FUMETTO AL FEMMINILE

di Antonio Gallina

C’è un errore di fondo che colpevolmente è anche alla base dell’articolo che sto scrivendo e che è quello di ritenere che nel fumetto, come in ogni altro campo dall’arte alla cultura, esista una distinzione tra fumetto al maschile e fumetto al femminile. Ritengo che l’integrazione, ormai storica, della donna in ogni campo della vita civile sia un dato di fatto anche nel piccolo mondo delle nuvole parlanti. Non esiste oramai casa produttrice che non abbia tra le proprie testate una o più protagoniste femminili, né valenti scrittrici o disegnatrici che lavorano tranquillamente su testate generaliste o dedicate ad un pubblico maschile. È altresì vero che in questa perfetta integrazione le donne, specialmente nel campo autoriale, lasciano spesso e volentieri un segno profondo con la propria opera, creando veri e propri generi. Ed è in quest’ottica che possiamo tentare di puntare la nostra attenzione su alcune personalità di spicco che ancora oggi sono in attività o che sono riferimento prezioso per le donne che si avvicinano al mondo del fumetto. È doveroso, credo dividere l’analisi tra autrici, disegnatrici e personaggi, focalizzando la nostra attenzione sulle prime due categorie, che in alcuni casi vanno a coincidere. Partendo dal panorama statunitense, nel mondo del comic book, luogo maschile e maschilista per eccellenza, i due nomi da ricordare sono senza dubbio quello di Ann Nocenti, autrice dalla spiccata sensibilità psicologica che ha avuto il non facile compito di sostituire Frank Miller nella narrazione di “Elektra”, incontrando spesso l’ostilità della critica e del pubblico, e Barbara Kesel, bravissima nel delineare grandi saghe e opere dai grandi intrecci, spesso anche amorosi, tra i protagonisti (e per questo accusata troppo facilmente di essere più un’autrice da “soap opera” che da comics). Tra le nuove leve una menzione per Fiona Avery, sponsorizzata da J. M. Straczynski, che deve comunque ancora dar prova di essere autrice all’altezza della fama del suo illustre anfitrione. Nel panorama di casa nostra il movimento, davvero estremamente rigoglioso e interessante, è però in parte frenato dalla struttura stessa del mercato. Difatti le nuove, promettentissime, leve del disegno e della sceneggiatura sono in larga parte costrette nelle maglie della serializzazione incolore e insapore (leggasi Bonelli) che ne sminuisce le altrimenti notevoli prospettive. Di contro va segnalato il coraggio di autrici come Laura Scarpa che, sia pure in una nicchia di mercato piuttosto piccola, riesce ad esprimere la propria poetica senza restrizione alcuna o ancora Vanna Vinci e il movimento bolognese di “Mondo Naif”. C’è poi l’immenso serbatoio di produzioni fumettistiche del Sol Levante, dove a nomi storici e affermati come Ryoko Ikeda, Suzue Miuchi e Rumiko Takahashi, si affiancano nuove leve, ad esempio Ai Yazawa, Fuyumi Soryo e CLAMP. Queste ultime, grazie ad un lavoro attento di rilettura di alcuni temi classici del fumetto nipponico, hanno evitato una sia pur involontaria involuzione delle tematiche strettamente legate al fumetto al femminile.