Monthly Archives: luglio 2018

Junji Ito a Lucca Comics & Games 2018

– Comunicato Stampa –

Dopo mesi di lavoro appassionato ma instancabile e interminabili contatti lungo l’asse Perugia-Lucca-Tokyo, Edizioni Star Comics e Lucca Comics & Games sono finalmente orgogliosi di poterlo annunciare: l’edizione 2018 del festival del fumetto più frequentato e famoso annovererà fra gli ospiti internazionali uno dei più amati, celebrati e stimati maestri del fumetto giapponese contemporaneo. Scrittore horror prolifico come Stephen King e visionario come Howard Phillips Lovecraft; autore raffinatissimo, un po’ mangaka e un po’ illustratore dal gusto europeista: signore e signori, diamo il benvenuto al maestro Junji Ito.

JUNJI ITO

Nasce nella prefettura di Gifu nel 1963.

Il suo debutto, avvenuto nel 1986 fra le pagine della rivista «Monthly Halloween» dell’editore Asahi Sonorama, gli vale la menzione d’onore alla prima edizione del Premio Umezz.

Tra le sue opere più conosciute troviamo Tomie, Uzumaki, Gyo, Kubitsuri kikyu, Nagai yume, Amigara dansou no kai, Shibito no koiwazurai, Ito Junji no neko nikki – Yon & Mu.

Attualmente sta lavorando a Ningen shikkaku (“Lo squalificato”), basato sull’omonimo romanzo di Osamu Dazai.

Da gennaio 2018 viene trasmessa in Giappone la serie animata Junji Ito Collection.

Il maestro Ito si presterà a numerosi eventi: showcase, press café, le consuete signing session – le cui modalità saranno rese pubbliche in seguito, e concordate con lo stesso autore e i suoi editor –, più altre entusiasmanti novità che riveleremo man mano che percorreremo la nostra “Road to Lucca 2018”. Tenete d’occhio il sito e i social di Edizioni Star Comics e di Lucca Comics & Games per rimanere sempre aggiornati!

Ciliegina sulla torta, il maestro Ito sarà anche protagonista di una mostra a lui dedicata presso il Palazzo Ducale, intitolata La spirale della mente, l’inferno della carne. Qui di seguito la presentazione ufficiale.

LA SPIRALE DELLA MENTE, L’INFERNO DELLA CARNE

Junji Ito (Gifu, 1963) lascia la professione di odontoiatra per dedicarsi a tempo pieno al fumetto. Se l’ispirazione per l’horror gli viene dai maestri giapponesi che l’hanno preceduto, come Hino e l’amatissimo Umezz, fin da subito Ito rivela una cifra stilistica originale e fortemente caratterizzante. Al tratto scarno e caricaturale dei suoi predecessori contrappone un minuzioso, elegante ed efferato realismo grafico, reso brutalmente efficace dalle sue approfondite conoscenze medico-anatomiche. Parimenti, le sue opere beneficiano di una rara capacità di comprensione ed espressione tanto delle profondità più recondite e contorte dell’animo umano, quanto di forme, deformità e mostruosità della società consumistica contemporanea.

 Così, se da un lato il suo body horror colpisce e intriga anche il pubblico mainstream, dall’altro Ito dissemina i suoi lavori di sottotesti – dall’introspezione psicopatologica alla critica sociale – riuscendo nella difficile impresa di essere pop e intellettuale allo stesso tempo. Sue tematiche principali sono i disturbi di percezione, le somatizzazioni ossessivo-compulsive, le paure ataviche, la fascinazione per l’autodistruzione, l’alienazione.

 Nello sviluppo del suo discorso artistico Ito pesca a piene mani da altre forme espressive come il cinema – Hitchcock, la fantascienza classica, i b-movie –, la letteratura – Lovecraft, King –, la pittura – Dorè, Escher, Bosch –.

 Svariate sue opere sono state trasposte in animazione e live-action, annoverando non di rado lo stesso Ito alla sceneggiatura.

Junji Ito è uno degli artisti che noi di Edizioni Star Comics abbiamo maggiormente amato nella nostra storia ultratrentennale. Lavorare alle sue opere è sempre un’emozione e un privilegio, al punto che per la prima volta abbiamo deciso di impegnarci in prima persona nell’organizzazione di una mostra, che si preannuncia indimenticabile. Un impegno iniziato molto mesi fa, prima ancora dell’esordio della collana «Umami» con il capolavoro Uzumaki, e destinato a culminare durante la kermesse lucchese.

Non vediamo davvero l’ora che giunga il 31 Ottobre, per poter finalmente incontrare il maestro Ito dal vivo. Nel frattempo, ci godremo l’emozione dell’attesa immergendoci nelle molte sue opere che pubblicheremo nei prossimi mesi!

UMAMI 1

UZUMAKI – SPIRALE n. 1

Junji Ito

15×21, B, col-b/n, pp. 336, con alette, € 16,00

Data di uscita: 21/03/2018, in fumetteria, libreria e Amazon

Isbn 9788822608567

 

UMAMI 2

UZUMAKI – SPIRALE n. 2

Junji Ito

15×21, B, col-b/n, pp. 336, con alette, € 16,00

Data di uscita: 26/04/2018, in fumetteria, libreria e Amazon

Isbn 9788822608611

 

UMAMI 4

FRAGMENTS OF HORROR vol. unico

Junji Ito

15×21, B, b/n, pp. 224,con alette, € 15,00

Data di uscita: 29/08/2018, in fumetteria, libreria e Amazon

Isbn 9788822609465

 

UMAMI 5

GYO – ODORE DI MORTE vol. unico

Junji Ito

15×21, B, b/n, pp. 416,con alette, € 18,00

Data di uscita: 24/10/2018, in fumetteria, libreria e Amazon

Isbn 9788822610423

 

UMAMI 6

REMINA – L’ASTRO INFERNALE vol. unico

Junji Ito

15×21, B, b/n, pp. 296, con alette, € 16,00

Data di uscita: 28/11/2018, in fumetteria, libreria e Amazon

Isbn 9788822611369

 

MUST 91

LO SQUALIFICATO n. 1

Junji Ito

13×18, B, b/n, pp. 216, con sovraccoperta, € 6,90

Data di uscita: 17/10/2018, in fumetteria, libreria e Amazon

Isbn 9788822610782

 

MUST 92

LO SQUALIFICATO n. 2

Junji Ito

13×18, B, b/n, pp. 200, con sovraccoperta, € 6,90

Data di uscita: 14/11/2018, in fumetteria, libreria e Amazon

Isbn 9788822610799

 

STORIE DI KAPPA 282

DISSOLVING CLASSROOM vol. unico

Junji Ito

13×18, B, col-b/n, pp. 176, con sovraccoperta, € 8

Data di uscita: 28/11/2018,in fumetteria, libreria e Amazon.

Kannonau – Rivoluzione Ovina

Kannonau è l’opera prima di Roberto Di Leo (testi), Andrea Trivellini (disegni) e Lorenzo Berdondini (colori) pubblicata lo scorso maggio da Magic Press.

L’idea è semplice quanto accattivante: in un futuro non molto lontano la Sardegna ha dichiarato la propria indipendenza dall’Italia e un gruppo di guerriglieri sardi, spalleggiati da un plotone di coraggiose pecore (sì, esatto), si difende dalle truppe italiane impegnate a riconquistare l’isola dei nuraghe.

La connotazione fortemente satirica viene dichiarata già dall’inizio sia mediante la citazione di Eve of destruction di Barry McGuire – una canzone di protesta che divenne l’inno del movimento hippie durante la guerra in Vietnam – sia dal registro visivo dal taglio caricaturale.
La retorica delle immagini è infatti apertamente schierata in chiave anti-sistema, il volto del poliziotto in apertura è palesemente spersonalizzato, quasi mostruoso, più simile a un teschio che non a un volto umano con il quale il lettore possa anche solo pensare di identificarsi. Si tratta di una soluzione spesso usata, ad esempio, nel fumetto giapponese indirizzato alle fasce di età adolescenziali per creare la percezione del cattivo come altro da sé.

Tipo con i famosi sgherri-punk di Ken il Guerriero

Da questo punto di vista Kannonau funziona perfettamente, la verve dissacrante di Di Leo viene ben interpretata dal tratto di Trivellini dando vita a una serie di sequenze dal taglio grottesco che strizza un occhio e mezzo all’Alan Ford di Max Bunker e Magnus. Troviamo dozzine di riferimenti alla cultura pop nostrana – da Umberto Smaila alla Juric di Orfani passando per l’Antonio Banderas degli spot del Mulino Bianco – e internazionale (A-Team, Full Metal Jacket ecc…) tutte rivisitate dallo sguardo irriverente di Roberto Di Leo, un vulcano di trovate che sembrano frutto di quelle serate in cui con gli amici ci si diverte ipotizzare situazioni sempre più assurde e tutti si ride come dei matti.

Il punto debole di questa scelta è la mancanza di un perno attorno al quale far ruotare il racconto, un protagonista con il quale il lettore possa empatizzare, il fumetto infatti funziona meno quando si passa a un tipo di registro più realistico, che sembra essere meno nelle corde di entrambi gli autori.

In particolare il disegno sembra soffrire, soprattutto nell’espressività dei volti, questo tipo di impostazione più vicina al fotorealismo: Trivellini, sicuramente più a suo agio quando il disegno vira sul caricaturale/grottesco, si trova spesso ingabbiato in canoni che non padroneggia ancora efficacemente e che finiscono per irrigidire la recitazione dei personaggi. Si viene così a creare una discontinuità notevole anche all’interno delle stesse tavole: si pensi ad esempio al sempre indovinato ed efficace generale Smile in contrasto con i suoi interlocutori.

Roberto Di Leo va invece sempre avanti come un treno, una fucina di idee e battute brillanti, che però rischia di farsi travolgere dalla propria verve: dozzine di spunti divertenti e originali che prendono il sopravvento sulla caratterizzazione dei personaggi. È evidente che Di Leo voglia proporre un racconto corale, senza un protagonista centrale vero e proprio, per cui il processo di caratterizzazione di tutto il cast richiede uno spazio maggiore delle 96 pagine del primo albo. Dovendo scegliere come ottimizzare questo spazio limitato Roberto ha giustamente optato per la partenza in quarta piuttosto che rischiare un primo numero introduttivo più incentrato sui protagonisti che sull’intreccio, questa scelta lo penalizza però, come detto, in termini di efficacia sul piano emotivo: si sente la mancanza di un riferimento con il quale il  lettore possa identificarsi per essere effettivamente agganciato dalla storia.

Si tratta quindi di una buona partenza, soprattutto sul piano dell’umorismo, per una serie che mostra delle evidenti qualità e degli ampi margini di miglioramento.

Guna: i dieci mondi dell’esistenza

Una delle scuole più importanti del Buddhismo cinese è la Tiāntái e prende il nome dalla montagna dove fu eretto il primo monastero a essa dedicato. All’interno di questo movimento nacque una dottrina buddhista mahāyāna cinese chiamata i dieci mondi, o dieci regni dell’esistenza; essa sostiene che in ogni essere senziente sono presenti dieci stati dell’essere i quali si manifestano in modo casuale in qualsiasi momento, e si può facilmente passare dall’uno all’altro.

I dieci stati sono: Inferno, Avidità, Animalità, Collera, Umanità, Cielo, Apprendimento, Parziale Illuminazione, Bodhisattva e Buddità. Proprio a questa filosofia Giovanni Masi attinge a piene mani e trae ispirazione per la stesura della storia di Guna, volume autoconclusivo pubblicato da Edizioni NPE.

Il racconto è una soggettiva della scimmietta Guna, anche se in realtà i nomi dei personaggi non vengono mai rivelati, e lei come gli altri comprimari sono componenti di un circo collocato in una foresta, che sembrerebbe l’unico luogo sicuro al riparo dalla guerra e dai soldati.

 

Il racconto inizia con alcuni dei circensi che lasciano il campo alla ricerca di aiuto, questa decisione dà avvio alla storia e da questo punto in poi è un susseguirsi di vicende, di microcapitoli che raccontano di come l’essere umano abbia al suo interno i dieci mondi e di come essi si attivino a causa degli eventi.

Il ritmo è frenetico e incalzante e le vicende si incastrano alla perfezione come tasselli di un puzzle e come tale solo a conclusione ne si può ammirare e capire l’integrità.

Molto riuscita la scelta di ambientare il fumetto in un luogo e in un’epoca indefiniti; la creazione di una sorta di piccolo mondo all’interno della foresta dove i pochi personaggi sopravvivono ha tutto il necessario affinché si inneschino le condizioni ottimali perché gli eventi si sviluppino.

La trama è un crescendo di emozioni e stati d’animo che, come il percorso verso l’Illuminazione, ci guidano al finale.

In realtà i dialoghi sono ridotti al minimo, sono la voce narrante della scimmia e soprattutto le stupende illustrazioni di Nigraz, l’esordiente marchigiano Simone Pontieri, a guidarci; il suo stile aggressivo, graffiante e sporco è perfettamente funzionale alla storia e lo è ancora di più la colorazione fatta di toni accesi e contrastanti, spesso complementari, che ben delineano le sensazioni dell’essere umano rendendo il racconto malato e inquieto e catturando totalmente il lettore.

Un volume che va riletto più volte affinché se ne possano apprezzare tutte le numerose sfaccettature in un’edizione cartonata, molto curata con rilegatura a filo e una plastificazione opaca che adoro sempre.

Un volume da avere e una lettura vivamente consigliata.

Uma del Mondo di Sotto – non dimenticare mai i tuoi desideri

Uma, Marta Baroni, Bao Publishing

Il titolo Uma del Mondo di Sotto, da poco edito dalla Bao Publishing nella collana BaBao dedicata ai più piccoli, è sbagliato: Uma, una piccola vichinga norvegese, non è “del” Mondo di Sotto, non vi appartiene, vi si intrufola creando il maggiore e massimamente grave scompiglio della sua eterna storia.

Come bambina umana, pur anche se appartenente a un passato che possiede un’aura di meraviglia, non può e non deve entrare in un mondo che invece vive di magia, è sbagliato, e infatti crea disastri.

Come fa Uma ad arrivarci è qualcosa che, nonostante la premessa, lo so, tutti vorrebbero sapere, perché anche se non è corretto e potenzialmente distruttivo, tutti vorremmo poter usufruire della magia: ma purtroppo per noi c’è bisogno di un pozzo dei desideri, collegato con il sopraddetto Mondo di Sotto, dove solerti impiegati che parlano solo in rima sono pronti a registrare i nostri desiderata e a giudicare la loro possibile o non possibile realizzazione.

Oltre al pozzo, però, ci vuole una buona dose di disubbidienza e di determinazione, e queste sono le caratteristiche che contraddistinguono Uma, la creatrice della Canzone delle Guerriere, la piccola orfana che getta la pietra nel pozzo chiedendo di conoscere la propria famiglia e che genera, invece, un turbine di avventure e disavventure per tanti personaggi.

Uma, Marta Baroni, Bao Publishing

Questa bellissima fiaba scritta e disegnata da Marta Baroni, giovane autrice emergente, romana di nascita, che sembra possedere le stesse caratteristiche che plasmano il carattere della piccola protagonista, almeno quelle positive, è infatti una storia corale che si dipana nel tempo e nello spazio e racconta non solo di un mondo e di alcuni personaggi, ma del nostro stesso mondo, la nostra stessa storia, e dei tanti difetti che anche noi abbiamo e che spesso non ci riconosciamo.

Uma, “nel” Mondo di Sotto, dal momento stesso in cui ha il potere di usare la magia diventa una despota senza più nulla di umano, forse perché essendo un corpo estraneo in un diverso organismo rompe i contatti con le proprie radici e le sorgenti della sua natura. Inizia a desiderare spasmodicamente, eternamente insoddisfatta di quello che riesce a ottenere, dimentica di cosa sia l’altruismo e la comprensione e dimentica di quello che realmente vuole.

Nel momento in cui si riproduce magicamente e dà vita ad Haper, l’altra non ha nessuna vera libertà, è costretta a dipendere da lei, dai suoi ordini e capricci, non può neanche conservare i propri ricordi, che vengono estratti da lei e catalogati in files nel computer. I desideri che Uma stessa ha creato e poi dimenticato, non hanno più nessuna libertà, sono emarginati dalla vita del Mondo, rigidamente controllato dalla polizia che indaga, interroga, arresta e opprime.

Nel Mondo di Sotto, per colpa dell’infiltrata regina umana Uma, non c’è più felicità, né libertà, né amore.

Sarà un ragazzo umano e il suo amore innocente per Haper a risvegliare gli ardori sopiti, creando scompiglio, e quel sano pericolo che pericolo non è perché è lotta per l’indipendenza, per la giustizia e per la liberazione dall’oppressore. La fine della storia oppone i diversi valori della disobbedienza, appunto, quella che finisce per nuocere a sé e agli altri, e quella che serve ad aiutare gli altri sacrificando sé stessi.

uma-del-mondo-di-sotto-Bao Publishing-Marta Baroni

Ed è abbastanza incredibile che tanto emerga da un fumetto che sembra una storia per bambini, ed è anche una storia per bambini, ragazzi e i sognatori di ogni età, ma molto altro.

La fervida e prolifica fantasia della Baroni crea un mondo pieno di esseri divertenti e bizzarri, completo in sé e credibile, con trovate ilari e di grande effetto. I colori piatti e vivaci, su un disegno semplificato ma ben leggibile e che segue sempre le regole dell’armonia anatomica (almeno nella realizzazione degli umani) sono l’elemento che più associa l’opera a un fumetto per l’infanzia, mentre lo stile personale e gradevole del comparto grafico si rivolge a un pubblico più ampio. La cura dei particolari è evidente, con soluzioni che spesso sembrano un divertissement decorativista pur mantenendo una forte impronta personale e continuità estetica.

La Baroni crea un vero e realistico mondo di magia, di cui allega una mappa come nei migliori romanzi fantasy, con proprie regole e caratteristiche, strizzando l’occhio a Rodari e ai suoi racconti: questo permette al lettore di immergersi nel raccontato con sicurezza e relax, lasciandosi andare a sorrisi divertiti per le trovate originali e lasciandosi coinvolgere nel dramma dei protagonisti, fino al finale, semplice ma di sicuro effetto, che riporta tutto alla normalità.

Un ottimo fumetto per famiglie per sognare nell’immaginifico, ma un ottimo spunto per riflettere sul passato del nostro stesso mondo e sul futuro e sulle sue ombre scure che da quel passato si proiettano: un’opera completa, gradevole, matura, che stupisce come tutte le cose che sembrano tutt’altro ma non lo sono, e che mostra quanto ancora l’autrice ha da dire e noi da leggere.

Anime al cinema 2018/2019

Dopo il grande successo della scorsa stagione, con oltre 100mila spettatori nelle sale, ecco i primi tre straordinari appuntamenti per la nuova stagione degli Anime al Cinema, targati Nexo Digital: intrisa di fantasia, magia e poesia, la settima stagione Nexo Anime è dedicata ai più bei film di animazione giapponesi, tre novità assolute che verranno distribuite in Italia in tempi record da Nexo Digital in collaborazione con Dynit per offrire agli spettatori un viaggio oltre le porte del tempo e dello spazio alla scoperta di nuovi mondi.

Si parte il 15, 16 e 17 ottobre con Mirai, opera del regista de La ragazza che saltava nel tempo e Wolf Children. Il nuovo capolavoro di Mamoru Hosoda ha conquistato la critica di Cannes lo scorso maggio, dove è stato proiettato in anteprima mondiale alla Quinzaine des Réalizateurs 2018. Protagonista di Mirai è Kun-chan, un bimbo viziato che sente che la sua nuova sorellina, Mirai, gli ha rubato l’amore dei suoi genitori. Sopraffatto dalle tante esperienze che affronta per la prima volta nella sua vita e dall’invidia che si scatena in lui verso la sorellina, Kun-chan incontrerà una versione più anziana di Mirai proveniente dal… futuro! E il mondo non sarà più lo stesso, dopo averlo visto attraverso gli occhi di un bambino.

 

 

 

 

 

Il 20 e 21 novembre sarà invece il momento di Penguin Highway. Dal romanzo di Tomohiko Morimi che ha conquistato la critica vincendo il prestigioso Japan SF Grand Prize, arriverà infatti nelle sale il nuovo inventivo lungometraggio di Hiroyasu Ishida. La storia ci racconta di Aoyama, dieci anni, studente serio e diligente che ha un modo tutto suo di vedere e conoscere il mondo: tiene dei quaderni su cui annota quotidianamente le sue osservazioni, i suoi esperimenti e le sue esplorazioni. Un giorno alcuni pinguini compaiono improvvisamente nella città in cui vive. Ma, così come sono apparsi, misteriosamente i pinguini spariranno… Quando la sua “sorellona” lancerà una lattina e questa si trasformerà proprio in un pinguino, Aoyama deciderà di investigare e di scoprire le cause di queste misteriose apparizioni…

 

 

 

Dopo il successo del live-action da 32 milioni di dollari e del romanzo best seller di Yoru Sumino, vincitore del Japan Bookseller Award (con 2,6 milioni di copie vendute), il 21, 22, 23 gennaio 2019 arriva nelle sale Voglio mangiare il tuo Pancreas, una struggente storia d’amicizia diretta da Shinichiro Ushijima. Il film si apre con uno studente delle superiori che ritrova per caso il diario segreto di una sua compagna di classe, Sakura Yamauchi, e scopre così che la ragazza soffre di una malattia terminale al pancreas. I giorni della ragazza sono contati, ma Sakura affronta la tragedia con leggerezza e allegria. Il ragazzo diviene quindi inconsapevolmente custode del suo segreto, trascorrendo sempre più tempo con Sakura. Nonostante i due abbiano personalità opposte, questa disgrazia e il segreto che si portano dentro li avvicineranno sempre più!

 

 

 

 

La Stagione degli Anime al Cinema, distribuita da Nexo Digital in collaborazione con Dynit e col sostegno dei media partner Radio DEEJAY, MYmovies.it, Lucca Comics & Games e VVVVID.

Tutti i dettagli sulla programmazione e l’elenco delle sale che aderiscono all’iniziativa saranno a breve disponibili su www.nexodigital.it.

Il libro dei cinque anelli: Musashi a fumetti

Lindau è una casa editrice di nicchia. Pubblica libri di letteratura e saggistica e prende il nome da una città situata su un’isola del Lago di Costanza, che ottenne i privilegi di città libera.

Negli anni 2000 ha acquisito e lanciato una serie di case editrici satellite. Tra queste L’età dell’Acquario ha un taglio chiaramente “alternativo”. Ma tra i titoli, presenta una collana denominata Altrimondi, nella quale propone diverse opere a fumetti.

In particolare, hanno finora tradotto cinque opere di Sean Michael Wilson, sceneggiatore scozzese, vincitore di alcuni premi nel fumetto indipendente. Tutte riguardano le arti marziali giapponesi.

Pur non essendo un praticante, da sempre sono incuriosito dai diversi aspetti della cultura giapponese, e reputo molto interessante il tentativo di mettere insieme i manga con le arti marziali. In fondo gli ideogrammi giapponesi sono più vicini alle immagini che alle parole. E molte arti marziali hanno avuto origine in Giappone. In particolare l’arte della spada e il combattimento con due spade, esplorato da Miyamoto Musashi (1584-1645).

Sean Wilson ha attinto diverse volte alla cultura giapponese, sceneggiando le riduzioni a fumetti di alcuni episodi della storia giapponese: la ribellione di Satsuma, l’arrivo delle black ships, ma concentrandosi ancora di più sulle opere legate alla filosofia e alle arti marziali.

Per i suoi lavori è spesso partito, come in questo caso, dalle traduzioni del suo quasi omonimo William Scott Wilson. Il traduttore americano ha anche scritto la prefazione, inquadrando subito i contenuti.

Questa frequentazione dei due Wilson con la cultura giapponese si sente in tutta l’opera.

Il testo di Musashi è piuttosto semplice e lineare, per lo meno nella traduzione italiana (io ho letto quella delle Edizioni Mediterranee del 1984, ristampata nel 2001). Un racconto della propria esperienza e del proprio percorso di formazione, durato tutta la vita, come per molti maestri di arti marziali. Un testo classico che lascia poco spazio all’interpretazione, per lo meno nei contenuti generali. Wilson riesce a far emergere i dettagli, a tradurre il manuale in un fumetto apprezzabile, mostrando Musashi che dispensa gli insegnamenti nel suo dojo direttamente ai suoi allievi. Ma senza proporre uno stucchevole e impersonale elenco di regole.

Infatti nella sceneggiatura alterna molto bene il racconto che Musashi fa della sua vita con gli insegnamenti. Mette le parole del maestro in bocca ai suoi allievi, descrive le lezioni tecniche direttamente nei combattimenti. Riesce a rendere un manuale abbastanza accattivante da poter essere definito un graphic novel. E mantiene il potere evocativo del testo di Musashi. Inserendo continuamente riferimenti alla cultura giapponese, alle tradizioni, agli ideogrammi e al loro significato.

Forse i passaggi multipli da una lingua all’altra fanno perdere le sfaccettature e le sfumature del linguaggio. Come il fatto, ad esempio, che gli ideogrammi giapponesi possano avere interpretazioni diverse, e quindi avere diverse chiavi di lettura a seconda del contesto, nel nostro caso almeno quello bellico e filosofico.

La personalità di Musashi, la complessità del suo essere guerriero e monaco, pittore e poeta, emerge bene dall’opera.

Il fumetto è anche ben ritmato, caratteristica non facile da realizzare in un prodotto di questo tipo. Incarna quello che lo stesso Musashi dice nel libro del vento:

Quando i movimenti appaiono troppo veloci o troppo lenti significa che non si sta seguendo il ritmo giusto. I gesti di un maestro sono sempre armoniosi. […] Gli artisti che la sanno lunga riescono a danzare e cantare per ore e ore grazie al loro ritmo perfetto.

La sensazione però è che la parte grafica non sia del tutto all’altezza del testo originale e della sceneggiatura che lo traduce. Chie Kutsuwada, mangaka di stanza nel Regno Unito, dichiara nella sua biografia di utilizzare principalmente uno stile shojo/yaoi.

E in effetti lo fa anche in quest’opera. Ma in questo modo l’aspetto dei personaggi è poco evocativo. I guerrieri sono fin troppo puliti e slanciati, nei combattimenti il sangue è minimo.

L’aspetto di Musashi nel fumetto poco ha a che fare con l’autoritratto che il maestro di spada fece di sé. La barba è quasi fastidiosa.

Il tratto è pulito, le ombre quasi inesistenti, i dettagli per lo più poveri, con rare eccezioni.

Questo ha il pregio di non fare in modo che il disegno tolga la centralità al testo, che meglio esprime il pensiero di Musashi, ma dà la sensazione di non aggiungere niente, di non riuscire a interpretarlo adeguatamente.

Rimane quasi sempre asettico.

Allo stesso tempo, in qualche modo, ben si adatta al carattere zen della filosofia e degli insegnamenti di Musashi e alle stesse arti marziali. Però non dà il senso del contatto con il mondo tradizionale giapponese.

Alcuni passaggi comunque sono davvero meritevoli, in particolare l’utilizzo di dettagli naturali, animali o insetti. Il pesce nella parte dell’acqua, farfalle e api nel vento. E nella integrazione degli ideogrammi nei disegni stessi.

Quindi la sensazione non è che la qualità della grafica sia bassa in generale, ma eccessivamente variabile, con alcuni passaggi buoni, mentre la gran parte dell’esecuzione sia quasi frettolosa.

In conclusione, l’opera è godibile, funziona, sostanzialmente coglie lo spirito iniziale, anche se è poco bellica rispetto al testo originale. Il consiglio è di leggerla parallelamente e di cogliere i passaggi grafici più interessanti. Può essere un interessante confronto, anche se in generale la parte grafica non è completamente convincente. E certamente un modo per esservi introdotti.

Visto che Il libro dei cinque anelli è un testo da rileggere più volte, per coglierne le diverse sfaccettature e gli insegnamenti, se una di queste è attraverso il fumetto può essere interessante.

 

Miyamoto Musashi, W.S. Wilson, S. M. Wilson, Chie Kutsuwada
Il libro dei cinque anelli
Edizioni L’età dell’Acquario
152 pagg, 15.2×22.8 cm,  bianco e nero, brossurato con alette
16 €

 

X-Men: la nuova Generation X

Guarda, guarda là,
c’è un gruppetto di mutanti.
Li ho visti però
sono ancora assai distanti,
van per la città
difendendo gli abitanti.
Mutanti, mutanti,
insuperabili X-Men!

Cover di X-Men - Generation X del primo volume italiano.

Cover di X-Men – Generation X del primo volume italiano.

Ogni volta che leggo X-Men, mi parte in testa questo motivetto, tratto dalla sigla che Marco Destro cantava per la storica serie animata dedicata agli umani con il gene X. E credo che sia lo spirito più giusto per affrontare la lettura di Generation X, la nuova testata, dal taglio teen, dedicata alle nuove leve dell’Istituto Xavier e nata grazie all’evento ResurreXion, il più recente rilancio delle serie X-Men.

Ma è d’obbligo fare un po’ di ordine in queste aule.

La serie riprende, almeno nel titolo, una più famosa che fu pubblicata nel 1994 dopo il crossover X-Men: Phalanx.
La caratteristica principale di questa maxi saga, che intrecciava tutte le serie mutanti pubblicate dalla Marvel fino al 1994, è la marginalità del cast principale a favore di nuovi personaggi, o vecchi, ma mai degnati di giusta gloria.
La trama vedeva i giovani studenti della Scuola Xavier guidati da due veterani del gruppo: Banshee e la redenta Emma Frost, affiancati da Jubilee già spalla di Wolverine nella serie madre.

Ritroviamo proprio quest’ultima con il ruolo di insegnante del nuovo Xavier Institute affiancata dal preside Kitty Pryde.
Il taglio dato da Christina Strain ai testi, è fresco, vivace e scanzonato, visivamente rivolto a un target più giovane; la storia, ricca di citazioni delle vecchie serie è caratterizzata da dialoghi ironici e taglienti, molti veloci e scorrevoli. La controparte visiva, gestita da un gruppo vario di artisti tra cui spicca il tratto più sapiente di Amilcar Pinna, non si distingue però per originalità o per scelte stilistiche ricercate. Questa serie va dunque a essere annoverata tra le altre testate teen della Marvel come Ms Marvel, Spiderman Miles Morales o Devil Dinosaur e Moon Girl; volta a conquistare un nuovo pubblico di lettori.

La lettura scorre piacevole ma trovo poco approfondita la caratterizzazione dei personaggi che faticano a imporsi e a uscire fuori, ma probabilmente questo è un aspetto che la Strain voleva trattare con tempistiche più rilassate.
In Italia la serie, proposta da Panini Comics, viene raccolta in volumi brossurati distribuiti solo in libreria: al momento è appena uscito il secondo volume e il terzo, e conclusivo, sarà in uscita ad agosto.

In America la pubblicazione è stata cancellata con l’avvento di Marvel Legacy (ne abbiamo parlato qui), e insieme a Jean Grey è la seconda testata a chiudere dopo ResurreXion; nonostante le pecche citate, posso comunque affermare che questa serie rappresenta una piacevole lettura di svago e vale la pena concluderla con il terzo volume.

 

Christina Strain, Amilcar Pinna
Generation X

88 pag., brossurato, colori
formato 17 x 26 cm
prezzo: 8,90

Tra il sogno e l’angoscia: il Dormiveglia di Susine

Susine e il Dormiveglia, Tunué, Enna e Lefevre

Tutti nella nostra infanzia abbiamo avuto un’opera, per qualcuno un libro, per altri un cartone animato, per altri ancora un fumetto o un film, che per storia, immagini, o potenza comunicativa ha acceso la nostra fantasia e ci è diventata cara, una specie di faro luminoso che irraggiava le fantasie serali, o illuminava il sentiero del “da grande sarò…”.

Ricordo che a me bastava una illustrazione per inventare mille storie piene di colori e fantasie, ricche di avventure e romanticismo, e la mia me sognante di allora avrebbe trovato pane per in suoi denti in Susine e il Dormiveglia.

Susine vive da figlia unica con due genitori che finiscono le loro giornate litigando furiosamente e ignorandola. Solo la nonnina si prende cura con sincero affetto della bambina, ma un giorno, anche lei, se ne va. Susine grazie ai suoi racconti e alle sue canzoni però si consola perché sa che la realtà che vive è collegata ad altri mondi, come il mondo del Dormiveglia, sottile come una lama, difficilissimo da camminarci su, che divide la luce e l’ombra.

Allora un giorno Susine sola soletta nella sua stanza costruisce un fantastico Coprizucca Canalizzatore, lo appoggia allo schermo della Tv e… Si ritrova nel meraviglioso mondo del Dormiveglia, popolato da bizzarrissime creature con le ombre di tutti i colori. In questo meraviglioso luogo che può visitare quando più le piace si trova a vivere nuove avventure, tanto da sentire la mancanza del suo mondo di provenienza, ma quando torna a casa scopre che la sua realtà è ancora più triste di come la ricordasse, con i genitori ormai lontani irrimediabilmente l’uno dall’altra.

Così una sera di particolare tristezza Susine decide di tornare per sempre nel Dormiveglia, ma lo fa quando fuori è già buio e si ritrova in un mondo completamente inaspettato…

Susine e il Dormiveglia, Tunué, Enna e Lefevre

Così si conclude il primo episodio delle avventure della piccola Susine, creata dalla fantasia dello sceneggiatore Bruno Enna, nome notissimo nel panorama italiano per le sue collaborazioni con le riviste Disney, con le serie animate tra cui Monter Allergy e ultimamente con Bonelli.

La sua Susine si candida a essere l’erede di Alice: come lei la bambina trova una via di fuga dalla realtà opprimente che vive e si trova a viaggiare in un mondo in cui tutto è diverso da lei, persino la qualità dell’ombra.

Sarà additata e giudicata ma troverà anche buoni amici e capirà che ogni creatura deve combattere contro qualcosa per arrivare alla felicità. Susine forse ancora non sa di che natura è il nemico che dovrà affrontare, ma intanto scopre che ha una capacità tutta sua, ha il potere di regalare la felicità, l’elemento che in quel mondo meraviglioso porta a evolversi, quindi a crescere.

Anche qui la sovrana è una dittatrice, ma la sua prepotenza deriva dal non essere capace di ridere o, da un altro punto di vista, dalla sua paura di crescere, se mai dovesse provare felicità: uno strano alter ego della stessa protagonista  che, invece, non ricorda come si fa a essere felici e vorrebbe disperatamente tornare ad esserlo.

Come Alice, anche Susine rischia di doversi chiedere se le avventure che ha vissuto sono solo frutto di un sogno, ma per il momento il suo dormiveglia tra realtà e fantasia non genera mostri, ma solo nuovi ambienti e personaggi da conoscere e da cui imparare.

Quello che manca è la spensieratezza: leggendo si sente come un retrogusto di inquietudine, che non ci lascia scordare di come Susine sia una bimba incompresa nel suo mondo, che è costretta a frequentare uno psicologo-gufo, e che nel limbo tra sonno e veglia può ci capitare di incappare in qualche brutta situazione.

Il popolo che Enna immagina abitare il mondo del Dormiveglia è infatti a metà strada tra un sogno e un incubo, ma è per lo più innocuo e a tratti molto buffo, un vero spasso per l’illustratore che ha il compito di renderlo visibile a tutti. I disegni sono affidati alle mani autodidatta di Clément Lefèvre, capace di immaginare personaggi amabili e inquietanti quanto basta per una storia del genere, in bilico tra divertimento e angoscia. I colori che usa sono prevalentemente caldi e la maggior parte delle figure presentano caratteristiche decorative molto personali, come il vezzo dei capelli che sembrano piume o foglie e viceversa.

Gli occhi sono enormi, spropositati, e hanno una luce spiritata che non può non colpire la fantasia di un bambino, così come il vastissimo bestiario e il mare rosa e tutte le creazioni partorite dalla fantasia dell’autore.

Susine e il Dormiveglia, Tunué, Enna e Lefevre

Questo bel volume curatissimo edito dalla Tunué non è solo un libro illustrato da leggere in compagnia dei genitori, è un piccolo manuale su come aiutare a crescere i bambini di oggi, soccombenti all’eccesso di oggetti superflui ma disabituati all’indispensabile.

Dentro le tavole – Luca Russo racconta “Nottetempo”

Nota introduttiva

Spesso noi recensori ci affatichiamo a interpretare e cogliere significati nascosti dietro le immagini dei fumetti che analizziamo, ma allora perché non interrogare direttamente gli autori e sapere da loro quali sensazioni e intenzioni sono impresse nelle loro tavole?

Per questo abbiamo chiesto a Luca Russo, autore di Nottetempo, edito da Tunué nella collana Prospero’s Book Extra nell’agosto del 2017, di raccontare la sua attività di fumettista e di descrivere in particolare come ha creato alcune scene dell’opera che narra in forma di soliloquio del personaggio principale, un pianista, la tragica vicenda della perdita dell’amata moglie, da cui deriva anche l’inaridimento dell’ispirazione compositiva, in un fluttuare di ricordi, sentimenti, visioni, ricerca di un senso.

Ed ecco di seguito le riflessioni sulla sua arte da parte del disegnatore, che ringraziamo per le sue emozionanti parole, e la spiegazione dell’intento compositivo da cui sono nate due pagine di Nottetempo, un fumetto che tocca le corde dell’anima del lettore con la sua storia struggente e ne accarezza gli occhi con le sue mille sfumature pittoriche.

 La stanza della mente, la forza della storia

I libri che disegno mi dicono molte cose, ben oltre la storia che sto raccontando, oltre i personaggi e le loro vicende. Spesso mi rimandano a ricordi anche molto lontani, apparentemente dimenticati. È come se nella mia mente ci fosse una stanza, in cui suggestioni, colori, personaggi, a volte solo parole ascoltate per strada chissà quando e chissà dove, si fermassero per poi, al momento giusto, riaffiorare per trovare spazio in una vignetta, in un dialogo tra i baloon… Ogni volta che succede, torno a pensare all’importanza della memoria, delle esperienze vissute, filtrate attraverso il tempo e la sensibilità, che poi vengono reinterpretate e rivissute, sebbene in un modo del tutto nuovo, all’interno di una storia a fumetti o di un’illustrazione.

Solo dopo la pubblicazione di un libro, a distanza di tempo, comincio a rendermi conto che la storia che ho disegnato, e che credevo conclusa, in realtà continua a raccontarsi. E lo fa in modo particolare, rivelandosi a poco a poco direttamente a me e attraverso i lettori. Un ruolo particolare quello del pubblico; durante il tour promozionale del mio ultimo graphic novel, Nottetempo, in cui sono andato in giro per l’Italia incontrando tantissimi lettori a fiere del fumetto, librerie, scuole d’arte, ho vissuto esperienze davvero mai provate prima. Qualcosa che va ben oltre l’ottima accoglienza di critica e di pubblico, qualcosa che ha a che fare con l’empatia. È normale che esista un legame tra autore e lettori, ma in questo caso le sensazioni che ho provato, incontro dopo incontro, sono state qualcosa di davvero unico.

Per provare in prima persona le emozioni di Alberto, il protagonista del libro, ho scavato in profondità dentro di me. Quando ho finito di lavorare alla storia, ho pensato che Nottetempo fosse un diario privato, un percorso personale. Mi sbagliavo… credo che quella forza, che ho provato anch’io mentre disegnavo, sia passata oltre le pagine, per arrivare ai lettori, per poi tornare nuovamente a me, portandomi informazioni che prima non conoscevo. La storia del libro ha continuato a raccontarsi attraverso le parole, negli sguardi, nelle strette di mano, negli abbracci dei lettori. All’inizio ho provato sensazioni molto diverse: imbarazzo, stupore, ma anche paura, quella di non riuscire a gestire la mia innata emotività in una situazione che non riuscivo a comprendere pienamente. Col tempo però tutto è andato sempre meglio, ho cominciato a prendere le giuste distanze dalla fatica psicologica a cui il libro mi aveva sottoposto durante la lavorazione, e ho cominciato ad ascoltare il pubblico in un modo molto più sereno e consapevole. Penso che un libro non si possa controllare davvero fino in fondo: ha una sua personalità, una sua vita, che continua ben oltre l’ultima pagina.

 

Due tavole di Nottetempo: la foresta dell’ispirazione

Alberto cammina nella foresta dell’ispirazione, oramai arida e spettrale. Non riconosce più la strada che ha attraversato chissà quante volte, perché è cambiata, così come è cambiato lui. La foresta racconta i suoi pensieri e così si materializzano giganti d’ombra che lo osservano, mentre a fatica cerca di farsi strada tra la nebbia dei ricordi.

Per questa sequenza ho cercato colori sfumati, che comunicassero un’atmosfera sospesa, dove il paesaggio diventa simbolico, come nei quadri del pittore romantico Caspar David Friedrich. Volevo raccontare lo stato d’animo del protagonista, Alberto, attraverso gli alberi, la nebbia, il buio. Tra le vignette, l’uomo si confonde, diventa piccolo lui o forse giganti gli alberi… una macchia scura tra le ombre della notte. Ho dato, dal punto di vista compositivo, poco spazio al protagonista e molto all’ambientazione, proprio perché quest’ultima rappresenta il suo stato emotivo, la selva di pensieri negativi che in quell’istante lo stanno risucchiando. Alberto e la foresta sono un tutt’uno e si danno significato a vicenda.

All’improvviso, nel momento in cui il protagonista si appella ai ricordi, appare un’architettura che nella sua fisicità si manifesta come una possibilità di salvezza.  Anche in questo caso la scenografia è parte integrante della narrazione.

Per queste tavole, A forest dei The Cure è stato il brano più ascoltato che mi ha aiutato a immedesimarmi nell’atmosfera che volevo raccontare, soprattutto per l’ossessivo giro di basso, così claustrofobico.

I colori, dalle tonalità di verde giallastro contrapposte a tonalità di marrone rossiccio, sono dipinti in pittura digitale. L’effetto d’insieme che ho ricercato, compositivo, pittorico, registico, non è quello realistico, ma emozionale. Il colore e la luce sottolineano gli accenti narrativi più importanti, così come fanno i riflettori durante una rappresentazione teatrale.

 

Luca Russo

Karnak, il Maestro del punto debole

Più di 25.000 anni fa i Kree, una razza aliena originaria della Grande Nube di Magellano, erano già in lotta con gli Skrull, una specie aliena di mutaforma; per fronteggiarli generarono un’arma biologica formata da umani con straordinari poteri, gli Inumani, e Karnak è uno di loro.

Gli Homo sapiens inhumanus sono il frutto dell’esposizione di esemplari umani alle nebbie terrigene, processo che sviluppa poteri latenti; abbandonata dai loro stessi creatori perché ritenuti troppo pericolosa, la specie sopravvisse creando una civiltà parallela a quella umana, nascondendosi nella città segreta di Attilan sull’Himalaya.

Stan Lee e Jack Kirby presentarono la serie degli Inumani nel 1965 sul mensile dei Fantastici Quattro e ora, in pieno spirito di rilancio, la Casa delle idee ha deciso di puntare anche su di loro. Basti pensare che Freccianera, il loro leader, ha avuto un ruolo importante nel corso della saga di Infinity, dove pur di sconfiggere Thanos fa esplodere una bomba di nebbia terrigena su New York che, oltre a sconfiggere il nemico, creerà una nuova stirpe di inumani, i NeoUmani.

La terrigenesi è un processo a cui vengono sottoposti tutti gli Inumani, tutti tranne Karnak. Essere un Inumano ma di fatto non esserlo porta con sé una serie di frustrazioni e stati d’animo che lo portano a studiare le arti marziali alla continua ricerca di un punto debole, quella fragilità che è presente in qualsiasi cosa, persino nella morte che lui stesso riesce a sconfiggere.

Un personaggio così singolare ben si presta a un approfondimento psicologico ed è questo che Warren Ellis, famoso per aver inciso sulle proposte editoriali di Wildstorm Studios di Jim Lee e l’Avatar Press di William A. Christensen e per aver lavorato a diverse serie Marvel (tra cui Moon Knight), tenta di fare in questa miniserie.

Scavare nell’animo del Gran Magister della Torre della Saggezza è un’impresa ardua e interessante, quello che ne esce fuori è una figura cinica, a tratti sadica, ma saggia e molto acuta. La storia di questo volume, raccolta della miniserie in sei volumi dedicata al personaggio, è incentrata sul rapimento di un NeoUmano, ma si scoprirà essere tutto pretesto per ripresentarci e approfondire questo personaggio, che nel corso della storia Marvel ha avuto spesso un ruolo marginale. Il lavoro che Ellis fa è buono e funzionale consentendo ai due disegnatori che si sono cimentati in questa opera di realizzare delle tavole di forte impatto visivo e pregne di dinamismo.

Qui sopra possiamo vedere due estratti del volume con la sequenza dinamica dei combattimenti di Karnak, evidenziata da una linea gialla.

Per i primi due capitoli i disegni sono affidati a Gerardo Zaffino (figlio del più noto e prematuramente scomparso Jorge), il suo tratto caratterizzato da un sapiente uso del chiaroscuro graffiato esalta le atmosfere cupe di questa opera.

Più canonico è invece il disegno di Roland Boschi che cerca di portare a compimento al meglio delle sue forze l’opera lasciata incompiuta, a causa di problemi personali, dal suo predecessore. Trait-d’union del comparto visivo rimane la costante di Dan Brown ai colori che fa un buon lavoro enfatizzando le atmosfere dark usando, come pare essere molto in voga negli ultimi anni, una palette composta da colori desaturati e cianotici, che comunque hanno un buon effetto visivo.

Il volume proposto dalla Panini è un buon mezzo per poter conoscere un personaggio poco noto ai più in un’operazione di valorizzazione a mio avviso molto ben riuscita. Peccato che la serie sia stata chiusa dopo soli sei numeri, poteva essere interessante approfondire ulteriormente la figura di Karnak, ma immagino che non mancheranno occasioni per farlo, inserendolo in altri archi narrativi.

Warren Ellis, Gerardo Zaffino, Roland Boschi
Karnak, il punto debole in ogni cosa

136 pag., cartonato, colori
formato 17 x 26 cm
prezzo: 14,00

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi