Monthly Archives: novembre 2018

Wednesday Warriors #10 – Da Mister Miracle a Uncanny X-Men

In questo numero di Wednesday Warriors:

Gufu’s Version

MISTER MIRACLE #12 di Tom King e Mitch Gerads

Con questo dodicesimo numero si conclude la maxiserie di Tom King e Mitch Gerads acclamata da critica e pubblico. E la conclusione è destinata a far discutere parecchio i fan.
Il finale di Mister Miracle in questo modo si colloca nel ristretto elenco di quei prodotti seriali che tendono a sconcertare, fino a far infuriare, i fan più ortodossi, quelli che aspettano lo spiegone finale o la grande rivelazione. Mister Miracle quindi si colloca assieme a Evangelion, a Sopranos e, citandone apertamente una sequenza, a Dallas dando ai lettori più domande che risposte.
Per farla breve: se siete un lettore di supereroi e solo di quelli state alla larga da questo albo, il finale per voi è stato scritto nel numero precedente.
Se invece avete una passione per le sfide questo è il fumetto che fa per voi: il concetto di “closure” qui viene sfruttato all’infinito e lascia tutte le spiegazioni e le interpretazioni nelle mani del lettore.
Perché il “mirror of goodness” mostra il volto di Scott Free senza nessun segno delle torture subite in giovinezza? Perché il quadro in salotto è diverso? Scott è in Paradiso o all’Inferno? Cosa succederà dopo l’ultima vignetta? King e Gerads non ce lo dicono, troppo facile (per noi e per loro), e ci lasciano con un umanissimo dubbio. Mister Miracle, e tutta la saga del Quarto Mondo, non sono stati pensati da Kirby come un mero tassello da aggiungere al DC Universe ma come riflessione sul mondo contemporaneo. Una sorta di trattato filosofico ingabbiato tra le vignette. Sta a noi rifletterci su.

FANTASTIC FOUR #3 di Dan Slott e Sara Pichelli

In questa prima trilogia Dan Slott fa finalmente tornare il quartetto nel Marvel Universe ma, cosa ancora più importante, presenta il suo manifesto programmatico sulla serie. Slott sa bene che il concetto di Famiglia, da sempre perno narrativo della testata, ha subito profondi cambiamenti e riflessioni negli ultimi decenni e allo stesso modo sa che non può togliere questo perno senza snaturare il supergruppo. Per questo motivo allarga il concetto di famiglia a tutti quelli che sono stati membri del quartetto facendolo arrivare ad essere, di fatto, un elemento fondante dell’Universo Marvel.
Stan Lee e Jack Kirby infatti hanno dato vita a questo mondo partendo da questo primo nucleo, genitoriale, creatore e Slott ce lo ricorda mettendo i quattro in conflitto con un antagonista che rappresenta e incarna il suo esatto contrario: la distruzione.
I Fantastici Quattro sono creatori, gente che “aggiusta” l’universo, è questo il loro vero grande superpotere e come tali affrontano le sfide poste loro davanti.
In questa ottica di ritrovato legame affettivo si destreggiano Sara Pichelli e Nico Leon: le cinque pagine di Leon mostrano, per contrasto, l’estrema efficacia, in termini di emotività, del tratto meno definito e più nervoso della Pichelli, un vero valore aggiunto che per molti versi fa ritornare alla mente lo Scalera di Black Science chiudendo così un cerchio.
Adesso ci attende il matrimonio tra Ben e Alicia.

Bam’s Version

WONDER WOMAN #58 di G. Willow Wilson e Cary Nord.

Da una Meraviglia all’altra il passo è relativamente breve. Dopo anni di onorata militanza in Marvel, G.Willow Wilson porta il suo talento anche in DC Comics, che le ha concesso la grande occasione di poter scrivere Wonder Woman a partire da questo #58. Al suo fianco, un artista veterano che ha saputo modellare il suo stile a seconda delle esigenze e vedremo mutare, ancora, in questa occasione: Cary Nord. Il finale della scorsa run di James Robinson permette alla Wilson un approccio alle trame principali agile e senza intoppi, con il ritorno di uno degli antagonisti principali dell’Amazzone e un casus belli che mette in moto la trama di The Just War. In questa primo arco narrativo, Steve Trevor ha bisogno di aiuto, preso in ostaggio da un signore della guerra dello stato fittizio di Duvronia. L’entrata in scena di Diana lascia ampio spazio di manovra a Cary Nord, che mostra qui un tratto piú scarno ed essenziale, dinamico e ben diverso dal suo lavoro su Conan. Le chine pesanti di Mick Gray aiutano nei combattimenti ma non nelle espressioni facciali, che in alcune vignette risultano piuttosto abbozzate e mostrano la frettolosità del “nuovo” Nord, ma ottima prestazione invece per il colorista Romulo Fajardo, che rende al meglio le atmosfere medio-orientali di questo primo numero.
G. Willow Wilson comincia dunque solidamente il suo percorso sulla serie, con un ottimo cliffhanger, un villain misterioso tenuto nell’ombra e un altro in piena luce, su una strada di (apparentemente) impossibile redenzione.

COSMIC GHOST RIDER #5 di Donny Cates e Dylan Burnett.

Termina l’avventura del Frank-Castle-diventato-Spirito-della-Vendetta-diventato-Araldo-di-etc.etc., alias il Ghost Rider Cosmico, brillante invenzione di Donny Cates, che ha debuttato nel suo Thanos e saputo ritagliarsi un posto sul web e nel cuore dei fan. In questa miniserie abbiamo visto il C.G.R. affrontare variazioni e deviazioni cosmo-quantistiche di Vendicatori, Guardiani della Galassia ed X-Men, il tutto disegnato egregiamente da Dylan Burnett, disegnatore che ha fatto faville e trovato la sua anima gemella nel colorista Antonio Fabela. Insieme, i due riempiono anche le pagine di quest’ultimo numero con colori sgargianti, linee morbide ed esplosive, azione dirompente e l’ultimo confronto tra “padre” e “figlio”, in uno strano e contorto discorso sulla predeterminazione del fato e la possibilità di cambiare il proprio destino. Travolgente ironia, la voglia di osare di chi sa di non essere poi così tanto canonico e un pizzico di malinconia chiudono il sipario sulla miniserie, ma non sul personaggio, che ritroveremo molto presto in Guardians Of The Galaxy dello stesso Cates.

UNCANNY X-MEN #1 di Thompson, Rosenberg e Brisson, Mahmud Asrar, Mirko Colak, Mark Bagley e Ibrahim Roberson.

Quanti #1 mutanti abbiamo letto negli ultimi anni? Tanti, troppi. Purtroppo, anche Uncanny X-Men #1 soffre del senso di deja-vu e ripetizione che affligge la Marvel, ma ciò non vuol dire che il primo capitolo di Disassembled deluda su tutti i fronti. Certo è piuttosto difficile giudicarlo per quello che é. Questo primo numero risulta in un semplice prologo ad una grossa trama che ci accompagnerá nel corso dei prossimi mesi. Il trio di autori scelti per questo massiccio rilancio gioca con alcuni tropes mutanti, come vaccini contro il gene X, il senatore anti-mutante e molto altro ancora, ma lavora anche con il proprio titolo e l’eredità che comporta: gli X-Men “divisi” si trovano dunque a fare i conti con diversi fronti, folli come la Madrox-mania che ha invaso Washington D.C. e misteriosi come le sottotrame che uniscono le mini-storie presenti alla fine dell’albo. Mahmud Asrar risulta efficace nell’esecuzione come “artista principale” della storia e si dimostra solido, molto piú di una trama principale che salta un po’ ovunque senza dare effettiva sostanza e spinta. Vista la natura settimanale della serie, risulta decisamente troppo tirare fuori affrettate conclusioni. Speriamo che gli Incredibili X-Men si rivelino un diesel…

Wednesday Warriors #9

In questo numero di Wednesday Warriors:

I questa settimana sono usciti tanti fumetti interessanti ma, per fare un paragone musicale, se esce un nuovo album di inediti dei Led Zeppelin non ha senso parlare di altro. Per cui ci siamo dedicati a…

THE GREEN LANTERN #1 di Grant Morrison & Liam Sharp.

Bam’s Version

Chi è “the Green Lantern” del titolo di questa nuova serie? La copertina di questo #1 invita ad utilizzare il rasoio di Occam: Hal Jordan è la Lanterna Verde, la più famosa, la protagonista di quasi 60 anni di storie. Ma una volta aperto l’albo, la Lanterna Verde si mostra, imponente, riempiendo metà della prima pagina. La Batteria del Potere trionfa sui piccoli, azzurri Guardiani dell’Universo, intenti a comunicare con un’altra Lanterna, impegnata in una caotica missione su un pianeta-casinò. Basta girare la pagina per ammirare Liam Sharp riempire le tavole con strane creature aliene, un gigantesco ragno-pirata, un frenetico inseguimento e una Lanterna Verde in grado di manifestarsi sotto forma di virus influenzale.

Sharp cattura l’energia artistica provocatoria delle produzioni 2000AD ed averla aggiornata, canalizzando al meglio le influenze artistiche di Alan Davis, Ian Gibson e Mark White. Nelle prime cinque pagine si avvicendano caos e movimento, ma i dettagli non vengono assolutamente sacrificati: i personaggi mostrano subito tratti definiti, peculiarità contestualizzate alla follia intrinseca al Corpo delle Lanterne Verdi. Maxim Mox, Fleeze Flem, Thrilla-Tu e Chryselon sono le primissime Lanterne che Grant Morrison e Liam Sharp portano sulle pagine della serie e, da subito, al lettore resta la voglia di rivederle in azione.
La trama comincia a mettersi in moto, ammantando nell’ombra il villain di questa saga e le sue oscure motivazioni.

L’occhio si sposta sulla Terra, dove il lettore e i disegni possono respirare: dalle affollate visioni cittadine di Ventura, attraverso navi spaziali arricchite di ghirigori alla H.R. Giger e composte da metallo grezzo e sporco, ci avventuriamo nel deserto del New Mexico, che accoglie Hal Jordan, girovago e perso con gli occhi al cielo. Dopo aver passato la notte con la vecchia fiamma Eve Doremus e aver preso parte ad una tragicomica scazzottata con degli hobos, Jordan si trova impelagato nella seconda parte della trama del numero, costretto a rimediare al guaio intergalattico delle prime pagine; tre peculiari ma pericolosi assassini sono liberi sulla Terra e tocca a Jordan consegnarli alla giustizia. Morrison ne approfitta per ricreare il passaggio di consegna dell’Anello tra Abin Sur e Hal Jordan, un’eco alle origini del personaggio che chiude con stile l’introduzione del protagonista. Furia e distruzione aliena imperversano in città, ma con calma olimpica, esperienza sul posto di lavoro e sana, eroica arroganza, Lanterna Verde utilizza costrutti classici e cartooneschi – mani giganti, barattoli e blocchi di ferro – per riportare la calma e placare gli animi, arrestando i criminali. Quell’uomo un po’ sporco e senza lavoro, che ha intrattenuto i passanti prendendo a pugni dei vagabondi pochi minuti prima ha lasciato spazio ad un Eroe galattico in grado di sconfiggere tre criminali senza alzare un dito, come se urlare il Giuramento del Corpo delle Lanterne Verdi lo avesse trasformato in qualcun altro.

Se dovessimo dividere in capitoli queste prime 32 pagine, potremmo individuare la presentazione del problema all’inizio, un interludio che ci rivela il protagonista e la risoluzione del conflitto; in questa quarta ed ultima porzione di storia, Morrison & Sharp introducono la Nuova Oa e la macro-trama che dà il via ai 12 numeri di “The Green Lantern”. I Guardiani dell’Universo espongono l’Universo secondo le Lanterne Verdi, dando possibilità allo scrittore di scozzese di esporsi nella sua reinvenzione del Corpo delle Lanterne, ricostruito sotto una nuova luce e un’ottica ben più ampia, approfondito e ingigantito dalla concezione universale Morrisoniana; Sharp, nel frattempo, va oltre l’approccio britannico al comparto artistico e illustra un cosmo ricco di luci, infiniti kirby krackles e influenze europee figlie di Metál Hurlant, da Moebius a Druillet.
I Settori della galassia si espandono in un secondo, cinque pagine che sembrano quasi cosmogonia per quanto cariche di idee; un solido #1 finora diventa così una dichiarazione d’intenti, un manifesto programmatico che indica la direzione ma non porta limitazioni alla trama in divenire. Morrison si crea un tavolo da gioco infinito e colmo di folli possibilità da prendere al volo.

Aver dato questa enorme occasione a Grant Morrison e Liam Sharp significa, per DC Comics, avere gli occhi puntati su un futuro lucente, brillante di immaginazione e Volontà color giada e smeraldo. “The Green Lantern” monopolizzerà l’attenzione dei lettori per tutta la sua durata, un occhio di riguardo provato dal personaggio soltanto durante l’era Johns / Tomasi. Eppure, ci si trova di fronte a qualcosa di radicalmente diverso ed esaltante.

Gufu’s Version

Negli ultimi 10 anni, e forse anche di più, sono due gli autori che hanno contribuito in maniera determinante alla costruzione dell’universo DC così come lo conosciamo: Geoff Johns e Grant Morrison. Dalla Justice League a Flash, da Superman a Batman due si sono “rincorsi” nella definizione di quello che è forse il parco dei personaggi più iconico dell’intero fumetto statunitense e mondiale.
È quindi estremamente significativo che lo scrittore scozzese si trovi ora a dare voce al personaggio simbolo della carriera di Johns: Lanterna Verde.
Con questo Green Lantern #1 Morrison, com’era prevedibile, prende una direzione totalmente diversa da quella percorsa da Johns e per farlo si affida al tratto, oscuro e ai limiti del grottesco, del bravo Liam Sharp.
Il duo britannico si allontana dal racconto epico-supereroico impostato da Johns e che ha caratterizzato le gestioni precedenti, in favore di una nuova ambientazione più crudamente fantascientifica che richiama le atmosfere del 2000AD – storica rivista inglese che ha svezzato entrambi – degli anni 80/90.
Laddove Johns aveva allargato a dismisura il cast di comprimari e avversari, Morrison si concentra sul singolo Hal Jordan mettendolo in rapporto (conflitto?) con l’intero universo. Nelle prime dieci pagine dell’albo Sharp e Morrison ignorano il protagonista per mostrarci il loro cosmo, nuovi mondi alieni, nuovi personaggi e un nuovo look che destabilizza e affascina chi legge. Quando finalmente viene introdotto Hal ci troviamo di fronte a un personaggio complesso e travagliato, la drammatica distanza tra il suo ruolo di esploratore dell’infinito e la sua realtà terrena e terrestre lo rende un disadattato aprendo così una crepa nella corazza di spavalderia arrogante che da sempre caratterizza questo “Han Solo del fumetto supereroico”.
In questo lavoro di ridefinizione del personaggio e della serie gioca un ruolo cruciale il tratto dettagliato e cupo di Liam Sharp: il disegnatore inglese riesce a restituire ai lettori un universo tangibilmente alieno, diverso, fatto di personaggi e luoghi impossibili da ricondurre al vissuto quotidiano e alla narrazione canonica del fumetto supereroico; allo stesso tempo si dimostra assolutamente efficace nelle sequenze dal sapore quasi western ambientate sulla Terra.
Tutti gli aspetti del linguaggio fumetto in questo albo bilanciano le necessità del fumetto di intrattenimento con l’intenzione di densità narrativa portata avanti dai due autori: una densità che fa presagire un ciclo di storie ben più ambizioso rispetto al semplice “poliziesco fantascientifico” prospettato da Morrison durante le interviste rilasciate finora.
I due mettono tantissima carne sul fuoco (tra cui una pagina che farà tirare giù un paio di sacramenti dalle parti di Northampton) riempiendo così l’albo di interessantissime premesse sul futuro.

Crittografia a fumetti: una piccola storia

Quando parliamo di logica e crittografia a fumetti, in Italia viene ormai in mente Bruno Codenotti. Il ricercatore del CNR ha fatto della divulgazione matematica illustrata un vero e proprio filone. Anche applicandolo a campi della matematica che possono sembrare difficilmente rappresentabili graficamente. Ha messo a frutto le sue competenze scientifiche e convertito diversi artisti ai fumetti su questi temi, raccontando storie che sottendevano argomenti matematici. Il più delle volte alternando dei (bei) scritti divulgativi, con i disegni. Nei precedenti libri ha inserito le storie a fumetti in lunghi testi di divulgazione.

Dopo aver parlato dell’infinito e, più recentemente, di paradossi, con Acutamente pubblica un agile libretto di storia della crittografia. E, come sempre in questi casi succede, di storie. Tanto da intitolarlo Racconti di crittografia.

Storie tra il reale e il leggendario, prese per lo più dalla letteratura, che introducono alcuni metodi crittografici con grande semplicità; 48  pagine gustose e scorrevoli, tra le storie illustrate e i brevi approfondimenti storici e tecnici; cinque storie aneddotiche, dall’antichità al secolo scorso, che propongono diversi metodi per nascondere un testo tra le righe.

E, dopo aver proposto con Insolubilia una storia a fumetti romanzata con sfondo matematico, per la prima volta la parte illustrata predomina in un libro dedicato espressamente alla divulgazione.

Fin dall’inizio impariamo che crittografia e crittoanalisi sono le due facce della stessa medaglia, infatti riguardano rispettivamente la codifica e la decodifica dei testi. Poi partono le storie. Che raccontano metodi crittografici ancora in uso nell’era moderna, ma che hanno avuto origine in tempi ben più remoti. Ad esempio, la scitala non è dissimile, dal punto di vista formale, di un meccanismo crittografico a chiave privata o simmetrica.

Non si tratta in realtà di fumetti veri e propri, ma di storie illustrate di 7-9 pagine (non ci sono in effetti le nuvolette). Ciascuna illustra un evento raccontato in letteratura, mostrando la potenza della crittografia:

Gli intermezzi teorici, quattro in tutto, della lunghezza di uno o due pagine, sono gustosi approfondimenti sui sistemi di cifratura di cui si parla nelle storie, o delle piccole raccolte di aneddotica su questi. Dal Cifrario di Bellaso a ENIGMA.

Abbiamo imparato già in passato a conoscere il Codenotti sceneggiatore: le storie, certamente brevi, sono però complete. I personaggi sono caratterizzati abbastanza bene, la contestualizzazione ben riuscita.

Qui, non essendo le storie originali, mette alla prova non il cosa raccontare, ma il come raccontarlo. E anche stavolta riesce a colpire nel segno. Gli episodi risultano ben raccontati e inquadrati, in poche pagine forniscono tutti i dettagli necessari.

Come dicevamo, non si tratta esattamente di fumetti: le storie sono in realtà illustrate con lunghe e ricche didascalie (graficamente contestualizzate, come pure i font utilizzati). Ad esempio, per Sparta le didascalie sono scritte con caratteri tutti maiuscoli su riquadri che sembrano le iscrizioni lapidarie greche o romane. Per Conall Corc i font sono di tipo celtico, su quelle che sembrano pergamene con intorno un fregio a nodi.

In questi si vede tutta la ricerca fatta da Codenotti, che è andato a indagare i retroscena delle leggende e dei racconti, mischiando il canovaccio principale con altre informazioni.

A un primo impatto le illustrazioni di Eros Pedrini, di cui è impossibile trovare altro materiale che non siano le opere create con Codenotti, appaiono non del tutto adatte al livello dei contenuti.

Sembrano fatte in computer grafica elementare, con sfondi presi da immagini reali più o meno deformate ed elaborate, e una parte originale dei disegni che appare non sempre all’altezza. Le immagini risultano a volte distorte (gli sfondi delle didascalie, alcuni elementi riprodotti utilizzando sempre lo stesso campione, come lo scudo di Corc). Quelle originali si limitano per lo più ai soli personaggi, e a volte anche questi risultano cambiati. Inoltre appaiono talvolta confuse, senza struttura.

Però in conclusione risultano sufficientemente efficaci. Infatti:

  • sono abbastanza divertenti ed esplicative;
  • non disturbano i concetti matematici cioè non predominano sui contenuti, come forse sarebbe potuto succedere con altri stili grafici;
  • sono pensate anche per attrarre i più giovani che si trovano certamente a loro agio con degli animali antropomorfi, anche se non perfettamente disegnati ma ben caratterizzati.

In conclusione, il contenuto merita. Alcuni esempi e metodi crittografici sono spiegati con grande chiarezza e molto leggibili. La parte grafica è certamente migliorabile, ma non al punto di inficiare del tutto il lavoro.

Una introduzione godibile alla crittografia partendo da esempi storici ben spiegati, certamente adatta a chi non ne sa nulla, ma anche a chi non parta proprio da zero. E a chi si lascia appassionare dalle storie e dagli aneddoti.

Racconti di crittografia
Bruno Codenotti, Eros Pedrini
Edizioni Acutamente, 2018
48 pagg, brossura, colore
EAN 9788885708037, € 12

Cartoon Music Contest Lucca C&G: The Misfits spaccano!

The Misfits, propaggine musicale di Dimensione Fumetto (per chi non lo sapesse, la Cartoon Cover Band è nata nel 2014, in occasione del ventennale dell’Associazione e due membri del Direttivo ne fanno parte, tra cui il Presidente), sbancano Lucca Comics&Games 2018.

La Band ascolana si è aggiudicata sul prestigioso palco del Baluardo San Donato, nel Cartoon Music Contest, il premio Red Phoenix, e con esso la possibilità di incidere la sigla di PENGUIN HIGHWAY, film di animazione in uscita per Dynit.

Nonostante la pioggia battente, nel pomeriggio di ieri 2 novembre, quattro band si sono scontrate sul palco: le Teste di Croma, i Re dei sette mari, gli Ipergalattici e, appunto, The Misfits.

A vincere il Contest ci pensano gli Ipergalattici, ma per il resto, i nostri hanno trionfato!

Il successo è stato infatti completato dai premi singoli assegnati ad Arianna (miglior cantante) e Giorgia (miglior musicista).

Complimenti a Stefano, Pierpaolo, Giorgia, Arianna, Andrea, Andrea, Alfredo (in stretto ordine antialfabetico, per non far dispiacere nessuno, poi decidete voi in che verso leggerlo) e anche un pizzico di orgoglio da parte mia, perché, come ha scritto un amico comune su un noto social network, i Misfits sono i figli naturali dei Fujiko Mon Amour.

E adesso, dopo Lucca e la collaborazione con Dynit, li aspettiamo su palchi sempre più prestigiosi. AD MAJORA!

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