47 ronin: un’altra lettura

Abbiamo recentemente parlato di una edizione a fumetti di 47 ronin, una delle storie vere più leggendarie del mondo.

In quell’articolo si trova una breve introduzione ai fatti storici e all’importanza che essi rivestono nel Sol Levante.

E anche il riferimento al fatto che quello di Sean Michael Wilson e Akiko Shimojima non è stato il primo lavoro a fumetti sulla storia di Asano, Kira e Ōishi. Ci sono stati in precedenza dei fumetti ispirati da questo evento, o fantasiose rielaborazioni.

Come Robin Hood dei 47 samurai, pubblicato in Italia da ItalyComics. In quel volume Jeff Amano, con i disegni di Craig Rousseau, ha messo insieme due leggende con profonde radici storiche, una occidentale, l’altra giapponese.

Ma solo dopo il 2010 la Nona arte si è interessata alla storia raccontata da Ōishi nel 1703, e portata in occidente già nel 1871 da Algernon Miltord.

Così nel 2013 ha visto le stampe per la Dark Horse Comics un lavoro scritto da Mike Richardson, fondatore della stessa casa editrice. Per la parte grafica si è affidato a Stan Sakai, inventore, scrittore e disegnatore della più che trentennale serie di Usagi Yojimbo. All’opera ha collaborato anche Kazuo Koike, uno dei nomi più grandi nel panorama del manga.

La lettura e la recensione dell’opera portata in Italia da L’Età dell’Acquario ci ha stimolato a leggere anche questa versione dei 47 ronin pubblicata dalla ReNoir.

Ovviamente a parte qualche data non del tutto coincidente, a causa probabilmente dei calcoli nel passaggio fra i due calendari, la sostanza della storia è la stessa. Ma ormai il Chūshingura ha una collocazione ben precisa nel panorama delle storie e dell’arte giapponesi.

Richardson ha dosato bene la narrazione, partendo dal racconto, con le storie di fantasia che sono nate attorno a essa. Per cui la voce narrante della storia è un personaggio secondario che compare nel racconto Un uomo raro di Kōda Rohan. Un samurai dal nome Murakami Kiken: dopo aver umiliato e portato via la spada a Ōishi Yoshio nel periodo in cui fingeva di essersi lasciato andare, mentre invece preparava la vendetta per il suo padrone, si trova sulla sua tomba e, per la vergogna di non aver riconosciuto la dignità del suo vecchio amico, pochi mesi dopo gli eventi della storia, va a fare seppuku sulla tomba del condottiero dei 47 ronin.

Prima di farlo, racconta gli eventi che, tra il 1701 e il 1703 hanno originato una delle storie più famose ed emblematiche del Sol Levante. Nota in patria e in tutto il mondo, al punto che conoscere questa storia vuol dire conoscere il Giappone.

Nelle interviste in fondo al libro Richardson racconta di aver conosciuto la vicenda dei 47 ronin oltre trenta anni fa, e da allora di aver letto tutto quello che è riuscito a trovare nella letteratura giapponese, e non solo. In effetti ha arricchito la storia, ad esempio rispetto al volume di Sean Michael Wilson, di particolari: dialoghi, piccoli gesti, relazioni e personaggi. E ha dovuto fare delle scelte, perché le versioni non sono univoche.

L’intera storia è un percorso nel codice d’onore dei samurai, nelle tradizioni e nelle relazioni interpersonali e istituzionali del Giappone del XVII secolo. Un vero e proprio viaggio nel tempo e nello spazio. Anche se, come ammette Sakai nell’intervista in fondo al libro, forse non tutto è andato come è stato raccontato per oltre tre secoli. Ma se la leggenda diventa realtà, vince la leggenda. E così probabilmente i personaggi, ancorché reali, sono degli archetipi: Kira il cattivo, Asano il buono, Ōishi il nobile. Come pure l’archetipo del popolo giapponese, per cui la legge, morale o sociale, non può essere ignorata. Come canta De Andrè in Geordie, a dimostrazione che l’archetipo del debole che deve comunque sottostare alla legge, per quanto possa sembrare ingiusta, non è solo nipponico.

La sceneggiatura, che Richardson ammette di aver condiviso con Kozue e Sakai, è avvincente. La tensione è continua, il ritmo della storia ha la calma che riconosciamo ai giapponesi, ma non è mai lento.  Inoltre è la storia stessa a caratterizzare i personaggi.

Per quanto riguarda la parte grafica, la sensazione di avere un Usagi Yojimbo senza esseri antropomorfi è molto forte. D’altra parte l’esperienza di Sakai nel disegnare combattimenti tra samurai è notevole, visto che il suo coniglio con la spada è nato nel 1984.

Anche senza parti animali, la caratterizzazione grafica dei personaggi è divertente, non del tutto realistica ma molto ben strutturata. Allo stesso modo la dinamica. Sia la mimica facciale, che le azioni.

La forma delle vignette è sempre regolare, strutturata principalmente sulle canoniche tre righe. Quando però l’azione si fa più rapida o più confusa si arriva a quattro o cinque righe.

Analogamente è frequente l’utilizzo di vignette più grandi, su due righe, o di splash pages per segnare momenti di passaggio o rallentare il ritmo.

Anche il tratto è molto variabile, a volte molto sottile, altre volte ben più spesso. Soprattutto Kira viene tratteggiato con contorni più decisi, spesso collegati a una maschera facciale che esagera i tratti e le espressioni.

I colori di Lovern Kindzierski, fondatore di Digital Chameleon, sono un ulteriore valore aggiunto, ad esempio rispetto ai manga, ma anche per l’assoluto valore dell’artista. Con toni pastello e pochissime ombre completano molto bene le chine di Sakai.

Insomma, una storia avvincente, densa culturalmente e umanamente, raccontata con un fumetto fatto bene in tutte le sue componenti. Dopo una lunga gestazione, sia nei testi che nella grafica, possiamo dire che il risultato è assolutamente di valore, e ha il merito di gettare un ponte tra il fumetto occidentale e quello giapponese. Sia nel modo di sceneggiare che nella parte grafica.

Completano il volume le copertine dei volumetti della Dark Horse, compresa una inedita; le interviste con gli autori e un intervento di Richardson sulle stampe di Ogata Gekko, che a cavallo del 1900 realizzò una serie di tavolette sulla storia dei 47 ronin. Tavolette che graficamente hanno in qualche modo ispirato il lavoro di Sakai.

 

 

 

 

 

47 ronin
Mike Richardson, Stan Sakai
152 pagg., colore, cartonato
2015, ReNoir, € 19.90

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