DISNEY 2000

di Mario Pasqualini

Cos’è rimasto dell’eredità dei grandi maestri Disney del passato nei maestri del presente, anzi del futuro? Difficile dirlo: probabilmente tutto, nel senso che sia nelle Accademie Disney sia nelle edicole sia nelle matite degli autori di oggi è ancora leggibile la presenza di gente come Carl Barks, poiché costoro ci hanno lasciato un precedente talmente voluminoso e di alta qualità da rappresentare un riferimento imprescindibile che penso nessuno ripudierà mai. Ma come dice il principe di Salina, bisogna che tutto cambi per far sì che tutto rimanga com’è; quindi: cos’è rimasto dell’eredità dei grandi maestri Disney del passato nei maestri del presente, anzi del futuro? Difficile dirlo: probabilmente niente, nel senso che la totale decentrazione del fumetto Disney in Italia (ormai solo qua da noi si producono le storie che vengono poi vendute in tutto il mondo) ha concesso agli autori una libertà creativa senza precedenti ed una carta talmente bianca da eliminare del tutto gli stilemi U.S.A. del glorioso passato. Gli artisti sviluppano quindi un nuovo codice col lettore composto da almeno tre punti fissi e focali che sono: contemporaneità (1), corporate identity (2) e giapponizzazione (3). Il primissimo esperimento è Pk, incredibile successo dal 1996 nato tre volte (la seconda serie – non ottima - Pk², e la terza – pietosa – di nuovo Pk) ed ancora sulla cresta dell’onda, clamorosa rivisitazione di Paperinik che non combatte i ladruncoli di Paperopoli con gli stivali a molla, ma gli alieni viola Evroniani con armi sci-fi, ed il suo aiutante non è l’acciaccato Archimede, ma l’AI Uno; questo fumetto imperfetto presenta i caratteri 1 (nell’aggiornamento ad una realtà più videogiocosa e vicina ai ragazzetti) e 2 (formato, rubriche e – solo in questo caso – scelta di un personaggio Disney già noto) ed anticipa il secondo successone mondiale, del 2001, che è W.i.t.c.h.; fumetto compiuto nei punti 1 e 2, bellissimo, dalla trama imbarazzantemente semplice (cinque amiche vengono nominate guardiane del magico regno di Kandrakar e lo proteggono da terribili minacce punto) e quindi funzionante e funzionale, nonché esempio lampante del punto 3: il modello SailorMoon (riciclatissimo) attecchisce perfettamente poiché le cinque (umane, non animali) sono caratterialmente e graficamente diversissime tra loro e vicinissime al target (le ragazzette) e la magia passa in secondo piano davanti alle loro vicende personali. È l’esempio perfetto dello shoujo occidentale, capolavoro realizzato dai genî del disegno Alessandro Barbucci & Barbara Canepa (Sky Doll) e da Elisabetta Gnone, tanto funzionante economicamente (gadget a go-go) quanto bello artisticamente. Insistendo sui punti 1-2-3, la coppia sforna nel 2003 il divertente “Monster Allergy” (cfr. DF precedente), bello e buono per tutti; non è loro invece il deludente (almeno per ora) Kylion, sempre del 2003 e chiaro tentativo di shounen occidentale: sei sbarbatelli si ritrovano misteriosamente su d’un pianeta misterioso, e chissà se sopravvivranno. Forse evolverà ne Il Signore delle Mosche… lo sapremo solo leggendo ancora!