Pamela Marinucci

Rough Riders – Gli uomini straordinari di Glass

Insegnare divertendo. Questo è il presupposto col quale lo sceneggiatore Adam Glass e il disegnatore Patrick Olliffe hanno lavorato insieme alla realizzazione di Rough Riders (Rudi Incursori), la nuova serie AfterShock Comics pubblicata in Italia da SaldaPress il 26 Gennaio.

L’introduzione dell’opera è un’interessante rivelazione firmata da Glass in cui spiega come la sua ammirazione per Harry Houdini e Theodore Roosevelt, abbia contribuito ad appassionarlo fin da piccolo alla storia. Piccolo lettore di fumetti, Adam rimase meravigliato nel trovare, nel passato, super-eroi in carne e ossa.

Nel primo volume, intitolato Scatenate l’inferno, il lettore ha un quadro generale dell’intera opera, una fantastoria distopica in stile steampunk. 

La storia di Rough Riders prende infatti ispirazione dall’omonima brigata realmente esistita.

Nel 1898, il 1st United States Volunteer Cavalry, uno dei tre reggimenti formati nel corso della guerra ispano-americana, fu l’unico a entrare in azione a Cuba.  I componenti del corpo di volontari, in maggioranza nativi americani, atleti di college, cowboy e allevatori, guidati dal Colonello Theodore Roosevelt, passarono alla storia con il nome di Rough Riders.

Nel caso della serie scritta  da Adam Glass, i «rudi incursori» devono affrontare una minaccia aliena, servendosi di armi e risorse fantascientifiche.

 

rough riders 1

Roosevelt soccorre delle donne intrappolate in una fabbrica in fiamme.

Il futuro presidente Roosevelt è uno stimato politico che conduce una doppia vita, di notte infatti vigila sulla città di New York nei panni di un coraggioso difensore degli oppressi. Un giorno viene convocato dal Consiglio dei Quattro Cavalieri (J.P. Morgan, Cornelius Vanderbilt, Andrew Carnige, John D. Rockfeller). I facoltosi signori che costituiscono l’ordine mondiale dell’epoca, affidano a Roosevelt una missione militare pericolosa che richiede uomini fuori dal comune che Theodore assolda dopo averli sottoposti a un test d’idoneità. Partendo dal fiume Hudson, Roosevelt trova e assolda la leggenda della boxe Jack Johnson, il primo afro-americano a vincere il titolo dei pesi massimi. Si uniscono al team prestigioso un giovanissimo Harry Houdini, il geniale Thomas Edison e infine la temeraria circense Annie Oakley, un’infallibile pistolera.

rough riders 2

I disegni di Pat Olliffe sono dettagliati e raffinati. Ogni personaggio è fedele alla sua controparte reale. Le inquadrature e le pose plastiche ricordano molto il fumetto supereroistico denotando l’intenzione di Glass di controvertire il modus operandi degli autori di fumetti.  Adam si ispira  ai supereroi per raccontare la storia di personaggi reali anzinché il contrario.

Il lavoro degli autori è frutto di una accurata ricerca e lo dimostrano i tanti riferimenti storici presenti nel primo volume, eccone alcuni:

  • Rough Riders;
  • Il tragico incendio del 25 marzo 1911 al Triangle Shirtwaist Factory;
  • Il New York Athletic Club;
  • L’affondamento della USS Maine;
  • I Quattro Cavalieri;
  • Il tonico per capelli;
  • Robert Van Wyck, sindaco di NY;
  • Tammany Hall;
  • Jack Johnson, il suo regno da campione della boxe e l’astio per i neri in generale;
  • Harry Houdini e il nomigno “Re delle Carte”;
  • Theodore Roosevelt Jr., inclusa la sua deprecabile salute e le sue tragedie familiari;
  • Thomas Edison, la sua sordità e l’astio nei confronti di Nikola Tesla, incluse le varie dispute personali;
  • Edward “Monk” Eastman e la sua ascesa come precursore della mafia del XX secolo;
  • Annie Oakley e la sua precisione leggendaria, oltre che i riferimenti al Wild West Show;
  • La lettera di Annie Oakley al Presidente McKinley;
  • Baby Lee;
  • Santiago de Cuba e la prima missione dei Rudi Incursori;
  • L’uniforme storica dei Rudi Incursori;
  • Ammiraglio Sampson;
  • Little Bighorn;
  • Rasputin;
  • H. G. Wells;
  • Roosevelt Sr.;
  • Frankenstein (il film prodotto da Edison).

rough riders saldapress

La lettura scorre fin troppo rapidamente, si spera che nei prossimi volumi la narrazione sia più lenta dando più spazio a un’evoluzione dei personaggi che pur essendo familiari a un pubblico statunitense, sono meno noti ad un pubblico straniero.

È innegabile che l’opera di Adam Glass richiama lo sviluppo de La lega degli straordinari Gentlemen di Alan Moore. La formazione del team e i rapporti difficili tra i suoi membri, perfino il carattere di alcuni personaggi, ricalca il lavoro di Moore, dal quale Rough Riders  si distingue per i personaggi storici invece che letterari.

La colorazione di Gabe Eltaeb infonde alle tavole il giusto carico emotivo, grazie all’uso delle ombre e il risalto di alcuni dettagli nelle scene che lo necessitano.

SaldaPress sta già pubblicando la serie Manifest Destiny della Image Comics, una delle migliori pubblicazioni del suo genere. Un’ucronia della prima esplorazione delle Americhe da parte del Capitano Meriwether Lewi e del Sottotenente William Clark. Rough Riders Vol.1: Scatenate l’ inferno è un buon inizio per un’altra serie promettente.

La storia non è mai stata tanto interessante e travolgente.

Rough Riders Vol. 1: Scatenate l’ inferno

Autori: Adam Glass, Patrick Olliffe
Editore: SaldaPress
ISBN: 9788869193477
Dati: 16,8 x 25,6, B+al, 168 pp., col.

Prezzo di copertina: 15,90€

Book of Death – L’evento che ha scosso l’Universo Valiant

Book of Death – La caduta dell’ Universo Valiant

Un personaggio sovrumano, colpito da morte violenta, giace a terra senza vita, avvolto da una bellezza sacrale. Il sangue copioso, intorno al capo, si è esteso in modo perfettamente circolare, dando forma ad un’aureola di sangue. Segno di glorificazione di un eroe sacrificatosi per una nobile causa. Un martire il cui nome era Bloodshot. Questa è la copertina, una versione tra tante realizzate per l’occasione, firmata da Cary Nord, con la quale il 19 aprile 2017, Edizioni Star Comics ha pubblicato il primo volume della mini serie Book of Death.

 L’ evento più drammatico in assoluto scritto, sceneggiato e disegnato dall’ intero cast di casa Valiant. 

Una resa dei conti, un’apocalisse, una fine.

Così si presenta il primo volume Book of Death – La caduta dell’ Universo Valiant. Volume che contiene Book of Death: The fall of Bloodshot, Book of Death: The fall of Ninjak, Book of Death: The fall of Harbinger, Book of Death: The fall of X-O Manowar. Pubblicati singolarmente in America da luglio a ottobre 2015. Quattro storie profetiche con tragici epiloghi, tratte dal Libro del Geomante, custodito da Tama, una ragazzina venuta dal futuro.

Book of Death – Il libro della morte (Valiant 45)

 

La prima storia è firmata da Jeff Lemire e ha come protagonista Bloodshot, la macchina assassina perfetta. In lui sono stati infusi miliardi di naniti che gli conferiscono una vasta gamma di capacità sovrumane. Sottoposto a lavaggio del cervello per essere il soldato ideale di una multinazionale paramilitare privata, si libera e diventa un eroe. Lemire e Dough Braithwaite (disegni) ci presentano un Bloodshot nostalgico che non ha più voglia di combattere. Solo e rassegnato, il nostro eroe vaga da un luogo all’altro fuggendo dai suoi ricordi e anelando la pace. La sua fine è commovente.

Andando in ordine, è la volta di Ninjak, spia e mercenario al saldo del miglior offerente. Matt Kindt (storia) e Trevor Hairsine (disegni) immaginano un Ninjak invecchiato ma ancora tenace e forte che ha messo le sue abilità letali al servizio di una giusta causa, salvare l’umanità da una grande minaccia.

La terza parte riguarda gli Harbinger, Toyo Harada e Peter Stanchek. La storia è realizzata da Kano e scritta da Joshua Dysart che immagina l’esito catastrofico di un ultimo scontro tra i due Omega e la loro trascendenza, a riprova che nessuna fine è veramente tale.

Ninjak si batte con i positroni di Livewire

Si conclude con la storia di Robert Venditti (storia) e Clayton Henry (disegni) che segue la vicenda di X-O Manowar, il guerriero visigoto rapito da un popolo alieno nel quinto secolo e tornato sulla Terra dei giorni nostri. Gli autori ci illustrano la sua morte e il passaggio di proprietà della sua forza. La sua armatura senziente Shanhara viene ereditata da sua figlia.

Quattro storie visionarie, cariche di emozioni intense che riescono a catturare l’attenzione, anche da parte dei nuovi lettori che si avvicinano per la prima volta all’Universo Valiant.

Gilad ha un diverbio con X-O Manowar

Il secondo e ultimo volume della mini serie, Book of Death – Il libro della Morte è focalizzato sulla vicenda di Tama, la Geomante venuta dal futuro, e del suo protettore Gilad Anni-Padda, il Guerriero Eterno. Maestro nell’arte del combattimento antico e moderno, Gilad vaga per la Terra da migliaia di anni al servizio dei Geomanti, i Guardiani della Terra. 

Fin dall’alba dei tempi, il bene lotta contro il male in una guerra che attraverso millenni è giunta ai giorni nostri. Al centro della contesa c’è il Geomante, in grado di controllare la Terra e gli elementi, che ogni qualvolta viene ucciso dal Nemico Immortale si reincarna in un individuo diverso. Lo scopo di questi mistici è quello di guidare e salvaguardare la Terra e questa volta tocca adempiere a un così gravoso compito a un ragazzino di nome David, cresciuto a Concord nel North Carolina. Sulla scena però, si è presentata anche Tama, che vuole scongiurare l’arrivo di un epoca buia. Sfortunatamente alla sua comparsa coincide l’inizio di una serie di eventi naturali drammatici, nei quali perdono la vita centinaia di persone. La super squadra speciale Unity, a difesa del mondo, ne attribuisce la responsabilità a Tama. Gilad, membro della Unity, è certo dell’ innocenza della ragazzina e contravvenendo agli ordini dei suoi superiori decide di proteggerla dagli attacchi da parte dei suoi ex compagni di squadra. Il vero responsabile dei massacri è Master Darque, il Nemico Immortale che intende devastare la vita dell’intero pianeta.

La minaccia di Master Darque

Robert Venditti ha sceneggiato una bella storia dalla trama semplice ma con elementi originali, forse leggermente sbrigativa. Restano sconosciuti i fatti antecedenti l’incontro tra Tama e Gilad, ad esempio il modo con cui la Geomante è arrivata dal futuro.

La lettura è scorrevole e travolgente. I disegni sono di Robert Gill e Dough Braithwaite che si dividono le tavole secondo lo sviluppo della trama. Il primo si è dedicato alle tavole ambientate nel presente, distinte da un tratto sintetico e dinamico. Braithwaite invece ha curato le scene futuribili delineando forme sinuose e curate nei dettagli. Ma la vera differenza è data dai colori di David Baron e Brian Reber che passano dalle tonalità luminose e vivaci a quelle più scure e profonde che donano più enfasi alla narrazione.

Book of Death è un opera pregevole che fa riflettere.


Book of Death – La caduta dell’universo Valiant
Edizioni Star Comics – Valiant 44, aprile 2017
17×26 cm, brossurato, 116 pp. a colori
8,90 €
ISBN 978-88-2260-422-4

Book of Death – Il libro della morte
Eedizioni Star Comics – Valiant 45, aprile 2017
17×26 cm, brossurato, 144 pp. a colori
8,90 €
ISBN 978-88-2260-420-0

Il cuore dell’ombra – Chi ha paura dell’uomo nero?

Il cuore dell'ombra - Marco Cosimo D'Amico, Laura Iorio, Roberto Ricci

Spesso condanniamo la paura considerandola un sentimento da sconfiggere ed evitare, dimenticandone l’utilità. Esistono due tipologie di paura.
La paura nemica è quella che immobilizza e rallenta eccessivamente, facendoci dare il peggio di noi stessi e boicottando pertanto i nostri desideri.
La paura amica, invece, si chiama prudenza, ci aiuta a non compiere sciocchezze e a evitare di agire in maniera scriteriata.

Il cuore dell’ombra è una graphic novel che affronta il tema della paura nemica.

Opera vincitrice della medaglia d’argento alla decima edizione dell’International Manga Award, un importante contest giapponese ideato dal ministro degli esteri Tarō Asō che dal 2006 premia i fumetti stranieri, Il cuore dell’ombra, titolo originale Le cœur de l’ombre, è stato pubblicato per la prima volta in Francia dalla casa editrice Darguad Benelux nel 2016, successivamente in Italia nel luglio 2017 da Tunué nella collana Tipitondi, dedicata ai giovanissimi lettori (ma non solo), che propone formati speciali dai bordi tondi.

La trama

«Ninna nanna, ninna oh/questo bimbo a chi lo do?/Se lo do alla Befana, se lo tiene una settimana/Se lo do all’Uomo Nero, se lo tiene un anno intero»

Luc ripensa all’incidente con l’Uomo Nero, pag. 06

Questa filastrocca che noi tutti conosciamo, introduce la storia di Luc, un bambino fragile di dieci anni che si nasconde dietro i suoi grandi occhiali. Vive a Parigi con il suo papà, molto preoccupato, sua madre iperprotettiva e sua nonna materna molto particolare.

Luc è molto ansioso e pieno di paure assurde, questo perché è  tenuto lontano da qualsiasi cosa possa metterlo a rishio di essere sottratto alla sua famiglia come è successo a sua sorella Claire, scomparsa misteriosamente prima che lui nascesse. Luc ha paura di tutto.

Ha paura dei bulli, degli insetti, dei professori, delle malattie, degli animali, delle macchine, di stare tra la gente, di restare da solo ma sopratutto ha paura dell’Uomo Nero, un ombra con le sembianze di un uomo distinto ed elegante con i capelli impomatati che si nasconde nel suo armadio e tutte le notti lo terrorizza accostandosi al suo letto.

Una notte succede l’imprevedibile. L’Uomo Nero si avvicina così tanto a Luc che i due battono la testa insieme. Superata l’ilarità del momento, il fatto suscita grande stupore perché le ombre e i vivi non possono toccarsi e così in merito a un evento tanto eccezionale e preoccupante, l’Uomo Nero porta con sé Luc nel Regno delle Ombre.

L’Uomo Nero esce dall’armadio di Luc, pag. 07

Qui Luc viene a conoscenza di una realtà vista da una prospettiva diversa e intraprende un lungo e meraviglioso viaggio che lo porta ad affrontare e vincere la sua paura di vivere.

Considerazioni

L’Uomo Nero è l’altro grande protagonista indiscusso di questa storia, così come delle storie folkloristiche di vari paesi del mondo. Conosciuto in America come “Boogeyman”, in Messico come “El Cucuy”, “Croquemitaine” in Francia o ancora “Bunyip” in Australia…

Nomi diversi, fattezze diverse, ma stessa figura. Perfino in letteratura e nell’arte troviamo El Coco ispanico ben rappresentato nell’acquatinta Que viene el Coco di Goya. Il Babau raccontato da Italo Calvino. Quello (di Babau) mutaforma raccontato e disegnato da Dino Buzzati. Il Baubau di Stephen King, nella raccolta di racconti A volte ritornano. Il Messer Babau o Herr Korbes dei fratelli Grimm.

Luc ripensa all’ incidente con l’ Uomo Nero. Pag. 08

Le tavole e le matite delicate, colorate e decise, trasmettono in maniera  giocosa l’alternanza tra luce e ombra, realtà e immaginazione, delicatezza e paura, intimità e angoscia. Lo stile narrativo evoca atmosfere “burtoniane”, quelle stesse figure dall’aspetto grottesco che fanno sorridere con battute ironiche. Ambientazioni lugubri e bizzarre realizzate con una buona dose di neri e grigi marcati e graffianti per rappresentare i momenti di paura e smarrimento del protagonista. Tavole vivaci e cangianti che comunicano la transizione psicologica del piccolo Luc.

Il cuore dell’ombra è una bellissima favola che mira a insegnare a i più piccoli ad affrontare le proprie paure, ma è anche rivolto ai più grandi. Pensate a come il nostro modo di vivere e approcciarci con gli altri siano condizionati dalla paura che possa succederci qualcosa di brutto, suscitata dalle notizie di cronaca. Molti genitori adottano un metodo sbagliato e diseducativo, trasmettendo le loro ansie e paure ai bambini. Credendo di preservarli dai pericoli, in realtà paralizzano la capacità e la voglia di crescere dei loro figli. Il bambino deve essere guidato e accompagnato nella crescita. Educato a essere prudente, il bambino impara a riconoscere quella paura amica che gli impedisce di farsi del male senza rinunciare alla gioia della scoperta.

Luc e l’Uomo Nero battono la testa. Pag. 09

Gli autori

Marco Cosimo D’Amico

(Roma, 1976). Si forma presso la Scuola Internazionale di Comics, dove conosce Roberto Ricci. Parallelamente comincia la sua carriera di sceneggiatore nel mercato francese con Moksha (edizioni R. Laffont).

Roberto Ricci

(Roma, 1976). Pubblica le prime storie brevi per Heavy Metal (USA). Nel 2001 approda in Francia con la serie Les ames d’Helios (Delcourt) e inizia la carriera da storyboardista (Break Point, Delta, L’Ombra del Tempo). Nel 2008 lavora alla serie Moksha (Robert Laffont) sia come disegnatore che come sceneggiatore (al fianco di Marco D’Amico). Con Laura Iorio realizza l’albo June Christy. Tra il 2013 e il 2014 lavora come copertinista per la rivista Splatter. Attualmente è impegnato nella serie a fumetti Urban (Futuropolis).

Laura Iorio

(Frosinone, 1982). Nel 2009, dopo aver frequentato la scuola internazionale di Comics a Roma, pubblica il suo primo albo a fumetti, June Christy, in collaborazione con Roberto Ricci e Giancarlo Di Maggio. Parallelamente al lavoro di fumettista intraprende anche la carriera di illustratrice e partecipa a varie esposizioni collettive sia in Francia che negli Stati Uniti.


Marco Cosimo D’Amico, Roberto Ricci, Laura Iorio
Il cuore dell’ombra
Tunué 2017, Collana «Tipitondi» n. 51
cm 19.5×27, pagg. 56, colore, pagine stondate, € 16,90
ISBN 9788867902262

Sky Doll – La ricerca dell’identità di una sintobambola

Barbucci e Canepa, siano santificati i vostri nomi e benedette le vostre matite, noi vi preghiamo e adoriamo affinché l’opera vostra sia presto conclusa con gloria imperitura. Amen!

In attesa che venga pubblicato il quinto volume di Sky Doll, incrocio le dita e prego perché non passino dieci anni come è successo già nell’intervallo tra la pubblicazione del terzo e quarto volume. Mettiamoci comodi quindi perché ci vorrà del tempo prima che squillino di nuovo le trombe.

Realizzato da Alessandro Barbucci e Barbara Canepa, entrambi fumettisti di formazione disneyana, Sky Doll è una graphic novel pubblicata per la prima volta nel 2000 dall’editrice francese Soleil Editions per l’Europa, mentre per l’Italia da Vittorio Pavesio Productions prima e riproposta dalla BAO Publishing poi. I titoli che la compongono sono per ora quattro: La città gialla (2000), Aqua (2002), La città bianca (2006) e Sudra (2016). La serie conta molti spin-off e artbook, molti dei quali sono stati pubblicati solo in Francia e USA.

Tavole di "Sky Doll" di Alessandro Barbucci e Barbara Canepa.

Lo stile grafico, un armoniosa fusione di influenze europee, giapponesi e americane, identifica Sky Doll come uno dei precursori dei progetti detti “ibridi”. Le tavole pittoresche sono un’esplosione orgiastica di colore.

In una galassia sconosciuta esiste un pianeta chiamato Papathea, dove regna, in quanto autorità suprema, la capricciosa, spietata e laida Papessa Lodovica, riconosciuta come “Dea dell’Amore carnale”. La sua dimora è il Palazzo papale, sito a Joanna, la città benedetta dove i fedeli si recano nel giorno delle apparizioni per poter ricevere la beatitudine di Lodovica, assistendo ai suoi miracoli spettacolari.

Immortalati dalle telecamere, i prodigi di Lodovica sono messi in onda, con tanto di regia ed effetti speciali, come in un normale palinsesto televisivo.

Tavola di "Sky Doll" di Alessandro Barbucci e Barbara Canepa.Ma la popolarità e l’ autorità della Papessa sono minacciate dai proseliti della nuova chiesa dell’immacolata Papessa Agape, sua sorella, riconosciuta come “Dea dell’ Amore spirituale”. Un tempo le due papesse regnavano insieme ma, in seguito a un complotto, Agape è stata sconsacrata ed esiliata.

Gli abitanti di Papathea, per non commettere peccato e poter sfogare gli istinti carnali, si servono delle sky doll, sintobambole, munite di un inibitore di ricordi che impedisce loro di sviluppare una personalità. Noa è una sky doll difettosa per il suo genere, perché riesce a ricordare e ha sviluppato una propria coscienza. Insieme ad altre bambole, Noa è sfruttata dal suo proprietario Dio e costretta a lavorare nell’astrolavaggio Heaven. Stanca della sua condizione, fugge nascondendosi a bordo dell’astronave Sarvagata di Roy e Tahu, due emissari papali in missione. Ha inizio così l’ avventura della nostra protagonista.

Come suggerisce il suo nome, Noa è coraggiosa, determinata e dotata di grande forza di volontà. Il suo amore è fedele e dolce. È una creatura sintetica, ma prova sentimenti veri. Barbucci e Canepa ce la presentano così.

Vignetta di "Sky Doll" di Alessandro Barbucci e Barbara Canepa.

Sensuale, innocente, fragile, delicata ma con un sorriso impertinente affronta la sua paura. Il decennio trascorso prima della pubblicazione del quarto capitolo, sembra essere trascorso anche nella storia. I personaggi principali si sono stabiliti da diverso tempo sul pianeta Sudra. Ci viene mostrato uno spaccato della loro quotidianità. Noa, in particolar modo, la ritroviamo cambiata grazie alle influenze del mondo esterno. È più matura, innamorata della vita, ma ancora perseguitata dai suoi ricordi che, come tasselli di un puzzle, cercano di ricostruire una verità che si è persa nel tempo.

Sky Doll è una graphic novel che mette tutti d’ accordo, che non si dimentica, che si vuole condividere, che si custodisce gelosamente perché un giorno vorremmo poterla tramandare ai nostri figli.

Di Sky Doll vorrei solo poter dire che è un opera bellissima, piacevole e attraente sotto ogni suo aspetto. Il formato, lo spessore della carta, le tavole, i dialoghi, la trama…

Quando si comincia a leggere si diventa inevitabilmente lettori avidi, pagina dopo pagina, diventa impossibile sottrarsi all’ipnotismo delle tavole dai colori brillanti e dei dialoghi divertenti ed esaustivi. E quando arrivi in fondo provi rammarico perché tutto è terminato troppo velocemente in solo 48 pagine, allora ne vuoi ancora, di più. Torni indietro sfogliando e ti soffermi incantato sulle tavole più belle, le contempli estasiato perché per quanto ci provi non riesci a trovare un solo difetto. È tutto meraviglioso! Come nei film Disney.

Illustrazione di "Sky Doll" di Alessandro Barbucci e Barbara Canepa.

Non a caso l’opera, con uno stile apparentemente scanzonato e fiabesco, affronta tematiche forti come la teocrazia, l’odio tra religioni diverse, la clonazione, la crisi d’identità delle intelligenze artificiali, l’influenza dei mass media, il contrasto tra sacro e profano, l’emarginazione delle subculture, la globalizzazione, le disparità sociali…

Insomma, come spesso accade per le opere senza tempo, anche Sky Doll ha i suoi livelli di lettura (letterale, allegorico, morale e anagogico) perché si può leggere in modi molto diversi e soggettivi. Non si è mai certi di aver interpretato nel modo giusto il significato delle vicende di Noa perché ci sono troppi colpi di scena che ti spingono a cambiare la percezione dei personaggi.

Quel che è chiaro è che l’opera è incompleta, infatti il finale di Sudra presagisce un quinto volume. Nell’attesa possiamo solo rileggere i volumi già pubblicati cercando di cogliere nuovi particolari che ci sono sfuggiti a una prima lettura.

Al mondo ci sono due grandi multinazionali con un apparente obiettivo comune: la manipolazione delle masse a scopo di lucro. Una di esse è la Walt Disney Company. L’altra, altrettanto e forse ancora più celebre, è la Chiesa Cattolica.

Copertine di "Sky Doll" di Alessandro Barbucci e Barbara Canepa.


Alessandro Barbucci, Barbara Canepa
Sky Doll
cartonato, cm 22×31, colore, € 15,00
volume 1 La città gialla: 48 pagine, ISBN 9788865438220
volume 2 Aqua: 48 pagine, ISBN 9788865438275
volume 3 La città bianca: 56 pagine, ISBN 9788865438435
volume 4 Sudra: 56 pagine, ISBN 9788865437506

Negan è qui! – L’origine del villain più famoso di The Walking Dead

Caffè nero, genziana, cicoria selvatica, rucola, radicchio, bergamotto… Niente di tutto ciò mi ha mai lasciato tanto amaro in bocca quanto aver mancato l’incontro a Lucca Comics & Games 2017 con il creatore della saga a fumetti The Walking Dead, l’illustrissimo Robert Kirkman. Cose che succedono! Vorrei poter dire con calma serafica, invece no. Ahimè! Questo è uno di quegli eventi sfortunatissimi che minano il quieto vivere. Mi congratulo con tutti coloro che non sono mancati al raro evento e ora possono vantare una copia di Negan è qui! autografata dal genio Kirkman. Vi stimo e vi rispetto!

Edito da Saldapress, il volume dal titolo Negan è qui! è arrivato nei negozi lo scorso 24 novembre 2017, in diverse edizioni oltre alla variante a tiratura limitata realizzata per il Robert Kirkman Signing Pack di Lucca Comics & Games 2017. C’è l’edizione base, quella esclusiva per fumetterie e un’altra realizzata appositamente per Amazon. Un volume in edizione cartonata da 72 pagine che raccoglie le 64 tavole disegnate da Charlie Adlard, che svelano il passato del temibile Negan, perché la sua mazza da baseball si chiama  Lucille e come è diventato il capo dei Salvatori. 

Ma chi è Negan? Appare per la prima volta nel numero 100 di The Walking Dead della Image Comics. Il suo arrivo è violento e distruttivo. Niente è più come prima. Il suo nome significa PAURA e  SOTTOMISSIONE. Negan è un personaggio sadico e scurrile, ama gli altri, ma solo se strisciano ai suoi piedi. Curato nell’aspetto, ha un umorismo depravato e non muove un passo senza la sua inseparabile compagna Lucille, avvolta nel filo spinato, con cui adora spappolare teste. In breve tempo Negan diventa uno dei personaggi più rappresentativi della saga a fumetti e della serie tv, focalizzando l’interesse del pubblico su di lui. I fan sono rapiti dai suoi modi da antieroe e inevitabilmente sviluppano una crescente curiosità riguardo le sue peculiarità e il suo passato.

Nascono così i presupposti per la realizzazione di Negan è qui! un prequel che racconta la nascita di un personaggio. La vita quotidiana, il dramma, la disperazione, il disorientamento, la consapevolezza e infine la rinascita. Queste fasi si alternano nel corso della storia.

All’inizio, prima che il mondo come noi lo conosciamo finisca, Negan è un insegnante particolare, fuori dagli schemi. I suoi rapporti con gli alunni sono bruschi e moralmente scorretti. La sua vita privata è un disastro. Il suo rapporto con sua moglie è logorato e irrimediabilmente compromesso dai continui tradimenti extra coniugali.

Poi il suo fare strafottente subisce un brusco arresto quando improvvisamente riceve un grosso pugno nello stomaco all’apprendere che la moglie è malata di cancro. Mentre si trova al capezzale di un letto di ospedale, l’apocalisse ha inizio e Negan, impotente e frastornato, assiste alla morte prima e alla trasformazione poi della sua compagna di vita. Da questo momento in poi Negan deve affrontare eventi e subirne altri che lo portano a scegliere di sopravvivere a ogni costo, aggrappato al ricordo di sua moglie.

Kirkman ci fa conoscere un Negan del passato che non è affatto diverso da quello che conosciamo. È rimasto l’insegnante che cerca di far capire agli altri che il mondo è cambiato, le regole non esistono più e lui ne è consapevole. La trasformazione della mazza da baseball con il filo spinato rappresenta la presa di coscienza di Negan.

Adlard ha saputo mettere in risalto la psicologia del protagonista con tavole ben strutturate con le giuste inquadrature che ben evidenziano debolezze e drammi. Il suo tratto tondeggiante e realistico rappresenta efficacemente scene crude e violente.

Con questo albo Kirkman conferma l’idea che ha della saga. The Walking Dead non è un racconto sulla sopravvivenza, è l’insieme di storie di uomini che rinascono. Io ho appena letto la storia di una rinascita bellissima. Negan è qui!

Aqualung 2 – Grosso guaio a Cold Cove

Copertina di "Aqualung" volume 2 di Jacopo Paliaga e French Carlomagno.Ho appena riposto l’ombrellone in cantina e già attendo con ansia che arrivi febbraio 2018. Non fraintendetemi, non ho fretta di ingozzarmi di ravioli dolci fino alla nausea o spalare coriandoli come fosse neve. NO!

A febbraio è prevista l’uscita nei cinema italiani di The Shape of Water, il nuovo film di Guillermo del Toro.

SÌ! Sono una cinefila, una di quelle che non va al cinema per cadere nel cliché di un appuntamento o condividere deliziosi pop-corn al burro con l’amica del cuore. Io vado al cinema con consapevolezza.

The Shape of Water ha vinto il Leone d’Oro come MIglior film alla 74ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica che si è conclusa lo scorso 9 settembre a Venezia e io sono curiosa di vederlo. Una bellissima fiaba che vede protagonista una timida ragazza muta che si innamora di una strana creatura, metà uomo e metà pesce. Dopo aver visto il trailer non ho potuto fare a meno di pensare ad Aqualung, il web comic di cui ho già parlato qui.

La storia di Holly Greenberg e in special modo degli eventi a Cold Cove è giunta alla seconda stagione, che da giugno di quest’anno è disponibile in formato cartaceo in uno splendido volume brossurato e coloratissimo edito da BAO Publishing. Restando poi a tema di vincitori, Aqualung stagione 2 è la serie vincitrice del prestigioso Premio Micheluzzi 2017, nella categoria web comic.

Vi ricordate dove eravamo rimasti?

La prima stagione è terminata con sorrisi e abbracci. La sconfitta di Philip King che per ironia della sorte è stato inghiottito dalla creatura da lui stesso braccata. Holly ha portato in salvo suo padre dopo una feroce battaglia, durante la quale la ragazza ha scoperto che il suo corpo può rigenerarsi e che non ha più bisogno del dispositivo Aqualung. Un bel finale che però ha lasciato in sospeso tanti punti di domanda. Chi è Fred Bishop? Chi è l’uomo con l’ ombrello e che cosa è capace di fare? Lo sconosciuto che ha lasciato l’agenda al Fish Dish, cosa vuole da Holly? Ma soprattutto, cosa sta per succedere a Cold Cove? Per trovare le risposte bisognerà essere molto attenti perché la trama si infittisce ancora di più.

La seconda stagione si apre con una tenera scena famigliare in cui è evidente che Holly e Tessa hanno legato molto bene e rafforzato il loro rapporto, ma questa è solo una breve parentesi rosa. Il padre di Holly si allontana dalla tranquillità domestica per incontrare un individuo poco raccomandabile e bizzarro. I suoi polsi sono incatenati come fosse uno schiavo. Il suo mandante è Fred Bishop. Endy Greenberg nasconde un segreto ai suoi famigliari.

Gli eventi che si susseguono diventano  via via più forti e accesi.

Alla trama si aggiungono personaggi nuovi che agiscono senza un apparente motivazione e ciò rende entusiasmante la lettura. La spensieratezza della protagonista viene squarciata  dall’ arrivo di Connor, un cacciatore di “mostri”, e poi lei, una creatura ammaliante e pericolosa come le sirene mitologiche. Nella casa dei Greenberg irrompe dalla porta il Palombaro, un individuo forte e temerario capace di lottare a sengue freddo con un enorme squalo. Per Holly, i guai non sono finiti, ma non è sola nell’affrontare il nemico. Ad affiancarla c’è Beth, una ragazza dal tocco particolare.

È ormai ben chiaro che Fred Bishop è il centro di gravità dal quale Jacopo Paliaga e French Carlomagno rendono il mondo di Aqualung sempre più vasto e tridimensionale. I personaggi sono curati individualmente con approfondimenti, realizzati da Luca Genovese, Ludovica Ceregatti, Adele Matera e Claudia Palescandolo, per dare modo al lettore di capire pagina dopo pagina, causa ed effetto nello sviluppo della storia.

Nella prima stagione era ben evidente che la scelta stilistica non convenzionale seguisse la struttura narrativa di una serie televisiva, ma in Aqualung 2 le inquadrature per lo più orizzontali, che diventano verticali solo nelle scene più enfatizzate, denotano meglio lo stile spettacolare degli autori. I disegni di Carlomagno sono visibilmente migliorati, raffinati nei dettagli, valorizzati da una più ampia varietà di sfumature colorate. Alcune scene d’azione sono realizzate con un effetto sfocato che dona dinamicità agli elementi, in questo modo la vignetta acquista le connotazioni di un fotogramma. La sceneggiatura di Paliaga è esauriente, brillante e a tratti ironica.

L’opera sta migliorando di pari passo a i suoi autori fenomenali che stanno già lavorando alla terza stagione. Non perdete l’ appuntamento su www.coldcove.com, dove ogni martedì e giovedì verrà pubblicato un episodio nuovo.

Prendetevi del tempo, preparatevi una bevanda calda perché vi dovrete soffermare molto sulla lettura o rischierete un’indigestione d’informazioni.

Real Account – Il social network della paura

Real Account

La nostra società è sempre più controllata e deviata dai social network che, se usati male, possono causare vere e proprie “dipendenze” psicologiche, ad esempio creando problemi nella gestione e programmazione dei propri impegni. Aspettare un’e-mail di risposta a una domanda può diventare motivo di ansia, di angoscia e provocare distrazione e perdite di tempo.

La fretta della comunicazione via chat toglie spazio al sentimento. Le amicizie nate sui social rischiano di rimanere “virtuali”, superficiali, troppo veloci per esprimere vere emozioni, tanto meno i sentimenti.

I social network spesso sono usati anche come un filtro della realtà. Ci si mostra a volte per quello che non si è per sentirsi affermati e gratificati, si millantano false attitudini, perfino finte identità. La riflessione e l’espressione delle proprie emozioni sono “schermate” e ostacolate dalle risposte telegrafiche che spesso sono schematiche e prive di contenuti.

È la solitudine, l’insicurezza, la paura che induce a preferire questo genere di comunicazione “virtuale”. In questo modo,“socializzare” diviene meno impegnativo che incontrare una persona, guardarla negli occhi, relazionarsi con lei.

Questa è la società dove ciò che conta è rappresentarsi. I sociologi lo chiamano “narcisismo virtuale”: avere ammiratori e spettatori, collezionare consensi è la nuova forma del successo.

Real Account, scritto da Okushou e disegnato da Shizumu  Watanabe, è uno shōnen manga di tipo psicologico che si rivela da un lato un’opera fantasy e dall’altro un’opera introspettiva sugli effetti di un uso eccessivo dei social network.

Pubblicato in Giappone dalla Kodansha dall’aprile 2014, è edito in Italia da Edizioni Star Comics. Ancora in corso, è giunto al secondo volume questo mese.

Alla Tokyo Metropolitan Outei High School, tutti gli studenti sono presi da REAC, ovvero Real Account, il più grande social networking service del paese. Basta registrarsi col proprio vero nome per arricchire il profilo di vari servizi collegati al mondo reale. Con l’appoggio del governo, REAC ha un tasso di diffusione considerevole e la gente lo ritiene un accessorio indispensabile. Ovviamente, anche il sedicenne Ataru Kashiwagi lo usa, ma lo tiene nascosto ai suoi compagni.

Orfano di entrambi i genitori e rimasto solo con sua sorella minore Yuri, Ataru si vergogna della sua situazione economica ed evita qualunque relazione reale. I suoi unici amici sono i follower che seguono il suo falso profilo su REAC, con cui si confida liberamente. Una sera, mentre Ataru mostra a Yuri un gioco presente in Real Account, chiamato No Answer, accade qualcosa di inspiegabile. Le menti di diecimila persone, tra cui quella del nostro protagonista, vengono improvvisamente trasportate e intrappolate nel mondo virtuale di Real Account. Costrette dalla mascotte Marble, devono affrontare un gioco spietato tra utente e follower, le cui regole sono: «Con zero follower si muore all’istante» e «Se un giocatore muore, muoiono anche i suoi follower».

Le tavole sono ricche di disegni splatter, ma le linee morbide e armoniose rendono l’opera conforme alla sua categoria. I numerosi personaggi sono stati ben caratterizzati per un buon sviluppo delle scene. Pur trattandosi di un manga orientato ai più giovani, risulta avvincente anche a un pubblico più adulto grazie alle tematiche efficaci. Death game e social network, due elementi che fanno di Real Account un crogiolo dove riflessione, terrore e sentimento si fondono per una lettura ad alta tensione.

Ho letto il primo volume tutto d’un fiato. Centonovanta pagine divorate e un colpo di scena finale che non ti aspetti.

Mi piace.

Monster X Monster – Quando la caccia si fa grossa

Quando ero piccola avevo la passione per i dinosauri. Immaginavo quanto sarebbe stato emozionante poter vedere un triceratopo in carne e ossa o un brachiosauro. Gli erbivori sarebbero stati innocui ma i carnivori ci avrebbero divorato. Come avremmo vissuto oggi se i dinosauri non si fossero estinti ma si fossero evoluti insieme a noi? Ci saremmo adattati in un mondo orrorifico, abitato da creature mostruose che si cibano di esseri umani? …Proprio come in Monster X Monster (モンスターxモンスター) di Nikiichi Tobita.

Un seinen manga di genere fantasy ancora in corso di produzione in Giappone ed edito dalla Shogakukan. In Italia è pubblicato dalla Edizioni Star Comics ed è giunto al secondo volume questo mese.

La storia è facile da immaginare, direte voi ma, se osservate bene la copertina, noterete un personaggio strano che è ben lontano dallo stereotipato eroe seinen. Cosa dobbiamo aspettarci da questo protagonista disadattato in un contesto in cui sembra capitato per sbaglio?

Questo elemento così estraneo ai canoni a cui siamo abituati, rende l’opera originale e accattivante.

In un mondo dominato da belve mostruose che divorano gli esseri umani, i soli eroi che hanno cambiato il destino del genere umano si fanno chiamare Bringer.

Questi guerrieri temerari cacciano i mostri per farne materie prime di alto valore economico. Zanne, corna, occhi, pellicce, carne, ossa, tutto può essere commercializzato. Così mentre tanti giovani sognano e si prodigano per divenire un giorno il più temuto e più forte Bringer del mondo, il nostro protagonista, quasi trentenne, preferisce poltrire nella sua cameretta.

Fiero di essere un NEET (Not in Education, Employment or Training) è troppo pigro per perseguire un obbiettivo, troppo codardo per voler divenire un Bringer, troppo sfaticato per trovarsi un lavoro e troppo dipendente dai videogiochi per dedicarsi ad altro.

I disegni ricordano quelli di  Masayuki Taguchi, l’autore di Battle Royale per intenderci. Lo stile tende al realistico non trascurando i minimi dettagli. I personaggi sono ben curati, dalle espressioni ai costumi. Particolare attenzione ai volti anziani, per i quali l’autore non si è risparmiato, senza trascurare la minima ruga.

Tobita mostra una notevole attenzione nella realizzazione delle tavole che ammaliano gli occhi durante la lettura. I mostri sono disegnati splendidamente.

Le folte criniere, le protuberanze ossee, la pelle squamosa, gli sguardi accesi, niente è stato trascurato per un risultato di ottima qualità.

Per rispettare la categoria del manga, non può mancare l’intimo femminile di conturbanti ragazze bellissime.

Le vignette esilaranti, sono un valore aggiunto a un trama originale in cui l’autore ha messo insieme elementi tra loro lontani.

Nonostante non ami i protagonisti pervertiti e perdigiorno come in questo caso, ho rivalutato il genere di personaggio. Nello sviluppo della trama, il protagonista cresce e acquista carisma.

L’autore infatti lo accompagna mano nella mano, e pensate che dall’inizio non ha neanche un nome. I personaggi che gli ruotano intorno contribuiscono a plasmarlo e spronarlo verso l’obiettivo che il lettore si aspetta.

Buona lettura!

Orfani: Terra – In un futuro distopico il mondo muore

Presentazione

Orfani è una serie a fumetti di genere fantascientifico bellico, creata da Roberto Recchioni ed Emiliano Mammucari, della Sergio Bonelli Editore in albi mensili a colori. Pubblicata dal 16 ottobre 2013, la serie narra  le vicende di una squadra di giovani combattenti, nota come ORFANI, impegnata in una guerra fra il genere umano e una razza aliena. Orfani è la prima serie di fumetti interamente a colori pubblicata dalla Sergio Bonelli Editore ed è composta da 54 albi suddivisi in sei stagioni: OrfaniOrfani: RingoOrfani: Nuovo MondoOrfani: JuricOrfani: Terra e Orfani: Sam.

Lancio

Ho sentito parlare per la prima volta di Orfani nelle puntate, del 23 e 30 novembre 2014, di Fumettology – I miti del fumetto italiano, una serie di documentari dedicata ai principali personaggi del fumetto italiano, prodotta dalla Fish-Eye Digital Video Creation e andata in onda sulla Rai tra il 2012 e il 2014.

Il fumetto è stato trasposto televisivamente in una serie motion-comic con regia di Armando Traverso e co-prodotta da Rai Com, che poi è andata in onda su Rai 4 a partire dal 6 dicembre 2014, suddivisa in dieci episodi da venti minuti.

La pubblicazione di Orfani è stata preceduta da una campagna pubblicitaria ben studiata. Tutti ne hanno parlato, forum e siti internet, TV, radio, il Lucca Comics. La rivista Repubblica XL n.91 gli ha dedicato un’anteprima con tanto di cover alternativa dedicata. Inoltre Bonelli e Multiplayer.it, hanno collaborato per il numero zero, distribuito nelle fumetterie e nei negozi Gamestop.

Descrizione

Orfani è uno dei progetti più costosi e ambiziosi mai realizzati dalla casa editrice milanese. Sappiate che sono stati investiti complessivamente 1.300.000 euro circa nella produzione e nel lancio della sola prima stagione.

Il linguaggio  grafico e narrativo sono innovativi, ma l’utilizzo dei colori per l’intera serie è la vera grande novità, visto che solitamente con i colori si celebrano occasioni speciali, come per esempio i numeri dei centenari.

È vero che negli ultimi anni collane come Dylan Dog Color Fest e Color Tex hanno introdotto questa pratica in nuove forme, ma si tratta comunque di albi speciali, e non di serie regolari.

Sfogliando Orfani, è lampante la somiglianza delle armature dei personaggi con il videogioco Halo, di cui Recchioni è un fan. Questa non è l’unica ispirazione, infatti gli autori hanno preso spunto anche da opere letterarie come Il signore delle mosche di William Golding, Fanteria dello spazio di Robert A. Heinlein, Guerra eterna di Joe Haldeman, e da film come Alien, Il grande uno rosso, Full Metal Jacket, Star Wars e Terminator 2.

Dalla cenere

Attualmente si è conclusa la quinta stagione, Orfani: Terra, di cui voglio parlarvi.

Uscita in edicola del 14 gennaio, celebra il debutto di uno straordinario copertinista, Gipi. Le sue illustrazioni sono esaustive, come quella della copertina di Orfani: Terra – 1: Dalla cenere. Uno sfondo desolato e spettrale dove si ergono gli scheletri di grattacieli sopravvissuti all’evento catastrofico che ha dato inizio a tutto. Le carcasse dei veicoli coperti di ruggine confermano una società moderna ormai estinta. In primo piano Cain, protagonista della storia, che con una mazza in mano e sguardo duro, ci racconta un futuro distopico.

La storia è ambientata in una nazione nord americana, anziché in Europa come nelle prime due stagioni. Due fratelli romani, Emiliano e Matteo Mammucari, ci raccontano di due fratelli dai nomi biblici, Cain e Abe, del capo gruppo Max e i suoi compagni Fango, Rat e Bug. Questi ragazzi si ritrovano schiavizzati dallo Sceriffo, un uomo spietato che li costringe a lavori pesanti e rischiosi nella discarica. Ma Cain non intende arrendersi al suo destino. Suo fratello aveva ragione, dalle ceneri è nata la Città Nuova, sfavillante e ricca, ma questa terra promessa non è facile da raggiungere e Cain dovrà lottare.

I disegni, dal tratto deciso e marcato, sono di Alessio Avallone, già conosciuto nei numeri 6 di Orfani: Ringo e Orfani: Nuovo Mondo. I colori sono di Giovanna Niro, che ha donato energia alle tavole con i toni del blu per trasmettere ancor più disperazione e angoscia, e i toni del rosso per trasmettere rabbia e dolore.

Seminare tempesta

Protagonista del secondo capitolo, dal titolo Seminare tempesta, è Miranda, una ragazzina “randagia” che a differenza degli altri non ha il collare. Dopo aver stretto amicizia con Cain lo aiuta a scappare. Il resto del gruppo lo raggiunge per non subire una punizione al campo. Miranda li guida nel suo rifugio, Il Giardino, dove Cain e gli altri possono rifornirsi di viveri, medicinali e di una barca per poter affrontare il viaggio insidioso verso la sospirata Città Nuova. Lo Sceriffo frattanto, come un mastino che brama il suo osso, è sulle tracce dei poveri fuggiaschi.

Questa volta, ai fratelli Mammucari si aggiunge ai testi Giovanni Masi, che ha già collaborato per Orfani: Nuovo Mondo. Il team creativo si completa con Luca Genovese alle matite e Luca Saponti ai colori, insieme hanno donato fluidità e ritmo all’ opera.

 

 

 

Oltre il muro

Con il terzo e ultimo capitolo della stagione, Oltre il muro, la sceneggiatura a fianco dei due fratelli passa in mano a Mauro Uzzero.

I disegni sono stati realizzati da Matteo Cremona, il cui talento ha donato valore alle tavole. I colori di Stefania Acquaro completano il lavoro impeccabile. 

La copertina è un tuffo al cuore. Max, Bug, Cain, sulla barca. Davanti a loro il Muro, intorno a loro i cadeveri di chi ha tentato di superarlo. Gli uomini dello Sceriffo catturano Miranda e Cain abbondona gli altri, deciso a seguire il suo cuore. Max è un ragazzo deciso e determinato, ma crede ancora nell’amicizia, così insieme a Bug e Fango tornano indietro. I colpi di scena che si susseguono lasciano con il fiato sospeso. Come andrà a finire?

 

Conclusioni

La sceneggiatura dei Mammucari ha cambiato il ritmo della narrazione. Mentre in Orfani: Ringo e Orfani: Nuovo Mondo i dialoghi sono ridotti all’essenziale lasciando spazio alle scene di azione, in Orfani: Terra i dialoghi sono preponderanti.

Da notare a pag. 26 del capitolo Dalla cenere, il richiamo alla leggenda metropolitana sulle cartucce Atari. In seguito a una crisi, il 26 settembre 1983 la defunta società fece distruggere centinaia di migliaia di cartucce della console Atari 2600, sopratutto Pac-man e E.T. the extra terrestrial, in una discarica del Nuovo Messico.

Il vasto staff di professionisti che ha colloborato alla realizzazione di Orfani: Terra ha caratterizzato l’opera rendendola unica. I diversi stili suscitano un crescente coinvolgimento da parte del lettore. Al di là della storia che segue il filo narrativo della saga, è evidente la presenza di un sottotesto come ha già dichiarato Recchioni.

Nel caso specifico di Orfani: Terra, fa riflettere come in un mondo cinico e spietato come quello descritto, valori come l’amicizia e la solidarietà possano fare la differenza e nutrire flebili speranze di cambiamento.

Proveranno a fermarci? Ci alzeranno muri contro? Chi se ne frega! I muri si scavalcano.

Il canto dei dannati: Arte visiva e poesia

Copertina de "Il canto dei dannati" di Jason R. Forbus e Theoretical Part.

Ho il piacere di presentarvi Il canto dei dannati, una poesia illustrata, meglio definita come un graphic poem, scritta da Jason R. Forbus, scrittore e insegnante, e illustrata da Theoretical Part (o TAURO) che è l’ unione di due artisti russi, Boris e Daria Sokolovsky. L’opera è pubblicata da Ali Ribelli, una micro casa editrice nata come una fanzine dedicata all’arte nelle sue varie espressioni, quindi letteratura, arti visive, musica, durante gli anni del liceo di Forbus in collaborazione con Giorgio Franzoni, all’epoca suo compagno di classe.

Ogni strofa è accompagnata da un’immagine in stile gotico che ne evoca il messaggio. Il risultato è un’opera insolita e preziosa. A una prima lettura ho provato un brivido di piacere e così ho capito che ciò che avevo in mano aveva una grande carica espressiva, un messaggio profondo e indefinito. Le immagini sono dettagliate ed eleganti come merletti per un bel vestito, ma ciò che raccontano è inquietante. Ogni testo poetico è polisemico, ciò significa che il suo significato non può essere definito con assoluta precisione.

Più esattamente ogni poesia ha un significato di base su cui tutti generalmente concordano, ma poi al di là di esso, ogni lettore può trovare tanti altri significati, talora diversissimi tra loro, a seconda della propria sensibilità, della propria cultura e del proprio modo di porsi di fronte al testo. Così lo stesso corpo poetico dice sempre qualcosa di nuovo a chi lo legge, un qualcosa che può essere diverso da lettore a lettore.

Tavola de "Il canto dei dannati" di Jason R. Forbus e Theoretical Part.Personalmente sono stata per diverso tempo in riflessione cercando un’interpretazione del poema. Per decifrare questo linguaggio segreto occorre rinunciare alla visione razionale, che si ferma solo alla superficie delle cose, e abbandonarsi alle sensazioni, che, nella loro essenza non razionale, mettono in comunicazione col profondo.

Questa poesia nera che suscita angoscia, ma esprime allo stesso tempo bellezza, mi ha ricordato poeti come Baudelaire e Poe. Di quest’ ultimo ho colto una similitudine nell’opera La maschera della morte rossa. Ho concluso che il messaggio è più semplice di quanto credessi.

La poesia, attraverso dei simboli (il padrone, le messi, il corvo, l’orologio), denuncia la condizione dell’ uomo moderno che è servo di un padrone, il CONSUMISMO. Rincorre bisogni materiali imprigionato in una gabbia chiamata DIPENDENZA. Snaturata la preziosità della vita, ogni uomo si perde in necessità sterili dimenticando che il TEMPO scorre in un countdown verso la MORTE.

Mi accolse il corvo sull’uscio della casa

con  quel suo papillon presuntuoso

e toccò pulirsi della vita da sotto gli scarponi.