Andrea Cittadini Bellini

Scienziato mancato, appassionato divoratore di fumetti, collezionista di fatto, provo a capirci qualcosa di matematica, di scienza e della Nona Arte...

Il libro dei cinque anelli: Musashi a fumetti

Lindau è una casa editrice di nicchia. Pubblica libri di letteratura e saggistica e prende il nome da una città situata su un’isola del Lago di Costanza, che ottenne i privilegi di città libera.

Negli anni 2000 ha acquisito e lanciato una serie di case editrici satellite. Tra queste L’età dell’Acquario ha un taglio chiaramente “alternativo”. Ma tra i titoli, presenta una collana denominata Altrimondi, nella quale propone diverse opere a fumetti.

In particolare, hanno finora tradotto cinque opere di Sean Michael Wilson, sceneggiatore scozzese, vincitore di alcuni premi nel fumetto indipendente. Tutte riguardano le arti marziali giapponesi.

Pur non essendo un praticante, da sempre sono incuriosito dai diversi aspetti della cultura giapponese, e reputo molto interessante il tentativo di mettere insieme i manga con le arti marziali. In fondo gli ideogrammi giapponesi sono più vicini alle immagini che alle parole. E molte arti marziali hanno avuto origine in Giappone. In particolare l’arte della spada e il combattimento con due spade, esplorato da Miyamoto Musashi (1584-1645).

Sean Wilson ha attinto diverse volte alla cultura giapponese, sceneggiando le riduzioni a fumetti di alcuni episodi della storia giapponese: la ribellione di Satsuma, l’arrivo delle black ships, ma concentrandosi ancora di più sulle opere legate alla filosofia e alle arti marziali.

Per i suoi lavori è spesso partito, come in questo caso, dalle traduzioni del suo quasi omonimo William Scott Wilson. Il traduttore americano ha anche scritto la prefazione, inquadrando subito i contenuti.

Questa frequentazione dei due Wilson con la cultura giapponese si sente in tutta l’opera.

Il testo di Musashi è piuttosto semplice e lineare, per lo meno nella traduzione italiana (io ho letto quella delle Edizioni Mediterranee del 1984, ristampata nel 2001). Un racconto della propria esperienza e del proprio percorso di formazione, durato tutta la vita, come per molti maestri di arti marziali. Un testo classico che lascia poco spazio all’interpretazione, per lo meno nei contenuti generali. Wilson riesce a far emergere i dettagli, a tradurre il manuale in un fumetto apprezzabile, mostrando Musashi che dispensa gli insegnamenti nel suo dojo direttamente ai suoi allievi. Ma senza proporre uno stucchevole e impersonale elenco di regole.

Infatti nella sceneggiatura alterna molto bene il racconto che Musashi fa della sua vita con gli insegnamenti. Mette le parole del maestro in bocca ai suoi allievi, descrive le lezioni tecniche direttamente nei combattimenti. Riesce a rendere un manuale abbastanza accattivante da poter essere definito un graphic novel. E mantiene il potere evocativo del testo di Musashi. Inserendo continuamente riferimenti alla cultura giapponese, alle tradizioni, agli ideogrammi e al loro significato.

Forse i passaggi multipli da una lingua all’altra fanno perdere le sfaccettature e le sfumature del linguaggio. Come il fatto, ad esempio, che gli ideogrammi giapponesi possano avere interpretazioni diverse, e quindi avere diverse chiavi di lettura a seconda del contesto, nel nostro caso almeno quello bellico e filosofico.

La personalità di Musashi, la complessità del suo essere guerriero e monaco, pittore e poeta, emerge bene dall’opera.

Il fumetto è anche ben ritmato, caratteristica non facile da realizzare in un prodotto di questo tipo. Incarna quello che lo stesso Musashi dice nel libro del vento:

Quando i movimenti appaiono troppo veloci o troppo lenti significa che non si sta seguendo il ritmo giusto. I gesti di un maestro sono sempre armoniosi. […] Gli artisti che la sanno lunga riescono a danzare e cantare per ore e ore grazie al loro ritmo perfetto.

La sensazione però è che la parte grafica non sia del tutto all’altezza del testo originale e della sceneggiatura che lo traduce. Chie Kutsuwada, mangaka di stanza nel Regno Unito, dichiara nella sua biografia di utilizzare principalmente uno stile shojo/yaoi.

E in effetti lo fa anche in quest’opera. Ma in questo modo l’aspetto dei personaggi è poco evocativo. I guerrieri sono fin troppo puliti e slanciati, nei combattimenti il sangue è minimo.

L’aspetto di Musashi nel fumetto poco ha a che fare con l’autoritratto che il maestro di spada fece di sé. La barba è quasi fastidiosa.

Il tratto è pulito, le ombre quasi inesistenti, i dettagli per lo più poveri, con rare eccezioni.

Questo ha il pregio di non fare in modo che il disegno tolga la centralità al testo, che meglio esprime il pensiero di Musashi, ma dà la sensazione di non aggiungere niente, di non riuscire a interpretarlo adeguatamente.

Rimane quasi sempre asettico.

Allo stesso tempo, in qualche modo, ben si adatta al carattere zen della filosofia e degli insegnamenti di Musashi e alle stesse arti marziali. Però non dà il senso del contatto con il mondo tradizionale giapponese.

Alcuni passaggi comunque sono davvero meritevoli, in particolare l’utilizzo di dettagli naturali, animali o insetti. Il pesce nella parte dell’acqua, farfalle e api nel vento. E nella integrazione degli ideogrammi nei disegni stessi.

Quindi la sensazione non è che la qualità della grafica sia bassa in generale, ma eccessivamente variabile, con alcuni passaggi buoni, mentre la gran parte dell’esecuzione sia quasi frettolosa.

In conclusione, l’opera è godibile, funziona, sostanzialmente coglie lo spirito iniziale, anche se è poco bellica rispetto al testo originale. Il consiglio è di leggerla parallelamente e di cogliere i passaggi grafici più interessanti. Può essere un interessante confronto, anche se in generale la parte grafica non è completamente convincente. E certamente un modo per esservi introdotti.

Visto che Il libro dei cinque anelli è un testo da rileggere più volte, per coglierne le diverse sfaccettature e gli insegnamenti, se una di queste è attraverso il fumetto può essere interessante.

 

Miyamoto Musashi, W.S. Wilson, S. M. Wilson, Chie Kutsuwada
Il libro dei cinque anelli
Edizioni L’età dell’Acquario
152 pagg, 15.2×22.8 cm,  bianco e nero, brossurato con alette
16 €

 

Nausicaa: il femminile ancestrale

CoverQuali sentimenti suscita nel cuore di Nausicaa il racconto di Odisseo?

È quello che si chiede Bepi Vigna in questo lavoro già pubblicato nel 2012 da Pavesio Editore e riproposto ora da Kleiner Flug.

Prova, come ammette lui stesso nella prefazione, a proporre una lettura femminile dell’Odissea, in opposizione e completamento alla lettura patriarcale, cercandovi i valori della fantasia, della sensualità, dell’accettazione del diverso. In contrasto con il maschile di Ulisse, del quale mai si capisce fino a che punto dica la verità, o se stia giocando con le reazioni di chi lo ascolta.

Da dove è venuto Ulisse, perché e come è arrivato sulla spiaggia, perché ha affrontato il mare che trasporta echi di suoni lontani?

Odissea è ormai sinonimo di avventura. Cosa spinge un uomo a lasciare la sicurezza della propria casa, dove è apparentemente osannato, per dirigersi verso l’ignoto?

Ulisse motiva l’aver abbandonato Itaca con la curiosità, l’orgoglio di comandare un esercito, la volontà di misurare il proprio valore.

Questo attira Nausicaa, ma allo stesso tempo le suscita sentimenti contrastanti, perché il lato oscuro di Ulisse emerge dai suoi racconti fin dall’inizio.

È evidente fin da subito il conflitto nella giovane principessa, che oscilla tra l’estatica ammirazione e la difficoltà di capire fino in fondo il misterioso ospite…

Affascinata, ammaliata persino, dal tenebroso straniero salvato dal mare, che ha vissuto avventure inenarrabili, da cui si è salvato con la forza e l’astuzia. Lo sguardo di lui rapisce completamente prima il cuore, poi la mente, infine il corpo della principessa di Scheria, ben oltre quanto raccontato da Omero nella versione ufficiale dell’Odissea.

Così l’abbandono, l’illusione, la paura dell’inganno alla fine si materializzano. E Nausicaa si trova nella più classica delle condizioni di sedotta e abbandonata. Si sono concretizzate le paure, che pure lei ha espresso al naufrago nell’ultima delle notti passate insieme:

È la paura dell’inganno… la paura che quello che credo di avere sia solo un’effimera illusione.

Ma non resta a lungo a compatirsi, reagisce, e si mette alla ricerca del suo uomo. C’è un cambiamento della condizione e dell’atteggiamento femminile, e anche la madre Arete, sovrana di riconosciuta saggezza, appoggia il suo gesto. E da qui parte la versione femminile dell’Odissea, quella della ricerca per capire. Nausicaa non parte all’avventura, per mettersi alla prova, ma alla ricerca di sé.

Il suo viaggio non è un ritorno, come quello Odisseo, ma una esplorazione, una ricerca, una iniziazione, come quella di tanti eroi antichi e moderni. Giovane abbandonata, cerca il suo essere donna abbandonando le certezze di una vita standard.

Una serie di tappe, che le permettono di scoprire se stessa, il suo destino. La prima è il punto di partenza (e inaspettatamente non quello di arrivo) di Ulisse: Itaca. E qui scopre che l’uomo che l’ha ammaliata è un vigliacco, approfittatore, infingardo.

Ma impara anche che

gli occhi di una donna vedono quello che una fanciulla non riesce a immaginare

…grazie a Penelope, che le regala uno sguardo di donna adulto e disilluso. Questo modifica il suo punto di vista: salpa da Itaca con una consapevolezza diversa. Pur avventurandosi poi verso l’ignoto, scopre che le storie che l’hanno affascinata in realtà sono solo illusioni: le sirene sono scogli, Circe una prostituta. C’è voluto poco per farsi trarre inganno, specie da parte di un uomo che ha fatto della fuga e dell’inganno il suo modo di vivere. Ma non si farà più irridere così facilmente, e continua il suo viaggio, per scoprire tutte le illusioni…

Fino a Napoli, dove tutto trova sintesi: Ulisse è in realtà sospeso tra Pulcinella e Omero, tra l’Odissea e il Margite, tra l’eroe e lo sciocco che molte cose sapeva, ma tutte male.

E Nausicaa trova se stessa, e conclude il suo viaggio di iniziazione: il suo essersi fidata e donata non è stato un errore, e il suo viaggiare alla ricerca di sé non è stato vano. Mentre l’uomo ha viaggiato per sfuggire alla guerra, per continuare a trovare terreno vergine per le sue menzogne, lei alla fine del suo viaggio ha trovato la sua forza, la verità di ciò che è.

Mai nella letteratura classica una donna viaggia da sola, lo hanno fatto tanti uomini, eroi e no. Ma una donna mai. È la prima volta che il viaggio iniziatico è compiuto da una donna, così i due autori danno una lettura al femminile del viaggio in generale, e dell’Odissea in particolare. Con Nausicaa che trova in Penelope quello che al maschile sarebbe stato un mentore e le apre lo sguardo. Una guida che le riapre gli occhi, rimasti fin lì chiusi (anche nei disegni) dopo la perdita di quello che sembrava il grande amore.

Una lettura femminile, ma anche fortemente caratterizzata dal mare, orizzonte libero per chi voglia partire. D’altra parte lo scrive lo stesso autore nella sua prefazione:

i disegni di Andrea Serio sarebbero stati perfetti per raccontare una storia ambientata nel bacino del Mediterraneo, che riflettesse i miti e i valori più autentici della nostra cultura.

I tratti dei visi ricordano le fisionomie tipiche delle popolazioni marinare. Non solo di quelle mediterranee. Infatti, se tanti sono i profili classicheggianti dei greci, se Penelope ha tratti egiziani, Circe la folta chioma bruna e riccioluta delle donne latine, Alcinoo sembra quasi un re vichingo, e l’algore di Nausicaa è quello dei Normanni che pure giunsero a Napoli (anche la nave su cui parte ricorda da vicino un drakkar normanno).

I colori pastello su carta ruvida sono in effetti molto efficaci per raccontare i paesaggi del Mediterraneo. Sono morbidi per l’effetto sgranato e le sfumature create dalla diversa pressione ma hanno comunque definizione e vividezza. Consentono di modificare continuamente il livello di dettaglio, e di passare dalla definizione netta delle figure a una sorta di fusione.

Il lavoro di Andrea Serio è stato molto preciso. Egli stesso ammette, nella sua parte di prefazione, di aver disegnato una tavola ogni due settimane circa. Sicuramente per inesperienza e indolenza, ma anche per la cura certosina.

La tecnica usata consente anche di definire i bordi dei soggetti in modo dettagliato mantenendo la morbidezza dei riempimenti. I colori stessi fanno da contorno delle figure e da linee di movimento. Vengono anche usati con un contrasto continuo tra il rosso e il blu, ancora una volta i colori che rappresentano tradizionalmente il femminile e il maschile.

Anche nella parte grafica troviamo citazioni, oltre al fatto che Serio è allievo di Mattotti e oltre alla lunga serie di citazioni esplicitate nella prefazione.

I soldati greci che prendono Ilio ricordano per aspetto e colori quelli del Leonida di Frank Miller; alcuni passaggi mi hanno fatto pensare alle regge hyperboreane di Conan.

Altre citazioni, sempre aggiungendosi a quelle che Serio elenca, mi sembrano meno fumettistiche e più dotte: i dettagli nei lineamenti, nelle espressioni, nelle sfumature dei colori e delle ombre hanno un che di futurista. Le ombre e i visi senza dettagli sembrano essere un riferimento a de Chirico o ad altri pittori italiani (Ivo Pannaggi ad esempio). Il passaggio continuo dal figurativo ricco di dettaglio a dei paessaggi quasi astratti possono forse essere collegati all’origine di illustratore di Andrea Serio.

Nausicaa L’altra odissea è anche un cortometraggio presentato a Venezia 2017, diretto dallo stesso Bepi Vigna (qui il trailer) e realizzato con la tecnica del motion comic. Come ammette lo stesso autore, sta “girando il mondo”, selezionato in diversi festival.

Anche se la trasposizione è avvenuta cinque anni dopo la prima edizione del fumetto, fin da subito le inquadrature, la dinamicità delle figure, lo spostamento dei punti di vista tra le vignette risultano molto cinematografici. La gabbia stessa, che nelle prime tavole è molto regolare, poi si fa via via più dinamica, a dettare il ritmo, proprio come in un film. E fa da ulteriore elemento di distinzione tra la parte maschile e quella femminile del viaggio.

Il volume aggiunge nella parte finale sedici pagine di bozzetti, schizzi e altre illustrazioni, per lo più in bianco e nero, che completano bene l’opera.

Un lavoro significativo, che trova una nuova edizione a distanza di oltre sei anni, senza perdere nulla dell’evocativa forza originale. Una lettura moderna del viaggio come scoperta, fisica ma anche interiore. Se è vero, come dice lo stesso Vigna, che Nausicaa parte

spinta dal desiderio di comprendere le ragioni dell’abbandono e per capire è anche disposta a perdonare.

Perché solo avendo il coraggio di partire si può provare a cambiare, e, cercando gli altri, trovare sé stessi.

 

Vigna, Serio
Nausicaa, l’altra Odissea

Collana: Narrativa fra le nuvole
72 pag., Brossurato, colori
formato 21 x 28,5 cm
prezzo: 17,00

Logica a fumetti: il duo Codenotti-Flandoli colpisce ancora

Scrive Steven Weinberg, Premio Nobel per la Fisica nel 1979, nella prefazione a I primi tre minuti, libro del 1976, ma ancora attualissimo per immergersi nel mondo della cosmologia:

I have written for one who is willing to puzzle through some detailed arguments, but who is not at home in either mathematics or physics. […] However, this does not mean that I have tried to write an easy book. When a lawyer writes for the general public, he assumes that they do not know Law French or the Rule Against Perpetuities, but he does not think the worse of them for it, and he does not condescend to them. I want to return the compliment: I picture the reader as a smart old attorney who does not speak my language, but who expects nonetheless to hear some convincing arguments before he makes up his mind.

Che in italiano suona più o meno (traduzione di chi scrive):

«Ho scritto per qualcuno che vuole capirci qualcosa in dettaglio di questi argomenti, ma non è del tutto a suo agio in matematica e fisica. […] Comunque, questo non vuol dire che ho cercato di scrivere un libro facile. Quando un avvocato scrive per un lettore generico, dà per scontato che questi non conosca la legge francese o la Legge contro le perpetuità, ma non per questo lo sottostima, e non si fa accondiscendente. Voglio restituire il favore: immagino che il mio lettore sia un brillante, esperto avvocato, che non parla la mia lingua, ma si aspetta, nonostante questo, di ascoltare degli argomenti convincenti, prima di farsi una propria idea.»

Succede più o meno lo stesso anche in questo libro. Perché la divulgazione non vuol dire necessariamente evitare le cose complesse, ma lavorare su questa complessità. D’altra parte il mondo che abbiamo intorno è complesso.

Bruno Codenotti, dirigente di ricerca del CNR, spesso impegnato nella divulgazione, torna a lavorare con Claudia Flandoli, che ormai troviamo spesso sulle pagine del nostro sito.

Dopo aver affrontato il tema degli insiemi e del concetto di infinito, stavolta provano a dare qualche concetto di logica e di teoria della conoscenza. Soprattutto ci parlano, con le parole ed i disegni, di epistemologia interattiva, che, al di là dei paroloni, si occupa della conoscenza sulla conoscenza altrui.

Argomenti con i quali, per il solo fatto di interagire con altri esseri senzienti, abbiamo a che fare. Pertanto saperli affrontare con un minimo di cognizione di causa non può far male. Anche se questo minimo richiede un po’ di impegno.

La parte divulgativa del libro è infatti sempre interessante, impegnativa in alcuni passaggi. Chiede al lettore di non essere passivo, di mettersi in gioco con esempi pratici e qualche piccolo esercizio.

Ci mostra come sia possibile arrivare a conclusioni esatte anche quando le informazioni sembrino insufficienti. E di come la logica matematica possa aiutarci a decidere, a patto di ragionare in modo lineare, analizzando anche le informazioni non esplicite. E, infine, di come il sapere cosa sanno gli altri possa essere determinante nei ragionamenti e nelle nostre scelte.

Lo fa in modo chiaro ma non accondiscendente.

Ma… siamo su un sito di fumetti.

Anche se in effetti il libro non è in toto un albo a fumetti. Come nel lavoro precedente, il fumetto si alterna al testo scritto. 68 tavole su circa 230 pagine, più alcuni richiami e le illustrazioni dei riassunti alla fine di ogni capitolo.

E non è nemmeno una storia continua. Viene usato per rappresentare situazioni in cui trovano applicazione i concetti contenuti nella parte teorica del libro.

Nonostante questo taglio vagamente ancillare rispetto al testo, le tavole sono utilissime per tanti motivi:

  • per rompere il ritmo dello scritto
  • per presentare gli esempi che poi Codenotti spiega nel testo
  • per semplificare alcuni concetti (gli alieni logici sono semplicemente fantastici)

Inoltre, gli episodi, per quanto brevi, sono comunque autoconsistenti e si integrano molto bene al testo scritto.

Il tratto semplice ma lineare e dinamico della Flandoli, che abbiamo apprezzato già in passato, è efficace ed equilibrato. Le espressioni facciali e gli atteggiamenti del corpo vengono espressi con pochi ma incisivi tratti. Lo stile della Flandoli ancora una volta può essere accostato sotto diversi punti di vista, a quello della Satrapi.

La regolarità delle gabbie (sempre con 6 vignette identiche, su tre righe) viene appena scalfita da alcune tavole a cinque vignette. Se il libro parla di matematica, è anche giusto che il fumetto sia parimenti regolare.

Ma sa essere flessibile, come si vede da uno degli esempi grafici che ha bisogno di più ritmo, per cui le righe diventano cinque.

Questo passaggio ci mostra come sia possibile, con grande semplicità, accelerare le pulsazioni della pagina mantenendo il ritmo e la semplicità nella lettura.

Questo tipo di approccio grafico si mette ottimamente al servizio dei concetti espressi nel libro: la logica e la conoscenza restano le protagoniste sempre.

Efficacissime e divertenti anche le pagine finali che fanno da compendio a ciascun capitolo, richiamando con pochi tratti i concetti fondamentali, utilizzando i ritratti dei personaggi utilizzati negli incisi disegnati.

Le citazioni grafiche di Claudia Flandoli sono dunque chiarificatrici, e fanno il paio con quelle letterarie e matematiche che si trovano spesso all’interno del testo.

I diversi stili comunicativi si integrano molto bene. Evidenziando, come dicono gli autori stessi nella nota iniziale, come ci sia stato

un prolungato confronto, volto a trovare un modo efficace per usare le illustrazioni all’interno di un testo dedicato alla “conoscenza circa la conoscenza degli altri”.

Per quanto penso sia riduttivo parlare di illustrazioni, in quanto le tavole sono in tutto e per tutto ministorie, questa frase sintetizza bene sia il lavoro svolto dagli autori, sia la qualità del risultato finale.

Certo, per chi è abituato alle storie a fumetti questa modalità potrà risultare inizialmente un po’ difficoltosa, ma per la divulgazione scientifica si dimostra estremamente efficace ed esemplificativa.

Ancora una volta un esperimento riuscito, anche se diverso dal lavoro precedente (del quale vi invitiamo ancora una volta a leggere la recensione, perché molti dei concetti sono validi anche qui).

 

Bruno Codenotti, Claudia Flandoli
Io penso che tu creda che lei sappia
Sironi editore
Codice ISBN: 978-88-518-0278-3
Pagine: 256
Prezzo di copertina: € 21,80

 

Le donne nella matematica: cosa ne dicono i fumetti

L’argomento della presenza delle donne nella scienza (in particolare nella matematica) è diventato ormai di interesse mondiale. La parità nell’accesso alle cosiddette STEM (Science, Technology, Engineering, Maths) è ormai argomento che i maggiori enti scientifici hanno preso a cuore. Al punto che esiste anche una Associazione per le Donne in Matematica (AWM) con sede in Virginia e oltre 5000 soci in tutto il mondo.

E anche nel mio mestiere di docente c’è grande attenzione a fare in modo che le ragazze non vengano in qualche modo sfavorite o discriminate nella scelta della carriera futura, in particolare se è scientifica.

In principio fu Ipazia, poi Ada Lovelace, fino ad Amalie Noether.

Tutte loro, insieme a Dante Alighieri (!) e a Sofia Kovalevskaya, grande protagonista di questo numero, compaiono nel fumetto di Claudia Flandoli. Nel quale tutte insieme, con la guida del sommo poeta, si recano a Firenze per l’EGMO: Olimpiade Europea di Matematica per Ragazze. L’edizione del 2018 si è tenuta proprio in Italia, e le quattro matematiche che hanno segnato la storia sono in viaggio tra esercizi di allenamento e siti per nerd un po’ secchioni. E per riuscire a mangiare nell’ostello in cui soggiornano devono trovare il codice per aprire la cucina avendo a disposizione quelli delle loro stanze.

Così la nostra biologa fumettista preferita si diverte (sembrerebbe non poco) nel trasformare in adolescenti in ipoglicemia le quattro menti matematiche al femminile più famose della storia.

Il suo stile grafico si dimostra ancora una volta molto divertente e altrettanto incisivo nella narrazione.

La seconda autrice, esordiente tra le recensioni del nostro sito, si è dedicata nella sua breve ma brillante carriera, a storie di donne più o meno importanti, spesso dell’est europeo. E dopo Wislawa Szymborska e Marie Curie, si occupa di Sofia Kovalevska, che, pur giovanissima, ha scritto articoli su diversi campi della matematica. Allieva di Weierstrass, si è occupata del caos, del moto dei corpi rigidi, della dinamica di sistemi complessi come gli anelli di Saturno, fino ai problemi con le equazioni alle derivate parziali. È noto il problema di Cauchy-Kovalevska, spesso associato più al grande matematico francese dell’800, anche se molto più studiato dalla nostra Sofia.

Sono in qualche modo legato a questa seconda autrice, perché ho avuto modo di conoscere i suoi genitori, che sono stati miei docenti all’Università di Pisa. Come emerge anche dalla chiacchierata triangolare tra le due scienziate-fumettiste e la matematica aquilana Barbara Nelli. Tredici tavole disegnate con uno stile molto personale ma regolare. Per raccontare una vita che meriterebbe molto più di queste poche pagine. Come scrive la stessa Milani, e come ci fa intuire Natalini nell’articolo in cui parla della vita della matematica russa.

Oltre alle due (purtroppo troppo brevi) storie a fumetti, il magazine scientifico a fumetti del CNR con gli editoriali si concentra sul rapporto tra donne e scienza, in particolare con la matematica. Fa anche il punto sulla situazione in Italia, sulle figure di donne importanti. Perché se dietro ogni grande uomo, c’è una grande donna, questo è stato vero talvolta anche nella storia della scienza. Basta pensare ai coniugi Curie, o ad Einstein e Mileva Maric.

Concludono il volume i due interventi standard: il fumetto disegnato male di Davide La Rosa, che, parlando dell’harem di Pickering, non riesce fare a meno di qualche luogo comune. E la pagina dei titoli di Lercio.

Ancora una volta il duo Natalini-Plazzi colpisce nel segno, con un argomento di grande attualità, ma altrettanto sconosciuto. Un numero che tutte le ragazze delle scuole secondarie dovrebbero leggere, perché le storie di Ipazia, della Kovalevska, possono essere di grande ispirazione per le donne, che in questo paese ormai primeggiano in molti campi. In quello matematico ancora non lo fanno del tutto perché, forse, non sono indirizzate e stimolate nel modo giusto.

In un mondo che ha dato la medaglia Field per la prima volta a una donna (dal 1936) solo nel 2014, forse anche in questo campo un maggior coinvolgimento del sesso debole (?) ci consentirebbe un passo in avanti. Però le prime a convincersene devono essere proprio le donne.

Comics&Science, Women in math issue
Editore CNR Edizioni – www.edizioni.cnr.it
A cura di Roberto Natalini, Andrea Plazzi
Formato 16,8×24,6 cm, 48 pagine brossurate COL
Prezzo 7,00 Euro

Fumetti (educativi) sulla sdraio 2018

Il neoministro Bussetti al giuramento del Governo Conte

Il neoministro Bussetti al giuramento del Governo Conte

Sta facendo discutere (a volte in modo stucchevole) una intervista rilasciata dall’allora Dirigente dell’Ambito Territoriale di Milano, nel 2016 alla redazione milanese di Repubblica riguardante i compiti per le vacanze.

Da quella intervista (come al solito in modo strumentale e anche un po’ fuori contesto) è stata estratta una frase per attaccare il neoministro (ovviamente ignorata fino all’ascesa al soglio del MIUR):

Invece di stare tutta l’estate seduti sulla sdraio a leggere i fumetti o a giocare col cellulare, meglio essere stimolati da buone letture o attività che tengano acceso, vigile, attento, impegnato il cervello.

Hanno risposto, in maniera più o meno stizzita, diversi blog, da Wired a Tecnica della scuola, che titola addirittura «Il neoministro odia i fumetti».

Per quanto, da appassionato di fumetto e di cultura, mi infastidisca sentir parlare così di un medium che di per sé non è né buono né cattivo, non capisco perché tra gli appassionati o i produttori di cellulari non ci sia stata un’analoga alzata di scudi. Una battuta infelice, che ha identificato i fumetti come letture insulse o prive di contenuti. Beh, bisogna dire che effettivamente alcuni brutti fumetti sarebbero una cattiva lettura, come lo sono le riviste scandalistiche, o certi libri.

Inoltre la frase era riferita in opposizione ai famigerati compiti per le vacanze, quindi vedendo il nostro amato medium come un’attività solo rilassante, che in fondo è vero. Chi legge fumetti lo fa perché gli piacciono, non perché si è obbligati, come succede assai meno spesso con il lavoro scolastico, specie in estate.

Così, reputo più interessante, come hanno già fatto altri, consigliare qualche fumetto che, oltre a far vivere emozionanti avventure, che già di per sé non è male, può arricchire la cultura di chi lo legge. E può essere visto come una attività che tiene acceso, vigile, attento e impegnato il cervello.

  • La collana Prodigi tra le nuvole dell’italianissima casa editrice Kleiner Flug, arrivata al numero 18, che raccoglie le biografie di italiani illustri, concentrandosi particolarmente sui toscani, visto che editori e fumettisti vengono principalmente dalle terre dell’ex Granducato. Per saperne di più, potete trovare le recensioni di tutti i volumi pubblicati finora sul nostro sito.

  • Gen di Hiroshima di Keiji Nakazawa
    Tre volumi impegnativi, oltre 3500 pagine che raccontano la storia (autobiografa) di un sopravvissuto della bomba atomica del 1945. Tradotto in 17 lingue, adattato per la televisione e per il cinema, sia sotto forma di animazione che di film con attori in carne e ossa, è stato recentemente ripubblicato nella versione integrale in 3 volumi da 001 edizioni/Hikari. Racconta storicamente come i giapponesi sono usciti dal dramma della fine della guerra, sia come società, che nelle loro relazioni interpersonali.
  • la collana Historica di Mondadori Comics
    Arrivata all’uscita mensile numero 68, quindi in edicola e fumetteria da oltre 5 anni, racconta la storia con opere singole di fumettisti europei (per lo esponenti della bande dessinée franco-belga, ma anche con alcuni autori italiani). In questi anni ha spaziato dalla storia romana, alle popolazioni precolombiane, fino ai recenti episodi del Bataclan. Si è inoltre da un anno arricchita anche della collana parallela Historica biografie, in cui ogni numero racconta la vita di un personaggio storico da Lenin a Carlo Magno, da Vercingetorige a Lutero. Tutti i volumi delle collane hanno alle spalle una importante ricerca storica, per cui i riferimenti storici sono scientifici, anche se ovviamente non manca una parte romanzata con la sensibilità degli autori moderni.
  • Il mistero del mondo quantistico
    un fumetto uscito nel 2016  in Francia e portato in Italia da Gribaudo, che racconta la fisica quantistica facendo incontrare al lettore molti degli scienziati che l’hanno creata e fatta crescere. Mette insieme storia della scienza e teorie fisiche in modo dettagliato ma facilmente leggibile.
  • L’ultimo numero di Comics&Science
    La rivista edita dal CNR e nata dalla collaborazione tra il mondo del fumetto (Andrea Plazzi) e della scienza (Roberto Natalini), giunta al secondo anno della sua serializzazione semestrale, continua a proporre interessanti numeri monotematici. L’ultimo affronta il tema della relazione fra donne e matematica.

Queste sono solo alcune delle proposte del fumetto culturale per l’estate, considerando anche che fumetti meno impegnativi possono parimenti essere letture edificanti. Un buon fumetto di avventura non ha meno valore di un libro di Salgari. Una raccolta dei Peanuts o di Calvin&Hobbes può valere uno spettacolo di intelligente cabaret. E il tutto può essere fatto con della buona musica di sottofondo…

Modigliani Principe bohémien

Modigliani.

La prima traduzione tra i Prodigi fra le nuvole mantiene comunque la promessa della collana, che si concentra sulle biografie di italiani famosi.

Ancora una volta si parla di un toscano, il primo livornese della serie. Ed è anche il personaggio della collana (almeno finora) più vicino ai nostri giorni.

La sceneggiatura è di Laurent Seksik, medico e romanziere francese, che si è saltuariamente dedicato ai fumetti raccontando la vita di due protagonisti della prima metà del ‘900. Stefan Zweig, scrittore austriaco, e Modigliani, appunto. E concentrandosi in entrambi i casi sulla parte finale.

I disegni invece sono ad opera di Fabrice Le Henanff.

L’opera racconta gli ultimi anni della vita del pittore e scultore, dal 1917, da poco prima della conclusione della Grande Guerra, fino alla sua morte nel 1920. Quando ormai la sua vita era minata dalla tubercolosi, ma aveva finalmente trovato il grande amore.

L’albo si concentra proprio sul rapporto con Jeanne Hebuterne, che diede al pittore l’unica progenie riconosciuta e che si suicidò il giorno dopo la morte del livornese.

La giovane (poco più che ventenne) visse con Modigliani a Parigi, nonostante l’opposizione della famiglia, instaurando un connubio sentimentale e artistico che li portò entrambi alla morte.

Infatti Modigliani, distrutto dalla tisi, preferì tornare nella fredda Parigi, abbandonando Nizza, dove il fisico migliorava, ma arte e animo no. E Jeanne non riuscì a vivere senza l’istrionico compagno, al punto che l’epitaffio sulla tomba comune a Père Lachaise cita (in italiano) compagna devota fino all’estremo sacrifizio.

Modigliani è in tutto e per tutto un artista, apparentemente menefreghista, critico nei confronti dell’arte passata, assolutamente autoreferenziale. Anche di fronte a Renoir, invecchiato e non del tutto lucido, non esitò a criticarne la pittura, in un episodio raccontato anche in questo libro. Senza tener conto neppure della devozione della sua donna, che appare completamente succube, al punto di non resistere neppure un giorno senza il suo Pigmalione.

E i suoi biografi a fumetti non gli risparmiano nulla. Nella lettura rimane una sorta di sottofondo di critica e impossibilità di condividere le scelte umane di Dedo. Nonostante l’utilizzo del nomignolo, infatti, Modigliani rimane spigoloso, spesso sgradevole. E la drammatica evoluzione dei fatti appare come la naturale conseguenza del suo comportamento.

Il centro dell’opera è certamente il carattere e la vita del pittore, ma anche il quartiere parigino di Montmartre, per la cui fama il maledetto italiano è stato peraltro fondamentale. Un richiamo ineluttabile per gli artisti, nonostante il clima, la guerra, le tentazioni verso l’autodistruzione.

In realtà la sceneggiatura di Seksik è tratta da una sua piece teatrale dal titolo Modì. E l’origine teatrale si nota: nei dialoghi, nel ritmo con i passaggi di scena, l’ingresso e l’uscita dei personaggi, che sono fortemente caratterizzati, anche quelli cosiddetti minori. La regina madre della giovane Jeanne, Zbo (Leonard Zborowski) promotore della personale di Dedo nella galleria di Madame Weill, che fece scandalo.

L’autore infatti, pur mantenendo moltissimi riferimenti storici, personali e collettivi, con pochi decisi tratti evidenzia le caratteristiche dei personaggi. Quelli famosi, ma anche dei comprimari.

Anche la parte grafica ripropone la teatralità dell’opera originale. Le pagine con gabbie estremamente differenti, quasi volatili fanno muovere rapidamente l’occhio del lettore, come spazia quello dello spettatore sul palco di un teatro. Dove l’attenzione viene richiamata dalle parole degli attori, dalle luci che si spostano, dai rumori, a volte anche da immagini ed eventi lontani dal centro dell’azione o dai personaggi.

Così a ogni tavola cambia la struttura: a tre o quattro righe, o uno sfondo unico con le altre vignette incastonate sopra, spesso anche senza bordo. Un modo certo anche per tenere viva l’attenzione. Ma la forma delle vignette rimane estremamente regolare, sempre rettangolare, senza alcuna concessione, se si eccettua qualche piccola sbordatura.

Le parole sono spesso voci fuori campo, proprio come nelle opere teatrali, in cui i dialoghi possono raccontare di fatti lontani nello spazio e nel tempo rispetto all’azione. O in cui gli attori si fanno portavoce di parole non loro: dell’autore o in un contesto più generale, spesso esplicitando i pensieri che solitamente restano nella testa. Consentono alla fantasia dello spettatore di spaziare proprio come delle didascalie.

Pur essendo parti parlate, perfettamente comprensibile dal contesto, spesso manca la parte della nuvoletta che la collega alla bocca che parla. Pertanto, grazie anche alla forma rettangolare, a rafforzare il senso di regolarità dato dalle vignette, le voci danno l’impressione di essere impostate, ovattate, come quelle di attori ascoltati dal loggione.

Le tavole di Le Henanff sono personali, costruite con uno stile proprio. Pur raccontando la storia di un pittore, e di uno dei più famosi, in nessun modo ne ricalcano lo stile.

Solo nella riproduzione delle opere, ovviamente, usa lo stile pittorico di Modigliani. Peraltro solo 4, delle oltre 500 conosciute, ma significative. Il ritratto frontale di Jeanne Hebuterne, di cui si vede anche il lavoro preparatorio, a percorrere la loro storia. Il grande nudo disteso, che esposto nella galleria Weill fece grande scandalo. Albero e case, che nel racconto testimoniano la mancanza di ispirazione lontano da Parigi. E l’ultimo autoritratto, in cui l’autore si raffigura emaciato, al di là della deformazione che usualmente dà ai suoi volti, proprio perché vicino alla morte.

Per il resto lo stile è realistico, acquerellato. Coerente con le altre opere di Le Henanff, che si è cimentato in lavori a sfondo storico (Ostfront e Westfront) o biografie (Elvis).

La tecnica si sposa benissimo con i cambi di registro cromatico che sottolineano i passaggi della storia e gli stati d’animo dei personaggi.

Così i riferimenti alla guerra sono sempre virati tra il grigio del fango e dell’inverno e il blu-nero del ferro dei cannoni e dei fucili.

I colori caldi sono destinati principalmente al periodo trascorso in Costa Azzurra, con l’apoteosi di tricolori (italiani!) per la vittoria della Grande Guerra. E concludono l’opera, in Italia, dove la piccola Jeanne Modigliani viene portata da Zbo per essere cresciuta dalla zia Margherita.

Cromaticamente il fil rouge (è proprio il caso di dirlo) è il rosso, che per tutta l’opera ha un’unica tonalità. Quella della sciarpa di Modigliani, che indossa dalla quinta tavola in poi. Del vino, del sangue dovuto alla tisi, della tenda de La Rotonde, fino alle foglie che accompagnano l’incontro della regina madre con Zbo sulla tomba ormai congiunta di Amedeo e Jeanne.

Una lettura impegnativa, come impegnativo è il protagonista. A cavallo tra i prodigi fra le nuvole e il teatro fra le nuvole dell’editore fiorentino.Un’opera che prova a umanizzare un artista poco conosciuto in Italia e spesso mitizzato, bohemien, violento, alcolizzato, difficile da inquadrare anche nel complesso mondo dei movimenti artistici del primo Novecento.

Forse troppo solo e debole, che ha consumato in soli 36 anni tutta la sua grandezza.

Modigliani, principe bohemien
Laurent Seksik, Fabrice Le Henanff
Kleiner Flug, 2018
72 pagine, brossurato, colori – 16,00 €

LibrArte: la partecipazione di Dimensione Fumetto

Si è conclusa domenica 3 giugno l’evoluzione della storica Fiera del Libro di Folignano, che quest’anno, arrivata alla ventiquattresima edizione, ha cambiato passo e nome.

Ed è diventata LibrArte, con tante attività per le scuole, ma cercando di portare arte e cultura anche al resto della cittadinanza, in modo più convinto e convincente.

Così, nonostante molti degli spazi usati in passato siano indisponibili per i recenti fatti (terremoto e crollo della struttura integrata), grazie alla collaborazione di tante forze, è venuta fuori una bellissima manifestazione, con laboratori, musica, Street Art (Andrea Tarli e Urca), e Street food.

Dimensione Fumetto ha già partecipato in passato, e anche quest’anno, nonostante la concomitanza con un evento importante come San Beach Comix, dove pure ha contribuito in modo importante, è stata presente.

Tra musicisti di livello nazionale (sabato sera abbiamo apprezzato Lorenzo Baglioni, che ha portato a Sanremo Giovani una canzone sul congiuntivo, e ha pubblicato un album dal titolo Bella prof!) e non solo (domenica splendida performance dei Distretto13), tra presentazioni di libri di tutti i generi, aperitivi teatrali, e lo spettacolo di Pindarico, anche DF ha voluto dire la sua.

Abbiamo presentato la mostra POW! su fumetto e pop art, che ha fatto da sfondo ai laboratori di fumetto dei nostri amici Claudia e Leonardo di Robocake e che è rimasta istallata per tutto il weekend.

Poi il sottoscritto, nella canicola del primo pomeriggio di domenica 3 giugno ha presentato un percorso dal titolo Comics&Science: fare cultura scientifica con i fumetti, facendo il punto su un percorso che in Italia in modo particolare sta avendo interessanti sviluppi. Concentrando l’intervento sul tentativo di diffondere la cultura della scienza usando un medium che arriva facilmente a tutti.

La storia (da Tintin a Watterson alla Disney) e la geografia del rapporto tra scienza e fumetto (Italia, Europa, USA e Giappone), chiudendo con i più recenti studi anche con articoli internazionali sulla comunicazione scientifica attraverso il fumetto (qui un esempio).

Il fumetto sta infatti diventando, grazie all’allargamento del mercato, un medium non più solo di intrattenimento, ma a tutto tondo. E mentre i francesi stanno dando fondo a moltissime produzioni a sfondo storico, che anche in Italia stiamo importando, in tutto il mondo ormai, il linguaggio dei comics è utilizzato per storie con gli sfondi più diversi.

Anche su questo sito abbiamo parlato di fumetti a sfondo sociale, politico, storico, sportivo.

E, dopo i libretti illustrativi e divulgativi (uno per tutti che fece scalpore, Come ti frego il virus, con Lupo Alberto del 1991; con il suo creatore, Silver, abbiamo parlato di Comics&Science in una recentissima intervista) la scienza sta trovando una collocazione ben precisa nel mondo dei fumetti:

  • racconta le storie degli scienziati o delle scoperte scientifiche;
  • diventa sfondo per storie di intrattenimento o fiction;
  • spiega teorie, anche complesse, in modo divulgativo o tecnico (su phdcomics.com ad esempio, trovate un fumetto sulle onde gravitazionali);
  • è diventato uno dei linguaggi e dei mezzi usati dalle istituzioni scientifiche per divulgare i loro risultati, alcuni esempi: ASI, ESA, INAF, NASA…

Abbiamo anche fatto vedere degli esempi di opere: da Comics&Science, alle storie su Topolino, ai libri della Raffaello Cortina; dalle raccolte de I Manga delle Scienze, alla collana I grandi della scienza a fumetti.

Insomma, c’è tanto da imparare…

Bè, se ve la siete persa (la manifestazione, intendo), nella pagina Facebook di Librarte trovate tutte le foto, il programma completo e le iniziative, così l’anno prossimo non avrete scuse, e magari ci ritrovate lì.

Silver a SanBeach Comix: l’intervista

Copertina di "Comics&Science: The Women in Math" dedicato al rapporto fra le donne e la matematica.A due anni dalla sua collaborazione con Comics&Science, che ora è diventata una testata a tutti gli effetti, intervistiamo, in occasione di SanBeach Comics, il maestro Silver.

Nel numero del maggio 2016 di Comics&Science affrontò un tema che è ancora oggi di attualità, al punto di essere diventato argomento di leggi: le bufale e la pseudoscienza. Anche noi, nel nostro territorio ci abbiamo avuto a che fare in maniera piuttosto evidente: negli ultimi due anni i “previsori di terremoti” hanno spopolato. L’incontro, a latere della conferenza tenuta presso la Mondadori di San Benedetto del Tronto il 2 giugno 2018, è stato a tutto tondo su fumetti, insegnamento, scienza e non solo.

Lupo Alberto tornerà a essere protagonista sulle pagine di Comics&Science?

Questo non lo so, dipenderà dalla redazione e dai responsabili di Comics&Science, ma se mi chiedessero altre cose le farei molto volentieri. Tra l’altro, quella sulle bufale è stato un argomento un po’ eccentrico rispetto a quelli trattati fino a quel momento e anche dopo, più tecnici. Però mi sono divertito a farlo e soprattutto ho trovato conferma al fatto che il fumetto deve essere divulgazione. E l’evoluzione editoriale di Comics&Science lo ha dimostrato in modo eccellente.

Non che il fumetto debba essere solo quello. Si parla spesso di questo aspetto, ci sono altre collane che affrontano temi scientifici; ci sono istituti, enti di ricerca che cominciano a esplorare questo mondo. E si accorgono che attraverso questo mondo è più facile divulgare, avvicinare i giovani, spiegare le cose con un approccio più semplice, in modo da agganciare l’interesse di tutti. Oggi c’è una carenza culturale, che non solo non viene combattuta, ma in certo qual modo incoraggiata, a volte anche dall’establishment. Perché un livello culturale basso rende il popolo più facile da guidare.

Quindi, per facilitare l’approccio con la scienza, molti enti si stanno muovendo in questa direzione.

Non vorrei però che diventasse solo una moda.

Comics&Science di sicuro non è nato per moda e non prosegue per questo motivo. È fatto da persone che conoscono bene entrambi i settori, sia quello scientifico, sia quello del fumetto. Dietro c’è una vera squadra.

Se altre istituzioni riescono a fare la stessa cosa, benissimo, ma il timore che diventi una moda c’è.

Per la sensazione che ho io, questi fumetti non sempre arrivano ai ragazzi. Sembrano a volte più destinati a quelli della mia generazione (quella dei 30-40enni). I ragazzi spesso fanno fatica a leggere qualsiasi cosa, compresi i fumetti. Meno che mai se hanno il sentore che serva a imparare qualcosa. Pur essendo un linguaggio più immediato della lettura, quello del fumetto sembra ancora troppo poco diretto per i ritmi a cui loro sono abituati, vista l’enorme velocità con cui consumano tutto. Bisognerebbe trovare un linguaggio a fumetti che riesca a tenere questo ritmo?

Credo che in questo momento, per affrontare un tema delicato come quello della passione per il sapere e della formazione delle giovani generazioni sia importante formare bravi insegnanti. Forse è quello che manca. Se non ci sono insegnanti formati…

Io non sono un intellettuale, ma ho capito alcune cose della fisica attraverso alcuni libri che la spiegavano in termini accessibili anche ai non specialisti.

Ci sono insegnanti che insegnano materie che non hanno capito fino in fondo, di cui non sono padroni. Per cui se gli insegnanti acquisiscono una modalità che consente loro di spiegare in termini semplici la materia, è un passo avanti. E i fumetti possono aiutare sicuramente in questo lavoro di semplificazione.

Il lavoro di Comics&Science nel 2016 fu fatto a quattro mani con Francesco Artibani. Artibani è stato un suo importante collaboratore per le storie di Lupo Alberto, ma diversi anni fa. Come è stato lavorarci di nuovo insieme dopo tanto tempo?

Con Francesco, anche se non ci vediamo per lunghi periodi, ci sentiamo continuamente via email e con altri strumenti. Continuiamo a scambiarci pareri e riflessioni, per cui siamo sempre molto in sintonia.

Era in qualche modo previsto che quel numero di Comics&Science sulle bufale fosse affidato a Lupo Alberto, Artibani, avendolo saputo, si è un po’ “messo in mezzo”, simpaticamente.

Mi ha detto «mi piacerebbe farlo io», e io sono stato ben contento.

È un grande professionista, una persona di grande intelligenza, che sa fare bene il suo mestiere, oltre che un amico.

Nell’intervista sempre su quel numero, lei disse proprio che la scienza fa fatica a comunicarsi. Oggi stanno nascendo una serie di strumenti, ad esempio i webcomics, più immediati. Mi viene in mente phdcomics.com, con i suoi fumetti divulgativi. Uno molto famoso lo scorso anno è stato quello sulle onde gravitazionali. Il fumettista che deve proporre un argomento del genere, si può limitare a pensare solo al fumetto, o deve avere un buon background anche scientifico?

Nel fumetto c’è un aspetto di storia e di scrittura. Quindi il fumettista, in quanto scrittore, è anche nel suo piccolo un esperto di quanto scrive.

Se lei parla con il mio amico Giancarlo Manfredi, che ha fatto Magico Vento, è in grado di parlare per ore (è anche un po’ mortale, lo dice sottovoce, ndr) degli Indiani d’America. Li conosce tutti, per nome e per cognome. È diventato davvero uno studioso in questo campo. Ci ha perso del tempo, lo ha studiato. Anche quando si affronta una storia o un tema in modo leggero, è indispensabile che alcuni dati siano esatti.

Alfredo Castelli, papà di Martin Mystère, anche lui mio grande amico, costruisce delle storie immaginarie, ovviamente, però la premessa è autentica. C’è uno studio delle fonti: i disegni di Nazca esistono veramente. Gli UFO forse no, ma si può parlare del legame che c’è, usando precisione sui dati scientifici noti finora.

Margherita Hack (con Viviano Domenici, giornalista, a lungo caporedattore delle pagine scientifiche del Corriere della Sera, ndr) ha sfatato un sacco dei miti sugli UFO. Si sono costruiti miti sulla presenza degli alieni su Marte per la scoperta dei canali da parte di Schiaparelli, che poi si dimostrarono una illusione ottica (al di là dell’errore di traduzione). C’è gente che ancora parla di queste cose come se fossero reali. Il senso di questo libro è questo.

Per tornare alla domanda, è importante che chi scrive, ovviamente, conosca quello che scrive. E questo a volte diventa così coinvolgente da fare dello scrittore un esperto in materia.

Quindi, per concludere, rivedremo Bovinda, visto che lei ha detto anche che questo personaggio le è costato un po’ di fatica?

Io spero proprio di sì.

Le bufale sono un aspetto della modernità che fa veramente paura. Sembrano inarrestabili. Più se ne dimostra la falsità, più sembra che prendano piede. Vengono usate fuori contesto, addirittura come argomento di campagna elettorale…

I bacini di persone non in grado di controllarle sembrano crescere rapidamente. È inoltre pericolosissima la velocità con cui queste notizie si diffondono, grazie ai canali comunicativi del web. Le baggianate sono sempre state raccontate, probabilmente né più né meno di oggi; alcune assurdità sono sempre state elevate a verità. Il problema è proprio la rapidità, per cui sul web una notizia falsa sembra inarrestabile già pochissimo tempo dopo essere stata “prodotta”.

Grazie mille maestro!

Grazie, anche se la qualifica di maestro, che fa sempre piacere, la userei con parsimonia. Perché a volte ho visto che subito dopo la qualifica di maestro scatta quella di compianto maestro.

Cosimo de’ Medici: come tutto è cominciato

Un nemico che precipita da una torre non giova a nessuno, ma neanche può recar di danno!

Il vecchio o Pater patriae, questo è il soprannome con cui Cosimo de’ Medici è storicamente noto.

Nonno del forse più famoso Lorenzo il Magnifico, ma tra i più intelligenti e brillanti politici del tempo e protagonista assoluto dell’ascesa di Firenze e, con essa, della sua famiglia.

Pur non essendo il capostipite, infatti, fu colui che trasformò la famiglia di banchieri nella casata egemone sulla città toscana.

La casa editrice fiorentina Kleiner Flug arriva al diciassettesimo volume dei suoi Prodigi fra le nuvole. E lo fa continuando a esplorare i personaggi fiorentini.

Così dopo gli artisti (Cellini, Giotto), i letterati (Dante, Petrarca), questo numero si innesta nel filone delle figure storiche di Firenze. Insieme a Farinata, Pier Capponi, Savonarola.

E il suo discendente Giovanni, già protagonista su queste pagine.

Alex Lucchesi, sceneggiatore, regista, attore, si cimenta nella sceneggiatura di una storia a fumetti tra politica e storia, tra omicidi e trame di potere.

Affidando le matite e i colori a Davide Susini.

I due ripercorrono la storia dell’ascesa della famiglia più potente di Firenze con dovizia di particolari. Certo non con pretese filologiche, ma raccontando le relazioni, gli intrecci, i giochi di potere fra le famiglie, come negli scacchi.

E i giocatori sono i Medici e gli Albizzi, che muovono, e più frequentemente eliminano fisicamente, i pezzi sullo scacchiere fiorentino, che in realtà si espande fino a Padova. Così partendo da Niccolò da Uzzano, il primo degli alfieri abbattuti, incontriamo Bernardo Guadagni, gonfaloniere legato agli Albizzi che deciderà l’esilio di Cosimo, provando a dare scacco al re.

Poi il carceriere Malavolti, il Capitano Giuliani, i De Luca, il noto architetto Michelozzo e lo stesso Luca degli Albizzi tra i bianchi medicei; Palla Strozzi, il mercenario Baldiaccio d’Anghiari e il già citato Guadagni tra gli antimedicei.

Tutti personaggi storici, che si muovono su uno scacchiere che va da Firenze a Padova. E i pezzi bianchi e neri ricordano i guelfi bianchi e neri, già protagonisti di una lotta intestina a Firenze alla fine del 1200.

D’altra parte l’epopea dei Medici non ha tanti segreti. Quella dei libri di storia, ma anche quella della serie TV prodotta dalla RAI (dove peraltro Cosimo aveva le stesse fattezze di Robb Stark).

Quindi Alex Lucchesi si muove sui binari di un soggetto già definito, volendo rimanere nell’ambito della realtà storica.

Ma riempie di dettagli la sua sceneggiatura, arricchendo di particolari la cornice storica. La storia avanza con numerosi variazioni di ritmo, qualche volta rischiando di addentrarsi in dettagli troppo particolari, portando il lettore al punto di perdere il filo, ma dando in conclusione una dinamicità sostanzialmente piacevole.

Riesce a delineare i caratteri dei personaggi con poche pennellate, nascondendo efficacemente trame e doppiogiochismi.
Con altrettanta efficacia in poco tempo riesce a modificare non solo il quadro sociale e politico, ma anche quello dei sentimenti personali, all’interno della storia.

Proprio come può succedere nelle partite a scacchi, in cui una sola mossa può far cambiare l’esito, anche quando la fine sembra scontata. Così l’esilio padovano di Cosimo, che doveva essere l’inizio della sua fine, in realtà non è mai cominciato, e in qualche modo tutta la partita risulta truccata.

E come nelle partite a scacchi i giocatori stessi possono tenere in serbo delle mosse a sorpresa, dissimulando la loro tattica, nascondendo dei pezzi rispetto al centro del proscenio. E per questo sono decisive le figure incappucciate. Che rovesciano la situazione proprio quando gli Albizzi e i loro mercenari sembravano sul punto di scoprire il gioco dei Medici.

Così l’intera partita dell’egemonia a Firenze si rovescia con poche, semplici mosse. Che hanno alcune conseguenze immediate ma anche, come sulle scacchiere più interessanti, effetti a lungo termine, nascondendo sorprese fino all’ultimo.

Lucchesi infatti ci fa credere che la longa manus dello scacchista Cosimo colpisca i pezzi avversari ben oltre la fine della partita per l’egemonia fiorentina, ricordandoci che la storia dell’uomo è fatta più di vendette che di gioie, anche nella vittoria.

Se la storia ha dei confini ben precisi, all’interno dei quali ci si può muovere quasi esclusivamente con dettagli ed episodi, anche la parte grafica è in qualche modo definita.

I pittori dell’epoca hanno ritratto molti dei personaggi della storia, e anche i paesaggi, per lo meno gli scorci fiorentini.

Susini ha un bell’approccio: il ritratto estremamente espressivo di Cosimo in copertina, l’approccio alla città con lo scontro anche sportivo tra due fazioni di colore diverso, i dettagli sui vestiti e sulle vie cittadine.

Il tratto è descrittivo al punto giusto, e fa gustare anche i suoni caratteristici di chi Firenze l’ha visitata. Rende quasi tangibile l’accento della parlata toscana.

Ma dopo un avvio più che promettente, quella sensazione un po’ si perde. Ci sono alcuni passaggi a vuoto, il più evidente nell’unica splash page di tutto il volume, peraltro ben posizionata. Infatti riguarda una scena collettiva: l’assedio di Lucca da parte dei fiorentini.

Ma, invece di essere l’apice, anche grafico, della storia, concretizza una sensazione che cresce da qualche pagina addietro: il tratto e la definizione dei particolari si fanno meno attenti. E la scena, che poteva essere ben più epica, viene appena tratteggiata. Anche i lineamenti di Rinaldo nel riquadro sono grezzi, quasi sfocati.

Forse serve anche graficamente a sfocare la figura di Albizzi, ma il cambio di registro, se di questo si tratta, appare eccessivo. Nelle pagine centrali, forse a sottolineare da una parte il momento di difficoltà di Cosimo in fuga verso Venezia, e dall’altra la confusione in cui si trova Firenze, si nota una diminuzione del dettaglio e una minore efficacia nella resa. Che nella pagina a cui si faceva riferimento sopra è però eccessivamente grezza. Parallelamente la storia non è più centrata su Cosimo: per diverse pagine, dopo il suo approdo a Venezia, la storia si concentra su cosa accade in Toscana e a Firenze in sua assenza. Queste pagine sembrano meno curate graficamente, anche se la storia mantiene un registro di tensione elevata.

È vero che poi la grafica in qualche modo recupera, anche se sembra tornare pienamente efficace solo nell’ultima parte con la sconfitta di Rinaldo e il ritorno di Cosimo a Firenze da trionfatore.

Questa disomogeneità non trova riscontro peraltro né nei colori, né nella struttura delle tavole. Le pagine iniziali sono certamente anche più vivide di colori, luminose. Progressivamente anche i colori, con l’inizio della prigionia e dell’esilio di Cosimo si ingrigiscono, le scene si svolgono sempre più frequentemente di notte o all’interno. E anche quelle all’esterno non hanno più l’ariosità e la freschezza di quelle iniziali.

La struttura delle pagine è abbastanza regolare. Le vignette, disposte per lo più su 4 righe, hanno tutte una forma rettangolare, anche quando si sovrappongono.

Anche questo aspetto nella parte centrale diventa meno regolare. La notte del trasferimento a Padova di Cosimo è una notte concitata, con avvenimenti inattesi, e anche la gabbia lo evidenzia. In queste pagine si trovano le gabbie meno regolari, con degli inserti che non si trovano in nessun’altra parte.

Perché le scacchiere sono squadrate, e solo su questo campo si può giocare, fino alla fine, fino alla cattura di tutti i pezzi dell’avversario. E chi vince prende tutto.

Come negli scacchi.

Cosimo de’ Medici
Alex Lucchesi, Davide Susini
Collana Prodigi tra le nuvole n. 17
Kleiner Flug 2018
€ 16