Archimede in Comics&Science: una recensione storica

Archimede, uno scienziato e un ingegnere ante litteram, noto a tutti gli studenti per aver gridato Eureka! nudo in una tinozza dopo aver avuto la geniale intuizione per risolvere un problema metallurgico al tiranno di Siracusa, e dalla cui emersione è nata l’idrostatica, o per aver inventato le leve e gli specchi ustori.

Archimede, noto agli appassionati di fumetti per aver dato il nome al bizzarro e geniale inventore di Paperopoli.

Quindi forse un perfetto connubio tra scienza e fumetto.

Archimede è il primo scienziato dell’antichità a comparire sulle pagine di Comics&Science, in questo secondo numero del 2017, presentato come ormai tradizione nell’omonima sezione “culturale” di Lucca Comics.

E vi compare per raccontare i contenuti e il ritrovamento del cosiddetto Codice C, o palinsesto di Archimede, di cui ci raccontano nell’interessante e dettagliato redazionale Roberto Natalini e Andrea Plazzi, fautori e prosecutori di questa opera meritoria che sta contribuendo a creare una cultura del fumetto scientifico in Italia.

La storia a fumetti è opera di Giuseppe Palumbo, poliedrico autore lucano, che ha già lavorato su temi storici ai limiti della mitologia ne L’elmo e la rivolta, e che con i suoi disegni acquerellati e di sicuro effetto interpreta la storia del Mistero di Archimede con efficacia e delicatezza.

Passando dalla scrittura della dedica a Eratostene, all’incendio della Biblioteca di Alessandria, alla fondamentale figura di Eutocio di Ascalona, all’avventurosa conservazione dell’opera archimedea.

Racconta, anche tecnicamente, del passaggio su diversi supporti, prima il papiro, poi la pergamena, fino alla raschiatura, e le modifiche subite anche dopo il ritrovamento da parte di Heiberg agli inizi del ‘900.

Il fumetto non ha un protagonista in carne ed ossa, ma in inchiostro e pergamena: è proprio il codice C, le cui vicissitudini durano oltre due millenni, fino all’asta di Christie’s del 1998, in cui il codice arriva all’attuale misterioso (?) proprietario, che comunque ha consentito di studiarlo e di estrarre digitalmente tutte le informazioni sull’opera del grande siracusano.

L’opera di Palumbo è affascinante ed evocativa, i colori danno una atmosfera onirica. Eppure la storia è chiara, come il tratto delle chine che su quei colori si stagliano.

Solo la fine della storia non è quella reale, non è il (probabile) compratore Rick Adams (fondatore di UUNET, uno dei primi e più grandi internet providers, e quindi tra i primi ricchi della web economy) a prendere il codice alla fine, ma lo stesso Archimede che chiude la curva e si dice pronto ad aggiungere nuove idee.

Quali? Lo sa solo lui…

D’altra parte una figura così importante e misteriosa non poteva esaurire il suo percorso fumettistico con una storia di 22 tavole.

Lo stesso Palumbo si lascia intervistare (in un pezzo da leggere tutto d’un fiato) da uno dei più noti matematici italiani (e attuale presidente dell’Unione Matematica Italiana), e dice che la storia del Codice C lo ha entusiasmato al punto di volerne realizzare un vero e proprio romanzo a fumetti, considerando questo come un trailer.

Beh, se il buongiorno si vede dal mattino, non possiamo fare altro che augurarcelo.

Il resto del numero di Comics&Science, comunque, non è da meno:

  • la storia dei supporti per la scrittura, dal papiro alla pergamena, a firma di Andrea Ercolani;
  • le tecniche ultramoderne per la lettura dei papiri, che passano anche per le grandi strutture di ricerca come ESRF, a firma di un affermatissimo ricercatore come Vito Mocella, con tanto di bibliografia, a testimoniare ancora una volta la grande attenzione scientifica nella realizzazione di un’opera che non è solo fumetto, ma seria e precisa divulgazione scientifica;
  • gli interventi di Lercio, in particolare del matematico Stefano Pisani, che è anche caporedattore di MaddMaths! e ci racconta a modo suo gli episodi più famosi della vita di Archimede;
  • il fumetto di Davide La Rosa disegnato male, ma incisivo e divertente.

Ancora una volta Comics&Science coglie nel segno. Non è un numero “facile” ma scorre via, lasciando, come accade alla buone opere di divulgazione, la voglia di saperne di più.

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