Scheletri di Zerocalcare e Soul di Pixar – Anime e scheletri a confronto

ATTENZIONE: l’articolo vuole analizzare i parallelismi delle opere nella loro interezza, quindi ci saranno spoiler di entrambe.


Nel 2018 l’OMS prevedeva che nel 2030 la depressione sarebbe stata la malattia più diffusa al mondo, infatti la Generazione Z è la più ansiosa di sempre e anche per i Millenial la situazione non è migliore.

«Non sei all’altezza»
«Devi fare di meglio»
«Non sei abbastanza»

I giovani vivono sotto una costante pressione che li porta a ripetersi da soli queste frasi fino ad autoconvincersi di non essere in grado di affrontare la vita.

In un periodo come questo nascono due opere estremamente diverse, ma che condividono lo stesso scheletro e la stessa anima: Scheletri di Zerocalcare e Soul della Pixar.

Confronto fra "Scheletri" di Zerocalcare e "Soul" della Pixar.
Comunque pure Joe ha la testa un po’ a banana, un chiaro parallelismo… no?

2002. Zerocalcare passa le sue giornate sulla metropolitana andando da un capolinea all’altro per coprire il fatto che di non andare all’università. Perché non ce l’ha fatta. Non ha retto. Ma a sua madre non può dirlo perché sarebbe una delusione, d’altronde tutti gli altri studenti sono andati avanti quindi il problema dev’essere lui. I mostri del senso di colpa, della pressione sociale, dell’umiliazione vivono nel suo stomaco impedendogli di parlare.

Cambio scenario, nel coloratissimo mondo, anzi, ANTE-mondo Pixar un’anima non ne vuole sapere di scendere sulla Terra e cominciare la sua vera vita. 22, questo il suo “nome”, ostenta sicurezza, dice di non aver alcun interesse nel vivere, ma in realtà ha paura. Ciò che la trattiene dal cominciare a vivere è la paura di fallire, lo scoprire di non avere uno scopo da seguire come tutti gli altri, quindi preferisce rimanere nel suo limbo.

Entrambi i personaggi vivono un equilibrio precario, una situazione che evidentemente non può durare, che sanno essere addirittura dannosa per loro, ma che fanno fatica a lasciare perché per quanto li faccia stare male dà loro quel minimo di senso di sicurezza, quel poco di stabilità preferibile a un salto nell’ignoto.

Confronto fra "Scheletri" di Zerocalcare e "Soul" della Pixar.
Una torre traballante pronta a cadere e una casa che appare come un magazzino provvisorio, rappresentazioni visive degli equilibri precari di Zerocalcare e 22.

È purtroppo facile rivedersi in situazioni del genere, avere l’idea di essere imprigionati in una condizione da cui non si può uscire: un lavoro che non ci piace, ma che non possiamo lasciare per paura di rimanere disoccupati, una relazione tossica che non si riesce a portare a termine per paura della solitudine…

E più si va avanti più è difficile parlare. Gli stessi mostri di Zerocalcare soffocano le parole e si teme di incappare nei “perché non l’hai detto prima?” e “ormai è tardi”. Così si aspetta e si spera in una mano amica a cui aggrapparsi, e questo accade a Calcare e a 22. Con una naturalezza spiazzante, Arloc (ragazzino che Calcare finisce per ospitare a casa sua) rivela alla madre che da mesi suo figlio non va all’università, dall’altra parte 22 viene letteralmente catapultata sulla Terra per poche ore nel corpo di Joe Gardner (co-protagonista del film). L’equilibrio crolla e, contrariamente a quanto entrambi i personaggi credessero, tutto migliora. La madre di Calcare comprende le sue scelte, lo esorta a vivere la vita come preferisce e i mostri di Calcare spariscono. 22 scopre di amare la vita anche senza uno scopo, anche solo per camminare e guardare il cielo blu.

Cambiare, prendere coraggio per provare a migliorare, né Calcare né 22 ci sarebbero riusciti da soli, ma neanche solo l’aiuto esterno è sufficiente. Joe è solo l’ennesimo mentore di 22, uno fra i tanti che prova ad aiutarla, ma solo quando la sua maschera di sicurezza cade e lei ammette di avere paura ha poi il coraggio di andare sulla Terra. Dall’altra parte Calcare per MESI aveva evitato di parlare dei suoi problemi, ne esce solo dopo essersi confidato con Arloc. Le persone possono aiutarci solo se diamo loro la possibilità di farlo.

Salto in avanti, è il 2020. Zerocalcare è uno dei fumettisti più famosi in Italia, ha un lavoro stabile, una casa e… i mostri nello stomaco, di nuovo, ma per altri motivi. Ora la sua vita ha una direzione, uno scopo, ma… nient’altro, se gli si chiede di parlare di qualcosa che non sia il suo lavoro si trova in difficoltà. Da due mesi evita di parlare con Secco, il suo miglior amico, perché ha avuto l’audacia di avere un figlio, di cambiare senza di lui che si sente lasciato indietro, che ha solo il suo lavoro a riempire le giornate.

Nella New York della Pixar invece Joe Gardner ha l’occasione di suonare con Dorothea Williams in un quartetto jazz, il suo sogno da sempre, lo scopo per cui è venuto al mondo, per dare un senso alla sua vita che fino a quel momento era inutile… Con il suo barbiere parla solo di jazz, con sua madre invece comunica poco perché a lei non piace il jazz, e per l’amore di Lisa Joe ora non ha tempo perché è il momento di pensare al jazz, jazz, JAZZ. Eppure quando dopo essere letteralmente tornato dalla morte pur di suonare Joe realizza il suo sogno… si accorge che non è come se lo aspettava.

Confronto fra "Scheletri" di Zerocalcare e "Soul" della Pixar.
Calcare e Joe osservano la propria vita.

Il senso di vuoto, di una vita non vissuta, vivere un sogno, ma sentirsi ancora incompleti. Calcare non si sente cresciuto, pensa di non essere adulto come i suoi amici, Joe invece cerca il suo pezzo mancante nella musica, nel sogno. Esattamente come nella storia raccontata da Dorothea, entrambi sono pesci che cercano l’oceano mentre ci nuotano dentro.

Ancora una volta, in aiuto di Calcare arriva Arloc che a sorpresa porta Secco a casa di Zero costringendolo ad affrontare la situazione e si scopre come Secco non sia cambiato poi molto, perché in realtà non basta avere un figlio per diventare magicamente adulti, è un processo lento e diverso per ogni persona e si affronta meglio se non si è da soli. Joe invece ricordando le poche ore di vita di 22 realizza quanto ogni momento sia importante, non bisogna vivere aspettando di arrivare sotto il riflettore, in ogni istante può esserci una “scintilla” (per usare le stesse parole del film).

In entrambi i casi non c’è un cambiamento effettivo nella vita del personaggio, solo un cambio di prospettiva, perché a volte è l’unica cosa che serve. Per Joe il jazz da passione era diventata quasi ossessione, l’aveva portato a dimenticare tutto ciò che c’era intorno a lui, mentre Calcare si era convinto da solo che l’unico modo per crescere era raggiungere gli standard imposti dalla società, primo fra tutti un figlio. Entrambi avevano bisogno di sentire un’altra voce, vedere il mondo attraverso gli occhi di qualcun altro per rendersi conto che si erano chiusi da soli in una gabbia.

In conclusione, forse davvero nel 2030 la depressione sarà la malattia più diffusa, e forse la pandemia ha accelerato i tempi, ma grazie a sempre più opere di questo genere le persone si stanno sensibilizzando all’argomento, in modo che sia più facile per chi si trova in situazioni simili parlarne, perché la comunicazione è la soluzione.

Non siete soli, non siamo soli.

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