IL TOCCO DI ADACHI
di Mario Pasqualini
Signore e signori, Mitsuru Adachi. Signore e signori, stiamo parlando di un Artista cui l'etichetta mangaka va strettissima e quella di poeta è solo una taglia più grande. Qua stiamo parlando di colui che ha scritto splendide storie in cui l'amore si fonde con lo sport per creare delicate armonie e sensazioni. Come la crema e la panna che, insieme, formano la crema chantilly: semplice da preparare, piuttosto leggera, gusto che rimane a lungo; dopo la prima cucchiaiata ne vuoi ancora. Ecco, le storie di Adachi sono deliziose creme chantilly, ma senza l'impaccio delle calorie, di cui è difficile sentirsi sazi: magari non ti piace la panna, ma troverai squisita la sua combinazione con la crema. Se ami le storie d'amore, ed odi lo sport puzzolente di sudore, prova a gustare Adachi. Se ami i manga sportivi, ed odi i polpettoni shojo, prova a gustare Adachi. Le sue tavole a pennello sono pulitissime, spoglie addirittura, disadorne, estremamente luminose ed ariose: desiderano comunicarti il calore secco dell'estate. Riescono a trasmettere il calore che è nel cuore. Memorabili le sue prospettive di case e, soprattutto, di vuotissimi edifici scolastici, pagine e pagine senza una persona; non un dialogo, non una onomatopea. E non sono pagine da sfogliare velocemente, solo per capire l'ambientazione: fra le tipicità della letteratura giapponese vi è proprio l'uso espressionista del paesaggio che, a seconda di come è rappresentato, esteriorizza una condizione umana difficile da dichiarare (l'amore inconfessabile, ad esempio o un turbamento dell'anima). Shhh, silenzio. Poiché l'amore è un fatto silenzioso, intimo, personale, splendido nella sua semplicità. E lo sport, sia esso di squadra (baseball in primis, Touch e H2) o singolo (il nuoto in Rough o il pugilato in Slow Step) rappresenta comunque una sorta di iniziazione alla vita, una scuola senza pari dove il sacrificio e la determinazione diventano elementi fondamentali per emergere (tipica visione nipponica). Quando quest'Artista arrivò in Italia fu detto: noioso, graficamente poco originale, sempre gli stessi faccini, trame tra il diafano e l'inconsistente, nel giro di tre, quattro volumetti ancora non succede niente. Pfui, non s'intende l'Arte. Adachi realizza storie verosimili in cui le emozioni ci sono eccome, anche se diluite in tanta acqua, ed incarnate da personaggi i cui unici super poteri risiedono nel saper ancora oggi, nel frastuono della velocità, provare sentimenti. Se poi si preferiscono stomacosi, elaborati manicaretti dolciari viennesi grondanti di cioccolato fondente fuso e suppellettili di ostia e zucchero ci sono sempre i funambolici, acrobatici virtuosismi grafici di Oh! Great ed i chili di retini di Katsura. Se poi si preferiscono le crostate con marmellata di prugna della mamma ed i ciambelloni della nonna ricordiamo che esistono anche Mimì e Mila & Shiro (costoro si allenavano con la palla medica da cinque chili sulla neve in pantaloncini, in pieno accordo con la teoria sport = sacrificio disumano). Ma la chantilly, credetemi, è un'altra cosa.