REVIVAL
di Andrea Gagliardi
All’inizio del 2001 la Marvel ha fatto esordire un "nuovo" supereroe: Sentry. L’uscita della prima miniserie, di Paul Jenkins e Jae Lee, è stata preceduta da un’importante campagna pubblicitaria su fumetti e riviste, in quanto Sentry altri non è che una delle prime creazioni (cadute nel dimenticatoio) di Stan Lee, il creatore del Marvel Universe. Si tratterebbe quindi di un’importante operazione di "archeologia fumettistica"... se non fosse che e’ tutto falso! Le interviste a Lee, gli articoli su Wizard, i disegni di John Romita Sr, altro non erano che abili operazioni di marketing. Questo è un esempio di come il fumetto popolare americano, nasca da un peculiare connubio tra Creatività e Business, di come l’Industria cerchi di sfruttare al massimo una particolare idea o tendenza: in questo caso il ritorno a schemi narrativi e linguistici dei supereroi dei primi anni ’60. Una banalizzazione dei contenuti del cosiddetto Revisionismo (definizione dentro la quale sono stati costretti i capolavori di Moore, Miller, Morrison, Gaiman ecc.) produsse negli anni ‘90 una moda che faceva di tutti i supereroi dei violenti sociopatici privandoli così delle loro origini (nonché del loro status di eroi). La più normale delle conseguenze fu una graduale, ma costante, perdita di lettori e la conseguente crisi del mercato alla quale oggi si sta cercando di porre rimedio. Sebbene già negli anni ’80 ci fosse un nutrito gruppo di autori, capeggiato da John Byrne, che si dedicava al recupero delle "origini" del fumetto supereroistico (il cosiddetto "Back to the Basics"), è solo negli ultimi anni che la tendenza al Revival sta prendendo piede. Come per molti altri casi, è stato Alan Moore ad indicare la strada con 1963 (per la Image), Supreme (con la Extreme di Rob Liefeld) ed ora con le diverse testate della collana America’s Best Comics (Wildstorm/DC). L’approccio tipicamente intellettuale di Moore mira al raggiungimento degli standard del fumetto popolare europeo, nel quale contenuti elevati, vengono veicolati da un linguaggio semplice. Lo scopo è quello di raggiungere le masse senza però dover rinunciare all’approfondimento psicologico e sociale raggiunto negli anni passati. La nascita della linea Ultimate alla Marvel, ed il ritorno all’Original Universe (con il ritorno e restyling dei vecchi supereroi) da parte della DC, indicano quanto le grandi case editrici credano, soprattutto da un punto di vista commerciale, in questo "Revival". All’ascesa di questo fenomeno ha contribuito una nuova generazione di scrittori/lettori. Mark Waid, Kurt Busiek, Kevin Smith (regista di Clerks, In Cerca di Amy ecc.) e gli altri sono nati e cresciuti leggendo i vecchi fumetti dei supereroi; è quindi naturale che, come scrittori, cerchino di riproporre le sensazioni provate da lettori, e Marvels (di Kurt Busiek e Alex Ross) ne è l’esempio più calzante. La "Meraviglia", stupire il lettore, è da sempre il punto cardine del fumetto supereroico e lo si ottiene solo attraverso la forza delle immagini ed un ritmo serrato della narrazione. In Marvels, Busiek e Ross recuperano così i temi dei padri della Marvel Age of Comics, e vi introducono un approfondimento tipico del Revisionismo. Il concetto di Revival, però, ha insito un pericolo: quello di "scriversi addosso". Questa nuova generazione di scrittori/lettori, tra una citazione ed un omaggio, tra un rimando ed un’ammiccamento, rischia di usare un linguaggio incomprensibile a chi lettore non lo è stato ma vorrebbe esserlo. Si rischia di perdere l’obiettivo principale del fumetto popolare. Per il momento questo pericolo sembra non essersi concretizzato (non troppo per lo meno), per cui si può sperare fiduciosi nel futuro. Come si dice: "Ai posteri..."