Monthly Archives: ottobre 2018

Wednesday Warriors #7 – Da Batman a Ghost Rider

In questo numero di Wednesday Warriors:

Bam’s Version

GREEN LANTERNS #57 di Dan Jurgens e Mike Perkins

“End of the road” per le Lanterne Verdi…o almeno, lo sarà, fino all’arrivo di Grant Morrison.
Green Lanterns chiude la sua corsa al #57, serie lanciata con la Rinascita da Sam Humphries con protagonisti Simon Baz e Jessica Cruz, evoluta poi negli ultimi mesi in uno sguardo d’insieme all’intero Corpo delle Lanterne Verdi.
A Dan Jurgens è toccato l’arduo compito di calare il sipario e non l’ha fatto in maniera sommessa: ripescando fuori il suo pupillo, Cyborg Superman, Jurgens ha sfruttato al massimo le ultime pagine a disposizione per regalarci uno scontro titanico tra Hank Henshaw e l’intera legione smeraldo con il destino di Coast City in palio; al tavolo da disegno Mike Perkins in buona forma artistica, perfetto nelle sequenze action, meno pulito e composto nei momenti di quiete dopo la tempesta.
Un discreto numero finale, che cambia alcuni fondamentali elementi ed apre le porte al completo rilancio e ad un nuovo futuro per le Lanterne.

WHAT IF? MARVEL COMICS WENT METAL WITH GHOST RIDER #1 di Sebastian Girner e Caspar Wijngard.

Scritto da Sebastian Girner, editor e scrittore in Image, disegnato da Caspar Wijngard, What If? Marvel Comics si distingue immediatamente per le proprie scelte metanarrative, per un look avulso e un’audacia, finora, impensata dagli autori dei precedenti What If?
La “Marvel Comics” del titolo non è intesa come universo narrativo, ma invece come l’azienda Marvel, con C.B. Cebulski che riesce ad interagire con i propri personaggi senza distorcere la propria continuity o…il tessuto della realtá.
Girner, avvezzo al tono satirico e demenziale con Shirtless Bear Fighter, sceglie Robbie Reyes, il nuovo Ghost Rider, come protagonista di questo tour degli uffici Marvel in compagnia degli Hassenwald, gruppo black metal latveriano collegato ad una sempre più oscura serie di incidenti demoniaci ed occulti, avvenimenti macabri in grado di terrorizzare le menti dei loro fan, un presagio sottile ma efficace che lascia il sospetto nel lettore fino al momento cruciale della storia.
Il fumetto si trasforma presto in un delirio dal colore nero pece: il plot twist coglie alla sprovvista e la rottura dell’atmosfera iniziale è talmente netta e brutale che estranea chi sta leggendo, chiude gli strappi dimensionali tra il nostro mondo e quello dei fumetti, creando un incubo inaspettato e divertentissimo.

SHURI #1 di Nnedi Orakofor e Leonardo Romero.

L’effetto Coates riverbera ancora tra le mura degli uffici Marvel e l’onda di autori afroamericani e, in questo caso specialmente, afrofuturisti apre le porte a Nnedi Orakofor, autrice pluripremiata che ha bagnato i piedi in Marvel negli ultimi mesi ed ora ha finalmente l’occasione di scrivere la sua prima serie regolare.
Il debutto di Shuri é una gioia per gli occhi, non solo grazie agli straordinari disegni dell’erede di Chris Samnee Leonardo Romero, ma anche e soprattutto per l’atmosfera leggera, forte e positiva che trasmette la protagonista, un radicale cambio di tono dal lavoro di Ta-Nehisi Coates sul personaggio.
I colori vividi e vibranti di Jordie Bellaire animano un Wakanda tutto al femminile, colto alla sprovvista dall’assenza del proprio Re; Shuri si trova a dover elaborare la sua nuova posizione, insieme ad un misterioso compagno di chat e i suoi nuovi poteri, dono della sua esperienza nel Djalia, il “Valhalla” Wakandiano.
Orakofor firma un primo numero azzeccato e piacevole alla lettura, con qualche indizio sul futuro e una importante decisione che segnerá il percorso da qui in poi.

Gufu’s Version

JUSTICE LEAGUE #10 di Scott Snyder e Francis Manapul

Con questo albo comincia il crossover “Drowned Earth” con il quale Scott Snyder si assume il compito di “ricollocare” Aquaman all’interno dell’universo DC a seguito degli sconvolgimenti raccontati durante Dark Nights: Metal e sulla testata dedicata al supereroe acquatico.
Gestire un crossover è sempre un affare complicato, anche quando coinvolge un numero limitato di testate e autori come in questo caso, che rischia di snaturare l’identità delle serie coinvolte; in questo albo però Snyder riesce a introdurre l’evento, comunicandone al lettore la portata, continuando a sviluppare coerentemente la propria narrazione. La scelta, intelligente e “di mestiere”, di suddividere il gruppo in più team operativi, ognuno con la propria missione permette allo scrittore di raggiungere diversi obiettivi: riesce ad allargare il cast inserendo dei comprimari (Adam Strange e Firestorm) senza dare l’impressione di un albo sovraffollato, di portare avanti le sottotrame senza sacrificarle all’evento principale, infine gli consente di lavorare alle dinamiche tra i personaggi e sull’approfondimento dei singoli esponenti della lega.
Questo tipo di racconto richiede, di norma, un interprete che sappia rendere con efficacia la portata dell’evento senza perdere di vista gli attori principali; un disegnatore in grado di coniugare chiarezza espositiva a roboanti tavole in cinemascope. Questo interprete si chiama Francis Manapul che conferma il suo stato di grazia in ventidue pagine di virtuosismi che mettono su carta il blockbuster di Snyder aggiungendo a questo la sua innata capacità di rendere iconici i personaggi coinvolti.

AQUAMAN #41 di Dan Abnett e Lan Medina

Se Snyder e Manapul hanno confezionato il prologo di Drowned Earth come un blockbuster epico, Dan Abnett scrive il suo tie-in al crossover nella forma del disaster movie.
Strettamente legato a Justice League #10, Aquaman #41 racconta gli eventi visti dalla prospettiva dei cittadini di Atlantide mettendo Mera al centro di un albo privo del suo titolare. Aquaman è infatti disperso e la sua compagna, neo-sovrana di Atlantide, si trova ad affrontare questa crisi da sola.
Abnett è bravo a descrivere il conflitto di Mera con delle forze progressivamente più soverchianti, scavando nella psicologia della protagonista che, evidentemente, deve ancora prendere piena coscienza delle sue nuove responsabilità. Da questo duplice conflitto, extra-personale e personale, emerge un personaggio forte, nella personalità e nei poteri, e allo stesso tempo inesperto, quasi fragile, nella gestione del proprio ruolo. Abnett lascia in eredità al suo successore, la scrittrice Kelly Sue DeConnick, un personaggio femminile interessante e complesso. Meno appariscente e talentuoso di Manapul Lan Medina è quello che normalmente viene definito un disegnatore solido; il suo stile sobrio privilegia la chiarezza espositiva e la riconoscibilità dei personaggi restando fedele all’impostazione generale della testata. Alterna tavole di ampio respiro, che si adeguano all’impostazione da film catastrofico di cui sopra, a primi piani e inquadrature strette focalizzate sui protagonisti delle vicende riuscendo così a descrivere consistentemente il dramma che vede opposti (super)uomo e Natura.

BATMAN #57 di Tom King e Tony Daniel

Con questo numero si conclude lo storyarc “Beast of Burden” che vede opposto il nostro eroe a KGBeast reo di aver [non ve lo dico che sennò è spoiler e poi chi vi sente].
Come già successo con David Finch, e soprattutto nel ciclo I Am Bane, Tom King sfrutta lo stile muscolare e “anni ‘90” del disegnatore di turno per portare avanti il suo racconto su due binari: quello più strettamente d’azione – fatto di combattimenti, denti digrignati e uomini picchiati come la sella di un cosacco – e quello più introspettivo.
Tony Daniel disegna un’intensa sequenza di lotta nella quale il lettore percepisce vividamente la fatica dei due contendenti portati al proprio limite fisico alla quale fa da contrappunto un singolare racconto popolare russo. A differenza di quanto fatto in passato infatti, King non affida la ricerca introspettiva a dialoghi o a monologhi in didascalia ma delega questo compito alle tavole di Mark Buckingham nel quale ci viene raccontata una fiaba intitolata “Gli animali nel pozzo”, un racconto folkloristico raccolto e pubblicato da Aleksandr Nikolaevič Afanas’ev nel 1923, che racconta una cruenta parabola sulla “sopravvivenza del più forte” venata da quella crudele ironia tipica del popolo russo.
Ancora una volta King utilizza la storia di un personaggio, di un villain, per far emergere nuovi aspetti della personalità e della psicologia di Bruce Wayne: i recenti eventi hanno trasformato Batman rendendolo un personaggio diverso rispetto a quello conosciuto 56 numeri (e quindi 28 mesi) fa, facendo emergere, o riemergere, il suo lato più oscuro proprio nelle ultime pagine. Un finale che per modalità e personaggi ricorda uno dei capitoli più controversi della storia del personaggio: il Batman #420 del 1988 di Starlin e Aparo che lasciava KBeast, presumibilmente, a morire chiuso in una cella.

Wednesday Warriors #6 – Da Spider-Geddon a Hawkman

In questo numero di Wednesday Warriors:

Gufu’s Version

HAWKMAN #5 di Robert Venditti e Bryan Hitch

La continuity di Hawkman è a dir poco complessa: archeologo, principe egizio, poliziotto alieno e chi più ne ha più ne metta. Robert Venditti approfitta di questa complessità caotica per costruire la sua trama in maniera ancor più complessa e convoluta lasciando i lettori disorientati per i primi quattro numeri della serie. Con questo quinto capitolo però lo scrittore di origini italiane comincia a tirare le fila della vita (delle vite) di Carter Hall, approfittando del know how scientifico di un comprimario d’eccezione: Ray Palmer a.k.a. Atom.
Quella che potrebbe diventare una pedante operazione di rettifica della continuity, sulla falsariga dei lavori meno riusciti di Mark Gruenwald, riesce a mantenere un tono gradevolmente leggero grazie ai toni fantascientifici e vagamente retrò garantiti dallo stile di Bryan Hitch: il microverso, un malvagio pianeta senziente, inquadrature in cinemascope… tutto contribuisce a rendere un’atmosfera camp che caratterizza un albo di puro e piacevole intrattenimento.

CAPTAIN AMERICA #4 di Ta-Nehisi Coates e Lenil Francis Yu

Da un punto di vista strettamente legato all’intreccio e allo sviluppo della trama, questo capitolo di Captain America aggiunge ben poco: si tratta sostanzialmente di una lunga scena d’azione, resa in maniera efficace da Lenil Francis Yu, che vede il Nostro introdursi nella roccaforte nemica alla ricerca di Sharon Carter.
Si tratta di un racconto su su due binari che alterna scene statiche di dialogo tra Sharon e la sua carceriera con altre di azione sottolineate dal monologo introspettivo di Cap.
A rendere interessante l’albo è proprio quest’ultimo aspetto, il sottotesto inserito da Coates nelle didascalie: una lunga riflessione che Steve fa su se stesso e sul proprio ruolo nell’America attuale che si trasforma in un discorso sullo stato politico e sociale degli USA odierni; si parla di patrioti, o di presunti tali, e di persone che si avvolgono nella bandiera un giorno per bruciarla il giorno successivo. Storicamente Captain America è il personaggio perfetto per questo genere di riflessioni, soprattutto quando rivolte al contesto sociale statunitense, e Coates lo usa senza paura, seppure in maniera graduale nel corso della serie, per dar voce ai propri dubbi e alle proprie convinzioni riuscendo al tempo stesso a rimanere fedele al personaggio affidatogli.

RED HOOD: THE OUTLAW #27 di Scott Lobdell e Pete Woods

Scott Lobdell conferma il suo stato di grazia con questo albo: uno scrittore che, nella sua lunga carriera, ha visto alti e bassi, e che troppo spesso ha preferito giocare sul sicuro affidandosi al mestiere, sembra aver trovato in Jason Todd il proprio personaggio-feticcio col quale divertirsi e divertire.
Le conseguenze di Heroes in Crisis si fanno sentire e anche la vita di Red Hood viene travolta dall’evento messo in piedi da Tom King; gran parte dell’albo è quindi incentrata sul percorso che Jason deve compiere per venire a patti con questi eventi e sul confronto con il proprio mentore: Batman.
È proprio nell’interazione tra Jason e Bruce che Lobdell dà il suo meglio, mostrandoci la natura drammatica e conflittuale del rapporto tra i due e continuando nel suo lavoro di sviluppo psicologico del protagonista. Il tutto viene intelligentemente gestito all’interno della trama che lo scrittore ha cominciato a tessere nel numero precedente. Pete Woods offre una prova altalenante, alternando tavole di buon impatto ad altre meno efficaci sul piano dell’espressività e della recitazione dei personaggi ricorrendo troppo spesso a una sintesi che si appoggia troppo al lavoro fatto dai colori (sempre di Woods) e perdendo la profondità necessaria a un albo principalmente riflessivo.

Bam’s Version

SPIDER-GEDDON #1 di Christos Gage e Jorge Molina.

Gli Eredi sono tornati! Con loro, un esercito di Uomini, Donne e Bambini Ragno al seguito.
Christos Gage, da tempo ormai “delfino” di Dan Slott ma autore comunque in grado di reggere un evento sulle sue spalle, si trova invischiato in una fitta ragnatela multiversale che si espande dal finale di “Spider-Verse”. Con i vampiri psichici e Morlun di nuovo sul piede di guerra, pronti ad invadere Terra-Prime pur di avere la loro vendetta, Spider-Gwen, Miles Morales, Spider-Man Noir e molti altri ancora si troveranno a fare i conti con il nostro Superiore Otto Octavius, l’unico in grado di fermare il ritorno degli Eredi…
Una premessa molto semplice ma un concept che comincia già ad accusare le forzature narrative ed una intrinseca stanchezza: per quanto divertente vedere Ragni e Ragnetti da ogni dove unire le forze, gli Eredi restano villain fiacchi e con motivazioni poco interessanti, mentre i primi colpi di scena arrivano senza alcuna costruzione, uno shock iniziale per il gusto di dare al lettore una botta di adrenalina che si sgonfia rapidamente. Ineccepibile, graficamente, Jorge Molina, un talento fresco che dà il suo massimo per lasciare almeno un piacevole retrogusto a questo primo capitolo.

WHAT IF? PUNISHER #1 di Carl Potts e Juanan Ramiréz.

Continuano i What If? in Marvel e torna, per l’occasione, un nome leggendario per i fan del Punitore, Carl Potts, editor del personaggio durante i suoi anni ruggenti, quelli di fine anni ‘80 con il primo boom di Frank Castle. Accompagnato dal giovane Juanan Ramiréz, Potts si cimenta nella creazione di un universo alternativo nel quale il giovane Peter Parker ha distorto il concetto di potere e responsabilità fino al punto di diventare…il Punitore.
La recensione potrebbe finire qui e avrei detto tutto il necessario: “What If? Punisher” è un fumetto che offre davvero poco, se non un Uomo Ragno con la pistola. Per il resto, Potts compie il minimo sforzo possibile, ripercorrendo tutte le classiche storie e gli eventi leggendari dell’Uomo Ragno cambiando lo schema dei colori del costume e appiccicando un grosso teschio bianco sopra. La storia sembra non voler comunicare nulla e, peggio ancora, quando lo fa sembra sconclusionato e frettoloso.
Minimo sforzo, risultato quasi nullo. Storia bocciata, disegni quantomeno godibili.

TITANS #27 di Dan Abnett e Brent Peeples.

I “Titans” hanno finalmente la loro grande nemesi…Tom King. Tra “Batman” #55 e “Heroes In Crisis” #1, King ha assestato un paio di colpi pesantissimi ai Titani di Dan Abnett, che in questo #27 devono affrontare le conseguenze di questi due eventi, separati alle trame della serie principale, e a confrontarsi con i traumi del primo arco narrativo. Ci si rende conto che questa formazione ha avuto una vita estremamente dura sin dal giorno della sua (ri)nascita.
Ogni membro dei Titani si trova, in qualche modo, menomato o fortemente scosso e Abnett si lascia il tempo per discutere con ognuno di loro, abbassando il ritmo e aprendo il cuore dei personaggi, scavando nelle loro vulnerabilità. I protagonisti si fanno forza a vicenda anche nel momento più drammatico dell’albo, dove il destino, alias lo sceneggiatore, assesta un ennesimo duro colpo alla squadra.

Wednesday Warriors #5 – Dai What if a Nightwing

In questo numero di Wednesday Warriors:

Bam’s Version

WHAT IF? SPIDER-MAN #1 di Gerry Conway & Diego Olortegui.

Ottobre è arrivato e per la Marvel è il momento di porsi domande serie…per esempio, cosa sarebbe successo se Flash Thompson fosse stato morso dal ragno radioattivo?
Da veterano ragnesco qual è, Gerry Conway decide di prendere un classico comprimario delle avventure di Peter Parker e dargli il palcoscenico, rinarrando le origini dell’Uomo Ragno; non ci troviamo, però, di fronte al Flash Thompson eroico che conosciamo tramite l’Agente Venom. Conway sa benissimo rievocare i tempi del Flash bullo ed arrogante, una persona profondamente insicura sul suo futuro, frustrata, che si aggrappa ferocemente al poco che ha. La scelta dell’utilizzo di un narratore esterno, l’Invisibile, tarpa le ali ad un protagonista ed una storia che mostrano intriganti colpi di scena ma che una volta realizzati, sono soffocati dai costanti interventi estemporanei che troncano il potenziale sviluppo dei personaggi. Diego Olortegui inventa un buon costume per questo Ragno-Thompson e ricorda, in alcuni tratti, Todd Nauck, con chine e colori di Walden Wong e Chris O’Halloran che fanno il loro dovere e rendono la lettura piacevole. Si poteva fare di più…

WHAT IF? X-MEN #1 di Bryan Hill, Neil Edwards e Giannis Milogiannis.

I What If? si dividono in tre categorie: cambio di personaggi, di trama o di contesto: la scelta di Bryan Hill per questo What If? X-Men ricade nel terzo ambito. Nel mondo creato dall’autore, il cyber-spazio si è evoluto oltre il mondo reale, abitato da utenti comuni e dagli Exe, utenti in grado di modificare il proprio codice e quello intorno a loro, cambiando il loro aspetto e abilitá a loro piacimento. La metafora degli X-Men e della lotta al diverso viene sacrificata, dunque, in favore dell’esperimento narrativo alla “Matrix”, senza evitare, però, qualche accenno di discorso sociologico sull’evoluzione della tecnologia e la disparità tra ricchi e poveri, tra chi vede la convivenza tra utenti ed exe pacifica e chi, invece, crede nel potere superiore dei “mutanti digitali”. Una storia piacevole e curiosa proprio per le influenze cinematografiche (e non) che l’hanno plasmata, disegnata e divisa da due artisti: Neil Edwards, solidamente piantato con i piedi nel pericoloso mondo reale del roccioso Cable, e Giannis Milogiannis, che ci cala nel mondo virtuale, dove può esprimere tutte le sue influenze manga nella frenetica sequenza action con Domino e i Nimrod.

DOCTOR STRANGE #6 di Mark Waid e Javier Pina.

Terminata la scampagnata stellare del buon Dottore, Mark Waid decide di riportare Stephen Strange sul suo pianeta e tirare fuori dal cappello un personaggio visto nella sua vecchia miniserie “Doctor Strange: The Doctor Is Out”. L’operato dello scrittore su questa serie è stato finora discreto, ma assolutamente lontano dal must-read o sconvolgente: aver saputo adattare Strange al contesto spaziale (con un nuovo look, tra l’altro, firmato Javier Pina) è sì stato interessante e, alla fin fine, ben realizzato, ma con una premessa simile si doveva necessariamente fare di più. Con una premessa ben più semplice, Donny Cates aveva rivoluzionato l’intero assetto costruito da Jason Aaron, per fare un esempio.
Il ritorno sulla Terra dello Stregone Supremo apre vecchi portoni e introduce una nuova nemesi, ma continua a non avere quell’appeal che gli autori precedenti hanno saputo trasmettere al personaggio.

Gufu’s Version

SHATTERSTAR #1 di Tim Seeley, Carlos Villa e Gerardo Sandoval

Shatterstar è indubbiamente uno dei personaggi simbolo del fumetto supereroico anni ‘90, o quantomeno di un certo modo di intendere il genere, figlio della scuola di Rob Liefeld: azione, violenza, denti digrignati e anatomie improbabili.
Ed è proprio con questo stile che si apre l’albo, con un flashback che vede il nostro protagonista coperto di sangue e circondato dai cadaveri dei suoi nemici.
Già dalla seconda pagina però Tim Seeley delude i fan hardcore del fumetto “Extreme” mostrandoci il nostro eroe intento a svolgere compiti più mondani – spazzare la strada – dando al racconto una caratterizzazione più vicina allo “slice of life”. Questo contrasto tra le due vite di Shatterstar, sottolineato anche dall’alternanza di disegnatori, è anche il grosso indizio che Seeley ci dà sulla direzione che intende intraprendere in questa miniserie.
Il soggetto è tanto canonico quanto funzionale e affidabile: l’eroe “in pensione” viene costretto a tornare in azione a seguito di eventi tragici.
Si tratta di un soggetto ampiamente collaudato da decenni di letteratura, cinema e fumetti; non può fallire. Lo svolgimento purtroppo affossa quasi totalmente il ritmo di questo primo numero: la necessità di introdurre dei nuovi comprimari, di riepilogare la vita del protagonista ad uso dei potenziali nuovi lettori e di arrivare al momento topico dell’eroe entro le 22 pagine costringono lo scrittore a un lungo e frettoloso spiegone, narrato in terza persona tramite le didascalie, che va dalla prima all’ultima pagina.
L’effetto è quello di appiattire tutto il racconto, smussando qualsiasi possibile rilievo e arrivando a neutralizzare anche la scena cardine sulla quale si regge tutta la sceneggiatura.
Carlos Villa offre una prova in linea col compito affidatogli, narrazione, linguaggio del corpo ed espressività dei personaggi sono coerenti e solidi ma il tutto risulta privo di mordente e dà l’impressione di un talento imbrigliato dalle necessità di sceneggiatura elencate sopra. Più incisivo risulta invece il lavoro del pur meno dotato Gerardo Sandoval sui flashback, più affine allo spirito originario di Shatterstar.

NIGHTWING #50 di Benjamin Percy, Chris Mooneyham e Travis Moore

Nightwing #50 segna un punto di svolta apparentemente molto importante nella storia del primo Robin, gli eventi raccontati in Batman #55 hanno avuto delle ripercussioni significative su Dick Grayson e sul suo alter-ego, ammesso che quest’ultimo esista ancora.
Benjamin Percy, dopo un paio di prestazioni opache, lascia la serie con una storia decisamente convincente: l’albo esplora approfonditamente e in maniera convincente la vita e la personalità del nuovo Richard Grayson – o anche Rick Gray – ricorrendo anche al confronto con il “vecchio” Dick ripercorrendo uno dei suoi primi scontri con lo Spaventapasseri quando ancora vestiva i panni di Robin.
Percy riesce a rendere efficacemente il conflitto interiore, e il senso di estraniamento, vissuto dal protagonista e lo inserisce in un nuovo contesto, con nuovi comprimari e ambientazione, facendogli tagliare i ponti con il suo passato, Barbara Gordon compresa. Il tratto fotorealistico di Travis Moore ben si adatta alla narrazione degli eventi presenti e offre un interessante contrasto con il segno più espressivo e anni ‘90 di Chris Mooneyham incaricato dei disegni del flashback.
Non è ancora chiara la direzione che verrà intrapresa dal nuovo Nightwing ma la caratterizzazione sembra pericolosamente vicina a quella “ribelle” tipica di Red Hood (Jason Todd), e il fatto che la serie sarà affidata, dal #51 al #53, proprio a Scott Lobdell, che ha gestito Red Hood negli ultimi sette anni, rende questa ipotesi assolutamente plausibile.
Di conseguenza al plauso per un albo ben realizzato si affianca il legittimo dubbio sulla reale necessità di questa svolta. C’è davvero bisogno di un nuovo Nightwing?

Il FINAC su Topolino Comics&Science

Il 14 dicembre 1955 presso il CNR di Roma venne inaugurato, alla presenza del presidente Gronchi, FINAC. Acronimo di Ferranti-INAC, dal nome del produttore inglese di macchine calcolatrici Ferranti Ltd (modello Mark I*), e dall’abbreviazione dell’Istituto Nazionale di Applicazioni per il Calcolo. La macchina, progettata dall’Università di Manchester con gente del calibro di Alan Turing, e costruita fino allora in quattro esemplari, fu un passo fondamentale per la storia dell’informatica in Italia.

Storia che avrebbe avuto sviluppi importantissimi soprattutto tra Roma e Pisa.

Grande protagonista della storia è il professor Mauro Picone, vero deus ex machina di questo campo in Italia.

Roberto Natalini, direttore odierno dello stesso istituto del CNR (oggi solo IAC), che prende il nome proprio dal professore, è tra i promotori di Comics&Science e ha scritto a quattro mani con Francesco Artibani una storia ambientata in Italia.

Storia che ha preso spunto dalla notissima e plurisfaccettata figura di Picone, già raccontata in un libro pubblicato dall’Università Bocconi, ma anche in numerosi articoli, i cui riferimenti troviamo qui. E ha voluto mettere al centro la tecnologia, sottolineando come la scienza dura sia indispensabile anche al miglioramento delle condizioni pratiche della nostra vita quotidiana, non solo alla crescita delle nostre conoscenze.

La trama: Topolino e Pippo devono ritrovare il professor Marlin, che, durante una delle sue vacanze temporali, si è perso proprio a Roma nel 1955. Dove si era recato per vedere all’opera il FINAC.

Ma è sparito, così Zapotec invia a cercarlo i nostri cronoinvestigatori preferiti.

In una città eterna descritta in modo fumettisticamente realistico, i nostri eroi “compaiono” nei Giardini del Quirinale. Poi passano davanti alla Fontana di Trevi. Più  tardi, concluderanno uno spericolato inseguimento in Piazza di Spagna, per salutarci dalla Terrazza del Gianicolo. Oltre ovviamente alla sede centrale del CNR che compare diverse volte.

Quindi la visita a FINAC diventa anche un modo per mostrarci una Roma disneyana che fa la sua bella figura. Anche con la sua inconfondibile skyline.

Mentre sullo sfondo vediamo una città meno caotica e forse più poetica (circa 60 anni fa), la storia ci mostra proprio i momenti a ridosso dell’inaugurazione.

E il mistero è legato proprio a quei calcolatori umani che temono di perdere il lavoro perché sostituiti da un computer che fa ben 800 calcoli al secondo!

Uno di loro, Alvise Pallottolier, ha rapito Marlin, con la complicità di altri due, perché lo aveva visto mentre sabotava FINAC.

Nonostante le rassicurazioni di Marlin, infatti, anche uomini moderni e competenti come i calcolatori, si fanno spaventare dal futuro, senza coglierne le opportunità, ma temendo per il proprio lavoro.

Anche in questo, Natalini e Artibani rappresentano bene l’italica atavica inerzia nei confronti dei cambiamenti. O meglio l’incapacità di seguire insieme delle eccellenze che hanno messo il nostro paese sempre all’avanguardia, in moltissimi campi. Si pensi, oltre al calcolo, ad esempio alle esplorazioni spaziali. L’inerzia dei governanti e della società civile ci hanno fatto sempre perdere il vantaggio che l’ingegno degli scienziati ci aveva procurato.

Topolino, avvisando il visionario professor Picone, alla fine salverà tutto. Il sabotatore viene preso e il FINAC salvato dall’esplosione.

Natalini e Artibani mescolano in modo efficace realtà e fantasia. Tra i personaggi in prima fila, con Marlin e Topolino, manca il presidente Gronchi, forse poco significativo per la storia, ma non mancano  Paolo Ercoli e Roberto Vacca. Il primo grande protagonista della cultura della tecnologia, il secondo famoso anche per il grande pubblico, già prima della fine del secondo millennio, come futurologo.

Picone con Ercoli e Vacca nel fumetto, riconoscibili anche nella foto a sinistra (Ercoli il secondo da sinistra, Vacca con la barba)

Il titolo della storia, Topolino e i numeri del futuro, fa pensare proprio alla possibilità che la matematica e le sue applicazioni siano alla base del progresso dell’umanità. Se è vero che la potenza di calcolo a nostra disposizione sta ormai aumentando a dismisura, anche con l’aiuto di tecniche che mettono in relazione le macchine fra loro, come il cloud computing, vista l’impossibilità di potenziare con la stessa efficienza la singola macchina.

Oggi il telefonino che ciascuno di noi ha in tasca ha una capacità di calcolo miliardi di volte superiore a quella dei calcolatori che tra la fine della seconda guerra mondiale e i decenni successivi hanno consentito scoperte scientifiche importantissime.

Pensiamoci, la prossima volta che lo useremo magari solo per guardare un filmato o giocare.

Perché, se è divertente farlo, possiamo anche renderci utili mettendo a disposizione della scienza le risorse fisiche dei nostri strumenti elettronici. Aderendo a progetti di cosiddetto calcolo distribuito, come BOINC.

Una curiosità, l’uscita della storia ha trovato spazio anche tra le news principali del sito del CNR!

 

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