sui particolari che rimangono un po’ tralasciati, compensando con soluzioni che fanno perno sul comico. Ad esempio le sedute con la psicologa imbianchina non hanno troppa consistenza, non propongono spunti di riflessioni e non sono determinanti per l’andamento della storia: infatti Francesco farà le sue scelte, giuste o sbagliate, seguendo il proprio istinto, non per qualche buon consiglio dalla specialista. L’intento ridanciano di cui sono circondate le scene non pareggia il conto purtroppo.

Amianto Comics Presenta Giada

Inoltre per chi ha vissuto quel periodo (che per il resto risulta ben rappresentato) suona davvero strano vedere Francesco insieme ai suoi strambi amici (il rasta anarchico e il rivoluzionario borbottante) e anche insieme all’élite scolastica. A quei tempi si era al di qua o al di là della barricata creata dalla popolarità a scuola: se si era fighi (per aspetto fisico, look, possibilità economiche) non ci si mescolava con gli strambi, che formavano gruppi a sé e si occupavano di cose che oggi chiameremo nerd, fregandosene dell’aspetto fisico, dei vestiti e dei soldi. Insomma non c’era il politically correct di oggi, i gruppi di inclusione e i discorsi sull’integrazione: ma non c’era neanche il bullismo feroce di oggi. Ma non è l’ambiente scolastico il punto della storia, quindi va bene così.

Altre situazioni sono solo sfiorate, come il dramma intimo del padre, la gravidanza indesiderata, le prime avventure sessuali con professioniste del genere, ma è anche normale che un fumetto di 96 pagine non possa approfondire tutti gli aspetti presentati.

La caratterizzazione è comunque abbastanza buona perché si segua la vicenda con scioltezza e il coinvolgimento emotivo è assicurato, perché tutti abbiamo amato o amiamo qualcuno che ci sembra sia troppo lontano e irraggiungibile, ma come Mordecai insegna il lieto fine può esserci, se non ci si perde dietro sentieri sbagliati.

Rat Queens: Chiappa e spada – Le regine delle risse

Rat Queens - saldaPress

Oggi è il giorno di pubblicazione di Rat Queens, il nuovo titolo edito negli USA dalla Image Comics e portato in Italia dall’ottima saldaPress che è stato presentato come un originale e sboccato fantasy con protagonista, facile da dedurre, un gruppo di ragazze pronte a menare le mani e tracannare alcol.

Questa presentazione ha decisamente messo di buonumore colei che scrive, soprattutto le definizioni “fantasy” e “sboccato” sono apparse in accordo con i suoi gusti, tanto che ha deciso di recensirlo senza neanche aver visto un’immagine e senza conoscerne gli autori.

Solo dopo averlo letto e goduto, da buona nerd non-così-nerd, è andata a informarsi sulla sua genesi e quindi, per chi come lei si sta avvicinando al fumetto americano indipendente, ecco alcuni retroscena dell’opera che magari non tutti conoscono (immagino).

Il giovane autore di origine canadese Kurtis J. Wiebe ha ricevuto diverse nomination a premi come lo Shuster Award e l’Eisner Award (per Rat Queens) e ha ammesso di essersi ispirato alle atmosfere di D&D, suo amore di gioventù, mescolandole a elementi classici del fantasy in stile Il Signore degli Anelli. Il disegnatore Roc Upchurch invece, che troviamo in questo primo numero della serie, è stato estromesso dal progetto dopo che nel 2014 è stato condannato per violenza domestica e sostituito da Stjepan Šejić. Il titolo inizialmente doveva partire attraverso il crowdfunding di Kickstarter, ma la Image Comics ne ha acquistato i diritti; purtroppo però dal 2015, quando anche Šejić abbandona il lavoro per motivi di salute, i disegnatori si alternano senza rimanere per più di un anno e la serie passa a diventare una webcomic per poi ritornare in formato cartaceo lo scorso anno, con le matite affidate a Owen Gieni, già visto su Manifest Destiny.

Questi erano i “fun (ehm) facts” riguardanti l’opera, ma: allora, com’è? Abbastanza sboccata e fantasiosa? Assolutamente sì.

Rat Queens - saldaPress

Ecco le Queens nel loro originale schieramento: da sinistra Dee, Violet, Betty e Hannah. Sappiamo già che nei prossimi numeri aumenterà anche il numero delle “regine”…

Le Queens sono quattro tipe sopra le righe e simpaticissime: Hannah è un’elfa con il pugno facile e uno sfrenato amore per le bevande alcoliche, Violet è una nana sui generis che ha lasciato il suo popolo per cercare la sua strada, Dee è una bellissima chierica (atea) capace di poteri di guarigione, che le richiedono purtroppo la perfetta castità, e Betty è un mezzuomo dolcissima, ma abilissima ladra, che ama fare l’amore e i funghetti allucinogeni. Deliziose.

Rat Queens - saldaPress

Se questo non vi basta, dietro c’è anche una storia: catapultati in questo mondo medieval-fantasy ci troviamo nella città di Palisade, dove il Sindaco, ormai esasperato dalla “esuberanza” dei gruppi di mercenari, tra cui, le più “vivaci”, le Queens che non avendo altro da fare si prendono a cazzotti con tutti distruggendo e insultando cose e persone sulla loro strada, affida a ognuno un incarico “utile”, che serva a rinsaldare la sicurezza della “città delle mura”. Ma qualcosa va molto, molto storto, e le ragazze, unendosi agli altri mercenari coinvolti, diventano molto, molto pericolose mentre cercano chi e perché sta cercando di farle fuori.

Wiebe non inventa niente, prende elementi e genti dal mondo fantasy preesistente, come orchi, goblin, vampiri e quant’altro, senza cercare di snaturarli per renderli più originali, e questa è una gran cosa (per capirci, vedi i vampiri che luccicano) anche perché è perfettamente in grado di pescare nel classico per trasformare la pasta madre in altro, solo attraverso la caratterizzazione fisica e psicologica dei personaggi. Grazie anche al disegno di Upchurch, le varietà umane e meno umane sono molto belle da guardare, con i loro abiti tematici, il colore di pelle e capelli sapientemente utilizzato, e da vedere agire. Il tono dei dialoghi è sempre scanzonato e ironico, e riescono a far ridere anche quando ci viene presentata una di quelle gag che sembrano quasi scontate (come il grande classico: – Hey vecchia! – Non sono vecchia, ho trentanove anni!). Il gruppo delle Queens inoltre è un misto di orgoglio femminista e cortese attenzione al non offendere nessuno (compreso nelle preferenze sessuali): a vederle sono quasi delle Spice Girls della dimensione brutal, ognuna a rappresentare un popolo e un colore (anche se ne manca una, secondo me Mel C.), orgogliose della loro femminilità, messa anche bene in mostra mentre nascondono le loro fragilità, ma anche indipendenti, forti e cazzute (scusate) che non se le fanno dare da nessuno. Sicuramente senza peli sulla lingua, ma di cosa dovrebbero aver timore? La loro libertà sessuale, mai volgare, le completa e le rende sempre più concrete e vicine a noi, da entrare nelle grazie di lettori e lettrici indiscriminatamente. Sono così complesse e allo stesso tempo comprensibili da perderci la testa a cercare di spiegarlo, segno che Wiebe sa fare molto bene il suo lavoro.

Rat Queens - saldaPress

I disegni, come accennato, sono molto ben riusciti e completano il tutto tondo dei personaggi. Sono anche molto allietanti occhio e spirito, grazie, come dicevamo, all’uso del colore, ma soprattutto alla capacità dell’artista di creare linee avvolgenti, che si prestano bene sia alla staticità che alle scene dinamiche. Non che siano perfetti, tutt’altro: il vestito elasticizzato rosso di Hannah fa spesso pieghe strane e spigolose, i fianchi di Violet sono fin troppo forti e naneschi, ma direi che nella vita, soprattutto se stai facendo una rissa, il vestito non può essere fresco di lavanderia e le cosce grosse assicurano stabilità negli affondi con la spada. Insomma, il comparto artistico è più che soddisfacente, a parte una tendenza a trascurare lo sfondo creato spesso da sole evocative sfocature di colore.

L’importante è che il tutto sia funzionale alla narrazione e al ritmo, che è anch’esso vivace. Partendo da una griglia inizialmente convenzionale troviamo le vignette che si sovrappongono come se avessero fretta di farsi avanti e armi (praticamente solo armi) che sfondano la quarta dimensione e puntano direttamente alla gola del lettore, che non può così non sentirsi coinvolto.

Insomma, Rat Queens, le parolacce non ci spaventano, con tutte quelle diciamo anche noi, da oggi in vendita; un ottimo prodotto che si allontana dalle major e che soddisfa diversi tipi di palato: che state aspettando?

Settimana Canicola Bambini – La mela mascherata

Dimensione Fumetto in collaborazione con Canicola Edizioni presenta la Settimana Canicola Bambini: un vasto approfondimento sugli ideatori, gli autori e le opere della collana intitolata a Dino Buzzati che l’editore bolognese dedica ai suoi giovani lettori.

Dopo aver parlato del progetto con le curatrici della collana e aver recensito i primo volume Hansel e Gretel, in questo terzo articolo si parla del secondo titolo edito: La mela mascherata di Martoz.


Mela mascherata Canicola bambini Martoz

Nel regno di Cotignork si sta svolgendo un dramma: il fiume Senio è stato avvelenato e ora emana un odore fetido e nauseabondo, e si dice che sia stato proprio il conte Muzio a contaminarlo! Ora il destituito signore è chiuso nelle prigioni del suo stesso palazzo e sulla sua poltrona siede… il perfido Passatore!

Questo è l’inizio coloratissimo de La mela mascherata, uno dei tre volumi di esordio della collana Dino Buzzati dedicata ai bambini dell’associazione culturale Canicola, a opera dell’eclettico e giovanissimo Martoz.

L’apertura del volume è dedicata a una teatrale e surreale presentazione dei personaggi: insieme al «tremendissimo» Passatore e a Muzio troviamo l’affranta fidanzatina di quest’ultimo, Lucia, erborista con l’animo da gangster, poi Zanzi e i suoi cat-boys (cioè cowboy che però cavalcano i gattoni «diffidenti e vivaci»), tra cui Zaganelli che da buon artista lavora maschere per i suoi compagni, utili quando decidono di organizzare una ribellione contro il Passatore. Il loro spirito guida, il maestro Varoli, li indirizza da Lucia, perché lei è l’unica che può preparare un antidoto contro la puzza rosa del fiume, grazie alla mela mascherata. Trovata Lucia e convinta a collaborare non rimane che trovare il mitico ingrediente, e qui inizia la loro avventura.

Mela mascherata Canicola bambini Martoz

L’impianto della trama è solo apparentemente semplice: come l’iniziale caratteristica presentazione è un elemento che arriva dalla drammaturgia, così il teatro ritornerà, inteso proprio come rappresentazione su un palco, e avrà una parte importante per l’avanzamento della storia, con l’allestimento di un titolo, guarda caso, anch’esso collegato alla mela.

Suggestioni teatrali ritornano costantemente a interagire con la storia, basti pensare che un altro elemento molto importante è quello della maschera: i cat-boys le usano per nascondere il loro volto e per non essere riconosciuti mentre combattono per la giustizia, come i più classici supereroi, ma quella che daranno a Lucia sarà senza fessure per gli occhi (mancanza dovuta alla fretta) e proprio tale cecità, che non serve a nascondersi ma a celare le paure che sono fuori, permetterà alla ragazza di rincontrare il suo innamorato.

Mela mascherata Canicola bambini Martoz

Fiaba e teatro si incontrano infine quando l’aiutante magico, la Fattucchiera, li farà entrare in possesso dello strumento magico: una mela, giustappunto, “mascherata”, dalla forma misteriosa e grottesca.

Martoz dunque crea con gran divertimento una trama ricca di trovate spassose e intriganti, che farà contenti i grandi tanto quanto i bambini, che forse non coglieranno le diverse sfumature di senso degli eventi ma saranno allietati dai dialoghi brillanti e dai personaggi buffi… che arrivati a fine volume riservano più di una sorpresa. Infatti il regno di Cotignork altro non è che la città di Cotignola, che si affaccia sul fiume Senio ecc. ecc. Non vogliamo rovinarvi la sorpresa di scoprire queste pagine finali che arricchiscono il valore del volume, basta sapere che a quel punto ci si rende conto che lo scopo didattico dell’opera è perfettamente raggiunto.

Martoz offre a questo scopo la sua mente vivace, capace di immaginare figure e ambientazioni oniriche ma in senso bello, non angoscioso: di quei sogni tutti colorati di rosa e giallo dove però i contorni e le definizioni diventano incerte e che quando ti svegli ti lasciano di buon umore.

Come nel suo stile classico troviamo contorni e ombre rese tutti a colpi di matita, linee non pulite, che sforano i margini e graffiano tutto l’insieme. I volti e i corpi sono resi attraverso le geometrie semplificate, nasi triangolari, cerchi imperfetti, cilindri e coni, senza troppo badare all’uniformità dei volumi e alle linee dritte.

Concede poco a quello che si penserebbe un “disegno per bambini”, solo l’uso dei colori pastello che si alternano ai neri e alle matite, e le scritte di diverse tonalità che enfatizzano i passaggi della storia e i dialoghi. Si potrebbe quasi dire che il disegno di Martoz non ha bisogno di essere per l’infanzia perché la sua vena artistica è simile a quella di un bimbo che si entusiasma e crea senza pensare alle convenzioni e alle imposizioni esterne, in totale libertà.

Perché se vuoi seguire i sogni, anche quelli che insegnano qualcosa, bisogna solo cavalcare un gattone e corrergli dietro.


Martoz
La mela mascherata
2017, Canicola Editore, Canicola Bambini, collana Dino Buzzati
cm 17×24, 64 pagg., colore, € 16
ISBN 9788899524135