MANGA ITALIANI (IN TUTTI I SENSI)

di Roberto Fontana

No, non siete impazziti, quella che avete di fronte è proprio la rubrica "Made in Japan"! Ad una prima occhiata, le immagini a corredo di tale pagina sembrano provenire da fumetti italiani. Infatti, sono opere d’autori italiani ma pensate per il pubblico giapponese. Diversi autori europei hanno pubblicato opere non solo "in" Giappone ma "per" il Giappone, il primo tra questi è stato Baru con "L’autoroute du soleil", edito anche in Italia dalla Coconino. Estromettendo alla parola manga il suo significato etimologico e volendola considerare per il valore semantico che ha in Italia, ci troviamo di fronte a veri e propri manga realizzati da autori occidentali. Il primo tra gli italiani a pubblicare le sue opere per il Giappone è stato Igor Tuveri, meglio noto come Igort, che collabora con la casa editrice giapponese Kodansha ormai dal ‘90. Reso celebre nel paese del sol levante con il manga di "Yuri", avente come protagonista un bambino di quattro anni alla ricerca della sua madre in un ipotetico futuro. Il pargolo in questione ha fatto breccia nell’immaginario nipponico, quando ancora non era neanche stata pensata la serie dello stesso. "Yuri" di fatto è nato come illustrazione per uno swatch, tale è stato il successo conseguito che Igort è stato "costretto" a dedicargli due serie. Attorno al ‘96 è la volta di Vanna Vinci disegnare per la Kodansha, su testi di Giovanni Mattioli, "Una casa a Venezia". Fumetto serializzato sulla rivista specializzata in shoujo "Amie" e raccolto poi in volume. Pubblicato anche in Italia nel ‘99, questo manga di BramStokeriana memoria ha la caratteristica di essere ambientato a Venezia. D’altronde era rivolto ad un pubblico di ragazze, quale città Italiana poteva suscitare più romanticismo di Venezia? Tale ambientazione, il fascino del vampiro protagonista bellissimo ma dannato e la sensibilità nel raccontare le storie degli autori in questione, ha fatto sì che "Una casa a Venezia" fosse a tutti gli effetti, uno shojo manga italiano. Altra autrice italiana molto apprezzata in Giappone è sicuramente Leila Marzocchi che, oltre ad aver realizzato per la Kodansha "Bagolino monogatari" ed "Eunice", pubblicati sulla rivista Morning, ha curato le illustrazioni di fiabe per bambini per l’editrice Shogakukan. Per la cronaca, qualche tempo fa il Centro Fumetti Andrea Pazienza ha pubblicato l’edizione italiana di "Bagolino monogatari". Ultimo ma non ultimo, Giuseppe Palumbo, che si è imbattuto in un progetto masochistico degno del suo personaggio più famoso, Ramarro. Riuscire a far ridere i giapponesi con un fumetto comico è stata una vera impresa, considerando che il senso dell’umorismo nipponico è quanto di più distante si possa immaginare da quello europeo. Con "Cut", il cui protagonista lo ricordiamo non è la caricatura di Alan Moore, Palumbo è riuscito nell’impresa. Non senza qualche difficoltà "Cut", fumetto ad episodi che narra le disavventure di un capellone in Italia, è apparso sulle pagine di Morning. ma anche da noi per i tipi della Phoenix nella collana No Words. Potrà sembrare anacronistico parlarne ora, ma l’intento era farvi notare quest’invasione italiana in Giappone proprio ora, momento in cui i manga sembrano aver espugnato le edicole italiane. Nella speranza che qualche mangafan incallito volga lo sguardo anche in madre patria. Il buon fumetto italiano non è scomparso, si sono solo distratti i lettori.