Maurizio Vannicola

Il mio primo fumetto fu Dylan Dog, ma la rovina arrivò con I Cavalieri dello Zodiaco e la situazione declinò definitivamente con Sailor Moon. Il mio dolce preferito è la zuppa inglese... Ora lo sapete!

Tiziano Sclavi e Le voci dell’acqua

Acqua e malinconia sono gli ingredienti che compongono Le voci dell’acqua, la prima graphic novel firmata Tiziano Sclavi con il contributo grafico di Werther Dell’Edera.

Stravos, il protagonista dell’opera si muove in una città oscura e tenebrosa, il suo tormento è dato da misteriose voci nella sua testa, o forse contenute nell’acqua, la stessa che cade incessantemente da giorni e sembra non terminare mai.

Al protagonista viene diagnosticata la schizofrenia:
«Sento le voci.»
«Si chiama schizofrenia.»
«No… le sento solo quando scorre l’acqua.»
«Si chiama sempre schizofrenia.»

La storia si dipana in modo apparentemente disarticolato, i capitoli sembrano slegati tra loro, vibranti come il male che affligge il protagonista e non è chiaro il confine tra realtà e immaginazione.
La pazzia sembra dilagare oltre che nella testa di Stravos, anche in tutta la città, fino a raggiungere civiltà aliene. L’opera racconta e denuncia la vita alienante da impiegato di ufficio, ritmi serrati senza pausa dove l’unica via di fuga è la morte o la pazzia, il sogno incontra l’incubo, ma cosa è reale e cosa frutto della malattia?

Per comprendere le opere di Sclavi non è spesso sufficiente una prima lettura, ma per cogliere appieno tutte le sue sfumature si necessita di un secondo, se non terzo, approccio all’opera. I piani narrativi sono molteplici e intrecciati tra loro con la tipica follia sclaviana che ha caratterizzato molte storie del suo figlio più famoso: Dylan Dog.

Lo humor nero tanto caro allo scrittore ben si sposa con le chine di Dell’Edera, un tratto isterico, graffiante e molto espressivo, una composizione irregolare che sfrutta in modo strategico gli spazi sul foglio, un mix di fattori che contribuiscono a trasmettere le atmosfere malinconiche e sognanti dell’opera. Unico neo la scelta del font, che risulta più freddo e inespressivo: da un punto di vista progettuale può essere spiegato come la volontà di crare un contrasto visivo con il disegno, ma dall’altro risulta poco funzionale nell’insieme dell’opera stessa.

La graphic novel di Sclavi è sicuramente un’opera impegnativa, non adatta al lettore acerbo, in quanto richiede una conoscenza più ampia della nona arte; per queste caratteristiche però regalerà grandi soddisfazioni al lettore più esperto e a tutti i fan dell’Indagatore dell’incubo, che faticheranno a non sostituire, idealmente, il protagonista con Dylan visto quanto sia ben evidente e riconoscibile lo stile di Sclavi.

In conclusione, una lettura raffinata che saprà conquistare e far riflettere, in una buona edizione a opera della Feltrinelli Comics, neonata branca dell’omonima casa editrice.


Tiziano Sclavi, Werther Dell’Edera
Le voci dell’acqua
Feltrinelli Comics, gennaio 2019
96 pagine, b/n, brossura, € 16,00
ISBN: 9788807550188

Dragon Quest: L’emblema di Roto, crescita ed evoluzione

Emblema-Roto-02Era il 1998 e nelle edicole italiane faceva capolino il primo numero di una delle saghe fantasy più famose di sempre: Dragon Quest, l’Emblema di Roto. A distanza di vent’anni dalla sua prima edizione italiana e a due anni dalla sua ristampa in Perfect Edition, le edizioni Star Comics si apprestano a pubblicare il seguito di questa avvincente saga e noi di Dimensione Fumetto vi diciamo perché dovete leggerla!

Nata nel 1985 dalla mente di Yuji Horii e del suo studio Amor Project e dalle matite di Akira Toriyama, Dragon Quest (nota in Occidente anche come Dragon Warrior) è considerata una delle saghe JRPG più importanti del panorama videoludico mondiale, talmente di alto valore che la sua influenza ha segnato molti dei titoli usciti successivamente, uno fra tanti l’altro pilastro del settore, Final Fantasy.

Caratteristiche comuni a tutti i videogiochi del genere RPG sono la presenza di un protagonista valoroso affiancato da un gruppo di comprimari con il quale deve svolgere un viaggio, vincere guerre e missioni, acquisire punti vita, punti esperienza, punti forza e quant’altro, il tutto votato a sconfiggere nemici di livello sempre superiore fino ad arrivare al boss finale per la vittoria definitiva.

Kamui Fujiwara, disegnatore de L’emblema di Roto dichiara di essere da sempre un grande fan della saga e racconta, in una delle sue postfazioni, l’orgoglio e la gioia provati nel momento in qui gli venne proposto di dedicarsi alla realizzazione di questo manga.

Nelle pagine del fumetto ci viene raccontata la storia di Arus, erede legittimo al trono di Roto e discendente di Arel, il protagonista del terzo capitolo videolugico di Dragon Quest, e del suo cammino per divenire un prode guerriero per poter sconfiggere il Re Demone Imajin. Come lo stesso Fujiwara dichiara, non è facile poter riprodurre su carta le atmosfere del videogioco e, proprio perché il mezzo a sua disposizione è ben diverso, decide fin da subito di gettare delle regole ben precise per uno svolgimento coerente della storia: in primo luogo non sono ammesse le resurrezioni, evento tipico in un RPG che si rispetti, né basta cambiare un’arma affinché il protagonista diventi più forte. Quello su cui l’autore punta fin da subito è la crescita personale e spirituale dovuta alla forza di volontà, all’impegno e alla dedizione, e tutta la storia non è altro che un percorso evolutivo volto all’unico scopo di trasformare il giovane Arus nel Prode guerriero della leggenda. Importanti sono le prove che il giovane di Roto dovrà superare, prove nelle quali sarà presto affiancato dai discendenti dei tre maestri della leggenda, Kira il maestro della spada, Yao del pugno e Poron della saggezza. Tutti e quattro i protagonisti avranno uno spazio importante nella storia, tutti avranno una forte e profonda evoluzione e un faticoso processo di crescita e tutti saranno essenziali alla riuscita della vittoria finale.

Un aspetto che mi è subito saltato all’occhio nella rilettura consecutiva del manga è stato proprio l’evidente processo di crescita e di come i ritmi, più pacati e lenti nei primi volumi, subiscano un’evidente accelerata verso metà della serie fino a divenire serrati e avvincenti negli ultimi. Questo processo è maggiormente evidenziato dalla sopracitata crescita dei personaggi e dalla loro caratterizzazione ben delineata fin da subito e sviluppata molto bene nel corso di tutto il racconto. Particolarmente azzeccato, per il sempre vincente effetto nostalgia, l’inserimento di personaggi già comparsi nella controparte videoludica che qui ritroviamo con il ruolo di coprimari secondari utilizzati spesso come dispensatori di informazioni, un po’ quello che avviene anche nei videogiochi quando devi consultare dei personaggi affinché la storia possa proseguire.

Efficace e funzionale il disegno con un tratto spigoloso e ben delineato, tipico degli shonen manga, arricchito dal certosino lavoro di restauro che lo stesso autore ha effettuato.
Visto che molte tavole originali sono andate perse, Fujiwara ha dovuto scansionare i volumi per recuperarle ed è stato costretto a dover ridisegnare diverse sequenze. Il lavoro del Maestro era finalizzato, inizialmente, a uniformare il tratto, che inevitabilmente in un’opera subisce un’evoluzione stilistica, il suo rispetto per il lettore l’ha però portato a un lavoro ancora più accurato non limitandosi a un freddo e meccanico restauro, ma ponendo molta attenzione affinché questa operazione non andasse a intaccare le atmosfere originali.

Ultima, ma non per importanza, l’edizione: la Perfect Edition della Star vanta 15 corposi volumi con copertina lucida e dettagli opachi, all’interno troviamo riprodotte con fedeltà le tavole a colori, le illustrazioni e numerosi schizzi preparatori, diversi approfondimenti e interessantissimi appunti di Fujiwara stesso. Una degna edizione per un’opera che è una pietra miliare del genere e della quale suggerisco caldamente la lettura in vista dell’arrivo del seguito previsto per gennaio 2019, ma ancor prima del volume speciale che fa da unione tra questa e la nuova serie e che uscirà proprio questo mese.

Che dire, buona lettura a tutti e che la Sacra Rubiss vi protegga sempre.

Comic? a chi! Le short stories di Atsushi Kaneko

Una raccolta di storie brevi che ripercorrono la pubblicazione di Atsushi Kaneko dall’inizio fino agli anni più recenti, con un ottimo equilibrio tra storia surreale e trovate grafiche sublimi.

Classe 1966, fumettista e illustratore giapponese, Kaneko inizia il suo percorso artistico da autodidatta e come tale lo porta avanti. Le sue opere sono caratterizzate da un tratto netto e aggressivo con un sapiente uso del contrasto tra bianco e nero, sperimentale sia nella trama che nel disegno, non si avvale di assistenti proprio per preservare e garantire le proprie peculiari caratteristiche. Noto in Italia per Soil pubblicato da Panini Comics e Bambi Remodeled edito dalla Edizioni Star Comics ed è proprio grazie a quest’ultima che arriva in edizione nostrana: Comic? Atsushi Kaneko Extra Works.

Il volume è diviso in due parti, riconoscibili anche dal cambio di numerazione di pagina; la prima metà della raccolta, quasi esclusivamente dedicate al ciclo delle Tattoo Girl(s), è caratterizzata da un disegno in bianco e nero, con un tratto deciso, aggressivo e potente fortemente ispirato alle opere indipendenti americane e nipponiche e ad autori quali Paul Pope e Suehiro Maruo.
Il secondo gruppo di storie, pur mantenendo il caratteristico stile di inchiostrazione introduce il colore usato con sapienza e originalità, è proprio questa la parte mi ha colpito molto positivamente.

In Atomic? viene usato solo il colore arancio, in una tinta fluo, con campiture piene e uniformi volto a esaltare le atmosfere e gli stati d’animo.

Cosmic? è caratterizzato dall’uso della stessa tinta di colore ma questa volta usato come livello di fuori registro, questa scelta contribuisce a rendere la storia particolarmente ansiogena e fastidiosa riuscendo quindi a rappresentare perfettamente lo spirito del racconto.

L’arancio di Satanic? è invece di una tonalita più chiara tendente al giallo e usato con maggiore parsimonia per evidenziare solo alcuni dettagli cruciali del narrato.

Pare evidente che l’arancio sia il colore prediletto dall’autore che ne fa un uso sapiente e furbo piegandolo al suo volere affinché risulti originale e funzionale.

Linea di congiunzione di tutti i racconti raccolti nel volume è poi senza dubbio la scelta di una narrazione molto visionaria e surreale, che lascia libera interpretazione al lettore non ingabbiando la lettura in schemi predefiniti e canonici.

Un volume particolarmente interessante stampato in una buona edizione e con ottima cura, una presenza essenziale nelle librerie dei lettori più curiosi e consigliato anche a quelli che hanno anche solo voglia di evasione.

Junji Ito a Lucca Comics & Games 2018

– Comunicato Stampa –

Dopo mesi di lavoro appassionato ma instancabile e interminabili contatti lungo l’asse Perugia-Lucca-Tokyo, Edizioni Star Comics e Lucca Comics & Games sono finalmente orgogliosi di poterlo annunciare: l’edizione 2018 del festival del fumetto più frequentato e famoso annovererà fra gli ospiti internazionali uno dei più amati, celebrati e stimati maestri del fumetto giapponese contemporaneo. Scrittore horror prolifico come Stephen King e visionario come Howard Phillips Lovecraft; autore raffinatissimo, un po’ mangaka e un po’ illustratore dal gusto europeista: signore e signori, diamo il benvenuto al maestro Junji Ito.

JUNJI ITO

Nasce nella prefettura di Gifu nel 1963.

Il suo debutto, avvenuto nel 1986 fra le pagine della rivista «Monthly Halloween» dell’editore Asahi Sonorama, gli vale la menzione d’onore alla prima edizione del Premio Umezz.

Tra le sue opere più conosciute troviamo Tomie, Uzumaki, Gyo, Kubitsuri kikyu, Nagai yume, Amigara dansou no kai, Shibito no koiwazurai, Ito Junji no neko nikki – Yon & Mu.

Attualmente sta lavorando a Ningen shikkaku (“Lo squalificato”), basato sull’omonimo romanzo di Osamu Dazai.

Da gennaio 2018 viene trasmessa in Giappone la serie animata Junji Ito Collection.

Il maestro Ito si presterà a numerosi eventi: showcase, press café, le consuete signing session – le cui modalità saranno rese pubbliche in seguito, e concordate con lo stesso autore e i suoi editor –, più altre entusiasmanti novità che riveleremo man mano che percorreremo la nostra “Road to Lucca 2018”. Tenete d’occhio il sito e i social di Edizioni Star Comics e di Lucca Comics & Games per rimanere sempre aggiornati!

Ciliegina sulla torta, il maestro Ito sarà anche protagonista di una mostra a lui dedicata presso il Palazzo Ducale, intitolata La spirale della mente, l’inferno della carne. Qui di seguito la presentazione ufficiale.

LA SPIRALE DELLA MENTE, L’INFERNO DELLA CARNE

Junji Ito (Gifu, 1963) lascia la professione di odontoiatra per dedicarsi a tempo pieno al fumetto. Se l’ispirazione per l’horror gli viene dai maestri giapponesi che l’hanno preceduto, come Hino e l’amatissimo Umezz, fin da subito Ito rivela una cifra stilistica originale e fortemente caratterizzante. Al tratto scarno e caricaturale dei suoi predecessori contrappone un minuzioso, elegante ed efferato realismo grafico, reso brutalmente efficace dalle sue approfondite conoscenze medico-anatomiche. Parimenti, le sue opere beneficiano di una rara capacità di comprensione ed espressione tanto delle profondità più recondite e contorte dell’animo umano, quanto di forme, deformità e mostruosità della società consumistica contemporanea.

 Così, se da un lato il suo body horror colpisce e intriga anche il pubblico mainstream, dall’altro Ito dissemina i suoi lavori di sottotesti – dall’introspezione psicopatologica alla critica sociale – riuscendo nella difficile impresa di essere pop e intellettuale allo stesso tempo. Sue tematiche principali sono i disturbi di percezione, le somatizzazioni ossessivo-compulsive, le paure ataviche, la fascinazione per l’autodistruzione, l’alienazione.

 Nello sviluppo del suo discorso artistico Ito pesca a piene mani da altre forme espressive come il cinema – Hitchcock, la fantascienza classica, i b-movie –, la letteratura – Lovecraft, King –, la pittura – Dorè, Escher, Bosch –.

 Svariate sue opere sono state trasposte in animazione e live-action, annoverando non di rado lo stesso Ito alla sceneggiatura.

Junji Ito è uno degli artisti che noi di Edizioni Star Comics abbiamo maggiormente amato nella nostra storia ultratrentennale. Lavorare alle sue opere è sempre un’emozione e un privilegio, al punto che per la prima volta abbiamo deciso di impegnarci in prima persona nell’organizzazione di una mostra, che si preannuncia indimenticabile. Un impegno iniziato molto mesi fa, prima ancora dell’esordio della collana «Umami» con il capolavoro Uzumaki, e destinato a culminare durante la kermesse lucchese.

Non vediamo davvero l’ora che giunga il 31 Ottobre, per poter finalmente incontrare il maestro Ito dal vivo. Nel frattempo, ci godremo l’emozione dell’attesa immergendoci nelle molte sue opere che pubblicheremo nei prossimi mesi!

UMAMI 1

UZUMAKI – SPIRALE n. 1

Junji Ito

15×21, B, col-b/n, pp. 336, con alette, € 16,00

Data di uscita: 21/03/2018, in fumetteria, libreria e Amazon

Isbn 9788822608567

 

UMAMI 2

UZUMAKI – SPIRALE n. 2

Junji Ito

15×21, B, col-b/n, pp. 336, con alette, € 16,00

Data di uscita: 26/04/2018, in fumetteria, libreria e Amazon

Isbn 9788822608611

 

UMAMI 4

FRAGMENTS OF HORROR vol. unico

Junji Ito

15×21, B, b/n, pp. 224,con alette, € 15,00

Data di uscita: 29/08/2018, in fumetteria, libreria e Amazon

Isbn 9788822609465

 

UMAMI 5

GYO – ODORE DI MORTE vol. unico

Junji Ito

15×21, B, b/n, pp. 416,con alette, € 18,00

Data di uscita: 24/10/2018, in fumetteria, libreria e Amazon

Isbn 9788822610423

 

UMAMI 6

REMINA – L’ASTRO INFERNALE vol. unico

Junji Ito

15×21, B, b/n, pp. 296, con alette, € 16,00

Data di uscita: 28/11/2018, in fumetteria, libreria e Amazon

Isbn 9788822611369

 

MUST 91

LO SQUALIFICATO n. 1

Junji Ito

13×18, B, b/n, pp. 216, con sovraccoperta, € 6,90

Data di uscita: 17/10/2018, in fumetteria, libreria e Amazon

Isbn 9788822610782

 

MUST 92

LO SQUALIFICATO n. 2

Junji Ito

13×18, B, b/n, pp. 200, con sovraccoperta, € 6,90

Data di uscita: 14/11/2018, in fumetteria, libreria e Amazon

Isbn 9788822610799

 

STORIE DI KAPPA 282

DISSOLVING CLASSROOM vol. unico

Junji Ito

13×18, B, col-b/n, pp. 176, con sovraccoperta, € 8

Data di uscita: 28/11/2018,in fumetteria, libreria e Amazon.

Guna: i dieci mondi dell’esistenza

Una delle scuole più importanti del Buddhismo cinese è la Tiāntái e prende il nome dalla montagna dove fu eretto il primo monastero a essa dedicato. All’interno di questo movimento nacque una dottrina buddhista mahāyāna cinese chiamata i dieci mondi, o dieci regni dell’esistenza; essa sostiene che in ogni essere senziente sono presenti dieci stati dell’essere i quali si manifestano in modo casuale in qualsiasi momento, e si può facilmente passare dall’uno all’altro.

I dieci stati sono: Inferno, Avidità, Animalità, Collera, Umanità, Cielo, Apprendimento, Parziale Illuminazione, Bodhisattva e Buddità. Proprio a questa filosofia Giovanni Masi attinge a piene mani e trae ispirazione per la stesura della storia di Guna, volume autoconclusivo pubblicato da Edizioni NPE.

Il racconto è una soggettiva della scimmietta Guna, anche se in realtà i nomi dei personaggi non vengono mai rivelati, e lei come gli altri comprimari sono componenti di un circo collocato in una foresta, che sembrerebbe l’unico luogo sicuro al riparo dalla guerra e dai soldati.

 

Il racconto inizia con alcuni dei circensi che lasciano il campo alla ricerca di aiuto, questa decisione dà avvio alla storia e da questo punto in poi è un susseguirsi di vicende, di microcapitoli che raccontano di come l’essere umano abbia al suo interno i dieci mondi e di come essi si attivino a causa degli eventi.

Il ritmo è frenetico e incalzante e le vicende si incastrano alla perfezione come tasselli di un puzzle e come tale solo a conclusione ne si può ammirare e capire l’integrità.

Molto riuscita la scelta di ambientare il fumetto in un luogo e in un’epoca indefiniti; la creazione di una sorta di piccolo mondo all’interno della foresta dove i pochi personaggi sopravvivono ha tutto il necessario affinché si inneschino le condizioni ottimali perché gli eventi si sviluppino.

La trama è un crescendo di emozioni e stati d’animo che, come il percorso verso l’Illuminazione, ci guidano al finale.

In realtà i dialoghi sono ridotti al minimo, sono la voce narrante della scimmia e soprattutto le stupende illustrazioni di Nigraz, l’esordiente marchigiano Simone Pontieri, a guidarci; il suo stile aggressivo, graffiante e sporco è perfettamente funzionale alla storia e lo è ancora di più la colorazione fatta di toni accesi e contrastanti, spesso complementari, che ben delineano le sensazioni dell’essere umano rendendo il racconto malato e inquieto e catturando totalmente il lettore.

Un volume che va riletto più volte affinché se ne possano apprezzare tutte le numerose sfaccettature in un’edizione cartonata, molto curata con rilegatura a filo e una plastificazione opaca che adoro sempre.

Un volume da avere e una lettura vivamente consigliata.

Anime al cinema 2018/2019

Dopo il grande successo della scorsa stagione, con oltre 100mila spettatori nelle sale, ecco i primi tre straordinari appuntamenti per la nuova stagione degli Anime al Cinema, targati Nexo Digital: intrisa di fantasia, magia e poesia, la settima stagione Nexo Anime è dedicata ai più bei film di animazione giapponesi, tre novità assolute che verranno distribuite in Italia in tempi record da Nexo Digital in collaborazione con Dynit per offrire agli spettatori un viaggio oltre le porte del tempo e dello spazio alla scoperta di nuovi mondi.

Si parte il 15, 16 e 17 ottobre con Mirai, opera del regista de La ragazza che saltava nel tempo e Wolf Children. Il nuovo capolavoro di Mamoru Hosoda ha conquistato la critica di Cannes lo scorso maggio, dove è stato proiettato in anteprima mondiale alla Quinzaine des Réalizateurs 2018. Protagonista di Mirai è Kun-chan, un bimbo viziato che sente che la sua nuova sorellina, Mirai, gli ha rubato l’amore dei suoi genitori. Sopraffatto dalle tante esperienze che affronta per la prima volta nella sua vita e dall’invidia che si scatena in lui verso la sorellina, Kun-chan incontrerà una versione più anziana di Mirai proveniente dal… futuro! E il mondo non sarà più lo stesso, dopo averlo visto attraverso gli occhi di un bambino.

 

 

 

 

 

Il 20 e 21 novembre sarà invece il momento di Penguin Highway. Dal romanzo di Tomohiko Morimi che ha conquistato la critica vincendo il prestigioso Japan SF Grand Prize, arriverà infatti nelle sale il nuovo inventivo lungometraggio di Hiroyasu Ishida. La storia ci racconta di Aoyama, dieci anni, studente serio e diligente che ha un modo tutto suo di vedere e conoscere il mondo: tiene dei quaderni su cui annota quotidianamente le sue osservazioni, i suoi esperimenti e le sue esplorazioni. Un giorno alcuni pinguini compaiono improvvisamente nella città in cui vive. Ma, così come sono apparsi, misteriosamente i pinguini spariranno… Quando la sua “sorellona” lancerà una lattina e questa si trasformerà proprio in un pinguino, Aoyama deciderà di investigare e di scoprire le cause di queste misteriose apparizioni…

 

 

 

Dopo il successo del live-action da 32 milioni di dollari e del romanzo best seller di Yoru Sumino, vincitore del Japan Bookseller Award (con 2,6 milioni di copie vendute), il 21, 22, 23 gennaio 2019 arriva nelle sale Voglio mangiare il tuo Pancreas, una struggente storia d’amicizia diretta da Shinichiro Ushijima. Il film si apre con uno studente delle superiori che ritrova per caso il diario segreto di una sua compagna di classe, Sakura Yamauchi, e scopre così che la ragazza soffre di una malattia terminale al pancreas. I giorni della ragazza sono contati, ma Sakura affronta la tragedia con leggerezza e allegria. Il ragazzo diviene quindi inconsapevolmente custode del suo segreto, trascorrendo sempre più tempo con Sakura. Nonostante i due abbiano personalità opposte, questa disgrazia e il segreto che si portano dentro li avvicineranno sempre più!

 

 

 

 

La Stagione degli Anime al Cinema, distribuita da Nexo Digital in collaborazione con Dynit e col sostegno dei media partner Radio DEEJAY, MYmovies.it, Lucca Comics & Games e VVVVID.

Tutti i dettagli sulla programmazione e l’elenco delle sale che aderiscono all’iniziativa saranno a breve disponibili su www.nexodigital.it.

X-Men: la nuova Generation X

Guarda, guarda là,
c’è un gruppetto di mutanti.
Li ho visti però
sono ancora assai distanti,
van per la città
difendendo gli abitanti.
Mutanti, mutanti,
insuperabili X-Men!

Cover di X-Men - Generation X del primo volume italiano.

Cover di X-Men – Generation X del primo volume italiano.

Ogni volta che leggo X-Men, mi parte in testa questo motivetto, tratto dalla sigla che Marco Destro cantava per la storica serie animata dedicata agli umani con il gene X. E credo che sia lo spirito più giusto per affrontare la lettura di Generation X, la nuova testata, dal taglio teen, dedicata alle nuove leve dell’Istituto Xavier e nata grazie all’evento ResurreXion, il più recente rilancio delle serie X-Men.

Ma è d’obbligo fare un po’ di ordine in queste aule.

La serie riprende, almeno nel titolo, una più famosa che fu pubblicata nel 1994 dopo il crossover X-Men: Phalanx.
La caratteristica principale di questa maxi saga, che intrecciava tutte le serie mutanti pubblicate dalla Marvel fino al 1994, è la marginalità del cast principale a favore di nuovi personaggi, o vecchi, ma mai degnati di giusta gloria.
La trama vedeva i giovani studenti della Scuola Xavier guidati da due veterani del gruppo: Banshee e la redenta Emma Frost, affiancati da Jubilee già spalla di Wolverine nella serie madre.

Ritroviamo proprio quest’ultima con il ruolo di insegnante del nuovo Xavier Institute affiancata dal preside Kitty Pryde.
Il taglio dato da Christina Strain ai testi, è fresco, vivace e scanzonato, visivamente rivolto a un target più giovane; la storia, ricca di citazioni delle vecchie serie è caratterizzata da dialoghi ironici e taglienti, molti veloci e scorrevoli. La controparte visiva, gestita da un gruppo vario di artisti tra cui spicca il tratto più sapiente di Amilcar Pinna, non si distingue però per originalità o per scelte stilistiche ricercate. Questa serie va dunque a essere annoverata tra le altre testate teen della Marvel come Ms Marvel, Spiderman Miles Morales o Devil Dinosaur e Moon Girl; volta a conquistare un nuovo pubblico di lettori.

La lettura scorre piacevole ma trovo poco approfondita la caratterizzazione dei personaggi che faticano a imporsi e a uscire fuori, ma probabilmente questo è un aspetto che la Strain voleva trattare con tempistiche più rilassate.
In Italia la serie, proposta da Panini Comics, viene raccolta in volumi brossurati distribuiti solo in libreria: al momento è appena uscito il secondo volume e il terzo, e conclusivo, sarà in uscita ad agosto.

In America la pubblicazione è stata cancellata con l’avvento di Marvel Legacy (ne abbiamo parlato qui), e insieme a Jean Grey è la seconda testata a chiudere dopo ResurreXion; nonostante le pecche citate, posso comunque affermare che questa serie rappresenta una piacevole lettura di svago e vale la pena concluderla con il terzo volume.

 

Christina Strain, Amilcar Pinna
Generation X

88 pag., brossurato, colori
formato 17 x 26 cm
prezzo: 8,90

Karnak, il Maestro del punto debole

Più di 25.000 anni fa i Kree, una razza aliena originaria della Grande Nube di Magellano, erano già in lotta con gli Skrull, una specie aliena di mutaforma; per fronteggiarli generarono un’arma biologica formata da umani con straordinari poteri, gli Inumani, e Karnak è uno di loro.

Gli Homo sapiens inhumanus sono il frutto dell’esposizione di esemplari umani alle nebbie terrigene, processo che sviluppa poteri latenti; abbandonata dai loro stessi creatori perché ritenuti troppo pericolosa, la specie sopravvisse creando una civiltà parallela a quella umana, nascondendosi nella città segreta di Attilan sull’Himalaya.

Stan Lee e Jack Kirby presentarono la serie degli Inumani nel 1965 sul mensile dei Fantastici Quattro e ora, in pieno spirito di rilancio, la Casa delle idee ha deciso di puntare anche su di loro. Basti pensare che Freccianera, il loro leader, ha avuto un ruolo importante nel corso della saga di Infinity, dove pur di sconfiggere Thanos fa esplodere una bomba di nebbia terrigena su New York che, oltre a sconfiggere il nemico, creerà una nuova stirpe di inumani, i NeoUmani.

La terrigenesi è un processo a cui vengono sottoposti tutti gli Inumani, tutti tranne Karnak. Essere un Inumano ma di fatto non esserlo porta con sé una serie di frustrazioni e stati d’animo che lo portano a studiare le arti marziali alla continua ricerca di un punto debole, quella fragilità che è presente in qualsiasi cosa, persino nella morte che lui stesso riesce a sconfiggere.

Un personaggio così singolare ben si presta a un approfondimento psicologico ed è questo che Warren Ellis, famoso per aver inciso sulle proposte editoriali di Wildstorm Studios di Jim Lee e l’Avatar Press di William A. Christensen e per aver lavorato a diverse serie Marvel (tra cui Moon Knight), tenta di fare in questa miniserie.

Scavare nell’animo del Gran Magister della Torre della Saggezza è un’impresa ardua e interessante, quello che ne esce fuori è una figura cinica, a tratti sadica, ma saggia e molto acuta. La storia di questo volume, raccolta della miniserie in sei volumi dedicata al personaggio, è incentrata sul rapimento di un NeoUmano, ma si scoprirà essere tutto pretesto per ripresentarci e approfondire questo personaggio, che nel corso della storia Marvel ha avuto spesso un ruolo marginale. Il lavoro che Ellis fa è buono e funzionale consentendo ai due disegnatori che si sono cimentati in questa opera di realizzare delle tavole di forte impatto visivo e pregne di dinamismo.

Qui sopra possiamo vedere due estratti del volume con la sequenza dinamica dei combattimenti di Karnak, evidenziata da una linea gialla.

Per i primi due capitoli i disegni sono affidati a Gerardo Zaffino (figlio del più noto e prematuramente scomparso Jorge), il suo tratto caratterizzato da un sapiente uso del chiaroscuro graffiato esalta le atmosfere cupe di questa opera.

Più canonico è invece il disegno di Roland Boschi che cerca di portare a compimento al meglio delle sue forze l’opera lasciata incompiuta, a causa di problemi personali, dal suo predecessore. Trait-d’union del comparto visivo rimane la costante di Dan Brown ai colori che fa un buon lavoro enfatizzando le atmosfere dark usando, come pare essere molto in voga negli ultimi anni, una palette composta da colori desaturati e cianotici, che comunque hanno un buon effetto visivo.

Il volume proposto dalla Panini è un buon mezzo per poter conoscere un personaggio poco noto ai più in un’operazione di valorizzazione a mio avviso molto ben riuscita. Peccato che la serie sia stata chiusa dopo soli sei numeri, poteva essere interessante approfondire ulteriormente la figura di Karnak, ma immagino che non mancheranno occasioni per farlo, inserendolo in altri archi narrativi.

Warren Ellis, Gerardo Zaffino, Roland Boschi
Karnak, il punto debole in ogni cosa

136 pag., cartonato, colori
formato 17 x 26 cm
prezzo: 14,00

Marvel Legacy: un volume da collezione

Il 2018 è ufficialmente l’anno della svolta della Casa delle Idee, provocata un po’ dal calo di vendite e tanto dalla mossa vincente che la DC ha saputo mettere in atto con il titolo di Rebirth.

La Marvel dunque prova a rilanciare il proprio universo fumettistico e dopo gli eventi di Infinity, che hanno generato il collasso di tutti gli universi lasciandone attivo uno solo e creando un mix variegato di Super Eroi che mescola con brio vecchie e nuove leve, ora si tenta di ridare lustro a tutto il parco testate con un’operazione volta a dare un nuovo, ennesimo, inizio, con la speranza di fidelizzare i vecchi lettori ma ancora di più di attirarne di nuovi.

Ma di questo argomento ha già parlato il nostro Valerio Spino qui; quello che farò io sarà fare una pura e semplice recensione del cartonato omonimo che la Panini ci ha proposto in occasione di questo importante evento editoriale.

L’albo si apre presentando Marvel Legacy #1, ovvero il racconto che dà il via a tutto il nuovo corso e che porterà non pochi stravolgimenti.

 


Molto stimolante è la collaborazione tra le firme più autorevoli della Marvel che si ritrovano unite nella stesura di questo racconto ognuno nella parte dedicata all’eroe del quale segue le gesta sulle testate ufficiali: è molto stuzzicante questo mix di stili, un po’ come quando vai al buffet di dolci e assaggi tutto per scegliere la fetta più grande poi!

La forza di questo volume però risiede in tutto il corposo comparto dedicato alle Origini degli Eroi Marvel, sceneggiatori e disegnatori si fanno carico di raccontare la genesi di quasi tutti i personaggi più importanti in uno spazio riservato che è di media sulle 3/5 pagine.
Un ottimo strumento per le nuove leve che così possono conoscere le origini dei loro personaggi preferiti e perché no interessarsi anche a quelli che fino a questo momento hanno snobbato.

In chiusura dell’albo la versione italiana della rivista Foom (acronimo che sta per Friends Of O’l Marvel, amici della vecchia Marvel) composta da un corposo apparato redazionale che spiega nei minimi dettagli tutta l’operazione Legacy con dettagli e retroscena.

Ho trovato particolarmente interessante l’operazione legata alla CoverCitazione dove gli artisti di oggi rivisitano, citando, le copertine storiche delle varie testate, con dei risultati davvero d’impatto e accattivanti.

Un volume cartonato da collezione che dovrebbero avere tutti, sia i vecchi che i nuovi amici della Casa delle Idee e che per me, neofita del settore, ha rappresentato una vera chicca.

Jupiter’s Legacy: la destrutturazione del super eroe secondo Millar

L’icona classica del supereroe a cui siamo abituati ha il volto sbarbato e i capelli pieni di gelatina di Clark Kent o le sembianze dello studente modello di Peter Parker, magari ha uno spropositato conto in banca come Bruce Wayne o un potentissimo martello come Thor, ma cosa accomuna tutti questi personaggi?
Tutti hanno deciso di mettersi al servizio della giustizia e difendere l’umanità, sono carismatici e pieni di giudizio ma… fin troppo stereotipati.
I supereroi classici che tutti conosciamo non sono certo impersonali e inespressivi, tutti hanno delle caratteristiche ben distinte, un proprio carattere, una propria abilità: quello che li rende tutti uguali fra loro è l’indole, fin troppo buonista, che li accomuna, fare la cosa giusta al momento giusto e se questo non avviene, zack! punizione (e di questo Spiderman ne sa qualcosa).

Non c’è mai un secondo fine in tutto ciò che fanno e intendiamoci non che questo sia errato ma alla lunga perdono di spessore e rischiano di diventare delle macchiette, motivo per cui spesso troviamo più affascinante l’antagonista con le sue fragilità e imperfezioni piuttosto che un protagonista sempre perfetto e inattaccabile.

Le origini di tale buonismo risalgono alla genesi stessa di questi personaggi e nel dettaglio parliamo di Superman! L’eroe per eccellenza fu creato nel 1933 in un periodo storico poco successivo alla grande crisi economica mondiale, un’epoca dove ormai in molti si sentivano persi, senza speranza e avevano bisogno di un appiglio al quale aggrapparsi e fu proprio in quel momento che Jerry Siegel e Joe Shuster crearono il super eroe kryptoniano, una figura a cui i ragazzi dell’epoca potevano guardare con ammirazione e speranza e fu così che sulla sua scia nacquero un numero sterminato di personaggi devoti al bene e in perenne lotta contro il male.

Con il tempo, però, si iniziò ad avere la necessità fisiologica di approfondire il concetto stesso di supereroe scandagliando il suo lato più fragile, umano e, perché no, anche oscuro, e fu proprio questo che nel tempo hanno cercato di fare Alan Moore e Grant Morrison; un’operazione di destrutturazione della figura del supereroe cercando di renderlo più concreto, più vero, più credibile, più umano.

E non ultimo Mark Millar fa la stessa cosa in questo suo Jupiter’s Legacy.

Già il contesto storico legato alla crisi economica del 1929 è inconsueto, il bisogno di rivalsa di un gruppo di esseri umani li spinge a seguire, letteralmente, un sogno nella speranza di poter uscire dal baratro in cui il crollo di Wall Street li ha gettati. Grazie alle indicazioni che Sheldon Sampson ha avuto nel sonno, la comitiva giunge su una misteriosa isola dalla quale salperanno pregni di super poteri donati da degli esseri extraterrestri.

Tornato alla normale vita di tutti i giorni, il gruppo decide di crearsi degli alter ego con i quali combattere le avversità; è così che nascono Utopian e il suo seguito di straordinari uomini. Per anni hanno combattuto per la salvaguardia dell’umanità e per aiutare le persone a risollevarsi da un periodo buio e difficile, ma è giunto il momento di confrontarsi con la nuova generazione di supereroi, con i loro figli e il confronto non sarà privo di perdite.

Nell’inizio della storia possiamo subito notare una citazione all’opera di Siegel e Shuster, Millar rende narrazione la genesi del genere superoistico ambientando la sua storia proprio negli anni che hanno portato, con le loro vicende, alla nascita di Superman e generando proprio in quell’epoca il suo personale gruppo di straordinari umani.

Il tema del super potere però è solo un pretesto che viene usato per raccontarci lo scontro tra la vecchia e la nuova guardia, tra una generazione che ormai in ginocchio si è rialzata con le proprie forze e quella che abbassa la testa solo per sniffare polvere bianca; una, per nulla velata, critica alla superficialità dell’età moderna che vede i valori umani sminuiti in favore di situazioni più effimere, la popolarità al primo posto a scapito della vita stessa per intenderci.

Interessante è anche l’attenta analisi all’ambito politico americano, in Jupiter’s Legacy alcuni personaggi tentano la carriera diplomatica e i super poteri vengono anche usati come mezzo per guidare il genere umano verso un utopistico futuro.

La penna di Millar ci regala sempre storie avvincenti, catalizzanti e appassionanti, i suoi personaggi son sempre molto intriganti ma mancano spesso di una degna e approfondita caratterizzazione, il ritmo è incalzante a tratti forse anche troppo ma nell’insieme risulta un’opera molto godibile.

Dall’altro lato troviamo la controparte visiva a opera di Frank Quitely, le sue tavole sono davvero ben fatte, il tratto pulito e finemente dettagliato valorizza a pieno le vignette ben strutturate e progettate, la plasticità che riesce a infondere alla figura umana è maestrale e le scene corali sono dinamiche ma non caotiche, sempre chiare e ben studiate.

Nonostante lo schema sia molto rigido (spesso le pagine risultano divise in quattro o cinque blocchi) la progettazione delle sequenze narrative rende comunque un buon dinamismo alla scena, sfruttando qualche piccolo stratagemma grafico come quello usato nel combattimento tra la ninja Raikou e il piccolo Jason (nipote di Utopian); la scelta di rappresentare il potere di lei con dei cubi dimensionali crea una sorta di vignetta nella vignetta, bucando in un certo senso la bidimensionalità della tavola in favore di un dinamismo visivo molto funzionale.
Ottimo compagno risulta essere in questo caso Sunny Gho, colorista, che con la sua palette cianotica infonde un’atmosfera vintage che tanto ci piace.

Un ottimo fumetto di supereroi, ma non di quelli senza macchia, super uomini direi, con le loro fragilità, i loro pregi e ancora di più con i loro difetti.
Una storia appassionante della quale ci auguriamo di leggere il seguito a breve.