Amianto Comics: una recensione ignifuga

Amianto Comics è una nuova esperienza di costruzione di fumetti che circa un anno fa ha fatto giungere alla luce (sul web) il primo numero (o meglio lo zeresimo numero) di un contenitore di storie e, in occasione dell’ultimo Lucca Comics, il numero uno.

Amianto logoAlessandro Benassi, Matteo Polloni e Federico Galeotti (meglio noti come Almafè, un po’ come i GreNoLi di rossonerosvedese memoria) provenienti dalla Scuola Internazionale di Comics di Firenze, nella sezione sceneggiatura, hanno creato questo contenitore nel quale raccolgono storie di stampo diverso, sia dal punto di vista delle ambientazioni, che dello stile grafico e letterario.

Il nome Amianto pare un po’ macabro e, per loro stessa ammissione, è stato scelto pensando alla sostanza che ormai è sinonimo di malattia e di pericolo.

Per questo progetto, come affermano loro stessi, fanno tutto. Nel numero Zero, che nel 2016 ha già avuto anche una ristampa, si sono occupati della scrittura e anche del lettering, con buoni risultati. Passando da storie noir, che noir diventano solo alla fine (ricordando un po’ in qualche momento il miglior Lucarelli, non a caso, forse, hanno messo un link alla sua trasmissione Blu Notte nella pagina del sito che spiega il perché del nome), alle storie ispirate a Poe, alla storia cyber-social-psicologica ambientata in un futuribile Estremo Oriente (?).

Si sono fatti affiancare da illustratori e disegnatori che hanno colto sostanzialmente bene le istanze e lo spirito delle storie.

Certo la qualità non è sempre costante né omogenea tra scrittura e disegno, come è anche lecito attendersi in una esperienza del genere, ma il prodotto è godibile.

Al punto che dalle 44 pagine dell’immaturo numero Zero, a Lucca è stato presentato il quasi raddoppiato numero Uno. E dobbiamo aspettarci almeno un numero Due, se è vero che alcune storie sono l’inizio di saghe più lunghe (e che sul sito è annunciato…).

Il numero raddoppiato di pagine ha consentito di raddoppiare anche il numero delle storie: le prime tre, come detto, sono la parte uno di altrettanti percorsi non conclusi. Le trame sono abbastanza ben concepite, per quello che si è potuto vedere in dieci pagine ciascuna, anche se non eccessivamente originali. Sono sembrate più degli approcci all’ambientazione e ai personaggi, e tutte e tre sono forse un po’ troppo brevi per poter dire qualcosa di più concreto, ma aspettiamo sviluppi.

In generale, forse si poteva osare un po’ di più.

Delle tre prime puntate ho apprezzato più di tutte l’ultima, che mi è parsa quella meglio strutturata, e quella in cui la suspense creata si fa sentire maggiormente perché sembra esserci un doppio fronte che preme sul lettore, interno ed esterno al gruppo dei personaggi.

Nel dettaglio, come scrive la redazione nell’introduzione al volume, una prima storia di fantascienza apocalittica, un horror contemporaneo e infine un western fantastico. In effetti, in tutte e tre le storie si vedono in nuce molti elementi di contaminazione, troppi per poter essere sviluppati in queste pagine, alcuni promettenti, altri meno. Dal punto di vista grafico, il percorso più smaliziato mi è parso quello della storia centrale, forse facilitato dall’atmosfera dark, e anche dalla tecnica più pittorica, che appare forse meno acerba delle matite delle altre due.

Delle successive tre storie autoconclusive, invece, la terza e più lunga mi è piaciuta molto, forse anche per la mia conclamata passione per le piccole storie personali inserite nella grande storia e per un certo affetto per Pisa. O forse perché anche la parte grafica mi è parsa la più convincente. In generale queste ultime tre storie, anche per il fatto di avere una fine, danno un senso di maggior definizione, i personaggi sono più chiari e caratterizzati, anche in quelle lunghe solo sei pagine. Anche graficamente sembrano più mature, nonostante gli stili diversi. L’ultima, 2 vite, ha dei passaggi molto profondi, con una bella dinamica nel tratto e nel disegno, e con similitudini con altri giovani fumettisti italiani: alcuni passaggi mi hanno fatto pensare a Claudia Flandoli, di cui abbiamo già parlato nelle nostre pagine.

Ho trovato qualche difficoltà con la storia centrale, ma in una raccolta di storie, specie se quasi di esordio, ci si può aspettare una reazione diversa a seconda della storia in cui ci si imbatte, legata magari anche ai gusti del singolo lettore.

Mediamente la qualità dell’intero prodotto è tale da meritare un passaggio, visto anche il costo. Per un assaggio telematico, è possibile sia scaricare i fumetti che leggerli direttamente su Issuu.

Sempre a Lucca sono stati presentati altri due prodotti del collettivo Amianto Comics:

Smokey, una storia autoconclusiva che mescola steampunk, umorismo e detective privati sfigati, richiamando i tanti protagonisti di fumetti più o meno seri, da Sin City a Leo Pulp, con disegni che ben si sposano con il carattere ironico e divertente della storia;

– una vera e propria preview del primo progetto targato Amianto Comics Presenta, cioè storie complete in cui non c’è il diretto intervento del trio Almafé, in particolare sette pagine dall’inquietante titolo A Fistful of Bananas. Sette tavole non ancora completate di una storia che ha per protagonisti degli animali appassionati di arti marziali.

Questo nuovo collettivo che si affaccia sulla scena del fumetto autoprodotto e lanciato via web ha già avuto un battesimo di fuoco al BORDA Fest lucchese e ha recentemente annunciato la distribuzione a opera di Alessandro Distribuzioni.

Le premesse sono interessanti, alcuni progetti decisamente da sviluppare. Aspettiamo le prossime uscite, con il numero Due e il primo volume completo di Amianto Comics Presenta.

Vedremo se riusciranno a convincerci completamente le storie lasciate in sospeso e il volume che cambierà il fumetto d’azione italiano…

Andrea Cittadini Bellini

Andrea Cittadini Bellini

Scienziato mancato, appassionato divoratore di fumetti, collezionista di fatto, provo a capirci qualcosa di matematica, di scienza e della Nona Arte...

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