Monthly Archives: maggio 2019

Berserk: l’epoca d’oro in steelbook

A distanza di 23 anni dalla sua prima pubblicazione cartacea in Italia a opera di Panini Comics, Berserk continua a far parlare di sé, questa volta a opera di Anime Factory, è infatti uscita in Italia l’edizione steelbook della trilogia cinematografica de L’epoca d’oro.

Per mano del regista Toshiyuki Kubooka, visto già al lavoro su Nadia, il mistero della pietra azzurra e Batman: Il cavaliere di Gotham, i tre lungometraggi hanno goduto di speciali proiezioni anche nei nostri cinema, ma a causa di problemi di diritti fino a ora non era stato possibile avere un’edizione home video completa.

La storia riprende appunto “l’epoca d’oro” del manga partendo dall’incontro tra Gatsu e Grifis, passando per la prigionia di quest’ultimo nelle Midland per poi concludersi con la fase finale dell’eclissi e la nascita del Cavaliere Nero.

Il livello tecnico è altissimo sia per disegni che nell’animazione, il doppiaggio, edito da Yamato Video, è eseguito a Roma nello studio Coop. Eddy Cortese e mantiene i nomi in senso anglofono come nel resto del mondo, troviamo quindi delle differenze rispetto al manga che segue una politica diversa a livello di adattamento.

Il cofanetto in metallo racchiude tre dischi, uno per ogni film, e tre maxicard da collezione, una buona edizione che permette di avere l’intera trilogia a un prezzo contenuto.

TRAMA: Nelle terre di Midland, un ragazzo immensamente forte conduce una vita priva di desideri e sogni, combattendo una battaglia dopo l’altra senza schierarsi con qualcuno o credere in qualcosa.  Il suo nome è Guts, ed è un mercenario… Su quello stesso suolo muove i suoi passi un uomo dalle immense ambizioni, la persona che ha raccolto a sé un valoroso gruppo di soldati, la Squadra dei Falchi. Il suo nome è Griffith e, grazie a questi due fondamentali elementi, farà strada alla sua gloria…”

DATI TECNICI:

Numero dischi: 3

Video: 16/9 2:35:1 1080p-24fps

Audio: Italiano 5.1 Master Audio; Giapponese 5.1 Dolby True HD

Sottotitoli: Italiano

Durata: 258 minuti

Extra: In regalo 3 Maxicard da collezione

Esordio per DF Scienza

È nato il settore Scienza di Dimensione Fumetto, come abbiamo raccontato in questo articolo.

In collaborazione con San Beach Comix Vol. III e con il preziosissimo supporto di Rinascita Comunicazione, del Liceo Scientifico “A. Orsini”, dell’Istituto Comprensivo Folignano Maltignano e del Liceo Classico di Montalto delle Marche abbiamo invitato Bruno Codenotti e Claudia Flandoli per un vero e proprio tour de force tra l’entroterra e la costa.

Abbiamo creato le occasioni perché i nostri ospiti incontrassero gli studenti di tutte le scuole interessate.

Gli incontri sono stati molto interessanti.

Bruno (Claudia era ancora in aereo da Cambridge ad Ancona) ha incontrato, parlando di logica, homo rationalis, teoria dei giochi, gli studenti del Liceo Scientifico di Ascoli.

Un pubblico impegnativo, ma alla fine attento.

Sempre facendosi aiutare dalle illustrazioni di Eros Pedrini, ha poi raccontato ai giovani studenti della Scuola Secondaria di I grado di Villa Pigna di Folignano, la storia del Codice Beale, come esempio di crittografia.

Claudia Flandoli ha poi stimolato i fumettisti in erba a produrre uno studio di personaggi, un fumetto, uno storyboard ispirato dalla storia appena ascoltata.

I lavori prodotti durante il laboratorio sono stati interessanti, tutti i ragazzi, alcuni dei quali fanno parte di un progetto dedicato allo studio della matematica con strumenti meno tradizionali, sono stati entusiasti della storia di Beale e hanno tentato di fare uno studio sulla storia a sfondo matematico.

Alcuni hanno fatto degli studi per un personaggio, altri hanno provato a costruire uno storyboard.

L’incontro purtroppo è durato troppo poco…

Dopo gli studenti, è stata la volta dei docenti, con l’incontro, peraltro valido per la formazione, tenuto presso la Libreria Rinascita, incentrato proprio sulla possibilità di utilizzare il fumetto per porre in modo comprensibile problemi nel campo della matematica.

Il pubblico, composto per la maggior parte, ma non esclusivamente, da docenti, è stato interessato e partecipe, a testimoniare che quello tra matematica e fumetto è un binomio più che possibile.

Sabato mattina c’è stato l’incontro con gli studenti di Montalto. Gli studenti del Liceo hanno così portato a termine un percorso su fumetto ed epica con la professoressa Maura Pugliese, che tra l’altro ringraziamo per la preziosissima collaborazione nell’organizzare tutto il fine settimana.

I lavori finali del progetto sono stati poi esposti presso la Libreria Mondadori di San Benedetto del Tronto, dove si sarebbe dovuto tenere anche l’incontro aperto al pubblico, che alla fine purtroppo è saltato per problemi organizzativi.

Come prima uscita di DF Scienza c’è di che essere soddisfatti. Certo, fumetto e scienza non sempre sono visti come sinonimo di cultura. Sarà nostra cura non arrenderci e provare a fare del fumetto un veicolo di cultura a tutti i livelli.

Vogliamo ancora una volta ringraziare tutti gli organizzatori di San Beach Comix Vol. III, le librerie Rinascita di Ascoli Piceno e Mondadori di San Benedetto del Tronto, tutti gli istituti scolastici coinvolti e, naturalmente, Bruno Codenotti e Claudia Flandoli.

Wednesday Warriors #31 – Da Batman a Daredevil

In questo numero di Wednesday Warriors:

Bam’s Version

AQUAMAN #48 di Kelly Sue DeConnick e Viktor Bogdanovic.

Con la minaccia salina di Namma alle spalle ed un primo, solido arco narrativo a fare da sostegno per il futuro, Kelly Sue DeConnick da il via al nuovo story-arc di Aquaman con le brezze estive alle porte e un personaggio da ricostruire. Ferito, steso su un freddo tavolo, lontano da Atlantide e circondato da antiche e dimenticate divinità marine, “Andy” si trova a dover fare i conti con gli ultimi sviluppi di trama – il Campione dell’Oceano deve trovare un modo per colmare i vuoti della sua memoria.
I sottotesti mitologici portati da Kelly Sue DeConnick hanno completamente rivitalizzato la testata. L’autrice ha infuso un’aura mistica e affascinante al personaggio, colto al centro di una vera e propria guerra segreta tra le antiche forze oceaniche, una narrazione diametralmente opposta alla comunque solida scrittura di Dan Abnett, più concentrato sugli aspetti politici del personaggio. La DeConnick ha saputo modellare un intero pantheon senza intaccare il mythos del Re di Atlantide, proponendo un’ambientazione completamente nuova, co-protagonisti adatti e un mistero di fondo che sapesse scuotere il personaggio dalle fondamenta. Mai come in questa occasione, l’allontanamento dalle vicende Atlantidee e dalle sue meccaniche narrative – che, come già detto, Abnett aveva spremuto all’osso – hanno giovato particolarmente ad Arthur “Andy” Curry, naufrago senza memoria, adottato dagli abitanti di una misteriosa isola.
Dopo aver lavorato con un personaggio “vergine”, la DeConnick decide in questo story-arc di riportare Aquaman al suo vecchio status quo. Il protagonista della serie si imbarca in un viaggio abissale ed onirico, tra le fauci di un gargantuesco megalodonte: Madre Squalo, protettrice dei ricordi delle vittime del mare e custode dunque delle memorie perdute di Arthur Curry. Anche in questa occasione, è ammirevole notare la dedizione dell’autrice nell’inclusione di richiami mitologici reali nella narrativa di Aquaman. Lo Squalo come divinità – o come figura mitica – è presente in diverse culture, principalmente in quella Hawaiana. Non ci troviamo di fronte a niente di rivoluzionario, ma è corretto sottolineare come l’autrice stia cercando, riuscendoci, di diversificare il suo Aquaman rendendolo parte integrante di una cultura oceanica globale.
Il debutto di Mother Shark segna anche l’arrivo del secondo disegnatore, il Capulliano Viktor Bogdanovic. Le figure slanciate, taglienti segnano un cambio di stile brusco, ma non traumatizzante, dallo stile più morbido e dinamico di Robson Rocha – che tornerà con il terzo arco narrativo. Bogdanovic, già fattosi notare su serie come New Super-Man e Action Comics, mostra una discreta evoluzione mettendosi alla prova con elementi inediti al suo repertorio: momenti più silenziosi e riflessivi si alternano a grandi splash page “illustrative” con un buon ritmo.

Aquaman #48 rappresenta un’importante svolta e l’inizio di una fase cruciale per l’intera trama sviluppata da Kelly Sue DeConnick. Le ottime premesse costruite nella saga precedente forniscono adeguato supporto a questa nuova fase narrativa, che ha tutte le carte in regola per proseguire nel percorso di “ricostruzione” del personaggio.

DAREDEVIL #5 di Chip Zdarsky e Marco Checchetto.

Hell’s Kitchen non è più come una volta – o forse è il suo custode ad essere profondamente cambiato? Questa domanda rappresenta il fulcro dei primi cinque numeri di Daredevil.
Dopo un tragico incidente, Matt Murdock è stato costretto a continuare il suo sentiero di dubbio, scarsa autostima, rabbia repressa e cattive scelte. Senza mettere da parte la crescita interiore e i forti scossoni subiti dal personaggio in Man Without Fear di Jed MacKay, Chip Zdarsky e Marco Checchetto si sono rimboccati le maniche per consegnare ai lettori la peggior versione di Devil possibile. Sia chiaro però che questa affermazione trova riscontro non nella qualità effettiva della serie, tuttalpiù nel vero e proprio nucleo narrativo dell’arco narrativo Know Fear. Dopo l’esperienza pre-morte attraversata, Matt Murdock ha finalmente conosciuto la paura. Paura di sbagliare, di non essere all’altezza del proprio compito, di diventare vittima delle proprie, irrefrenabili pulsioni violente. Come già accennato, New York ed Hell’s Kitchen sono profondamente diverse: sotto il controllo del Sindaco Wilson Fisk, la caccia a Daredevil è diventata più intensa e feroce. La tensione artificialmente costruita da Zdarsky traspare dalle pagine – Daredevil si trova più volte braccato dal NYPD e dal nuovo Commissario e, allo stesso modo, la comunità supereroistica è sempre più preoccupata del modus operandi del Diavolo. È straordinario notare come la semplice instillazione di un dubbio, legittimo, abbia saputo scatenare una reazione effetto domino, capace di mettere in discussione la caratteristica fondamentale di Daredevil: cosa succede all’Uomo Senza Paura quando quest’ultimo ha paura di se stesso?

Metodica ed ansiogena, la scrittura di Zdarsky in questo primo arco narrativo praticamente perfetto squarcia il personaggio con una lama affilata, lanciandolo in una spregiudicata e pericolosa corsa nella notte Newyorkese. I pensieri di Murdock sono quelli di un uomo in balia della sfiducia e dell’ansia ma questo status travagliato non si riflette nelle potenti tavole di Marco Checchetto. L’artista italiano sembra aver fatto tesoro delle sue esperienze nel mondo urban Marvel: la sua New York e il suo Diavolo sono sporchi, sanguinanti e pronti a prendersi a pugno a vicenda. La colorazione di Sunny Gho si sposa perfettamente ai corpi dettagliati in fuga attraverso i vicoli di Hell’s Kitchen. L’azione rocambolesca sa quando far respirare ed i ritmi sono perfetti – la costruzione dell’ultima pagina è potentissima ed efficace, un momento di respiro per Devil e per il lettore; eppure, ancora, per il Diavolo Custode non sembra esserci pace.

Gufu’s Version

BATMAN #71 di Tom King, Mikel Janin e Jorge Fornes

Premessa: questo articolo è corredato di alcuni brani presi dall’intervista rilasciata da Tom King a Hollywood Reporter

Quante volte, nella vita di tutti i giorni, ci è capitato di risolvere un problema prendendolo a pugni? A me, personalmente mai, sebbene un paio di volte ammetto di averci provato. Credo che ci siano delle situazioni che possono richiedere metodologie così drastiche, tipo quando si è vittima di un’aggressione o si vuole vincere il titolo mondiale dei pesi massimi, ma credo che possiamo essere tutti d’accordo quando sosteniamo che “prendere a pugni cose e persone” non è la prassi standard del problem solving.
Nel mondo dei supereroi invece è così.

“Batman è l’eroe per eccellenza. Risolve ogni crimine; non puoi affrontarlo con una cosa semplice. Un piano per sconfiggere Batman deve essere stratificato; devi essere sei passi avanti a lui, perché è già cinque passi avanti. Ecco perché ha così tanti strati. Batman sconfigge Bane con una testata [nel #20], ma no – perché non è così che funziona.”

“Voglio dire, non è l’istinto più maturo: ‘Non importa chi mi affronterà, li prenderò a pugni’. Questo non funziona nel mondo reale. Il mondo reale richiede a volte di mostrare le tue vulnerabilità, e il mondo reale richiede che tu ti appoggi alle persone a volte, e ti richiede di commettere errori e di tornare da loro. Questo è ciò che gli sto lanciando contro. Richiede questa ridefinizione di ciò che Batman può essere, e ciò che può insegnarci di noi stessi. Gli permette, come ha fatto per anni, un modo migliore di essere, una via d’uscita che è meglio della semplice vendetta.”

Questo è solo uno dei tanti capisaldi del fumetto superomistico che Tom King e soci stanno scardinando in questa discussa run di Batman.
Vediamo gli altri:
L’assunto preferito dei fan dell’Uomo Pipistrello è quello che dice “Batman vince sempre”. Sempre, senza possibilità di scampo, senza se e senza ma. Che è l’estremizzazione di un canone del fumetto d’azione che non può fare a meno del proprio protagonista, in quanto nella maggior parte dei casi una sconfitta equivarrebbe alla morte dell’eroe.
Il Batman di King subisce continue sconfitte (o quantomeno non vince) da circa un anno se non di più. Anzi, ad osservare bene tutta la run dal primo numero del 2016 a oggi, probabilmente il Nostro non ha mai davvero vinto una volta.
Ed è proprio in questo episodio che questo ci viene detto in maniera forte e chiara per bocca di Alfred.

“Per me, l’arco ‘Knightmares’ era il più importante, forse dell’intera serie. Qui è dove abbiamo, in un certo senso, ‘slegato’ Batman. Abbiamo portato via la sua difesa. Il punto è che Batman non dubita mai della sua causa. La fine di “Knightmares” – la rivelazione che fosse quasi felice, che ce l’avesse quasi fatta, ma è stato il suo voto [quello di vendicare la morte dei suoi genitori] che gli ha impedito di esserlo – questo, per me, è: ‘Ora è vulnerabile’. Ora ha dei dubbi.”

Quello del linguaggio è un altro punto nodale: il fumetto popolare, o mainstream se preferite, esige che quanto è più vasto il tuo pubblico tanto più devi rivolgerti al suo minimo comun denominatore. Essendo Batman la testata di punta dell’intera DC Comics è obbligatorio che tutto venga raccontato in maniera estremamente esplicita e chiara anche al lettore più distratto. Se quindi su un personaggio di seconda o terza fascia si può e si deve giocare con la forma, sui fumetti ad alta tiratura queste “sperimentazioni” vanno contenute e ragionate all’interno di un contesto che sia comunque chiaro a tutti.
Questo non succede e non è successo nel corso dei precedenti 70 numeri e non succede nemmeno in questo settantunesimo: sebbene la narrazione degli eventi sia dilatata, King utilizza questo spazio per aumentare l’esposizione a discapito della spiegazione. Ogni dialogo racconta poco o nulla sottintendendo contenuti diversi, ogni passaggio è suggerito e raramente mostrato.

Questi fattori fanno sì che il percorso su due binari, illustrati uno da Janin e l’altro da Fornes, risulti spiazzante e costringa il lettore alla faticosa opera di “unire i puntini”, del cercare di capire il prima e il dopo e di leggere nei volti disegnati dai due artisti dei contenuti che non sono esplicitati in altro modo. Fornes ci disegna un Batman col capo chino e le spalle afflosciate, a un passo dalla sconfitta fisica ma già presente in nuce sin dalla prima tavola; Janin invece mostra il lato muscolare del protagonista e la rabbia visibile del volto sotto la maschera.
Per riprendere un parallelo con le nozioni di armonia possiamo dire che tutto l’albo è una nota sospesa che non trova risoluzione, non la soluzione attesa, non quella a cui decenni di letture di supereroi ci hanno preparato, l’ultima pagina dell’albo è una “cadenza dell’inganno”. Rimanda a una risoluzione vera che non sappiamo quando arriverà. E a questo punto non siamo sicuri se arriverà o meno.

 

Lo Sfigatto – Nekonaughey: le prime impressioni e il non perdersi mai d’animo

StarComics-SfigattoQuesta recensione di Lo Sfigatto – Nekonaughey, edito da Star Comics già a febbraio, arriva decisamente in ritardo rispetto alle pretese di “vi racconto la novità”, e forse solo per questo non avrebbe motivo di essere. Eppure i mesi trascorsi tra la lettura e questa riflessione, tempo perso da addebitare all’autrice, si sono rivelati utili a ripensare e a valorizzare quest’opera che, a tutta prima, a essere sincera, non aveva suscitato grande impressione.

L’autore Q-rais (all’anagrafe Yusuke Sakamoto) ha lanciato queste strisce basate su un gattone sfortunato online, e in patria ha riscosso un incredibile successo. Usiamo la parola incredibile con scopo, perché a una prima lettura tale riscontro lascia piuttosto perplessi: semplicemente lo Sfigatto non fa ridere, come promettevano i lanci pubblicitari. Al di là del gradevole gioco fonetico del titolo, piuttosto azzeccato, osservare (perché di fatto non ci sono baloons da leggere) le disavventure del micione è, sì, non spiacevole, ma non aggiunge nulla di gradevole ai minuti che nel frattempo scorrono.

Prima di offendersi e lanciarsi in difese altezzose se non condividete questo giudizio, aspettate di leggere fino in fondo, perché come dicevo, trascorrendo tempo qualcosa si è aggiunto a tale prima impressione.

StarComics-Sfigatto

Intanto analizziamo l’opera: si tratta di strisce, verticali in puro stile giapponese, in cui il nostro protagonista compie delle azioni quotidiane che quasi sempre finiscono male, e che, nella maggior parte dei casi, riguardano la sua alimentazione.

L’amore per il cibo e sporadici momenti in cui viene preso dalla fregola di infilarsi in posti stretti sono le uniche caratteristiche comportamentali che avvicinano lo Sfigatto ad un gatto reale. Tutte le altre lo avvicinano di più a un comune giapponese di classe media, magari con qualche chilo sulla pancia, tanto è vero che gli occhi non sono disegnati all’insù, come quelli dei mici appunto, ma all’ingiù, come è tipico fare dai disegnatori per caratterizzare un personaggio asiatico di mezza età.

Ciò dovrebbe farci pensare che le esperienze illustrate siano una metafora utile agli uomini, o che l’aspetto umanizzato permetta una facile identificazione tra noi e le vicende gattose, e invece neanche questo accade, o è accaduto alla prima lettura, perché comunque i pasticci combinati sono allo stesso tempo esagerati e distanti, e mai così inaspettati da scatenare lo stupore e di conseguenza la risata.

Forse il problema è che queste strisce sono tutte consecutive e, a differenza della edizione online, non c’è la pausa di visione tra l’una e l’altra, con l’annullamento del tempo necessario per “gustare” la scena. Ma è pur vero che parlando di strisce, non si può non pensare a quelle dei Peanuts o di Mafalda, che anche a leggerle di seguito non si smetterebbe mai.

StarComics-Sfigatto

E questo infatti è stato il primissimo pensiero: le strisce a fumetti sono dei piccoli capolavori di tempo e significato, in quattro vignette grandi autori sono riusciti a raccontare piccoli pezzi di vita immortale, che rimangono e ritornano nella memoria di chi li ha letti per sempre. E Nekonaughey? Beh, dopo due mesi abbiamo dovuto risfogliarlo perché rimane in mente solo che ha problemi a cucinarsi il pasto e poco altro.

Eppure questo volume un pregio lo ha, e non è da poco, e non è collegato alla sua edizione di lusso. Lo Sfigatto infatti, figlio del Sol Levante, mantiene una delle caratteristiche migliori della sua cultura, cioè quello di non arrendersi mai, nonostante le brutte esperienze, continuare indefessamente a cercare di ottenere quello che si vuole raggiungere. Meno di rado di quanto si pensi, solo così si può ottenere il meritato «success»!

Se un insegnamento c’è, è questo: mai smettere di tentare, mai perdere fiducia e arrendersi, mai darla vinta alla sfortuna. Il successo arriva se lo cerchi, non è un gatto ciccione che viene, incuriosito, a cercare te.

In base a questo, anche l’autrice non si è persa d’animo nonostante gli ostacoli, e ha finalmente scritto quanto voleva far sapere delle sue riflessioni su quest’opera, forse non memorabile come altre, ma che ha saputo imporre il suo valore al di là delle prime impressioni.


Q-rais
Lo Sfigatto – Nekonaughey
Edizioni Star Comics, collana Wasabi, 6 febbraio 2019
colore, pagg. 136, € 12,00

Card Captor Sakura: l’opera seminale delle CLAMP

Cover del primo numero della Perfect Edition italiana di "Card Captor Sakura" di CLAMP.

Cover del primo numero della Perfect Edition italiana di Card Captor Sakura.

Poteri magici, esoterismo, dolcezza e semplicità sono le caratteristiche che contraddistinguono una delle opere più significative e seminali del panorama fumettistico nipponico: Card Captor Sakura.

Siamo nel 1991 e in Giappone esplode il fenomeno nato dalle mani di Naoko Takeuchi, una delle serie più iconiche del fumetto e dell’animazione mondiale con protagoniste delle giovani vestite alla marinaretta e con poteri provenienti dai pianeti del sistema solare, una serie che ha rivoluzionato e cambiato per sempre il concetto di majokko: Pretty Guardian Sailor Moon!

I canoni del genere “maghette” viene reinventato, attualizzato e acquisisce nuova forza e vigore; molte sono le serie nate sulla scia delle Guerriere alla marinaretta e di certo le CLAMP, fiorenti a attive autrici fin dall’inizio degli anni Novanta, non si sono fatte scappare l’occasione proponendo opere significative come Magic Knight Rayearth e in seguito Card Captor Sakura.

Sakura Kinomoto, protagonista della storia, è una ragazzina di 10 anni che trova casualmente, nella libreria del padre, il volume The Clow, aprendolo ne rompe il sigillo causando la fuga delle Clow Card contenute al suo interno e il risveglio di Cerberus il loro custode, un possente leone alato che, privo dei suoi poteri provenienti dal Sole, ha le sembianze di un peluches. Kero-chan, così rinominato dalla protagonista, le spiega che ora il suo scopo sarà quello di trovare e riunire tutte le carte di Clow e sventare così la catastrofe che si scaglierà sul mondo intero se questo non avverrà. Iniziano così le avventure della giovane cattura-carte che verrà affiancata nella sua ricerca dalla sua migliore amica Tomoyo e dal suo rivale, e poi fidanzato, Syaoran Li, discendente del mago Clow, creatore delle carte, che giunge in Giappone, dalla Cina, con il compito di impedire anch’egli la catastrofe.

La trama di Card Captor Sakura è però ben più articolata e conosceremo altri personaggi fondamentali come Touya, fratello della protagonista, e Yukito, suo migliore amico, che altri non è che l’ospitante di Yue, l’altro custode delle carte che prende i poteri dalla Luna.

Illustrazione da "Card Captor Sakura" di CLAMP.

Copertina del libro The Clow, dove ritroviamo i simboli alchemici e i loghi dei Mashin di Magic Knight Rayearth.

Le CLAMP creano dunque una storia sofisticata che unisce il tema delle majokko con l’esoterismo e ai tarocchi. Le Clow Card sono infatti liberamente ispirate a questa tipologia di carte che da sempre sono avvolte da mistero e mitologia. Composte da 78 pezzi, i tarocchi hanno origine nel XV secolo nell’Italia settentrionale per poi raggiungere l’apice della loro diffusione, e del loro utilizzo, tra il XVII e XVIII secolo. Il loro principale uso è quello della divinazione e presto verranno associati alla cabala, punto di incontro di tutti i rami legati all’esperienza esoterica. Tutta la storia si basa quindi sui tarocchi, sulla loro funzione e sui poteri in essi racchiusi. Quando Sakura richiama il potere della chiave, quando la usa per catturare le carte o quando evoca i loro poteri, sotto ai suoi piedi compare un cerchio magico, lo stesso raffigurato sul retro delle Clow Card, in cui troviamo inscritta una stella a dodici punte che simboleggia i dodici segni zodiacali. All’interno dei triangoli formati dall’intersezione delle rette che compongono la stella vengono rappresentate delle icone liberamente ispirate a dei simboli alchemici, e i tre identificativi dei Mashin di Magic Knight Rayearth: su tutti trionfano il Sole e la Luna che da sempre rappresentano l’opposizione della luce e dell’ombra; il primo rappresenta la parte maschile e simboleggia l’origine e la ragione che porta luce, domina il buio e illumina l’intelletto, la seconda, invece, rappresenta l’oscurità e la mutabilità delle forme.

Oltre alla componente magica però quello che dà ulteriore valore all’opera è il profondo messaggio sociale insito in essa. Temi come l’integrazione razziale e l’omosessualità vengono introdotti e trattati con estreme naturalezza e disinvoltura, scelta sicuramente azzeccata in quanto l’opera è inizialmente rivolta a un target decisamente basso, non ancora condizionato dai pregiudizi della società e quindi più ricettivo e sensibile verso tematiche così importanti.

Il giusto mix di elementi così accattivanti aiuta Card Captor Sakura a raggiungere presto un grande successo, tanto da giustificarne la produzione di due serie animate a opera della Madhouse e di due film d’animazione per il cinema.

In occasione del suo ventennale, nel 2016 le autrici hanno annunciato un sequel intitolato Card Captor Sakura: Clear Card, pubblicato dal luglio dello stesso anno sulla rivista Nakayoshi e da questo mese anche in Italia, grazie alle Edizioni Star Comics, storica casa editrice che ha pubblicato le avventure di Sakura in ben due vesti, una datata 1999 e una perfect edition risalente al 2012.

Le avventure della piccola cattura-carte non sono dunque concluse, e ora che è ormai adolescente cosa le riserverà il futuro? Non ci resta che immergerci nella lettura della nuova serie in edicola e fumetteria dal 15 maggio!

Tavola del fumetto "Card Captor Sakura: Clear Card" di CLAMP.

Tavola tratta dalla nuova serie Cardcaptor: Clear Card.

Wednesday Warriors #30 – Da Captain America a Flash

In questo numero di Wednesday Warriors:

Gufu’s Version

CAPTAIN AMERICA #10 di Ta-Nehisi Coates e Adam Kubert

Nell’intero panorama supereroistico statunitense, Captain America è indubbiamente la serie che più si presta a una lettura in chiave politica del concetto di supereroe.
Il ruolo del personaggio impone che questo si confronti quotidianamente con le contraddizioni della sua Nazione e la costante sfida di quest’ultima all’ideale del Sogno Americano rappresentato dall’alter ego di Steve Rogers.
Da Steve Englehart a Nick Spencer passando per J.M. De Matteis, l’elenco degli scrittori che hanno dato una chiave di lettura “politicizzata” del personaggio è lungo: a questi si è aggiunto quello di Ta-Nehisi Coates, già noto nel mondo dei comics per il suo eccellente lavoro su Black Panther ma soprattutto per il suo curriculum da giornalista e scrittore.
In questi anni Coates ha imparato a bilanciare la cronaca politica con la narrazione supereroistica più canonica, riuscendo così a proporre un Captain America che riesce ad offrire un intreccio avvincente affiancato a un sottotesto politico che non sfocia mai nel sermone.
Sebbene la narrazione degli eventi abbia un passo molto dilatato, che rende la lettura in volumi sicuramente più apprezzabile, ogni capitolo della storia del suo Steve Rogers offre degli spunti mai banali.
Far finire Cap in prigione permette a Coates di aprire diversi “fronti narrativi”: quello principale sul processo a Steve Rogers, quello legato al confronto con i criminali che ha rinchiuso lui stesso e quello che riflette sulla questione del sistema carcerario statunitense.
Quest’ultimo punto, affrontato anche da Mark Russel recentemente su Wonder Twins e da Saladin Ahmed su Black Bolt, è attualmente al centro di un forte dibattito soprattutto per quanto riguarda il mondo dei penitenziari gestiti da società private che qui viene esasperato dalla figura di un ex-nazista, il Barone Wolfgang von Strucker, che, una volta perdonato, gestisce questo penitenziario per supereroi.
Il dramma di Thunderball in questo episodio si presenta quindi la metafora perfetta del confine tra riabilitazione e punizione, confine che tiene banco anche sui quotidiani nostrani sui temi della sicurezza e su proposte come quella della castrazione chimica.
In questo contesto il lavoro di Adam Kubert sulla fisicità dei protagonisti, sui primi piani e sul linguaggio del corpo, mettendo in secondo piano ambientazione e descrittività degli sfondi, contribuisce alla resa drammatica – intesa come dinamiche che intercorrono tra i personaggi – stringendo l’obiettivo e il focus sugli attori in campo e sui loro tormenti personali.
Si parla forse troppo poco di questo Captain America che invece meriterebbe maggiori attenzioni da parte di pubblico e critica.

THE FLASH #70 di Joshua Williamson e Howard Porter

Dopo una serie di prestazioni opache, fatte di buoni spunti ma di risoluzioni anticlimatiche, Joshua Williamson si gioca la carta della narrazione delle origini.
Comincia in questo numero infatti Year One, saga che dovrà, teoricamente, ridefinire Barry Allen.
Il primo capitolo è sostanzialmente un bel cambio di passo rispetto a quanto visto negli ultimi mesi, Williamson conferma la sua propensione alla prolissità, a tratti ridondante, ma senza gli eccessi visti finora.
Molto interessante il finale che lascia aperto il campo a dozzine di speculazioni: potremmo trovarci di fronte a uno Year One anticonvenzionale che promette ricadute interessanti nella timeline corrente.
I detrattori della cosiddetta decompressione saranno felici nell’affrontare un testo denso di eventi che costringe Howard Porter agli straordinari nella realizzazione di layout molto fitti e spesso ricchi di dettagli: nonostante la propensione del disegnatore a utilizzare un tratto spesso e riccamente modulato la leggibilità non sembra risentirne.
Porter è indubbiamente l’arma in più di questo albo ricco di trovate grafiche molto interessanti: il suo Flash, in maniera quasi metatestuale, è troppo veloce per essere contenuto dalle stesse vignette e balza da una pagina all’altra sfuggendo dai bordi e dai confini della griglia fumettistica.
Al momento l’unica sfida che Williamson e Porter sembrano non voler affrontare è quella di svincolare Iris West dalla sua caratterizzazione da “Lois Lane wannabe” a favore della costruzione di un personaggio femminile valido e originale.

Bam’s Version

HAWKMAN #12 di Robert Venditti e Bryan Hitch.


Hawkman giunge alla fine del suo volo – circa. Out Of Many, One di Robert Venditti e Bryan Hitch segna la fine della lunga saga introduttiva di questa nuova serie dedicata al Vendicatore Alato.

Il #12 di Hawkman conclude il lungo viaggio multidimensionale, spazio-temporale di Carter Hall, costretto a vivere le sue vite passate, future e parallele allo scopo di rivelare il suo collegamento ai terrificanti Deathbringer, macchine universali dispensatrici di morte in tutta la galassia. Robert Venditti – che già con X-O Manowar si dimostrò più che capace di scrivere guerrieri volanti arrabbiatissimi – si è rivelato la scelta perfetta per riportare in gioco Hawkman dopo il reset del personaggio visto in Dark Nights: Metal.
Carter Hall si è rivelato vulnerabile, complesso e dilaniato da un passato che non comprende ed un futuro indecifrabile: intrappolato in un ciclo apparentemente infinito di vite, l’obiettivo concreto di Hawkman in questa serie era scoprire se stesso e il proprio ruolo. In questa girandola avventurosa, fantascientifica e assorbita a pieno dalle onde della continuity DC, Robert Venditti ha liberato il suo estro creativo, regalando nuovi spiragli sulla intricata storia editoriale del personaggio.

Da Thanagar a Rann, da Krypton al Microverso, cambiando nomi e origini: Carter Hall si è scoperto Catar-Ol, Ktar, Khufu ma anche Katar Hol.  Un uomo da mille volti, morto e risorto, nato piú volte e proprio per questo estremamente fragile. La domanda posta da Robert Venditti è interessante e profondamente iconica: chi è davvero Hawkman? In questo senso, gli ultimi stralci di questa saga iniziale vanno interpretati come una risposta concreta.

Dietro la splendida prova artistica di Bryan Hitch e del team artistico a suo supporto si nasconde l’essenza del personaggio. Osservare decine, centinaia di Hawkman districarsi tra i raggi laser dei Deathbringer, vederli distruggere le macchine mortali in un turbinio di esplosioni, detriti e colpi di mazze chiodate che si susseguono, permette al lettore di notare come Hawkman sia davvero un personaggio unico, figlio di molte interpretazioni.
Hitch, al top della forma dopo il fallimentare esperimento da autore completo su Justice League, riporta al centro della sua arte l’occhio ampio, cinematografico dei suoi Ultimates, firmando un vero blockbuster a fumetti, spettacolare da sfogliare ma ancora più interessante da approfondire se si tiene conto della cura per i dettagli nel design dei singoli Hawkmen e nel loro modo di combattere.

Come da titolo, traduzione del latino E Pluribus Unum, Hawkman è la somma di tutte le sue vite precedenti – Robert Venditti e Bryan Hitch lo rendono evidente. Sebbene contrapposto ad un antagonista decisamente poco sviluppato e graficamente mediocre, costruire una nemesi speculare ad Hawkman permette una più facile digestione e metabolizzazione del messaggio comunicato da Venditti, semplice ma efficace. Il singolare percorso narrativo di Carter Hall permette agli autori una discreta libertà creativa – un personaggio ben costruito nel tempo e nello spazio e, proprio per questi motivi, capace di attingere a più angoli dell’Universo DC per spingere in avanti le proprie storie.

Perché andiamo al San Beach Comix

La locandina dell’ultimo Ascoli Comics & Games.

Chi conosce l’Associazione Culturale Dimensione Fumetto – associazione che sta dietro a questo sito che tanto vi/ci appassiona – sa quanti sforzi e quanto lavoro abbiamo profuso negli ultimi 25 anni nella promozione e nella divulgazione del medium Fumetto nel territorio di Ascoli Piceno e dintorni.
Incontri, mostre, concorsi, cineforum, viaggi e chi più ne ha più ne metta: abbiamo ottenuto la nostra buona dose di successi e un altrettanto significativo numero di fallimenti.
Nell’ultima categoria ricade il progetto, vissuto assieme ad altre associazioni e imprenditori della nostra città, Ascoli Comics & Games.

Sia chiaro: le cinque edizioni che siamo riusciti a mettere in piedi tra il 2008 e il 2012 sono state un momento importante sia dal punto di vista della proposta culturale che da quello della risposta del pubblico. In un periodo in cui la “moda” delle fiere del fumetto e degli “eventi comix” non esisteva ancora, siamo riusciti a portare in piazza il lavoro di tante associazioni culturali facendo emergere un sottobosco di attività che fino a quel momento era perlopiù sconosciuto ai residenti della città di Ascoli Piceno.

Il fallimento sta nel non essere riusciti a imporci nonostante il valore oggettivo della manifestazione: tenere in piedi l’evento avrebbe chiesto un grosso sforzo fatto di mediazioni, compromessi e un altissimo tasso di rospi da ingoiare.

Non ce l’abbiamo fatta.

Negli ultimi anni invece è esploso il fenomeno delle varie fiere del fumetto organizzate in posti improbabili nelle maniere più improbabili da enti e/o associazioni dalla dubbia competenza.

Un aneddoto per chiarire: parlando del più e del meno con uno di questi organizzatori, costui mi disse una cosa del tipo «Ah sì, poi adesso hanno fatto uscire quella brutta copia di Tex. Aspe’ come si chiama? Agon? Agor?». Parlava di Zagor.
Non credo di dover aggiungere altro.

La locandina di DF e Scienza.

Ci si è accorti che questo tipo di eventi può essere molto utile per “far cassa”, soprattutto perché, spesso e volentieri, si può contare su una forza lavoro che, spinta dalla passione, può risultare molto economica.
Roba organizzata alla bell’e meglio e che col fumetto  ha davvero poco a che spartire: due bancarelle di Funko Pop, un venditore di cup noodles, un concorso cosplay con i costumi da 15 euro comprati su AliExpress e, quando va bene, una zona ludica con Monopoli e Gino Pilotino.

Per farla breve molti “Comix” sono delle sagre in cui si mangia peggio.

Per questo motivo, quando tre anni fa sono venuto a conoscenza del San Beach Comix non ho potuto fare a meno di storcere il naso (Valentino, Raffaela e gli altri mi perdoneranno, ma non li conoscevo e la stima che nutro ora nei loro confronti doveva ancora nascere).
Era anche la mia personalissima fase in cui ritenevo che al di fuori di Lucca Comics & Games, Napoli Comicon, ARF! e poche altre non c’era ragione che esistessero altre manifestazioni sul fumetto.
Sbagliavo.

Sebbene sia tutt’ora convinto che molte di queste “sagre del fumetto” (nessun riferimento alla Sagra dei Fumetti di Verona che ora ha giudiziosamente cambiato nome in ComicsFest n.d.a.) siano dannose alla promozione del mondo del Fumetto, non portando nessun tipo di proposta culturale e svilendo tutto il “mondo fumetto” riducendolo a baraccone pseudo-circense, esistono delle manifestazioni che riescono a proporre dei contenuti interessanti pur non disponendo di budget astronomici.
Queste manifestazioni medio-piccole hanno il merito di riuscire a radicarsi sul proprio territorio e di intercettare un pubblico che le varie Lucca Comics non hanno possibilità di raggiungere: quello composto da persone che non hanno idea di cosa sia questo mondo in cui noi viviamo abitualmente, ma che un’occhiata gliela danno volentieri. Famiglie che fanno una passeggiata tra gli stand, ragazzini che comprano un fumetto perché hanno visto Avengers al cinema, semplici curiosi catturati dal titolo di una conferenza, ecc…

In questo senso il San Beach Comix si presenta come un riuscito compromesso tra le necessità di bilancio e quelle di proporre un evento con una precisa dimensione culturale.

La locandina del San Beach Comix 2019 disegnata da Pasquale Qualano.

Ci sono gli stand coi Funko Pop anche qui, ci sono quelli che vendono i cup noodles, i cosplay fatti bene e quelli “arrangiati”, e ci sono tante altre iniziative che invece di portare soldi cercano di parlare alla gente di fumetto nella maniera più ampia possibile: noi di Dimensione Fumetto porteremo avanti qui il nostro progetto DF e Scienza, ci saranno la Noise Press e le Edizioni Inkiostro, ci saranno autori con una bella carriera alle spalle e altri, ci auguriamo, con una bella carriera davanti.

Ma soprattutto, come nelle due edizioni passate, ci saranno la passione e la caparbietà dei nostri amici dell’Associazione Fumetti Indelebili che organizzano la manifestazione spendendo quantità copiose di soldi, lacrime e sangue.

Loro il grosso sforzo l’hanno saputo fare, hanno ingoiato più rospi di quanti se ne possano pensare, ma alla fine stanno riuscendo nel loro intento.
Quindi: forza San Beach Comix!

P.S.: chi conosce il nostro territorio sa quanto sia rivoluzionario il fatto che degli ascolani tifino per dei sanbenedettesi e che questi ultimi si affidino a degli ascolani per delle collaborazioni.

La Dottrina di Bilotta e Di Giandomenico – una recensione indipendente

Nell’anno 2006 Alessandro Bilotta vinse il premio Micheluzzi per la “miglior sceneggiatura di una serie realistica”. Il fumetto di cui si parlava era La Dottrina, disegnato da Carmine Di Giandomenico, e chiunque lo abbia letto non può non sentire un brivido al pensiero che tra il mondo descritto nei quattro volumi originali e la parola realtà possa esistere una qualche correlazione.

«Ma sa io fossi già nient’altro che una proiezione mentale del Nocchiere?»

La letteratura distopica fantapolitica ha illustri antenati, ma nasce davvero nel 1921, quando in Europa si affacciavano quegli incubi moderni che furono i regimi totalitari: con Noi, di Zamjatin Evgenij, si cominciano a immaginare società dell’orrore organizzato che nel breve giro di dieci anni diventeranno inimmaginabili realtà, dalle ceneri di una democrazia immatura e nel fertile humus di un’umanità resa affranta e incattivita da una Guerra Mondiale. Quando Orwell scrive il suo 1984  lo fa con gli occhi di chi ha visto l’Europa ridotta in macerie purgarsi del nazismo e del fascismo, senza ancora possedere la piena consapevolezza di quel che accadde nei campi di sterminio, e con l’inquietante presenza di Stalin a un tiro di missile. Le due guerre mondiali hanno mostrato al cielo di quali abissi è capace l’umanità, e gli autori delle distopie fantapolitiche si sono ritrovati a assomigliare agli scrittori di cronaca.

«In Corea del Nord lo sanno di essere sudditi di un totalitarismo, o non credono forse di essere liberi, più liberi degli altri?»

Io i totalitarismi li ho studiati parecchio, dal punto di vista storico e filosofico, e ora che ho letto la ristampa de La Dottrina uscita per Feltrinelli Comics, posso dire con una certa sicurezza che anche Bilotta lo ha fatto. E a pensarci è forse questa la qualità migliore dello scrittore romano: i suoi testi sono come la distillazione essenziale di un profondo lavoro di ricerca, un’alchimia di sensi, parole e significati, che dal piombo del materiale d’origine crea l’oro di un’opera originale. Il risultato è un fumetto che può esser fruito su più livelli: è un volo d’uccello sul mondo del Nocchiere, in cui tutti sono escrescenze cancerose; è un grappolo di storie di disperazione, piccole parentesi di felicità, amore, amicizia e perdizione.

Da un lato Bilotta rispetta i gli stilemi del genere che ha prescelto, cimentandosi nella creazione e animazione di un mondo fittizio descritto con tono che sa oscillare fluidamente tra ironia e dramma, semplicità e approfondimento, passione e freddezza; dall’altro Carmine Di Giandomenico conferisce alle tavole un taglio che sintetizza fantascienza e realismo, mostrando già da questa prova il tratto nervoso e dinamico che diverrà il suo marchio di fabbrica. Non c’è una sola parola, nè una sola vignetta, che non sembri scelta accuratamente per aprire una finestra verso un altro significato, o un’altra opera, creando una rete di rimandi che è l’esatto contrario, e forse l’antidoto, alla terrificante società del Nocchiere, la cui unica debolezza è il non poter controllare interamente i nostri pensieri.

All-focus

«E se il segreto non fosse controllare quel che pensiamo, ma soltanto quel che compriamo?»

La lettura de La Dottrina è un’esperienza che non si esaurisce nel momento in cui si arriva all’ultima pagina. Ti accompagna nell’arco della giornata, inietta dubbi, paure e domande nel cervello. Lo fa perché il suo ultimo significato risiede nella consapevolezza che la Verità è, a un tempo, il parametro su cui tariamo le nostre vite e dirigiamo azioni e pensieri e, dall’altro, un oggetto malleabile, soggetto a essere adulterato con mezzi e modalità che oggi sono tragicamente noti e alla portata di tanti. Quanta della Verità in cui crediamo è voluta da altri? Chi è il nostro Nocchiere? A quale Dottrina obbediamo?

All-focus

«E non saranno le mie passioni, i miei hobby, lo scrivere e leggere, soltanto la mia speciale versione personalizzata di una Terapia Perelà?»

Copertina de "La Dottrina" di Alessandro Bilotta e Carmine Di Giandomenico.A questo punto leggere La Dottrina è semplicemente un dovere. Forse l’insensato tran tran delle nostre vite quotidiane è come una serie infinita di numeri, e forse a ognuno di questi numeri bisogna imparare a dare un significato, presto, prima che arrivi qualcun altro a darglielo al posto nostro creando una Verità a cui non ci resta di aderire a testa bassa. 41 è “età della ragione”, che significa porsi le domande giuste senza avere una risposta.


Alessandro Bilotta, Carmine Di Giandomenico
La Dottrina
Feltrinelli Comics, aprile 2019
colore, pagg. 224, € 22,00
ISBN 9788807550263

Nob: Un papà alla francese

Il fumettista francese Nob ci illustra (in senso letterale) che vita può avere un padre single con quattro figlie, di età variabile dall’adolescente alla bebè.

Lo fa cercando un via di mezzo tra un tutorial per sopravvivere e un racconto di cronaca di vita familiare.

Il libro, pubblicato in versione italiana da Tunué, è strutturato in sei aree, a loro volta suddivise in pagine singole o doppie, che trattano argomenti diversi. Proprio come un manuale, per cui si può andare a cercare l’argomento di interesse, senza dover per forza leggere tutto, o la cui lettura può essere fatta come una vera e propria consultazione.

Dopo una breve introduzione sull’immancabile decalogo e la “giornata tipo”, si passa ad affrontare gli argomenti sostanziosi.

Educazione, psicologia, cultura e svago, comunicazione, le “ricorrenze familiari”, il cibo e i pasti.

Niente di particolarmente originale, ma un lavoro ben fatto.

Per lo più una serie di vignette singole raggruppate per argomento. A volte presentate come un elenco di opzioni.

Con l’immancabile “come noi vediamo loro” e “come loro vedono noi”, tanto di moda su tutti i social network. E con alcune pagine di manuale vero e proprio, come quella de I regali fatti in casa oppure l’elenco dei papà famosi, reali o di fantasia (immancabile la versione di Nob di Homer Simpson e di Barbapapà). Che mantengono un taglio ironico, ma con un livello un po’ altalenante.

Ci sono delle pagine che un po’ si raccontano, quelle in cui il papà (quasi) perfetto dal divano parla con il pubblico (addirittura davanti alle telecamere). E in cui le figlie fanno da pubblico e da operatori audio e video.

Così Nob sembra costruire una specie di sitcom televisiva, con battute singole accompagnate dai commenti esterni, per cui il papà, oltre a comparire nelle singole situazioni, fa da voce fuori campo. Una specie di Zelig cartaceo. E come nelle trasmissioni comiche della TV, c’è una certa ripetitività, se non nelle parole, certamente nel taglio, negli schemi logici, nelle corde che vengono toccate.

E ci inserisce, rendendole fruibili nella forma grafica della carta, molte delle modalità relazionali moderne a cui siamo sempre più abituati. Oggi relegate nelle comunicazioni elettroniche.

Mescolandole peraltro con altre modalità che noi, lettori dell’ormai antico Manuale delle Giovani Marmotte, conosciamo bene. La manualistica illustrata infatti è stata una grande risorsa per noi giovani della seconda metà del secolo scorso, e ha anche aiutato a dare una forma di serietà al fumetto, spesso considerato di nessuno spessore culturale.

Il manuale di Nob prova a mettere insieme queste due anime. Sembra voler creare un trait d’union tra la manualistica illustrata più tradizionale e i tutorial online moderni. Trattando un tema che consente tanti punti di vista e un atteggiamento divertito, sollevato e distaccato.

Ovviamente si prende in giro la condizione dei padri, esasperando un po’ tutte le situazioni.

Questa esasperazione è talvolta eccessiva. E la casistica non copre tutte le opzioni familiari.

In effetti un padre single con quattro figlie non è esattamente lo standard. Anche se ne abbiamo incontrati altri, nei fumetti e nei cartoni animati. Basti pensare alla situazione familiare di Gru in Cattivissimo me (non a caso creata da un altro francese, Pierre Coffin), con cui, se si eccettua l’ultimogenita, anche la caratterizzazione delle figlie ha dei punti di contatto.

Non che il lavoro non sia godibile, e va inserito nel percorso di Nob, che in Francia per Dupuis ha pubblicato anche una serie di cinque volumetti, oltre alle immancabili copertine e anticipazioni su Spirou. Il successo è grande, al punto che nel numero 4429, in edicola dal primo maggio, per parlare del colore nei fumetti, una tavola di Dad è presentata nella versione di sei coloristi diversi. Ed è anche possibile scaricare dal sito del giornale la stessa tavola e colorarla.

Ma a volte si ha la sensazione che non ci si sia decisi del tutto sui destinatari del fumetto, per lo meno per questo volume. Se i bambini (9+, dice in effetti il sito di Dupuis, e Spirou è un giornale per giovani lettori) o per adulti che vogliano un po’ sorridere della situazione degli quarantenni maschi, che spesso non sono cresciuti abbastanza per essere genitori credibili…

E infatti è un papà che mantiene un (sostanzioso) lato infantile. La cui autorevolezza è minata, per cui le figlie lo trattano più con condiscendenza che con rispetto.

La grafica è quanto ci si aspetta da un fumettista/vignettista franco-belga. I personaggi sono ben caratterizzati (l’adolescente altezzosa ha anche il nasino alla francese). Il taglio è ovviamente ironico e divertente, e Nob riesce bene in questo. La costruzione delle tavole è molto regolare, dando il senso di “raccolta di vignette” di cui parlavamo anche sopra.

Specialmente le pagine intere, a partire dalla copertina, sono molto ricche di dettagli, mentre le vignette evidenziano la scena in primo piano, riempiendola con lo sfondo solo quando è necessario. I colori accompagnano in maniera lineare, ribadendo, con gli sfondi o i viraggi, gli stati d’animo che l’autore sottolinea. Ma senza esagerare mai, mantenendo tonalità pastello che ben si accompagnano all’atmosfera comunque sfumata di tutto il libro.

Per tutti noi papà, non tanto un manuale, ma un modo per ritrovarsi, in alcuni atteggiamenti e situazioni. Un modo simpatico per fare dell’autoironia, anche se a volte un po’ fine a se stessa.

Per gli altri (mio figlio di 8 anni lo ha voluto leggere), un modo per far sorridere della figura del padre, oggi sempre più nel vortice della crisi di identità.


Nob (Bruno Chevrier)
Manuale del papà (quasi) perfetto
Tunuè, 2019
72 pagg, colore, cartonato, cm 14×21, € 14.50
ISBN 9788867903306

DF Scienza, un nuovo settore di Dimensione Fumetto

In occasione di San Beach Comix Vol. III e proseguendo nella collaborazione con l’Associazione Culturale Fumetti Indelebili, Dimensione Fumetto inaugura DF Scienza, il logo sotto il quale inseriremo le nostre iniziative legate alla scienza a fumetti.

L’esordio sarà proprio per il weekend della manifestazione a cui DF collabora fin dalla prima edizione.

Il 17 e 18 maggio prossimi pertanto, tra Ascoli Piceno e San Benedetto del Tronto, ci saranno alcune iniziative che vedranno protagonisti autori del panorama nazionale (e non solo) in questo settore.

Ospiti per l’occasione Bruno Codenotti, dirigente di ricerca del CNR, e Claudia Flandoli, disegnatrice già presente sulle nostre pagine e collaboratrice di Comics&Science di CNR Edizioni.

Questo il programma:

  • Venerdì 17 maggio
    • mattino: incontro con gli studenti del Liceo Scientifico Orsini di Ascoli Piceno
    • pomeriggio
      • ore 15: incontro con gli studenti dell’Istituto Comprensivo Folignano Maltignano
      • ore 17.30: incontro presso la libreria Rinascita di Ascoli Piceno, con valore di formazione per gli insegnanti
  • Sabato 18 maggio
    • mattino: incontro con gli studenti dell’Istituto Comprensivo e del Liceo di Montalto delle Marche. Anche questo vale come formazione.
    • pomeriggio: ore 18 incontro presso la libreria Mondadori di San Benedetto del Tronto per il San Beach Comix

Speriamo che sia l’inizio di un percorso che con sempre maggior attenzione porti a capire il legame fra la nona arte e la cultura a tutto tondo, in particolare con il linguaggio illustrato che può essere veicolo della cultura scientifica, ancora considerata appannaggio di pochi.

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