FUMETTI A HOLLYWOOD

di Riccardo Rosati

Per capire a fondo il legame tra queste arti è utile proporre il pensiero dei due autori che si sono maggiormente interrogati sulla loro specificità comunicativa. Il regista russo S.M. Ejzenstejn riteneva che nel montaggio cinematografico le immagini non andassero messe una dopo l'altra, bensì una "sopra" l'altra. In tal modo era possibile creare uno sviluppo del pathos narrativo. Dal canto suo W. Eisner coniò per primo l'illuminante definizione di fumetto come "arte sequenziale". Da ciò intuiamo come queste due forme creative siano strettamente legate tra loro. Nella maggioranza dei casi sono le strisce disegnate a fornire spunti al cinema. Come scordare, ad esempio, la buffa e un po' ridicola serie televisiva dedicata a Batman. Anche se qui la rappresentazione dell'inquietante personaggio è ben lontana da quella pensata dal suo creatore (1939, B.Kane), le va riconosciuto il merito di aver aperto le porte della televisione al mondo dei comics. Sempre in ambito televisivo, migliore fu la serie dedicata a Green Hornet ('40, F. Striker) nel '65, nella quale fece i primi passi nella settimana arte Usa un giovanissimo Bruce Lee. Per quanto riguarda il cinema, sono numerose le produzioni che si sono susseguite negli anni ispirate ad eroi fumettistici; ma solo nelle ultime due decadi abbiamo avuto opere che hanno veramente reso giustizia agli eroi delle cosiddette "nuvole parlanti". Per prime vanno citate le due ottime pellicole che il geniale regista americano Tim Burton ha dedicato a Batman. La prima, del 1989, è forse la migliore in quanto vi si ritrova appieno l'idea di un personaggio isolato e ossessionato dalla vendetta: prerogative imprescindibili dell'Uomo Pipistrello. Anche il seguito, Batman- Il ritorno ('92) resta fedele all'idea di base del fumetto di Kane. Comunque, il merito di Burton (principalmente grazie all'ottima scenografia ) è quello di esser riuscito a riproporre un'ambientazione credibile assai vicina a quella del fumetto gotico. Cambiamo completamente genere. In ambito poliziesco troviamo il simpatico Dick Tracy (1990, W. Beatty); sebbene non risulti essere al livello dei due capolavori di Burton, questa pellicola è tuttavia vicinissima al tono da giallo, duro ed a tratti postiche, del fumetto di C. Gould. Venendo agli ultimi anni, nel 2000 esce il film dedicato al più famoso gruppo di teen-mutants: gli X-men. Il regista B. Singer ne narra magistralmente le vicende senza perdersi mai dietro agli effetti speciali: nella sua pellicola c'è tutto quel senso di disagio sociale che ha contribuito al successo del fumetto della coppia Lee/Kirby. Concludiamo riaffermando che cinema & fumetto hanno davvero molto in comune, e non soltanto per quel che riguarda la "sequenzialità" nella narrazione. Queste arti condividono una cosa ben più importante: la voglia di far sognare e la capacità di creare mondi e storie che sanno astrarci dal quotidiano. In fondo, entrambe non sono altro che dei portentosi canalizzatori di sogni.