Monthly Archives: novembre 2018

Wednesday Warriors #12 – Da Heroes in Crisis ad Amazing Spider-Man

In questo numero di Wednesday Warriors:

Gufu’s Version

HEROES IN CRISIS #3 di Tom King, Clay Mann e Lee Weeks

In questo terzo capitolo di Heroes in Crisis, Tom King interrompe il racconto incentrato sulla ricerca dell’assassino dei residenti al Santuario per fare un passo indietro e raccontarci le vittime in un flashback carico di tensione. Ricorrendo quello che è uno dei tratti distintivi della sua scrittura King approfondisce i profili psicologici di tre dei pazienti della struttura creata da Batman, Superman e Wonder Woman mostrando anche i meccanismi che regolano il funzionamento del Santuario. Lo scopo dichiarato di Heroes in Crisis infatti non è tanto quello di raccontare un “normale” evento supereroistico, grande o piccolo che sia, quanto di mostrare le conseguenze psicologiche ed emotive dei traumi sperimentati dai supereroi nello svolgere il proprio operato: assistiamo al drammatico conflitto interiore di Lagoon Boy, unico superstite dei Titans East, incapace di venire a patti con i propri sensi di colpa; vediamo Wally West alle prese con il dramma, accennato ma mai approfondito nel corso del Rebirth, della solitudine e della perdita della propria famiglia; e scopriamo il lato insicuro e autodistruttivo di Booster Gold solitamente nascosto dalla sua patina di arrogante sicumera.
Qui, salvo successive smentite, la pretesa di realismo della serie cede il passo alle necessità narrative: le dinamiche che regolano questa sorta di clinica psichiatrica sono l’antitesi di quello che normalmente prevede un normale processo di riabilitazione. L’isolamento, la ricerca autonoma della propria cura, la mancanza di contatto umano non sono gli strumenti più comuni, o adatti, nel normale trattamento di assistenza psicologica.
Indubbiamente il lettore più addentro alla continuity DC riesce ad apprezzare maggiormente determinate sfumature, a identificarsi maggiormente con le storie dei personaggi e a intuire la rilevanza di un certo personaggio che appare nell’ultima tavola, ma gli autori riescono bene a evidenziare i momenti cardine della trama anche agli occhi del lettore occasionale.
Clay Mann si prende un mese di pausa disegnando solo la prima e l’ultima tavola lasciando il resto dell’albo nelle mani capaci di Lee Weeks; quest’ultimo adatta il suo stile nel segno della continuità stilistica senza però snaturare la sua vena più marcatamente noir. Il risultato è splendidamente in linea col racconto disturbante di tre supereroi affetti da Sindrome da Stress Post Traumatico: i colori luminosi e caldi di Tomeu Morey agiscono in contrasto con le pennellate nere di Weeks e con il sottotesto tragico che il lettore già conosce conferendo alla storia un andamento inquietante.

AQUAMAN/JUSTICE LEAGUE: DROWNED EARTH #1 di Scott Snyder, Francis Manapul e Howard Porter

Si chiude con questo albo il crossover “Drowned Earth” che abbiamo seguito con attenzione in questa rubrica confermando le impressioni, positive e negative, date dai capitoli precedenti.
Scott Snyder conferma la sua vulcanica verve creativa finendone quasi vittima: tutto Drowned Earth è ricco di idee, spunti, conflitti e riflessioni che, per scelta o per mancanza di spazio, si accavallano e si sovrappongono finendo per congestionare, e a tratti appesantire, tutta la narrazione.
Tutta la saga manca di quel respiro epico di cui avrebbe bisogno mettendo in difficoltà anche due disegnatori veterani e ricchi di talento come Francis Manapul e Howard Porter, costretti a layout più fitti e carichi di balloon. Manapul si affida a un tratto più marcato, fatto di linee più spesse e chiuse rispetto al suo stile classico, per favorire la leggibilità della tavola riuscendo così a non perdere di efficacia; Porter invece vede maggiormente penalizzato il suo stile muscolare che, frammentato in vignette, ha poco spazio per esprimersi al meglio.
Al netto di queste osservazioni, da un punto di vista puramente strumentale, il crossover riesce però in tutti i suoi intenti: Snyder riesce a mettere su un evento dalla grande portata allestendo uno scenario fantasy-supereroico nel quale ambientare un ottimo prodotto di intrattenimento, dona spessore e centralità al personaggio di Mera, crea un nuovo status quo per Aquaman, introduce nuovi elementi nella mitologia di Atlantide e porta avanti al sottotrama che vede opposta la Justice League alla Legion of Doom.
Complessivamente si tratta di un prodotto riuscito ma che soffre di diverse criticità soprattutto in virtù delle potenzialità del materiale disponibile e non sfruttato appieno.

Bam’s Version

IRONHEART #1 di Eve L. Ewing, Luciano Vecchio e Kevin Libranda.

Arriva, per tutti i personaggi a fumetti, la prova del nove e, per Riri Williams, la prova è sopravvivere al debutto della sua serie regolare in solitaria.
Personaggio creato da Brian Michael Bendis e Stefano Caselli nel 2016 come “sostituto” momentaneo di Tony Stark, la giovane ragazza afro-americana ha riempito l’armatura di Iron Man per qualche anno e, solo recentemente, ha cambiato la sua identità e la sua apparecchiatura in quella di un’eroina tutta nuova, Ironheart.
Alle writing duties della serie troviamo l’altrettanto giovane e di colore Eve L. Ewing, scrittrice che debutta nel mondo dei fumetti con qualche incertezza di troppo: sono apprezzabili l’entusiamo e l’inventiva che derivano da un’occasione simile, ma la Ewing esagera condendo i dialoghi con termini tecnologici e fantascientifici, sacrificando intere sequenze e appesantendo lo scorrere della lettura proprio quando ci sarebbe bisogno di passare all’azione, disegnata dai funzionali ma non strabilianti Kevin Libranda e Luciano Vecchio.
Un vero peccato dover farsi forza e sopportare l’eccessiva verbosità già a metà dell’albo, tra macchinari ed esposizione narrativa, perché il fumetto trova un’anima quando è il “lato umano” ad essere esposto. La giovane Riri ha finalmente una voce sua, genuina e spontanea, che mostra preoccupazioni coerenti con la sua età e il suo status da adolescente geniale.
Un albo d’esordio che spacca il giudizio a metà ci costringe a rinviare il giudizio al mese venturo.

AMAZING SPIDER-MAN #10 di Nick Spencer, Humberto Ramos e Michele Bandini.

Nick Spencer porta a conclusione il suo terzo arco narrativo, Heist. In questi primi dieci numeri della serie, è diventato sempre più chiaro l’intento dello scrittore, che ha voluto costruire da zero il mondo intorno al suo Uomo Ragno. Dopo aver analizzato il protagonista principale ed i suoi comprimari, qui abbiamo un occhio di riguardo volto all’aspetto romantico e sentimentale, riproponendo un dualismo tanto caro agli amanti del Ragno anni ‘80.
Mary Jane Watson e la Gatta Nera sono protagoniste di una interessante analisi del loro ruolo nella vita di Spider-Man mentre, sullo sfondo, il Testa-di-Tela si trova a dover affrontare la Gilda di Ladri e Odessa Drake in ottime sequenze action firmate da Humberto Ramos.
Il lettore ripercorre parte della strana vita sentimentale dell’Uomo Ragno con un Michele Bandini che colma i vuoti di Ramos con uno stile meno frenetico e più morbido, dando a MJ il tempo di spiegare un ritorno di fiamma voluto tanto dai fan.
Spencer continua ad essere la voce perfetta per questo Spidey caciarone e battutaro e la serie si muove sempre di più verso la costruzione di una base stabile… da far crollare eventualmente in futuro *occhiolino occhiolino*.

DAREDEVIL #612 di Charles Soule e Phil Noto.

Death of Daredevil non è di certo un titolo originale. A memoria, ricordo almeno due o tre volte in cui abbiamo assistito alla “morte” dell’Uomo Senza Paura. Questa di Charles Soule è una delle più strane che abbia mai letto.
L’arco narrativo che pone fine ai due anni di gestione Soule è l’apice di una intera serie che non ha mai saputo trovare la sua identità, bloccata in uno strano limbo tra la classica run di “Daredevil” con Kingpin e l’audace ma verboso legal e procedural drama.
Soule chiude (?) l’ennesimo scontro tra il Diavolo e il Sindaco di New York e, se Phil Noto ha reso meno amara la lettura, questo ultimo capitolo si risolve con un’ulteriore beffa, che non solo lascia la trama in medias res, ma addirittura sembra scollarsi di parecchie responsabilità.
Ai posteri l’arduo compito di sbrogliare una matassa che non è stata affatto sciolta, un dono scomodo che Soule lascia ora a Jed Mackay e Chip Zdarsky.

Wednesday Warriors #11 – Da Iron Man a Drowned Earth

In questo numero di Wednesday Warriors:

Bam’s Version

ASTONISHING X-MEN #17 di Matthew Rosenberg & Greg Land

Nel turbinio di testate mutanti che si rincorrono negli ultimi anni, gli Stupefacenti X-Men di Matthew Rosenberg e Greg Land si sono ritagliati un posto speciale. Come specificato nella lettera dell’autore in chiusura dell’albo, questo gruppo è stato messo insieme dall’autore basandosi sui suoi preferiti da adolescente, personaggi come Havok, Bestia e Dazzler uniti dal fatto di essere “gli sfigati”, quelli che prova e riprova si trovano sempre a dover affrontare un muro di mattoni.
Negli ultimi quattro numeri di questa serie, Rosenberg si è divertito a mostrarci un Alex Summers fallito cronico alla disperata ricerca di redenzione, ingarbugliato in una fitta serie di eventi che lo hanno portato a cozzare la testa con gli X-Men, il Governo e i Reavers; insieme a lui, un gruppo di “non X-Men”, che ha intrattenuto il lettore a dovere con action esplosiva e dialoghi ironici e pungenti, con qualche ben piazzata riflessione sul significato dell’essere un X-Man anche quando tutto va storto.
Una run di breve durata, ma decisamente divertente e soprattutto interessante per possibili sviluppi futuri. Rosenberg, nel frattempo, si trasferisce su Uncanny X-Men…

TONY STARK: IRON MAN #6 di Dan Slott, Jeremy Whitley & Valerio Schiti

Benvenuti nell’eScape, popolazione: il mondo intero…o chiunque possa permetterselo.
Comincia, in questo sesto numero della serie di Dan Slott e Valerio Schiti, Stark Realities, arco narrativo che sembra promettere una confluenza di vari elementi introdotti nei primi numeri.
La realtá virtuale firmata Stark è finalmente disponibile sul mercato e, per il Vendicatore Dorato, gestire una multinazionale e un impero tecnologico non basta.
Il cast di comprimari comincia a muoversi in direzioni ben precise ma è ancora troppo ingarbugliato per non rallentare la trama principale: diverse sottotrame si incrociano e si tagliano la strada. Mentre i disegni brillanti e l’ultra-dinamicità dell’azione di Schiti e i dialoghi di Jeremy Whitley aiutano lo scorrere delle pagine, Slott ha ancora bisogno di fare chiarezza.
In questo momento, Tony Stark: Iron Man sembra una serie che deve ancora trovare la sua voce ben definita; nonostante tutto, intrattiene più che a sufficienza, specialmente sul lato artistico.

WEB OF VENOM – CARNAGE BORN #1 di Donny Cates & Danilo Beyruth

Dall’inizio del “Fresh Start” in casa Marvel, Donny Cates ha avuto le mani più che impegnate, tra Inumani e Morti annesse, Ghost Rider dallo spazio profondo e Titani Pazzi da futuri alternativi.
La costante, però, resta l’incredibile lavoro di recupero e ristrutturazione del micro-universo dei simbionti. Carnage Born, one-shot dedicato alla (ri)nascita di Cletus Kasady, si incastra perfettamente nel mosaico assemblato dallo scrittore Texano.
Cates ci aggiorna sulle condizioni dell’ospite più famoso del simbionte cremisi e lo riporta alla realtà attuale. L’albo è ammantato di aura solenne, con uno stile cupo e grottesco che si interrompe al culmine di riti misteriosi, lasciando nuovamente spazio alla volgare, violenta e brutale follia di Kasady una volta giunti al suo “ufficiale” ritorno.
Danilo Beyruth ai disegni rientra perfettamente negli standard Ragneschi, specialmente degli ultimi anni, dando il suo meglio quando Carnage è protagonista, inventando qualche curiosa variabile nelle situazioni più complicate per il simbionte. Con Carnage Born troviamo di fronte ad un importantissimo ed intrigante crocevia per il futuro di Venom: Cates può continuare a tessere la sua oleosa tela nera in tranquillità.

Gufu’s Version

DROWNED EARTH di Scott Snyder, James Tynion IV, Dan Abnett, Francis Manapul, Howard Porter, Frazer Irving, Bruno Redondo e Lan Medina

Con un tempismo per nulla fortuito la DC Comics ha deciso di concentrare una parte significativa del proprio parco testate al cross-over Drowned Earth imperniato sulla figura di Aquaman proprio a ridosso dell’uscita del film di James Wan nelle sale cinematografiche.
È sintomatico che la trama principale dell’evento si snodi non sulla testata dell’eroe acquatico ma sulla ben più popolare Justice League.
Come abbiamo già visto è Scott Snyder a prendersi il compito di architettare il rilancio di Aquaman (che avverrà il mese prossimo per mano di Kelly Sue DeConnick e Robson Rocha) affiancato dall’altro scrittore della testata: James Tynion IV.
I due si alternano alla scrittura della trama principale su Justice League #10, #11 e #12 e sui due speciali Justice League/Aquaman – Drowned Earth #1 e Aquaman/Justice League – Drowned Earth #1. A Dan Abnett, autore del pregevole ciclo di storie di Aquaman sin dall’inizio del Rebirth, spetta il compito di occuparsi dei tie-in su Aquaman #41 e #42 e Titans #29.
Alla vigilia dell’ultimo episodio si possono già tirare delle somme sul lavoro generale: indubbiamente sfruttare la spinta promozionale del film è una di quelle mosse commerciali che la DC comics sta apprendendo dalla concorrenza e che risulta particolarmente necessaria a un personaggio come Aquaman che ha sempre faticato a imporsi sul grande pubblico indipendentemente dalla qualità del fumetto. Da Peter David a Dan Abnett passando per Geoff Jones il nostro eroe non ha avuto carenza di autori capaci e di storie di alto livello, nondimeno ha sempre sofferto un ingiustificato complesso di inferiorità nei confronti degli altri Big della casa editrice: l’indubbio carisma di Jason Momoa potrebbe quindi riuscire ad affrancare l’alter ego di Arthur Curry dalla fama di “supereroe sfigato” che gli è stata cucita addosso.
All’interno di queste necessità più strettamente commerciali si muove il trio di scrittori succitati che sembrano muoversi entro gerarchie ben precise: Snyder e Tynion si alternano nella costruzione dell’intreccio con il secondo più intento a spiegare gli eventi e gli antefatti piuttosto che al dipanarsi degli eventi, Snyder, libero dalle incombenze descrittive, si diverte a sviluppare la sceneggiatura nel suo stile “alla Michael Bay” ormai consolidato. I due offrono così una variazione interessante alla classica trama dell’invasione da Atlantide (che da Fantastic Four Annual #1 a oggi abbiamo visto ripetersi diverse volte) senza però riuscire a convincere al 100%.
Non che manchino gli aspetti positivi, come l’interessante legame che si instaura tra Aquaman e Wonder Woman o il procedere della trama orizzontale sulla Totalità, ma il racconto, potenzialmente epico, è appesantito dall’eccessiva, quanto forse necessaria, verbosità di gran parte degli “spiegoni”: paradossalmente le parti più confusionarie, scritte da Snyder, sono anche quelle che hanno un ritmo migliore e quindi più godibili.
Il lavoro di Dan Abnett invece è costretto all’interno di paletti molto più rigidi: vincolato com’è dal soggetto principale riesce comunque a dare respiro alla storia pur senza apportare cambiamenti significativi all’intreccio. Si tratta al 90% di un lavoro di caratterizzazione e approfondimento psicologico che svolge in maniera impeccabile da professionista consumato ma che soffre della tipica inconsistenza fattuale dei tie-in: ben fatto ma sostanzialmente evitabile.
La parte del leone la fanno comunque le tavole di Francis Manapul che, con rispetto per l’ottimo lavoro di autori come Porter e Irving, hanno una qualità di un altro pianeta e si sposano sempre in maniera calzante con la magniloquenza delle trame di Snyder.
In sintesi Drowned Earth è un cross-over che, finora, ha mostrato luci e ombre ma che può risultare molto importante in prospettiva sia per la Justice League che, soprattutto per Aquaman.

Wednesday Warriors #10 – Da Mister Miracle a Uncanny X-Men

In questo numero di Wednesday Warriors:

Gufu’s Version

MISTER MIRACLE #12 di Tom King e Mitch Gerads

Con questo dodicesimo numero si conclude la maxiserie di Tom King e Mitch Gerads acclamata da critica e pubblico. E la conclusione è destinata a far discutere parecchio i fan.
Il finale di Mister Miracle in questo modo si colloca nel ristretto elenco di quei prodotti seriali che tendono a sconcertare, fino a far infuriare, i fan più ortodossi, quelli che aspettano lo spiegone finale o la grande rivelazione. Mister Miracle quindi si colloca assieme a Evangelion, a Sopranos e, citandone apertamente una sequenza, a Dallas dando ai lettori più domande che risposte.
Per farla breve: se siete un lettore di supereroi e solo di quelli state alla larga da questo albo, il finale per voi è stato scritto nel numero precedente.
Se invece avete una passione per le sfide questo è il fumetto che fa per voi: il concetto di “closure” qui viene sfruttato all’infinito e lascia tutte le spiegazioni e le interpretazioni nelle mani del lettore.
Perché il “mirror of goodness” mostra il volto di Scott Free senza nessun segno delle torture subite in giovinezza? Perché il quadro in salotto è diverso? Scott è in Paradiso o all’Inferno? Cosa succederà dopo l’ultima vignetta? King e Gerads non ce lo dicono, troppo facile (per noi e per loro), e ci lasciano con un umanissimo dubbio. Mister Miracle, e tutta la saga del Quarto Mondo, non sono stati pensati da Kirby come un mero tassello da aggiungere al DC Universe ma come riflessione sul mondo contemporaneo. Una sorta di trattato filosofico ingabbiato tra le vignette. Sta a noi rifletterci su.

FANTASTIC FOUR #3 di Dan Slott e Sara Pichelli

In questa prima trilogia Dan Slott fa finalmente tornare il quartetto nel Marvel Universe ma, cosa ancora più importante, presenta il suo manifesto programmatico sulla serie. Slott sa bene che il concetto di Famiglia, da sempre perno narrativo della testata, ha subito profondi cambiamenti e riflessioni negli ultimi decenni e allo stesso modo sa che non può togliere questo perno senza snaturare il supergruppo. Per questo motivo allarga il concetto di famiglia a tutti quelli che sono stati membri del quartetto facendolo arrivare ad essere, di fatto, un elemento fondante dell’Universo Marvel.
Stan Lee e Jack Kirby infatti hanno dato vita a questo mondo partendo da questo primo nucleo, genitoriale, creatore e Slott ce lo ricorda mettendo i quattro in conflitto con un antagonista che rappresenta e incarna il suo esatto contrario: la distruzione.
I Fantastici Quattro sono creatori, gente che “aggiusta” l’universo, è questo il loro vero grande superpotere e come tali affrontano le sfide poste loro davanti.
In questa ottica di ritrovato legame affettivo si destreggiano Sara Pichelli e Nico Leon: le cinque pagine di Leon mostrano, per contrasto, l’estrema efficacia, in termini di emotività, del tratto meno definito e più nervoso della Pichelli, un vero valore aggiunto che per molti versi fa ritornare alla mente lo Scalera di Black Science chiudendo così un cerchio.
Adesso ci attende il matrimonio tra Ben e Alicia.

Bam’s Version

WONDER WOMAN #58 di G. Willow Wilson e Cary Nord.

Da una Meraviglia all’altra il passo è relativamente breve. Dopo anni di onorata militanza in Marvel, G.Willow Wilson porta il suo talento anche in DC Comics, che le ha concesso la grande occasione di poter scrivere Wonder Woman a partire da questo #58. Al suo fianco, un artista veterano che ha saputo modellare il suo stile a seconda delle esigenze e vedremo mutare, ancora, in questa occasione: Cary Nord. Il finale della scorsa run di James Robinson permette alla Wilson un approccio alle trame principali agile e senza intoppi, con il ritorno di uno degli antagonisti principali dell’Amazzone e un casus belli che mette in moto la trama di The Just War. In questa primo arco narrativo, Steve Trevor ha bisogno di aiuto, preso in ostaggio da un signore della guerra dello stato fittizio di Duvronia. L’entrata in scena di Diana lascia ampio spazio di manovra a Cary Nord, che mostra qui un tratto piú scarno ed essenziale, dinamico e ben diverso dal suo lavoro su Conan. Le chine pesanti di Mick Gray aiutano nei combattimenti ma non nelle espressioni facciali, che in alcune vignette risultano piuttosto abbozzate e mostrano la frettolosità del “nuovo” Nord, ma ottima prestazione invece per il colorista Romulo Fajardo, che rende al meglio le atmosfere medio-orientali di questo primo numero.
G. Willow Wilson comincia dunque solidamente il suo percorso sulla serie, con un ottimo cliffhanger, un villain misterioso tenuto nell’ombra e un altro in piena luce, su una strada di (apparentemente) impossibile redenzione.

COSMIC GHOST RIDER #5 di Donny Cates e Dylan Burnett.

Termina l’avventura del Frank-Castle-diventato-Spirito-della-Vendetta-diventato-Araldo-di-etc.etc., alias il Ghost Rider Cosmico, brillante invenzione di Donny Cates, che ha debuttato nel suo Thanos e saputo ritagliarsi un posto sul web e nel cuore dei fan. In questa miniserie abbiamo visto il C.G.R. affrontare variazioni e deviazioni cosmo-quantistiche di Vendicatori, Guardiani della Galassia ed X-Men, il tutto disegnato egregiamente da Dylan Burnett, disegnatore che ha fatto faville e trovato la sua anima gemella nel colorista Antonio Fabela. Insieme, i due riempiono anche le pagine di quest’ultimo numero con colori sgargianti, linee morbide ed esplosive, azione dirompente e l’ultimo confronto tra “padre” e “figlio”, in uno strano e contorto discorso sulla predeterminazione del fato e la possibilità di cambiare il proprio destino. Travolgente ironia, la voglia di osare di chi sa di non essere poi così tanto canonico e un pizzico di malinconia chiudono il sipario sulla miniserie, ma non sul personaggio, che ritroveremo molto presto in Guardians Of The Galaxy dello stesso Cates.

UNCANNY X-MEN #1 di Thompson, Rosenberg e Brisson, Mahmud Asrar, Mirko Colak, Mark Bagley e Ibrahim Roberson.

Quanti #1 mutanti abbiamo letto negli ultimi anni? Tanti, troppi. Purtroppo, anche Uncanny X-Men #1 soffre del senso di deja-vu e ripetizione che affligge la Marvel, ma ciò non vuol dire che il primo capitolo di Disassembled deluda su tutti i fronti. Certo è piuttosto difficile giudicarlo per quello che é. Questo primo numero risulta in un semplice prologo ad una grossa trama che ci accompagnerá nel corso dei prossimi mesi. Il trio di autori scelti per questo massiccio rilancio gioca con alcuni tropes mutanti, come vaccini contro il gene X, il senatore anti-mutante e molto altro ancora, ma lavora anche con il proprio titolo e l’eredità che comporta: gli X-Men “divisi” si trovano dunque a fare i conti con diversi fronti, folli come la Madrox-mania che ha invaso Washington D.C. e misteriosi come le sottotrame che uniscono le mini-storie presenti alla fine dell’albo. Mahmud Asrar risulta efficace nell’esecuzione come “artista principale” della storia e si dimostra solido, molto piú di una trama principale che salta un po’ ovunque senza dare effettiva sostanza e spinta. Vista la natura settimanale della serie, risulta decisamente troppo tirare fuori affrettate conclusioni. Speriamo che gli Incredibili X-Men si rivelino un diesel…

Wednesday Warriors #9

In questo numero di Wednesday Warriors:

I questa settimana sono usciti tanti fumetti interessanti ma, per fare un paragone musicale, se esce un nuovo album di inediti dei Led Zeppelin non ha senso parlare di altro. Per cui ci siamo dedicati a…

THE GREEN LANTERN #1 di Grant Morrison & Liam Sharp.

Bam’s Version

Chi è “the Green Lantern” del titolo di questa nuova serie? La copertina di questo #1 invita ad utilizzare il rasoio di Occam: Hal Jordan è la Lanterna Verde, la più famosa, la protagonista di quasi 60 anni di storie. Ma una volta aperto l’albo, la Lanterna Verde si mostra, imponente, riempiendo metà della prima pagina. La Batteria del Potere trionfa sui piccoli, azzurri Guardiani dell’Universo, intenti a comunicare con un’altra Lanterna, impegnata in una caotica missione su un pianeta-casinò. Basta girare la pagina per ammirare Liam Sharp riempire le tavole con strane creature aliene, un gigantesco ragno-pirata, un frenetico inseguimento e una Lanterna Verde in grado di manifestarsi sotto forma di virus influenzale.

Sharp cattura l’energia artistica provocatoria delle produzioni 2000AD ed averla aggiornata, canalizzando al meglio le influenze artistiche di Alan Davis, Ian Gibson e Mark White. Nelle prime cinque pagine si avvicendano caos e movimento, ma i dettagli non vengono assolutamente sacrificati: i personaggi mostrano subito tratti definiti, peculiarità contestualizzate alla follia intrinseca al Corpo delle Lanterne Verdi. Maxim Mox, Fleeze Flem, Thrilla-Tu e Chryselon sono le primissime Lanterne che Grant Morrison e Liam Sharp portano sulle pagine della serie e, da subito, al lettore resta la voglia di rivederle in azione.
La trama comincia a mettersi in moto, ammantando nell’ombra il villain di questa saga e le sue oscure motivazioni.

L’occhio si sposta sulla Terra, dove il lettore e i disegni possono respirare: dalle affollate visioni cittadine di Ventura, attraverso navi spaziali arricchite di ghirigori alla H.R. Giger e composte da metallo grezzo e sporco, ci avventuriamo nel deserto del New Mexico, che accoglie Hal Jordan, girovago e perso con gli occhi al cielo. Dopo aver passato la notte con la vecchia fiamma Eve Doremus e aver preso parte ad una tragicomica scazzottata con degli hobos, Jordan si trova impelagato nella seconda parte della trama del numero, costretto a rimediare al guaio intergalattico delle prime pagine; tre peculiari ma pericolosi assassini sono liberi sulla Terra e tocca a Jordan consegnarli alla giustizia. Morrison ne approfitta per ricreare il passaggio di consegna dell’Anello tra Abin Sur e Hal Jordan, un’eco alle origini del personaggio che chiude con stile l’introduzione del protagonista. Furia e distruzione aliena imperversano in città, ma con calma olimpica, esperienza sul posto di lavoro e sana, eroica arroganza, Lanterna Verde utilizza costrutti classici e cartooneschi – mani giganti, barattoli e blocchi di ferro – per riportare la calma e placare gli animi, arrestando i criminali. Quell’uomo un po’ sporco e senza lavoro, che ha intrattenuto i passanti prendendo a pugni dei vagabondi pochi minuti prima ha lasciato spazio ad un Eroe galattico in grado di sconfiggere tre criminali senza alzare un dito, come se urlare il Giuramento del Corpo delle Lanterne Verdi lo avesse trasformato in qualcun altro.

Se dovessimo dividere in capitoli queste prime 32 pagine, potremmo individuare la presentazione del problema all’inizio, un interludio che ci rivela il protagonista e la risoluzione del conflitto; in questa quarta ed ultima porzione di storia, Morrison & Sharp introducono la Nuova Oa e la macro-trama che dà il via ai 12 numeri di “The Green Lantern”. I Guardiani dell’Universo espongono l’Universo secondo le Lanterne Verdi, dando possibilità allo scrittore di scozzese di esporsi nella sua reinvenzione del Corpo delle Lanterne, ricostruito sotto una nuova luce e un’ottica ben più ampia, approfondito e ingigantito dalla concezione universale Morrisoniana; Sharp, nel frattempo, va oltre l’approccio britannico al comparto artistico e illustra un cosmo ricco di luci, infiniti kirby krackles e influenze europee figlie di Metál Hurlant, da Moebius a Druillet.
I Settori della galassia si espandono in un secondo, cinque pagine che sembrano quasi cosmogonia per quanto cariche di idee; un solido #1 finora diventa così una dichiarazione d’intenti, un manifesto programmatico che indica la direzione ma non porta limitazioni alla trama in divenire. Morrison si crea un tavolo da gioco infinito e colmo di folli possibilità da prendere al volo.

Aver dato questa enorme occasione a Grant Morrison e Liam Sharp significa, per DC Comics, avere gli occhi puntati su un futuro lucente, brillante di immaginazione e Volontà color giada e smeraldo. “The Green Lantern” monopolizzerà l’attenzione dei lettori per tutta la sua durata, un occhio di riguardo provato dal personaggio soltanto durante l’era Johns / Tomasi. Eppure, ci si trova di fronte a qualcosa di radicalmente diverso ed esaltante.

Gufu’s Version

Negli ultimi 10 anni, e forse anche di più, sono due gli autori che hanno contribuito in maniera determinante alla costruzione dell’universo DC così come lo conosciamo: Geoff Johns e Grant Morrison. Dalla Justice League a Flash, da Superman a Batman due si sono “rincorsi” nella definizione di quello che è forse il parco dei personaggi più iconico dell’intero fumetto statunitense e mondiale.
È quindi estremamente significativo che lo scrittore scozzese si trovi ora a dare voce al personaggio simbolo della carriera di Johns: Lanterna Verde.
Con questo Green Lantern #1 Morrison, com’era prevedibile, prende una direzione totalmente diversa da quella percorsa da Johns e per farlo si affida al tratto, oscuro e ai limiti del grottesco, del bravo Liam Sharp.
Il duo britannico si allontana dal racconto epico-supereroico impostato da Johns e che ha caratterizzato le gestioni precedenti, in favore di una nuova ambientazione più crudamente fantascientifica che richiama le atmosfere del 2000AD – storica rivista inglese che ha svezzato entrambi – degli anni 80/90.
Laddove Johns aveva allargato a dismisura il cast di comprimari e avversari, Morrison si concentra sul singolo Hal Jordan mettendolo in rapporto (conflitto?) con l’intero universo. Nelle prime dieci pagine dell’albo Sharp e Morrison ignorano il protagonista per mostrarci il loro cosmo, nuovi mondi alieni, nuovi personaggi e un nuovo look che destabilizza e affascina chi legge. Quando finalmente viene introdotto Hal ci troviamo di fronte a un personaggio complesso e travagliato, la drammatica distanza tra il suo ruolo di esploratore dell’infinito e la sua realtà terrena e terrestre lo rende un disadattato aprendo così una crepa nella corazza di spavalderia arrogante che da sempre caratterizza questo “Han Solo del fumetto supereroico”.
In questo lavoro di ridefinizione del personaggio e della serie gioca un ruolo cruciale il tratto dettagliato e cupo di Liam Sharp: il disegnatore inglese riesce a restituire ai lettori un universo tangibilmente alieno, diverso, fatto di personaggi e luoghi impossibili da ricondurre al vissuto quotidiano e alla narrazione canonica del fumetto supereroico; allo stesso tempo si dimostra assolutamente efficace nelle sequenze dal sapore quasi western ambientate sulla Terra.
Tutti gli aspetti del linguaggio fumetto in questo albo bilanciano le necessità del fumetto di intrattenimento con l’intenzione di densità narrativa portata avanti dai due autori: una densità che fa presagire un ciclo di storie ben più ambizioso rispetto al semplice “poliziesco fantascientifico” prospettato da Morrison durante le interviste rilasciate finora.
I due mettono tantissima carne sul fuoco (tra cui una pagina che farà tirare giù un paio di sacramenti dalle parti di Northampton) riempiendo così l’albo di interessantissime premesse sul futuro.

Crittografia a fumetti: una piccola storia

Quando parliamo di logica e crittografia a fumetti, in Italia viene ormai in mente Bruno Codenotti. Il ricercatore del CNR ha fatto della divulgazione matematica illustrata un vero e proprio filone. Anche applicandolo a campi della matematica che possono sembrare difficilmente rappresentabili graficamente. Ha messo a frutto le sue competenze scientifiche e convertito diversi artisti ai fumetti su questi temi, raccontando storie che sottendevano argomenti matematici. Il più delle volte alternando dei (bei) scritti divulgativi, con i disegni. Nei precedenti libri ha inserito le storie a fumetti in lunghi testi di divulgazione.

Dopo aver parlato dell’infinito e, più recentemente, di paradossi, con Acutamente pubblica un agile libretto di storia della crittografia. E, come sempre in questi casi succede, di storie. Tanto da intitolarlo Racconti di crittografia.

Storie tra il reale e il leggendario, prese per lo più dalla letteratura, che introducono alcuni metodi crittografici con grande semplicità; 48  pagine gustose e scorrevoli, tra le storie illustrate e i brevi approfondimenti storici e tecnici; cinque storie aneddotiche, dall’antichità al secolo scorso, che propongono diversi metodi per nascondere un testo tra le righe.

E, dopo aver proposto con Insolubilia una storia a fumetti romanzata con sfondo matematico, per la prima volta la parte illustrata predomina in un libro dedicato espressamente alla divulgazione.

Fin dall’inizio impariamo che crittografia e crittoanalisi sono le due facce della stessa medaglia, infatti riguardano rispettivamente la codifica e la decodifica dei testi. Poi partono le storie. Che raccontano metodi crittografici ancora in uso nell’era moderna, ma che hanno avuto origine in tempi ben più remoti. Ad esempio, la scitala non è dissimile, dal punto di vista formale, di un meccanismo crittografico a chiave privata o simmetrica.

Non si tratta in realtà di fumetti veri e propri, ma di storie illustrate di 7-9 pagine (non ci sono in effetti le nuvolette). Ciascuna illustra un evento raccontato in letteratura, mostrando la potenza della crittografia:

Gli intermezzi teorici, quattro in tutto, della lunghezza di uno o due pagine, sono gustosi approfondimenti sui sistemi di cifratura di cui si parla nelle storie, o delle piccole raccolte di aneddotica su questi. Dal Cifrario di Bellaso a ENIGMA.

Abbiamo imparato già in passato a conoscere il Codenotti sceneggiatore: le storie, certamente brevi, sono però complete. I personaggi sono caratterizzati abbastanza bene, la contestualizzazione ben riuscita.

Qui, non essendo le storie originali, mette alla prova non il cosa raccontare, ma il come raccontarlo. E anche stavolta riesce a colpire nel segno. Gli episodi risultano ben raccontati e inquadrati, in poche pagine forniscono tutti i dettagli necessari.

Come dicevamo, non si tratta esattamente di fumetti: le storie sono in realtà illustrate con lunghe e ricche didascalie (graficamente contestualizzate, come pure i font utilizzati). Ad esempio, per Sparta le didascalie sono scritte con caratteri tutti maiuscoli su riquadri che sembrano le iscrizioni lapidarie greche o romane. Per Conall Corc i font sono di tipo celtico, su quelle che sembrano pergamene con intorno un fregio a nodi.

In questi si vede tutta la ricerca fatta da Codenotti, che è andato a indagare i retroscena delle leggende e dei racconti, mischiando il canovaccio principale con altre informazioni.

A un primo impatto le illustrazioni di Eros Pedrini, di cui è impossibile trovare altro materiale che non siano le opere create con Codenotti, appaiono non del tutto adatte al livello dei contenuti.

Sembrano fatte in computer grafica elementare, con sfondi presi da immagini reali più o meno deformate ed elaborate, e una parte originale dei disegni che appare non sempre all’altezza. Le immagini risultano a volte distorte (gli sfondi delle didascalie, alcuni elementi riprodotti utilizzando sempre lo stesso campione, come lo scudo di Corc). Quelle originali si limitano per lo più ai soli personaggi, e a volte anche questi risultano cambiati. Inoltre appaiono talvolta confuse, senza struttura.

Però in conclusione risultano sufficientemente efficaci. Infatti:

  • sono abbastanza divertenti ed esplicative;
  • non disturbano i concetti matematici cioè non predominano sui contenuti, come forse sarebbe potuto succedere con altri stili grafici;
  • sono pensate anche per attrarre i più giovani che si trovano certamente a loro agio con degli animali antropomorfi, anche se non perfettamente disegnati ma ben caratterizzati.

In conclusione, il contenuto merita. Alcuni esempi e metodi crittografici sono spiegati con grande chiarezza e molto leggibili. La parte grafica è certamente migliorabile, ma non al punto di inficiare del tutto il lavoro.

Una introduzione godibile alla crittografia partendo da esempi storici ben spiegati, certamente adatta a chi non ne sa nulla, ma anche a chi non parta proprio da zero. E a chi si lascia appassionare dalle storie e dagli aneddoti.

Racconti di crittografia
Bruno Codenotti, Eros Pedrini
Edizioni Acutamente, 2018
48 pagg, brossura, colore
EAN 9788885708037, € 12

Cartoon Music Contest Lucca C&G: The Misfits spaccano!

The Misfits, propaggine musicale di Dimensione Fumetto (per chi non lo sapesse, la Cartoon Cover Band è nata nel 2014, in occasione del ventennale dell’Associazione e due membri del Direttivo ne fanno parte, tra cui il Presidente), sbancano Lucca Comics&Games 2018.

La Band ascolana si è aggiudicata sul prestigioso palco del Baluardo San Donato, nel Cartoon Music Contest, il premio Red Phoenix, e con esso la possibilità di incidere la sigla di PENGUIN HIGHWAY, film di animazione in uscita per Dynit.

Nonostante la pioggia battente, nel pomeriggio di ieri 2 novembre, quattro band si sono scontrate sul palco: le Teste di Croma, i Re dei sette mari, gli Ipergalattici e, appunto, The Misfits.

A vincere il Contest ci pensano gli Ipergalattici, ma per il resto, i nostri hanno trionfato!

Il successo è stato infatti completato dai premi singoli assegnati ad Arianna (miglior cantante) e Giorgia (miglior musicista).

Complimenti a Stefano, Pierpaolo, Giorgia, Arianna, Andrea, Andrea, Alfredo (in stretto ordine antialfabetico, per non far dispiacere nessuno, poi decidete voi in che verso leggerlo) e anche un pizzico di orgoglio da parte mia, perché, come ha scritto un amico comune su un noto social network, i Misfits sono i figli naturali dei Fujiko Mon Amour.

E adesso, dopo Lucca e la collaborazione con Dynit, li aspettiamo su palchi sempre più prestigiosi. AD MAJORA!

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