Andrea Gagliardi

Wednesday Warriors #25 – Da Wonder Twins ai Transformers

In questo numero di Wednesday Warriors:

Bam’s Version

THE MAGNIFICENT MS. MARVEL #1 di Saladin Ahmed e Minkyu Jung.

Il concetto di legacy, nel mondo del fumetto, ha ancora una forte valenza. Anzi, mai come in questi anni, il passaggio del testimone generazionale ha catturato l’immaginario collettivo dei Marvel-fan, ricoprendo un ruolo fondamentale nel 2018.
Non a caso, l’ultima fase editoriale della Casa delle Idee sotto Axel Alonso portava proprio questo nome, simbolo di un cambiamento necessario. Una generazione di supereroi più giovani ha reclamato il proprio posto nell’Universo Marvel e ora cammina al fianco delle “Meraviglie”, giusto per citare Kurt Busiek e Alex Ross. Ms. Marvel è il baluardo di questa Legacy. La giovanissima Kamala Khan è un ricettacolo di tutti gli elementi essenziali della Marvel “Alonsiana”. Una ragazza Pakistano-Americana, Musulmana, una Nuova Inumana che ha saputo balzare agli onori di cronaca proprio per essere la prima di una generazione di eroi giovane, multiculturale e figlia dello slancio verso l’equa rappresentazione di tutte le minoranze e diversità nel fumetto mainstream.
Cinque anni dopo il suo esordio firmato G. Willow Wilson, autrice alla quale è stata legata sin dalla sua creazione, per Ms. Marvel è finalmente giunto il momento di cambiare registro – con una nuova serie ed un nuovo team creativo. Saladin Ahmed e Minkyu Jung lanciano The Magnificent Ms. Marvel, una nuova serie rivolta ai nuovi e vecchi fan di Kamala. Ahmed, forte del successo avuto con Black Bolt e Miles Morales: Spider-Man, si trova così ad unire le sue precedenti esperienze, scrivendo di una giovane Inumana, dei suoi superpoteri e, ovviamente, delle sue super-responsabilità.
L’albo si apre lontano dal nostro pianeta, su un mondo alieno e con una scena famigliare che evoca dolcezza e sentimentalismi. Una bimba chiede al padre di raccontarle una storia, la storia della Predestinata, l’eroina più importante del pianeta Terra: Ms. Marvel. Sarà importante tenere a mente questa premessa per il futuro. Ritornando sulla Terra, si fa presto a notare l’impostazione di The Magnificent Ms. Marvel #1 sia piuttosto standard, dedicata ad un veloce riassunto delle origini e alla descrizione del mondo costruito intorno alla sua protagonista.
Si può dire che sia un numero scritto col freno a mano tirato, un #1 “safe”, ma Saladin Ahmed ha abituato il lettore ad un lavoro votato all’introspezione dei propri protagonisti – si è visto con il suo Freccia Nera. Kamala Khan vive il Complesso del Supereroe Adolescente e, sebbene possa essere definito un cliché, questo rende il personaggio immediatamente empatizzante e “vivo”, tridimensionale. Il colpo di scena e la svolta improvvisa di trama arriva alla precisa metà dell’albo e segna il netto distacco tra il lavoro della Wilson e questo nuovo corso editoriale. L’inserimento di questa nuova, drammatica variabile alla formula Ms. Marvel costituirà il perno delle trame da qui in avanti – ed è anche più intrigante della sottotrama aliena presentata nella prima pagina.
Minkyu Jung, Juan Vlasco alle chine e Ian Herring ai colori lavorano in perfetta simbiosi. I disegni sono morbidi e dettagliati, con particolare attenzione all’espressività e alle emozioni dei protagonisti, senza trascurare le poche – ma efficaci – sequenze action che spingono in avanti la trama. La palette di colori di Ian Herring è morbida e delicata, in grado di balzare fuori dalla pagina e catturare il lettore una volta che la “minaccia del giorno” verrà completamente rivelata.
The Magnificent Ms. Marvel #1 manca l’aggancio immediato, quel colpo di genio che convincerebbe un nuovo fan ad aspettare, trepidante, il numero successivo. L’opening salvo di Ahmed & Jung è piuttosto un perfetto capitolo introduttivo per i novizi ed un ottimo ponte tra la gestione narrativa che ha posto le basi del personaggio ed il futuro di Kamala Khan, dal quale ci si aspetta maturità, estro creativo e colpi di scena che sappiano far discutere.

TRANSFORMERS #1 di Bryan Ruckley, Angel Hernandez e Cachét Whitman.

«Dar forma alla tua vita è tuo compito e di nessun altro. In questo percorso, nulla di ciò che sei è merito di chi ti ha preceduto. Tutto di ció che sei è dovuto a chi, dopo di te, cercherà la propria forma. Niente di ciò che sei dovrà limitare ciò che essi, a loro volta, potranno essere e diventare.»

Le parole dello scrittore – rivoluzionario Termagax aprono il #1 Transformers, il primo dopo quasi sette anni. Di questo misterioso autore non si sa quasi nulla e, per questo motivo, le parole dello scrittore Bryan Ruckley possono essere lette come una dedica a chi, prima di lui, ha modellato l’universo degli Autobot e dei Decepticon. Prendere in consegna una franchise imponente come Transformers equivale a caricarsi di una enorme responsabilità. Significa essere narratore di un universo narrativo con una fanbase agguerrita, appassionata e vibrante, in tutte le sue sfaccettature, negative o positive che siano. Ruckley lo sa bene e, pagato tributo a John Barber e James Roberts, autori prima di lui, decide quindi di dar forma alla sua vita con questo Transformers #1.

Il reboot è totale e comincia in maniera radicalmente opposta all’esordio degli stessi Barber e Roberts del 2012. Cybertron è qui restaurato alla forma originale, bellissimo, capace di stupire. A tenere la mano del giovanissimo Rumble – quasi una rappresentazione del nuovo lettore – c’è Bumblebee, un fan favorite scelto non a caso.  I colori vibranti, che spaziano dall’arancio del tramonto al blu della notte Cybertroniana, sono adatti all’atmosfera sci-fi ed aliena, merito del lavoro Joana Lafuente e di Angel Hernandez, che interpretano al meglio questa sezione dell’albo. I discorsi tra Bumblebee e l’entusiasta Rumble sono un utile maniera per snocciolare informazioni e creare legami tra due personaggi principali. Il disegno è semplice, fatto di linee precise e geometriche, blocchi che si incastrano (come parti di giocattoli) a formare protagonisti colorati, che saltano fuori dalla pagina a contrasto delle linee morbide dell’ambientazione.

Più rigida, austera e fredda la città, teatro di una seconda parte del fumetto. La comunità è più viva che mai e Ruckley ha a disposizione una tabula rasa che nessuno ha potuto sfruttare sin dal #1 di Transformers: Infiltration del 2008.

La continuity nasce sotto i nostri occhi, con il potenziale per nuove occasioni, slegate dalle formule che hanno dominato le trame negli ultimi anni. Senza la divisione tra Autobot e Decepticon, Bryan Ruckley può giocare con le zone d’ombra e proporci confronti inediti. Questa sezione dell’albo segna il punto d’inizio delle trame politiche della serie ed è meticolosamente illustrato da Cachét Whitman; uno stile più realistico, se così si può definirlo, rispetto alle ultime serie, ma comunque vicino alla tradizione cartoonesca dei personaggi.

Il tumulto degli Ascenticon, ispirati dalle parole di Termagax e fomentato dal sostegno  del problematico Megatron, sta causando parecchi grattacapi al Senatore Orion Pax (quello che in futuro diventerà Optimus Prime). Il confronto tra le due forze principali del conflitto è il punto più alto del numero, uno scontro tra personalità forti, in aperto dissenso, ma che vogliono dare ancora una possibilità alla diplomazia e al confronto.

C’è la sensazione che, dietro questo primo  dialogo tra i due, Ruckley nasconda più strati di interpretazione ed un intero sistema di governo, storia e politica venga tenuto volutamente nell’ombra dall’autore. Il cliffhanger scelto da Ruckley chiude un albo di debutto che – come The Magnificent Ms. Marvel – manca del “passo in più” per rendere la lettura imperdibile. Tuttavia, per i fan della serie e dei personaggi, l’occasione di un nuovo #1 si è fatta aspettare decisamente troppo per ignorarla.

Ruckley, Hernandez e Whitman costruiscono, da zero, un nuovo Cybertron da esplorare, con volti nuovi a dare il senso di familiarità al lettore ed una rivoluzione in seno al pianeta pronta a deflagrare.

Gufu’s Version

WONDER TWINS #2 di Mark Russell e Stephen Byrne

Jayna e Zan di Exxor, meglio noti come i Wonder Twins, sono due personaggi fortemente radicati nell’iconografia pop statunitense, legati perlopiù all’immaginario del pubblico 30-40enne cresciuto con i Superfriends nel periodo d’oro dei Saturday-morning Cartoons della ABC: un rito collettivo che ha accomunato centinaia di migliaia di ragazzini e adolescenti negli anni ‘70 e ‘80.
Russell e Byrne attingono a questo immaginario, facendo leva sul fattore nostalgia, utilizzando la popolarità dei personaggi a mo di grimaldello per “entrare in confidenza” con il lettore per poi colpirlo con la loro satira.
Dietro l’apparentemente innocuo aspetto del fumetto sbarazzino per teen-ager e dell’impostazione tipica da sit-com, con i due improbabili protagonisti dalle caratteristiche contrastanti e le dinamiche che hanno fatto le fortune di prodotti come “Two and a half men”, si cela infatti la ormai riconoscibile cifra stilistica di Mark Russell: una sottile e arguta critica sociale e politica raccontata con una gestione calibrata dei tempi comici e l’uso di dialoghi sferzanti e particolarmente divertenti.
Come già fatto su The Flintstones, Russell utilizza un registro leggero e iperbolico per parlare di temi difficili e particolarmente spinosi riuscendo a fornire al lettore degli spunti di riflessione senza risultare didascalico o pedante.
Questo registro viene promosso dallo stile in bilico tra il realistico e il cartoonesco di Stephen Byrne, particolarmente attento al linguaggio del corpo e all’espressività dei volti, capace di enfatizzare la narrazione di Russell senza sminuirne i contenuti.
In questo secondo numero la satira dei due autori prende di mira il sistema penitenziario: agli occhi di questi “immigrati da una civiltà più evoluta della nostra” lo stesso concetto di carcere risulta inconcepibile (mettendo metafumettisticamente in discussione anche il tormentone dell’eroe che sbatte il villain in carcere per poi inseguirlo di nuovo quando evade) ma soprattutto vengono evidenziate tutte le contraddizioni dell’attuale sistema penale USA.
Un sistema fatto di carceri private che puntano più al profitto che non alla riabilitazione o alla giustizia, dove i detenuti sono gestiti come risorse e la sicurezza degli stessi, e della pena che devono scontare, risulta assolutamente secondaria. Si tratta di un tema al centro di un acceso dibattito politico negli Stati Uniti attuali, soprattutto alla luce dei finanziamenti (si parla oltre 5 milioni di dollari sborsati da società come CoreCivic e Geo Group che profittano da questo sistema) alle campagne elettorali per le elezioni presidenziali del 2016.
Gli autori non si limitano alla semplice riflessione sociale ma riescono a rendere i lettori partecipi di un dramma tramite la figura comica e tragica di Baron Nightblood, meglio noto con il meno edificante soprannome di Drunkula, il vampiro alcolista: una vicenda che, nel giro di poche pagine riesce a divertire il lettore per poi colpirlo violentemente allo stomaco.
My two cents: Russell e Byrne potrebbero essere i degni successori del trio Giffen/DeMatteis/Maguire in un’eventuale ritorno della Justice League International.

Batman: Vita con Alfred – I vincitori

Sabato 15 Dicembre si è svolta ad Ascoli Piceno la premiazione del concorso di illustrazione “Batman: Vita con Alfred“, quinto concorso di illustrazione per non professionisti organizzato dall’associazione culturale Dimensione Fumetto.

I quattro giudici hanno selezionato tra i quaranta finalisti (tra 110 elaborati arrivati da tutta Italia) i primi tre classificati ai quali si sono aggiunti i premi speciali assegnati dall’Associazione Culturale Fumetti Indelebili di San Benedetto del Tronto e da Dimensione Fumetto.

La competizione è stata molto serrata ma si è aggiudicato il premio finale l’elaborato di Claudio Bighignoli.

Il secondo premio è stato assegnato all’elaborato di Gabriele Barsotti

Il terzo premio è stato vinto da Giorgia Vallicelli

Il Premio Speciale Dimensione Fumetto è stato vinto da Elena Castiglioni

Il “Premio Speciale San Beach Comix” (una stampa in edizione limitata della locandina del San Beach Comix autografata da Silver) assegnato da Fumetti Indelebili è stato vinto dall’elaborato di Gabriele Artusio.

 

 

Batman: Vita con Alfred – La premiazione con Eleonora Carlini, Mattia De Iulis e Fabio Listrani

Siamo finalmente giunti alle fasi finali del nostro concorso di illustrazione Batman: vita con Alfred.


40 elaborati sono stati selezionati, tra i 110 pervenuti, dalla nostra giuria per essere esposti a partire da Venerdì 7 Dicembre nella zona archeologica di Palazzo dei Capitani di Ascoli Piceno, in Piazza del Popolo e Sabato 15 Dicembre alle ore 17.30 alla Sala dei Savi di Palazzo dei Capitani – Piazza del Popolo ad Ascoli Piceno verranno decretati i vincitori dei premi messi a disposizione da CARTOLIBRERIA CARTARIUS, ASSOCIAZIONE CULTURALE FUMETTI INDELEBILIPENTEL ITALIASCUOLA DI FUMETTO MARCHEEDIZIONI NPE RW EDIZIONI.

Durante una giornata che darà la possibilità agli aspiranti fumettisti di confrontarsi con tre affermati professionisti del settore.
Eleonora Carlini (DC Comics), Mattia De Iulis (Marvel Comics) e Fabio Listrani (Shockdom) parleranno infatti delle loro esperienze nel mondo del fumetto e saranno a disposizione degli aspiranti fumettisti per dare consigli, visionare i loro lavori e disegnare sketch in una giornata all’insegna del Fumetto.

Ma non finisce qui:

Eleonora, Fabio e Mattia saranno a disposizione dei fan anche Domenica 16 Dicembre alle 19.00 allo SPIN-OFF di San Benedetto del Tronto per autografare i propri volumi e fare quattro chiacchiere con chi vorrà.

 

The Real Cannibal – L’esordio di Toni Cittadini

Ted Bundy – Il Male Assoluto

Toni Cittadini è un nome nuovissimo nel panorama del fumetto nostrano che siamo certi si farà notare. La sua opera di esordio, “The Real Cannibal. Ted Bundy – Il Male Assoluto” edita da Edizioni Inkiostro e scritta da Alessandro Di Virgilio, uscirà in concomitanza con Lucca Comics 2018.

Abbiamo fatto quattro chiacchiere con lui e siamo riusciti a farci dare le prime tre tavole del volume in anteprima:

DF: Ciao Toni. Innanzitutto presentati ai lettori che non ti conoscono: dicci chi sei, cosa hai fatto finora e come è nata la tua passione per il disegno e il fumetto

Ciao Andrea. Dico subito che non sono un ragazzo di “primo pelo” e approdo, in questo settore, piuttosto tardi. Alle spalle ho un percorso un po’ tortuoso: dopo la scuola del fumetto di Milano ho lavorato come grafico web prima e nel campo della flessografia poi. Lungo la strada ho collezionato diverse collaborazioni come illustratore (High Noon e Mr Bill – Da Vinci Games; Methyrfall – Raven Distrbution; Quintessenze – Asterion Press) e come ideatore di giochi da tavolo (il Grande Gioco del Vino e Attention Games – Lisciani Giochi). Nonostante fossi “sistemato” e avessi un lavoro ordinario, però, non ho saputo resistere al “Richiamo del Mondo dei Fumetti”. Ora spero che, almeno in questo campo, la mia età matura non sia di ostacolo come invece avviene spesso in tanti altri settori.

DF: Hai degli autori (di fumetti e non) che hanno influenzato il tuo stile di disegno e ai quali ti ispiri? E ce ne sono altri che invece, pur non costituendo un riferimento per il tuo modo di disegnare, apprezzi particolarmente?

Nessuno in particolare, anzi cerco di custodire gelosamente il mio stile e di non farmi influenzare da nessuno. Questo non vuol dire che non provi amore per tanti grandi maestri che trovo infiniti. Decisamente, comunque, provo più “chimica” per la sintesi che per il dettaglio.

DF: Quali sono i tuoi strumenti di lavoro? Digitale/analogico, la carta che usi ecc…

Prettamente in analogico (layout, matite, pennino), poi c’è un passaggio digitale in cui applico i chiaroscuri. Nel tempo ho selezionato degli strumenti e dei materiali ormai insostituibili. Per il layout uso una carta leggera che permette di intravedere i disegni sottostanti, è la fase più impegnativa: faccio tante prove, sposto la macchina da presa, ritaglio le parti che mi convincono e compongo un layout a dimensioni reali. Poi, sulla la carta da ingegnere, trasferisco e definisco le idee del layout rigorosamente con la mia matita F. Proprio come Jigen [N.d.r: il famoso pistolero compare di Lupin III] che prende la mira grazie al suo cappello, la matita F è per me insostituibile.
La carta da ingegnere poi risponde benissimo nella fase d’inchiostrazione con il pennino. Con mia sorpresa ho scoperto che anche chi fa calligrafia usa i miei stessi strumenti.

DF: Se non sbaglio questo è il tuo esordio come fumettista. Raccontaci il tuo incontro con la Ed. Ink e di come poi avete lavorato per sviluppare Real Cannibal: Ted Bundy.

Fortuna: per una volta hanno coinciso posto giusto e momento giusto! Nel tempo ho sempre cercato di candidare i miei lavori alle varie realtà editoriali, ottenendo magari anche attestati di stima, ma nulla di più. Con Ed ink è stato tutto semplice, Luca Blengino è il Nile Rogers [N.d.r.: storico chitarrista/arrangiatore degli Chic e attualmente uno dei produttori discografici più influenti della pop mondiale] del fumetto, fa mille cose, risponde alle tavole che posto con un paio di cambiamenti/suggerimenti e torna a fare mille cose. È stato Lui a propormi di disegnare “Ted Bundy”, dandomi modo di collaborare con Alessandro Di Virgilio, affermato sceneggiatore che conosce il suo mestiere.
E finalmente arriviamo a Ted!
La mia paura era quella di non avere una “mano” smaccatamente horror; quindi il mio lavoro si è concentrato sulla modulazione del registro: tutti gli episodi raccontati partono da atmosfere “solari”, poi le tavole si scuriscono e precipitano nell’incubo; emulando un ritmo narrativo di certe pellicole storiche degli anni 70/80. Almeno queste sono state le mie intenzioni, ma per me è difficile dare un giudizio distaccato, che l’operazione sia riuscita potranno dirlo solo i lettori.

DF: Tu e Ted Bundy. Il fatto che la storia sia realmente accaduto incide in qualche misura sul significato di questo libro? Sulla sua forma?

Mi ha aiutato a rimanere sempre sul pezzo: ogni tanto tornavo a documentarmi sulla sua figura. Come in ritratto dal vero, staccavo la matita dal foglio per conoscere nuove sfaccettature e verificare che il personaggio disegnato fosse coerente a quello descritto nelle cronache.
Mentre, per i lettori, la consapevolezza che Ted sia realmente esistito, li mette in allerta prima e si sedimenta e li fa riflettere alla fine della lettura stessa; in mezzo c’è il fumetto e il suo modo unico di raccontare.

DF: Cosa hai in cantiere dopo questo volume?

Spero di consolidare il rapporto con Ed. Ink, anche perché siamo dello stesso territorio e ci divide soltanto un fiume. Altrimenti ho un piano B, uno C e uno D…

Batman: vita con Alfred – I Giudici

È arrivato il momento di annunciare i quattro membri che compongono la giuria del nostro concorso di illustrazione Batman: Vita con Alfred

Come di consuetudine la giuria sarà composta da figure di spicco del panorama fumettistico nazionale e internazionale affiancate a eccellenze del mondo dell’illustrazione e dell’arte in generale provenienti dalla nostra ridente città di Ascoli Piceno.

Eleonora Carlini

Eleonora Carlini è una disegnatrice e fumettista romana. Inizia il suo percorso professionale in piccole realtà editoriali italiane come Crazy Camper (Bren Gattonero, Teenage Mummy) e Villain Comics (Gunsmoke and Dragonfire). Dopo aver frequentato il corso d’illustrazione alla Scuola Internazionale di Comics, prende parte a diverse mostre e collettivi artistici nella capitale fino a quando – qualche anno dopo – approda sulla testata Grimm Tales of Terror targata Zenescope Entertainment e successivamente, nel 2015, sulle avventure del Decimo Dottore (10th Doctor Who) per la Titan Comics, esordendo nell’albo speciale del Free Comics Book Day e continuando per buona parte della prima stagione e per tutta la seconda. A fine 2015 esordisce in DC Comics
sulla testata di Batgirl of Burnside chiudendo il primo ciclo narrativo della serie, poi su Green Arrow, Harley Quinn e Suicide Squad.
Parallelamente agli impegni per la DC Comics ha lavorato su un nuovo titolo creator- owned, Backways, scritto da Justin Jordan e colorato da Silvia Tiedi per l’AfterShock Comics.
Attualmente lavora per la BOOM! Studios sulla testata Go Go Power Rangers, in uscita nei prossimi mesi

Fabio Listrani

Fabio Listrani è un artista autodidatta, illustratore, autore, musicista e grafico, laureato in una facoltà scientifico/matematica chiamata Scienze dei Media, che vive e lavora a Roma. Negli anni si è affermato soprattutto come Cover Artist lavorando per diverse realtà internazionali quali la MARVEL, Titan Comics, Heavy Metal o IDW Publishing, spaziando fra testate del calibro di X-Men, Doctor Who, Warhammer 40.000, Quake, Dishonored, Dark Souls etc.
Oltre ad essere stato selezionato ed incluso per più anni consecutivi sulla prestigiosa antologia “SPECTRUM: The Best in Contemporary Fantastic Art “, nel 2014 vince anche il premio come Best Interior Illustrations per il libro da lui illustrato “Zombies vs Robots; No Man’s Land” edito dalla IDW Publishing.
Nello stesso anno si consolida anche la sua collaborazione con la Scarabeo di Torino per la quale realizza un mazzo di Tarocchi di successo chiamato Night Sun Tarot e in seguito all’ottimo riscontro ottenuto, nel 2017 ne realizza un secondo chiamato Santa Muerte Tarot” andato sold-out nel giro di soli due mesi dalla sua uscita ed attualmente in ristampa.
Artista poliedrico digitale 2D/3D, lavora inoltre su Artwork per band, Poster Art, T-Shirt Design e ora attraverso la casa editrice Shockdom ha esordito nel 2017 come autore completo di fumetto con il suo progetto “CHARON.
Ha appena pubblicato il suo artbook-retrospettiva chiamato “INTOtheVOID.vol01”, mentre a Novembre 2018 (anteprima a Lucca Comics) uscirà il secondo volume del fumetto CHARON e il nuovo progetto per la Scarabeo, ovvero un oracolo di 32 carte chiamato Santa Muerte Oracle“.

Mattia De Iulis

Nato l’8 maggio del 1991 ad Ascoli Piceno. Si è trasferito a Roma per 4 anni per studiare alla Scuola Internazionale di Comics, il corso di illustrazione e il master di colorazione digitale per comics. Ha iniziato a lavorare come assistente e illustratore per future fiction e per l’editoria, per poi passare definitivamente al fumetto dopo poco. La sua prima esperienza come colorista è stata per la Sergio Bonelli Editore con uno speciale di Brendon e Morgan Lost, sempre per Bonelli successivamente ha colorato 2 storie per Dragonero Adventures per poi passare come disegnatore completo (disegni e colori) a Kimera Mendax (per Manfont).
Attualmente lavora come disegnatore completo in Marvel per la serie Jessica Jones.

Pietro Cardarelli

Scenografo, Lighting e Visual Designer e Creative Director. Dopo la laurea in Scienze dell’Architettura, si specializza nel 2007 in Scenografia presso l’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano.
Ha lavorato per importanti nomi del cinema, del teatro di prosa, del teatro sperimentale e di ricerca e lirico: Leo Muscato, Francesco Micheli, Gabriele Giromella, Alessandro Marinelli, Stefano Artissunch, Flavio Bucci, Michal Znaniecki, Chiara Cicognani, Enzo Decaro, Davide Calvaresi, Irene Russolillo, Glen Çaçi e altri.
Dal 2009 lavora anche come Creative Director per cantanti, artisti, band e produttori musicali, stilisti, coreografi, strutture d’arte ed aziende (Dardust, Dario Faini, Ralf Schmid, Ivan Segreto, Garrison Rochelle, DiMaio, LaRua, Sursumcorda, Amat, ObliqSound, ZKM Karlsruhe, CWM Produzioni, Nanosystems, Roland Europe, Pea Cosmetics, PopSophia e altri).
Dal 2015 è responsabile lighting designer e visual art director per i progetti “Pyanook” e “PyanookLab” del musicista e compositore Ralf Schmid presso lo studio Kubus dello ZKM di Karlsruhe e la Humboldtsaal di Freiburg (Germania). Dal 2014 è progettista e lighting-visual artist per il compositore e musicista Dardust (Dario Faini) curando tutte le date dei tour (tra cui eventi per MTV ed Elita).
Nel 2017 è lighting designer del “Tutta la vita tour” della band LaRua. Dal 2011 al 2014 è stato scenografo, lighting designer e visual artist per la Roland Europe per l’evento internazionale “V-Accordion International Festival” presso l’Auditorium Parco della Musica in Roma.
Da ottobre 2011 tiene ad Ascoli Piceno diversi corsi sulle nuove forme dell’arte contemporanea, organizzando anche eventi d’arte. Nel 2012 è docente del corso “Manipolazione Creativa dello Spazio”, nel 2014 e nel 2017 del corso di “Visual Art” nell’evento nazionale “Ap Art Up.Gioventù Creativa” (ANCI – Consiglio dei Ministri). Le sue opere sono state esposte in diverse mostre e collettive d’arte (“Visto da diversi punti di vista” – Ascoli Piceno – 2004; “MCArt2005” – Macerata – 2005; “Toyz Toyz” – MondoPop – Roma – 2010; “1ForRun/Clutter Magazine Contest” – New York – 2011; “Trace Becoming Art” – Interni Mangiola Lab – Milano – 2012; “Tenderness” (personale) – Ascoli Piceno -2013; “Padre Nostro” – Fabriano e MAMS Sassoferrato – 2014; “Arte Pubblica” – Ascoli Piceno – 2015; “Voci nei vicoli” – Mosciano – 2017).

Per il Bando e le FAQ di partecipazione clicca qui -> BANDO & FAQ
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Tex #695 – L’Ultima Vendetta

Tex #695

Il 2018 è l’anno del settantennale di Tex e l’albo in uscita a settembre è quello che marca il fatidico compleanno. Per l’occasione, seguendo una tradizione consolidata negli anni, la Bonelli ha deciso di proporlo come albo speciale a colori.

Qualche anno fa Alfredo Castelli, figura storica del fumetto italiano e creatore di Martin Mystère, spiegava che per Sergio Bonelli l’albo speciale di una serie della sua casa editrice doveva essere anche quello più normale di tutti: trattandosi di un’occasione che può attrarre nuovi lettori, molti dei quali a digiuno della storia del personaggio, lo speciale doveva funzionare come un biglietto da visita. Non era il posto dove sperimentare o giocare con i cliché della testata, doveva essere invece quanto di più onesto e canonico possibile.
Non che la serie regolare del ranger preferito dagli italiani si discosti mai particolarmente dai canoni impostati da Gian Luigi Bonelli e Galep nel 1948, sia chiaro.

Non è un caso quindi che alla realizzazione di questo albo specialmente normale (o normalmente speciale se preferite) siano stati chiamati due degli interpreti più fedeli e apprezzati della storia più o meno recente di Tex: Mauro Boselli, curatore e sceneggiatore principe della testata stessa, e Giovanni Ticci, storico disegnatore del ranger, coadiuvati dai colori di Oscar Celestini.
L’Ultima Vendetta è quindi una storia estremamente canonica nella bibliografia texiana ma non per questo priva di interesse, tutt’altro.

Il soggetto è abbastanza lineare: un giovane ragazzo della tribù dei Pima viene ferito da alcuni loschi personaggi mentre cerca di raggiungere Tex nei territori Navajo per chiedere il suo aiuto. Una volta soccorso, il ragazzo rivela di essere stato inviato da suo padre, Moss Keegan, una vecchia conoscenza di Tex ai tempi della loro rivalità nel mondo dei rodeo. Tex racconta quindi ai propri pards la storia che lega lui e Keenan.

Si tratta di uno dei classici “racconti attorno al fuoco”, qui un lungo flashback di circa 64 pagine, che hanno caratterizzato la lunga vita editoriale di Tex: il tipo di soggetto ideale per presentarci il Tex attuale e contemporaneamente mostrarci una parte della sua storia da giovane, quella raccontata proprio alle origini da Bonelli padre e Galep.

Boselli e Ticci ci regalano quello che potrebbe essere definito un Tall Tale (i racconti esagerati che caratterizzano la narrativa popolare dell’alba degli Stati Uniti) dedicato a Tex in cui il nostro eroe è rappresentato nella sua veste più iconica.

Ticci è il decano della testata, quello che interpreta in maniera più efficace l’aspetto emotivo, più ideale e meno cronachistico, del nostro eroe. Il suo segno, fatto di tratti nervosi ed espressivi, campiture nere a pennello, e linee raramente chiuse, indulge poco nella descrittività, salvo dove strettamente necessario, ma trasmette atmosfera. Le composizioni di Ticci – che spesso ricordano i dipinti di artisti come Remington, Russell o Schreyvogel – non lasciano spazio a formalismi decorativi ma sono più tese al racconto, alla messa in scena e al linguaggio del corpo; così come il Joe Shuster delle prime storie di Superman, il disegnatore suggerisce e lascia al lettore il compito più importante: quello di immaginare.

Da parte sua Boselli segue un’altra regola aurea della Bonelli: tutto deve essere spiegato più volte, nulla deve essere lasciato al caso o al dubbio. Per cui i personaggi parlano abbondantemente, le didascalie spiegano con dovizia, anche laddove i disegni basterebbero a raccontarci una storia. Lo scrittore milanese è erede e interprete di una tradizione editoriale che dà un enorme peso alla componente letteraria del fumetto, al testo scritto, ma che non vuol essere (solo) un mero strumento al servizio del lettore più distratto, che diffida delle sue capacità di interpretazione. La componente letteraria in Tex demanda ai dialoghi, alle didascalie e ai balloon di pensiero, il lavoro fondamentale della caratterizzazione psicologica, questo è il sintomo dell’importanza che i personaggi, dal protagonista alla comparsa, sono il vero perno della narrazione bonelliana; più importanti della “semplice” esposizione dell’intreccio. In Tex sono i personaggi a fare la storia e non viceversa.


Oscar Celestini contribuisce a questa narrazione quasi mitologica con una scelta coloristica discreta ma efficace, la palette di colori utilizzata è generalmente composta da colori caldi ma smorzati e mai, se non sul finale, troppo luminosi o vivaci; al centro di questo “western dai toni pastello” spicca, come il simbolo di un supereroe, la vivacissima camicia gialla di Tex.
In tutta la storia vediamo infatti quanto Tex sia dalla parte della giustizia, sempre, e come questa non sempre coincida con la legge e con gli uomini di legge. Da giovane fuorilegge, nel flashback, il giusto Tex combatte contro gli ingiusti e fa altrettanto da adulto, ormai un ranger, contrapponendosi alle ingiustizie, sia che vengano perpetrate da criminali che da sedicenti servitori dello Stato.
Il racconto di Boselli e Ticci aggiunge quindi un nuovo tassello alla leggenda di Tex, un albo che celebra un’icona del fumetto e conferma il suo ruolo da “Superman dell’editoria italiana”.
Lunga vita a Tex.

TEX n.695 – L’ULTIMA VENDETTA
uscita: 07/09/2018
Soggetto: Mauro Boselli
Sceneggiatura: Mauro Boselli
Disegni: Giovanni Ticci
Copertina: Claudio Villa
Colori: Oscar Celestini

Kannonau – Rivoluzione Ovina

Kannonau è l’opera prima di Roberto Di Leo (testi), Andrea Trivellini (disegni) e Lorenzo Berdondini (colori) pubblicata lo scorso maggio da Magic Press.

L’idea è semplice quanto accattivante: in un futuro non molto lontano la Sardegna ha dichiarato la propria indipendenza dall’Italia e un gruppo di guerriglieri sardi, spalleggiati da un plotone di coraggiose pecore (sì, esatto), si difende dalle truppe italiane impegnate a riconquistare l’isola dei nuraghe.

La connotazione fortemente satirica viene dichiarata già dall’inizio sia mediante la citazione di Eve of destruction di Barry McGuire – una canzone di protesta che divenne l’inno del movimento hippie durante la guerra in Vietnam – sia dal registro visivo dal taglio caricaturale.
La retorica delle immagini è infatti apertamente schierata in chiave anti-sistema, il volto del poliziotto in apertura è palesemente spersonalizzato, quasi mostruoso, più simile a un teschio che non a un volto umano con il quale il lettore possa anche solo pensare di identificarsi. Si tratta di una soluzione spesso usata, ad esempio, nel fumetto giapponese indirizzato alle fasce di età adolescenziali per creare la percezione del cattivo come altro da sé.

Tipo con i famosi sgherri-punk di Ken il Guerriero

Da questo punto di vista Kannonau funziona perfettamente, la verve dissacrante di Di Leo viene ben interpretata dal tratto di Trivellini dando vita a una serie di sequenze dal taglio grottesco che strizza un occhio e mezzo all’Alan Ford di Max Bunker e Magnus. Troviamo dozzine di riferimenti alla cultura pop nostrana – da Umberto Smaila alla Juric di Orfani passando per l’Antonio Banderas degli spot del Mulino Bianco – e internazionale (A-Team, Full Metal Jacket ecc…) tutte rivisitate dallo sguardo irriverente di Roberto Di Leo, un vulcano di trovate che sembrano frutto di quelle serate in cui con gli amici ci si diverte ipotizzare situazioni sempre più assurde e tutti si ride come dei matti.

Il punto debole di questa scelta è la mancanza di un perno attorno al quale far ruotare il racconto, un protagonista con il quale il lettore possa empatizzare, il fumetto infatti funziona meno quando si passa a un tipo di registro più realistico, che sembra essere meno nelle corde di entrambi gli autori.

In particolare il disegno sembra soffrire, soprattutto nell’espressività dei volti, questo tipo di impostazione più vicina al fotorealismo: Trivellini, sicuramente più a suo agio quando il disegno vira sul caricaturale/grottesco, si trova spesso ingabbiato in canoni che non padroneggia ancora efficacemente e che finiscono per irrigidire la recitazione dei personaggi. Si viene così a creare una discontinuità notevole anche all’interno delle stesse tavole: si pensi ad esempio al sempre indovinato ed efficace generale Smile in contrasto con i suoi interlocutori.

Roberto Di Leo va invece sempre avanti come un treno, una fucina di idee e battute brillanti, che però rischia di farsi travolgere dalla propria verve: dozzine di spunti divertenti e originali che prendono il sopravvento sulla caratterizzazione dei personaggi. È evidente che Di Leo voglia proporre un racconto corale, senza un protagonista centrale vero e proprio, per cui il processo di caratterizzazione di tutto il cast richiede uno spazio maggiore delle 96 pagine del primo albo. Dovendo scegliere come ottimizzare questo spazio limitato Roberto ha giustamente optato per la partenza in quarta piuttosto che rischiare un primo numero introduttivo più incentrato sui protagonisti che sull’intreccio, questa scelta lo penalizza però, come detto, in termini di efficacia sul piano emotivo: si sente la mancanza di un riferimento con il quale il  lettore possa identificarsi per essere effettivamente agganciato dalla storia.

Si tratta quindi di una buona partenza, soprattutto sul piano dell’umorismo, per una serie che mostra delle evidenti qualità e degli ampi margini di miglioramento.

ARF! 2018 e l’elogio del lettore non-consumatore

Attenzione: questo editoriale sull’ARF! Festival del Fumetto di Roma 2018 conterrà un alto tasso di aneddotica in stile Abraham Simpson. Giovinastri, siete avvisati.

Dei consumatori

Qualche tempo fa giravo tra gli scaffali della fumetteria Matrix di Ascoli Piceno quando un ragazzino, avrà avuto sì e no 16 anni, si avvicina a Peppe (il gestore) dicendogli: «Ho venti euro, che ci posso comprare?»
Molto gentilmente, e con un tono tra lo scherzoso e il paterno Peppe rispose «Niente. Noi qui vendiamo solo ai clienti, non ai consumatori».

Ecco, Peppe non sarà mai un uomo ricco, ma ha capito una cosa: che il mercato del fumetto non si può reggere sulle tendenze, ma deve avere dietro di sé una cultura che gli permetta di sostenersi anche al mutamento delle mode.

(Per la cronaca: il ragazzino ha poi chiesto consigli specificando quali altri fumetti già leggeva. Gli abbiamo appioppato Berserk perché essere lettori di fumetti vuol dire anche soffrire).

Del confronto

Nel 1990 leggevo fumetti già da un po’ e avevo un vicino di casa, Francesco, col quale ci scambiavamo gli albi dei supereroi Star Comics e Play Press, ma aldilà di questo le occasioni di confronto erano davvero poche: si scriveva alla pagina della posta e se andava bene Marco M. Lupoi ti rispondeva, altrimenti leggevi le risposte che si davano ad altri. Con l’inizio dell’università però cambiò tutto: conobbi altri ragazzi appassionati di fumetti, si parlava di autori, scrittori, disegnatori, pubblicazioni e quant’altro e, per la prima volta nella mia vita, riuscii ad andare a Lucca Comics.
Una svolta epocale nella mia vita: nel palazzetto, spalla a spalla con altri appassionati si conoscevano gli autori e gli editori dei fumetti che leggevi avidamente, chiedevi loro novità, suggerimenti, informazioni; si davano giudizi e si parlava con gli altri lettori e si scoprivano cose nuove.

Ritorno al futuro

Arriviamo ai giorni nostri: Lucca Comics & Games è una fiera gigantesca e bellissima, un coacervo di esperienze e linguaggi diversi che si parlano, si scontrano si confrontano. Centinaia di migliaia di persone che si stipano dentro le mura della città toscana a caccia delle proprie passioni. Il confronto si è allargato sul web dalle prime mailing-list fino ai social. La comunità dell’intrattenimento, che parte dal fumetto, passa per i giochi e arriva al cinema, TV e cosplay è vasta e attiva come non mai. Abbiamo una mezza dozzina di fiere “generaliste” di grosso spessore (tipo il Comicon, Cartoomics o Etna Comics) centinaia di manifestazioni medio-piccole e una manciata di fiere specializzate come il Ratatà, il TCBF, il Crack e così via.
Tra queste ultime c’è, appunto l’ARF! (gioite, Nonno Simpson è finalmente arrivato al dunque).

Obiettivi e risultati

L’ARF!, a quanto mi è sembrato di capire, nasce dall’esigenza di alcuni autori romani (Mauro Uzzeo,  Stefano Piccoli, Fabrizio Verrocchi, Daniele Bonomo e Paolo Campana) di rimettere al centro di una manifestazione sui fumetti chi i fumetti li fa: ovvero gli autori.
Ce l’ha fatta? Se volessimo farla breve diremmo di sì, ma, in realtà, giunto alla sua quarta edizione, l‘ARFestival ha ottenuto un risultato ben diverso e forse molto più importante di quello prefisso.

L’ARF! rimette al centro il Fumetto.

E con esso rimette al centro tutti gli “attori” di questo fenomeno, non solo gli autori, ma anche chi vuole diventarlo: ho visto amici uscire commossi ed entusiasti dalle sessioni del JobARF! e davvero una grandissima soddisfazione da parte di tutti i partecipanti alla Self Area. Cito un mio amico: «Abbiamo venduto più qui nel primo giorno e mezzo di quanto abbiamo fatto durante tutto [nome di grossa fiera generalista che stacca centinaia di migliaia di biglietti]».
Ma non solo loro: mette al centro anche noi lettori. E uso questa parola pesandola attentamente: non si parla di mercato, di pubblico, di consumatori o quello che volete, ma proprio di chi effettivamente legge il fumetto e ha voglia e bisogno di confrontarsi. E, guarda un po’ tu la sorpresa, anche gli autori sono felici (stanchi, ma felici) di parlare con chi apprezza e stima il loro lavoro.
Durante i due giorni mi sono trovato a fare lunghe, spero non vessatorie, chiacchierate con Mauro Uzzeo, Giovanni Masi, Giorgio Salati, Antonio Silvestri e tanti altri. Per tacere delle conferenze, o Lectio Magistralis se preferite, di Jordi Bernet, Enrique Breccia, Altan e via dicendo.

“Non consumatori, ma clienti” diventa “non consumatori, ma lettori”.

Ci si confronta su tematiche, disegni, progetti, possibilità in una maniera che è diventata impossibile alla Lucca C&G odierna, troppo vasta per dimensioni e contenuti per potersi permettere venti minuti di chiacchiere su fumetti e trapizzini con un lettore.

Serve ai lettori? Per esperienza personale dico assolutamente di sì.
Serve agli autori e agli editori? Non ne ho un riscontro diretto, ma da quel che vedo mi sembra che il confronto arricchisca loro tanto quanto i lettori.

ARF! – Pronti per la quarta edizione

Dal 25 al 27 maggio 2018 torna «il fumetto a Roma!» negli spazi del MATTATOIO con la quarta edizione di ARF!, il Festival ideato e organizzato da Daniele “Gud” Bonomo, Paolo “Ottokin” Campana, Stefano “S3Keno” Piccoli, Mauro Uzzeo e Fabrizio Verrocchi.

Dopo il grande successo delle prime tre edizioni, ARF! 2018 cresce negli spazi con un padiglione in più e si arricchisce nelle rassegne e nei contenuti grazie alla presenza dei più importanti editori italiani e dei migliori autori contemporanei, attraverso mostre di grandissimo prestigio, incontri e confronti con professionisti del settore, Masterclass, Lectio Magistralis e anteprime esclusive.

Un intenso weekend di attività, dalle 10 alle 20, a partire da venerdì 25 con l’inaugurazione di «Andrea Pazienza, trent’anni senza», la grande esposizione che – nell’anno del trentennale della sua scomparsa – celebra e finalmente riunisce le eredità artistiche e l’intera opera del più eclettico e geniale fumettista italiano di tutti i tempi (una coproduzione ARF!/Comicon, dal 25 maggio al 15 luglio 2018).

Oltre a Pazienza, sei le mostre allestite per i tre giorni del Festival: Alessandro Barbucci, disegnatore per Disney Italia, co-creatore di W.I.T.C.H., Monster Allergy Sky Doll e autore del manifesto ARF! 2018lo spagnolo Jordi Bernet con «Il Buono, le Belle e il Cattivo» dedicata a Tex, alle sensualissime protagoniste dei suoi fumetti (Chiara di Notte, Sarvan, Custer, Cicca) e al gangster Torpedo; il croato Danijel Zezelj, talento visionario di questo fine millennio (anche per Marvel, DC Comics, Vertigo e Image) con «Black Oxygen»; la personale di Francesco Guarnaccia (vincitore del Premio Bartoli 2017) «Ce ne sono di cose strane in questo regno».

Come le scorse edizioni non mancherà la Self ARF! (ad accesso gratuito) dedicata esclusivamente al mondo delle autoproduzioni e dell’editoria indipendente, che in questa quarta edizione si arricchisce con l’importante mostra sul tema dell’autoerotismo «Love yourSELF (V.M.18)».

Infine anche la mostra dedicata alle tavole originali di Will Eisner, il “padre” del moderno graphic novel, che avrà luogo alla CArt Gallery di via del Gesù dal 15 maggio al 6 giugno 2018, realizzata da CArt Gallery in collaborazione con ARF!, che insieme pubblicheranno anche ARFBOOK, il catalogo di tutte le mostre del 2018.

Tra le sezioni del Festival, anche nel 2018, riapre l’area dedicata alle opportunità professionali: la Job ARF!, uno spazio dove poter mostrare a editor e case editrici il proprio portfolio con idee, progetti e creatività, realizzata quest’anno grazie al contributo di RUFA – Rome University of Fine Arts.

Per i più piccoli torna ARF! Kids, il luogo dedicato all’immaginario dei bambini (a ingresso gratuito fino ai 12 anni) con un ricco programma di laboratori creativi curati da alcuni dei più rinomati illustratori italiani, letture ad alta voce, disegni, giochi e tanti libri a disposizione di tutti.

E per la formazione di aspiranti fumettisti e illustratori non mancheranno le Masterclass, vere e proprie classi “a numero chiuso” con le superstar del fumetto italiano, per tutti coloro che vogliono imparare a scrivere, disegnare e colorare fumetti Da venerdì a domenica saliranno in cattedra, oltre all’autore in mostra Alessandro Barbucci, Mirka Andolfo, Alessandro Bilotta, Davide De Cubellis, Ale Giorgini, Emiliano Mammucari e Michele Masiero.

Altri appuntamenti di assoluto rilievo sono le tre Lectio Magistralis tenute dai tre maestri del fumetto d’autore Jordi Bernet, Altan e Enrique Breccia e gli incontri con Peter Kuper, David B, Marcello Quintanilha, Giacomo Bevilacqua, Zerocalcare, Gipi…

Confermata per il secondo anno di seguito l’Artist Alley che ospiterà i migliori autori italiani che pubblicano all’estero (esportando l’eccellenza del fumetto “made in Italy”), tutti presenti per disegni, dediche, stampe esclusive e commission.

Sin dalla prima edizione ARF! è anche sinonimo di solidarietà: dopo Emergency, Cesvi e Dynamo Camp, quest’anno il partner solidale del Festival è Amnesty International.

ARF! è promosso da Roma Capitale – Assessorato alla Crescita Culturale e Azienda speciale Palaexpo, con il sostegno della Regione Lazio, con il patrocinio delle Biblioteche di Roma, ed è gemellato con il Napoli Comicon, il Treviso Comic Book Festival, Lucca Comics & Games e Cartoons on The Bay.

Scarica qui il Programma_ARF_2018

INFO PUBBLICO ARF! «Festival di storie, segni e disegni» #ARF4
25/26/27 maggio 2018 – MATTATOIO Testaccio
piazza Orazio Giustiniani 4, Roma
Orario: 10:00-20:00
Biglietti: giornaliero € 10,00 – abbonamento 3 giorni € 20,00
Info: 060608
www.arfestival.it – info@arfestival.it
Facebook: www.facebook.com/arfestival
Twitter: @arfestival
Instagram: @arfestival

www.mattatoioroma.it

Batman, vita con Alfred – Il nuovo Concorso di Illustrazione di Dimensione Fumetto

Dopo il successo delle manifestazioni passate l’Associazione Culturale Dimensione Fumetto torna a proporre a tutti gli artisti dilettanti, italiani e non, il proprio concorso di illustrazione.

Stavolta il tema del concorso è dedicato al più fedele dei collaboratori di Batman: il suo maggiordomo Alfred Pennyworth.

I partecipanti saranno chiamati a illustrare i momenti della vita di Alfred nelle sue mansioni di assistente dell’Uomo Pipistrello. Come sempre le possibilità lasciate agli illustratori saranno infinite: si potranno raffigurare situazioni domestiche e quotidiane così come ambientazioni estemporanee e fantasiose. L’importante è che gli elaborati riescano a raffigurare efficacemente il rapporto che lega il personaggio di Batman al suo maggiordomo.

In palio ci saranno premi offerti da: Pentel ItaliaScuola di Fumetto Marche, Cartoleria Cartarius, RW Edizioni e Nicola Pesce Edizioni.

La locandina è illustrata dalla talentuosa Claudia Plescia già vincitrice dell’edizione 2016.

Per il Bando e le FAQ di partecipazione clicca qui -> BANDO & FAQ
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