Monthly Archives: ottobre 2018

The Light Issue: Zerocalcare a Trieste

La filosofia di Comics&Science è semplice: raccontare storie belle e interessanti, che divertano e incuriosiscano il lettore, spingendolo ad approfondire argomenti scientifici avanzati.

Andrea Plazzi e Roberto Natalini introducono così il secondo numero del 2018 della pubblicazione CNR che ha definitivamente sdoganato la divulgazione scientifica a fumetti in Italia. E sta provando a farne uno strumento efficace e diffuso di divulgazione culturale.

Il frutto del viaggio a Trieste, nella struttura di Elettra, il sincrotrone italiano, è un numero ricchissimo di fisica di frontiera, di esperimenti e nozioni per niente intuitivi. Con la  solita cura messa negli aspetti scientifici e la capacità del fumetto di tradurla in disegni e storie del tutto comprensibili.

L’attenzione del big del fumetto italiano coinvolto in questo numero è stata maniacale (ne abbiamo parlato nella presentazione che abbiamo già pubblicato). Infatti dopo aver ammesso che è territorio suo per fare bella figura davanti agli editor, in realtà mostra qualche perplessità.

Il reportage pubblicato sul sito divulgativo della SIMAI è esplicativo e approfondito e le foto, molte delle quali riportate anche nei redazionali scientifici del cartaceo, ci mostrano un Michele Rech attento e preoccupato come il suo alter ego grafico.

E la stessa attenzione scientifica si trova, come al solito, negli editoriali e nel materiale della nuova pubblicazione.

Il main course è il racconto di Zerocalcare della visita a Elettra, accompagnato da tre strani personaggi, due dei lemuri protagonisti di Madagascar e SailorMoon (d’altra parte siamo abituati agli alter ego).

Con la solita efficacia.

Tra le battute solo apparentemente ignoranti e i disegni ormai caratteristici, spiega con chiarezza la struttura e il funzionamento di base del sincrotrone. E anche un pochino della fisica che c’è dietro.

Con il fine per niente celato di far appassionare alla scienza. Perché più è grande il mistero, maggiore è l’impegno necessario a svelarlo. E maggiore è la presa che il mistero e la sua soluzione hanno su di noi.

Fine che emerge in modo esplicito alla conclusione della storia. Ed è un po’ il fine di tutti i fumetti dedicati alla scienza, non solo di quelli di questa serie.

Il fumetto, soprattutto se ben fatto, diventa veicolo forse imprescindibile per interessare il lettore a questi argomenti. Specie in una società disattenta come questa, in cui i giornali e i media seri finiscono con l’inseguire il pubblico scendendo in una spirale al limite dell’indecenza. Mentre i comics possono accendere l’attenzione su temi non banali.

La forma della facility di Trieste, gli elettroni, le linee del sincrotrone, le possibilità di ricerca vengono narrati con efficacia.

L’enorme anellone sdraiato origina dallo Stargate, con una citazione che i più giovani forse faticheranno a comprendere. Le particelle (elettroni) sono rappresentate con un aspetto che è a metà tra i neurotrasmettitori di Siamo fatti così e i rattodonti di Bone (ops, ho spoilerato?). Il tutto arricchito anche da citazioni coatte, come nelle corde di Zerocalcare.

Tutto serve a far conoscere una realtà nazionale che porta avanti la ricerca di base e di punta da oltre trenta anni, di cui peraltro non molti sono a conoscenza. Come ignoriamo che il nostro paese sia stato lungamente all’avanguardia, da ADA, ad ADONE, fino a DAΦNE, salvo poi perdersi un po’ quando altri paesi hanno messo a disposizione denari per ordini di grandezza ben maggiori. Perché comunque quella del sincrotrone è una storia quotidiana di lavoro, di raccolta dati, di analisi, di rendere usuale una cosa che usuale non è.

La gente ce lavora qua, mortaccivostri. Mica stiamo a Gardaland

protestano i ricercatori quando la strana spedizione guidata da Roberto “Julien” Natalini attraversa (bloccando la fila) i cancelli del centro di ricerca.

Certo non è l’unico o il più grande dei sincrotroni, basti pensare al ben più famoso LHC del CERN (che in realtà ha altri scopi scientifici), o ad ESRF a Grenoble. Ma è l’occasione di far vedere che anche il nostro paese, nonostante l’ormai atavica mancanza di fondi per la ricerca, è all’avanguardia. E lo è da anni. E lo è in tanti campi.

Il titolo del numero The light issue fa riferimento al fatto che è con la luce che si fa scienza. La cosiddetta luce di sincrotrone, cioè la radiazione continua prodotta da questo tipo di fenomeni subatomici negli acceleratori (ovviamente è spiegato benissimo nei disegni e nei redazionali). Ma anche la luce del FEL (free electron laser) la luce pulsata a femtosecondi (1 milionesimo di miliardesimo di secondo!) che sta avendo moltissime applicazioni dirette. Quella di Elettra a Trieste si chiama FERMI.

E a partire dalla luce vengono approfonditi temi tecnici e scientifici. Dalle stesse persone che compaiono nella strana foto di gruppo. Tutta gente che Zerocalcare incontra a Trieste.

Andrea Lausi e Roberto Visintini sono gli autori del primo articolo tecnico. Spiegano in modo chiarissimo la fisica di queste sorgenti luminose, i risultati che portano e anche come la comunità scientifica internazionale ne usufruisca.

Mattea Carmen Castrovilli  ci porta per mano a capire perché in realtà non possiamo pensare agli atomi e ai loro componenti come delle semplici “palline”, come ci ha invece abituato il modello di Bohr.

Daniele Catone ci racconta una parte della vita del ricercatore (o dello sperimentale, come lo chiama qualcuno). Che è fatta di turni impossibili, logbook e un gergo al limite dell’iniziazione.

Gabriele Bianchi ci fa capire come la scienza sia precaria. Perché potrebbe bastare un solo esperimento per buttare alle ortiche anni di teoria e di pratica scientifica (come è già successo in passato).

Chiudono il numero i soliti Davide La Rosa e la redazione di Lercio.it.

Insomma un numero che è un vero e proprio manualetto di fisica dei sincrotroni, che viene affrontata da diversi punti di vista, anche quello umano del ricercatore, che spesso si “seppellisce” nelle linee. Perché in queste grandi facilities il tempo per gli esperimenti è dato e va sfruttato al massimo. E che spesso lo fa solo per la passione di far diventare una fessura sul mondo una portafinestra.

Comics&Science – The light issue
CNR Edizioni
52 pag, colore, brossura, € 7

The Real Cannibal – L’esordio di Toni Cittadini

Ted Bundy – Il Male Assoluto

Toni Cittadini è un nome nuovissimo nel panorama del fumetto nostrano che siamo certi si farà notare. La sua opera di esordio, “The Real Cannibal. Ted Bundy – Il Male Assoluto” edita da Edizioni Inkiostro e scritta da Alessandro Di Virgilio, uscirà in concomitanza con Lucca Comics 2018.

Abbiamo fatto quattro chiacchiere con lui e siamo riusciti a farci dare le prime tre tavole del volume in anteprima:

DF: Ciao Toni. Innanzitutto presentati ai lettori che non ti conoscono: dicci chi sei, cosa hai fatto finora e come è nata la tua passione per il disegno e il fumetto

Ciao Andrea. Dico subito che non sono un ragazzo di “primo pelo” e approdo, in questo settore, piuttosto tardi. Alle spalle ho un percorso un po’ tortuoso: dopo la scuola del fumetto di Milano ho lavorato come grafico web prima e nel campo della flessografia poi. Lungo la strada ho collezionato diverse collaborazioni come illustratore (High Noon e Mr Bill – Da Vinci Games; Methyrfall – Raven Distrbution; Quintessenze – Asterion Press) e come ideatore di giochi da tavolo (il Grande Gioco del Vino e Attention Games – Lisciani Giochi). Nonostante fossi “sistemato” e avessi un lavoro ordinario, però, non ho saputo resistere al “Richiamo del Mondo dei Fumetti”. Ora spero che, almeno in questo campo, la mia età matura non sia di ostacolo come invece avviene spesso in tanti altri settori.

DF: Hai degli autori (di fumetti e non) che hanno influenzato il tuo stile di disegno e ai quali ti ispiri? E ce ne sono altri che invece, pur non costituendo un riferimento per il tuo modo di disegnare, apprezzi particolarmente?

Nessuno in particolare, anzi cerco di custodire gelosamente il mio stile e di non farmi influenzare da nessuno. Questo non vuol dire che non provi amore per tanti grandi maestri che trovo infiniti. Decisamente, comunque, provo più “chimica” per la sintesi che per il dettaglio.

DF: Quali sono i tuoi strumenti di lavoro? Digitale/analogico, la carta che usi ecc…

Prettamente in analogico (layout, matite, pennino), poi c’è un passaggio digitale in cui applico i chiaroscuri. Nel tempo ho selezionato degli strumenti e dei materiali ormai insostituibili. Per il layout uso una carta leggera che permette di intravedere i disegni sottostanti, è la fase più impegnativa: faccio tante prove, sposto la macchina da presa, ritaglio le parti che mi convincono e compongo un layout a dimensioni reali. Poi, sulla la carta da ingegnere, trasferisco e definisco le idee del layout rigorosamente con la mia matita F. Proprio come Jigen [N.d.r: il famoso pistolero compare di Lupin III] che prende la mira grazie al suo cappello, la matita F è per me insostituibile.
La carta da ingegnere poi risponde benissimo nella fase d’inchiostrazione con il pennino. Con mia sorpresa ho scoperto che anche chi fa calligrafia usa i miei stessi strumenti.

DF: Se non sbaglio questo è il tuo esordio come fumettista. Raccontaci il tuo incontro con la Ed. Ink e di come poi avete lavorato per sviluppare Real Cannibal: Ted Bundy.

Fortuna: per una volta hanno coinciso posto giusto e momento giusto! Nel tempo ho sempre cercato di candidare i miei lavori alle varie realtà editoriali, ottenendo magari anche attestati di stima, ma nulla di più. Con Ed ink è stato tutto semplice, Luca Blengino è il Nile Rogers [N.d.r.: storico chitarrista/arrangiatore degli Chic e attualmente uno dei produttori discografici più influenti della pop mondiale] del fumetto, fa mille cose, risponde alle tavole che posto con un paio di cambiamenti/suggerimenti e torna a fare mille cose. È stato Lui a propormi di disegnare “Ted Bundy”, dandomi modo di collaborare con Alessandro Di Virgilio, affermato sceneggiatore che conosce il suo mestiere.
E finalmente arriviamo a Ted!
La mia paura era quella di non avere una “mano” smaccatamente horror; quindi il mio lavoro si è concentrato sulla modulazione del registro: tutti gli episodi raccontati partono da atmosfere “solari”, poi le tavole si scuriscono e precipitano nell’incubo; emulando un ritmo narrativo di certe pellicole storiche degli anni 70/80. Almeno queste sono state le mie intenzioni, ma per me è difficile dare un giudizio distaccato, che l’operazione sia riuscita potranno dirlo solo i lettori.

DF: Tu e Ted Bundy. Il fatto che la storia sia realmente accaduto incide in qualche misura sul significato di questo libro? Sulla sua forma?

Mi ha aiutato a rimanere sempre sul pezzo: ogni tanto tornavo a documentarmi sulla sua figura. Come in ritratto dal vero, staccavo la matita dal foglio per conoscere nuove sfaccettature e verificare che il personaggio disegnato fosse coerente a quello descritto nelle cronache.
Mentre, per i lettori, la consapevolezza che Ted sia realmente esistito, li mette in allerta prima e si sedimenta e li fa riflettere alla fine della lettura stessa; in mezzo c’è il fumetto e il suo modo unico di raccontare.

DF: Cosa hai in cantiere dopo questo volume?

Spero di consolidare il rapporto con Ed. Ink, anche perché siamo dello stesso territorio e ci divide soltanto un fiume. Altrimenti ho un piano B, uno C e uno D…

Wednesday Warriors #8 da Detective Comics a Spider-Gwen

In questo numero di Wednesday Warriors:

Gufu’s Version

DETECTIVE COMICS #991 di James Robinson e Carmine Di Giandomenico

L’esalogia di James Robinson su Detective Comics giunge al suo quarto capitolo segnando una svolta decisiva sia nell’intreccio che nella qualità dello stesso: sebbene questo arco narrativo dedicato a Due Facce non sia all’altezza del miglior Robinson, questo albo si configura come il migliore tra quelli visti finora e uno dei più interessanti nella produzione recente dello scrittore inglese.
Dopo tre capitoli passati a sbrogliare misteri finalmente Batman si trova a tu per tu con Due Facce: qui Robinson comincia a rispondere ai tanti quesiti sollevati sino ad ora e lo fa affidando a Carmine Di Giandomenico una storia imperniata più sul dialogo che sull’azione. Le 22 pagine di “The Talking Man” illustrano un confronto esclusivamente dialettico tra Due Facce, Batman e, successivamente, Gordon. Vengono così spiegate le ragioni dietro al comportamento inusuale di Harvey Dent andando a esplorare in modo inedito la psicologia del criminale: Robinson scava un solco profondo tra le due personalità presenti in Due Facce rendendo la schizofrenia del personaggio in modo ancora più marcato del solito. Ne scaturisce una visione assolutamente originale e interessante della sua psicosi: Due Facce non è più l’alter ego malvagio, ma un’identità preposta a controllare, a dare un metodo, alla follia caotica di Harvey Dent. Una volta scardinato questo dualismo ricorrente, alla Jekyll & Hyde, nella narrazione del villain risultano ancora più evidenti le sue similitudini con la doppia identità di Bruce Wayne. Una giustapposizione che viene evidenziata anche da Di Giandomenico che utilizza un layout speculare che sottolinea sia la dualità di Dent che la sua simmetria con Batman. Questa è una delle tante soluzioni che permettono al disegnatore teramano di affrontare e vincere la sfida di un albo sostanzialmente statico, che rischiava di diventare una lunga sequenza di teste parlanti: la capacità di Di Giandomenico di gestire le inquadrature e di inserire elementi caratterizzanti – come la citazione nascosta alla copertina di Detective Comics #27 e il mantello ad ali di pipistrello di Batman – permette alla narrazione di risultare sempre fluida e accattivante.

ACTION COMICS #1004 di Brian Michael Bendis e Ryan Sook

Action Comics è la testata in cui Brian Michael Bendis approfondisce la figura di Superman dalla prospettiva del suo lavoro di giornalista, in questo modo lo scrittore riesce a lavorare sul vasto cast di comprimari e, allo stesso tempo, a fornirci il proprio punto di vista sul mondo. Ogni albo si apre infatti con una inquadratura sul tavolo di uno dei collaboratori del Daily Planet mostrandone appunti, stralci di articoli e oggetti di vario tipo riuscendo a dare dettagli sul personaggio in questione. Nascosta tra i fogli, i post-it e le tazze di caffè però c’è sempre la scrivania di Bendis stesso, con i suoi appunti, i suoi post-it ecc… in questa storia le parole sul laptop di Lois Lane ad esempio suonano terribilmente attuali nel descrivere l’attuale situazione politica e sociale degli Stati Uniti (e anche un po’ quella italiana).

“L’American Way? La semplice idea che chiunque possa venire qui ed essere trattato equamente è messa a dura prova al più alto livello governativo. Anche se tutto dovesse tornare alla “normalità” nel momento in cui leggerete questo, e non succederà, ma se anche fosse così, queste idee sono state così maltrattate e manipolate che la guarigione, il tentativo di trovare la nostra bussola in questa epoca moderna richiederà anni”

È proprio il ritorno di Lois a far sì che l’albo si prenda una pausa nel suo racconto sull’Invisible Mafia per risolvere una serie di domande e problematiche finora tenute a bada a colpi di sospensione dell’incredulità: Bendis ridefinisce senza stravolgerlo il rapporto tra Superman e Lois in maniera funzionale al progetto che vuole portare avanti.
L’abilità di Ryan Sook nel gestire la recitazione e l’espressività dei personaggi permette allo scrittore di lavorare ad un racconto maggiormente imperniato sul lato emotivo, sulla descrizione dei sentimenti dei due; il Superman alieno e distaccato dei primi albi si dissolve in una umanissima dichiarazione di fragilità.
“Ho bisogno di te”
Poche parole e tanti sguardi, sorrisi e silenzi che Sook gestisce con una capacità invidiabile, l’artista coniuga efficacemente la narrazione sequenziale alle sue doti da illustratore riuscendo a mantenere un equilibrio tra descrittività e sintesi funzionale agli obiettivi di Bendis. I due riescono a raccontare una storia fatta di personaggi tridimensionali e credibili anche quando questi volano abbracciati tra le nuvole.

RETURN OF WOLVERINE #2 di Charles Soule e Declan Shalvey

Dopo un primo numero, sebbene non perfetto, decisamente convincente Charles Soule prosegue il suo racconto del ritorno di Wolverine affiancato stavolta da Declan Shalvey.
Il cambio significativo nel registro visivo si fa sentire immediatamente: si passa dal tratto altamente dettagliato e descrittivo di Steve McNiven alla sintesi del segno di Shalvey guadagnando in ritmo ma perdendo significativamente in tono. Il racconto crudo e sanguinolento del primo capitolo si trasforma in una lunga sequenza d’azione dal sapore più edulcorato che spreca malamente le notevoli capacità narrative del disegnatore.
Tutto l’albo sembra essere il pretesto per mostrare al pubblico il nuovo potere di Wolverine, gli artigli incandescenti, senza aggiungere nulla a quanto già visto nel primo numero: i dialoghi di Soule risultano goffi e a tratti imbarazzanti nel loro tentativo di dare sostanza a un soggetto volutamente povero.
Con molta probabilità gran parte della sostanza di questa miniserie sarà racchiusa nell’ultimo albo, disegnato da McNiven, lasciando agli altri il ruolo di semplici riempitivi.

Bam’s Version

SENTRY #5 di Jeff Lemire e Juan Cassara.

Giunto al gran finale del suo inatteso ritorno in Marvel, Jeff Lemire porta a conclusione la mind-blowing Sentry con un potente, ed ultimo, quinto numero.
Lungo il corso della storia, abbiamo potuto vedere come lo S.H.I.E.L.D. e gli Avengers siano riusciti a frantumare la controversa eredità del Vendicatore Dorato, uno degli eroi più potenti della Terra e uno dei pericoli peggiori del nostro universo. La relazione tra Sentry, Void e Bob Reynold occupa, anche in questa serie, uno spazio predominante, ma Lemire ha preferito concentrarsi sul mondo intorno ai tre elementi; Sentry non ha raccontato di un uomo e dei suoi disturbi, bensì di cosa si prova nel vivere fianco a fianco di un’esplosione atomica.
Il quotidiano e il super sono aspetti che Lemire accentua e sottolinea, illustrati tramite i migliori amici (e i peggiori nemici) di Bob Reynolds.
Joshua Cassara qui mostra i muscoli, aiutato dalla palette del colorista Rain Beredo: supereroi con venature sporche e grezze, volti non piú perfetti ma inclini a mostrarsi nei momenti di rabbia, violenza e confusione.
Il finale è volutamente aperto, lasciando spiragli di sviluppi futuri, complice anche un gigantesco plot twist che ha preso atto negli ultimi numeri.

SPIDER-GWEN: GHOST SPIDER #1 di Seanan McGuire e Rosi Kämpe.

È il momento della prova del nove per Spider-Gwen, che ha perso i suoi papá Jason Latour e Robbi Rodriguez e ora si ritrova con una terza serie regolare, ma una voce tutta nuova.
Seanan McGuire, autrice della serie di romanzi Newsflesh e di Every Heart a Doorway, non ha di fronte a sé un’impresa impossibile e, non a caso, questo debutto si rivela piacevole sebbene pesantemente legato agli eventi di Spider-Geddon e ad una complicata (da spiegare) eredità lasciata dall’ultimo arco narrativo di Latour & Rodriguez.
Aiutata dalla talentuosa Rosi Kämpe, che non scimmiotta lo stile marchio del personaggio ma lo reinventa in linee morbide e dinamiche, colorate dall’ottimo Ian Herring, la McGuire indovina l’atmosfera legata alla protagonista, adolescente ancora in bilico ed in cerca dell’agognato equilibrio tra vita privata e vita da supereroina.
Qualche libertà narrativa in più e meno catene che legano all’Eventone Ragnesco avrebbero certamente aiutato, ma ci sono ampi margini di miglioramento.

BATMAN BEYOND #25 di Dan Jurgens, Cully Hamner e Marco Santucci.

Venticinque numeri, da sempre un grande traguardo: è il momento di festeggiare anche per Batman Beyond, serie che mantiene il suo nutrito gruppo di fan e che rende possibile il prosieguo della lunga saga futuristica di Terry McGinnis.
Questo numero over-size lascia ampio spazio di manovra a Dan Jurgens, master-mind di questo futuro alternativo da parecchi anni ormai, che ha saputo ampliare e dettagliare nei minimi particolari.
Comincia qui The Final Joke, saga che ci porta lungo il viale dei ricordi e riporta in scena l’originale Joker, con la Bat-famiglia riunita al completo: Jurgens ci “aggiorna” sullo status quo, con il nuovo Robin al fianco di McGinnis, Dick Grayson sindaco di Blüdhaven e un giorno radioso che splende su Neo-Gotham. Il set-up della trama é un grande classico, ma funzionale ed efficace, così come lo sono Marco Santucci e soprattutto Cully Hamner, artista fenomenale che splende e dimostra di aver ancora moltissimo da dire. Gotham, vecchia e nuova, prende vita grazie al suo stile dettagliato e cartoonesco, esplosivo e, come direbbero gli americani, in your face.
Un riassunto degli eventi, al tempo stesso un perfetto jumping-on-point, Batman Beyond #25 si piazza tra le migliori letture della settimana.

Comics&Science: Light Issue in uscita

Dopo Leo Ortolani, Tuono Pettinato, Alfredo Castelli, Silver, un altro pezzo da novanta del fumetto italiano si cimenta su Comics&Science, The light issue.

Questa volta tocca infatti a Zerocalcare.

Presentato al Festival della Scienza a Genova il 30 ottobre con Giorgio Paolucci, sarà ovviamente protagonista anche al prossimo Lucca Comics&Games.

Stavolta si parla di luce, non di luce qualsiasi, ma di sorgenti di luce avanzate, siano sincrotroni o FEL. Così dopo un viaggio a Trieste tra ELETTRA e FERMI, Zerocalcare scrive e disegna una storia dal titolo Educazione subatomica.

Accompagnano il main dish di questo Light Issue i contributi di Davide La Rosa, Walter Leoni, i soliti ricchi editoriali, e l’edicola di Lercio.it.

In questo nuovo numero dell’ormai ferrea collaborazione tra Symmaceo e CNR, ovvero tra Piazzi e Natalini, la fisica degli acceleratori di particelle e delle cosiddette light sources diventa protagonista.

Insieme a ricercatori e collaboratori dell’Istituto di Struttura della Materia, il numero si concentra infatti sul funzionamento di un sincrotrone (e di un free electron laser), sulla fisica subatomica e sulla teoria quantistica che serve a descriverla, sulle applicazioni (tanto frequenti quanto impensabili) che ormai questi centri di ricerca hanno.

Così si studia la fisica fondamentale, ma, accanto a questa, le opere d’arte, gli alimentari, la struttura tridimensionale delle proteine.

E si riporta quel misterioso oggetto che è il logbook di una linea di sincrotrone.

Maggiori informazioni li trovate nella pagina di questo numero di Comics&Science su MaddMaths.

Wednesday Warriors #7 – Da Batman a Ghost Rider

In questo numero di Wednesday Warriors:

Bam’s Version

GREEN LANTERNS #57 di Dan Jurgens e Mike Perkins

“End of the road” per le Lanterne Verdi…o almeno, lo sarà, fino all’arrivo di Grant Morrison.
Green Lanterns chiude la sua corsa al #57, serie lanciata con la Rinascita da Sam Humphries con protagonisti Simon Baz e Jessica Cruz, evoluta poi negli ultimi mesi in uno sguardo d’insieme all’intero Corpo delle Lanterne Verdi.
A Dan Jurgens è toccato l’arduo compito di calare il sipario e non l’ha fatto in maniera sommessa: ripescando fuori il suo pupillo, Cyborg Superman, Jurgens ha sfruttato al massimo le ultime pagine a disposizione per regalarci uno scontro titanico tra Hank Henshaw e l’intera legione smeraldo con il destino di Coast City in palio; al tavolo da disegno Mike Perkins in buona forma artistica, perfetto nelle sequenze action, meno pulito e composto nei momenti di quiete dopo la tempesta.
Un discreto numero finale, che cambia alcuni fondamentali elementi ed apre le porte al completo rilancio e ad un nuovo futuro per le Lanterne.

WHAT IF? MARVEL COMICS WENT METAL WITH GHOST RIDER #1 di Sebastian Girner e Caspar Wijngard.

Scritto da Sebastian Girner, editor e scrittore in Image, disegnato da Caspar Wijngard, What If? Marvel Comics si distingue immediatamente per le proprie scelte metanarrative, per un look avulso e un’audacia, finora, impensata dagli autori dei precedenti What If?
La “Marvel Comics” del titolo non è intesa come universo narrativo, ma invece come l’azienda Marvel, con C.B. Cebulski che riesce ad interagire con i propri personaggi senza distorcere la propria continuity o…il tessuto della realtá.
Girner, avvezzo al tono satirico e demenziale con Shirtless Bear Fighter, sceglie Robbie Reyes, il nuovo Ghost Rider, come protagonista di questo tour degli uffici Marvel in compagnia degli Hassenwald, gruppo black metal latveriano collegato ad una sempre più oscura serie di incidenti demoniaci ed occulti, avvenimenti macabri in grado di terrorizzare le menti dei loro fan, un presagio sottile ma efficace che lascia il sospetto nel lettore fino al momento cruciale della storia.
Il fumetto si trasforma presto in un delirio dal colore nero pece: il plot twist coglie alla sprovvista e la rottura dell’atmosfera iniziale è talmente netta e brutale che estranea chi sta leggendo, chiude gli strappi dimensionali tra il nostro mondo e quello dei fumetti, creando un incubo inaspettato e divertentissimo.

SHURI #1 di Nnedi Orakofor e Leonardo Romero.

L’effetto Coates riverbera ancora tra le mura degli uffici Marvel e l’onda di autori afroamericani e, in questo caso specialmente, afrofuturisti apre le porte a Nnedi Orakofor, autrice pluripremiata che ha bagnato i piedi in Marvel negli ultimi mesi ed ora ha finalmente l’occasione di scrivere la sua prima serie regolare.
Il debutto di Shuri é una gioia per gli occhi, non solo grazie agli straordinari disegni dell’erede di Chris Samnee Leonardo Romero, ma anche e soprattutto per l’atmosfera leggera, forte e positiva che trasmette la protagonista, un radicale cambio di tono dal lavoro di Ta-Nehisi Coates sul personaggio.
I colori vividi e vibranti di Jordie Bellaire animano un Wakanda tutto al femminile, colto alla sprovvista dall’assenza del proprio Re; Shuri si trova a dover elaborare la sua nuova posizione, insieme ad un misterioso compagno di chat e i suoi nuovi poteri, dono della sua esperienza nel Djalia, il “Valhalla” Wakandiano.
Orakofor firma un primo numero azzeccato e piacevole alla lettura, con qualche indizio sul futuro e una importante decisione che segnerá il percorso da qui in poi.

Gufu’s Version

JUSTICE LEAGUE #10 di Scott Snyder e Francis Manapul

Con questo albo comincia il crossover “Drowned Earth” con il quale Scott Snyder si assume il compito di “ricollocare” Aquaman all’interno dell’universo DC a seguito degli sconvolgimenti raccontati durante Dark Nights: Metal e sulla testata dedicata al supereroe acquatico.
Gestire un crossover è sempre un affare complicato, anche quando coinvolge un numero limitato di testate e autori come in questo caso, che rischia di snaturare l’identità delle serie coinvolte; in questo albo però Snyder riesce a introdurre l’evento, comunicandone al lettore la portata, continuando a sviluppare coerentemente la propria narrazione. La scelta, intelligente e “di mestiere”, di suddividere il gruppo in più team operativi, ognuno con la propria missione permette allo scrittore di raggiungere diversi obiettivi: riesce ad allargare il cast inserendo dei comprimari (Adam Strange e Firestorm) senza dare l’impressione di un albo sovraffollato, di portare avanti le sottotrame senza sacrificarle all’evento principale, infine gli consente di lavorare alle dinamiche tra i personaggi e sull’approfondimento dei singoli esponenti della lega.
Questo tipo di racconto richiede, di norma, un interprete che sappia rendere con efficacia la portata dell’evento senza perdere di vista gli attori principali; un disegnatore in grado di coniugare chiarezza espositiva a roboanti tavole in cinemascope. Questo interprete si chiama Francis Manapul che conferma il suo stato di grazia in ventidue pagine di virtuosismi che mettono su carta il blockbuster di Snyder aggiungendo a questo la sua innata capacità di rendere iconici i personaggi coinvolti.

AQUAMAN #41 di Dan Abnett e Lan Medina

Se Snyder e Manapul hanno confezionato il prologo di Drowned Earth come un blockbuster epico, Dan Abnett scrive il suo tie-in al crossover nella forma del disaster movie.
Strettamente legato a Justice League #10, Aquaman #41 racconta gli eventi visti dalla prospettiva dei cittadini di Atlantide mettendo Mera al centro di un albo privo del suo titolare. Aquaman è infatti disperso e la sua compagna, neo-sovrana di Atlantide, si trova ad affrontare questa crisi da sola.
Abnett è bravo a descrivere il conflitto di Mera con delle forze progressivamente più soverchianti, scavando nella psicologia della protagonista che, evidentemente, deve ancora prendere piena coscienza delle sue nuove responsabilità. Da questo duplice conflitto, extra-personale e personale, emerge un personaggio forte, nella personalità e nei poteri, e allo stesso tempo inesperto, quasi fragile, nella gestione del proprio ruolo. Abnett lascia in eredità al suo successore, la scrittrice Kelly Sue DeConnick, un personaggio femminile interessante e complesso. Meno appariscente e talentuoso di Manapul Lan Medina è quello che normalmente viene definito un disegnatore solido; il suo stile sobrio privilegia la chiarezza espositiva e la riconoscibilità dei personaggi restando fedele all’impostazione generale della testata. Alterna tavole di ampio respiro, che si adeguano all’impostazione da film catastrofico di cui sopra, a primi piani e inquadrature strette focalizzate sui protagonisti delle vicende riuscendo così a descrivere consistentemente il dramma che vede opposti (super)uomo e Natura.

BATMAN #57 di Tom King e Tony Daniel

Con questo numero si conclude lo storyarc “Beast of Burden” che vede opposto il nostro eroe a KGBeast reo di aver [non ve lo dico che sennò è spoiler e poi chi vi sente].
Come già successo con David Finch, e soprattutto nel ciclo I Am Bane, Tom King sfrutta lo stile muscolare e “anni ‘90” del disegnatore di turno per portare avanti il suo racconto su due binari: quello più strettamente d’azione – fatto di combattimenti, denti digrignati e uomini picchiati come la sella di un cosacco – e quello più introspettivo.
Tony Daniel disegna un’intensa sequenza di lotta nella quale il lettore percepisce vividamente la fatica dei due contendenti portati al proprio limite fisico alla quale fa da contrappunto un singolare racconto popolare russo. A differenza di quanto fatto in passato infatti, King non affida la ricerca introspettiva a dialoghi o a monologhi in didascalia ma delega questo compito alle tavole di Mark Buckingham nel quale ci viene raccontata una fiaba intitolata “Gli animali nel pozzo”, un racconto folkloristico raccolto e pubblicato da Aleksandr Nikolaevič Afanas’ev nel 1923, che racconta una cruenta parabola sulla “sopravvivenza del più forte” venata da quella crudele ironia tipica del popolo russo.
Ancora una volta King utilizza la storia di un personaggio, di un villain, per far emergere nuovi aspetti della personalità e della psicologia di Bruce Wayne: i recenti eventi hanno trasformato Batman rendendolo un personaggio diverso rispetto a quello conosciuto 56 numeri (e quindi 28 mesi) fa, facendo emergere, o riemergere, il suo lato più oscuro proprio nelle ultime pagine. Un finale che per modalità e personaggi ricorda uno dei capitoli più controversi della storia del personaggio: il Batman #420 del 1988 di Starlin e Aparo che lasciava KBeast, presumibilmente, a morire chiuso in una cella.

Wednesday Warriors #6 – Da Spider-Geddon a Hawkman

In questo numero di Wednesday Warriors:

Gufu’s Version

HAWKMAN #5 di Robert Venditti e Bryan Hitch

La continuity di Hawkman è a dir poco complessa: archeologo, principe egizio, poliziotto alieno e chi più ne ha più ne metta. Robert Venditti approfitta di questa complessità caotica per costruire la sua trama in maniera ancor più complessa e convoluta lasciando i lettori disorientati per i primi quattro numeri della serie. Con questo quinto capitolo però lo scrittore di origini italiane comincia a tirare le fila della vita (delle vite) di Carter Hall, approfittando del know how scientifico di un comprimario d’eccezione: Ray Palmer a.k.a. Atom.
Quella che potrebbe diventare una pedante operazione di rettifica della continuity, sulla falsariga dei lavori meno riusciti di Mark Gruenwald, riesce a mantenere un tono gradevolmente leggero grazie ai toni fantascientifici e vagamente retrò garantiti dallo stile di Bryan Hitch: il microverso, un malvagio pianeta senziente, inquadrature in cinemascope… tutto contribuisce a rendere un’atmosfera camp che caratterizza un albo di puro e piacevole intrattenimento.

CAPTAIN AMERICA #4 di Ta-Nehisi Coates e Lenil Francis Yu

Da un punto di vista strettamente legato all’intreccio e allo sviluppo della trama, questo capitolo di Captain America aggiunge ben poco: si tratta sostanzialmente di una lunga scena d’azione, resa in maniera efficace da Lenil Francis Yu, che vede il Nostro introdursi nella roccaforte nemica alla ricerca di Sharon Carter.
Si tratta di un racconto su su due binari che alterna scene statiche di dialogo tra Sharon e la sua carceriera con altre di azione sottolineate dal monologo introspettivo di Cap.
A rendere interessante l’albo è proprio quest’ultimo aspetto, il sottotesto inserito da Coates nelle didascalie: una lunga riflessione che Steve fa su se stesso e sul proprio ruolo nell’America attuale che si trasforma in un discorso sullo stato politico e sociale degli USA odierni; si parla di patrioti, o di presunti tali, e di persone che si avvolgono nella bandiera un giorno per bruciarla il giorno successivo. Storicamente Captain America è il personaggio perfetto per questo genere di riflessioni, soprattutto quando rivolte al contesto sociale statunitense, e Coates lo usa senza paura, seppure in maniera graduale nel corso della serie, per dar voce ai propri dubbi e alle proprie convinzioni riuscendo al tempo stesso a rimanere fedele al personaggio affidatogli.

RED HOOD: THE OUTLAW #27 di Scott Lobdell e Pete Woods

Scott Lobdell conferma il suo stato di grazia con questo albo: uno scrittore che, nella sua lunga carriera, ha visto alti e bassi, e che troppo spesso ha preferito giocare sul sicuro affidandosi al mestiere, sembra aver trovato in Jason Todd il proprio personaggio-feticcio col quale divertirsi e divertire.
Le conseguenze di Heroes in Crisis si fanno sentire e anche la vita di Red Hood viene travolta dall’evento messo in piedi da Tom King; gran parte dell’albo è quindi incentrata sul percorso che Jason deve compiere per venire a patti con questi eventi e sul confronto con il proprio mentore: Batman.
È proprio nell’interazione tra Jason e Bruce che Lobdell dà il suo meglio, mostrandoci la natura drammatica e conflittuale del rapporto tra i due e continuando nel suo lavoro di sviluppo psicologico del protagonista. Il tutto viene intelligentemente gestito all’interno della trama che lo scrittore ha cominciato a tessere nel numero precedente. Pete Woods offre una prova altalenante, alternando tavole di buon impatto ad altre meno efficaci sul piano dell’espressività e della recitazione dei personaggi ricorrendo troppo spesso a una sintesi che si appoggia troppo al lavoro fatto dai colori (sempre di Woods) e perdendo la profondità necessaria a un albo principalmente riflessivo.

Bam’s Version

SPIDER-GEDDON #1 di Christos Gage e Jorge Molina.

Gli Eredi sono tornati! Con loro, un esercito di Uomini, Donne e Bambini Ragno al seguito.
Christos Gage, da tempo ormai “delfino” di Dan Slott ma autore comunque in grado di reggere un evento sulle sue spalle, si trova invischiato in una fitta ragnatela multiversale che si espande dal finale di “Spider-Verse”. Con i vampiri psichici e Morlun di nuovo sul piede di guerra, pronti ad invadere Terra-Prime pur di avere la loro vendetta, Spider-Gwen, Miles Morales, Spider-Man Noir e molti altri ancora si troveranno a fare i conti con il nostro Superiore Otto Octavius, l’unico in grado di fermare il ritorno degli Eredi…
Una premessa molto semplice ma un concept che comincia già ad accusare le forzature narrative ed una intrinseca stanchezza: per quanto divertente vedere Ragni e Ragnetti da ogni dove unire le forze, gli Eredi restano villain fiacchi e con motivazioni poco interessanti, mentre i primi colpi di scena arrivano senza alcuna costruzione, uno shock iniziale per il gusto di dare al lettore una botta di adrenalina che si sgonfia rapidamente. Ineccepibile, graficamente, Jorge Molina, un talento fresco che dà il suo massimo per lasciare almeno un piacevole retrogusto a questo primo capitolo.

WHAT IF? PUNISHER #1 di Carl Potts e Juanan Ramiréz.

Continuano i What If? in Marvel e torna, per l’occasione, un nome leggendario per i fan del Punitore, Carl Potts, editor del personaggio durante i suoi anni ruggenti, quelli di fine anni ‘80 con il primo boom di Frank Castle. Accompagnato dal giovane Juanan Ramiréz, Potts si cimenta nella creazione di un universo alternativo nel quale il giovane Peter Parker ha distorto il concetto di potere e responsabilità fino al punto di diventare…il Punitore.
La recensione potrebbe finire qui e avrei detto tutto il necessario: “What If? Punisher” è un fumetto che offre davvero poco, se non un Uomo Ragno con la pistola. Per il resto, Potts compie il minimo sforzo possibile, ripercorrendo tutte le classiche storie e gli eventi leggendari dell’Uomo Ragno cambiando lo schema dei colori del costume e appiccicando un grosso teschio bianco sopra. La storia sembra non voler comunicare nulla e, peggio ancora, quando lo fa sembra sconclusionato e frettoloso.
Minimo sforzo, risultato quasi nullo. Storia bocciata, disegni quantomeno godibili.

TITANS #27 di Dan Abnett e Brent Peeples.

I “Titans” hanno finalmente la loro grande nemesi…Tom King. Tra “Batman” #55 e “Heroes In Crisis” #1, King ha assestato un paio di colpi pesantissimi ai Titani di Dan Abnett, che in questo #27 devono affrontare le conseguenze di questi due eventi, separati alle trame della serie principale, e a confrontarsi con i traumi del primo arco narrativo. Ci si rende conto che questa formazione ha avuto una vita estremamente dura sin dal giorno della sua (ri)nascita.
Ogni membro dei Titani si trova, in qualche modo, menomato o fortemente scosso e Abnett si lascia il tempo per discutere con ognuno di loro, abbassando il ritmo e aprendo il cuore dei personaggi, scavando nelle loro vulnerabilità. I protagonisti si fanno forza a vicenda anche nel momento più drammatico dell’albo, dove il destino, alias lo sceneggiatore, assesta un ennesimo duro colpo alla squadra.

Wednesday Warriors #5 – Dai What if a Nightwing

In questo numero di Wednesday Warriors:

Bam’s Version

WHAT IF? SPIDER-MAN #1 di Gerry Conway & Diego Olortegui.

Ottobre è arrivato e per la Marvel è il momento di porsi domande serie…per esempio, cosa sarebbe successo se Flash Thompson fosse stato morso dal ragno radioattivo?
Da veterano ragnesco qual è, Gerry Conway decide di prendere un classico comprimario delle avventure di Peter Parker e dargli il palcoscenico, rinarrando le origini dell’Uomo Ragno; non ci troviamo, però, di fronte al Flash Thompson eroico che conosciamo tramite l’Agente Venom. Conway sa benissimo rievocare i tempi del Flash bullo ed arrogante, una persona profondamente insicura sul suo futuro, frustrata, che si aggrappa ferocemente al poco che ha. La scelta dell’utilizzo di un narratore esterno, l’Invisibile, tarpa le ali ad un protagonista ed una storia che mostrano intriganti colpi di scena ma che una volta realizzati, sono soffocati dai costanti interventi estemporanei che troncano il potenziale sviluppo dei personaggi. Diego Olortegui inventa un buon costume per questo Ragno-Thompson e ricorda, in alcuni tratti, Todd Nauck, con chine e colori di Walden Wong e Chris O’Halloran che fanno il loro dovere e rendono la lettura piacevole. Si poteva fare di più…

WHAT IF? X-MEN #1 di Bryan Hill, Neil Edwards e Giannis Milogiannis.

I What If? si dividono in tre categorie: cambio di personaggi, di trama o di contesto: la scelta di Bryan Hill per questo What If? X-Men ricade nel terzo ambito. Nel mondo creato dall’autore, il cyber-spazio si è evoluto oltre il mondo reale, abitato da utenti comuni e dagli Exe, utenti in grado di modificare il proprio codice e quello intorno a loro, cambiando il loro aspetto e abilitá a loro piacimento. La metafora degli X-Men e della lotta al diverso viene sacrificata, dunque, in favore dell’esperimento narrativo alla “Matrix”, senza evitare, però, qualche accenno di discorso sociologico sull’evoluzione della tecnologia e la disparità tra ricchi e poveri, tra chi vede la convivenza tra utenti ed exe pacifica e chi, invece, crede nel potere superiore dei “mutanti digitali”. Una storia piacevole e curiosa proprio per le influenze cinematografiche (e non) che l’hanno plasmata, disegnata e divisa da due artisti: Neil Edwards, solidamente piantato con i piedi nel pericoloso mondo reale del roccioso Cable, e Giannis Milogiannis, che ci cala nel mondo virtuale, dove può esprimere tutte le sue influenze manga nella frenetica sequenza action con Domino e i Nimrod.

DOCTOR STRANGE #6 di Mark Waid e Javier Pina.

Terminata la scampagnata stellare del buon Dottore, Mark Waid decide di riportare Stephen Strange sul suo pianeta e tirare fuori dal cappello un personaggio visto nella sua vecchia miniserie “Doctor Strange: The Doctor Is Out”. L’operato dello scrittore su questa serie è stato finora discreto, ma assolutamente lontano dal must-read o sconvolgente: aver saputo adattare Strange al contesto spaziale (con un nuovo look, tra l’altro, firmato Javier Pina) è sì stato interessante e, alla fin fine, ben realizzato, ma con una premessa simile si doveva necessariamente fare di più. Con una premessa ben più semplice, Donny Cates aveva rivoluzionato l’intero assetto costruito da Jason Aaron, per fare un esempio.
Il ritorno sulla Terra dello Stregone Supremo apre vecchi portoni e introduce una nuova nemesi, ma continua a non avere quell’appeal che gli autori precedenti hanno saputo trasmettere al personaggio.

Gufu’s Version

SHATTERSTAR #1 di Tim Seeley, Carlos Villa e Gerardo Sandoval

Shatterstar è indubbiamente uno dei personaggi simbolo del fumetto supereroico anni ‘90, o quantomeno di un certo modo di intendere il genere, figlio della scuola di Rob Liefeld: azione, violenza, denti digrignati e anatomie improbabili.
Ed è proprio con questo stile che si apre l’albo, con un flashback che vede il nostro protagonista coperto di sangue e circondato dai cadaveri dei suoi nemici.
Già dalla seconda pagina però Tim Seeley delude i fan hardcore del fumetto “Extreme” mostrandoci il nostro eroe intento a svolgere compiti più mondani – spazzare la strada – dando al racconto una caratterizzazione più vicina allo “slice of life”. Questo contrasto tra le due vite di Shatterstar, sottolineato anche dall’alternanza di disegnatori, è anche il grosso indizio che Seeley ci dà sulla direzione che intende intraprendere in questa miniserie.
Il soggetto è tanto canonico quanto funzionale e affidabile: l’eroe “in pensione” viene costretto a tornare in azione a seguito di eventi tragici.
Si tratta di un soggetto ampiamente collaudato da decenni di letteratura, cinema e fumetti; non può fallire. Lo svolgimento purtroppo affossa quasi totalmente il ritmo di questo primo numero: la necessità di introdurre dei nuovi comprimari, di riepilogare la vita del protagonista ad uso dei potenziali nuovi lettori e di arrivare al momento topico dell’eroe entro le 22 pagine costringono lo scrittore a un lungo e frettoloso spiegone, narrato in terza persona tramite le didascalie, che va dalla prima all’ultima pagina.
L’effetto è quello di appiattire tutto il racconto, smussando qualsiasi possibile rilievo e arrivando a neutralizzare anche la scena cardine sulla quale si regge tutta la sceneggiatura.
Carlos Villa offre una prova in linea col compito affidatogli, narrazione, linguaggio del corpo ed espressività dei personaggi sono coerenti e solidi ma il tutto risulta privo di mordente e dà l’impressione di un talento imbrigliato dalle necessità di sceneggiatura elencate sopra. Più incisivo risulta invece il lavoro del pur meno dotato Gerardo Sandoval sui flashback, più affine allo spirito originario di Shatterstar.

NIGHTWING #50 di Benjamin Percy, Chris Mooneyham e Travis Moore

Nightwing #50 segna un punto di svolta apparentemente molto importante nella storia del primo Robin, gli eventi raccontati in Batman #55 hanno avuto delle ripercussioni significative su Dick Grayson e sul suo alter-ego, ammesso che quest’ultimo esista ancora.
Benjamin Percy, dopo un paio di prestazioni opache, lascia la serie con una storia decisamente convincente: l’albo esplora approfonditamente e in maniera convincente la vita e la personalità del nuovo Richard Grayson – o anche Rick Gray – ricorrendo anche al confronto con il “vecchio” Dick ripercorrendo uno dei suoi primi scontri con lo Spaventapasseri quando ancora vestiva i panni di Robin.
Percy riesce a rendere efficacemente il conflitto interiore, e il senso di estraniamento, vissuto dal protagonista e lo inserisce in un nuovo contesto, con nuovi comprimari e ambientazione, facendogli tagliare i ponti con il suo passato, Barbara Gordon compresa. Il tratto fotorealistico di Travis Moore ben si adatta alla narrazione degli eventi presenti e offre un interessante contrasto con il segno più espressivo e anni ‘90 di Chris Mooneyham incaricato dei disegni del flashback.
Non è ancora chiara la direzione che verrà intrapresa dal nuovo Nightwing ma la caratterizzazione sembra pericolosamente vicina a quella “ribelle” tipica di Red Hood (Jason Todd), e il fatto che la serie sarà affidata, dal #51 al #53, proprio a Scott Lobdell, che ha gestito Red Hood negli ultimi sette anni, rende questa ipotesi assolutamente plausibile.
Di conseguenza al plauso per un albo ben realizzato si affianca il legittimo dubbio sulla reale necessità di questa svolta. C’è davvero bisogno di un nuovo Nightwing?

Il FINAC su Topolino Comics&Science

Il 14 dicembre 1955 presso il CNR di Roma venne inaugurato, alla presenza del presidente Gronchi, FINAC. Acronimo di Ferranti-INAC, dal nome del produttore inglese di macchine calcolatrici Ferranti Ltd (modello Mark I*), e dall’abbreviazione dell’Istituto Nazionale di Applicazioni per il Calcolo. La macchina, progettata dall’Università di Manchester con gente del calibro di Alan Turing, e costruita fino allora in quattro esemplari, fu un passo fondamentale per la storia dell’informatica in Italia.

Storia che avrebbe avuto sviluppi importantissimi soprattutto tra Roma e Pisa.

Grande protagonista della storia è il professor Mauro Picone, vero deus ex machina di questo campo in Italia.

Roberto Natalini, direttore odierno dello stesso istituto del CNR (oggi solo IAC), che prende il nome proprio dal professore, è tra i promotori di Comics&Science e ha scritto a quattro mani con Francesco Artibani una storia ambientata in Italia.

Storia che ha preso spunto dalla notissima e plurisfaccettata figura di Picone, già raccontata in un libro pubblicato dall’Università Bocconi, ma anche in numerosi articoli, i cui riferimenti troviamo qui. E ha voluto mettere al centro la tecnologia, sottolineando come la scienza dura sia indispensabile anche al miglioramento delle condizioni pratiche della nostra vita quotidiana, non solo alla crescita delle nostre conoscenze.

La trama: Topolino e Pippo devono ritrovare il professor Marlin, che, durante una delle sue vacanze temporali, si è perso proprio a Roma nel 1955. Dove si era recato per vedere all’opera il FINAC.

Ma è sparito, così Zapotec invia a cercarlo i nostri cronoinvestigatori preferiti.

In una città eterna descritta in modo fumettisticamente realistico, i nostri eroi “compaiono” nei Giardini del Quirinale. Poi passano davanti alla Fontana di Trevi. Più  tardi, concluderanno uno spericolato inseguimento in Piazza di Spagna, per salutarci dalla Terrazza del Gianicolo. Oltre ovviamente alla sede centrale del CNR che compare diverse volte.

Quindi la visita a FINAC diventa anche un modo per mostrarci una Roma disneyana che fa la sua bella figura. Anche con la sua inconfondibile skyline.

Mentre sullo sfondo vediamo una città meno caotica e forse più poetica (circa 60 anni fa), la storia ci mostra proprio i momenti a ridosso dell’inaugurazione.

E il mistero è legato proprio a quei calcolatori umani che temono di perdere il lavoro perché sostituiti da un computer che fa ben 800 calcoli al secondo!

Uno di loro, Alvise Pallottolier, ha rapito Marlin, con la complicità di altri due, perché lo aveva visto mentre sabotava FINAC.

Nonostante le rassicurazioni di Marlin, infatti, anche uomini moderni e competenti come i calcolatori, si fanno spaventare dal futuro, senza coglierne le opportunità, ma temendo per il proprio lavoro.

Anche in questo, Natalini e Artibani rappresentano bene l’italica atavica inerzia nei confronti dei cambiamenti. O meglio l’incapacità di seguire insieme delle eccellenze che hanno messo il nostro paese sempre all’avanguardia, in moltissimi campi. Si pensi, oltre al calcolo, ad esempio alle esplorazioni spaziali. L’inerzia dei governanti e della società civile ci hanno fatto sempre perdere il vantaggio che l’ingegno degli scienziati ci aveva procurato.

Topolino, avvisando il visionario professor Picone, alla fine salverà tutto. Il sabotatore viene preso e il FINAC salvato dall’esplosione.

Natalini e Artibani mescolano in modo efficace realtà e fantasia. Tra i personaggi in prima fila, con Marlin e Topolino, manca il presidente Gronchi, forse poco significativo per la storia, ma non mancano  Paolo Ercoli e Roberto Vacca. Il primo grande protagonista della cultura della tecnologia, il secondo famoso anche per il grande pubblico, già prima della fine del secondo millennio, come futurologo.

Picone con Ercoli e Vacca nel fumetto, riconoscibili anche nella foto a sinistra (Ercoli il secondo da sinistra, Vacca con la barba)

Il titolo della storia, Topolino e i numeri del futuro, fa pensare proprio alla possibilità che la matematica e le sue applicazioni siano alla base del progresso dell’umanità. Se è vero che la potenza di calcolo a nostra disposizione sta ormai aumentando a dismisura, anche con l’aiuto di tecniche che mettono in relazione le macchine fra loro, come il cloud computing, vista l’impossibilità di potenziare con la stessa efficienza la singola macchina.

Oggi il telefonino che ciascuno di noi ha in tasca ha una capacità di calcolo miliardi di volte superiore a quella dei calcolatori che tra la fine della seconda guerra mondiale e i decenni successivi hanno consentito scoperte scientifiche importantissime.

Pensiamoci, la prossima volta che lo useremo magari solo per guardare un filmato o giocare.

Perché, se è divertente farlo, possiamo anche renderci utili mettendo a disposizione della scienza le risorse fisiche dei nostri strumenti elettronici. Aderendo a progetti di cosiddetto calcolo distribuito, come BOINC.

Una curiosità, l’uscita della storia ha trovato spazio anche tra le news principali del sito del CNR!

 

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