LOVE HINA
di Mario Pasqualini
Cari lettori, tristemente battezzo questa rubrica con uno dei manga pił insulsi della storia, l'orrido LoveHina, in cui l'uomo pił stupido del mondo eredita un dormitorio femminile abitato da stucchevolissimi stereotipi, due antiestetiche mascotte pseudo-kawaii ed un insignificante "mistero". Un gigantesco service cafonazzo e tamarretto, un videogame hentai scialbo e ripetitivo vomitato su carta. Quattordici volumi nei quali si ripete fotocopiata la gag di lui che inciampa addosso alle lei nei soliti luoghi (terme, spiaggia, scuola, bla). Banalitą come piovesse. Ken Akamatsu, l'infame artefice di questa baracconata, sputacchia malamente sulle sue unticcie tavole microbiche vignette sghembe scarabocchiate con tratto anonimo e sciapo. Hanno TUTTI lo stesso (brutto) muso, la stessa (ebete) espressione SEMPRE. In recensioni a questo schifo ho letto: "il nuovo Maison Ikkoku". Come paragonare la Cerimonia del Tč con una gara di rutti fra scaricatori di porto. Una vergogna per tutta la categoria del Fumetto.