IL GARAGE ERMETICO

di Andrea Topitti

“Il Garage Ermetico è un fumetto unico e, forse, irripetibile… ”
Queste sono le prime parole dell’introduzione al volumetto dedicato a Moebius, della serie “I classici del fumetto di Repubblica”. Perché? Innanzitutto dobbiamo partire dal modo in cui è nata quest’opera pubblicata a puntate nella rivista “Metal Hurlant” nel 1976. Allora il capo-redattore della suddetta rivista, Jean-Pierre Dionnet, si mise a curiosare tra i cassetti di Moebius, vide l’inizio di una storia incompleta e gli ordinò di farla andare avanti. Moebius non aveva in mente una trama precisa e il risultato fu che questi improvvisò man mano. Il protagonista è il maggiore Grubert, un semplice umano che casualmente è riuscito a creare un Universo, in viaggio alla ricerca di Jerry Cornelius, il proprietario del garage dove è stato distrutto un macchinario, con conseguenze ben più gravi di una fattura fatta ad un meccanico. La storia non pare essere nulla di speciale, e anche il modo di svolgerla sembrerebbe poco “professionale”.
Ma in questo modo Moebius riesce a distruggere la componente della sceneggiatura e trasporta il concetto di improvvisazione nel media fumetto. Se la cosa non è chiara, immaginate un musicista Jazz che improvvisa e accompagna l’ascoltatore tra le sue note. Moebius è riuscito a fare la stessa cosa con il fumetto, trasportando il lettore in mondi assurdi popolati da alieni con 73 sessi diversi, astronavi a forma di asciugacapelli e altro ancora. L’apparente illogicità quasi stordisce, ma basta farsi cullare per perdersi nella storia che il genio francese ci racconta con ironia e maestosità. Chi non lo ha letto non deve pensare che sia un lavoro sconclusionato; anzi, “Il garage ermetico”, possiede uno dei finali più imponenti che la storia dello spettacolo disegnato ricordi. Se la classica storia raccontata, non solo in un fumetto, si può paragonare ad una linea retta, il G.E. lo possiamo immaginare invece come una spirale che si ritorce in se stessa. Lo stile di disegno è la prova del nove della duttilità dell’autore che passa, con disinvoltura, dal caricaturale al realistico, da una pagina all’altra.
Da allora i proseliti di questo stile sono stati non pochi e anche più famosi di quello che si può pensare. Probabilmente lo stimolo maggiore nel fare fumetti in modo istintivo di Andrea Pazienza e di Filippo Scozzari nasce da lì, tanto che loro stessi hanno più volte citato il maestro d’oltralpe come Musa ispiratrice. Proprio in queste opere il fumetto si libera di qualsiasi concetto commerciale per darsi all’arte pura con il rischio di essere bistrattato dal pubblico. Non è così. “Il Garage Ermetico” è ritenuto un classico imprescindibile e forse ha un solo lontano antenato: “Piccolo Nemo” di Wilson McCay. Oggi ci mancano tanto nuovi autori che possano esprimersi liberamente senza stare a guardare al fumetto come a una industria che produce solo intrattenimento. C’è chi tenta di farlo, ma i risultati sono spesso discutibili, senza contare che gli spazi disponibili sono oggi molto limitati.