CONTRATTO CON DIO E ALTRE STORIE

di Flora Cittadini e Andrea Gagliardi

Racconta Eisner che, in una riunione della National Cartoonists Society espose le sue opinioni riguardo al potenziale del fumetto come forma artistica a Rube Goldberg (decano delle Stripes) e che, con sua grande sorpresa, si sentì rispondere: "Tutte scemenze, ragazzo! Noi non siamo artisti! Siamo autori di varietà!". Nonostante fosse questa l’opinione più diffusa al tempo Eisner perseverò nella sua convinzione e, nel 1978, diede vita a "Contratto con Dio": una raccolta di quattro storie brevi caratterizzate da un’ambientazione comune e da una ricerca innovativa sulle potenzialità narrative del fumetto coniando per essa il termine "Graphic Novel". Queste storie si fondano sulle esperienze personali di Eisner, e raccontano le vicende di ebrei immigrati nel Bronx in continua lotta contro la povertà. Quello che, maggiormente, colpisce è il realismo dei luoghi e dei personaggi: pur sfruttando l’arte dell’enfatizzazione e la caricatura, Eisner segue i limiti imposti dalla realtà, riuscendo così a svelarci tutte le differenti sfumature dell’animo umano. Tuttavia non ci troviamo di fronte ad una semplice e fredda esposizione di fatti, infatti, questi vengono filtrati attraverso gli occhi e la memoria dell’autore. E’ quindi la memoria il punto focale dell’opera; gli stessi personaggi, disegnati con tratti esasperati e assolutamente non realistici, ne sono la riprova. Inoltre con l’abbandono della "gabbia", a favore di uno stile più libero che fonde testo ed immagini, egli ripropone su carta le espressioni più peculiari del ricordo; una conferma ci viene data dall’uso del color seppia che, come dice Danny O’Neill nell’introduzione, è il "colore dei sogni e dei ricordi". L’uso di due tempi verbali differenti all’interno della narrazione (il passato nelle didascalie ed il presente nei dialoghi) non è fonte di contraddizione, vissuto ed attualità si fondono in un’unica esperienza: il racconto. Le storie ci offrono una panoramica sulle miserie e le ricchezze dell’umanità da quattro angolazioni diverse; esemplare è la vicenda di Frimme Hersh che, avendo stipulato e rispettato il suo "contratto con Dio", non accetta la sventura che lo coglie, e "rompe" unilateralmente il contratto. Quando poi cerca l’aiuto delle istituzioni religiose, per stipularne un altro, anche i rabbini della sinagoga si convincono che la questione religiosa possa essere semplificata con una scrittura privata tra l’uomo e Dio. In questo e negli altri racconti Eisner non si tira indietro di fronte all’onere di esprimere un giudizio, seppur mai esplicito, offrendoci così il suo punto di vista. E’ con questo approccio morale (e non moralista) all’arte del raccontare che Eisner instaura un legame, non tanto "intellettuale" quanto emotivo, quasi fisico, con il lettore. "Contratto con Dio" non è una dotta dissertazione su un qualsiasi argomento, è più simile ad uno schiaffo, uno scossone che coinvolge totalmente e personalmente. Al termine della lettura non si riesce a rimanere imperturbati e questa è la caratteristica prima delle grandi Opere d’Arte.