Andrea Cittadini Bellini

Scienziato mancato, appassionato divoratore di fumetti, collezionista di fatto, provo a capirci qualcosa di matematica, di scienza e della Nona Arte...

Il Triste Sire sotto attacco! Il re dei ribaldi 2

Torna Tristan, il Triste Sire.

O meglio, continua la sua saga. Del cui inizio abbiamo già parlato.

Ed è bravo Brugeas a introdurre elementi che infittiscono la trama. Inserendo molti fatti di fantasia su situazioni storiche o verosimili.

Lo sfondo storico è quello della rivalità tra il re di Francia Filippo II e Riccardo Cuor di Leone. Dopo aver partecipato insieme alla Terza Crociata, detta appunto la crociata dei Re, Filippo era tornato in patria anticipatamente e aveva approfittato della prigionia di Riccardo. Così la liberazione del Plantageneto crea una situazione di tensione.

Il Triste Sire, fedele a re Filippo, si trova ad affrontare questa situazione, cercando da una parte di mantenere l’influenza sulla città di Parigi, dall’altra di proteggere la persona del Re, a sua volta in pericolo di vita.

Infatti Riccardo ha dei suoi emissari che stanno lavorando (bene) nell’ombra, al punto da incrinare anche a fiducia del re Filippo in Tristan.

Questi aveva tenuto all’oscuro il re di alcune sue gesta per proteggerlo (quelle situazioni in cui meno ne sai e meglio è per te…).

Così la situazione sembra precipitare, fino a che Tristan si decide (o meglio, si lascia decidere) a chiedere aiuto al padre della defunta moglie, che è il Coësre, cioè l’indiscusso capo della Corte dei miracoli.

Si intrecciano, in questo che potremmo definire un fumetto storico (sulla falsariga del romanzo storico), (molte) storie personali e (assai meno) vicende storiche. Anche queste ultime al limite della leggenda.

Dalle due parti si schierano personaggi particolari, oltre ad alleati e tirapiedi già conosciuti nel primo volume.

Con il Triste Sire il moro Saif, il Gufo, e poi, forse, la Corte dei Miracoli. Con Re Riccardo una donna e un mercenario di Rouen, chiamato Ruennese, con una traslitterazione non felicissima dal francese. Mercenario grosso e imbattibile (fa un po’ pensare a The Hound de Il trono di Spade).

Brugeas disegna un intreccio che non lascia capire chi, alla fine, sia in posizione di vantaggio. Per usare una metafora musicale, questo secondo capitolo, dopo l’ouverture del primo, elabora il tema principale e poi lascia la melodia in sospeso, come su un accordo di settima…

In attesa del terzo e conclusivo capitolo, sul quale, in un modo o nell’altro, la melodia risolverà.

Ronan Toulhoat continua con i suoi disegni dinamici e anatomicamente molto belli. Sempre pieni di dettagli (nelle rappresentazioni della Corte dei Miracoli ce ne sono centinaia). Con i colori (in collaborazione con Johann Corgié) quasi mai realistici e virati, soprattutto in blu o in rosso, a seconda della situazione e dell’ambiente in cui si svolge la vicenda, forzando anche un po’ la mano negli ambienti sotterranei o crepuscolari.

Infatti alla luce delle torce tutto è rosso, alla loro assenza tutto è blu o ocra.

È la luce, a volte insieme agli stati d’animo, a decidere le colorazioni.

A volte alcuni dettagli sono colorati in modo realistico, ma forse per non far perdere del tutto al lettore il contatto con la realtà.

Questo stile rende un po’ pesante la lettura, ma la trama è coinvolgente, com’è un po’ il fantasy storico dopo Game of Thrones, cruento e pieno di sotterfugi, che emergono con forza solo quando sembra essere troppo tardi.

La qualità della  storia e della grafica non vengono però in nessun modo compromesse dalla colorazione, come dicevamo, a volte un po’ eccessiva.

Restiamo in attesa della traduzione (ad opera dell’ottima Federica Giuliano di Arancia Studio, finora molto lineare) e della pubblicazione italiana del terzo volume per chiudere questo primo ciclo de Le Roy des Ribauds.

Il Re dei Ribaldi
Libro II
Star Comics Presenta n.26
Vincent Brugeas, Ronan Toulhoat
Edizioni Star Comics, 2019
Brossurato con alette, 160 pagg., colore, € 17

Garibaldi in Francia

La prima volta di una storia in due volumi dei Prodigi fra le nuvole di Kleiner Flug è Garibaldi.

Due volumi, come due furono i “mondi” dove fu protagonista.

In realtà i due volumi si riferiscono a un momento della vita dell’eroe probabilmente meno noto in Italia. Non certo uno di quelli che fanno parte dell’immaginario collettivo risorgimentale. Dall’«Obbedisco» di Teano allo sbarco a Marsala.

E molto limitato nello spazio e nel tempo.

I fatti raccontati nei due volumi si svolgono infatti dieci anni dopo la spedizione dei Mille, durante la Guerra Franco Prussiana, combattuta dal secondo Impero Francese contro la Prussia che cercava l’egemonia sull’Europa. Garibaldi, fuggito da Caprera, si mette alla testa delle truppe francesi, coadiuvato da due dei suoi figli (Ricciotti e Menotti) e da Stefano Canzio.

In tutto meno di 20 giorni, dal 21 gennaio all’8 febbraio del 1871. In realtà tutto il primo volume riguarda i tre giorni di battaglia alle porte di Digione, per quella passata alla storia proprio come la “terza battaglia di Digione”. La seconda, partendo dalla conclusione degli scontri, si occupa delle conseguenze politiche e personali degli eventi, centrandosi sulla figura di Garibaldi politico e sui primi momenti della Terza Repubblica francese.

E sottolinea anche gli stati d’animo di Garibaldi, militare e politico, mescolando l’azione bellica con la delusione politica e la sofferenza fisica. Il tutto usando per lo più gli sguardi disegnati.

La sceneggiatura è di Francesco “Paul Izzo” Polizzo, scrittore poliedrico, con molte esperienze alle spalle, anche su fumetti storici come Diabolik. La grafica è di Lorenzo Miola, i colori di Simone Stanghini. Tutti legati alla Scuola Internazionale di Comics di Firenze e ad Alessio d’Uva, deus ex machina di Kleiner Flug. La copertina del primo volume, dal titolo L’ultimo baluardo, che è in comune con l’edizione da edicola a opera di Editoriale Cosmo, è di Luca Merli, con diverse esperienze in Francia e oltreoceano.

Partiamo proprio da questa: non è vero che le dimensioni non contano. Il formato grande e la qualità della carta rendono certo più giustizia all’evocativa figura dipinta da Merli, che porta il tricolore italiano.

Che la storia sia pensata anche per una uscita in un albo in stile Bonelli è poi evidente dalla gabbia, che presenta le canoniche tre righe, anche se con molte “sottolineature” grafiche.

Ci godiamo infatti alcuni passaggi grafici nei momenti più importanti ed emozionanti del racconto, dai primi colpi della battaglia, sottolineati da una vignetta su due pagine. O quelli dell’attacco decisivo, in cui la composizione delle vignette sottolinea la cinetica e, scusate il bisticcio, anche la cinematograficità della situazione e del modo di rappresentarla. La scelta dei punti di vista, una sorta di chiasmo grafico, con la vignetta in negativo a fondo pagina.

In altri momenti si notano vignette senza sfondo e senza bordi nelle quali si sottolineano parole ed espressioni dei personaggi.

Ho notato che questo accade con i personaggi sempre in parte voltati, mai con primi piani forti. Non che questi non ci siano. Ma in quel caso la vignetta è chiusa, anche se a volte senza sfondo per evidenziare il personaggio (che si solito è Garibaldi).

Non è infrequente l’uso delle vignette verticali, cioè che prendono due righe, ma solo per metà, o meno.

Il tratto di Miola è pulito, privo di fronzoli, ma attento ai dettagli. Gli sguardi e le espressioni dei volti vengono colti con grande precisione.

Ma anche l’utilizzo dei piani prospettici, la continua variazione del punto di vista rende estremamente interessante la lettura.

Inoltre il disegno predomina nettamente sul resto, le parole sono poche, e comunque i balloon sono piccoli. Anche le parole urlate hanno dimensioni limitate, come se il suono fosse attenuato.

Nella stessa direzione sembra andare l’uso limitato delle linee di forza e delle onomatopee. Anche queste appaiono più come echi ovattati, anche quando si parla di colpi di cannone, e magari il cannone è in primo piano.

La mancanza delle linee di movimento non limita la dinamicità, tutta a carico dei cambi di punto di vista, che danno a volte un senso simile ai piani sequenza cinematografici. Insieme alla capacità di Miola di fermare attimi significativi.

Non possiamo certo parlare di linea chiara nel senso classico di Hergé, ma la pulizia del tratto, il dettaglio sugli ambienti, si unisce alla già citata attenzione ai volti e alla caratterizzazione dei personaggi. Anche di quelli destinati a durare poche vignette, come il giovanissimo soldato prussiano.

Il colore è altrettanto lineare. Aiuta, nel modo più naturale, a distinguere i passaggi cronologici dal giorno alla notte. E vira di rosso le due pagine di ricordi dedicati all’amata Anita. Un rosso caldo di un amore che il vecchio condottiero non sente più.

Sfibrato da quello che è diventato quasi un dovere: la ricerca della libertà con tutti i mezzi, bellici e politici. Anche se è ormai malandato.

E lo dice, in sogno, proprio ad Anita: La libertà è l’unica cosa che conta.

Paul Izzo, pur concedendosi licenze, è storicamente preciso con le date, cita provvedimenti e lettere di Garibaldi, propone personaggi storicamente credibili.

E ciò lo aiuta a rendere più credibile anche l’uomo Garibaldi che emerge da questa storia. Diciotto giorni per mettere tutto se stesso in una battaglia che appariva senza speranza, finendo con la delusione di chi ha offerto i suoi servigi e viene scacciato via.

E, prima di imbarcarsi per l’amata Caprera, dove ritrova i suoi amati animali, esce da quell’Hotel, Le deux nations. Due come i mondi che ha conquistato. Due come i paesi europei nei quali ha lottato per la libertà. Due, più prosaicamente, come i tomi serviti per raccontare questa storia. Forse meno eroica e meno nota in Italia, ma che certamente ci fornisce una dimensione umana di Garibaldi.

Garibaldi
Vol. 1: L’ultimo baluardo; Vol. 2: Vittoria amara
Prodigi fra le nuvole n. 21/22
48 pagg., 14 € cadauno
Kleiner Flug 2019

Miss Peregrine e i ragazzi speciali: le graphic novel

Confrontare un romanzo, la sua trasposizione a fumetti e il un film diretto da Tim Burton è complesso e certamente fa tremare i polsi.

Ma si può partire in qualche modo in vantaggio…

Miss Peregrine è infatti una invenzione dello scrittore americano Ransom Riggs, che ha scritto quattro romanzi, di cui due finora trasposti a fumetti, mentre il film è in qualche modo autoconclusivo. Storie ambientate in un mondo tra realtà e fantasia. Un mondo in cui ci sono persone diverse, che hanno bisogno in qualche modo di essere protette.

Lo stesso Riggs ha lavorato sull’edizione disegnata, collaborando nell’adattamento con la disegnatrice, Cassandra Jean Piedra.

E l’autore stesso si è detto entusiasta del lavoro cinematografico di Tim Burton, in un’opera che non segue del tutto la trama, per evitare di diventare una storia a puntate.

Che lo stile sia lo stesso è evidente: le foto in bianco e nero utilizzate per le copertine sono le stesse presenti sulle copertine dei romanzi. E che compaiono anche nel film. Lo stile grafico usato da Riggs nei libri infatti, ben si sposa con le caratteristiche del visionario Burton.

D’altra parte Riggs ammette di avere una passione per le vecchie foto, anche se non conosce chi viene immortalato, perché è possibile costruirci delle storie. E proprio da queste, dalle foto più strane in suo possesso, è partito per immaginare il mondo dei ragazzi speciali.

E le stesse foto saranno anche il legame tra Jakob, il giovane protagonista della vicenda, e suo nonno nel fumetto.

Che è stato uno dei ragazzi speciali.

E da qui parte tutta la storia dei volumi a fumetti. Che segue (pedissequamente) quella dei romanzi e (in parte) quella del film.

La morte del nonno Abe, i mostri, il viaggio alla ricerca del passato, la casa del falco pellegrino, la scoperta delle isole e della possibilità di viaggiare nel tempo, o meglio di finire in una specie di bolla temporale.

E i soliti cattivi, che da questi poteri vogliono trarre il massimo profitto, e, con poca fantasia, diventare dèi in terra. Mentre le ymbryne, come Miss Peregrine, appunto, mantengono lo status quo, cercando di tenere i due mondi il più possibile separati.

Rispetto al film, come si diceva ispirato al primo libro, ma senza velleità di sequel (per ora), ci sono alcune differenze. Infatti ci sono tutte le possibilità di infittire la trama, di introdurre personaggi, non avendo necessità di chiudere le linee narrative in tempi brevi.

Così la storia, in questi due primi volumi, si sviluppa lasciando molti sospesi. Lo sfondo è chiaro. Ci sono questi ragazzi peculiari, questo il termine usato da Riggs, di cui Jacob scopre di far parte, perché può vedere i mostri, come suo nonno. Con cui finisce per condividere anche i sentimenti per una ragazza.

Una storia fatta prima di iniziazione e di accettazione del diverso (e in primis della propria diversità) che inizialmente sembra per ragazzi,  ma poi vira, come contenuti e come modalità narrativa, verso la maturità.

Crudeltà, sotterfugi, fino alle morti violente con una atmosfera di tensione che non accenna a placarsi per tutto il secondo libro.

Fino a sciogliersi in una sorta di consapevolezza e maturità di Jacob.

Mi ha convinto molto la caratterizzazione dei personaggi. Certamente perché fedeli ai personaggi creati da Riggs. Le variazioni di ritmo sono abbastanza coinvolgenti. Si rende tangibile il cambiamento di percezione di sé e degli altri da parte del protagonista.

Forse meno convincente è la parte grafica.

Sebbene sia molto interessante l’alternarsi di foto d’epoca e disegni, sottolineando il fascino del passato, non sono riuscito ad apprezzare fino in fondo il mix con lo stile un po’ shonen manga usato da Cassandra Jean.

Che in effetti non appare adatto alle ambientazioni della storia, soprattutto per l’atmosfera british che invece Burton rende nel film.

I disegni sono dinamici, lo stile richiama pesantemente i fumetti giapponesi, anche nel modo di gestire i passaggi di scena. Le gabbie delle pagine sono molto irregolari. I colori (per lo più in bianco e nero e toni di grigio, ma spesso con inserti e viraggi pastello) restituiscono un ritmo più pacato, sottolineando senza troppi eccessi i momenti e i particolari più accesi. Nel primo volume, ci sono molte pagine a colori, anche molto realistiche, in alcuni casi al limite dell’illustrazione. Soprattutto nella rappresentazione e caratterizzazione delle ymbryne.

Uno stile però che a me è parso non sempre convincente, soprattutto perché sembra sospeso tra una idea molto vicina al manga, pensando ad esempio anche alle onomatopee che fanno parte della grafica, e uno stile più illustrativo, contaminato dalle influenze di tanti autori. Non so quanto questi richiami siano voluti (ci sono dei passaggi che fanno pensare a diversi illustratori e fumettisti di varie scuole).

Una molteplicità di tratti che sottolineano momenti diversi: flashback e racconti, cambi di scena. Con l’andare avanti della storia, il tratto si alleggerisce, perdendo in dettaglio e in qualità. Ci sono molte meno pagine a colori nel secondo tomo rispetto al primo, pur mantenendo viraggi e pagine monocromatiche.

L’evoluzione non segue la storia, che in realtà accelera e si fa più avventurosa, ma non si merita il cambio di registro grafico, eccessivamente semplificato. Così la storia perde in introspezione, diventa la lotta per salvare il mondo dai mostri e dagli speciali. E il fumetto perde in dettaglio, in colore e, sostanzialmente, in qualità.

Rizzoli Lizard garantisce una splendida edizione, in hard cover, cucita, carta patinata da 120 grammi (almeno), formato tascabile, e risguardi eleganti a un prezzo non impossibile.


Ransom Riggs, Cassandra Jean
Miss Peregrine – la casa dei ragazzi speciali
Rizzoli Lizard 2017
€ 19, 264 pagg., b/n e colore, cm 15.5 x 21.7

Ransom Riggs, Cassandra Jean
Hollow City

Rizzoli Lizard 2019
€ 20, 264 pagg., b/n e colore, cm 15.5 x 21.7

Asimmetrie e Scuola del fumetto: anche l’INFN fa scienza a fumetti

Abbonarsi ad Asimmetrie è facile e gratuito. Asimmetrie è la rivista di informazione e divulgazione dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), e con l’ultimo numero , il 26, nella mia cassetta della posta ho trovato una bella sorpresa.

Un fumetto dal titolo Racconti dal Bar Aonda. Un bar non distante dal Ristorante al termine dell’universo inventato da Douglas Adams. Un bar nel quale si trovano onde e particelle che girano per lo spazio e si fermano per fare due chiacchiere e rifocillarsi un po’, visto che vanno veloci da un capo all’altro dell’universo.

Ed è l’occasione per raccontare come queste onde (o particelle?) vengono catturate e studiate sulla Terra.

L’albo a fumetti (30 pagine) è scritto da Marco Madoglio e Catia Peduto. Il primo è legato alla Scuola del Fumetto di Milano, la seconda fa parte dell’Ufficio Comunicazione dell’INFN.

I disegni sono di Ramie, ai colori Bianca Burzotta. Sotto la direzione di Pia Astone, primo ricercatore dell’INFN, e da anni all’interno di VIRGO.

La storia racconta in breve l’origine teorica delle onde gravitazionali, e la loro recente e rivoluzionaria osservazione. Sia dal punto di vista delle onde stesse (Nera15 è proprio la prima onda gravitazionale rilevata), che degli scienziati sulla Terra.

Con la presenza anche di personaggi accattivanti e simpatici, come solo i giovani ricercatori sanno essere: tre dottorandi del progetto VIRGO che incroceranno le loro vite con le scoperte dell’ormai famosa astronomia multimessaggero.

Il fumetto è stato presentato dall’INFN come allegato all’ultimo numero di Asimmetrie al recente Salone Internazionale del Libro di Torino. Oltre alla storia, divertente e legata ai sentimenti umani, oltre che alle scoperte scientifiche, il volumetto contiene alcuni approfondimenti divulgativi, per i più curiosi, appunto.

Ma la parte a fumetti, con l’intreccio, e anche con qualche incursione tecnica, stimola e coinvolge già sufficientemente la curiosità.

La cosa interessante è che, dopo il CNR con Comics&Science, anche un altro importante ente di ricerca italiano utilizza il nostro medium preferito per allargare la platea dei fruitori e attirare anche le giovani generazioni verso la scienza.

Forse potrebbe essere auspicabile una regia comune, per evitare il disperdersi in tanti rivoli di risorse che sappiamo essere limitate. Ma è bello e importante che il fumetto sia ormai a tutti gli effetti un linguaggio della divulgazione scientifica.

E speriamo che i fumetti allegati ad Asimmetrie non finiscano qui…

Dialoghi: parlare di scienza a fumetti

I dialoghi sono da sempre un modo per parlare e confrontarsi. E per questo sono il modo più naturale di discutere su scienza e sapere. Aveva cominciato Platone intorno al 400 a.C., che in qualche modo nel Teeteto parlava già di scienza. Poi Galileo stesso aveva espresso le sue idee scientifiche in forma dialogica, in modo da confrontare le diverse visioni del mondo. Il celeberrimo Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo è l’opera che rivoluziona il modo di vedere la realtà, l’atto di nascita della scienza moderna. Nel 1700 Hume ha diffuso le sue idee filosofiche utilizzando lo stesso formato narrativo.

La forma dialogica consente di presentare e confrontare in modo dinamico le diverse opinioni, incarnandole nei personaggi. In questo modo si dà quasi fisicità alle idee. Rendendole forse meno ostiche. E se nella nostra società della comunicazione parlare è diventato paradossalmente sempre più difficile, è certamente un modo per confrontarsi e per approfondire. Per mettersi in un atteggiamento di ascolto e di condivisione.

Clifford V. Johnson, fisico di origine britannica professore alla University of Southern California, non è nuovo al mondo del fumetto. È stato infatti consulente scientifico per alcuni film Marvel come Thor: Ragnarok e Infinity War.

Ma ha deciso di mettersi in proprio e cimentarsi in un’opera che mescola il dialogo, come metodo espositivo, al fumetto. E lo fa nel modo più completo possibile, facendo tutto da solo: dal soggetto ai disegni.

Soprattutto questo suo Dialoghi – Conversazioni sulla natura dell’universo è un’opera che contiene tantissimi concetti di fisica, anche molto complessi, e si fa uso dei disegni per spiegarli. Ma non parlando della storia della scienza, come spesso avviene nei fumetti divulgativi. Né giocando con gli scienziati, che diventano protagonisti di storie un po’ oniriche, come abbiamo visto anche in questo sito.

Il libro si apre con l’introduzione di Frank Wilczek, del MIT, Nobel per la Fisica nel 2004. Che si concentra non tanto sui contenuti, quanto sulla modalità, coniando il termine graphic dialogue per la tecnica usata da Johnson.

Peraltro nel libro non ci si limita a rappresentare i dialoghi, ma si fa divulgazione dura. Non si ha paura di utilizzare diagrammi ed equazioni, spesso ignorate dalla divulgazione scientifica. Tanto è vero che una sorta di regola non scritta dice che

l’interesse del pubblico per un’opera di divulgazione scientifica è inversamente proporzionale al numero di equazioni che vi compare.

A volte Johnson gioca con questi aspetti, ad esempio facendo comparire una tavola periodica sul tavolino di un treno (che ovviamente non compare nelle pagine precedenti).

Pur utilizzando i disegni e i balloon, Johnson non vuole scrivere un’opera asfittica e troppo facile. Nessun discorso all’acqua di rose: anche se per via grafica, sta proponendo una visione scientifica chiara della realtà. Dice chiaramente che le equazioni sono una parte insostituibile della fisica, e non si può fare un libro di divulgazione senza usarle. A maggior ragione quando il libro è composto da immagini. Perché le equazioni in fondo non sono che rappresentazioni grafiche. E se non rientrano nella definizione data da Will Eisner di arte sequenziale, forse in qualche modo sono associabili in quella data da Scott McCloud

Immagini e altre figure giustapposte in una deliberata sequenza, con lo scopo di comunicare informazioni e/o produrre una reazione estetica nel lettore.

In fondo una equazione è costituita da figure giustapposte in sequenza che comunicano informazioni.

E non è la sola caratteristica che lo accomuna molto da vicino a un libro scientifico tradizionale, quasi da professionisti.

Alla fine di ogni capitolo, Johnson aggiunge una serie di citazioni bibliografiche più o meno tecniche, spesso recentissime, a testimoniare l’attenzione dell’autore per gli ultimi sviluppi nei diversi campi della fisica trattati. In effetti già nell’introduzione ha esortato i lettori a leggere tante fonti. Infatti, come dice Wilczek, le

brevi note al termine di ogni capitolo danno a chi desidera approfondire gli argomenti trattati una lista aggiornata di fonti di informazioni aggiuntive e facilmente accessibili.

Il libro è quasi sempre sufficientemente scorrevole, come lo è usualmente un fumetto che parte da situazioni della vita quotidiana. Ma non per questo poco impegnativo. A volte però l’avanzamento risulta non del tutto fluido, indipendentemente dalla difficoltà dei temi trattati.

I dialoghi avvengono in situazioni più o meno quotidiane (una sorta di festa in maschera nella sala di paleontologia di un museo, ma anche in casa o sul treno). I personaggi sono ricorrenti: un astrofisico, una fisica teorica, una cosmologa e una “appassionata”. E le loro linee spaziotemporali si incrociano, dando modo ai personaggi di incontrarsi in situazioni diverse. Sono riconoscibili la skyline di Los Angeles e alcuni suoi scorci caratteristici.

È soprattutto la ragazza con la camicia verde il trait d’union, la curiosità che dal contatto con lo scienziato passa a essere a sua volta protagonista della diffusione della cultura scientifica. Nel primo dialogo infatti, si fa spiegare alcuni passaggi della relatività e delle equazioni di Maxwell. Nell’ultimo stimola una ragazza incontrata per caso su un autobus:

gli scienziati non sono gente speciale, ma gente normale che si occupa di una cosa speciale: la scienza. Se vuoi diventare una scienziata non devi stare a pensarci: prova!

Il fumetto quindi si fa veicolo non solo di contenuti scientifici, ma di un messaggio: la scienza e lo studio sono utili, difficili, ma entusiasmanti. Provando a dare ai più giovani, a cui il medium fumetto pare naturalmente più destinato, anche una scossa in favore di quelle che ormai si chiamano STEM (Science, Technology, Engeneering, Mathematics), e per il cui studio si sono mobilitati enti di formazione e ricerca in tutto il mondo. In particolare anche nella direzione di parità di genere.

E facendo parlare solitamente uno scienziato (tranne che in due casi) con un appassionato di scienza, prova ad attualizzare la scienza e a farla uscire dalla sua torre d’avorio. Senza aver paura di affrontare temi non facili, a costo di dare lavoro al lettore. Sia nei contenuti prettamente scientifici, ma anche su temi a latere, come il confronto scienza-religione e il significato della ricerca.

La scelta di fare un’opera completa, occupandosi anche dei disegni, non è parsa sempre del tutto riuscita. Il tratto mostra spesso tutti i limiti di un non professionista della grafica, sebbene le inquadrature nelle singole vignette siano molto ricercate e la gabbia sia sempre costruita con eccezionale cura. Entrambe infatti risultano efficaci nel dare movimento alle pagine e all’intera opera, visto anche che i contenuti delle vignette non sempre possono lasciar spazio alla fantasia.

Anche quando però sono a sfondo scientifico, nella rappresentazione o interpretazione di un fenomeno, le immagini sono vagamente approssimative e poco dinamiche, danno un certo senso di staticità (manca qualsiasi forma di onomatopea o di linea di movimento, il che fa pensare a una scelta deliberata). Che però contrasta con il contenuto, veramente ben elaborato, e con la costruzione della scatola che le contiene, cioè le pagine. Considerando anche la grande attenzione riposta nell’utilizzare immagini di immediata comprensione per spiegare i fenomeni fisici. O nei giochi di inquadrature, e nella sovrapposizione di realtà e spiegazione scientifica, con tratti a volte geniali.

Nonostante i volenterosi tentativi di realismo, anche negli sfondi e negli ambienti, resta però una sensazione di incompiuta. Non che la grafica sia di qualità scarsa. Ma non è al livello, veramente altissimo, del contenuto, sia scientifico che divulgativo. E soprattutto non mantiene sempre uno standard, in particolare nei “punti di passaggio” della storia. Il colore a sua volta non aiuta risultando piuttosto piatto, senza impatto.

Pur giocando molto bene con i salti tra realtà dei personaggi, materializzazione del contenuto dei dialoghi e disegni esplicativi sulla parte scientifica.

Se dunque è vero che il fine è la divulgazione, certamente è stato più che pienamente raggiunto. Il lavoro è ben fatto. Va oltre il manuale, riesce a essere accattivante. Ma l’impatto visivo potrebbe sconsigliare il lettore occasionale.

Il lavoro tecnico delle Edizioni Dedalo è fatto estremamente bene: la traduzione è di Andrea Migliori, uno dei migliori professionisti nel campo in Italia (La casa della saggezza, A cena con Darwin e diversi altri Bollati Boringhieri). La carta è patinata e consistente (Ribelle Silk da 150 g), il formato generoso. Il prezzo, per la densità dei contenuti, ma anche del supporto, è più che adeguato alla ricchezza dell’opera.


Clifford V. Johnson
Dialoghi – Conversazioni sulla natura dell’universo

Edizioni Dedalo, 2018
248 pagg., cm 20×24, brossura, colore, € 25
ISBN 9788822057051

Esordio per DF Scienza

È nato il settore Scienza di Dimensione Fumetto, come abbiamo raccontato in questo articolo.

In collaborazione con San Beach Comix Vol. III e con il preziosissimo supporto di Rinascita Comunicazione, del Liceo Scientifico “A. Orsini”, dell’Istituto Comprensivo Folignano Maltignano e del Liceo Classico di Montalto delle Marche abbiamo invitato Bruno Codenotti e Claudia Flandoli per un vero e proprio tour de force tra l’entroterra e la costa.

Abbiamo creato le occasioni perché i nostri ospiti incontrassero gli studenti di tutte le scuole interessate.

Gli incontri sono stati molto interessanti.

Bruno (Claudia era ancora in aereo da Cambridge ad Ancona) ha incontrato, parlando di logica, homo rationalis, teoria dei giochi, gli studenti del Liceo Scientifico di Ascoli.

Un pubblico impegnativo, ma alla fine attento.

Sempre facendosi aiutare dalle illustrazioni di Eros Pedrini, ha poi raccontato ai giovani studenti della Scuola Secondaria di I grado di Villa Pigna di Folignano, la storia del Codice Beale, come esempio di crittografia.

Claudia Flandoli ha poi stimolato i fumettisti in erba a produrre uno studio di personaggi, un fumetto, uno storyboard ispirato dalla storia appena ascoltata.

I lavori prodotti durante il laboratorio sono stati interessanti, tutti i ragazzi, alcuni dei quali fanno parte di un progetto dedicato allo studio della matematica con strumenti meno tradizionali, sono stati entusiasti della storia di Beale e hanno tentato di fare uno studio sulla storia a sfondo matematico.

Alcuni hanno fatto degli studi per un personaggio, altri hanno provato a costruire uno storyboard.

L’incontro purtroppo è durato troppo poco…

Dopo gli studenti, è stata la volta dei docenti, con l’incontro, peraltro valido per la formazione, tenuto presso la Libreria Rinascita, incentrato proprio sulla possibilità di utilizzare il fumetto per porre in modo comprensibile problemi nel campo della matematica.

Il pubblico, composto per la maggior parte, ma non esclusivamente, da docenti, è stato interessato e partecipe, a testimoniare che quello tra matematica e fumetto è un binomio più che possibile.

Sabato mattina c’è stato l’incontro con gli studenti di Montalto. Gli studenti del Liceo hanno così portato a termine un percorso su fumetto ed epica con la professoressa Maura Pugliese, che tra l’altro ringraziamo per la preziosissima collaborazione nell’organizzare tutto il fine settimana.

I lavori finali del progetto sono stati poi esposti presso la Libreria Mondadori di San Benedetto del Tronto, dove si sarebbe dovuto tenere anche l’incontro aperto al pubblico, che alla fine purtroppo è saltato per problemi organizzativi.

Come prima uscita di DF Scienza c’è di che essere soddisfatti. Certo, fumetto e scienza non sempre sono visti come sinonimo di cultura. Sarà nostra cura non arrenderci e provare a fare del fumetto un veicolo di cultura a tutti i livelli.

Vogliamo ancora una volta ringraziare tutti gli organizzatori di San Beach Comix Vol. III, le librerie Rinascita di Ascoli Piceno e Mondadori di San Benedetto del Tronto, tutti gli istituti scolastici coinvolti e, naturalmente, Bruno Codenotti e Claudia Flandoli.

Nob: Un papà alla francese

Il fumettista francese Nob ci illustra (in senso letterale) che vita può avere un padre single con quattro figlie, di età variabile dall’adolescente alla bebè.

Lo fa cercando un via di mezzo tra un tutorial per sopravvivere e un racconto di cronaca di vita familiare.

Il libro, pubblicato in versione italiana da Tunué, è strutturato in sei aree, a loro volta suddivise in pagine singole o doppie, che trattano argomenti diversi. Proprio come un manuale, per cui si può andare a cercare l’argomento di interesse, senza dover per forza leggere tutto, o la cui lettura può essere fatta come una vera e propria consultazione.

Dopo una breve introduzione sull’immancabile decalogo e la “giornata tipo”, si passa ad affrontare gli argomenti sostanziosi.

Educazione, psicologia, cultura e svago, comunicazione, le “ricorrenze familiari”, il cibo e i pasti.

Niente di particolarmente originale, ma un lavoro ben fatto.

Per lo più una serie di vignette singole raggruppate per argomento. A volte presentate come un elenco di opzioni.

Con l’immancabile “come noi vediamo loro” e “come loro vedono noi”, tanto di moda su tutti i social network. E con alcune pagine di manuale vero e proprio, come quella de I regali fatti in casa oppure l’elenco dei papà famosi, reali o di fantasia (immancabile la versione di Nob di Homer Simpson e di Barbapapà). Che mantengono un taglio ironico, ma con un livello un po’ altalenante.

Ci sono delle pagine che un po’ si raccontano, quelle in cui il papà (quasi) perfetto dal divano parla con il pubblico (addirittura davanti alle telecamere). E in cui le figlie fanno da pubblico e da operatori audio e video.

Così Nob sembra costruire una specie di sitcom televisiva, con battute singole accompagnate dai commenti esterni, per cui il papà, oltre a comparire nelle singole situazioni, fa da voce fuori campo. Una specie di Zelig cartaceo. E come nelle trasmissioni comiche della TV, c’è una certa ripetitività, se non nelle parole, certamente nel taglio, negli schemi logici, nelle corde che vengono toccate.

E ci inserisce, rendendole fruibili nella forma grafica della carta, molte delle modalità relazionali moderne a cui siamo sempre più abituati. Oggi relegate nelle comunicazioni elettroniche.

Mescolandole peraltro con altre modalità che noi, lettori dell’ormai antico Manuale delle Giovani Marmotte, conosciamo bene. La manualistica illustrata infatti è stata una grande risorsa per noi giovani della seconda metà del secolo scorso, e ha anche aiutato a dare una forma di serietà al fumetto, spesso considerato di nessuno spessore culturale.

Il manuale di Nob prova a mettere insieme queste due anime. Sembra voler creare un trait d’union tra la manualistica illustrata più tradizionale e i tutorial online moderni. Trattando un tema che consente tanti punti di vista e un atteggiamento divertito, sollevato e distaccato.

Ovviamente si prende in giro la condizione dei padri, esasperando un po’ tutte le situazioni.

Questa esasperazione è talvolta eccessiva. E la casistica non copre tutte le opzioni familiari.

In effetti un padre single con quattro figlie non è esattamente lo standard. Anche se ne abbiamo incontrati altri, nei fumetti e nei cartoni animati. Basti pensare alla situazione familiare di Gru in Cattivissimo me (non a caso creata da un altro francese, Pierre Coffin), con cui, se si eccettua l’ultimogenita, anche la caratterizzazione delle figlie ha dei punti di contatto.

Non che il lavoro non sia godibile, e va inserito nel percorso di Nob, che in Francia per Dupuis ha pubblicato anche una serie di cinque volumetti, oltre alle immancabili copertine e anticipazioni su Spirou. Il successo è grande, al punto che nel numero 4429, in edicola dal primo maggio, per parlare del colore nei fumetti, una tavola di Dad è presentata nella versione di sei coloristi diversi. Ed è anche possibile scaricare dal sito del giornale la stessa tavola e colorarla.

Ma a volte si ha la sensazione che non ci si sia decisi del tutto sui destinatari del fumetto, per lo meno per questo volume. Se i bambini (9+, dice in effetti il sito di Dupuis, e Spirou è un giornale per giovani lettori) o per adulti che vogliano un po’ sorridere della situazione degli quarantenni maschi, che spesso non sono cresciuti abbastanza per essere genitori credibili…

E infatti è un papà che mantiene un (sostanzioso) lato infantile. La cui autorevolezza è minata, per cui le figlie lo trattano più con condiscendenza che con rispetto.

La grafica è quanto ci si aspetta da un fumettista/vignettista franco-belga. I personaggi sono ben caratterizzati (l’adolescente altezzosa ha anche il nasino alla francese). Il taglio è ovviamente ironico e divertente, e Nob riesce bene in questo. La costruzione delle tavole è molto regolare, dando il senso di “raccolta di vignette” di cui parlavamo anche sopra.

Specialmente le pagine intere, a partire dalla copertina, sono molto ricche di dettagli, mentre le vignette evidenziano la scena in primo piano, riempiendola con lo sfondo solo quando è necessario. I colori accompagnano in maniera lineare, ribadendo, con gli sfondi o i viraggi, gli stati d’animo che l’autore sottolinea. Ma senza esagerare mai, mantenendo tonalità pastello che ben si accompagnano all’atmosfera comunque sfumata di tutto il libro.

Per tutti noi papà, non tanto un manuale, ma un modo per ritrovarsi, in alcuni atteggiamenti e situazioni. Un modo simpatico per fare dell’autoironia, anche se a volte un po’ fine a se stessa.

Per gli altri (mio figlio di 8 anni lo ha voluto leggere), un modo per far sorridere della figura del padre, oggi sempre più nel vortice della crisi di identità.


Nob (Bruno Chevrier)
Manuale del papà (quasi) perfetto
Tunuè, 2019
72 pagg, colore, cartonato, cm 14×21, € 14.50
ISBN 9788867903306

DF Scienza, un nuovo settore di Dimensione Fumetto

In occasione di San Beach Comix Vol. III e proseguendo nella collaborazione con l’Associazione Culturale Fumetti Indelebili, Dimensione Fumetto inaugura DF Scienza, il logo sotto il quale inseriremo le nostre iniziative legate alla scienza a fumetti.

L’esordio sarà proprio per il weekend della manifestazione a cui DF collabora fin dalla prima edizione.

Il 17 e 18 maggio prossimi pertanto, tra Ascoli Piceno e San Benedetto del Tronto, ci saranno alcune iniziative che vedranno protagonisti autori del panorama nazionale (e non solo) in questo settore.

Ospiti per l’occasione Bruno Codenotti, dirigente di ricerca del CNR, e Claudia Flandoli, disegnatrice già presente sulle nostre pagine e collaboratrice di Comics&Science di CNR Edizioni.

Questo il programma:

  • Venerdì 17 maggio
    • mattino: incontro con gli studenti del Liceo Scientifico Orsini di Ascoli Piceno
    • pomeriggio
      • ore 15: incontro con gli studenti dell’Istituto Comprensivo Folignano Maltignano
      • ore 17.30: incontro presso la libreria Rinascita di Ascoli Piceno, con valore di formazione per gli insegnanti
  • Sabato 18 maggio
    • mattino: incontro con gli studenti dell’Istituto Comprensivo e del Liceo di Montalto delle Marche. Anche questo vale come formazione.
    • pomeriggio: ore 18 incontro presso la libreria Mondadori di San Benedetto del Tronto per il San Beach Comix

Speriamo che sia l’inizio di un percorso che con sempre maggior attenzione porti a capire il legame fra la nona arte e la cultura a tutto tondo, in particolare con il linguaggio illustrato che può essere veicolo della cultura scientifica, ancora considerata appannaggio di pochi.

Monteverdi: ancora la musica cremonese a fumetti

Stradivari, Monteverdi, Ponchielli: Cremona ha qualche dono particolare.

Non a caso è l’unica città italiana dove si trova un Dipartimento universitario di Musicologia.

Così Kleiner Flug si fa carico per la seconda volta di mostrare come si sia espresso questo genius loci, che ha fatto da sottotitolo già in un precedente volume.

Questa storia è antecedente a quella di Stradivari. Ma non senza continuità, se tra la morte di Monteverdi, protagonista di questa storia, e la nascita di Antonio Stradivari, passano pochi mesi.

Facendo così sognare il tramandarsi nella storia di un talento in qualche modo territoriale, che si incarna di volta in volta in più o meno ignari protagonisti. Una sorta di metempsicosi musicale, con una sola anima che torna in qualche modo a incarnarsi in personaggi che hanno fatto la storia della musica.

Tutti cremonesi.

Come cremonese è il Centro Fumetto Andrea Pazienza, nel cui organigramma troviamo Michele Ginevra, autore sia del presente volume che di quello già citato.

Come cremonese è la disegnatrice Francesca Follini, già nota per Superworld.

E in qualche modo i cremonesi sono consapevoli di questo genius loci, se da tempo organizzano eventi che collegano l’arte alla città, i luoghi ai loro concittadini più noti.

Quest’opera è frutto di una collaborazione tra diversi enti culturali e amministrativi, e ha richiesto una ricerca certosina sulla vita e le opere di Monteverdi, nel 450esimo anniversario della nascita.

Ne esce ancora una volta una biografia-ritratto molto emotiva. Caratterizzata dalla spinta innovatrice del genius loci, che guida l’incarnazione di turno, in modo più o meno consapevole. Mentre i conservatori si oppongono alle novità con sotterfugi e vigliaccherie.

Monteverdi racconta sua sponte tutta la sua vita a due “collezionisti” che sono venuti a trovarlo a Venezia, sua ultima dimora, quando si era già fatto sacerdote.

E parte dall’infanzia, dal suo primo incontro con Orfeo grazie a un cantastorie, e con la musica, grazie al suo stesso padre. E dai primi “scontri” con chi vedeva in lui la nuova incarnazione della novità, e quindi del pericolo.

In realtà Monteverdi racconta episodi di cui non sempre è stato testimone, ma che gli sono probabilmente stati raccontati dai suoi mentori e protettori, o dal genius loci stesso. Questi, consapevoli della novità portata da Monteverdi, lo difendono e gli fanno conoscere un mondo strano e fantastico. Addirittura popolato da creature non del tutto umane. In questo modo nell’opera si sottolinea la soprannaturalità della fiamma divina dello spirito della musica, che arde in Monteverdi.

Stavolta, poi, gli oscurantisti non sono gli ecclesiastici. Se è vero che il suo mentore Padre Ignazio è un gesuita, che «vuole servire la Chiesa guardando al futuro» visto che «chi deve sapere, sa e approva la sua azione». E si fa affiancare dal cantastorie che ha il mantello ornato con le scene della storia di Orfeo, e nasconde qualche altro segreto.

A opporsi a Monteverdi è un Ordine di cui fa parte Don Magio, esponente di una famiglia nobile cremonese con origini dalla Gens Magia, che ha scelto il lato oscuro (si dice proprio così nel fumetto, eh!). E arriva ad attentare alla vita del giovanissimo Monteverdi, appena adolescente, che sta già pubblicando i primi importanti lavori.

Con lo spostamento a Mantova, alla corte dei Gonzaga, la situazione sembra placarsi, ma solo perché le sue opere sono «volutamente ossequiose rispetto alla pratica vigente».

In realtà anche a Mantova, Claudio si trova tra due fuochi. Da una parte Padre Ignazio, suo padre (che sapeva più di quanto credesse) e la giovane moglie, dall’altra Cesare Clemente Magio con Francesco, figlio del duca Vincenzo I, di cui era ospite, appoggiati dal musicista Giovanni Artusi.

Alla corte di Mantova, Monteverdi trovò però appoggio nella Accademia degli Invaghiti, che patrocinò la prima de L’Orfeo.

Questa fu, a quanto ci dice il fumetto, la reale e completa manifestazione del genius loci in Monteverdi.

La manifestazione della natura in perenne divenire, come dice Padre Ignazio.

E lo stesso Monteverdi se ne rende conto, se dice ai suoi interlocutori «Sarebbe riduttivo dire che  sia stato un trionfo… Il genius loci si era manifestato attraverso di me! Avevo creato un nuovo modo di fare musica, sia recitata che cantata!».

Pertanto dopo un modo tutto personale di fare strumenti musicali, ecco la nascita del melodramma. Monteverdi infatti per primo utilizzò tutti gli strumenti messi a disposizione dalla musica dell’epoca, compresa la polifonia delle voci umane e un utilizzo fortemente teatrale dell’opera.

Dopo un rapido passaggio sulle altre tappe della vita, la storia si conclude con la morte (anzi, l’ascensione al cielo, come dice una rassicurante figura dalla lunga barba bianca, la stessa che sovrasta i personaggi in copertina…).

Nella storia si vede la mano di Michele Ginevra, che abbiamo conosciuto nel fumetto dedicato a Stradivari: la passione per il genius loci, la ricerca dei dettagli storici e non solo. I personaggi reali sono verosimili, anche se si percepisce continuamente questa lotta tra bene e male che sembra avvenire su un piano ulteriore.

I buoni sono fin troppo buoni, i cattivi sono anche fisiognomicamente riconoscibili. Un manicheismo che semplifica le cose, ma forse toglie un po’ di spessore alle figure. In conclusione però un gran bel lavoro.

La parte grafica è fatta di colori pastello, per lo più con toni caldi. Di una gabbia che presenta una certa regolarità, sulle quattro righe e dodici vignette. Anche se ricchissime di variazioni sul tema, con qualche splash page e una bella dinamicità per metterla al servizio delle necessità della storia. Unendo righe o colonne, sia in orizzontale che in verticale, e facendo spesso allargare le vignette “non regolari” sullo sfondo della pagina.

Il registro grafico cambia solo quando si racconta di Orfeo, nei colori e nei modi, nel mostrare all’inizio l’interno del mantello del cantastorie, con le dodici vignette disegnate in ocra su sfondo nero. Soprattutto nell’organizzazione delle pagine, quando viene riportata nell’albo la rappresentazione del melodramma.

Queste pagine non modificano sostanzialmente lo stile grafico e dei colori, anche se la pagina corrispondente al primo atto è quella con i colori più chiari dell’intero albo. Pur mantenendo l’ordine delle quattro righe, la forma e l’organizzazione delle vignette diventa del tutto particolare.

Prima ornando le vignette con cornici di stampo rinascimentale-barocco adatte all’epoca, poi semplificandole, fino alla forma triangolare.

E con una concessione alla teatralità di Gianni De Luca, che per primo ha fatto muovere e parlare i personaggi in un’unica tavola, peraltro nella trasposizione a fumetti di opere di Shakespeare. Nel quarto atto, quello del tentativo di Orfeo di liberare la sua Euridice.

Da notare anche la progressione cromatica, dai colori chiari, ai freddi scuri, fino al rosso delle Baccanti.

Ancora una volta Kleiner Flug fa centro. Dando tanti spunti di interesse, storici, artistici e di curiosità. Un altro italiano prodigioso, con un legame forte con il territorio, che non è quello toscano in cui la casa editrice è ben radicata. Ma il legame con Cremona, anche grazie al Centro Andrea Pazienza, si sta facendo sempre più forte… Un vero e proprio genius loci.


Michele Ginevra, Francesca Follini
Monteverdi – Genius loci

Kleiner Flug 2018
64 pagg, colore, € 15

Cyrano a fumetti: una nuova proposta

Hercule Savinien de Cyrano de Bergerac è stato un personaggio tra la realtà e la fantasia: uno scrittore/spadaccino realmente esistito dalla vita piuttosto avventurosa, che ha stimolato la fantasia di chi cercava storie interessanti da raccontare. E il suo nome francese ha sicuramente più fascino di quello italianizzato in Ercole Savignano.

In realtà la prima versione della storia di Rostand che ho visto è stata quella con protagonista Steve Martin in Roxanne, per anni riproposto tra i film del periodo natalizio. Non una pietra miliare della storia del cinema, salvo forse per il monologo sul naso, che modernizza quello nel primo atto dell’opera. Altre versioni cinematografiche sono state prodotte, fin dagli anni ’50 del secolo scorso.

In Italia, oltre alle grandi interpretazioni teatrali di Gigi Proietti e alla canzone di Guccini, anche il fumetto se ne è occupato.

Nel 2013 Stelio Fenzo ha portato a compimento una riduzione dell’opera di Edmond Rostand, ideata già venti anni fa, all’interno della collaborazione con Il Giornalino, ma mai conclusa con le Edizioni Paoline.

Il tratto carnale dell’autore veneziano ben ha sposato la fisicità irriverente dello spadaccino guascone.

E l’opera era comunque incanalata nel binario delle “riduzioni a fumetti” de Il Giornalino che, fin dai primi anni ’90, proponevano didascalicamente i contenuti dei capolavori della letteratura mondiale.

Grande fedeltà all’originale e un tratto che renda l’opera il più verosimile possibile, anche per un personaggio dall’aspetto grottesco come Cyrano. Una sorta di “invito alla lettura”, indirizzato agli adolescenti dell’epoca (tra cui il sottoscritto), con una corretta caratterizzazione storica del contesto e dei personaggi, dei vestiti e degli sfondi, come d’altra parte aveva fatto Rostand.

In questo recentissimo lavoro, invece,  Genny Ferrari, fumettista volterrana che fa parte del Tatai Lab, dà una versione forse più poetica.

Fin dalla copertina.

Il poeta dà le spalle alla battaglia combattuta a fil di spada.

Aprendo l’albo, diviso in atti, mantenendo la struttura teatrale, si evidenzia subito come il carattere della commedia prevalga sull’aspetto della tragedia sentimentale.

La storia è nota. Cyrano, poeta e spadaccino, innamorato di Rossana sua cugina (in realtà Maddalena Robin), aiuta invece Cristiano, di cui lei gli confida di essere innamorata.

Cristiano, cadetto dei guasconi, è però più bravo con la spada che con la penna. Cyrano diventa in tutto e per tutto il suo ghost writer ante litteram. Il giovane ottiene il successo amoroso che cerca, non senza rendere onore al suo mentore.

Ma il cattivo di turno, il conte De Guiche, infatuato della stessa Rossana  e suo comandante, lo manda a morire, per poi pentirsene anni dopo. E Rossana scoprirà la verità solo in prossimità della morte del secondo dei suoi innamorati. Leali con lei, e anche fra loro, forse ben più del lecito.

Genny Ferrari non modifica le battute e la scrittura in rima, più adatta al teatro. In effetti si tratta di un palcoscenico su carta: non a caso la collana di Kleiner Flug prende il nome di Teatro fra le nuvole. La storia è ambienta in una Francia che, nonostante sia in piena Guerra dei Trent’anni, ha colori pastello, frequenta i teatri e lascia spazio a difficili relazioni amorose. L’allestimento è realistico, ma poco sfarzoso. I personaggi caratterizzati con pochi tratti e una grafica piuttosto semplice.

E la guasconeria di Cyrano emerge fin dal suo ingresso in scena, insieme al suo naso. Parossisticamente lungo, segno di riconoscimento e fonte di ironia, con l’attenzione che si deve nell’irridere un grande spadaccino.

Il naso di Cyrano da solo fa capire che l’elemento della commedia è comunque prevalente. Le rime di Rostand completano l’opera. L’ironia e le sottolineature in rima, infatti, alleggeriscono anche gli eventi tragici.

Genny Ferrari propone infatti una versione delicata e attenta.

Oserei dire leggera.

Un po’ come Calvino nelle sue Lezioni americane cita lo “scrittore” Cyrano quando parla della leggerezza nella letteratura.

Il tratto e le fisionomie dei personaggi confermano questa leggerezza, in modi diversi.

Da una parte anche in situazioni drammaticamente critiche come gli scontri di cappa e spada, oppure dietro le linee della guerra, o in presenza della morte, le linee e i colori non cambiano registro.

Dall’altra la caratterizzazione grafica dei personaggi, le espressioni, ricordano, con le dovute proporzioni, i tratti di Miyazaki e Taniguchi, che sono mangaka la cui leggerezza è proverbiale. Anche se in relazione al primo, somigliano forse più ad alcuni suoi anime, e con una ulteriore semplificazione del tratto.

Basti guardare ad esempio agli uomini spesso baffuti. Oppure le espressioni dei visi, che sembrano prive di sentimenti negativi o di durezza.

Questo rende il lavoro accessibile a tutti i lettori, di qualsiasi età. E rievoca anche confronti piacevoli e schemi grafici in qualche modo consueti.

Anche la gabbia delle vignette e i balloon privi di contorni vanno nello stesso senso. A delimitare le vignette sono infatti gli stessi spazi bianchi, mentre i balloon sono colorati a tinta unita, in contrasto con i colori della vignetta in cui si trovano. Bianche, dove è possibile. Altrimenti con colori pastello molto tenui.

L’effetto è quello di una omogeneità e continuità anche grafica, per cui anche i giochi grafici, come le gabbie molto varie (interessante il fatto che i tre personaggi principali vengono introdotti con vignette circolari) e i balloon che aiutano lo scorrere del tempo, sono immersi in questa complessiva morbidezza.

Mancano quasi completamente, se si eccettuano rare eccezioni, le linee dinamiche e le onomatopee. Non che se ne senta la mancanza, proprio in virtù della leggerezza con cui viene affrontata l’opera. In questo modo il fumetto sembra una sequenza di immagini statiche.

Il contro di questo approccio è, a volte, l’affievolirsi nelle sottolineature dei sentimenti. Ad esempio, il bacio che Cristiano ruba a Rossana, non è il proverbiale apostrofo rosa tra le parole “T’amo”, ma una scena, che passa e quasi fugge senza lasciare traccia.

Lo stesso perdono di Rossana nei confronti di De Guiche a quindici anni di distanza dalla morte di Cristiano rimane piatto. In questo modo è Cyrano ad avere quasi il monopolio dell’emotività. Sottolineato dal rosso di cui veste.

Emotività che va di pari passo al senso dell’onore, anche questa prerogativa dei guasconi.

Una bella riduzione, con un taglio piacevolmente femminile. Ben scritta, ben disegnata. Non banale e con personalità, anche se evoca piacevoli sensazioni già provate.

Un’opera certamente originale, nei modi, anche se non nei contenuti, e un lavoro ben fatto!


Genny Ferrari
Cyrano

Kleiner Flug, marzo 2019
64 pagg, colore, cm 21×28,5, € 15,00