PUNTA AL TOP 2! DIEBUSTER
di Mario Pasqualini
Un paio di settimane fa si è disgraziatamente conclusa l'Anime Night, la prima serata del mertedì che MTV dedicava all'animazione giapponese. È secondo me una perdita enorme, ma almeno posso star sicuro che i cartoni non se ne andranno dal canale musicale, che ha deciso di chiudere il suo appuntamento settimanale ormai storico con un titolo di punta che si aspettava (o che quantomeno io aspettavo) da anni in Italia: Punta al Top 2! DieBuster. Ho avuto bisogno di diversi giorni per digerire la visione di quest'opera che aspettavo come seguito del mio cartone animato giapponese preferito in assoluto, ovvero Punta al Top! GunBuster, capolavoro totale del 1988 in sei episodi di sconcertante bellezza, intelligenza, sperimentalità, commozione, tecnica, innovazione e chissà cos'atro. Premetto che ho molto apprezzato la scelta della GAINAX di distinguere le due opere realizzando non proprio un seguito, ma un'opera staccata e diversa che può essere fruita da sola (ovvimente perdendosi dei dettagli importanti, però).
Punta al Top! GunBuster ha la dote tipica dei capolavori: è popolare ed elitario insieme, e può essere approfondito nei suoi mille dettagli dai fan die-hard aficionados come pure può essere una semplice visione di puro intrattenimento di ottimo livello anche per i non iniziati. Se nell'OAV del 1988 questa ecumenicità era ottenuta con naturalezza, in Punta al Top 2! DieBuster, invece, è un'effetto forzatamente ricercato, ma non funzionante. Si tenta di costruire un'opera che sia insieme di enorme complessità e di semplice fruizione, ma lo scopo non è raggiunto: complicatissimo sì, anche solo un po' semplice no, decisamente no. I dialoghi sono quasi inseguibili, scritti da Yoji Enokido, quello di Neon Genesis Evangelion e La rivoluzione di Utena: sono sul concettuale andante, e si concentrano più sull'interiorità dei personaggi che sulla storia, e questo va bene per un'opera sentimentale, non per una serie d'azione con una trama già di per sé complicatissima (e non spiegata appunto perché la gente parla delle proprie turbe piuttosto che descrivere quello che stanno facendo). Ripeto: parlare di sé e non di quello che sta intorno va benissimo, ma solo se siamo nel contesto giusto, e questo non lo è, o non lo è sempre: adesso stai in camera e ti deprimi, adesso stai nel robot e mi spieghi che stai facendo perché sennò non si capisce un piffero. Ed infatti non si capisce un piffero se non guardi almeno due volte ogni episodio (e potrebbe non bastare) perché la trama non è complessa, di più, ed anche questa è fortemente concettuale e basata quasi più sui personaggi che sugli eventi. Voglio essere onesto: in sei episodi ho capito solo che ci sono questi mostri alieni che vogliono entrare nel Sistema Solare come attrati da qualcosa, e ci sono dei piloti adolescenti con robot senzienti che li combattono, ma non sono abbastanza forti e servirebbe qualcuno abbastanza potente ed abbastanza motivato da compiere l'impresa: sarà Nono col suo coraggio ad eguagliare le coraggiose gesta di Noriko Takaya (la protagonista di Punta al Top! GunBuster). È una trama buona per un episodio, tò due, mi voglio rovinare tre, ma diluita in sei episodi perde di efficacia, a favore dei cervelli feriti dei personaggi.
Appunto, i personaggi: sono tutti graficamente bellissimi, la caratterizzazione visiva è davvero ottima, riuscitissima, ma d'altronde da Yoshiyuki Sadamoto non ci può aspettare altro! I miei preferiti sono le gemelle Serpentine. Anche i molti costumi sono incredibilmente studiati, colori ottimi, grafica generale perfetta: dettagli da mercandising ottimi, insomma. Il problema è che sono un po' tutti preda dei loro problemi adolescenziali esagerati, fanno discorsi da cinquantenni, agiscono con l'esperienza del presidente del Pentagono o della C.I.A. e pare che la loro vita sia finita appena sono entrati nel robot: belli, ma sciapi; solo la protagonista, la bellissima Nono, ha una vitalità infinita che pare non venga minimamente lesionata da problemi di sorta (ma d'altronde è un'androide, ci mancherebbe). Al contrario dei bei personaggi umani, i robot sono i più brutti della storia degli anime: all'inizio mi dicevo che dovevo farci l'abitudine, ma poi dopo aver visto tutti e sei gli episodi due volte ancora non m'ero abituato, ed alla fine ho concluso che sì, fanno platealmente schifo. Sono troppo brutti, ed anche abbastanza ridicoli: quella che gioca a tennis è pietosamente brutta, la sopprimerei per il suo bene, ed anche il mecha della protagonista Dix-Neuf (19 in francese -à propos, tutti i robot si chiamano con numeri in francese) è davvero triste per sé e per chi lo guarda. Osceni.
Tornando sulla trama, penso che sia stata scritta per diciamo dare una botta di vita agli ascoltatori, ma nonostante lo spirito combattivo e la voglia di vivere della protagonista siano rimarchevoli, non posso che trovare vaga e scollata la narrazione. Punta al Top! GunBuster aveva un trama compatta, funzionante, che inizia e finisce: trama narrativa, che racconta fatti. Punta al Top 2! DieBuster, invece ha una trama lasca e spessissimo oscura, non del tutto definita e lineare: trama descrittiva, che mostra i fatti senza davvero raccontarli. Narrazione vaga + eventi complessi = un gran casino. Peraltro la prima serie è nota per l'alta quantità di contenuti scientifici (in parte veri e in parte fittizi, ma verosimili), anzi la trama si basava proprio su alcune nozioni legate alla velocità della luce ed alla relatività einsteniana; anche il seguito si basa su tecnologie futuribili, ma vengono trattate come tralasciabile scenografia presa per vero in automatico e solo minimamente accennate. In ogni caso non mi sento di condannare del tutto Punta al Top 2! DieBuster: tecnicamente è oltremodo sopraffino (anzi è uno sfoggio di capacità che poche altre volte ho visto a questi livelli per un prodotto non cinematografico), la colonizzazione dell'intero Sistema Solare è notevolmente resa, i personaggi sono (visivamente) squisiti, gli effetti speciali sono ottimi, il finale è perfetto (nel senso degli ultimi 5 minuti dell'ultimo episodio, non nel senso della conclusione della storia), la grandeur trasuda ovunque e c'è pure una buona morale, ma non riesco a non pensare che buona parte del fascino di quest'opera dipende dalla luce riflessa del suo predecessore.
Insomma non è un brutto cartone, ma è un po' troppo pretenzioso e soprattutto ho il tragico sospetto che mi avrebbe fatto schifo o comunque mi sarebbe piaciuto molto meno se non fosse stato il seguito di un'opera che amo. Sono sei episodi disgraziatamente raccolti in sei DVD (pur stracolmi di CD extra, libretti, contenuti speciali e varie altre cose), e siccome non sono un nababbo per adesso non me li posso comprare, e se pure avessi i soldi non li comprerei. Per adesso.
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