HULK SPACCA

di Andrea Gagliardi

Il Fumetto Popolare è da sempre espressione della società che lo produce. Quello supereroistico in particolare ha riflesso, nell'arco degli ultimi decenni, gli ideali e le paure del popolo statunitense. Negli anni '60 l'immaginario collettivo americano era monopolizzato dalla scoperta scientifica più terrificante (ed al contempo esaltante) del XX° Secolo: l'Atomica. Dal lancio della bomba su Hiroshima, infatti, l'energia nucleare veniva glorificata come soluzione definitiva a quasi tutti i problemi del mondo. Fu solo all'inizio degli anni Sessanta che vennero divulgati gli studi sugli effetti delle radiazioni. In questo clima di amore/paura del nucleare nacquero i primi Supereroi Marvel e, nel 1962, Jack Kirby e Stan Lee diedero vita all'Incredibile Hulk. Bruce Banner, noto scienziato inventore della bomba a raggi gamma, rimane esposto ad un terribile bombardamento di radiazioni per salvare un ragazzino (Rick Jones) penetrato nell'area in cui si stava sperimentando il terribile ordigno. L'esperienza non uccide il giovane dottore, ma la radioattività fa sì che il suo corpo sia vittima di incontrollabili mutazioni, durante le quali il quieto ed introverso Banner si trasforma in un bestiale colosso di nome Hulk. Forse non tutti sanno che in origine Hulk avrebbe dovuto essere grigio e che, una volta stampato, Lee e Kirby si accorsero che quel colore mal si addiceva al tipo di carta (economicissima!) sulla quale venivano pubblicati i comic-books del tempo: fu così che, senza alcuna spiegazione, nel numero due fece la sua comparsa il Gigante di Giada. La storia è un'evidente trasposizione in chiave supereroistica del classico della letteratura di R. L. Stevenson "Lo strano caso del Dottor Jekill e Mr Hyde" ed in queste prime apparizioni Hulk non è lo stupido bruto che tutti conosciamo: le radiazioni non sembrano infatti mutare l'intelligenza di Banner, diversamente dalla personalità o dal fisico. La serie riscosse però scarso seguito e si concluse dopo solo 6 numeri; ma il personaggio, ricco di potenzialità, non venne abbandonato dai suoi autori che lo riproposero poi in una veste diversa, con il preciso compito di rispondere ad uno degli interrogativi più drammatici della storia del fumetto americano: è più forte Hulk o la Cosa? Ed è proprio in qualità di forza devastante della natura che Hulk ottiene il successo: i suoi scontri con gli altri supereroi restano indimenticabili, ed ogni numero di Tales to Astonish (la testata che condivide prima con Giant Man e poi con Sub Mariner) è dominato dalle capacità distruttive del Golia Verde. Verso la metà degli anni '80 il gioco incomincia però a mostrare la corda e le vendite calano insieme alla qualità delle trame. La svolta avviene nel maggio del 1987 quando Peter David prende in mano le redini della serie in una maniera del tutto innovativa: abbandona l'Hulk verde e fa tornare in scena quello grigio del primo numero. Man mano che l'intreccio procede si scopre che le diverse incarnazioni di Hulk altro non sono che altrettanti lati della personalità schizoide di Banner che scopriamo avere alle spalle una triste storia di maltrattamenti familiari. Il tiro si sposta quindi dalla paura per le radiazioni a quella più intima e personale della diversità e dell'isolamento, facendo così breccia nella sensibilità dei lettori degli anni '90. A seguito dei recenti stravolgimenti all'interno della casa delle idee, però, David è stato "costretto" ad abbandonare il personaggio in quanto la nuova dirigenza, con lo scopo di rendere più fruibile l'albo ai nuovi lettori, ha deciso di tornare al "vecchio Hulk". Attualmente la serie è scritta da Bruce Jones e punta a storie maggiormente imperniate su Banner che non su Hulk (sulla falsariga del vecchio telefilm con Lou Ferrigno e Bill Bixby e del prossimo film) e che sembrano promettere bene.