Monthly Archives: Luglio 2019

Wednesday Warriors #38 – dalla Donna Invisibile a Gesù Cristo

In questo numero di Wednesday Warriors:

Bam’s Version

INVISIBLE WOMAN #1 di Mark Waid e Mattia de Iulis.

Non ci sono altri scrittori nel mondo del fumetto come Mark Waid. Lo scrittore dell’Alabama ha sostanzialmente assunto il ruolo di “ponte” tra passato e presente, rimanendo legato al mondo dei supereroi DC Comics e Marvel dalla metà degli anni ‘80 ad oggi, alle soglie dei nuovi anni ‘20. Dopo tanti anni a contatto con calzamaglie e mantelli, è possibile affermare che Mark Waid “capisce” i supereroi, ne ha metabolizzato le meccaniche e, meglio di molti altri, ha compreso che il cambiamento è una componente necessaria per rimanere a galla in questo mondo. Alla luce di questa affermazione e dell’analisi di questo modus operandi, che già in passato ha rivitalizzato Daredevil, i Fantastici Quattro e Flash, Mark Waid continua il percorso accennato sulla sua Agents Of S.H.I.E.L.D. e trasforma la Donna Invisibile Susan Storm in una super-spia nella nuova miniserie Invisible Woman. Un personaggio solido, radicato nella memoria del lettore, osservato attraverso una nuova lente.
L’albo comincia dieci anni nel passato, in una giornata nevosa al confine tra l’Ungheria e la nazione fittizia del Bahzelstan e l’Operazione: Tempesta è in atto. Un uomo e una donna consegnano i documenti ad una coppia di guardie sotto una raffica di neve. Il lento procedere della routine viene improvvisamente spezzato dall’apparizione di un muro d’energia, un uomo ferito a terra e la necessità di risolvere un bel pasticcio in pochi secondi. I ritmi tenuti da Mattia De Iulis si fanno incalzanti – l’azione si svolge in attimi, ma la chiara sequenza di movimenti della matita concede fluidità a questa introduzione al cardiopalma. Waid e De Iulis, in una manciata di pagine, rendono credibile la Donna Invisibile nel ruolo: i poteri della “Mamma” dei Fantastici Quattro permettono un’efficace estrazione e la riuscita della missione. Campi di forza, invisibilità, ingegno, un powerset perfetto per dinamiche stealth che sembrava non esser mai stato sfruttato a pieno finora.
Il ritorno nel presente lascia respiro a Waid e De Iulis che “reintroducono” al pubblico il personaggio con due pagine praticamente perfette, un sunto di Susan Storm e dei suoi molti volti – madre, moglie, sorella, esploratrice, avventuriera, super-eroina e, come Waid ha stabilito, spia. La struttura di Invisible Woman #1 è forse l’aspetto più debole dell’albo. Dopo l’ottima sequenza che ha permesso al lettore di avere esperienza, in prima persona, delle capacità di Susan, l’esposizione della trama occupa più della metà delle pagine a disposizione e le “talking heads” del momento aggiornano la Donna Invisibile sul nucleo centrale della storia, il recupero del suo compagno d’operazioni disperso in Molovia, collegato al salvataggio di alcuni ostaggi Statunitensi nella nazione ostile. De Iulis mette in mostra le sue capacità da artista completo, arricchendo dialoghi piuttosto pesanti (e una retorica classica e abusata) con colori caldi e ottima gestione dei layout della pagina, che scandiscono i tempi della discussione.

In Invisible Woman #1 Mark Waid e Mattia De Iulis presentano l’idea, perdendosi un po’ troppo in formalità. Arrivati al lancio della missione in chiusura d’albo, i lettori troveranno una bella sorpresa, uno stimolo in più a proseguire la lettura. Con l’ostacolo della necessaria introduzione ormai alle spalle, il team creativo ha l’occasione di rivelare nuovi aspetti della Donna Invisibile che tutti conoscono.

Gufu’s Version

SECOND COMING #1 di Mark Russell e Richard Pace

Second Coming è una miniserie dal percorso editoriale travagliato: ideata e scritta da uno dei più talentuosi autori in forza alla DC Comics – quel Mark Russell di cui abbiamo già letto Flintstones, Snagglepuss e Wonder Twins – viene inizialmente annunciata nel contesto dell’ultimo, sfortunato, tentativo di rilancio della Vertigo per poi essere cancellata a seguito di un’ondata di proteste da parte di un pubblico benpensante che maldigerisce l’idea di un fumetto satirico con protagonista Gesù Cristo.
Chi ha già avuto modo di leggere le altre opere di Russell sa bene che l’autore, caratterizzato da una scrittura critica e satirica molto abrasiva, non è mai privo di quella sensibilità capace di spingere a riflessioni profonde e per nulla scontate estranee alla mera iconoclastia irriverente.
Capiamoci, il Gesù Cristo di Russell è tutt’altro che una presa per i fondelli del cristianesimo.

Il lieto fine di questa storia è che la DC Comics ha deciso di cedere a Russell e Pace tutto il materiale già prodotto e i relativi diritti di pubblicazione lasciandoli liberi di cercarsi un editore più coraggioso; i due, forti della pubblicità creata dal caso, sono così riusciti ad accordarsi con la Ahoy Comics per la pubblicazione.

Second Coming vede quindi la luce proprio in questo mese e inizia come il più classico e divertente fumetto satirico che fa leva sulle incongruenze che ogni lettore “casual” della Bibbia può riscontrare prendendo in mano il testo sacro.
Non c’è una pretesa di fondamento teologico né ci si inerpica in percorsi esegetici del testo, si tratta di una semplice lettura “leggera” del testo sacro: si va da Adamo ed Eva, si passa per Mosè e si arriva ai 33 anni di Cristo sulla Terra. Qui Pace adotta un segno abbozzato, indefinito, che descrive l’impossibilità della descrizione del Mito, accompagnato dalla palette cromatica molto ristretta – soprattutto ocra, terre e sfumature calde – scelta da Andy Troy. In contrasto tutto il segmento ambientato sulla Terra dei nostri giorni è caratterizzato da colori vivaci e dal lavoro di inchiostrazione molto netto e pulito di Leonard Kirk che restituisce un’atmosfera “Golden Age” al fumetto.
Il Padre del Vecchio Testamento spedisce il Figlio sulla Terra a “mettere su un po’ di spina dorsale” affidandolo alle cure del tostissimo supereroe Sun-man: quest’ultimo altri non è che una delle tante riproposizioni dell’icona di Superman, il canonico super-buono che sconfigge il male a suon di pugni.

Ma è proprio in contrapposizione con la superumanità di Sun-man che esce fuori l’aspetto più vero e innovativo, e teologicamente accurato, del cambiamento portato dal Nuovo Testamento: l’umanità di Gesù Cristo. Un’umanità che mette in discussione sia il Dio del Vecchio Testamento (quello dei diluvi universali, degli uomini trasformati in statue di sale ecc…) che il metodo canonico del fumetto supereroistico (come già fatto da Russell in Wonder Twins).
Russell e Pace riescono a elaborare la figura di Cristo e il fumetto supereroistico in toto riuscendo a farci ridere e a commuoverci contemporaneamente.
E questo è solo il primo numero.

First Issue

DOOM PATROL – WEIGT OF THE WORLDS #1 di Gerard Way, Jeremy Lambert e James Harvey

Godibilissimo per chi abbia letto il primo arco, questo albo può risultare freddo ai nuovi lettori, per i quali le sintetiche introduzioni dei personaggi non sono certo in grado di restituirne il percorso esistenziale. In questo senso, la scelta di azzerare la numerazione è fuorviante, ma le allusioni al passato fornite da Way hanno il merito di incuriosire i nuovi lettori senza appesantire la lettura agli appassionati.

LEGGI LA RECENSIONE COMPLETA QUI

Il Triste Sire sotto attacco! Il re dei ribaldi 2

Torna Tristan, il Triste Sire.

O meglio, continua la sua saga. Del cui inizio abbiamo già parlato.

Ed è bravo Brugeas a introdurre elementi che infittiscono la trama. Inserendo molti fatti di fantasia su situazioni storiche o verosimili.

Lo sfondo storico è quello della rivalità tra il re di Francia Filippo II e Riccardo Cuor di Leone. Dopo aver partecipato insieme alla Terza Crociata, detta appunto la crociata dei Re, Filippo era tornato in patria anticipatamente e aveva approfittato della prigionia di Riccardo. Così la liberazione del Plantageneto crea una situazione di tensione.

Il Triste Sire, fedele a re Filippo, si trova ad affrontare questa situazione, cercando da una parte di mantenere l’influenza sulla città di Parigi, dall’altra di proteggere la persona del Re, a sua volta in pericolo di vita.

Infatti Riccardo ha dei suoi emissari che stanno lavorando (bene) nell’ombra, al punto da incrinare anche a fiducia del re Filippo in Tristan.

Questi aveva tenuto all’oscuro il re di alcune sue gesta per proteggerlo (quelle situazioni in cui meno ne sai e meglio è per te…).

Così la situazione sembra precipitare, fino a che Tristan si decide (o meglio, si lascia decidere) a chiedere aiuto al padre della defunta moglie, che è il Coësre, cioè l’indiscusso capo della Corte dei miracoli.

Si intrecciano, in questo che potremmo definire un fumetto storico (sulla falsariga del romanzo storico), (molte) storie personali e (assai meno) vicende storiche. Anche queste ultime al limite della leggenda.

Dalle due parti si schierano personaggi particolari, oltre ad alleati e tirapiedi già conosciuti nel primo volume.

Con il Triste Sire il moro Saif, il Gufo, e poi, forse, la Corte dei Miracoli. Con Re Riccardo una donna e un mercenario di Rouen, chiamato Ruennese, con una traslitterazione non felicissima dal francese. Mercenario grosso e imbattibile (fa un po’ pensare a The Hound de Il trono di Spade).

Brugeas disegna un intreccio che non lascia capire chi, alla fine, sia in posizione di vantaggio. Per usare una metafora musicale, questo secondo capitolo, dopo l’ouverture del primo, elabora il tema principale e poi lascia la melodia in sospeso, come su un accordo di settima…

In attesa del terzo e conclusivo capitolo, sul quale, in un modo o nell’altro, la melodia risolverà.

Ronan Toulhoat continua con i suoi disegni dinamici e anatomicamente molto belli. Sempre pieni di dettagli (nelle rappresentazioni della Corte dei Miracoli ce ne sono centinaia). Con i colori (in collaborazione con Johann Corgié) quasi mai realistici e virati, soprattutto in blu o in rosso, a seconda della situazione e dell’ambiente in cui si svolge la vicenda, forzando anche un po’ la mano negli ambienti sotterranei o crepuscolari.

Infatti alla luce delle torce tutto è rosso, alla loro assenza tutto è blu o ocra.

È la luce, a volte insieme agli stati d’animo, a decidere le colorazioni.

A volte alcuni dettagli sono colorati in modo realistico, ma forse per non far perdere del tutto al lettore il contatto con la realtà.

Questo stile rende un po’ pesante la lettura, ma la trama è coinvolgente, com’è un po’ il fantasy storico dopo Game of Thrones, cruento e pieno di sotterfugi, che emergono con forza solo quando sembra essere troppo tardi.

La qualità della  storia e della grafica non vengono però in nessun modo compromesse dalla colorazione, come dicevamo, a volte un po’ eccessiva.

Restiamo in attesa della traduzione (ad opera dell’ottima Federica Giuliano di Arancia Studio, finora molto lineare) e della pubblicazione italiana del terzo volume per chiudere questo primo ciclo de Le Roy des Ribauds.

Il Re dei Ribaldi
Libro II
Star Comics Presenta n.26
Vincent Brugeas, Ronan Toulhoat
Edizioni Star Comics, 2019
Brossurato con alette, 160 pagg., colore, € 17

Garibaldi in Francia

La prima volta di una storia in due volumi dei Prodigi fra le nuvole di Kleiner Flug è Garibaldi.

Due volumi, come due furono i “mondi” dove fu protagonista.

In realtà i due volumi si riferiscono a un momento della vita dell’eroe probabilmente meno noto in Italia. Non certo uno di quelli che fanno parte dell’immaginario collettivo risorgimentale. Dall’«Obbedisco» di Teano allo sbarco a Marsala.

E molto limitato nello spazio e nel tempo.

I fatti raccontati nei due volumi si svolgono infatti dieci anni dopo la spedizione dei Mille, durante la Guerra Franco Prussiana, combattuta dal secondo Impero Francese contro la Prussia che cercava l’egemonia sull’Europa. Garibaldi, fuggito da Caprera, si mette alla testa delle truppe francesi, coadiuvato da due dei suoi figli (Ricciotti e Menotti) e da Stefano Canzio.

In tutto meno di 20 giorni, dal 21 gennaio all’8 febbraio del 1871. In realtà tutto il primo volume riguarda i tre giorni di battaglia alle porte di Digione, per quella passata alla storia proprio come la “terza battaglia di Digione”. La seconda, partendo dalla conclusione degli scontri, si occupa delle conseguenze politiche e personali degli eventi, centrandosi sulla figura di Garibaldi politico e sui primi momenti della Terza Repubblica francese.

E sottolinea anche gli stati d’animo di Garibaldi, militare e politico, mescolando l’azione bellica con la delusione politica e la sofferenza fisica. Il tutto usando per lo più gli sguardi disegnati.

La sceneggiatura è di Francesco “Paul Izzo” Polizzo, scrittore poliedrico, con molte esperienze alle spalle, anche su fumetti storici come Diabolik. La grafica è di Lorenzo Miola, i colori di Simone Stanghini. Tutti legati alla Scuola Internazionale di Comics di Firenze e ad Alessio d’Uva, deus ex machina di Kleiner Flug. La copertina del primo volume, dal titolo L’ultimo baluardo, che è in comune con l’edizione da edicola a opera di Editoriale Cosmo, è di Luca Merli, con diverse esperienze in Francia e oltreoceano.

Partiamo proprio da questa: non è vero che le dimensioni non contano. Il formato grande e la qualità della carta rendono certo più giustizia all’evocativa figura dipinta da Merli, che porta il tricolore italiano.

Che la storia sia pensata anche per una uscita in un albo in stile Bonelli è poi evidente dalla gabbia, che presenta le canoniche tre righe, anche se con molte “sottolineature” grafiche.

Ci godiamo infatti alcuni passaggi grafici nei momenti più importanti ed emozionanti del racconto, dai primi colpi della battaglia, sottolineati da una vignetta su due pagine. O quelli dell’attacco decisivo, in cui la composizione delle vignette sottolinea la cinetica e, scusate il bisticcio, anche la cinematograficità della situazione e del modo di rappresentarla. La scelta dei punti di vista, una sorta di chiasmo grafico, con la vignetta in negativo a fondo pagina.

In altri momenti si notano vignette senza sfondo e senza bordi nelle quali si sottolineano parole ed espressioni dei personaggi.

Ho notato che questo accade con i personaggi sempre in parte voltati, mai con primi piani forti. Non che questi non ci siano. Ma in quel caso la vignetta è chiusa, anche se a volte senza sfondo per evidenziare il personaggio (che si solito è Garibaldi).

Non è infrequente l’uso delle vignette verticali, cioè che prendono due righe, ma solo per metà, o meno.

Il tratto di Miola è pulito, privo di fronzoli, ma attento ai dettagli. Gli sguardi e le espressioni dei volti vengono colti con grande precisione.

Ma anche l’utilizzo dei piani prospettici, la continua variazione del punto di vista rende estremamente interessante la lettura.

Inoltre il disegno predomina nettamente sul resto, le parole sono poche, e comunque i balloon sono piccoli. Anche le parole urlate hanno dimensioni limitate, come se il suono fosse attenuato.

Nella stessa direzione sembra andare l’uso limitato delle linee di forza e delle onomatopee. Anche queste appaiono più come echi ovattati, anche quando si parla di colpi di cannone, e magari il cannone è in primo piano.

La mancanza delle linee di movimento non limita la dinamicità, tutta a carico dei cambi di punto di vista, che danno a volte un senso simile ai piani sequenza cinematografici. Insieme alla capacità di Miola di fermare attimi significativi.

Non possiamo certo parlare di linea chiara nel senso classico di Hergé, ma la pulizia del tratto, il dettaglio sugli ambienti, si unisce alla già citata attenzione ai volti e alla caratterizzazione dei personaggi. Anche di quelli destinati a durare poche vignette, come il giovanissimo soldato prussiano.

Il colore è altrettanto lineare. Aiuta, nel modo più naturale, a distinguere i passaggi cronologici dal giorno alla notte. E vira di rosso le due pagine di ricordi dedicati all’amata Anita. Un rosso caldo di un amore che il vecchio condottiero non sente più.

Sfibrato da quello che è diventato quasi un dovere: la ricerca della libertà con tutti i mezzi, bellici e politici. Anche se è ormai malandato.

E lo dice, in sogno, proprio ad Anita: La libertà è l’unica cosa che conta.

Paul Izzo, pur concedendosi licenze, è storicamente preciso con le date, cita provvedimenti e lettere di Garibaldi, propone personaggi storicamente credibili.

E ciò lo aiuta a rendere più credibile anche l’uomo Garibaldi che emerge da questa storia. Diciotto giorni per mettere tutto se stesso in una battaglia che appariva senza speranza, finendo con la delusione di chi ha offerto i suoi servigi e viene scacciato via.

E, prima di imbarcarsi per l’amata Caprera, dove ritrova i suoi amati animali, esce da quell’Hotel, Le deux nations. Due come i mondi che ha conquistato. Due come i paesi europei nei quali ha lottato per la libertà. Due, più prosaicamente, come i tomi serviti per raccontare questa storia. Forse meno eroica e meno nota in Italia, ma che certamente ci fornisce una dimensione umana di Garibaldi.

Garibaldi
Vol. 1: L’ultimo baluardo; Vol. 2: Vittoria amara
Prodigi fra le nuvole n. 21/22
48 pagg., 14 € cadauno
Kleiner Flug 2019

Wednesday Warriors #37 – da The Wild Storm a Doom Patrol

In questo numero di Wednesday Warriors:

Bam’s Version

THE WILD STORM #24 di Warren Ellis e Jon Davis-Hunt.

Ci sono voluti ventiquattro numeri per mandare il mondo in fiamme.

La guerra invisibile che ha separato il cielo e la Terra si rivela al mondo: da un lato Henry Bendix, direttore delle operazioni e capo del programma spaziale occulto Skywatch; dall’altro Miles Craven, leader delle Operazioni Internazionali e custode dei più grandi segreti del pianeta. E’ iniziato tutto da un uomo in caduta verso l’asfalto – immagine che, col passare del tempo, è diventata sempre più simbolica, metafora del conflitto tra le due agenzie. Il sottile equilibrio tra superpotenze Terrestri e extraterrestri venne rotto nel #1, quando Angela Spica sfruttò la tecnologia segreta della O.I. per salvare Jacob Marlowe, boss della HALO Corporation, vittima di un complotto. Gli ultimi numeri della serie hanno spalancato le porte della familiarità: l’enorme cast si è riunito, diviso e scelto da che parte stare. Lungo il percorso, Angie Spica ha incontrato volti familiari ai lettori del vecchio Universo Wildstorm – da Michael Cray ad Apollo e Midnighter, da Jenny Sparks a Jack Hawksmoor. La Tempesta Perfetta del titolo ha riformato l’Authority in maniera organica e follemente efficace, sparando un gruppo di soldati, metaumani e reietti come un proiettile al centro di un tornado. 

Il #24, finale della serie, si apre con una città in fiamme e uomini e donne, legati in maniera malsana a codici genetici alieni scatenare il caos per le strade. Bendix e Craven, dalle loro torri d’avorio, osservano i monitor riportare scenari catastrofici, mentre entrambi cedono alla disperata paranoia tipica degli uomini sull’orlo di perdere tutto. La collera, l’invidia e la voglia di supremazia spingono entrambi a gesti estremi, ottusi dalla loro sfida personale, coscienti di ciò che la loro guerra stia per scatenare – la fine del mondo.  La frenesia dell’azione coinvolge tutte le parti in causa. La risoluzione finale di The Wild Storm è il risultato di una lenta ma avvincente partita a scacchi – ma purtroppo per l’umanità, tra Skywatch e O.I. non si gioca per l’onore.
I protagonisti di Warren Ellis si confrontano in maniera schietta, seguono piani d’attacco e si lasciano sopraffare dall’emozione. Non ci troviamo di fronte allo squadrone ultra-militarizzato di The Authority. Qui Ellis si libera della veste politica, dissacrante e incattivita indossata dalla squadra originale. C’è spazio per dello humor, piuttosto paradossale e con uno spiccato gusto per l’assurdo. I nomi sono gli stessi, eppure i protagonisti di questa storia non hanno nulla in comune con chi li ha preceduti. Nei dialoghi e nelle caratterizzazioni di Ellis si nota un meraviglioso senso di disfunzionalità e nevrosi da nuovo millennio, che in egual misura permea la trama di tutto The Wild Storm – ed è incredibile quanto sia cambiata la visione distopica della società Ellisiana nel giro di un ventennio.

Jon Davis-Hunt e Steve Buccellato al tavolo da disegno sono liberi di seguire il proprio istinto: in un fumetto che storicamente ha fatto dell’azione à la John Woo e Michael Bay i propri punti di riferimento, Davis-Hunt ha saputo distinguersi, presentando uno stile più vicino ai Wachowski nella trilogia di Matrix – ipertecnologia, impianti cibernetici, poteri alieni, esplosioni, missili e proiettili hanno riempito le pagine in maniera aggraziata, saggiamente ritmata grazie ad una metodica gestione della griglia. Le pagine di The Wild Storm sono scandite dal movimento e sebbene tecnicamente ancora impreciso, Davis-Hunt colma le proprie lacune con uno sguardo registico invidiabile e fuori luogo, attentissimo nel massimizzare l’impatto dell’azione e il peso della recitazione dei propri personaggi.

Il climax del numero riesce ad essere perfettamente in linea con l’intero rilancio WildStorm – autocontenuto, soddisfacente, preciso nell’esecuzione: ventiquattro numeri di costruzione risolvono le varie linee narrative in maniera soddisfacente, aprendo le porte al lancio di WildCATS questo Agosto in DC Comics e lasciando volontariamente irrisolto un solo “mistero” legato ad alcuni, particolari bambini prodigio (chi ha orecchie per intendere…). Tuttavia, The Wild Storm è difficilmente considerabile un “perfetto entry point” per tutti i lettori. Approcciarsi ad una lettura così complicata e stratificata risulterebbe particolarmente arduo per chi non ha mai letto niente dell’originale universo WildStorm. Sebbene Ellis provi e riesca a creare un ground zero comune per il nuovo lettore, l’autore si affida ad alcune strutture narrative e dinamiche di continuity già affrontate in passato. La rielaborazione permette un processo di ringiovanimento ma, al tempo stesso, più volte sembra dare per assunte certe nozioni. Un difetto marginale per qualcuno, ma piuttosto indigesto per altri, al quale si sarebbe potuto rimediare con un più cospicuo supporto editoriale – anche una semplice pagina di riassunto avrebbe chiarito alcuni passaggi oscuri della trama.

Grazie ad una disastrosa serie di reazioni a catena e alla fobia collettiva per l’imminente collasso della società Occidentale, Warren Ellis e Jon Davis-Hunt hanno reinventato un complesso universo troppo spesso caduto vittima della propria natura anni ‘90. Costruendo una intrigante struttura action/thriller, gli autori hanno saputo modellare un reboot moderno partendo da un concept semplice e mai come oggi attuale: la pericolosità della tecnologia, dell’informazione e la loro militarizzazione. The Wild Storm è una tempesta perfetta di paranoia estremizzata, cospirazioni segrete, rivoluzioni necessarie e imperfezioni umane. Eppure non ci sono derive autoritarie, il cinismo si è trasformato in sarcasmo e la visione dei propri protagonisti è certamente più positiva, aperta e umana. Nel riaffrontare gli anni bastardi del suo periodo d’oro, Warren Ellis si riscopre e si trasforma in ottimista, celebrando l’ascesa della sua personalissima visione del futuro, trasformando in eroi un gruppo di “gatti randagi”.

DOOM PATROL: THE WEIGHT OF THE WORLDS #1 di Gerard Way, Jeremy Lambert e James Harvey.

Ci eravamo dati l’ultimo saluto con la Pattuglia del Destino in conclusione della Guerra del Latte, l’evento crossover con l’Universo DC che ha rimodellato la realtà e confermato come i piani multidimensionali non siano altro che una grande fiction che qualcuno si diverte ad osservare prender forma – sia questo “qualcuno” il lettore o una razza di alieni inebetiti di fronte alla TV. Quello di Gerard Way e la sua Doom Patrol era un arrivederci, più di un addio ed infatti, ad un anno di distanza, Doom Patrol torna con la nuova serie Weight Of The Worlds.

Il #1 della nuova miniserie si apre con una scena a dir poco squallida eppure geniale: Robotman, tornato alla sua forma umana di “Cliff”, è intento ad espletare le sue funzioni corporali più disgustose in uno sporco w.c. di un fast-food mexamericano, Taco Hell. Non c’è modo migliore, per Way e il suo co-scrittore Jeremy Lambert, di introdurre il visionario artista pop James Harvey al pubblico. Harvey, già noto per aver collaborato con l’editor Mark Doyle su “Batgirl” e alcune copertine di “We Are Robin”, è il primo segnale di una nuova aria in seno alla linea editoriale Young Animal. Aria decisamente più libera – si direbbe puzzolente, visto il contesto, ma sicuramente audace.

La prima pagina di Doom Patrol: Weight Of The Worlds #1 è un manifesto programmatico: è una piena decostruzione della pagina a fumetti tradizionale ed Harvey, da artista a 360° quale è, valuta l’impatto visivo e la composizione dell’immagine quanto la melodia del suono, l’armoniosità della melodia, calibrando ogni aspetto, anche il più bizzarro, in maniera dettagliata, quasi scientifica. Dall’alto della pagina, la parola “LIFE” viene ripetuta più volte, l’atto della defecazione è evidenziato da una sezione a parte, descritto come “a gentle violence”, una violenza gentile camuffata da tubi di scarico in alto a sinistra; i colori sono accesi, ma le tonalità pastello favoriscono l’atmosfera psichedelica di questa bizzarra scena d’apertura. Il lettore è portato a voltare pagina, accompagnato da una planimetria tridimensionale del fast-food, relegato all’angolo basso a destra, dove le dita coincidono col margine del foglio. Weight Of The Worlds si dimostra irriverente, senza ricercare alcuna volgarità: la peculiare scelta di James Harvey permette a Way e Lambert di staccarsi, immediatamente, dalla serie precedente, come nel reparto artistico così nello “spirito” di questa ritrovata Doom Patrol.

Giunti alla conclusione di essere “fan-fiction per qualche ciccione di fronte ad una tastiera”, i membri di Doom Patrol sono in piena crisi spirituale. Gerard Way e Jeremy Lambert ricuciono lo strappo che separa Weight Of The Worlds dal finale di Milk Wars con il giusto ritmo. Il necessario ritmo rilassato e la narrazione didascalica permettono un piacevole gioco di catch-up con i protagonisti della serie. Superato il cambiamento fisico e la trasformazione da robot ad umano di Cliff/Robotman, Way e Lambert si addentrano nella frammentata e turbolenta psiche degli altri personaggi. Crazy Jane cerca di mantenere salda la leadership del gruppo, tenendo d’occhio la sua stabilità mentale nel frattempo; Flex Mentallo aiuta Rita Farr, la Donna Elastica, a riprendersi dall’iperespansione del suo Io, evento che ha portato la donna a valicare le dimensioni; l’Uomo Negativo si affida alla pet therapy per combattere la sua depressione. Il teatrino patetico e strepitosamente umano di questa bizzarra famiglia tiene unito un #1 semplice, quasi scolastico, con l’inizio di un viaggio multiversale che possa “dare una ragione d’essere” alla Doom Patrol.

Ogni apparenza di scolasticità così come l’imboccamento del lettore vengono però spazzate via una volta concluso l’antefatto. Danny l’Ambulanza trascina la Pattuglia su un pianeta lontano, Orbius, dove strane creature globulari cercano di ottenere il massimo della forma fisica, allontanandosi dalla vergognosa forma sferica naturale correndo la Maratona Eterna sul Tapis-Roulant Infinito. Way e Lambert affrontano la questione da un punto di vista tutto particolare, lasciando che il fitness sfoci nel fanatismo e integralismo religioso. Non è certo casuale che la prima missione della Doom Patrol consista nello smantellare un sistema malsano che predica l’uniformità assoluta a scapito dell’espressione personale. Mentre l’epopea multiversale è solo all’inizio e Harvey, dal canto suo, riesce a rendersi unico nel suo genere, portando sugli scaffali un fumetto meravigliosamente pop, le atmosfere si fanno cupe e drammatiche sulla Terra, con Cliff costretto ad una dura presa di coscienza dopo una brutale conversazione con la madre.

Il tempo non è stato sicuramente signore con Doom Patrol: Weight Of The Worlds, che soffre la distanza con la serie precedente. Alcune dinamiche sono un po’ arrugginite ed aver cominciato con un #1 di “riassunto” non fa certo male alla digeribilità dell’opera per i nuovi lettori. Recuperare l’originale Doom Patrol (Milk Wars compresa!) di Gerard Way è un passaggio obbligatorio per ogni novizio alla Pattuglia del Destino, specialmente in questa moderna incarnazione. Doom Patrol: Weight Of The Worlds #1 fa quello che ogni buon fumetto dedicato al gruppo dovrebbe fare – ne sottolinea l’estrema umanità puntualizzandone le più insolite stranezze, giocando con il metatesto e divertendo il lettore, viaggiando verso confini inimmaginabili dell’Universo DC.

First Issue!

Lois Lane #1 di Greg Rucka e Mike Perkins

Giornalista senza remore in cerca della verità, donna decisa, moglie di un supereroe, consapevole di vivere un rapporto matrimoniale che non può essere definito normale per forza di cose, la Lois descritta da Rucka attraverso dialoghi e azioni è un personaggio a tutto tondo, di un realismo talmente vivo da rendere realistico, per vicinanza, anche il personaggio di Superman.

LEGGI LA RECENSIONE COMPLETA QUI

my two cents #03 – Hungry Marie, Perfect World, To your eternity

Ritorna My Two Cents, la nuova rubrica di DF con una aperiodicità tutta sua. Questa volta abbiamo tre manga che possono soddisfare tutti i gusti e tutti i palati, da Edizioni Star Comics. Let’s go!

Hungry Marie – Dallo stesso autore di Beelzebub, Ryuhei Tamura, un fumetto che riesce a mettere insieme argomenti della storia mondiale con spunti presi da altre opere a esso antecedenti, come Kekkaishi (per chi se lo ricorda) e Ranma ½.

Come non citare Romeo e Giulietta per la faida familiare che divide i due protagonisti, Taiga e Anna, eredi di due diversi templi rappresentanti culture religiose opposte?

Per motivi che non possono non strappare una risata, non accontentandosi di essere innamorato dell’odiata rivale di famiglia, a Taiga tocca anche trasformarsi in Marie, figlia di Maria Antonietta di Francia, il cui spirito prende corpo in lui (con conseguente cambio di genere, aspetto e carattere) quando ha fame. E la fanciulla, per quanto spirito, non è meno affamata, rissosa e iraconda dei nemici che si trova ad affrontare. Per cultori di pugni e risate demenziali.

Ruyhei Tamura
Hungry Marie
Edizioni Star Comics, collana Action, giugno 2019
b/n, pp. 192, € 4.50

 

Perfect world – Una storia d’amore sui generis, tra una ragazza con poca fiducia in se stessa, che ha rinunciato ai propri sogni per una vita tranquilla, e un suo ex compagno di scuola che, nonostante un incidente che lo ha reso paraplegico, mette a rischio la salute pur di fare ciò che ama.

Il manga ha un effetto sorprendente sul lettore, che in nessun modo è tentato di provar pena per il ragazzo: quello che l’autrice Rie Aruga mette in scena è la descrizione di quante e quali difficoltà può incontrare un giovane sulla sedia a rotelle, dalla semplice mancanza di infrastrutture, alle piaghe da decubito, ai problemi di incontinenza.Nessun argomento è trattato in modo didascalico, non ha intenti educativi né scientifici, semplicemente si pone nei panni di una ragazza senza problemi di salute che, innamorandosi di un altro giovane, viene a scoprire e ponderare le limitazioni che la diversità impone a chi la vive.

Disegni gradevolissimi e una sceneggiatura coinvolgente ne fanno un’opera da conoscere per le appassionate del genere.

Rie Aruga
Perfect world
Edizioni Star Comics, collana Amici, aprile 2019
b/n, sovraccoperta, pp. 176, € 4.90

 

To your eternity – In un momento storico in cui si invoca lo “Stay human”, il restare umani, questo manga ci racconta il “Becoming human”, il diventare umani: un essere che all’inizio è solo una sfera viene portato sulla Terra. Inizia lentamente a mutare nella forma e a osservare quello che gli succede intorno. Conosce la vita e poi conosce l’affetto degli esseri umani, la loro forza dettata dal desiderio di felicità.

Il primo ragazzo che incontra gli insegna l’importanza di non essere soli, l’importanza dei sogni e soprattutto della memoria. La seconda avventura che vive gli insegna il coraggio, l’altruismo, il sacrificio del sé per il bene degli altri.

Lentamente la sfera che prima era “nulla” inizia a comprendere ed evolvere, e attraverso l’esperienza e la memoria inizia ad essere “qualcuno”.

L’autrice Yoshitoki Oima (Silent Voice) racconta in episodi l’avanzare nel mondo di questa forza pensante, attraverso vicende essenzialmente drammatiche e senza lieto fine, e riesce bene nell’intento di far riflettere il lettore sulle cose non dette e, da qui, sui nostri stessi momenti storici.

Yoshitoki Oima
To your eternity
Edizioni Star Comics, collana Starlight, aprile 2019
b/n, sovraccoperta, pp. 192, € 5,50

Nuvole nere – Una recensione consapevole

Nessuno offre casa su Airbnb a Jamel, in Pomerania-Meclemburgo, una regione della Germania settentrionale al confine con la Danimarca.

E se anche lo facessero, voi non ci vorreste andare.

O almeno, è quello che speriamo dei lettori del nostro sito, visto che Jamel, quattro case addossate a un incrocio, è diventato tristemente famoso nel 2015 per essere diventato un’enclave neo-nazista.

Benvenuti a Jamel. La colonna che si vede sullo sfondo a sinistra è il simbolo di questa corrente di eco-nazisti. Se entrando a casa di un amico la trovate nel giardino, iniziate a preoccuparvi.

 

Nuvole Nere, il nuovo libro pubblicato per Feltrinelli Comics per i testi di Pasquale Ruju e Andrea Cavaletto, e gli acquerelli bicromi di Rossano Piccioni, prende di peso la vicenda di Jamel e quella dell’ultima famiglia liberale del paese, i Lohmeyers, che hanno deciso di non arrendersi alla colonizzazione neonazi, rifiutandosi categoricamente di abbandonare la loro casa, nonostante le minacce e gli atti di intimidazione subiti.

Ruju e Cavalletto scelgono di cambiare i nomi, ma rimangono sostanzialmente aderenti al contesto così come narrato su diversi reportage facilmente reperibili sul Web.

Nel passaggio dalla realtà alla fiction i due autori scelgono di rappresentare la famiglia di protagonisti connotandola multietnicamente e costruendo una vicenda che funziona sostanzialmente finché rimane aderente al materiale originale, che viene rappresentato con crudo realismo.

La vicenda di contro perde una parte del suo smalto nel momento in cui il plot cede alle esigenze della drammatizzazione, mettendo in scena un climax e uno scioglimento che, a partire dalle premesse dell’opera, sembrano non necessari.

Nuvole nere, in effetti, è un fumetto davvero rilevante perché sa fare molto bene quello che deve fare, ovvero informare il suo lettore e fornire un’interpretazione del materiale di partenza.

L’uso della bicromia, in cui i colori sottolineano la disposizione dei personaggi in due mondi contrapposti e conflittuali, la scelta del tono dei testi asciutto, mai retorico, a tratti freddo come i venti sui prati di Jamel, rispondono alla perfezione all’esigenza di fornire al lettore un quadro esplicito ma non didascalico di una vicenda che, nel suo essere vera e geograficamente circoscritta, riesce a descrivere lo spirito del tempo che viviamo.

E la cosa riesce così bene al trio di autori che, nel momento in cui l’opera cede alla fiction, in cui il tema di fondo, da contesto, si fa vicenda drammatica, che richiede scolasticamente un acme dell’azione e un finale compiuto, essa fa un passo indietro, come se si sentisse obbligata a fornire una qualche sorta di semplificazione.

Non ce n’era bisogno.

Prima di leggere Nuvole Nere, il sottoscritto non aveva la minima idea della vicenda reale che fa da origine al fumetto: e scoprire, alla fine, che ciò che è mostrato nel fumetto è, essenzialmente, una storia vera, ha sicuramente aggiunto qualcosa alla mia consapevolezza del mondo in cui viviamo e soprattutto in cui, purtroppo, dovranno vivere i miei figli.

Nella speranza che non dovranno mai trovarsi a essere gli unici neri in un mondo di bianchi, ci rendiamo conto che finché libri come Nuvole Nere di Feltrinelli Comics possono occupare gli scaffali delle librerie, ci sarà ancora speranza per l’umanità.

 

 

my two cents #02 – Demon Slayer, Summer time rendering, Vita da Yamcha

Eccoci al nostro secondo appuntamento della nuova rubrica di DF con una aperiodicità tutta sua. Oggi vi dirò la mia su tre titoli che hanno in comune l’editore italiano, Edizioni Star Comics, partiamo.

Demon Slayer – Periodo Taishō, Tanjiro, un ragazzo con un olfatto particolarmente sviluppato, scopre la propria famiglia trucidata da un demone, tutti morti, tranne sua sorella Nezuko che, morsa dall’assassino, è in fase di transizione per divenire anche lei un essere maligno.

Per impedirne la trasformazione il giovane studierà come diventare un guerriero ammazza demoni e proteggere la ragazza!

Un manga che profuma di vecchio shōnen, con una trama avvincente e un disegno acerbo ma con larghi spunti di miglioramento, una lettura divertente a opera di Koyoharu Gotouge.

Koyoharu Gotouge
Demon Slayer – Kimetsu No Yaiba
Edizioni Star Comics, collana Big, maggio 2019
b/n, pp. 192, € 4,50

 

 

 


Summer Time Rendering Shinpei torna a Hitogashima, l’isola dove è cresciuto, per partecipare al funerale di Ushio, sua cara amica d’infanzia, gli avvenimenti prendono però una strana piega e il protagonista muore rivivendo più volte la stessa giornata.

Ma cosa sta succedendo? La leggenda del morbo delle ombre che si sostituiscono agli umani è dunque vera?

Con una trama appassionante, delle tavole cinematografiche e un disegno dettagliato e raffinato Yasuki Tanaka ha creato un fumetto davvero interessante e il primo volume getta le basi per una buona storia.

Yasuki Tanaka
Summer Time Rendering
Edizioni Star Comics, collana Techno, giugno 2019
b/n, sovraccoperta, pp. 208, €5,90

 


Vita da Yamcha – Dopo essere morto per una caduta da una scalinata, dove cercava di guardare meglio le mutandine di una ragazza, un liceale si reincarna in Yamcha, storico amico di avventure di Goku, per vivere le sue avventure.

Il protagonista ha però un grande vantaggio, conosce la trama di Dragon Ball a memoria e farà di tutto per far evolvere il proprio personaggio oltre i limiti a cui Toriyama aveva pensato.

Dragongarow Lee riesce a portare su carta una storia davvero divertente, con un tratto fedelissimo a quello del manga originale con dei risvolti inaspettati, imperdibile per un fan della saga delle Sfere del Drago!

Akira Toriyama, Dragongarow Lee
Dragon Ball side story: vita da Yamcha
Edizioni Star Comics, collana Wonder, aprile 2019
b/n, pp. 144, €5,90

Akira di Katsuhiro Otomo: in arrivo una serie animata

Katsuhiro Otomo ha annunciato, all’Anime Expo di Los Angeles, nuovi progetti inerenti ad Akira, di cui è autore del manga e regista del film.

Il presidente e amministratore delegato di Sunrise, Makoto Asanuma, ha presentato un breve teaser per una nuova serie animata televisiva dedicata ad Akira. Scusandosi per la brevità del video, dovuta al fatto che lo staff sta ancora sviluppando il progetto, Asanuma ha dichiarato che c’è la volontà di incorporare l’intera storia del manga.

Il manga di Otomo è ambientato a Neo-Tokyo, una città ricostruita dopo essere stata distrutta in una misteriosa esplosione. Fu pubblicato a puntate dalla Kodansha sulla rivista Weekly Young Magazine dal 1982 al 1990. Otomo diresse anche il suo adattamento cinematografico d’animazione che ha debuttato il 16 luglio 1988, lo stesso giorno in cui, secondo la storia, Tokyo fu distrutta. Quersto film verrà remasterizzato in 4K e la sua uscita è prevista per la prossima primavera in Giappone, il 24 aprile 2020. Il remaster 4K verrà proiettato anche negli Stati Uniti.

Infine, la Warner Bros ha annunciato nel 2008 un adattamento cinematografico diretto da Taika Waititi (Thor: Ragnarok, Boy, Hunt for the Wilderpeople). Dopo oltre dieci anni di gestazione, il film dovrebbe finalmente uscire nelle sale il 21 maggio 2021.

Dragon Ball Super Broly: arriva in dvd e blu-ray

Dragon Ball Super: Broly è semplicemente un ciclone di nostalgia, un turbine di combattimenti e sfavillanti aure di energia.

Primo film legato alla serie Super, la recente reincarnazione di Dragon Ball che racconta gli avvenimenti accaduti dopo la saga di Majin Bu, ha come obiettivo quello di reboottare le origini di Broly, il Super Saiyan della leggenda che i fan della serie tanto amano.

Come per La battaglia degli dei e La resurrezione di F, il film si colloca in continuità narrativa con la storyline principale appena dopo la conclusione del Torneo del Potere.

La regia a opera di Tatsuya Nagamine, su soggetto e sceneggiatura di Akira Toriyama, è convincente e sia la realizzazione tecnica a opera della Toei Animation che le musiche di Norihito Sumitomo sono di buon livello.

Il film è studiato appositamente per i fan che, a giudicare dagli incassi in tutto il mondo, hanno ben recepito e gradito al meglio la pellicola.

Un fan della vecchia guardia come me rimane invece rapito dall’alone di nostalgia di cui tutta la parte iniziale è impregnata e la voglia di rivedere la prima storica saga è tanta; le trame e le gag delle origini della serie rimangono tuttora insuperabili ma di certo una pellicola del genere ha uno scopo diverso, cioè, come altri appassionati mi hanno fatto notare, le mazzate. Ed è palesemente questo il fine, portare sul grande schermo scazzottate, urla squarcianti e esplosioni di energia in un susseguirsi di trasformazioni che si concludono nella comparsa del Super Saiyan Blue.

Un film spassoso, un ritmo incalzante che purtroppo sacrifica la caratterizzazioni dei personaggi.

Nel complesso un buon prodotto per i fan, arricchito dall’edizione italiana in home video a cura della Anime Factory che ci propone tre edizioni, una ultra limited edition in steelbook e due regular con cover lenticolare sia in blu-ray che dvd.

TRAMA Un pianeta distrutto, una potente razza ridotta in cenere. Dopo l’esplosione del Pianeta Vegeta, tre Saiyan furono dispersi nello spazio, costretti a diversi destini. Mentre due di loro hanno trovato casa sulla Terra, il terzo, cresciuto dal padre che gli ha instillato un ardente desiderio di vendetta, sviluppa una potenza incredibile. Il momento per questa vendetta è finalmente arrivato! I tre destini si incroceranno in una battaglia che scuoterà l’intero Universo!
Son Goku è tornato ad allenarsi duramente per poter affrontare i nemici più potenti che le galassie hanno da offrire, e Vegeta non è da meno. Ma quando improvvisamente i due si troveranno di fronte un ignoto Saiyan, scopriranno una forza atroce e devastante.

DATI TECNICI
Durata: 100 minuti
Video: 1080p @24 1.78:1
Audio: Italiano (doppiaggio cinema) 5.1 DTS-HD Master Audio, Italiano (doppiaggio TV) 5.1 DTS-HD Master Audio, Giapponese 5.1 DTS-HD Master
Sottotitoli: Italiano
Extra:
SPECIALE DOPPIAGGIO: In sala doppiaggio con Claudio Moneta, Gianluca Iacono, Mario Bombardieri, Emanuela Pacotto
CREDITI EDIZIONE ITALIANA
TRAILER
Contenuti speciali:
– 5 Card da collezione
– 1 bustina Dragon Ball Super Card Game
– 1 buono ingresso gratuito a Mirabilandia*
* promozione 3×2 valida fino al 3 novembre 2019

L’uomo delle valigie – Recensione

Pubblicato da Panini Comics, L’uomo delle valigie è una delle pubblicazioni più inusuali della famosa casa editrice da un po’ di tempo a questa parte.

Realizzata da due autori giovani e con un curriculum non lunghissimo ma molto importante, è una storia fantastico/noir ambientata nell’America post-crisi economica del 1929.

Ira Zimmer è un ebreo che vive a Brooklyn e a cui viene proposto un insolito lavoro ben pagato: ogni lunedì deve ritirare un gruppo di valigette in una lavanderia gestita da un cinese, e portarle a degli individui che sono segnati in un foglietto con i rispettivi indirizzi. Due sono i divieti da rispettare scrupolosamente: consegnare tutto entro la mezzanotte e non aprire mai il contenuto di quelle valigette.

Arriva però il giorno in cui involontariamente scopre cosa c’è dentro una delle valigette: un foglietto con scritto il numero 12. Appena lo tocca, questo prende fuoco. A seguire, il numero 12 lo perseguita per tutto il giorno fino alla sera. Il giorno seguente è oppresso dal numero 11: uno scandire dei numeri all’indietro con la paura di arrivare al numero zero.

La sceneggiatura di Mario Nucci rende tutto molto fluido e spesso ci sono dei giochi temporali divertenti: vedere la sequenza di quando tre persone in contemporanea (nel fumetto e non nell’arco del tempo) ritirano le rispettive valigie nella stessa lavanderia.

Dialoghi essenziali e funzionali fanno scorrere la lettura in modo veloce e con i tempi di oggi non è poco (meglio essere in linea con i tempi di oggi, simboleggiati dall’immediatezza).

I disegni di Lorenzo Zaghi sono perfetti per l’atmosfera noir e, se proprio dovessi fare un accostamento a un altro disegnatore, penserei a Eduardo Risso che fa il verso al mitico Will Eisner (non preoccupatevi, non lo conosco e non mi ha corrotto con nessun assegno).

Nel disegno qualche volta ha qualche indecisione sull’anatomia (alcune mani che tengono una pistola sarebbero da rivedere), ma la cosa più importante è che riesce comunque a dare una vera atmosfera noir alla storia e spesso cambia il colori a seconda del salto temporale (in molte sequenze usa una specie di bianco e nero sporcato al seppia che evidenzia i flashback).

L’unica cosa che mi ha lasciato un po’ perplesso è il finale (che ovviamente non spoilero): decisamente aperto, che quasi fa pensare a un seguito nonostante… ma questo scopritelo voi!

Nonostante tutto, se siete stufi dei soliti personaggi consiglio l’acquisto a chi cerca una storia insolita e pressoché originale!

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