Il fenomeno Otaku

di Paolo Sciamanna

Signore e signori, posso finalmente annunciare che al primo posto tra i paesi più assoggettati ai fenomeni Hi-tech e manghistici, e alla teoria che esclama: <Oh mio Dio, è uscito il nuovo videogioco /manga /anime di> (riempire a piacere) <perciò farò ore e ore spropositate di fila in tenda davanti al negozio che aprirà tra sei ore>, è il Giappone.
Per dimostrare che so quello che dico passeremo or ora a degli esempi pratici.
Mentre scrivo (e anche dopo) il popolo orientale sta inserendo nei loro cervelli ormai digitali e wireless un imponente quesito: Nintendo Ds o Sony Psp?
Non si sta parlando di droghe in voga nel paese del Sol levante bensì di due nuovi gioiellini portatili di cui le loro mamme vanno tanto fiere.
I negozi di videogiochi sono stati presi d’assalto dai fan (circondati da manichini con la bocca spalancata che guardano una Psp) ancor prima del giorno ufficiale del lancio, passando la notte su marciapiedi sordidi e vestiti nei modi più disparati (sempre ricordando personaggi di un qualsiasi videogioco, intendiamoci) per essere sicuri di accaparrarsene un pezzo.
Sono stati poi accolti da una gradita sorpresa: il “Signor Sony” Ken Kutaragi si è improvvisato commesso in uno dei negozi più importanti della zona mandando in estasi il primissimo cliente della giornata che poi è stato attorniato dalle telecamere (da svenuto) mostrando orgoglioso le fattezze della piccola console Sony.
Ma non è di questo che vi parlerò (non è una rivista di videogiochi questa, insomma!) bensì delle follie japponiche (?).
Ma perchè i giapponesi non si trovano un lavoro invece di passare la loro vita correndo dietro a tutto ciò che è kawai?
Per fare una citazione, Otaku no video (che a mio modestissimo parere è un “anime”orrendo) esalta al mille % le caratteristiche tipiche dell’otaku medio.
L’anime parla di un liceale che vuole diventare il re degli otaku (evviva) insieme ai suoi ributtanti amici pseudo-normali, e conquistare il mondo (-_-).
Il bello (brutto) di quest’immondizia è la cattiveria con cui gli stessi giapponesi si autoinfliggono delle pesanti ingiurie intervallando all’anime (troppo spesso per me) dei filmati (falsi e di una tristezza incommensurabile) in cui dei poveracci censurati, per fortuna, si danno la zappa sui piedi dicendo che da ragazzi erano dei “veri” otaku, rispettabili e fieri.
Ma perchè volete essere otaku a tutti i costi?
Una vita normale no, eh?
Gente (anche uomini) che va in ufficio vestita da Sakura Taisen, o bimbi che volando come Ultraman (mito in Giappone) si fracassano ossa, denti (da latte) e sfasciano la mobileria delle mamme, anch’esse pazze perché si vestono come Chi di Chobits.
Inoltre il giapponese otaku medio pensa: allora, comprerò tre copie di Naruto n° 27; una la leggo (delicatamente), una la ripongo con un metro di cellophane attorno (non sia mai un attacco terroristico), e la terza la metto tra le candele e le pergamene profumate all’incenso dietro il futon.
Ditemi voi se non sono pazzi questi giapponesi!