Giorgio Gionni

Cosa ha lasciato il 2016: Serie tv

Abbiamo abbandonato il 2016 con i suoi momenti positivi e negativi e in questa altalena troviamo, ovviamente, anche le serie tv. In questa pseudo classifica saranno inserite le migliori, le peggiori, le conferme del 2016 e qualche novità 2017.

Una premessa: mancheranno molti titoli come Stranger Things o Outcast. Quello che andrete a leggere sono personali opinioni su serie che ho visto e mi hanno incuriosito di più. Per cui cominciamo.

                         Rocco Schiavone

Di tutte le classifiche che ho letto in giro, fino ad ora, nessuno ha menzionato questa serie targata Rai 2 che reputo la migliore da dieci anni a questa parte. Ispirata dai romanzi Antonio Manzini, con la regia di Michele Soavi, ha come attore protagonista Marco Giallini, narra le vicende del vicequestore Schiavone che, per cause disciplinari, viene spostato nel valdostano.

Sei episodi, sei piccole perle. Contestata dai politici, con addirittura una interrogazione parlamentare [firmata da due cime alle quali va ricordato il concetto di trasposizione] che ne voleva la sospensione, perché viene mostrato un poliziotto che si fa le canne.

Un Soavi magistrale dà al pubblico una visione più vicina alla realtà dell’arma. Distruggendo, in pochi episodi, sceneggiati simili. Lo consiglio vivamente.

                         I Medici

Dispiace proprio inserirla nei passi falsi ma il tentativo dell’ammiraglia della tv italiana ottiene un risultato rivedibile.

I lati positivi ci sono e si possono descrivere con poche parole sarebbero coraggio, orgoglio e rischio.

Un rischio perché fare una trasposizione sulla famiglia Medici è sempre un azzardo.

Orgoglio, perché si è provato a esportarle all’estero, e gli americani sono entrati in crisi per trovare i sottotitoli.

Coraggio, perché hanno investito tutto su questa serie pensando a una svolta.

Tutto ciò però va a collidere con una sceneggiatura che sa di già visto, scene che ricordano le puntate di Un posto al sole, alcune inesattezze storiche e un doppiaggio (sì proprio lui, il nostro cavallo di battaglia) zoppicante.

Capiamoci, ha sì dei difetti ma non così gravi da reputarla una brutta serie. Anzi sono curioso di vedere la storia di Lorenzo. Applausi.

                           Westworld

Non mi dilungherò tanto su Westworld, visti i fiumi di parole spesi ogni dove e in tutte le salse, ovunque. Dico solo: una grandissima serie che non mi aspettavo di vedere nel 2016, ovazione per JJ Abrams e per Nolan fratello, quello bravo.

                         Preacher

L’ho atteso ma ahimè, è la mezza delusione del 2016.

Non mi lamento della non perfetta linearità della storia, ispirata dal capolavoro di Garth Ennis, ma più che altro dei troppi alti e bassi che ha mostrato, altalenante e in alcuni episodi proprio piatta.

Nonostante la sceneggiatura abbia delle pecche, le interpretazioni sono ottime. Si contendono lo scettro Tulip (Ruth Negga) e il Santo degli assassini (Graham Mc Tavish). Cassidy (Joe Gilgun), però, è il personaggio migliore e molte volte è riuscito a prendere la scena al protagonista Jesse (Dominic Cooper).

Riassumendo, ha il potenziale ma non convince.

                         Billions

Una novità della Showtime.

Abbiamo già visto tante volte serie incentrate su procuratori distrettuali o avvocati, stile Suits. Qui il punto di forza è quello di non obbligare lo spettatore a una presa di posizione

La storia verte su Chuck Rhoades (Paul Giamatti), un eccellente procuratore distrettuale che nella sua brillante carriera non ha mai perso una causa.
Bobby “Axe” Axelrod (Damian Lewis) è a capo di una società speculativa. Le sue abilità lavorative sono impressionanti. Sceglie personalmente i suoi dipendenti e grazie a questi riesce a guadagnare centinaia di milioni l’anno.

Due figure così opposte sono destinate a scontrarsi e, sebbene uno spunto del genere potrebbe dare il via a una storia banale, non c’è un episodio dove non si rimane a bocca chiusa: ogni personaggio viene portato al limite, la tensione è al punto giusto, alcuni colpi bassi sono spiazzanti e fastidiosi e il finale di stagione è elettrizzante.

La rete ha confermato una nuova stagione e ha la buona possibilità di diventare una delle migliori conferme del 2017.

                         The walking dead

Una delle ragioni per cui continuo a non accettare la serie è il cambiamento di molti personaggi.

L’inserimento di Negan (Jeffrey Dean Morgan) doveva essere la svolta ma, sebbene sia basilare per gli sviluppi futuri, purtroppo non alza uno show che, a mio giudizio, è in declino.

                         Lucifer

Può una serie, che trae ispirazione dal lavoro di Neil Gaiman, non essere un successo?

Si tratta solo di una storia poliziesca dove l’aiutante della detective protagonista (Lauren German) è nientemeno che il Diavolo, interpretato da un ottimo Tom Ellis.

Nella prima stagione s’è vista la redenzione del “piccolo corno” che nell’aiutare le forze dell’ordine scopre il suo vero io. Ora, nella seconda, si trova ad affrontare un pericolo più significativo, la madre.

Ha ciò che manca a molte serie: intrattiene, diverte e la storyline, anche se semplice, non perde l’occasione di stupire. Per chi non ha visto la prima stagione la consiglio vivamente.

                         Game of Thrones

Anche quest’anno HBO ha fatto il suo solito lavoro.

Ma allora perché parlarne?

Dopo la quarta e quinta stagione, la serie aveva cominciato a scricchiolare se non fosse stato per quegli studiati colpi di scena che hanno mantenuta viva l’attenzione.

In quest’ultima stagione si va oltre i libri di Martin, secondo molte fonti le trame sono tratte dalle “note” dello scrittore, quindi ci troviamo con una serie po’ più “libera” rispetto alle precedenti.

Il risultato è ottimo sotto ogni punto di vista che vede la parte migliore nelle ultime due puntate: una regia ottima così come la fotografia.

Attendo con ansia la settima stagione e, se non ricordo male, non mi era mai capitato.

Agents of S.H.I.E.L.D

Immaginate una serie Marvel, recitata male e scritta mediocremente.

Bene dimenticatela: Agents of S.H.I.E.L.D., dopo un inizio zoppicante, è uno dei prodotti più sorprendenti, dal 2013 ad oggi.

Da vedere e recuperare assolutamente.

The Young Pope

Insieme a Rocco Schiavone, The Young Pope è una delle migliori serie italiane. Girata dal premio oscar Paolo Sorrentino ha spesso ricevuto critiche eccessive dovute alla sua lentezza.
Ma questo è lo stile del regista e soprattutto è un lento che non annoia, a differenza del famoso film.

Anche qui è stato scritto e detto di tutto, quello che posso dirvi è: finalmente.

Negli Stati Uniti andrà in onda dal 15 gennaio su HBO e sono già impazziti senza neanche averlo visto.

Questa è la prova che in Italia si possono realizzare prodotti di ottima fattura ed esportarli. Capolavoro.

                         The Shannara Chronicles

Tratta dai libri di Terry Brooks, (che non critico) è il tipico esempio di serie che non deve essere fatta.
Basta, davvero basta: l’emittente (MTV) l’ha lanciata in pompa magna come se non ci fosse un domani.

Se si guarda il primo episodio e l’ultimo la storia è raccontata, tutto quello che c’è nel mezzo è superfluo: è un già visto e, secondo me, meno interessante di una telenovela.

                         Black Sails

Alzi la mano chi non ha visto questa serie!
Normalmente, in queste produzioni la storie sono altalenanti e colpiscono solo nel finale.
Qui non è così: nei 28 episodi mandati in onda non c’è uno che vacilla, ognuno è importante e quel dettaglio che non si è visto è basilare per la comprensione. La terza stagione è la perfezione.

Dispiace un po’ sapere che la quarta stagione sarà l’ultima, ma alla fine va bene così, troppe avrebbero rovinato tutto. Opera Maxima.

                         The Get Down

Uno dei migliori prodotti Netflix del 2016.

Il regista e il produttore esecutivo è Baz Luhrmann con la collaborazione di Stephen Andly. Luhrmann è uno dei pochi, forse l’unico, a farmi apprezzare il genere musical.

La storia è incentrata sulle vicende Ezekiel e Mylene ed è ambientata nel Bronx negli anni ’70, con tutti i problemi che c’erano al tempo.

La scenografia è bellissima e ogni particolare è curato, l’hip pop esce dallo schermo e riesce trasportarti nelle piste da ballo del sabato sera. Questa serie non solo è un piacere per gli occhi ma anche per le orecchie, vedi “Can- Vitamin C” tra lui e Paul Thomas Anderson ormai la so a memoria.

Curiosità, la serie è divisa in due atti. Il primo è stato rilasciato l’agosto scorso e quest’anno verrà rilasciata la seconda parte. Un tocco teatrale nelle serie tv, geniale.

Taboo

Mentre sto scrivendo, il primo e il secondo episodio sono già andati in onda.

Ambientato nell’epoca pre-Vittoriana, dove vengono narrare le vicende di James Delaney (Tom Hardy) che, dato per morto in Africa, ritorna nella sua città natale.

Prodotto dallo stesso Hardy, suo fratello e Steven Knight (Peaky Blinders). Potevo non inserirlo nelle novità 2017?

Buona visione a tutti e che il 2017 ci offra qualità, alla prossima.

Arrow – Non tutte le serie tv riescono con il fumetto

Attenzione: questa non è una recensione ma una personale opinione su una serie tv che prende spunto da un fumetto.

Negli ultimi anni i palinsesti televisivi sono stati riempiti da centinaia di serie tv, con temi che vanno dal thriller al documentario, e una grande fetta di pubblico le segue con passione, in versione originale o aspettando l’adattamento italiano.

Ultimamante, però, abbiamo assistito a un sovraffollamento di serie incentrate su un particolare genere: quello dei Supereroi. Ovviamente non tutte riescono benissimo. Proprio in questo caso, parliamo di Arrow.

green_arrow_

Andiamo con ordine e partiamo dall’inizio. La puntata pilota, sulla rete statunitense CW, è stata ben accolta dal pubblico, tanto che l’emittente televisiva ha ordinato una serie regolare. Gli ascolti sono andati così bene che persino il Network si è sorpreso. Ma allora dov’è il problema?

Il vero problema sta nello sviluppo della serie e delle relative sceneggiature.

La prima stagione aveva offerto una trama generalmente soddisfacente, fatta eccezione per qualche puntata “alla Sentieri“. Tra gli intrighi, le vendette e l’occultamento delle prove da parte della signora Queen (Moira Queen/Susanna Thompson) c’era ancora qualche sorpresa interessante, come la soddisfazione nel vedere che i buoni non vincono sempre. Nell’ultima puntata il temibile Malcolm Merlyn (villain di stagione) riesce nel suo intento, cioè distruggere una parte la città, a scapito della vita di suo figlio, proprio davanti agli occhi di Oliver Queen alias “The Hood” (Stephen Amell). Non c’è bisogno di aggiungere altro, c’è da essere soddisfatti.

arrowUn primo tentennamento nella trama arriva già dal primo episodio della seconda stagione, nel quale il nostro Oliver, dopo i fatti della season precedente, decide di utilizzare cambiare metodo per ripulire la città seguendo il comandamento “non uccidere”.

I buoni propositi passeranno però in secondo piano al momento in cui entra in gioco una storica nemesi di Batman, Ra’s al Ghul. Più tardi entreremo nei dettagli poiché non è lui il vero protagonista di questa serie.

In questa seconda stagione il vero villain è Slade Wilson/Deathstroke (Manu Bennet) il cui unico obbiettivo è far soffrire Oliver Queen con ogni mezzo disponibile. Il culmine viene raggiunto nel ventesimo episodio (a mio giudizio il più bello della serie) quando uccide Moira Queen davanti agli occhi dei figli. La sua pazzia, dovuta alla droga Mirakuru, l’ha spinto a completare la vendetta da sempre desiderata.

 

slade-wilson-kills-moira-queen-arrow

L’interpretazione di tutti gli attori in questa scena è encomiabile. La drammaticità e le famose linee dark raggiungono livelli molto buoni per una “semplice” serie tv. Purtroppo le riflessioni positive si fermano qui, a meno di salvare alcuni momenti di eccezione, visto che da qui in avanti le cose si complicano.

Si parlava prima di una sceneggiatura non proprio brillante, e lo possiamo constatare nella terza e quarta stagione, dove gli antagonisti indiscussi sono Ra’s al Ghul e Damien Darhk. Eppure il primo sarebbe bastato e avanzato.

La season premiere della terza serie era partita letteralmente con il botto: Canarina Nera morta (Black Cananay/Caity Lotz), Ra’s al Ghul, Nyssa e chi più ne ha più ne metta. Successivamente dev’essere successo qualcosa: un cambio nell’audience probabilmente, o un aumento del pubblico femminile, avrà influenzato gli sceneggiatori (per capirci: una mia collega segue la serie solo perché c’è Stephen Amell senza maglietta, e infatti lui se la toglie in ogni episodio per contratto) dando così vita ad una “Soap opera di Supereroi”.

arrow-felicityI cambiamenti sono più che evidenti, perché Arrow oggi non è più quella serie coinvolgente che teneva vivo l’interesse dal primo all’ultimo episodio, e dove, nonostante alcuni filler materasso, potevi dire tranquillamente: “Peccato che non abbiano approfondito” o “Che puntata verrebbe fuori se facessero un crossover”.

In effetti una delle poche note di merito è stata quella di presentare ufficialmente un personaggio iconico e molto amato del mondo Dc, Barry Allen/ The Flash (Grant Gustin). Senza dimenticare il buon Ray Palmer aka  The Atom (Brandon Routh).

Tirando le somme possiamo dire che fin qui, seppur con molte sbavature, Arrow è una buona serie. L’esperimento dei Supereroi in tv funziona, ma la concorrenza delle serie Marvel/Netflix è sempre più  agguerrita.

E la quarta serie? Vi basti sapere che nella quarta stagione potrete vedere un Pannella a un comizio (come ai bei tempi) e una battaglia finale stile WWE. E se questo non vi soddisfa, allora potrete anche vedere Neo che usa la magia (Damien Darhk).

Questa evoluzione della storia e delle scene ha amareggiato così tanto i fan che su Reddit, il giorno successivo all’ultimo episodio della season, hanno modificato il tema ufficiale del subreddit di Arrow in quello di Daredevil.

Di aspettative per la quinta stagione io ne ho pochissime e temo il primo episodio come non mai. Probabilmente questa sarà l’ultima serie, dato che il cerchio dei flashback, che era partito bene, si chiude con questi episodi. Ma non mi sorprenderebbe scoprire che le prospettive cambieranno, siamo abituati ad aspettarci il contrario di quanto previsto, quindi resta solo di aspettare e vedere.

Buona Visione