WINGMAN

di Andrea Tosti

Wingman, pubblicato nel 1983 su Jump Comics, costituisce il primo successo di Masakazu Katsura. Ciò che salta subito agli occhi è il filo rosso che collega questo lavoro, ancora molto "naif" ma già sicuro e personale, al capolavoro che avrebbe reso il nome di Katsura famoso nel mondo del fumetto: Video Girl Ai. Entrambe le opere ruotano intorno ad un triangolo molto caratterizzato: un adolescente represso che si rifugia in fantasie particolari (Kenta/Yota), una liceale del quale il protagonista è segretamente innamorato (Moemi/Miku) ed il terzo vertice, una creatura "altra" che irrompe (è proprio il termine adatto) nella scena con una carica erotica devastante quanto ingenua (Ai/Aoi, ed è interessante notare come solo una lettera sembri dividere il destino di questi due personaggi). L'elemento fantastico, inoltre, è chiaramente presente in entrambi i lavori, i quali, oltre a rappresentare i poli fondamentali dell'opera del mangaka (potremmo sintetizzarli con il binomio sentimento/comicità) offrono la migliore chiave di approccio per penetrare nella sua filosofia: una teoria della crescita e della maturazione, tanto simile e tanto diversa da quella di un altro grande autore nipponico, Mitsuru Adachi. Cos'altro è Ai se non la giustificazione, il tramite di passaggio all'età adulta di tutta la nutrita schiera di personaggi, Yota in testa, che le ruotano intorno? Wingman vive poi in particolare grazie ad una freschezza che scompare nelle opere successive di Katsura, sempre ad un passo dalla volgarità becera, dalla vignetta inutile, specchi sporchi di più brillanti fasti. Qui come in VGA si avverte già tutto l'amore che l'autore nutre per i propri personaggi, oltre ad una forte volontà di far divertire e di divertirsi grazie ad un uso del comico mai volgare, ma sempre teso alla parodia (lo spunto qui sono le serie dal vivo come Megaloman, tanto famose in Giappone). Da leggere con gioia, con gli occhi aperti al riso.