“KEN IL GUERRIERO”
di Andrea Topitti
Se ne parla ancora, nonostante siano passati più di venti anni dalla sua prima pubblicazione ed è stato ristampato per l’ennesima volta. Non se ne può più del più grande bluff che la storia dell’animazione e del fumetto giapponese ricordi. A me pare di scoprire l’acqua calda, ma la saga del guerriero di Hokuto è piena di buchi, banalità e carenze varie: le contraddizioni sono tantissime con l’andare avanti della storia (es: Jagger, il primo fratello di Ken, dopo la sua morte scompare in tutti i flashback ove dovrebbe apparire) inaccettabili pure per una serie che dura da decenni, fatta da autori diversi; i tappabuchi improvvisi sono troppo evidenti (es: Ken da un momento all’altro non è più fratello di sangue di Raoul e Toki, mentre lo è di Io che trova, quasi per sbaglio, nell’Isola dei Demoni); la sceneggiatura è ai limiti di uno shojo di serie B (i buoni sono tutti bellissimi e se un cattivo lo è rivelerà un animo buono, in punto di morte, con un discorso moralista tra le braccia di qualcuno, senza mai deformarsi in viso nonostante le botte prese, mentre chi è brutto=cattivo morirà al massimo con qualche minaccia e gli esploderà la faccia). Che dire dell’ambientazione copiata spiccicata a Mad Max? E di Tetsuo Hara, che copia volti di divi del cinema e del wrestling a tutto spiano? Allora perché tanto successo? Ken è una valvola di sfogo e di immedesimazione per chi non sopporta i cattivi, portati allo stremo per far aumentare la rabbia del fruitore. Tutto qui. Giustamente non è ritenuto fondamentale come altre opere esemplari.
di Mauro Paone
Un buon fumetto, da qualunque
nazione abbia origine, deve sapere prima di tutto appassionare, coinvolgere,
stupire...“Hokuto no Ken” ne è l’esempio più
eclatante. Opera che ha caratterizzato un decennio (1980 – 1990) è
riuscita a conquistarsi un posto nel cuore di tantissimi appassionati di tutto
il mondo grazie alla crudezza della storia, all’ottimo tratto dell’autore,
molto realistico ma allo stesso tempo “esagerato”, e alla grandiosa
caratterizzazione psicologica dei personaggi ai quali è decisamente
impossibile non affezionarsi: come non ricordare la mitica scena della piramide
e del buon Shu di Nanto, oppure il triste destino di Raoul e chi di noi non
ha mai sferrato dei pugni gridando UATATATATA!!! Tetsuo Hara con grande maestria
è riuscito a tessere una fitta trama ricca di colpi di scena, rovesciamenti
improvvisi e bivi imprevisti: l’attenzione del lettore è quindi
catalizzata dal susseguirsi degli eventi, non si riesce a distogliere lo sguardo
dalle tavole fino alle fine dell’episodio e una volta raggiunta, sgomenti,
si vorrebbe subito leggere oltre per sapere se la tecnica del nostro Ken sia
andata a segno…”Ken il Guerriero” non è un semplice
manga bensì è la rappresentazione di una generazione capace
d’immaginare e sognare.