AFFASCINANTI E INCOMPRENSIBILI: “I SEGRETI DI DAVID LYNCH”

David Lynch è sicuramente il regista del fantastico più celebre e acclamato degli ultimi decenni. Il suo fantastico è in realtà un assurdo calato nel quotidiano, paragonabile a quello kafkiano e intriso di grande poesia visiva. Se vi piace il cinema e non avete mai visto Lynch è come dire che vi piace il rock e non avete mai sentito i Pink Floyd (il paragone vale in particolare per il senso onirico).

Dato che questo è un sito di fumetti è proprio da loro che dobbiamo partire, infatti Lynch è stato un autore di strisce. Scritte e disegnate da lui stesso per alcuni quotidiani minori californiani a cavallo fra gli anni ‘80 e ’90, le sequenze di vignette sono in realtà sempre le stesse.

Una didascalia a sinistra avverte che: Il cane è così arrabbiato da non potersi muovere. Non può mangiare. Non può dormire. Può soltanto ringhiare a stento. Schiacciato dalla tensione e dalla rabbia, il suo stato è simile al rigor mortis. Poi quattro vignette sempre identiche del cane arrabbiato e qualche nuvoletta con i discorsi suoi e/o  dei suoi presunti padroni che provengono dalla casa, discorsi che sono nonsense o meglio sembrano assurdi e paradossali ma che forse contengono verità metafisiche. O forse no. O forse non lo sa nessuno, neanche il suo autore.

 

Dopo questa breve digressione sul Lynch fumettista, concentriamoci su I segreti di David Lynch, un saggio pubblicato dalla casa editrice Becco Giallo nel 2018. L’autore, Matteo Marino, collabora con varie riviste cinematografiche, ha scritto libri sulle serie TV (Il mio primo ed Il mio secondo dizionario sulle serie tv cult sempre per la Becco Giallo, in cui viene anche affrontata tutta la trilogia Twin Peaks) e su un altro regista fantastico (in tutti i sensi), Peter Jackson, ma è soprattutto l’ideatore di www.davidlynch.itun portale-blog davvero esaustivo per il fandom lynchano che può essere certamente definito la più importante fonte italiana dedicata al nostro.

 

I film, scelti nella lunga filmografia, sono quattro: Strade Perdute, Mulholland Drive, INLAND EMPIRETwin Peaks- Il Ritorno (terza e ultima serie). La selezione delle opere cinematografiche non è casuale, infatti sono quelle più oniriche ed enigmatiche, ma anche quelle che curiosamente hanno avuto un impatto sul pubblico e sull’immaginario moderno.

La rete televisiva BBC ha contattato 177 critici di tutto il mondo che hanno eletto un paio di anni fa Mulholland Drive il più bel film del XXI secolo. In effetti, insieme a Velluto Blu, è forse l’opera più riuscita del regista statunitense, un mix perfetto fra la perfezione estetica e i paradossi narrativi tanto cari all’autore.

Di sicuro il libro è indispensabile per tutti gli appassionati del Maestro: io mi annovero fra questi e la lettura mi ha spalancato porte che prima erano solo socchiuse. Inevitabilmente, e qui è il limite, non solo risulterà incomprensibile allo spettatore distratto ma anticiperà i contenuti, guastando irrimediabilmente la visione, a chi non ha mai goduto di queste imprescindibili pietre miliari della cinematografia contemporanea.

Quindi il saggio è indirizzato a chi abbia visto ALMENO una volta le quattro opere in questione, forse le più significative ed “estreme” dell’ultima produzione lynchana, quelle in cui la narrazione è più destrutturata, ermetica e soggetta a enigmi e realtà intersecanti. Avvertenza evidenziata dallo stesso Marino e molto utile poiché altrimenti si incorrerebbe in uno spoiler a ogni riga.

La bellissima copertina e le movie-scene reinterpretate all’interno del volume sono di Elisa2B, giovane fumettista piemontese, fra i cui lavori si ricorda la graphic novel La chiamata (Becco Giallo 2018).

La copertina è davvero molto suggestiva e collegata ai temi fondamentali del libro, infatti più che un disegno è un affresco che riesce a trasmettere il senso di mistero e di inquietudine ma anche di eleganza e bellezza dei film del nostro autore, tanto che sarebbe preferibile guardarla prima frontalmente e poi in apertura con la quarta di copertina.

In primo piano c’è David Lynch o meglio il suo personaggio Gordon Cole, pezzo grosso dell’FBI che per problemi di udito indossa sempre un apparecchio acustico. Il pavimento e le tende sono inconfondibilmente quelle della Loggia Nera, una dimensione onirica ed extradimensionale, forse l’invenzione più iconica del regista.

Dietro e sotto le celebri tende granata si trova il coniglio gigante reso famoso in INLAND EMPIRE, in realtà già presente nell’inquietante serie TV Rabbits. Poi si scorge Diane Evans, segreteria di Cole, ma anche enigmatica femme fatale in Twin Peaks- Il Ritorno, interpretata dalla bravissima Laura Dern, attrice cara a Lynch come poche altre.

Sul pavimento ritroviamo una strana creatura ibrida fra insetto e anfibio, protagonista di un episodio di Twin Peaks- Il ritorno, che in verità rappresenta tutta una serie di varia e strana zoologia presente in quasi tutti i film. Infine sulla sinistra (quarta di copertina) l’esplosione nucleare di Trinity, primo storico test effettuato nel New Mexico e punto di svolta (forse) sempre della terza serie di Twin Peaks.

Inoltre si vede l’Uomo del Mistero, indimenticabile e impressionante personaggio in Strade Perdute. L’illustrazione sotto esplica benissimo uno dei concept trattati da Lynch: il velo di Maya, il senso di penetrare in un’ulteriore realtà. Qui Diane Evans insieme all’Agente speciale Cooper (interpretato da Kyle MacLachlan,) varcano le tende della Loggia Nera, in uno dei momenti più significativi del «film da 18 ore», poi spezzato in diciotto puntate per esigenze televisive, che è la serie finale di Twin Peaks.

Le immagini presenti all’interno del libro, poche ma ben scelte, sono rielaborazioni in bianco-nero e linea chiara di fotogrammi-chiave e servono a riportare alla memoria del lettore gli snodi narrativi dei film trattati.

Insomma, cosa rende interessante questo volume? I film del nostro David sono tanto affascinanti quanto, spesso, apparentemente incomprensibili e Marino accumula, in maniera divertente ed affascinante, le principali teorie “esplicative” per ogni film. Tali suggestioni (ovviamente non possiamo definirle soluzioni) provengono dai maggiori critici-intellettuali cinematografici, come il filosofo Žižek e Frost, coautore dello stesso Lynch, dalle religioni orientali e dalla meditazione trascendentale (praticata pure da Lynch), da interviste del  regista stesso, fino all’ultimo fan su internet, senza dimenticare il film Il mago di Oz del 1939, di cui il regista del Montana è esageratamente innamorato, le arti visive, la musica dark, rock e metal, spesso presenti nei suoi lavori.

In realtà più ci avviciniamo a capire qualcosa, più oscuro diventa qualcos’altro come nel principio di Indeterminazione di Heisenberg (meglio si conosce la posizione di una particella meno conosciamo la sua quantità di moto e viceversa). In questi e molti altri paradossi  Marino getta una luce, o meglio qualche fiammifero per accendere alcune  candele. Alla fine della lettura, forse siamo riusciti a scoprire una chiave interpretativa perlomeno convincente, senza scordare però che le più grandi opere d’arte vanno godute più che capite, come dice lo stesso regista.

Ultima osservazione: in genere si dice che passare da nome ad aggettivo certifica la grandezza di un artista (es. felliniano). Lynchano è uno degli aggettivi che più spesso viene citato come pietra di paragone nei film “strani”.

 

 

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