TINTIN
di Andrea Gagliardi
Nel mondo dell’Arte il Belgio ha raggiunto una fama che è inversamente proporzionale alle proprie dimensioni grazie ai molti talenti (Magritte e Rubens per citarne due) nati nel piccolo stato francofono. Uno dei maggiori esponenti dell’Arte belga del secolo scorso è Georges Rémi, in arte Hergé, creatore di Tintin, nonché padre della Ligne Claire : una scuola di fumetto che prevede uno stile molto semplice dal tratto pulito volto ad un’immediata comprensione ed identificazione da parte del lettore. Hergé nasce nel 1907 e lavora per diversi anni nella redazione del quotidiano Le Vingtiéme siècle ed è da quest’esperienza che nasce il suo personaggio più famoso: Tintin. Giovane inviato speciale ai più remoti angoli del globo, Tintin, insieme a Milù suo fedele cagnolino, nasce nel 1929 sulle pagine della rivista Le Petit Vingtième. Ripubblicata, poi in volume, dalla casa editrice Casterman "Tintin nel paese dei Soviet", è la prima di 24 avventure che vedono protagonista il giovane reporter ed il nutrito e simpatico gruppo di comprimari creati da Hergé. Tintin è un personaggio autobiografico dietro il quale si nasconde Hergé. Così attraverso il character assistiamo alla crescita, artistica ed umana, del suo creatore. Tintin però non si limita a "parlarci" di Hergé, racconta anche, con un superbo mix di realtà e finzione, il mondo a lui contemporaneo. Scopriamo così che tra le vignette di storie apparentemente leggere si nascondono gli eventi che hanno caratterizzato il XX° Secolo: guardiamo il mondo con gli occhi dell’Artista. Nei primi quattro volumi il personaggio di Tintin prende forma ed acquisisce spessore psicologico, ma è solo ne "Il Drago Blu" (quinto volume della serie) che diventa completo, capace di provare emozioni: da ora in poi Tintin sarà la coscienza di Hergé. Prima de Il Drago Blu "Era un gioco. Non mi prendevo sul serio" (Hergé La Libre Belgique, 1975). Nel 1934 Hergé conosce Chang Chong-Chen, un poliedrico artista cinese ed il profondo rapporto d’amicizia che s’instaura tra i due segna una svolta fondamentale nella carriera di Hergé. "Chang mi fece scoprire la realtà della Cina. Grazie a lui capii che dovevo prepararmi seriamente". Questa "preparazione" consisteva nella costruzione di una solida storyline sulla base di una documentazione accurata. Il Drago Blu si svolge sullo sfondo della guerra Cino-Giapponese, l’accuratezza delle descrizioni della Cina del ‘34 e del conflitto (nonché la sua presa di posizione a favore dei cinesi) valgono ad Hergé l’invito ufficiale da parte della moglie di Chang Kai-Shek. Sulla stessa falsariga si muovono le successive avventure: ne "L’orecchio spezzato" (1937) Hergé s’ispira alla guerra tra la Bolivia ed il Paraguay. "Lo scettro di Ottokar" (1939) narra, contemporaneamente all’annessione dell’Austria da parte della Germania Nazista: la storia di una Anschluss fallita proprio grazie a Tintin. Tintin in Tibet (1960) segna la fine del "percorso spirituale" cominciato con Il Drago Blu: Tintin parte per il Nepal alla ricerca di Chang creduto morto alla fine di Coke in stock. "Un’ambientazione tra alte montagne, neve e ghiaccio simboleggia la ricerca di un ideale" (Entretiens avec Hergé, N. Sadoul, 1971): Chang è un "doppio" di Tintin, che di fatto va alla ricerca di se stesso. La pubblicazione di Tintin in Tibet segna per Hergé il raggiungimento di un equilibrio interiore che, paradossalmente, influenzerà negativamente le opere successive. Seppur ben preparate e scritte queste, infatti, non hanno più l’intensità drammatica delle precedenti. "Tintin e l’Alph Art" è l’ultima opera, incompiuta, di Hergé, il caso ha voluto s’interrompesse in un punto altamente simbolico: Tintin imprigionato in una statua intitolata "Un Giornalista".