Alla scoperta di Babbo Natale – Chie Shinohara

La mission di DF è di diffondere la cultura del fumetto: ecco perché, su provvidenziale ispirazione della Diva Cristina, parte oggi una nuova rubrica dedicata alla scoperta o riscoperta di quei personaggi del mondo dell’arte sequenziale un po’ dimenticati o ancora nell’ombra, figure mitologiche che per ogni lettore han sempre pronto un regalo e meritano di essere messe in luce.


L’horror è uno dei generi letterari preferiti dei giapponesi. Già la primissima testimonianza scritta di lingua giapponese, il Kojiki del 712 d.C., presenta scene raccapriccianti in cui Ookuninushi, il primo eroe divino della mitologia nipponica a governare sulla Terra, subisce le torture più improbabili. In epoca buddhista le raffigurazioni dell’Inferno erano degne di Hieronymus Bosch. In tempi più recenti, c’è tutta una letteratura di stampe ukiyoe a tema horror che va dal sovrannaturale allo splatter. Nel XX secolo scrittori come Ranpo Edogawa e fumettisti come Shigeru Mizuki hanno costituito immaginari completamente nuovi sull’argomento pur rimanendo ben saldi alla loro tradizione. Poi, negli anni ’80 è arrivata Chie Shinohara, nata in un anno misterioso in una località misteriosa nel Giappone centrale, e ha iniziato un capitolo nuovo nella storia dell’horror nipponico.

Dettaglio della copertina del primo volume di "Romance of Darkness".
Povere ragazze candide, gente sospetta, acqua, oscurità e mani disegnate tutte sghembe: benvenuti nel mondo di Chie Shinohara.

Chie Shinohara è un personaggio praticamente unico nel panorama fumettistico giapponese. Nonostante le sue opere si collochino all’interno della succitata plurisecolare tradizione giapponese dell’horror fantastico (dove più che gli spargimenti di sangue sono i fenomeni paranormali a destare inquietudine), nonostante la storia dei manga non sia affatto povera di titoli dark (da Go Nagai a Tokyo Ghoul), e nonostante lei non sia affatto la prima fumettista donna a interessarsi al genere nero (basti pensare alle storie brevi di Suzue Miuchi), il linguaggio di quest’autrice è cosi spiccatamente personale da essersi guadagnato un posto tutto suo nel grande mare del fumetto giapponese. I manga “come li fa lei”, li fa solamente lei. È inconfondibile, sia narrativamente sia graficamente.

Delle decine di opere che Chie Shinohara ha scritto e disegnato a partire dal 1981, in Italia ne sono state pubblicate solo tre: i due horror Il sigillo azzurro e Romance of Darkness e il melodramma storico Anatolia Story. Eppure, nonostante la scarsità di materiale a disposizione dei lettori italiani (comunque fortunati, dato che a parte le traduzioni in inglese e tedesco di Anatolia Story non ci sono altre sue opere in versioni occidentali), questi tre titoli esplicitano perfettamente proprio i tre punti salienti della poetica dell’autrice: il misterioso potere dell’acqua, l’ambientazione non convenzionale, e la coscienza della sessualità, a cui si aggiunge una costante passione per i felini.

Alcune copertine di "Umi no yami, tsuki no kage" di Chie Shinohara.
Alcune copertine di Umi no yami, tsuki no kage del 1987, la serie in cui la Shinohara ha introdotto il fatidico elemento dell’acqua, sempre con valore negativo, pericoloso e persino assassino.

La prima opera importante dell’autrice è stata Yami no purple eye (“Occhi viola nell’oscurità”) del 1984, che aveva già più o meno sviluppato i tre elementi. Gli occhi del titolo appartengono alla protagonista Rinko, le cui iridi sono normali di giorno, ma di notte si illuminano di un inquietante viola felino e ferino: è il segno della capacità di trasformarsi in un ghepardo, caratteristica ereditaria che la biologa professoressa Sonehara sta studiando da tempo e che cercherà di carpire a Rinko con la forza. Questo schema quasi hitchcockiano con un protagonista portatore di una caratteristica che è perseguitato da un malintenzionato interessato a quella caratteristica verrà poi ripreso da altre autrici in maniera comica in È un po’ magia per Terry e Maggie, romantica in Lisa e Seya un solo cuore per lo stesso segreto e meló in La Madonna della ghirlanda, ma in Yami no purple eye l’atmosfera è totalmente diversa: Rinko si trasforma perché subisce tentativi di violenza sessuale, omicidio, sevizie, lanci in pozzi pieni di serpenti, crimini vari. In maniera assolutamente innovativa per uno shoujo, Yami no purple eye è un vero noir, in cui la parte romantica è ridotta al minimo e quella drammatica è amplificata al massimo, in una combinazione che funziona così bene da essere ancora oggi estremamente affascinante e originale.

Tavole di "Yami no purple eye" di Chie Shinohara.
Due tavole tratte dal primo volume di Yami no purple eye. A destra, una banda di malviventi viene fatta a pezzi (letteralmente) da Rinko mutata in leopardo: era probabilmente la prima volta che si vedevano mutilazioni in un fumetto per ragazze. A sinistra, la povera sorellina di Rinko viene sbranata dai cani: era probabilmente la prima volta che si vedevano squartamenti in un fumetto per ragazze. Nonostante siano due scene notturne, è tutto ben visibile: la Shinohara non è solita ricorrere a ombreggiature tetre, preferendo mostrare l’orrore direttamente in piena luce e senza grandi spargimenti di sangue (altri elementi hitchcockiani).

Le eroine della Shinohara, benché internamente siano sempre romantiche, esternamente sono sempre sottoposte a pericoli legati al loro corpo fisico, ed è proprio questa fusione di pulizia interiore e sporcizia esteriore a generare l’inquietudine horror delle sue storie. Il sigillo azzurro del 1992 e Romance of Darkness del 2004 sono altre due testimonianze di questo dualismo luce/ombra, che raggiunge il vertice nell’acclamato capolavoro Anatolia Story del 1995, il cui titolo originale suona come “Il cielo sulle rive del Fiume Rosso”. Si tratta di un grande affresco narrativo di ben 28 volumi in cui convivono al meglio i tre elementi della Shinohara: acqua malvagia, ambiente inusuale, sessualità esplicita. Yuki viene attratta fatalmente dall’acqua finché un giorno sprofonda in una pozzanghera che la trasporta nello spazio e nel tempo fino a farla arrivare nell’impero Ittita, nella Turchia del XIV secolo a.C., dove la sua virtù sarà messa continuamente a repentaglio. Aggiungendo elementi fiabeschi (la magia e le tre condizioni necessarie a Yuki per tornare a casa), abbondanti dosi di horror e violenza, e tutto un ampio cast composto da figure storiche come Ramses II, Chie Shinohara è riuscita a produrre uno degli shoujo più importanti e rappresentativi di sempre, amatissimo in patria, pur abbattendo uno dopo l’altro tutti i cliché del genere, a partire dalla protagonista che, invece di cercare l’amore, passa tutto il tempo a guidare eserciti, sventare attentati e migliorare le condizioni sociali del popolo.

Illustrazione di Chie Shinohara per "Anatolia Story".
I protagonisti di Anatolia Story Yuki e Kail dimostrano che qualche volta l’acqua si può usare anche per attività piacevoli e non solo per l’omicidio.

Oltre alle serie lunghe, la Shinohara ha consegnato alle stampe una gran quantità di storie brevi ed episodi autoconclusivi periodicamente raccolti in volumetti. Le otto antologie uscite finora mettono in luce la grande capacità dell’autrice di gestire benissimo sia le narrazioni molto lunghe sia quelle molto corte, usando in entrambi i casi lo stesso identico espediente: una successione dei fatti repentina e incalzante che fa correre velocemente il lettore fra le pagine, aiutato anche dallo stile grafico essenziale e dall’inchiostrazione non invasiva che producono tavole leggere a beneficio della scorrevolezza della lettura, un aspetto basilare nei manga della Shinohara considerata la gran quantità di scene action. Forse la sua raccolta più interessante è la prima, intitolata Houmonsha wa mayonaka ni… (“I visitatori a mezzanotte…”), che presenta tre storie rivelatrici di quanto l’autrice, già a inizio carriera, aveva le idee molto ben chiare: fantasmi giapponesi, assassini misteriosi e sindromi di Stoccolma, oltre a gattini vari.

Dove la Shinohara fallisce è nelle storie di media lunghezza. Senza avere né lo spazio di decine di volumi per sviluppare un’intreccio corale, né la limitazione di venti facciate per far sì che l’eroina si salvi rocambolescamente dal malvivente di turno, le serie brevi di questa autrice restano grigie e anonime. L’esempio più esplicito è Kiri no mori hotel, una serie iniziata nel 2006, arrivata finora a due volumi e composta da episodi autoconclusivi tenuti insieme solo dall’ambientazione, cioè l’Hotel di Bosco nebbioso del titolo. Non c’è horror, non c’è fantasy, non c’è acqua cattiva, non c’è erotismo, e come se non bastasse tutti gli episodi usciti finora sono ambientati sempre fra le quattro mura dell’albergo: a parte il micetto che guida i personaggi verso l’hotel, in pratica non c’è niente della Shinohara. Forse l’autrice aveva immaginato Kiri no mori hotel come un esperimento narrativo, ma anche fosse non sembra molto riuscito.

Copertine di "Yume no shizuku, kin no torikago" di Chie Shinohara.
Le prime due copertine di Yume no shizuku, kin no torikago, la serie più recente di Chie Shinohara in corso dal 2010. Le vicende dei due protagonisti qui raffigurati sono ambientate di nuovo in un tempo remoto nel bacino orientale del Mediterraneo, ma stavolta nell’Impero Ottomano durante il regno di Solimano il Magnifico nel XVI secolo.

Nonostante qualche passo falso, grazie al suo vasto catalogo Chie Shinohara si è da tempo guadagnata uno status di credibilità festeggiato nel 2011 per il 30ennale dal debutto e celebrato con due vittorie al prestigioso Premio Shogakukan (unica autrice aver vinto due volte insieme a Osamu Tezuka, Rumiko Takahashi e Naoki Urasawa). Un’altra conferma della qualità della Shinohara è che il suo successo trascende dallo sfruttamento commerciale delle sue opere: dai suoi fumetti è stato tratto solo un OAV nel 1989 basato su Umi no yami, tsuki no kage, qualche sparuto drama CD negli anni ’90, un orribile telefilm da Yami no purple eye, un film a basso budget da Romance of Darkness nel 2006, e nient’altro. Per il resto, è la qualità del suo lavoro a renderla ancora oggi una delle autrici di punta della casa editrice Shougakukan: una serie di elementi ricorrenti rielaborati in forme sempre originali per realizzare intrattenimento di grande qualità, ancora vivissimo dopo decenni.

Mario Pasqualini

Mario Pasqualini

Sono nato 500 anni dopo Raffaello e probabilmente morirò anche 500 anni dopo Raffaello (ma non credo nello stesso modo).

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