Andrea Cittadini Bellini

Scienziato mancato, appassionato divoratore di fumetti, collezionista di fatto, provo a capirci qualcosa di matematica, di scienza e della Nona Arte...

Nob: Un papà alla francese

Il fumettista francese Nob ci illustra (in senso letterale) che vita può avere un padre single con quattro figlie, di età variabile dall’adolescente alla bebè.

Lo fa cercando un via di mezzo tra un tutorial per sopravvivere e un racconto di cronaca di vita familiare.

Il libro, pubblicato in versione italiana da Tunué, è strutturato in sei aree, a loro volta suddivise in pagine singole o doppie, che trattano argomenti diversi. Proprio come un manuale, per cui si può andare a cercare l’argomento di interesse, senza dover per forza leggere tutto, o la cui lettura può essere fatta come una vera e propria consultazione.

Dopo una breve introduzione sull’immancabile decalogo e la “giornata tipo”, si passa ad affrontare gli argomenti sostanziosi.

Educazione, psicologia, cultura e svago, comunicazione, le “ricorrenze familiari”, il cibo e i pasti.

Niente di particolarmente originale, ma un lavoro ben fatto.

Per lo più una serie di vignette singole raggruppate per argomento. A volte presentate come un elenco di opzioni.

Con l’immancabile “come noi vediamo loro” e “come loro vedono noi”, tanto di moda su tutti i social network. E con alcune pagine di manuale vero e proprio, come quella de I regali fatti in casa oppure l’elenco dei papà famosi, reali o di fantasia (immancabile la versione di Nob di Homer Simpson e di Barbapapà). Che mantengono un taglio ironico, ma con un livello un po’ altalenante.

Ci sono delle pagine che un po’ si raccontano, quelle in cui il papà (quasi) perfetto dal divano parla con il pubblico (addirittura davanti alle telecamere). E in cui le figlie fanno da pubblico e da operatori audio e video.

Così Nob sembra costruire una specie di sitcom televisiva, con battute singole accompagnate dai commenti esterni, per cui il papà, oltre a comparire nelle singole situazioni, fa da voce fuori campo. Una specie di Zelig cartaceo. E come nelle trasmissioni comiche della TV, c’è una certa ripetitività, se non nelle parole, certamente nel taglio, negli schemi logici, nelle corde che vengono toccate.

E ci inserisce, rendendole fruibili nella forma grafica della carta, molte delle modalità relazionali moderne a cui siamo sempre più abituati. Oggi relegate nelle comunicazioni elettroniche.

Mescolandole peraltro con altre modalità che noi, lettori dell’ormai antico Manuale delle Giovani Marmotte, conosciamo bene. La manualistica illustrata infatti è stata una grande risorsa per noi giovani della seconda metà del secolo scorso, e ha anche aiutato a dare una forma di serietà al fumetto, spesso considerato di nessuno spessore culturale.

Il manuale di Nob prova a mettere insieme queste due anime. Sembra voler creare un trait d’union tra la manualistica illustrata più tradizionale e i tutorial online moderni. Trattando un tema che consente tanti punti di vista e un atteggiamento divertito, sollevato e distaccato.

Ovviamente si prende in giro la condizione dei padri, esasperando un po’ tutte le situazioni.

Questa esasperazione è talvolta eccessiva. E la casistica non copre tutte le opzioni familiari.

In effetti un padre single con quattro figlie non è esattamente lo standard. Anche se ne abbiamo incontrati altri, nei fumetti e nei cartoni animati. Basti pensare alla situazione familiare di Gru in Cattivissimo me (non a caso creata da un altro francese, Pierre Coffin), con cui, se si eccettua l’ultimogenita, anche la caratterizzazione delle figlie ha dei punti di contatto.

Non che il lavoro non sia godibile, e va inserito nel percorso di Nob, che in Francia per Dupuis ha pubblicato anche una serie di cinque volumetti, oltre alle immancabili copertine e anticipazioni su Spirou. Il successo è grande, al punto che nel numero 4429, in edicola dal primo maggio, per parlare del colore nei fumetti, una tavola di Dad è presentata nella versione di sei coloristi diversi. Ed è anche possibile scaricare dal sito del giornale la stessa tavola e colorarla.

Ma a volte si ha la sensazione che non ci si sia decisi del tutto sui destinatari del fumetto, per lo meno per questo volume. Se i bambini (9+, dice in effetti il sito di Dupuis, e Spirou è un giornale per giovani lettori) o per adulti che vogliano un po’ sorridere della situazione degli quarantenni maschi, che spesso non sono cresciuti abbastanza per essere genitori credibili…

E infatti è un papà che mantiene un (sostanzioso) lato infantile. La cui autorevolezza è minata, per cui le figlie lo trattano più con condiscendenza che con rispetto.

La grafica è quanto ci si aspetta da un fumettista/vignettista franco-belga. I personaggi sono ben caratterizzati (l’adolescente altezzosa ha anche il nasino alla francese). Il taglio è ovviamente ironico e divertente, e Nob riesce bene in questo. La costruzione delle tavole è molto regolare, dando il senso di “raccolta di vignette” di cui parlavamo anche sopra.

Specialmente le pagine intere, a partire dalla copertina, sono molto ricche di dettagli, mentre le vignette evidenziano la scena in primo piano, riempiendola con lo sfondo solo quando è necessario. I colori accompagnano in maniera lineare, ribadendo, con gli sfondi o i viraggi, gli stati d’animo che l’autore sottolinea. Ma senza esagerare mai, mantenendo tonalità pastello che ben si accompagnano all’atmosfera comunque sfumata di tutto il libro.

Per tutti noi papà, non tanto un manuale, ma un modo per ritrovarsi, in alcuni atteggiamenti e situazioni. Un modo simpatico per fare dell’autoironia, anche se a volte un po’ fine a se stessa.

Per gli altri (mio figlio di 8 anni lo ha voluto leggere), un modo per far sorridere della figura del padre, oggi sempre più nel vortice della crisi di identità.


Nob (Bruno Chevrier)
Manuale del papà (quasi) perfetto
Tunuè, 2019
72 pagg, colore, cartonato, cm 14×21, € 14.50
ISBN 9788867903306

DF Scienza, un nuovo settore di Dimensione Fumetto

In occasione di San Beach Comix Vol. III e proseguendo nella collaborazione con l’Associazione Culturale Fumetti Indelebili, Dimensione Fumetto inaugura DF Scienza, il logo sotto il quale inseriremo le nostre iniziative legate alla scienza a fumetti.

L’esordio sarà proprio per il weekend della manifestazione a cui DF collabora fin dalla prima edizione.

Il 17 e 18 maggio prossimi pertanto, tra Ascoli Piceno e San Benedetto del Tronto, ci saranno alcune iniziative che vedranno protagonisti autori del panorama nazionale (e non solo) in questo settore.

Ospiti per l’occasione Bruno Codenotti, dirigente di ricerca del CNR, e Claudia Flandoli, disegnatrice già presente sulle nostre pagine e collaboratrice di Comics&Science di CNR Edizioni.

Questo il programma:

  • Venerdì 17 maggio
    • mattino: incontro con gli studenti del Liceo Scientifico Orsini di Ascoli Piceno
    • pomeriggio
      • ore 15: incontro con gli studenti dell’Istituto Comprensivo Folignano Maltignano
      • ore 17.30: incontro presso la libreria Rinascita di Ascoli Piceno, con valore di formazione per gli insegnanti
  • Sabato 18 maggio
    • mattino: incontro con gli studenti dell’Istituto Comprensivo e del Liceo di Montalto delle Marche. Anche questo vale come formazione.
    • pomeriggio: ore 18 incontro presso la libreria Mondadori di San Benedetto del Tronto per il San Beach Comix

Speriamo che sia l’inizio di un percorso che con sempre maggior attenzione porti a capire il legame fra la nona arte e la cultura a tutto tondo, in particolare con il linguaggio illustrato che può essere veicolo della cultura scientifica, ancora considerata appannaggio di pochi.

Monteverdi: ancora la musica cremonese a fumetti

Stradivari, Monteverdi, Ponchielli: Cremona ha qualche dono particolare.

Non a caso è l’unica città italiana dove si trova un Dipartimento universitario di Musicologia.

Così Kleiner Flug si fa carico per la seconda volta di mostrare come si sia espresso questo genius loci, che ha fatto da sottotitolo già in un precedente volume.

Questa storia è antecedente a quella di Stradivari. Ma non senza continuità, se tra la morte di Monteverdi, protagonista di questa storia, e la nascita di Antonio Stradivari, passano pochi mesi.

Facendo così sognare il tramandarsi nella storia di un talento in qualche modo territoriale, che si incarna di volta in volta in più o meno ignari protagonisti. Una sorta di metempsicosi musicale, con una sola anima che torna in qualche modo a incarnarsi in personaggi che hanno fatto la storia della musica.

Tutti cremonesi.

Come cremonese è il Centro Fumetto Andrea Pazienza, nel cui organigramma troviamo Michele Ginevra, autore sia del presente volume che di quello già citato.

Come cremonese è la disegnatrice Francesca Follini, già nota per Superworld.

E in qualche modo i cremonesi sono consapevoli di questo genius loci, se da tempo organizzano eventi che collegano l’arte alla città, i luoghi ai loro concittadini più noti.

Quest’opera è frutto di una collaborazione tra diversi enti culturali e amministrativi, e ha richiesto una ricerca certosina sulla vita e le opere di Monteverdi, nel 450esimo anniversario della nascita.

Ne esce ancora una volta una biografia-ritratto molto emotiva. Caratterizzata dalla spinta innovatrice del genius loci, che guida l’incarnazione di turno, in modo più o meno consapevole. Mentre i conservatori si oppongono alle novità con sotterfugi e vigliaccherie.

Monteverdi racconta sua sponte tutta la sua vita a due “collezionisti” che sono venuti a trovarlo a Venezia, sua ultima dimora, quando si era già fatto sacerdote.

E parte dall’infanzia, dal suo primo incontro con Orfeo grazie a un cantastorie, e con la musica, grazie al suo stesso padre. E dai primi “scontri” con chi vedeva in lui la nuova incarnazione della novità, e quindi del pericolo.

In realtà Monteverdi racconta episodi di cui non sempre è stato testimone, ma che gli sono probabilmente stati raccontati dai suoi mentori e protettori, o dal genius loci stesso. Questi, consapevoli della novità portata da Monteverdi, lo difendono e gli fanno conoscere un mondo strano e fantastico. Addirittura popolato da creature non del tutto umane. In questo modo nell’opera si sottolinea la soprannaturalità della fiamma divina dello spirito della musica, che arde in Monteverdi.

Stavolta, poi, gli oscurantisti non sono gli ecclesiastici. Se è vero che il suo mentore Padre Ignazio è un gesuita, che «vuole servire la Chiesa guardando al futuro» visto che «chi deve sapere, sa e approva la sua azione». E si fa affiancare dal cantastorie che ha il mantello ornato con le scene della storia di Orfeo, e nasconde qualche altro segreto.

A opporsi a Monteverdi è un Ordine di cui fa parte Don Magio, esponente di una famiglia nobile cremonese con origini dalla Gens Magia, che ha scelto il lato oscuro (si dice proprio così nel fumetto, eh!). E arriva ad attentare alla vita del giovanissimo Monteverdi, appena adolescente, che sta già pubblicando i primi importanti lavori.

Con lo spostamento a Mantova, alla corte dei Gonzaga, la situazione sembra placarsi, ma solo perché le sue opere sono «volutamente ossequiose rispetto alla pratica vigente».

In realtà anche a Mantova, Claudio si trova tra due fuochi. Da una parte Padre Ignazio, suo padre (che sapeva più di quanto credesse) e la giovane moglie, dall’altra Cesare Clemente Magio con Francesco, figlio del duca Vincenzo I, di cui era ospite, appoggiati dal musicista Giovanni Artusi.

Alla corte di Mantova, Monteverdi trovò però appoggio nella Accademia degli Invaghiti, che patrocinò la prima de L’Orfeo.

Questa fu, a quanto ci dice il fumetto, la reale e completa manifestazione del genius loci in Monteverdi.

La manifestazione della natura in perenne divenire, come dice Padre Ignazio.

E lo stesso Monteverdi se ne rende conto, se dice ai suoi interlocutori «Sarebbe riduttivo dire che  sia stato un trionfo… Il genius loci si era manifestato attraverso di me! Avevo creato un nuovo modo di fare musica, sia recitata che cantata!».

Pertanto dopo un modo tutto personale di fare strumenti musicali, ecco la nascita del melodramma. Monteverdi infatti per primo utilizzò tutti gli strumenti messi a disposizione dalla musica dell’epoca, compresa la polifonia delle voci umane e un utilizzo fortemente teatrale dell’opera.

Dopo un rapido passaggio sulle altre tappe della vita, la storia si conclude con la morte (anzi, l’ascensione al cielo, come dice una rassicurante figura dalla lunga barba bianca, la stessa che sovrasta i personaggi in copertina…).

Nella storia si vede la mano di Michele Ginevra, che abbiamo conosciuto nel fumetto dedicato a Stradivari: la passione per il genius loci, la ricerca dei dettagli storici e non solo. I personaggi reali sono verosimili, anche se si percepisce continuamente questa lotta tra bene e male che sembra avvenire su un piano ulteriore.

I buoni sono fin troppo buoni, i cattivi sono anche fisiognomicamente riconoscibili. Un manicheismo che semplifica le cose, ma forse toglie un po’ di spessore alle figure. In conclusione però un gran bel lavoro.

La parte grafica è fatta di colori pastello, per lo più con toni caldi. Di una gabbia che presenta una certa regolarità, sulle quattro righe e dodici vignette. Anche se ricchissime di variazioni sul tema, con qualche splash page e una bella dinamicità per metterla al servizio delle necessità della storia. Unendo righe o colonne, sia in orizzontale che in verticale, e facendo spesso allargare le vignette “non regolari” sullo sfondo della pagina.

Il registro grafico cambia solo quando si racconta di Orfeo, nei colori e nei modi, nel mostrare all’inizio l’interno del mantello del cantastorie, con le dodici vignette disegnate in ocra su sfondo nero. Soprattutto nell’organizzazione delle pagine, quando viene riportata nell’albo la rappresentazione del melodramma.

Queste pagine non modificano sostanzialmente lo stile grafico e dei colori, anche se la pagina corrispondente al primo atto è quella con i colori più chiari dell’intero albo. Pur mantenendo l’ordine delle quattro righe, la forma e l’organizzazione delle vignette diventa del tutto particolare.

Prima ornando le vignette con cornici di stampo rinascimentale-barocco adatte all’epoca, poi semplificandole, fino alla forma triangolare.

E con una concessione alla teatralità di Gianni De Luca, che per primo ha fatto muovere e parlare i personaggi in un’unica tavola, peraltro nella trasposizione a fumetti di opere di Shakespeare. Nel quarto atto, quello del tentativo di Orfeo di liberare la sua Euridice.

Da notare anche la progressione cromatica, dai colori chiari, ai freddi scuri, fino al rosso delle Baccanti.

Ancora una volta Kleiner Flug fa centro. Dando tanti spunti di interesse, storici, artistici e di curiosità. Un altro italiano prodigioso, con un legame forte con il territorio, che non è quello toscano in cui la casa editrice è ben radicata. Ma il legame con Cremona, anche grazie al Centro Andrea Pazienza, si sta facendo sempre più forte… Un vero e proprio genius loci.


Michele Ginevra, Francesca Follini
Monteverdi – Genius loci

Kleiner Flug 2018
64 pagg, colore, € 15

Cyrano a fumetti: una nuova proposta

Hercule Savinien de Cyrano de Bergerac è stato un personaggio tra la realtà e la fantasia: uno scrittore/spadaccino realmente esistito dalla vita piuttosto avventurosa, che ha stimolato la fantasia di chi cercava storie interessanti da raccontare. E il suo nome francese ha sicuramente più fascino di quello italianizzato in Ercole Savignano.

In realtà la prima versione della storia di Rostand che ho visto è stata quella con protagonista Steve Martin in Roxanne, per anni riproposto tra i film del periodo natalizio. Non una pietra miliare della storia del cinema, salvo forse per il monologo sul naso, che modernizza quello nel primo atto dell’opera. Altre versioni cinematografiche sono state prodotte, fin dagli anni ’50 del secolo scorso.

In Italia, oltre alle grandi interpretazioni teatrali di Gigi Proietti e alla canzone di Guccini, anche il fumetto se ne è occupato.

Nel 2013 Stelio Fenzo ha portato a compimento una riduzione dell’opera di Edmond Rostand, ideata già venti anni fa, all’interno della collaborazione con Il Giornalino, ma mai conclusa con le Edizioni Paoline.

Il tratto carnale dell’autore veneziano ben ha sposato la fisicità irriverente dello spadaccino guascone.

E l’opera era comunque incanalata nel binario delle “riduzioni a fumetti” de Il Giornalino che, fin dai primi anni ’90, proponevano didascalicamente i contenuti dei capolavori della letteratura mondiale.

Grande fedeltà all’originale e un tratto che renda l’opera il più verosimile possibile, anche per un personaggio dall’aspetto grottesco come Cyrano. Una sorta di “invito alla lettura”, indirizzato agli adolescenti dell’epoca (tra cui il sottoscritto), con una corretta caratterizzazione storica del contesto e dei personaggi, dei vestiti e degli sfondi, come d’altra parte aveva fatto Rostand.

In questo recentissimo lavoro, invece,  Genny Ferrari, fumettista volterrana che fa parte del Tatai Lab, dà una versione forse più poetica.

Fin dalla copertina.

Il poeta dà le spalle alla battaglia combattuta a fil di spada.

Aprendo l’albo, diviso in atti, mantenendo la struttura teatrale, si evidenzia subito come il carattere della commedia prevalga sull’aspetto della tragedia sentimentale.

La storia è nota. Cyrano, poeta e spadaccino, innamorato di Rossana sua cugina (in realtà Maddalena Robin), aiuta invece Cristiano, di cui lei gli confida di essere innamorata.

Cristiano, cadetto dei guasconi, è però più bravo con la spada che con la penna. Cyrano diventa in tutto e per tutto il suo ghost writer ante litteram. Il giovane ottiene il successo amoroso che cerca, non senza rendere onore al suo mentore.

Ma il cattivo di turno, il conte De Guiche, infatuato della stessa Rossana  e suo comandante, lo manda a morire, per poi pentirsene anni dopo. E Rossana scoprirà la verità solo in prossimità della morte del secondo dei suoi innamorati. Leali con lei, e anche fra loro, forse ben più del lecito.

Genny Ferrari non modifica le battute e la scrittura in rima, più adatta al teatro. In effetti si tratta di un palcoscenico su carta: non a caso la collana di Kleiner Flug prende il nome di Teatro fra le nuvole. La storia è ambienta in una Francia che, nonostante sia in piena Guerra dei Trent’anni, ha colori pastello, frequenta i teatri e lascia spazio a difficili relazioni amorose. L’allestimento è realistico, ma poco sfarzoso. I personaggi caratterizzati con pochi tratti e una grafica piuttosto semplice.

E la guasconeria di Cyrano emerge fin dal suo ingresso in scena, insieme al suo naso. Parossisticamente lungo, segno di riconoscimento e fonte di ironia, con l’attenzione che si deve nell’irridere un grande spadaccino.

Il naso di Cyrano da solo fa capire che l’elemento della commedia è comunque prevalente. Le rime di Rostand completano l’opera. L’ironia e le sottolineature in rima, infatti, alleggeriscono anche gli eventi tragici.

Genny Ferrari propone infatti una versione delicata e attenta.

Oserei dire leggera.

Un po’ come Calvino nelle sue Lezioni americane cita lo “scrittore” Cyrano quando parla della leggerezza nella letteratura.

Il tratto e le fisionomie dei personaggi confermano questa leggerezza, in modi diversi.

Da una parte anche in situazioni drammaticamente critiche come gli scontri di cappa e spada, oppure dietro le linee della guerra, o in presenza della morte, le linee e i colori non cambiano registro.

Dall’altra la caratterizzazione grafica dei personaggi, le espressioni, ricordano, con le dovute proporzioni, i tratti di Miyazaki e Taniguchi, che sono mangaka la cui leggerezza è proverbiale. Anche se in relazione al primo, somigliano forse più ad alcuni suoi anime, e con una ulteriore semplificazione del tratto.

Basti guardare ad esempio agli uomini spesso baffuti. Oppure le espressioni dei visi, che sembrano prive di sentimenti negativi o di durezza.

Questo rende il lavoro accessibile a tutti i lettori, di qualsiasi età. E rievoca anche confronti piacevoli e schemi grafici in qualche modo consueti.

Anche la gabbia delle vignette e i balloon privi di contorni vanno nello stesso senso. A delimitare le vignette sono infatti gli stessi spazi bianchi, mentre i balloon sono colorati a tinta unita, in contrasto con i colori della vignetta in cui si trovano. Bianche, dove è possibile. Altrimenti con colori pastello molto tenui.

L’effetto è quello di una omogeneità e continuità anche grafica, per cui anche i giochi grafici, come le gabbie molto varie (interessante il fatto che i tre personaggi principali vengono introdotti con vignette circolari) e i balloon che aiutano lo scorrere del tempo, sono immersi in questa complessiva morbidezza.

Mancano quasi completamente, se si eccettuano rare eccezioni, le linee dinamiche e le onomatopee. Non che se ne senta la mancanza, proprio in virtù della leggerezza con cui viene affrontata l’opera. In questo modo il fumetto sembra una sequenza di immagini statiche.

Il contro di questo approccio è, a volte, l’affievolirsi nelle sottolineature dei sentimenti. Ad esempio, il bacio che Cristiano ruba a Rossana, non è il proverbiale apostrofo rosa tra le parole “T’amo”, ma una scena, che passa e quasi fugge senza lasciare traccia.

Lo stesso perdono di Rossana nei confronti di De Guiche a quindici anni di distanza dalla morte di Cristiano rimane piatto. In questo modo è Cyrano ad avere quasi il monopolio dell’emotività. Sottolineato dal rosso di cui veste.

Emotività che va di pari passo al senso dell’onore, anche questa prerogativa dei guasconi.

Una bella riduzione, con un taglio piacevolmente femminile. Ben scritta, ben disegnata. Non banale e con personalità, anche se evoca piacevoli sensazioni già provate.

Un’opera certamente originale, nei modi, anche se non nei contenuti, e un lavoro ben fatto!


Genny Ferrari
Cyrano

Kleiner Flug, marzo 2019
64 pagg, colore, cm 21×28,5, € 15,00

Comics&Science: stelle a fumetti

Finalmente si parla di stelle!

Uno degli argomenti mai toccati finora nei numeri di scienza a fumetti di Comics&Science è lo spazio. Il suo studio, l’esplorazione e la tecnologia che l’umanità ha messo in campo negli ultimi anni è protagonista assoluto di questo The Stellar Issue.

Nell’anno in cui si festeggia il cinquantesimo anniversario dell’arrivo dell’uomo sulla Luna, la scienza a fumetti del CNR non poteva non dedicare un numero a tutto ciò che è al di fuori dei confini della nostra atmosfera.

Per parlarne Andrea Plazzi e Roberto Natalini hanno scomodato (come d’altra parte nei numeri precedenti) dei nomi di assoluta eccellenza:

  • Amedeo Balbi, astrofisico e divulgatore noto anche al grande pubblico
  • Licia Troisi, una delle scrittrici più prolifiche (e lette) in Italia degli ultimi 15 anni, anche lei con un dottorato in astrofisica
  • Carmine Di Giandomenico, disegnatore abruzzese a lungo titolare di Flash

Insieme a Mario Natangelo e a Walter Leoni, autore di Totally Unnecessary Comics.

Insomma, ancora una volta un parterre di tutto rispetto, che ci aiuta a capire come il fumetto stia diventando sempre più un veicolo importante per la cultura. Anche quella scientifica.

E dopo ZeroCalcare che parla di particelle e acceleratori, eccoci a uno degli altri grandi e affascinanti temi della fisica. Dall’infinitamente piccolo all’infinitamente grande.

Dalle più piccole componenti della materia e dalle particelle che originano la stessa struttura dell’universo, alle grandi domande sull’origine e la fine del cosmo. Sul come e perché si può viaggiare tra le stelle.

Così la storia principale, La fanciulla e il drago, appunto, ci racconta del confronto/scontro tra (apparente) superstizione e scienza.

Perché se è vero che le stelle non sono uova di drago, ci piace pensare che ci sarà sempre una supereroina pronta a difenderci dal drago che ne nascerà, e pronta a raccontarci la sua storia, che ci dà una versione più tranquillizzante sulla fine di una stella e dei pianeti che la circondano.

La storia non è originalissima (la vecchia signora che racconta è l’eroina che ha salvato il mondo, come accade a volte nei miti), ma è ben architettata. I disegni di Alessandro Micelli su matite di Carmine Di Giandomenico si stagliano sugli sfondi astronomici dipinti da Leo Colapietro. I colori sgargianti del cosmo sono la scenografia ideale per la natura epica del racconto, disegnato con dinamicità e dettaglio.

Le non molte (ventuno) pagine trasmettono una grande energia e senso del mistero. Perché la natura delle stelle è stata a lungo una incognita: non si sapeva l’origine dell’energia che hanno dentro, da quanto tempo esistessero, quale fosse la loro natura e il motivo della loro esistenza.

C’è voluta la fisica moderna e contemporanea, la rivoluzione di inizio Novecento per dare agli scienziati gli strumenti dell’infinitamente piccolo che hanno rivoluzionato la comprensione dell’infinitamente grande. Per comprendere che quei puntini a lungo ritenuti stelle fisse, dei simulacri quasi microscopici del fuoco infinito, sono in realtà la fucina della materia dell’intero universo. La massa visibile, che si contrappone alla misteriosa e sfuggente materia oscura. Insomma, l’unica parte dell’universo che “vediamo” con facilità.

E ancora oggi facciamo nuove eccezionali scoperte su di loro. Ad esempio quella, avvenuta grazie alle recenti onde gravitazionali, della reale origine degli elementi transferrici (le kilonovae). Ed è di questi giorni la riapertura della campagna di ricerca, ricca di aspettative.

Per capire meglio cosa succede quando due draghi si scontrano tra loro.

Poi ci pensa l’intervista eccezionalmente condotta da Amedeo Balbi ad aiutarci a capire come è nato questo fumetto, dalla scrittura, fino ai colori. E ad approfondire le relazioni degli artisti con l’astrofisica.

Ma non si parla solo di stelle.

I redazionali scientifici esplorano (è proprio il termine esatto) la possibilità della colonizzazione dello spazio, considerando che fatichiamo ad arrivare a poche centinaia di chilometri dalla superficie terrestre e a portare anche piccole colonie su superfici che non siano quella terrestre.

Poi ci portano intorno ai sistemi stellari binari, quelli formati da (almeno) due stelle, e dei quali oggi, grazie ancora una volta alle onde gravitazionali, conosciamo sempre meglio la fisica.

Completano il numero un piccolo ritratto del mestiere, di Giada Rossi, astrofisica in quota OrgoglioNerd e l’intervento di Paco Lanciano che ci spiega la sfera di Dyson, viaggiandoci intorno sulla Panda™ di Davide La Rosa.

Ormai il semestrale del CNR è diventato un contenitore adulto. Andrea Plazzi e Roberto Natalini coinvolgono a ogni numero esponenti importanti del mondo del fumetto e della cultura italiana, insieme a istituzioni e personaggi di primo piano del mondo scientifico nostrano che, nonostante subisca tagli e sia umiliato da terrapiattisti e antivaccinisti, è all’avanguardia in moltissimi campi.

Ad esempio, quanti sanno che uno dei rivelatori di onde gravitazionali attivi nel mondo si trova tra Pisa e Cascina? O che la ricerca italiana è da decine di anni all’avanguardia nello studio dell’evoluzione delle stelle? O che la scala di pericolosità degli asteroidi si chiama Scala Torino?

Giovedì 11 aprile all’Auditorium Parco della Musica di Roma, il numero è stato presentato da buona parte del cast con l’aggiunta di Silver e Marco Cattaneo, direttore de Le Scienze.

Enemigo: Taniguchi in salsa sudamericana

“Enemigo” è il termine spagnolo per “nemico”. Un nemico da inseguire per mezzo mondo e da eliminare, per vendetta personale, ma non solo.

Rizzoli Lizard propone, per la prima volta in volume italiano, l’edizione integrale di questo lavoro di Jirô Taniguchi. All’epoca dell’uscita di Enemigo (1985), Taniguchi non era ancora definitivamente affermato come autore di collegamento tra il manga e il fumetto europeo.

L’opera è già uscita in volume in Francia nel 2007. Nell’intensa prefazione scritta in quella occasione, Taniguchi spiega chiaramente le distanze che nel 1985 si evidenziavano tra i manga e le sue tentazioni occidentali.

Dichiara infatti la sua vicinanza al fumetto europeo:

Non ho difficoltà a dire che all’epoca (di Enemigo, n.d.r) ero molto interessato ai fumetti europei.

citando tra gli influssi subiti quelli di Mœbius, Bilal, Schuiten, ma anche Giardino e Micheluzzi.

Taniguchi appare infatti già profondamente legato ai lavori di tanti autori europei, come conferma Vittorio Giardino nella prefazione alla presente edizione, azzeccatamente intitolata Le tracce del futuro maestro.

Si tratta dunque di un’opera del primo Taniguchi. Almeno del primo Taniguchi autore completo, appena antecedente a Bocchan e Blanca.

Il lavoro sui testi è fatto insieme a M.A.T., misterioso collettivo di writers, che a lungo negli anni ’80 del secolo scorso ha imperversato sul fronte del manga, su cui però è davvero difficile trovare informazioni.

Enemigo racconta la storia di un detective privato giapponese trapiantato a New York. Kenichi, ex soldato, viene chiamato in causa per salvare il fratello, presidente di una multinazionale caduto in mano ai guerriglieri in uno stato immaginario tra la foresta equatoriale e le Ande, il cui nome fa forse riferimento alla lingua Nauhatl, il Nasencio. Dopo la caduta del solito regime dittatoriale, la multinazionale giapponese Seshimo è incaricata di trasformare migliaia di ettari di giungla in coltivazioni. Progetto osteggiato dal vecchio dittatore Marquez, supportato dalle potenze straniere che temono l’ingresso di materie prime a basso costo nel mercato internazionale. L’Enemigo, appunto, che ha rapito Yuji Seshimo e continuato a portare la guerra nel paese, prima di scappare a New York. Vistosi sconfitto in patria, ha cercato rifugio altrove per riorganizzare le forze e sferrare un secondo attacco.

E lì, viene ritrovato dal fratellastro detective, nella sua città di adozione. Dopo aver salvato il fratello, anche dalle minacce interne alla stessa Seshimo, completa la sua opera. Mette in pratica tutte le sue conoscenze di guerriglia per impedire all’ex dittatore di tornare in patria e vendicarsi anche dei lutti personali, e incidentalmente si vendica della morte della segretaria, vero deus ex machina dell’intera storia.

La storia quindi si muove tra questi due scenari. New York, in cui sono ambientati prologo ed epilogo, e Nasencio, teatro degli scontri bellici. A sua volta diviso tra la giungla, le montagne e la capitale.

Politica internazionale, tematiche ambientali, economia e storie personali si incrociano in un intreccio tra la spy story e la lotta di liberazione in stile Commando. Con tutti gli elementi: avidità e vendette familiari, ex commilitoni traditori, tragedie da vendicare. Su uno sfondo che non risulta lontano dagli attuali scenari sudamericani, tra spinte democratiche e ingerenze internazionali, più o meno esplicite. Ma collegato in parte agli avvenimenti di quegli anni, con i Contras in Nicaragua e le dittature in Brasile, Argentina, Cile, che avranno fine qualche anno dopo la conclusione del fumetto.

Enemigo ha un intreccio molto più vicino al fumetto europeo e americano, che a quello giapponese: la stessa figura del detective privato è lontana dalla cultura giapponese. I titoli dei capitoli in spagnolo lo confermano ulteriormente.

Il personaggio principale richiama quello di un altra opera che Taniguchi sviluppa negli stessi anni con Natsuo Sekikawa: il detective Jotaro Fukamachi, protagonista di Trouble is My Business. Anche se il background, il modo di affrontare la vita e la professione sono piuttosto diversi, i due detective hanno in comune una forma di cinismo, che lascia però spazio alle relazioni personali, e lo sguardo perennemente velato. Come se facessero controvoglia tutto quello che fanno, ma alla fine lo portano a termine con professionalità e una determinazione inaspettata. Un hard boiled, tipico di quel periodo dell’opera di Taniguchi.

Tra i personaggi della vicenda non mancano delle figure stereotipate: dall’ex commilitone traditore, alla segretaria che si rivela una vera combattente, ma trova la morte e dà lo spunto per la vendetta. E ovviamente il prete rivoluzionario. Tutte vengono tratteggiate, da un Taniguchi già maturo, nel modo più adatto al genere e al contesto, e non certo con la sensibilità sopraffina che lo caratterizzerà nelle opere più intimiste, ma sono ben strutturate e funzionali al carattere dell’opera. Compare anche il cane, spesso compagno dei personaggi di Taniguchi. In questo caso un cane da combattimento, adeguato al contesto.

Il tratto ricalca la crudezza della storia. Abituati agli acquerelli e alle tinte pastello delle storie che hanno reso famoso Taniguchi, abbiamo qui a che fare con dei retini scuri e tratteggi talvolta ricchi più di ombra che di luce.

Anche le pagine a colori non sollevano.

Completano, fanno da prologo a qualche capitolo. Sembrano dei momenti più tecnici che sostanziali.

Il tratto ricorda anche altri mangaka, a volte quello di Ryōichi Ikegami, che diventerà famoso qualche anno dopo, e dimostra la duttilità di Taniguchi, che dà alla sua opera una grande dinamicità e fisicità, a volte sensuale, e non solo nelle scene più esplicite.

Gli sguardi, le espressioni, che poi consentiranno ai personaggi del Taniguchi più poetico di toccare il cuore di tanti lettori, pur essendo già presenti, si alternano con scene d’azione dettagliate e assai dinamiche.

Altrettanto dinamiche sono le gabbie delle pagine, completamente a servizio della storia, e che mostrano già una capacità scenografica quasi cinematografica. Interessante la scelta degli adattatori di riportare la traduzione delle onomatopee nello spazio tra le vignette, senza occuparlo, utilizzando il grigio.

Nonostante il registro diverso, non è diversa l’attenzione di Taniguchi per i dettagli ambientali, quelli della giungla, dei villaggi andini, ma anche dell’ambiente urbano, e per la caratterizzazione dei personaggi: è lo stesso Vittorio Giardino nella prefazione a trovare la somiglianza tra il prete guerrigliero e il “suo” Max Friedmann.

Il volume si completa con tre interventi: di François Schuiten, di Baru e dello stesso Taniguchi intervistato da Nicolas Finet. Questi redazionali risultano molto utili per il lettore che conosce marginalmente Taniguchi per entrare nel merito dell’autore, ma anche per chi ha negli occhi le opere che lo hanno reso famoso, per contestualizzarne e comprenderne il percorso artistico. L’opera

appare lontana dalla vena intimista che ricolleghiamo a lui oggi in Europa (Baru)

e

lascia trasparire il timing e il senso del ritmo che gli sono propri (Schuiten).

Nelle stesse parole dell’autore si comprende la genesi di Enemigo, ma anche, più in generale, il contesto personale e culturale in cui l’opera è nata.

Una faccia ulteriore di un maestro del manga, che ne dimostra ancora una volta la duttilità e la capacità narrativa.


M.A.T., Jirô Taniguchi
Enemigo
Rizzoli Lizard, 12/02/2019
304 pagg, brossura, b&n e colore, € 20,00
ISBN 9788817108799

Il professor Astro Gatto esplora il corpo umano

Dominic Walliman è un fisico inglese che, dopo un dottorato sulla fisica dei computer quantistici nel 2010, si è dato a spiegare la scienza per tutti.

Così è diventato uno youtuber. E dal 2011 scrive libri illustrati per ragazzi.

Con l’aiuto dell’illustratore Ben Newman ha dato vita al Professor Astro Gatto, che si è dato all’esplorazione dei posti più interessanti, dallo spazio, all’atomo, al corpo umano.

I libri pubblicati in inglese dalla Flying Eye Books sono tre, insieme ad altrettanti activity books, una app, un account di Twitter.

In Italia, Bao Publishing li ha tradotti:

  • Professor Astro Gatto e le frontiere dello spazio (2014, ora alla prima ristampa)
  • L’avventura atomica del Professor Astro Gatto (2016)
  • L’odissea nel corpo umano del Professor Astro Gatto (2018)

Non si tratta esattamente di fumetti, ma di veri e propri atlanti illustrati dedicati ad argomenti scientifici. Ma hanno la struttura di una storia. Storia che viene raccontata dal nostro Professore, dedicando solitamente due pagine a ciascun aspetto dell’argomento trattato. Due pagine che raccolgono in modo molto gustoso le immagini e i testi che riguardano ciascuna parte.

I volumi sono in grande formato (29×29 cm), adatti ai bambini di tutte le età, perché mescolano la correttezza e la chiarezza delle spiegazioni grafiche con testi scientificamente corretti e leggibili a vari livelli.

Nei libri compaiono dei personaggi fissi, oltre al Professor Astro Gatto e l’Astro Topo, insieme fin dall’esordio spaziale. Sono quasi tutti animali antropomorfi che accompagnano il Professore nelle sue spiegazioni.

Nell’ultimo volume, Astro Gatto e Astro Topo formano un vero e proprio equipaggio di ricerca con la gatta Felicity (già intravista in precedenza), il coniglio Martha, la gattina Evie e la rana Gilbert.

In effetti il nostro Professore non vuole la ribalta tutta per sé, ma condivide l’impegno divulgativo con gli altri personaggi del libro. In particolare, in questo ultimo caso, i personaggi sono anche ben delineati, graficamente, ma anche con un minimo di caratterizzazione.

Questo mi ha fatto pensare ai personaggi storici di Richard Scarry, che aiutavano i bambini di circa mezzo secolo fa a conoscere la realtà in modo divertente. Soprattutto affezionandosi ai personaggi e sfruttando la loro caratterizzazione.

Ovviamente il contesto storico e culturale è completamente diverso. Anche gli argomenti trattati, ma ci sono secondo me punti di contatto tra le due opere, non ultima proprio l’interessante attenzione dedicata ai personaggi della storia, che non sono mai banali, anche se hanno solo una battuta.

Le illustrazioni sono semplici ma estremamente efficaci. I personaggi vengono tratteggiati con pochi poligoni, senza ombre o grandi dettagli, ma con una bella dinamicità

In questo ultimo volume il corpo che viene usato come itinerario del viaggio è proprio quello di Dominic Wallman, che si fa ritrarre dal suo illustratore.

Scientificamente il libro è ricchissimo di informazioni, consentendo ai più piccoli (o ai più pigri) di fermarsi a guardare le illustrazioni, ai più curiosi di leggere i testi che sono precisi e scritti con un linguaggio tecnico, ma non incomprensibile.

Nel caso del corpo umano, nomenclatura, anatomia, fisiologia di ciascun organo, arricchiti e spiegati in modo semplice e divertente nei dialoghi tra i personaggi.

Per rendere il lavoro ancora più coinvolgente e diretto, si toccano argomenti che possono interessare direttamente il lettore, al di là della curiosità scientifica. Anche un taglio di tipo interattivo: nel volume dedicato al corpo umano dall’alimentazione ai comportamenti per rimanere in buona salute.

E alla conclusione del volume si dà uno sguardo al futuro della scienza, negli argomenti finora divulgati. E una pagina di fattoidi, non intesi nella accezione data oggi alla parola, come traslitterazione italiana della parola inglese factoid, ma una sorta di piccolo elenco di curiosità.

Così non si tratta di another science illustrated book, ma di un lavoro che merita i diversi livelli di lettura visti sopra.

Le illustrazioni sono adatte e comprensibili anche per i bambini dagli 8 anni, come indica anche la BAO Publishing nella sua catalogazione con il parametro BaBAO. I testi sono a pannaggio anche di adulti, non certo per approfondire gli argomenti scientifici, ma da una parte possono dare soddisfazione nel leggerli con i propri figli o studenti, dall’altra hanno un linguaggio preciso e con termini che stimolano ad ulteriori letture.

Qui una intervista in inglese ai due autori dei libri dal sito dell’illustratore scozzese Greg McIndoe.


Dominic Walliman, Ben Newman (traduzione di Leonardo Favia)
L’odissea nel corpo umano del Professor Astro Gatto

BAO Publishing, Collana BaBAO, 4 ottobre 2018
64 pagine, colore, rilegato, € 20,00
ISBN: 9788832731323

San Francesco: una conversione grafica

Ringrazio San Francesco per aver amato Dio e grazie a Dio per tutto!

Strano essere colpiti, nel leggere un fumetto, dai ringraziamenti nel colophon e quindi farsi ben disporre nella lettura e nell’apprezzamento.

D’altra parte Astrid ha già lavorato su storie in qualche modo legate al cattolicesimo, e ne abbiamo già parlato. E anche stavolta non si tira indietro. Dal San nel titolo, ai ringraziamenti a Don, frati e infine quello riportato sopra.

Ci racconta una storia nota, raccontata da tanti. Già nel medioevo di vite di Francesco ne erano state prodotte diverse al punto che nel 1500 già si cercava di fare un po’ di ordine.

Nelle sole Fonti Francescane si contano le Vite di Tommaso da Celano, le Leggende di San Bonaventura, insieme a due biografie non ufficiali. 1

Altri media si sono fatti affascinare dalla storia di Giovanni figlio di Pietro di Bernardone. Il cinema (dal 1911), il teatro (da Dario Fo a Forza Venite Gente), fino ai fumetti. Anche per la Nona arte, grandi maestri si sono fatti coinvolgere, da Dino Battaglia a John Buscema.  Nel 2015 il Cartoon Club di Rimini ha organizzato una mostra in proposito.

Fino ad oggi, ad Astrid Lucchesi, toscana di Barga, comune che ha per frazione Castelvecchio Pascoli, ai piedi dell’Abetone. In quella Lucchesia considerata spesso la zona bianca della Toscana.

In un tempo in cui è molto più facile dissacrare, e ne abbiamo migliaia di esempi, Kleiner Flug  propone invece una vera e propria agiografia, che rende umanissimo il percorso di Francesco.

Cimentandosi sia nella sceneggiatura che nei disegni (e nella copertina), Astrid si limita al periodo del cambiamento di vita del minor per eccellenza.

Che era tale per le sue origini non nobili, e quindi considerato inferiore dai majores.

Anche se il cambiamento modifica tutto, tranne proprio la sua minorità. È interessante infatti che questo suo essere minor, che gli veniva rinfacciato dai nobili assisani mentre si indebitavano con la sua famiglia, sarà poi il percorso della sua vita.

Questa è, in fondo, il centro della conversione di san Francesco: dall’aspirazione alla majoritas al percorso verso la affermazione finale:

andrò nudo incontro al Signore.

Dal voler dimostrare il proprio valore in combattimento, all’umiliarsi anche dentro la casa di suo padre.

Si accenna appena in un paio di passaggi al carattere festaiolo che invece tante leggende ci propongono. Giovanni di Bernardone, detto Francesco perché la madre era Francese e il padre commerciava con la Francia. Figlio tra i più ricchi di Assisi, certamente dedito al lusso e ai ricchi passatempi, ma ancor di più alle storie di uomini valorosi.

Le prime venti pagine ci raccontano della passione per le armi e le imprese, che però si scontrano con sconfitte e una salute  non certo marmorea.

Della prigione dopo la battaglia di Collestrada (1202) da cui, secondo Tommaso da Celano, parte il cammino di conversione.

Fino alla Crociata, indetta da Innocenzo III, con destinazione Puglia, poi Gerusalemme, che però Francesco conclude a Spoleto, ancora una volta per la sua salute cagionevole.

E proprio lì il cambiamento ha un momento decisivo.

In quattro pagine cambia tutto: la frase della donna che a Spoleto ospita i crociati …è quel ragazzo! Se ne sta andando! dà il LA.

La vita di Francesco si converte. Etimologicamente conversione: da converterecum rafforzativo e vértere: volgere. Una vera e propria inversione a U.

E non solo metaforica, ma quella che avviene nelle tre pagine intensissime dell’incontro con il lebbroso.

La conversione “fisica”

Francesco ferma il cavallo e torna indietro (si con-verte, appunto). E cambia definitivamente il suo cuore (biblicamente forse da cuore di pietra a cuore di carne, Ez 11,19).

Allo stesso modo si converte anche la parte grafica dell’opera. Il disegno ben delineato e con colori definiti e pieni diventa quasi schizzato, con una mescolanza di tecniche diverse, e passaggi molto evidenti nelle dimensioni del tratto. Le pagine finora colorate utilizzando viraggi sempre intensi o colori che ricordano affreschi o arazzi medievali, sbiadiscono. Bianco e nero diventano assolutamente predominanti, con l’aggiunta di colori caldi (principalmente ocra e rosso).

La conversione “grafica”

Astrid usa delle vere e proprie pietre miliari della Leggenda francescana. Frasi e parole di san Francesco e dei suoi interlocutori, umani o trascendenti, prese dalla tradizione ed entrate nell’immaginario collettivo. Attinge alle biografie (saranno questi i libri di cui ringrazia Don Luca nel colophon?) e a fonti più tradizionali. Sappiamo che l’agiografia è sempre stata ricca di storie popolari, che sono servite per avvicinare le figure dei santi a noi “normali” (che siamo cristianamente comunque chiamati a somigliare loro, no?) .

E usa anche le parole scritte da San Francesco, dal Cantico delle Creature, alla forse meno famosa ma almeno altrettanto poetica Preghiera davanti al Crocifisso.

E le usa in particolare proprio nel momento della conversione, quando appunto l’immagine perde definizione e colori.

L’uso del bianco e nero, con gli inserti colorati, non impoverisce l’immagine, ma si ha lo stesso passaggio che si ha dalla prosa alla poesia. Quando si fa una parafrasi, occorre usare molte parole per spiegare dei versi. Qui succede circa lo stesso, alla rovescia. Il messaggio grafico diventa un compendio di umanità.

La seconda parte dell’opera è pertanto più essenziale. E lo è tanto più quanto si riducono i colori. La tavola più piena di senso non solo per chi crede, ma anche solo per l’esperienza umana è la 39, la più bianca dell’intero albo. E viene alla fine di un altro trittico, in cui è quasi tutto bianco e nero. Ancora tre tavole per una conversione…

… che qui si completa, e San Francesco tornerà nel mondo.

Il fumetto recupererà definizione, e anche un po’ di colore, ma restando nella nuova prospettiva. Fino all’abbraccio finale con il Vescovo di Assisi, che non si limita a coprire per pudore le nudità, ma condivide, con lo stesso abbraccio del lebbroso.

Che San Francesco abbia convertito anche lui?

1. Le biografie ufficiali sono quelle commissionate dall’Ordine Francescano o dalla Curia Romana, in particolare quelle di San Bonaventura da Bagnoregio.

La conversione di San Francesco
Prodigi fra le nuvole n. 18
Astrid
Ottobre 2018, Kleiner Flug
Brossura, 62 pagg., colore

Il Re dei Ribaldi 1: ai tempi di Filippo II

Come ammette candidamente Vincent Brugeas nella postfazione, intitolata Genesi e intenzioni, Il Re dei Ribaldi non è propriamente un’invenzione.

L’idea infatti l’ha presa dalla serie di romanzi storici I re maledetti di Maurice Druon, accademico di Francia. Ma è di più. È infatti una figura storica, citata anche nell’edizione del 1911 della Encyclopædia Britannica alla voce Ribaldus:

The name (ribaldae or ribaldi) was particularly applied to prostitutes, brothel-keepers and all who frequent haunts of vice, and there was at the French court from the 12th century an official, known as Rex Ribaldorum, king of the ribalds, changed in the reign of Charles VI to Praepositus Hospitii Regis, whose duty was to investigate and hold judicial inquiry into all crimes committed within the precincts of the court, and control vagrants, prostitutes, brothels and gambling-houses.

Traducendo liberamente:

Il nome “ribaldi” era applicato a prostitute e tenutari di bordelli […] e alla corte francese dal XII secolo c’era un ufficiale noto come Re dei Ribaldi, il cui nome fu cambiato durante il regno di Carlo VI (1368-1422 n.d.r.),  che si occupava di investigare su tutti i crimini commessi a corte, controllando anche vagabondi, prostitute, bordelli e bische.

Uomo di fiducia del re, chiamato anche triste sire, Brugeas si diverte a metterlo in difficoltà, creando un intreccio nella Parigi del 1194. Si incrociano così storia e finzione sullo sfondo del regno di Filippo II, salito al trono già da 14 anni, detto anche il re guercio e augusto.

Mentre sullo sfondo si susseguono gli accordi e gli intrighi internazionali tra lo stesso Filippo, Eleonora d’Aquitania, suo figlio Riccardo Cuor di Leone e l’imperatore Enrico VI, in primo piano le questioni economiche e di potere si intrecciano con le storie personali.

Ed è proprio Tristan Il Re dei Ribaldi a mescolare una questione personale con il “lavoro”. Mentre cerca di evitare un attentato a Filippo e agli emissari imperiali, si trova, paradossalmente, ad essere ricercato dal suo stesso re per un omicidio commesso.

Infatti ha ucciso un uomo per vendicare la figlia, per poi scoprire che questi era in realtà una pedina importante nello scacchiere delle spie reali. Così deve barcamenarsi in equilibrio tra i diversi livelli dell’intreccio.

E il mezzo con cui risolve tutte le situazioni è la violenza, l’intimidazione, il sotterfugio.

Ma non senza onore e, a modo suo, correttezza.

Brugeas, storico di formazione, oltre a gestire bene il background storico (dice di aver cercato di essere il più preciso possibile anche se ammette egli stesso qualche piccolo anacronismo), dà spessore ai personaggi, sia reali che di fantasia.

Tutti sono infatti ben caratterizzati. E la composizione della banda del triste sire è molto interessante. In particolare la presenza di un moro in terra di Francia in pieno periodo di crociate è molto stimolante.

Un po’ Games of Thrones, con intrighi, sangue e anche con qualche scena un po’ hard, ma senza perdere mai il taglio storico e senza esagerare nell’esplicitare le violenze.

Ma in fondo la realtà non è tanto distante dalla fantasia: alcuni personaggi storici come Eleonora d’Aquitania, Riccardo, lo stesso Filippo II sono da romanzo. Brugeas è bravo a tratteggiarne le caratteristiche storiche e a utilizzarle nella finzione, ma anche ad andare oltre.

Il Re dei Ribaldi, Tristan

Come lui, per scelta, anche Ronan Toulhoat è il più possibile realistico e preciso. E allo stesso modo caratterizza con pochi tratti sia gli sfondi di Parigi alla fine del XII secolo che i personaggi. Allo stesso modo i costumi, le ambientazioni interne ed esterne, le armi. Forse esagerando un po’ con la prestanza fisica dei soldati e la bellezza delle prostitute, ma fa parte della scelta di “fisicità” nella parte grafica. Il tratto è infatti apparentemente poco dettagliato, dà consistenza e volume.

L’oscurità medievale (non quella culturale, peraltro solo presunta, ma quella fisica, per carenza di fonti luminose) domina gli stretti vicoli parigini. La stessa copertina attrae per la figura del triste sire che emerge dall’oscurità, che ha del demoniaco.

Il tratto dinamico si accompagna con una colorazione per lo più non realistica, ricca di viraggi con colori pastello. Dal blu della luce notturna, all’arancio delle scene davanti ai focolari. Ma anche con colori che sottolineano stati d’animo e pathos. Solo il sangue è sempre rosso intenso, e l’azzurro con i gigli dorati della dinastia Capetingia non scolora mai.

Toulhoat usa anche dei bei giochi prospettici e particolari effetti lente per sottolineare la drammaticità di alcune scene. Frequentissimo è inoltre l’utilizzo dei dettagli per sottolineare i passaggi importanti in ciascuna tavola. Tavole che presentano anch’esse una griglia al servizio degli eventi, con passaggi molto cinematografici: continui cambi di camera, lunghi passaggi con pochi dialoghi, che sottintendono anche una colonna sonora adeguata.

Un volume corposo, ma appassionante, da leggere tutto d’un fiato. Salvo poi tornarci per cercare i riferimenti storici, le citazioni. Per apprezzare i particolari dei disegni, le ambientazioni. Per ripercorrere i fatti e cogliere l’alternarsi di personaggi e fatti storici o inventati.

In attesa di conoscere i prossimi sviluppi per il primo dei Re dei Ribaldi.


Vincent Brugeas, Ronan Toulhoat
Il Re dei Ribaldi, 1 di 3
160 pagg, colore
Edizioni Star Comics

Anche Topolino festeggia Piero Angela

Piero Angela e Topolino sono coetanei. Distano appena 34 giorni.

Steambot Willie vedeva la luce infatti il 18 novembre 1928, mentre il divulgatore più famoso della nostra TV nasceva a Torino il 22 dicembre.

Così è parsa come la cosa più naturale dedicare un numero di Topolino Comics&Science (sul numero 3289 della rivista) al divulgatore più famoso e probabilmente importante della televisione italiana.

Nella storia scritta da Fausto Vitaliano e disegnata da Alessandro Perina, comprensiva di copertina, i due novantenni (che non lo dimostrano) lottano contro bufale e fake news.

L’alter ego disneyano del noto musicista/giornalista/scrittore infatti prende il nome di Peter Quarky e conduce un programma che si chiama Lo sbufalone.

Metodo scientifico, pacatezza nel ragionamento e uno strumento dal nome evocativo di debunkatore sono gli strumenti utilizzati per «smascherare ciarlatani, imbroglioni e impostori».

Perina, dopo il genio di Einstein, affronta un altro grande. Stavolta meno scienziato, ma più comunicatore.

In fondo lo abbiamo sempre detto: la comunicazione della scienza a fumetti può essere un modo per far uscire gli scienziati dalle torri d’avorio, in cui la maggior parte delle persone li cerca. Ciò non toglie che per capire e approfondire occorre studiare.

Così il buon Peter, che in copertina fa surf nello spazio a bordo dell’asteroide a lui dedicato, dopo aver sbugiardato psicocinetici, lettori del pensiero animale, scopritori delle macchine del moto perpetuo, ci spiega le fasi del metodo scientifico.

E ci dice che

Molti fenomeni sono ancora inspiegati! La speranza è che lo sviluppo del pensiero sveli quanti più segreti possibile!

In modo molto più prosaico amo dire che per gli scienziati di lavoro ce ne sarà sempre in grandi quantità…

Nella storia però, Peter Quarky decide di smettere di debunkare e di divulgare la scienza.

Come sta succedendo un po’ oggi, in cui chi afferma il metodo scientifico e le sue (parziali e per definizione non definitive) verità, deve confrontarsi con chi risponde «questo lo dice lei» (cit.).

Così, se la divulgazione ben fatta si ferma, lascia il campo ai Charly de Boor, che purtroppo esistono nella realtà.

Millantatori di titoli che raccolgono schiere di osannanti (e paganti) seguaci che preferiscono seguire chi li fa sentire intelligenti e sapienti, piuttosto che diventarci davvero. In cui la verità è decisa democraticamente (magari con il televoto) e diffusa su un sito web senza possibilità di confronto.

E ai quali basta mostrare un coordinatore termo-spazio-temporale che assomiglia a un cannocchiale giocattolo montato sopra una radio a valvole. Perché uno strumento che abbia qualche familiarità sembra più “reale” di un magnete per acceleratori di particelle o uno specchio composito per l’ottica adattiva.

E che a volte raccolgono anche i consensi di chi a sua volta cerca facile consenso, a Topolinia come nella vita reale:

Topolino – Non avrete intenzione di dare retta al quel tale!

Basettoni – Non ho scelta, Topolino! Il sindaco minaccia di licenziarmi da quando l’opinione pubblica si è convinta che lui sia una salamandra!

E così Topolino mette in campo le sue armi di detective e scienziato, per scoprire le truffe, mettere a tacere il mistificatore e scrollare dal torpore i suoi seguaci che, al contrario di quanto accade purtroppo nella nostra realtà, se messi di fronte all’evidenza, alla fine la riconoscono…

E il nostro Peter?

Ha superato un difficilissimo esame per fare divulgazione scientifica con una troupe di alieni, per cui diventerà il primo divulgatore scientifico interplanetario.

Così, dopo una citazione della relatività che ci assicura la presenza di Peter Quarky, per cui

data la velocità, il tempo a bordo scorre più lentamente rispetto alla Terra!

l’alter ego di Piero Angela parte per un altro dei suoi viaggi, analoghi a quelli del nostro divulgatore preferito.

E dopo il corpo umano, la scienza, ci aspetta il cosmo, perché è ora di guardare la scienza in positivo, e non solo di difenderla da chi, pur utilizzandola quotidianamente, se ne serve per truffare; ormai

cialtroni e ciarlatani […] hanno sinceramente stufato.

Alla storia segue una lunga e bella intervista, raccolta al CICAP FEST di Padova, proprio in occasione di uno degli eventi italiani più importanti di debunking e informazione scientifica.

L’intervista è alla portata di tutti i lettori di Topolino, ricca di spunti per tutte le età e come nella tradizione di Topolino Comics&Science approfondisce i temi toccati dalla storia a fumetti e allarga lo sguardo sulla realtà.

Auguriamo anche noi ai nostri due eroi, l’uno di carta, l’altro in carne ed ossa, di trovare veramente un modo per prolungare la collaborazione e la rispettiva attività. Al servizio del buon divertimento e della scienza, of course!