BAL JAK
di Walter Micucci
«Definire Bal-Jak un fumetto “normale”
sarebbe più che un eufemismo, un vero e proprio errore»: inizia
così l’introduzione a questo manhwa (fumetto coreano).
Questo “fumetto” parla di un ragazzo che ha come scopo nella vita
quello di conquistare il mondo ma che invece riesce solo a crear fastidi; infatti
già dal titolo, che significa raptus, la storia si presenta come un concentrato
di follia.
Le storie si articolano in diversi capitoli (unica idea carina da parte degli
autori), una principale e altre parallele raccontate dai diversi punti di vista
dei protagonisti.
Il manhwa in questione è solo in apparenza carino e simpatico, ma invece
è (come direbbe Fantozzi) UNA CAGATA PAZZESCA. Bal-Jak è un insieme
di violenza gratuita e di volgarità inutile; i protagonisti non fanno
altro che picchiarsi e vomitare parolacce e cattiverie.
In un’intervista fatta a Kim Young Oh, (che si può trovare nel
primo numero) il disegnatore dice che con Bal-Jak si è voluto illustrare
il problema dell’educazione dei giovani in Corea e la rabbia degli adolescenti
nei confronti della società; il tema è infatti presente nel fumetto,
ma secondo me è stato trattato in maniera sbagliata, mettendo in evidenza
solo le volgarità delle persone.
Il disegno è molto simpatico e divertente con molte linee di movimento,
ma anch’esso contribuisce alla volgarità della storia. Insomma,
usate i soldi (troppi) che costa questa ‘mmonnezza per un hamburger al
McDonald…