LA PAURA DEI MANGA
di Mauro Paone
Nel 1894 nasce in Giappone Hirai Taro, meglio noto col
nome d’arte di Edogawa Rampo (traslitterazione alquanto bizzarra del nome
del suo autore straniero preferito: Edgard Alan Poe). Egli è il padre
e maggior esponente dell’Eroguro, genere letterario giapponese che trae
le proprie radici dalla tradizione americana “del nero” (Lovercraft,
Poe, Doyle) ampliandone i contenuti, le sfumature, e riuscendo a creare una
propria visuale “classica” del racconto noir.
Nascono e si diffondono quindi temi del tutto nuovi al panorama letterario giapponese:
il macabro e il grottesco sono i principali ingredienti e protagonisti indiscussi.
Rampo ha gettato le premesse per il moderno filone horror-thriller e le pagine
dei suoi racconti sono state ispirazione creativa per i maggiori autori di manga
e pellicole cinematografiche.
Maestri come Suehiro Maruo, Go Nagai, Hideshi Hino per i manga, Hideo Nakata,
Takashi Shimizu e Kiyoshi Kurosawa per il cinema, hanno sviluppato l’opera
di Rampo creando le basi per evoluzioni future; ognuno, a suo modo, ha imbastito
la fitta rete della paura e dell’orrido negli animi di milioni di appassionati.
La paura, quella sensazione che abbiamo quando sentiamo che qualcosa di terribile
sta incombendo su di noi…quella manifestazione primordiale che ci agguanta
quando meno ce lo aspettiamo e ci opprime…
È intangibile come in Cure (Kiyoshi Kurosawa) dove la paura sta nel diverso,
nel malato, nell’incomprensibile; è invece estremamente grottesca,
macabra, sadica e materiale in Guinea Pig: Flower of flesh & blood (Hideshi
Hino) dove l’esaltazione del corpo prende il sopravvento sui sensi, dove
la morte e il dolore sono sinonimi di passione.
Il sangue scorre lungo i corpi come succhi di piacere, le membra lacere sono
come tiepide labbra agli occhi dell’esecutore.
In Midori (Suehiro Maruo – Coconino Press) i sogni prendono forma, gli
incubi sono come o peggio della realtà; una realtà fatta di freak,
fenomeni da baraccone che, come nella celeberrima pellicola del 1931, “Freaks”
di Tod Browning, sono simboli dei limiti umani ma anche del vizio e del peccato.
L’uomo teme l’inspiegabile, il diverso: come in Devilman (Go Nagai
– Dynamic Italia) quando il popolo perpetra la caccia alle streghe accecato
dalla paura e dalla follia; come in Ring (Hideo Nakata) dove Sadako viene uccisa
dallo stesso padre perché “diversa”.
La morte del “diverso” è la liberazione fittizia dei benpensanti,
incapaci di capire che la diversità è solo ai loro occhi.
In Ju-on (Takashi Shimizu) l’anima dell’ucciso vaga fra i vivi infondendo
il proprio rancore contro coloro i quali pensano di essere al riparo dai pericoli,
al sicuro dal male. La paura è anche quella di non avere più una
vita propria, di essere spiati, di vedere corrotta la propria esistenza: come
in Phantom Stalker Woman (Minetaro Mochizuki – Star Comics) dove il protagonista
viene perennemente spiato dalla ragazza-entità sovrannaturale.
È innegabile quindi che la paura non può che essere assecondata;
impossibile da evitare o da eludere, va condotta verso l’unica via di
scampo possibile… le grida!