OSSIDIANA
di Andrea Tosti
La nave rappresenta il luogo narrativo per eccellenza. Rinchiusi in uno spazio ristretto, fuori dal tempo, come sospesi in un attimo infinito tra il porto di partenza e quello di arrivo, i personaggi possono essere messi in conflitto, usati a piacere dal narratore per i propri fini senza poter fuggire se non grazie a mirabolanti (quanto artificiosi) escamotage. Nel racconto di Matteo Casali (testi) e Michele Petrucci (disegni) è proprio questo luogo, questo "contenitore di avvenimenti" a diventare protagonista, come già era successo per illustri simili in passato. Costretta a vivere all’ombra del suo fratello maggiore, a cambiar nome a seconda della bandiera sotto la quale si trova costretta ad attraccare, il natante racconta attraverso le proprie vicende una storia fatta di sopravvivenza, di silenzi, di ombre sussurrate. I nomi qui diventano segni di un destino imperscrutabile, capaci, se non di influire, di fornire una chiave interpretativa al corso degli eventi. Da Freiheit a Ossidiana, da libertà a decadenza, si riassumono così, perifericamente alcuni degli eventi più influenti del nostro secolo, segnato per sempre dall’ombra della II guerra mondiale. Il disegno, che volontariamente si allontana dall’azione preferendo i particolari, gli scorci meno spettacolari e quindi tutti da scoprire, non doppia qui la parola (presente come voce narrante) ma, se vogliamo, la moltiplica, la arricchisce di senso grazie ad un procedere che più che metaforico sarebbe più giusto definire allegorico. Ciò nonostante "il discorso ideologico" rimane sufficientemente lontano da non pesare sulla fascinazione esercitata dal racconto ma rimanendo comunque presente, sotterraneo ma vivo, nascosto ma "pesante", proprio come il Freiheit. Quest’episodio, presentato sulla rivista Black, in chiusura si "apre" a sviluppi futuri, svelando la propria natura di prologo. Speriamo in un fruttuoso seguito. Se ne intravedono tutti i semi. E la nave và.