PETALI DI SPEZIE PER SATOSHI SATOSHI SATOSHI KON.
di Mario Pasqualini
Paprika è l'ultimo film del famoso regista Satoshi Kon, ormai talmente noto anche al pubblico occidentale per i suoi psico-thriller da partecipare anche alle più prestigiose mostre e festival del cinema d'auteur occidentali. Finito di girare nel 2006, è andato subito in concorso a Venezia, ma purtroppo non ha vinto nulla. È un film piuttosto complesso e non poco contraddittorio per alcuni aspetti.
Trama: un macchinario per entrare nei sogni viene rubato ed usato per annichilire il genere umano. Una dottoressa entra nel sogno diffuso dalla macchina, che sta contagiando tutta l'umanità come un virus, e cerca di rimettere a posto la situazione prima che la realtà ed i sogni si confondano irrimediabilmente.
Dico subito che, per quel che mi riguarda, è stata una mezza delusione. Ovviamente il film è stupendamente colorato ed animato ed eccelle sotto tutti gli aspetti più tradizionali dell'animazione (costumi, look dei personaggi, inquadrature impossibili, effetti visivi), ma secondo me hanno leggermente esagerato nella sceneggiatura. Tutti gli eventi ed i dialoghi sono presentati come se lo spettatore già conoscesse la trama: prima viene mostrata una scena/dialogo incomprensibile, poi viene data la spiegazione (non necessariamente chiara). Questa tecnica può funzionare una volta, due, poi comincia a diventare irritante: a metà film mi sono convinto che non ero costretto a capire tutta quella frenesia di criptiche e lisergiche immagini che vedevo, che prima o poi forse qualcosa verrà spiegato e che non mi dovevo fare troppi problemi tentando di capire cosa succedeva. Peccato che poi non capivo comunque. Come dice mia sorella «se non si riesce a rispondere ad una domanda, vuol dire che è superflua» (esempio tipico: come mai nessuno s'accorge che il famoso detective Goro non è affatto in trance, ma sta chiaramente dormendo? Non c'è risposta, quindi è una domanda superflua!): il fatto che io non sia riuscito a spiegarmi mezzo film vuol dire che mezzo film è superfluo? Sostanzialmente manca un filo logico, o è così ingarbugliato che risulta troppo difficile seguirlo (almeno per me). Donnie Darko era molto, ma molto più chiaro, eppure usciti dalla sala tutti si chiesero «ma che vor ddì???». D'altro canto, non si può negare la bellezza delle immagini e delle invenzioni visive che Satoshi Kon ha concepito per Paprika: la coloratissima parata (ovvero il sogno che sta contagiando l'umanità) è stupenda e caleidoscopica (e vale la visione del film), le scenografie sono stupende, alcuni leit-motiv sono inquietanti come non mai (la bambola kokeshi col braccino teso al luna park, per esempio), ed ingenerale tutto il comparto grafico è di superiore qualità, eppure non è questo il minimo che si richiede ad un film d'animazione? Mi correggo: che cosa si chiede come base minima ad un film a cartoni animati? Una buona qualità delle animazioni, disegni adeguati, colori studiati eccetera. Questo è il minimo. È come dice Pino Farinotti, che ormai è inutile dire di un film, per esempio, che ha una buona fotografia: dopo oltre 100 anni di cinema, si è raggiunta una qualità tecnica media molto alta, e qualunque teen-movie per VHS è ben illuminato e fotografato; cerchiamo di notare, piuttosto, “cosa” questo film mi dà “in più” rispetto a qualunque altro. In Paprika, film egregiamente realizzato e tecnicamente eccellente, vedo poco di “in più” rispetto ad altri film (anche dello stesso regista). Un'organizzazione disordinata della trama non è un valore aggiunto: al contrario lo è la chiarezza, o il disordine finalizzato al colpo di scena risolutivo. Che qui non c'è: tutto fila (???) fino al finale (che francamente ho compreso poco, od ho compreso nella misura in cui ho capito che in una qualche non-meglio-specificata maniera tutto si risolve per il meglio). Una cosa che non ho mai capito di questi film giapponesi è che o sono delle farse demenziali molto divertenti o sono delle opere che puntano a diventare capolavori drammatici introspettivi intellettuali cervellotici; le eccezioni ci sono, ovvimanente, ma anche in questo caso il regista Kon si perde nel suo delirio pseudo-freudiano un po' di plastica (gli onirici film di Gondry sono di molto superiori). In conclusione, è un eccellente cartone animato ed un film decisamente troppo confuso e complesso: mi aspettavo un film davvero buono, e mi sono ritrovato un film difficilmente sufficiente. Poteva andare peggio, ma anche meglio, direi.
Menzione d'onore, almeno, per le citazioni ed auto-citazioni continue ed ovunque che imperlano la visione del film.
TORNA ALL'INDICE ARTICOLI
