X-MEN MOVIE
di Francesco Pone
Traspore personaggi come Batman e Superman da un fumetto, ad un’opera cinematografica, può, grazie alla loro iconicità, risultare non troppo difficile. Trattare più super-eroi per un regista è sicuramente più complicato, soprattutto se il gruppo in questione è quello degli "X-MEN". È inutile ribadire di quali "mutanti" si parla: non la squallida operazione di mercato degli ultimi sei o sette anni, ma della grandiosa trama intessuta da Chris Claremont. E’ a questi X-Men che il regista Brian Singer fa chiaramente riferimento, e su cui si è documentato. Lui ci mostra un quadro popolato da personaggi imponenti nella loro complessità emotiva, coinvolti in intrecci tra il passato, il presente ed il futuro, dove la loro semplice esistenza mette in discussione il concetto stesso della parola Umanità. Singer intuisce che la chiave di volta della serie s’impersonifica in due personaggi: Xavier e Magneto. I loro due sogni contrapposti sono come lo jin e lo jang, legati dallo stesso destino. La fiducia di Xavier nasce dalla sua profonda conoscenza della mente umana; l’odio di Magneto, come il suo essere mutante, nasce dalla sua profonda conoscenza dell’irrazionalità umana, mostrata efficacemente in una delle scene più emozionanti del film. Eric, deportato in un Lager, tenta di aprire il cancello che lo separa dalla sua famiglia: questo è il suo Battesimo. In mezzo a loro, a queste due figure polari, Claremont aveva sparso una miriade di personaggi incredibilmente carismatici. Come rendere in sole due ore character sviluppatisi in vent’anni di storie, senza semplificarle troppo? Singer imita, ancora una volta da Claremont, una narrazione "per indizi", che aprono più domande delle risposte che forniscono. Tale tecnica ha funzionato alla perfezione anche su pellicola, impregnandola della stessa sensazione che aleggiava nelle pagine di carta: s’intuisce che quella storia, era solo una parte di una Storia ancora piu grande. Singer accenna al rapporto tra Sabrethoot e Wolverine, alla claustrofobia di Tempesta, all’attrazione fra Jean Grey e Logan, al tormentato passato di Wolverine, senza mai esprimerli chiaramente, nè lasciarli passare inosservati. Tutto a dispetto di chi accusava i fumetti di supereroi di essere troppo "appesantiti" dalla continuity per funzionare al cinema! Singer, inoltre, attinge a piene mani dal vastissimo parco-personaggi ideato da Claremont, disseminando cammei che fanno la gioia degli appassionati e non stufano i neofiti. Li vediamo apparire quasi tutti, magari in un ruolo molto diverso da quello cartaceo (penso a Pyro, a Peter Gyrich e all’ Uomo ghiaccio), ma così stranamente riconoscibili da farlo dimenticare. Anche alcuni tra i protagonisti sono adattati da Singer alle esigenze del film, ad esempio con Rogue, a cui viene eliminato il passato criminale e i legami con Mystica. L’atmosfera che si respira per tutto il film insomma è un gustoso mix di familiare e nuovo, conseguenza di un abile lavoro d’adattamento che è finalmente riuscito a sfatare molti tabù. Il budget alto, la computer grafica e la decisione di girare in Canada per risparmiare hanno fatto il resto: per la prima volta possiamo finalmente assistere a vera Azione Supereroistica di Gruppo, con coreografie curate nel minimo dettaglio e effetti speciali che sono riusciti nel difficile compito di rendere credibili i superpoteri dei nostri mutanti. In fase realizzativa, l’ottima scelta del cast che presentava vecchie e fidate glorie, come Ian McKellen e Patrick Stewart, assieme a volti relativamente nuovi, come quello di Anne Paquin e Halle Berry, ha dato il tocco finale alla riuscita di un film che ha sicuramente meritato gli incassi ottenuti. Una nota di merito soprattutto per Hug Jackman, straordinario nei panni di un Wolverine affascinante come quello di carta. X- Men e’ stato il primo vero e proprio film sui supereroi così come sono veramente stati concepiti, e ha aperto una strada che sarà sicuramente interessante da seguire.