Adattamento: da Carrassi a Cannarsi – Tradurre o tradire?

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Sailor Starlight, paladini della censura!

La verità sta nel mezzo è uno dei miei credo fondamentali, difatti solo un Sith vive di assoluti. Tutto alla fine si riduce a capire qual è il giusto equilibrio, il  problema è che spesso non è facile trovarlo. Nel caso odierno parlerò di uno dei casi più sanguinolenti del mondo nerd: l’adattamento e la censura.

Prima di tutto è d’obbligo spiegare cos’è l’adattamento: è quella cosa che mi fa tradurre “I’m 22 years old” in “Ho 22 anni” e non “Sono 22 anni vecchio”. Difatti quando si traduce qualcosa si deve tener conto del fatto che le due lingue sono diverse e pertanto hanno anche una grammatica diversa. Con una frase è facile, ma quando ci si ritrova di fronte un testo è tutta un’altra cosa, bisogna considerare diversi fattori come il contesto e il messaggio. Una delle migliori traduzioni in questo senso è quella di Donatella Ziliotto a Il GGG: per chi non lo conoscesse, il protagonista è un gigante che parla in modo sgrammaticato e con continui giochi di parole (una cosa tipica di Roald Dahl); in un libro del genere la traduzione letterale avrebbe distrutto l’opera, per questo la Ziliotto ha optato per una traduzione fedele, ma non reale, cambiando spesso le parole e addirittura le frasi per mantenere intatto lo spirito di Dahl. Un fantastico esempio è quando il gigante parla del sapore degli umani (o meglio “popolli”): se in inglese troviamo «Turkish taste turky» in italiano abbiamo un meraviglioso «I gallesi sanno di gallo», parole diverse ma stesso gioco di parole, di certo “I turchi sanno di tacchino” non avrebbe reso altrettanto l’idea: questo è Adattare con la lettera maiuscola.

Per quanto riguarda l’animazione, nel corso degli anni in Italia si è passato da un eccesso all’altro. Quando furono importate le prime serie di origine nipponica in Italia i cartoni animati erano identificati con le opere di Hanna e Barbera: episodi corti, autoconclusivi, principalmente comici e rivolti ad un pubblico infantile. L’unico controcorrente era Bruno Bozzetto che cercava di attirare un target più adulto, ma comunque con personaggi iconici. Fu allora che Go Nagai e compagni approdarono nel Bel Paese, con nomi stravaganti, tematiche più impegnative e pure le tette! Il risultato fu il caos.

Si trattava di un campo nuovo e molti errori furono dettati dall’ignoranza (non in senso offensivo ma letterale, il non sapere cosa si sta facendo), ma non mi dilungo troppo su questo periodo in quanto, lo riconosco, non sono ferrata. Quindi volo direttamente a quando ero piccina e guardavo Bim Bum Bam: i favolosi anni ’90. Dal Sol Levante arrivavano serie innovative, a volte con temi forti come il sesso o la morte, rivolti più ad adolescenti/ventenni che ai bambini, purtroppo però la cara Mediaset la pensava diversamente. Mi riferisco solo a questa rete perché, anche se spesso si dimentica, anche le altre trasmettevano cartoni animati, ma utilizzavano metodi diversi: ad esempio MTV trasmetteva serie impegnate

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Reazione delle protagoniste di Rayearth alla vista del titolo italiano

come Evangelion e Cowboy Bebop, ma nella fascia serale. Nel frattempo Italia1 si sbizzarriva acquistando serie di successo in Giappone che non ritenevano però adatte ad un pubblico italiano: la soluzione? La censura ovviamente! Entra in scena uno dei personaggi più bersagliati dagli otaku: Nicola Bartolini Carrassi.

Sotto la sua ala prendono vita i più fantasiosi titoli, come gli INDIMENTICABILI Una porta socchiusa ai confini del sole (Magic Knight – Rayearth) e Un incantesimo dischiuso tra i petali del tempo per Rina (The Slayers), insomma cose che non fai in tempo a pronunciare che è già finita la puntata. Purtroppo la vera tragedia prende luogo durante gli episodi, con un continuo taglia e incolla, a volte fatto anche male: in una scena del sopracitato Rayearth, una delle protagoniste schiaffeggia un bambino e OH MIO DIO! Violenza sui minori, taglia immediatamente! Ignoriamo Adattamento 01il fatto che lo schiaffo fosse motivato e risolviamo la questione con un dialogo inventato, e come se tutto ciò non bastasse ecco la ciliegina: nell’episodio successivo all’interno del riassunto si vede la scena dello schiaffo. E per carità non fatemi parlare del finale della serie!

Un altro epico esempio è Piccoli problemi di cuore (Marmelade Boy) che è uno dei cartoni più censurati di sempre, i tagli arrivano addirittura a ridurre il numero degli episodi da 76 a 71! Inoltre la trama fu completamente riscritta: in originale i due protagonisti s’innamorano ma non possono stare insieme in quanto fratellastri, in Italia perché (per motivi poco chiari) vivono nella stessa casa. Alla fine più che salvaguardare i bambini li hanno fatti impazzire.

La motivazione principale di tutte queste macchinazioni è probabilmente riconducibile al fatto che negli anni ’90 nella mentalità degli adulti era rimasta ancora impressa l’idea cartone animato = Tom & Jerry, in quanto erano quelli che loro avevano conosciuto nell’infanzia. Esattamente come oggi è difficile spiegare a un genitore come si usa Google, così al tempo lo era far capire che una serie animata non è solo dai dieci anni in giù.

Il risultato di questo pastrocchio però non si è fermato all’indignazione del pubblico in quanto, si sa, la rabbia porta sempre alle soluzioni peggiori. Difatti le conseguenze si sono viste negli anni a venire: se nel ’90 si snaturava l’opera distorcendone il contenuto con censure e tagli, come risultato nel 2000 si passa all’esatto opposto.

Per non incorrere nelle critiche del pubblico si è cominciato a ignorare ogni forma di adattamento, traducendo parola per parola come gli studenti di latino che poi si dimenticano di riordinare le frasi e ottengono temi senza senso. Paladino di questa corrente di pensiero è Gualtiero Cannarsi, osannato da molti per il suo lavoro con i film dello Studio Ghibli.

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Cannarsi viene santificato dai fan ed ascende al cielo… probabilmente

Per spiegare al meglio prenderò diversi esempi, cominciando con qualcosa di soft: le ore zero e venti di notte. Se mai dovessi chiedere l’ora e qualcuno mi rispondesse una cosa del genere lo prenderei per pazzo: in Italia si dice mezzanotte o le ventiquattro, nessuno MAI dice zero! D’altronde se andiamo in Inghilterra le ore 20 si trasformano in 8 pm, come si dice: paese che vai usanze che trovi (e questo vale per tutto il resto dell’articolo).

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Passiamo al tremendo «Papà, mi concedi la radio?» e qui concedete a me due righe sui sinonimi. Quando ero alle elementari la mia cara maestra mi spiegò che sono parole che hanno lo stesso significato, comunicanti però un messaggio diverso e come esempio usò il verbo vedere: “Ti ho visto al supermercato” esprime l’idea di aver incontrato qualcuno senza aver avuto occasione di parlarci; “ti ho notato al supermercato” denota quasi un senso di sospetto, come se il soggetto fosse implicato in azioni illecite; “ti ho osservato al supermercato” potrebbe indicare che sei uno stalker. Vedere, notare e osservare hanno lo stesso significato ma all’interno dello stesso contesto descrivono un’azione diversa. Così anche per il verbo “concedere”, è vero che è sinonimo di dare, ma nella lingua italiana viene usato in casi ESTREMAMENTE formali come il chiedere in sposa. Nessuna bambina userebbe una parola del genere per chiedere una radio! E anche se volesse essere formale nella nostra lingua abbiamo altre forme come il condizionale o la terza persona.

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Un’altra cosa che mi fa partire l’embolo sono le continue ripetizioni: è ovvio che in un testo lungo come una sceneggiatura ci siano cose che ricorrono, ma tre o quattro volte nella stessa frase fa sanguinare le orecchie! In Giappone non hanno i pronomi? Pazienza, noi li abbiamo e ci piace usarli!

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Insomma, in Italia ne abbiamo viste di tutti i colori, ma non dimentichiamoci che ci sono anche ottimi adattamenti. Inoltre alla fine della fiera stiamo parlando di un lavoro di esseri umani che sbagliano come chiunque altro, e allora “perintanto” vanno bene anche Bunny, Morea, Tinetta e Rossana, che poi i cartoni li guardiamo lo stesso!

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Giuro che non ho idea di cosa stia dicendo

E poi in fondo ci poteva andare peggio, almeno da noi Profondo Rosso non si chiama Suspiria 2.

2 thoughts on “Adattamento: da Carrassi a Cannarsi – Tradurre o tradire?

  1. FS93 says:

    oddio, io questi film li ho visti ma non avevo fatto così caso ai dialoghi stranianti e con una struttura sintattica forzata. Mi sa che me li riguarderò in originale con sottotitoli per una visione seria e poi con l’audio italiano per notare le oscenità. XD

  2. Sfortunatamente anche i sottotitoli riportano gli stessi dialoghi recitati dai doppiatori. 🙁

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