ASTRO BOY, VOLA ANCORA BAMBINO ROBOT!
di Andrea Gagliardi
Al momento in cui scrivo Astro Boy non è ancora uscito nelle sale cinematografiche nostrane: il film di David Bowers (Giù per il tubo) verrà infatti distribuito il 18 Dicembre pronto a scontrarsi nella gara al botteghino con i cinepanettoni tradizionali di questo periodo. Speriamo bene. Per ora gli unici servizi televisivi che ne hanno parlato si sono incentrati perlopiù sul doppiatore italiano di Astro: Silvio Muccino. Non vorrei togliere un briciolo di riconoscimento al meno dannoso dei fratelli Muccino ma posso tranquillamente affermare che Astro Boy è sicuramente un personaggio che vale di più di quanto illustrato dal sempre poco pertinente Vincenzo Mollica. Innanzitutto Tetsuwan Atom (Atom dal pugno di ferro, nome originale giapponese di Astro Boy) è una delle primissime creature di Osamu Te-zuka meglio noto in patria come Manga no Kamisama: il dio dei manga. Detto questo avrete forse intuito che si tratta del padre assoluto di quelli che i più conoscono come i “cartoni giapponesi”. Nel 1946 infatti Tezuka ha dato vita al fumetto giapponese così come lo conosciamo oggi. Introducendo il concetto di “Story Manga”, infatti, lo ha fatto evolvere da semplice striscia comica di satira a vero e proprio mezzo narrativo al pari di romanzi e film. La produzione fumettistica del dottore (laureato in medicina) di Takarazuka è sterminata ed anche i suoi fan fanno fatica a ricordare la totalità delle sue opere. Mi limiterò a ricordare Kimba il Leone Bianco e La Principessa Zaffiro, oltre ovviamente ad Atom, vista la loro popolarità in Italia dovuta alla trasposizione animata. Mi permetto inoltre di consigliare a tutti La storia dei tre Adolf, Buddha, La Fenice e Black Jack tutti pubblicati in Italia dalla Hazard Edizioni. Non pago di aver creato un nuovo linguaggio nel 1961 Tezuka si dà anche all’animazione fondando un suo studio, la Mushi Production, dando vita nel 1963 alla prima serie televisiva animata giapponese in assoluto: Tetsu-wan Atom (guarda caso proprio Astro Boy). Ispirandosi palesemente al Pinocchio di Collodi (un “evviva” anche per noi italiani dunque) Astro Boy racconta la storia di un bambino robot creato dal professor Tenma con le sembianze del proprio figlio morto. A differenza degli altri robot però Astro è capace di provare dei sentimenti. Tetsuwan Atom quindi, oltre ad essere un’ottima forma di intrattenimento, diventa una profonda, per quanto naif, riflessione sull’umanità stessa e sul significato della vita. Detto questo mi pare abbastanza chiaro quanto Astro Boy non sia soltanto “il film doppiato da Muccino jr” ma qualcosa di più. Per quanto riguarda la versione che andremo a vedere al cinema mi par di capire che riprenda l’episodio intitolato “il robot più forte del mondo”. Coincidenza vuole che proprio in questo periodo venga pubblicata in Italia un’altra rivisitazione, stavolta a fumetti, di quel piccolo capolavoro dell’Arte Sequenziale: “Pluto” di Naoki Urasawa. Consigliatissimo.
