NAUSICAA

di Andrea Tosti

Lo ammette egli stesso: il mangaka Miyazaki è un autore piuttosto mediocre. Nel senso che è la dimostrazione evidente di come non sia sufficiente padroneggiare una tecnica se questa non è supportata da un solido senso del racconto e da una profonda conoscenza del mezzo. Non si deve più parlare di prodotto di nicchia, ricercatezza da appassionati: Miyazaki è ormai ufficialmente riconosciuto come uno dei più grandi autori contemporanei; in questa sede si può aggiungere che lo è per la sua capacità persistente di essere inattuale, per certi versi ingenuo, forse profondamente incapace di narrare una storia. Egli, come Tim Burton, sembra portare avanti le sue opere come suggestive sequenze di azioni bellissime che si susseguono, però, come una rigida sequenza di fatti: il racconto segue, viene dopo, poggiato sopra, quasi come un pretesto. Nausicaa, lungometraggio del 1984, possiede tali caratteristiche. Opera forse fra le meno riuscite del regista nipponico, presenta comunque delle scene considerate ormai dei classici, sopravvissute al clima di semiclandestinità che ha interessato negli ultimi anni la riproposta di questo lavoro. Un destino simile ha interessato la versione a fumetti che Miyazaki ha realizzato basandosi sull'anime. Il manga di Nausicaa, dopo essere stato presentato nel nostro paese, ormai qualche anno fa, per la "Granata Press", è stato recentemente ripubblicato dalle edizioni Planet Manga. Ciò che stupisce subito è il trovarsi di fronte ad un lavoro incredibilmente pesante, di difficile lettura: si assiste, più che ad un ripetersi pedante delle vicende narrate sullo schermo, ad una loro integrazione, un'espansione che cerca, ignorando una sintesi che sarebbe stata più che salutare, di descrivere con dovizia di particolari -quasi uno sguardo antropologico- il mondo che precedentemente era già stato tratteggiato con pochi e suggestivi tratti. Leggendo Nausicaa sembra quasi di trovarsi di fronte ad uno sketch-book più che ad un'opera di narrazione. Il tipo di segno adottato, puntiglioso, troppo attento al dettaglio, non aiuta certo ad alleggerire una vicenda che, anche se non lineare all'origine (si parla di un conflitto armato fra varie fazioni) si complica qui di una quantità esagerata di sottotrame e personaggi secondari. La graphic novel (chiamiamola così) non manca certo di presentare sequenze efficaci e coinvolgenti ma, curiosamente, sono quelle tratte in maniera più diretta dal film: poche vignette per tavola, inquadrature orizzontali e di veloce lettura. Il resto della narrazione invece si risolve nel rendere graficamente l'azione con molte divisioni per pagina (specialmente nelle scene di massa) spesso ridondanti di particolari. Miyazaki ha commesso l'errore di avvicinarsi a questo lavoro avendo in mente un riconoscibile linguaggio cinematografico; quando un autore decide di trasferire un'opera da un codice all'altro deve aver ben presenti le differenze di impostazione: in fondo, ad ognuno il suo mestiere.