Monthly Archives: maggio 2018

Il marito di mio fratello: lacrimuccia per il finale

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Cover del secondo e ultimo volume de Il marito di mio fratello.

La conclusione de Il marito di mio fratello, la serie rivelazione candidata al Festival International de la Bande Dessinée d’Angoulême 2017, che parla di accettazione e di famiglia con grande naturalezza.

Di quanto mi sia piaciuta questa serie edita da Planet Manga ve ne ho già parlato qua, e vi ho raccontato di come il suo autore Gengoroh Tagame sia riuscito ad affrontare il tema del pregiudizio in modo magistrale sfruttando gli occhi della piccola Kana che, grazie alla sua spontaneità, ha aiutato il padre Yaichi a conoscere suo zio Mike venuto dal Canada per incontrare la famiglia di suo marito Ryoji, ormai defunto.

Quelli che invece la seconda parte va ad analizzare sono i concetti di accettazione e di famiglia, trattati sempre con il giusto equilibrio tra ironia e serietà.

Il volume si apre con una presa di coscienza da parte di Yaichi, che prima dell’arrivo di Mike non aveva mai approfondito l’argomento dell’omosessualità.

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Yaichi immagina Kana insieme a una donna.

Quando suo fratello Ryoji fece coming out la sua reazione fu una fredda e distaccata accettazione, e questo suo modo di agire aprì tra i due fratelli un invisibile, ma profondo divario; ora un dubbio lo attanaglia, nell’ipotesi mai vagliata che un giorno Kana possa innamorarsi di una donna, come reagirebbe?
A sorprendere è la velocità con cui si arriva alla risposta: mai più ripetere l’errore fatto in passato, mai più far soffrire una persona facendola sentire sola. Se la piccola Kana dovesse innamorarsi di una donna quello che Yaichi mette a sua disposizione è amore e dialogo, il necessario a farla sentire al sicuro e protetta.

È spiazzante come questa soluzione arrivi naturale e scontata e come invece non lo fosse  per nulla all’inizio, sottolineando quanto non sia semplice applicarla nella realtà, e come l’affetto per una persona cara dovrebbe eliminare ogni dubbio su come agire anche se il background culturale in cui viviamo rende tutto difficile, complicato e a volte tragico.Il_marito_di_mio_fratello_04

La parte più toccante di tutto il volume è invece l’inclusione di Mike nella famiglia: il concetto di famiglia è un tema quanto mai attuale nel panorama politico italiano, si dibatte da molto sull’argomento e molti gli associano il significato più evidente e scontato, ovvero “nucleo sociale rappresentato da due o più individui che vivono nella stessa abitazione e legati dal vincolo del matrimonio o di parentela”.

Quello che invece Tagame ci fa capire è che la famiglia può essere intesa in senso molto più ampio come l’insieme di persone che si vogliono bene, senza vincoli giuridici o legami di sangue; un concetto genuino e semplice che spesso non è facile accogliere e trasmettere.

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La famiglia non è formata solo da persone con legami di sangue.

Affrontati i temi sostanziali di cui sopra, il finale di questa storia si dipana tra un crescendo di sentimenti nati e sviluppati tra i protagonisti, conducendoci per mano al toccante e non stereotipato finale.

Se avete apprezzato il primo volume non potrete ignorare la lettura di questo secondo, a maggior ragione perché oltre allo sviluppo della storia viviamo anche quello dell’autore stesso che, procedendo con il racconto, acquisisce sempre maggiore disinvoltura sia nella narrazione che nel tratto.

Il marito di mio fratello fa l’effetto di un arcobaleno dopo la tempesta, è difficile rimanerne indifferenti.

DF a Folignano Librarte

Dal 26 maggio al 3 giugno si terrà Librarte, kermesse culturale organizzata dal Comune di Folignano.

Il programma, ricchissimo, vedrà coinvolta anche Dimensione Fumetto in due distinti momenti:

  • l’allestimento della mostra relativa alle tavole Marvel degli anni ’80
  • un intervento dal titolo Comics&Science: fare cultura scientifica con i fumetti, a cura del nostro socio Andrea Cittadini Bellini domenica 3 giugno alle ore 15

Trovate il programma completo della manifestazione sul sito http://www.leggiamounlibroamammaepapa.it/eventi/44-librarte-2018-folignano.html

 

Mr Higgins: Mignola reloaded

Mike Mignola è probabilmente il più influente scrittore di comics dell’ultimo ventennio. Al punto che, nella scrittura o nel disegno, ha coinvolto gran parte dello scenario fumettistico americano. E non solo nel campo delle storie noir, horror e legate in qualche modo al soprannaturale.

Ha collaborato con, e ispirato, scrittori e artisti in qualsiasi parte del mondo e le testate da lui create, principalmente legate all’universo di Hellboy, ma non solo, hanno dato origine al Mignolaverse. Rinnova storie ancestrali, che quindi il lettore sente sue, mescolando in modo sapiente atmosfere vittoriane, leggende di tutto il mondo, personaggi moderni ma, allo stesso tempo, già un po’ ingrigiti.

Higgins copertinaQuesta volta si dedica a un divertissement che torna alle sue origini gotiche e horror, con l’aiuto di Warwick Johnson-Cadwell (Tank Girl, Samurai Jack, Helena Crash), ma con un taglio molto ironico e ai limiti del comico.

Che la storia sia poco seria lo afferma lo stesso Mignola nelle dediche.

Questo libro è un omaggio ai grandi film della Hammer, ma in particolare al mio film di vampiri preferito Per favore non mordermi sul collo.

Il fumetto è pieno di stereotipi delle storie di vampiri: il cacciatore di vampiri, il castello tra i Carpazi e il Mar Nero, la notte di Valpurga, la giovane sposa vampirizzata, il castello, paletti di frassino e proiettili d’argento.

Anche se Mignola li legge in un modo leggero e ricco di facezie.

Il signor Higgins è una vittima del nobile Golga, che ne ha vampirizzato la giovane moglie e lo ha reso un licantropo, dopo che erano stati costretti a passare la notte nel Castello Golga da un incidente durante la luna di miele (toh, un altro classico).

E Higgins viene usato dal prof. Meinhardt, dell’Università di Ingolstadt (quella dove ha studiato Victor Frankenstein) per entrare nel castello e uccidere tutti i vampiri.

Il disegno, che sembra minato fin dall’inizio a causa dell’intervento del Barone Ladzo che visita nottetempo il professore e avvisa il padrone di casa, trova compimento proprio grazie a Mr. Higgins.  E a Satana che ne stimola la metamorfosi: lo porta ad accettare e ad usare ciò che egli è.

Anche se in modo rocambolesco, proprio come nei film. Quando tutto sembra perduto, il professore e il suo assistente per errore colpiscono con un piccolo proiettile d’argento la (fu?) signora Higgins. La rabbia che ne consegue porta alla distruzione del castello, alla distruzione di tutti i vampiri e affini, e alla fine alla incenerazione di Golga.

Alla fine il ritorno a casa di Higgins si conclude bene, tranne che per lui, che aspirava alla pace eterna, e invece sopravvive a tutti i non morti.

Mignola mette a frutto la sua passione per le storie horror e la sua ironia, di cui comunque il suo Mignolaverso Hellboyesco è riccamente intriso, per raccontare una storia classica, semplice. Le citazioni stavolta riguardano le classiche storie di vampiri e dell’orrore. E si alternano con alcune gag. Una tra tutte: l’evocazione satanica malriuscita che porta alla lite tra l’evocatore e la sacrificata…

Mignola tratteggia i personaggi con il sorriso sulle labbra. E stavolta non un sorriso noir, ma che ha del divertito.

Satana che prova una profonda antipatia per coloro che vogliono evocarlo, al punto di perorarne la distruzione da parte di Higgins. La coppia dei cacciatori di vampiri, che poco hanno del Van Helsing, e finiscono senza vestiti nella piazza di Ingolstadt. Il servitore di Golga che, pur non avendone i lineamenti, ricorda un po’ l’Aigor di Marty Feldman. Golga stesso, che “fa il superiore” ma alla fine vede crollare il castello e viene ucciso. I vampiri che rappresentano una sorta di nobiltà decaduta.

higgins3Il Mignola che conosciamo, quello che pur senza mai tralasciare la vena ironica, necessaria per non impazzire davanti agli orrori che ha raccontato nelle storie di Hellboy e dei suoi comprimari, non si è mai limitato nel raccontare ogni forma di crudeltà, qui fa vincere la leggerezza e crea una storia che forse neanche ci aspetteremmo. Anche se non è la prima volta.

Già Hellboy in altre storie brevi, come Pancakes, o altri personaggi creati o rivisitati dall’autore californiano sono stati interpretati in modo così leggero, quasi comico.

La parte grafica è coerente con la storia. Pur raccontando di licantropi e vampiri è del tutto priva di atmosfere oscure, addirittura quasi senza ombre. Il tratto di WJC ricorda un po’ Kevin O’Neill, anche nelle deformità. Interessante è l’utilizzo delle onomatopee come parte integrante del disegno.

La caratterizzazione che dà ai personaggi è a sua volta ironica, ma non li ridicolizza. Ci scherza su. Li deforma quanto basta per non renderli ridicoli.

Da lettore di Mignola non sono abituato a questo tratto: sottile, luminoso, poco realistico. Ma devo riconoscere che è del tutto adatto al taglio della storia. Anche se in qualche tratto fa pensare a un racconto illustrato per bambini.

Tutto è deforme ma senza orrore, mi piace paragonarlo in qualche modo alle illustrazioni tolkieniane di Mr Bliss.

Come in quelle, anche il paesaggio e le linee prospettiche servono a muovere lo sguardo del lettore. Oltre che a rendere la storia paradossale, irreale, al di là dei contenuti. Anche se a volte questa deformità è un po’ fastidiosa. E sempre ricca di dettagli. Spesso Mignola chiede a Johnson-Cadwell di soffermarsi sui dettagli e di cambiare inquadratura più volte nella stessa pagina.

Le vignette sono tutte piuttosto regolari e squadrate, di ampio respiro, con un continuo cambio di punto di vista e livello di dettaglio. È assai raro che si incontrino due vignette che raccontano in sequenza la storia, se non forse proprio all’epilogo della storia.

I colori sono pastello, e vividamente inadatti a una storia horror. Tranne forse nelle pagine rosse e nere dell’esplosione di violenza del Mr Higgins licantropo.

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L’azzurro del cielo, il verde splendente dei boschi della Transilvania, i luminosi ambienti del Castello Golga, persino durante l’evocazione satanica non preludono però a un finale altrettanto luminoso.

Alla fine, infatti, al povero Mr Higgins tornare nella casa dove è rinato per opera di Golga e dove sperava di porre fine alla sua esistenza eterna di licantropo non è servito a nulla.

Mr Higgins torna a casa
Mike Mignola, Warwick Johnson Cadwell
17×26, 56 pagg, colori, cartonato
€ 15

ARF! – Pronti per la quarta edizione

Dal 25 al 27 maggio 2018 torna «il fumetto a Roma!» negli spazi del MATTATOIO con la quarta edizione di ARF!, il Festival ideato e organizzato da Daniele “Gud” Bonomo, Paolo “Ottokin” Campana, Stefano “S3Keno” Piccoli, Mauro Uzzeo e Fabrizio Verrocchi.

Dopo il grande successo delle prime tre edizioni, ARF! 2018 cresce negli spazi con un padiglione in più e si arricchisce nelle rassegne e nei contenuti grazie alla presenza dei più importanti editori italiani e dei migliori autori contemporanei, attraverso mostre di grandissimo prestigio, incontri e confronti con professionisti del settore, Masterclass, Lectio Magistralis e anteprime esclusive.

Un intenso weekend di attività, dalle 10 alle 20, a partire da venerdì 25 con l’inaugurazione di «Andrea Pazienza, trent’anni senza», la grande esposizione che – nell’anno del trentennale della sua scomparsa – celebra e finalmente riunisce le eredità artistiche e l’intera opera del più eclettico e geniale fumettista italiano di tutti i tempi (una coproduzione ARF!/Comicon, dal 25 maggio al 15 luglio 2018).

Oltre a Pazienza, sei le mostre allestite per i tre giorni del Festival: Alessandro Barbucci, disegnatore per Disney Italia, co-creatore di W.I.T.C.H., Monster Allergy Sky Doll e autore del manifesto ARF! 2018lo spagnolo Jordi Bernet con «Il Buono, le Belle e il Cattivo» dedicata a Tex, alle sensualissime protagoniste dei suoi fumetti (Chiara di Notte, Sarvan, Custer, Cicca) e al gangster Torpedo; il croato Danijel Zezelj, talento visionario di questo fine millennio (anche per Marvel, DC Comics, Vertigo e Image) con «Black Oxygen»; la personale di Francesco Guarnaccia (vincitore del Premio Bartoli 2017) «Ce ne sono di cose strane in questo regno».

Come le scorse edizioni non mancherà la Self ARF! (ad accesso gratuito) dedicata esclusivamente al mondo delle autoproduzioni e dell’editoria indipendente, che in questa quarta edizione si arricchisce con l’importante mostra sul tema dell’autoerotismo «Love yourSELF (V.M.18)».

Infine anche la mostra dedicata alle tavole originali di Will Eisner, il “padre” del moderno graphic novel, che avrà luogo alla CArt Gallery di via del Gesù dal 15 maggio al 6 giugno 2018, realizzata da CArt Gallery in collaborazione con ARF!, che insieme pubblicheranno anche ARFBOOK, il catalogo di tutte le mostre del 2018.

Tra le sezioni del Festival, anche nel 2018, riapre l’area dedicata alle opportunità professionali: la Job ARF!, uno spazio dove poter mostrare a editor e case editrici il proprio portfolio con idee, progetti e creatività, realizzata quest’anno grazie al contributo di RUFA – Rome University of Fine Arts.

Per i più piccoli torna ARF! Kids, il luogo dedicato all’immaginario dei bambini (a ingresso gratuito fino ai 12 anni) con un ricco programma di laboratori creativi curati da alcuni dei più rinomati illustratori italiani, letture ad alta voce, disegni, giochi e tanti libri a disposizione di tutti.

E per la formazione di aspiranti fumettisti e illustratori non mancheranno le Masterclass, vere e proprie classi “a numero chiuso” con le superstar del fumetto italiano, per tutti coloro che vogliono imparare a scrivere, disegnare e colorare fumetti Da venerdì a domenica saliranno in cattedra, oltre all’autore in mostra Alessandro Barbucci, Mirka Andolfo, Alessandro Bilotta, Davide De Cubellis, Ale Giorgini, Emiliano Mammucari e Michele Masiero.

Altri appuntamenti di assoluto rilievo sono le tre Lectio Magistralis tenute dai tre maestri del fumetto d’autore Jordi Bernet, Altan e Enrique Breccia e gli incontri con Peter Kuper, David B, Marcello Quintanilha, Giacomo Bevilacqua, Zerocalcare, Gipi…

Confermata per il secondo anno di seguito l’Artist Alley che ospiterà i migliori autori italiani che pubblicano all’estero (esportando l’eccellenza del fumetto “made in Italy”), tutti presenti per disegni, dediche, stampe esclusive e commission.

Sin dalla prima edizione ARF! è anche sinonimo di solidarietà: dopo Emergency, Cesvi e Dynamo Camp, quest’anno il partner solidale del Festival è Amnesty International.

ARF! è promosso da Roma Capitale – Assessorato alla Crescita Culturale e Azienda speciale Palaexpo, con il sostegno della Regione Lazio, con il patrocinio delle Biblioteche di Roma, ed è gemellato con il Napoli Comicon, il Treviso Comic Book Festival, Lucca Comics & Games e Cartoons on The Bay.

Scarica qui il Programma_ARF_2018

INFO PUBBLICO ARF! «Festival di storie, segni e disegni» #ARF4
25/26/27 maggio 2018 – MATTATOIO Testaccio
piazza Orazio Giustiniani 4, Roma
Orario: 10:00-20:00
Biglietti: giornaliero € 10,00 – abbonamento 3 giorni € 20,00
Info: 060608
www.arfestival.it – info@arfestival.it
Facebook: www.facebook.com/arfestival
Twitter: @arfestival
Instagram: @arfestival

www.mattatoioroma.it

Punta all’Arte! Disegna! Kakukaku shikajika!

Disegna, kakukaku shikajika, J-pop

Disegna! (Kakukaku shikajika) di Akiko Higashimura è il fumetto adatto a tutti quelli che come l’autrice amano il disegno e disegnare, che hanno sognato di diventare grandi fumettisti/pittori, che hanno sotto sotto sempre pensato di essere dei geni meglio di Van Gogh e poi si sono scontrati con la realtà.

Questo fumetto autobiografico, edito da J-Pop, ci racconta le esperienze dell’autrice, i suoi primi passi nel mondo dell’arte, le delusioni e i sogni che la porteranno a diventare un’affermata mangaka.

La giovane Akiko frequenta il liceo di una cittadina come tante in Giappone: non si cura della linea, della manicure o del trucco, in verità non si cura neanche della sua cultura personale, fregandosene fin troppo dello studio. Akiko ama solo il disegno ed è stolidamente convinta di essere un talento che aspetta solo di essere scoperto e osannato, circondata com’è dalla benevolenza e dai complimenti dell’insegnante. Il suo obiettivo è entrare in una Accademia prestigiosa, come quella di Tokyo, e da lì diventare una famosissima fumettista. Dov’è il problema, vista la sua bravura?

La sua compagna/amica Futami, che ha le stesse aspirazioni, ma i piedi ben piantati per terra, capisce benissimo che non basta la boria per percorrere la strada artistica, e la indirizza verso il suo stesso insegnante privato.

Disegna, kakukaku shikajika, J-pop

Costui, che sembra suscitare un certo tremore in chi lo sente nominare, è uno strano personaggio armato di spada di bambù che insegna a un ristretto gruppo di allievi, da bambini a vecchietti, nella sua casa in campagna, piuttosto lontana dalla città.

Il suo metodo è… il terrore. Ogni sbaglio è punito con urla e colpi di bambù. Ogni superficialità lo stesso, ogni perdita di tempo, idem. Akiko inizialmente non comprende tanta severità (visto poi che lei è così dotata!) e cerca anche di svignarsela e darsi per vinta, ma scopre anche che il maestro, nonostante non abbia frequentato accademie, è incredibilmente bravo e inaspettatamente generoso e gentile.

Tra loro si instaura un rapporto di fiducia, e Akiko si impegna davvero tantissimo, lavora assiduamente fino a provare l’esame d’ingresso il cui esito positivo le sembra addirittura scontato… e invece…

Disegna! non è solo una storia biografica, raccontata con humor (spesso nero), levità, anche nei momenti più cruenti, e malinconia, che si percepisce a tratti, ma è anche un manuale che sfata finalmente un pensiero comune, cioè che disegnare sia semplice, o che comunque venga semplice a chi possiede tale talento. La Higashimura spiega ai tanti una lezione fondamentale e spesso denigrata: per riuscire in qualsiasi ambito serve studio e tantissimo lavoro, tanto che spesso si preferirebbe mollare, ma per raggiungere il successo non c’è altra strada e il risultato non è comunque scontato.

Disegna, kakukaku shikajika, J-pop

Ovviamente tutto questo lo si racconta con lo stile tipico dell’autrice, che evidentemente con l’età ha saputo prendersi meno sul serio e ha cominciato a divertirsi con l’autoironia. È curioso riflettere su come il suo disegno sia il risultato di tanto lavoro su temi e tecniche artistiche classiche, arrivato come è all’essenzialità del tratto, che rimane fluido, arioso, ma anche incisivo e concentrato, tanto che con pochi tratti di pennino riesce a definire una testa, un viso, un abito.

Come già aveva mostrato in Kuragehime, le sue protagoniste brillano di bellezza interiore, entrando di prepotenza nella simpatia del lettore con la loro personalità ricca di pensieri inconsueti, vivaci, molto reali, mentre esteriormente sono tratteggiate come figure banalotte e tondeggianti.

Non mancano riferimenti ironici a personaggi famosi del fumetto mondiale (come il buonissimo professore del Liceo che richiama la figura di Osamu Tezuka) o alle tecniche classiche del fumetto, come i tratteggi drammatici e gli occhi bianchi alla Suzue Miuchi. Tutto reso nello stile personale e riconoscibilissimo dell’autrice.

Inoltre l’opera aumenta il proprio valore proponendosi come piccolo trattato sulla cultura giapponese per quanto riguarda l’ambito scolastico, simile per certi versi al nostro, ma con profonde differenze che si basano proprio sul peculiare spirito di sacrificio, il senso del dovere e l’ostinazione del popolo del Sol Levante.

 

Disegna, kakukaku shikajika, J-pop

 

Postilla: Il titolo originale, Kakukaku shikajika, che ha fatto sogghignare il mio fumettaro, si può tradurre come “eccetera eccetera” o “bla bla bla”, cioè è un modo di dire che si usa per non allungarsi troppo in spiegazioni (grazie a Mario Pasqualini per la consulenza), ma purtroppo la J-Pop non ha pensato di tradurlo né di spiegarlo all’interno del volume, togliendoci così la possibilità di apprezzare le varie sfumature che in questo modo il racconto assume. Ma nonostante questa mancanza dell’edizione, e il prezzo, che può portare scompensi nei portamonete, consiglio a tutti l’acquisto di questo fumetto, un piccolo gioiello di buonumore, buoni consigli di vita e curiosità.


Akiko Higashimura
Disegna! Kakukaku shikajika
serie di 5 volumi
genere: josei, autobiografia
cm 15×21, b/n, 160 pagg., € 7,90

Maria Antonietta: la gioventù di una regina – Un gioiello di didattica pop

Copertina di "Maria Antonietta: la gioventù di una regina" di Fuyumi Soryo.Quando nel marzo 2002 uscì la famosa intervista a Fuyumi Soryo pubblicata sul numero 117 di Kappa Magazine, tutti i suoi fan restarono perlomeno perplessi. Era in corso di pubblicazione Mars e l’autrice aveva ricevuto una improvvisa ed enorme popolarità, quindi leggere dalle sue stesse parole che disegna fumetti solo per i soldi, che è solo un lavoro come un altro e che quando elabora le trame lo fa pescando qua e là i trend del momento, fu decisamente spiazzante. Possibile che un’autrice dalla così spiccata originalità e sensibilità artistica fosse in realtà una glaciale calcolatrice? Se alcuni fumetti della Soryo sembravano in effetti confermare le sue parole, come ES, l’uscita nel 2005 di un’opera così ambiziosa, così monumentale e così difficoltosa come Cesare: il creatore che ha distrutto ha completamente eliminato ogni possibilità che l’autrice disegnasse “solo per i soldi”, e questo suo nuovo volume Maria Antonietta: la gioventù di una regina conferma in pieno il talento di Fuyumi Soryo.

Forse lo scatto di qualità nella narrativa della Soryo è avvenuto nel momento in cui ha rinunciato alle sceneggiature originali per dedicarsi alle grandi biografie: in effetti un difetto dei suoi fumetti era l’eccesso di drammatizzazione che li portava pericolosamente vicini al limite della soap opera. In Mars, ad esempio, l’arrivo di continui problemi per la coppia Kira & Rei fra cui ex amanti gelosi, pazzi furiosi e parenti serpenti inficiavano la qualità della narrazione rendendola alla lunga patinata e noiosa. Questo non accade più da quando la Soryo si dedica a sceneggiature non originali, che riesce a mettere in scena con quelle che sono sempre state le sue grandi carte vincenti: una narrazione asciutta e pulita, una qualità grafica impeccabile e un notevole approfondimento psicologico.

Ecco quindi che dopo la biografia di Cesare Borgia, Fuyumi Soryo propone ai suoi lettori Maria Antonietta: la gioventù di una regina, uscito in patria nel 2016 e appena portato in Italia da Star Comics, come precedentemente annunciatoL’opera nasce dalla collaborazione fra l’autrice e vari enti come l’Istituto per il Costume di Kyoto e lo Château de Versailles stesso, che le hanno fornito tutto il supporto tecnico, iconografico e culturale necessario per lavorare al meglio.

Il risultato è una biografia di Maria Antonietta che copre in maniera tecnica e dettagliata un periodo molto breve della sua vita: dalla primavera all’estate del 1770, quando la quattordicenne granduchessina austriaca affronta il viaggio da Vienna a Versailles, ne sperimenta l’ambiente ostile, e pian piano comincia a familiarizzare con Luigi XVI. Il volume è inoltre introdotto da un breve sguardo sulla vita dell’ormai adulta Maria Antonietta (che rende di fatto il fumetto un lungo flashback) e concluso da una trentina di pagine con approfondimenti, saggi e bibliografia per poter ulteriormente approfondire la vita di questo personaggio storico così importante.

La trama è notoria e la Soryo la riporta col suo tipico storytelling molto lineare, senza particolari guizzi, ma nemmeno cadute di stile. La qualità grafica del fumetto è molto alta e porta allo stato dell’arte tutti gli standard dell’autrice: il tratto delicatissimo e sobrio, la quasi totale assenza di nero, il dettaglio microscopico, le ciglia bianche, i nasi perfetti, gli occhi sbarrati, i primissimi piani, la gran quantità di personaggi inquadrati immobili frontali o di profilo, e tutti quegli stilemi grafici a cui la Soryo ha abituato il suo pubblico, che conferiscono alle sue opere un allure leggermente freddo, ma molto raffinato.

Tavole da "Maria Antonietta: la gioventù di una regina" di Fuyumi Soryo.

Due pagine qualunque di Maria Antonietta: la gioventù di una regina testimoniano la straordinaria cura della Soryo per la scenografia, i costumi e persino i tratti somatici (i lineamenti dei personaggi sono stati ricalcati con una certa fedeltà su quelli dei dipinti d’epoca).

Al di là del fumetto in sé, molto valido pur senza essere memorabile, è interessante notare i diversi atteggiamenti messi in campo dalla Francia e dell’Italia nella promozione del patrimonio culturale attraverso i fumetti. Se la prima ha cominciato già anni fa applicando la strategia della grandeur française, con grandi opere realizzate da grandi autori per grandi beni culturali (oltre a questa storia di Fuyumi Soryo per Maria Antonietta/Versailles, si ricordano anche Hirohiko Araki e il compianto Jiro Tanigichi per il Louvre), l’Italia dall’anno scorso ha messo in moto il progetto Fumetti nei musei che invece recluta un gran numero di fumettisti piccolo-medio-grandi per reinventare in maniera personale un gran numero di musei piccoli-medi-grandi. Francia e Italia, così simili e così diverse.

Maria Antonietta: la gioventù di una regina potrebbe essere l’opera-manifesto di Fuyumi Soryo: è un volume autoconclusivo, è la biografia documentaristica di personaggio storico, ed è la rappresentazione completa del suo modo di fare fumetto. È ottimo come materiale didattico, svolge benissimo la sua funzione promozionale-turistica, e funziona bene sia come entry level per chi ancora non conosce l’autrice sia come comfort zone per chi già la conosce bene. Inappuntabile.


Fuyumi Soryo
Maria Antonietta: la gioventù di una regina
Edizioni Star Comics
13×18 cm, b/n e colore, 208 pagg., € 7,00

Batman, vita con Alfred – Il nuovo Concorso di Illustrazione di Dimensione Fumetto

Dopo il successo delle manifestazioni passate l’Associazione Culturale Dimensione Fumetto torna a proporre a tutti gli artisti dilettanti, italiani e non, il proprio concorso di illustrazione.

Stavolta il tema del concorso è dedicato al più fedele dei collaboratori di Batman: il suo maggiordomo Alfred Pennyworth.

I partecipanti saranno chiamati a illustrare i momenti della vita di Alfred nelle sue mansioni di assistente dell’Uomo Pipistrello. Come sempre le possibilità lasciate agli illustratori saranno infinite: si potranno raffigurare situazioni domestiche e quotidiane così come ambientazioni estemporanee e fantasiose. L’importante è che gli elaborati riescano a raffigurare efficacemente il rapporto che lega il personaggio di Batman al suo maggiordomo.

In palio ci saranno premi offerti da: Pentel ItaliaScuola di Fumetto Marche, Cartoleria Cartarius, RW Edizioni e Nicola Pesce Edizioni.

La locandina è illustrata dalla talentuosa Claudia Plescia già vincitrice dell’edizione 2016.

Per il Bando e le FAQ di partecipazione clicca qui -> BANDO & FAQ
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La My Love Story!! che tutti vorrebbero vivere. Forse

My love story, Kawahara-Aruko, Star Comics

Uno dei migliori shoujo manga in circolazione al momento penso sia My Love Story!! di Kazune Kawahara e Aruko, edito da Star Comics. Questo, certo, a titolo strettamente personale, e diciamo anche, ma non fermiamoci qui, che ritengo la Kawahara una delle sceneggiatrici più divertenti del momento, perché riesce a dosare benissimo un solo elemento innovativo inserendolo nell’ambito della tradizione del genere e ci costruisce intorno una storia originale: come ai tempi di High School Debut, tutt’ora uno dei miei shoujo preferiti.

La trama è alquanto semplice, tipica di una commedia scolastica giapponese: due ragazzi si conoscono in circostanze particolari, si rincontrano, nascono equivoci, finché uno dei due non scopre che l’altro è interessato a lui/lei, e non al suo amico/a, iniziano a frequentarsi, nascono ostacoli and so on.

Solo che in questo caso uno dei due protagonisti è Takeo Goda, un adolescente mastodontico, uscito fuori direttamente dalla Tana delle Tigri nemica di Tigerman o dal passato adolescenziale di Raoul, il Re di Hokuto. Goda è mastodontico: la sua energia è mastodontica, i suoi muscoli sono mastodontici, la sua forza di volontà è mastodontica, ma sono mastodontiche anche la sua bontà, la sua lealtà, il suo senso di giustizia.

Ed è questo ciò che vede Rinko Yamato, la minuta studentessa aiutata da Goda: Rinko non vede l’amico che è sempre a fianco di Takeo, il bellissimo, raffinato, silenzioso ed estremamente cool Makoto Sunakawa, di cui tutte si innamorano. Lei vede il fighissimo Takeo Goda con tutti i suoi pregi.

My love story, Kawahara-Aruko, Star Comics

Da questo semplice punto di partenza si sviluppano le storie commoventi, coinvolgenti e divertenti che trovano origine nella fantasia della Kawahara: ma il disegno questa volta è affidato alla giovane Aruko, che sa unire il tratto delicato delle autrici di storie romantiche ai segni vigorosi e rudi tipici degli shonen, creando un ensamble destabilizzante e ridicolo al punto giusto. I personaggi che emergono dalle pagine sono dunque ammalianti, simpatici e ricchi di sfaccettature, che sicuramente si moltiplicheranno andando avanti nella storia (per ora la Star Comics ha pubblicato i primi due volumi).

Un invito ad andare oltre le apparenze, a fregarsene delle convenzioni esteriorizzanti, a cercare sempre la radice del sentimento che si nasconde dietro imposizioni culturali.

In Giappone, pubblicata su Bessatsu Margaret (Shueisha) e raccolta in tredici volumi, questa storia è iniziata nel 2012 e, a conferma che si parla di un’opera di valore, nel 2015 ne sono stati tratti un anime in 24 episodi di notevole successo e un live action esilarante, perché il connubio grande forza brutale/estrema timidezza verginale in uno stesso energumeno sfortunato e goffo non può che far ridere.

Per questo ve ne consiglio caldamente la lettura.

My love story, Kawahara-Aruko, Star Comics


Kazune Kawahara (storia), Aruko (disegni)
My Love Story!!
Editore: Star Comics
11,5×17,5 cm, b/n, 176 pagg.

Rough Riders – Gli uomini straordinari di Glass

Insegnare divertendo. Questo è il presupposto col quale lo sceneggiatore Adam Glass e il disegnatore Patrick Olliffe hanno lavorato insieme alla realizzazione di Rough Riders (Rudi Incursori), la nuova serie AfterShock Comics pubblicata in Italia da SaldaPress il 26 Gennaio.

L’introduzione dell’opera è un’interessante rivelazione firmata da Glass in cui spiega come la sua ammirazione per Harry Houdini e Theodore Roosevelt, abbia contribuito ad appassionarlo fin da piccolo alla storia. Piccolo lettore di fumetti, Adam rimase meravigliato nel trovare, nel passato, super-eroi in carne e ossa.

Nel primo volume, intitolato Scatenate l’inferno, il lettore ha un quadro generale dell’intera opera, una fantastoria distopica in stile steampunk. 

La storia di Rough Riders prende infatti ispirazione dall’omonima brigata realmente esistita.

Nel 1898, il 1st United States Volunteer Cavalry, uno dei tre reggimenti formati nel corso della guerra ispano-americana, fu l’unico a entrare in azione a Cuba.  I componenti del corpo di volontari, in maggioranza nativi americani, atleti di college, cowboy e allevatori, guidati dal Colonello Theodore Roosevelt, passarono alla storia con il nome di Rough Riders.

Nel caso della serie scritta  da Adam Glass, i «rudi incursori» devono affrontare una minaccia aliena, servendosi di armi e risorse fantascientifiche.

 

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Roosevelt soccorre delle donne intrappolate in una fabbrica in fiamme.

Il futuro presidente Roosevelt è uno stimato politico che conduce una doppia vita, di notte infatti vigila sulla città di New York nei panni di un coraggioso difensore degli oppressi. Un giorno viene convocato dal Consiglio dei Quattro Cavalieri (J.P. Morgan, Cornelius Vanderbilt, Andrew Carnige, John D. Rockfeller). I facoltosi signori che costituiscono l’ordine mondiale dell’epoca, affidano a Roosevelt una missione militare pericolosa che richiede uomini fuori dal comune che Theodore assolda dopo averli sottoposti a un test d’idoneità. Partendo dal fiume Hudson, Roosevelt trova e assolda la leggenda della boxe Jack Johnson, il primo afro-americano a vincere il titolo dei pesi massimi. Si uniscono al team prestigioso un giovanissimo Harry Houdini, il geniale Thomas Edison e infine la temeraria circense Annie Oakley, un’infallibile pistolera.

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I disegni di Pat Olliffe sono dettagliati e raffinati. Ogni personaggio è fedele alla sua controparte reale. Le inquadrature e le pose plastiche ricordano molto il fumetto supereroistico denotando l’intenzione di Glass di controvertire il modus operandi degli autori di fumetti.  Adam si ispira  ai supereroi per raccontare la storia di personaggi reali anzinché il contrario.

Il lavoro degli autori è frutto di una accurata ricerca e lo dimostrano i tanti riferimenti storici presenti nel primo volume, eccone alcuni:

  • Rough Riders;
  • Il tragico incendio del 25 marzo 1911 al Triangle Shirtwaist Factory;
  • Il New York Athletic Club;
  • L’affondamento della USS Maine;
  • I Quattro Cavalieri;
  • Il tonico per capelli;
  • Robert Van Wyck, sindaco di NY;
  • Tammany Hall;
  • Jack Johnson, il suo regno da campione della boxe e l’astio per i neri in generale;
  • Harry Houdini e il nomigno “Re delle Carte”;
  • Theodore Roosevelt Jr., inclusa la sua deprecabile salute e le sue tragedie familiari;
  • Thomas Edison, la sua sordità e l’astio nei confronti di Nikola Tesla, incluse le varie dispute personali;
  • Edward “Monk” Eastman e la sua ascesa come precursore della mafia del XX secolo;
  • Annie Oakley e la sua precisione leggendaria, oltre che i riferimenti al Wild West Show;
  • La lettera di Annie Oakley al Presidente McKinley;
  • Baby Lee;
  • Santiago de Cuba e la prima missione dei Rudi Incursori;
  • L’uniforme storica dei Rudi Incursori;
  • Ammiraglio Sampson;
  • Little Bighorn;
  • Rasputin;
  • H. G. Wells;
  • Roosevelt Sr.;
  • Frankenstein (il film prodotto da Edison).

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La lettura scorre fin troppo rapidamente, si spera che nei prossimi volumi la narrazione sia più lenta dando più spazio a un’evoluzione dei personaggi che pur essendo familiari a un pubblico statunitense, sono meno noti ad un pubblico straniero.

È innegabile che l’opera di Adam Glass richiama lo sviluppo de La lega degli straordinari Gentlemen di Alan Moore. La formazione del team e i rapporti difficili tra i suoi membri, perfino il carattere di alcuni personaggi, ricalca il lavoro di Moore, dal quale Rough Riders  si distingue per i personaggi storici invece che letterari.

La colorazione di Gabe Eltaeb infonde alle tavole il giusto carico emotivo, grazie all’uso delle ombre e il risalto di alcuni dettagli nelle scene che lo necessitano.

SaldaPress sta già pubblicando la serie Manifest Destiny della Image Comics, una delle migliori pubblicazioni del suo genere. Un’ucronia della prima esplorazione delle Americhe da parte del Capitano Meriwether Lewi e del Sottotenente William Clark. Rough Riders Vol.1: Scatenate l’ inferno è un buon inizio per un’altra serie promettente.

La storia non è mai stata tanto interessante e travolgente.

Rough Riders Vol. 1: Scatenate l’ inferno

Autori: Adam Glass, Patrick Olliffe
Editore: SaldaPress
ISBN: 9788869193477
Dati: 16,8 x 25,6, B+al, 168 pp., col.

Prezzo di copertina: 15,90€

“La Rabbia” tra le strade di Quindici – Intervista a Vivenzio e Falzone

rabbia shockdom copertinaUna vetrina, come può essere quella del Napoli COMICON, può essere il punto di svolta per giovani autori e artisti; scalciando, graffiando, prendendo a morsi editori e colloqui, i Nuovi Fumettisti Italiani sono i nomi più rumorosi, anche confrontandosi con grandi ospiti.
La voglia di andare avanti nel mondo del fumetto e far sentire la propria voce valica confini immensi e, dietro piccoli e grandi stand, i volti di chi presenta le proprie storie sono pieni di grinta ed energia.

Salvatore Vivenzio, classe 1997, e Gabriele Falzone, 1996, sono due ragazzi che hanno già unito le forze nel bell’esperimento di Gamble, pubblicato dall’Associazione Lettori Torresi nel 2017.
Da una storia urban con uno strano e suggestivo plot twist fantasy, Vivenzio e Falzone decidono adesso di raccontarci di Cesare, ragazzo di Quindici, provincia di Avellino, mescolando le punte autobiografiche dello stesso Salvatore Vivenzio ai racconti generazionali che circolano nel paese irpino.
Cresciuto in una zona che cerca di rialzarsi dal terremoto e vive, male, sotto il dominio camorrista, il protagonista di La Rabbia, pubblicato da Shockdom, affronta il mondo sul ring, innamoratosi da giovane della boxe e deciso a trovare la propria forma di riscatto con i guantoni alla mano.

Grazie ancora a Shockdom, ho potuto intervistare gli autori dell’opera.


Salvatore, la mia prima domanda è molto semplice: quanto è difficile parlare, raccontare del tuo paese, della tua famiglia e di come questi due elementi siano così profondamente connessi?

Vivenzio – Molto spesso è difficile raccontare storie personali… Per me, La Rabbia è un viaggio catartico, un percorso a ritroso per comprendere da dove vieni, chi sei realmente.
Una cosa che mi è sempre stata detta, sin da piccolo, è che non puoi sapere dove vai se non sai da dove vieni.
A volte può essere difficile e complicato, ma fare questa strada all’indietro credo sia necessario.

So bene quanto La Rabbia sia legata al contesto famigliare, alla figura paterna, la tua in particolare; pensi che il processo di scrittura ti abbia permesso un nuovo approccio, ti abbia dato nuova luce e fatto conoscere meglio tuo padre?

Vivenzio – Sicuramente sì, con La Rabbia ho sentito di recuperare le radici e il rapporto con la mia famiglia, della quale ho scoperto addirittura cose che non conoscevo, ho conosciuto sfumature nascoste.
L’aspetto e il legame personale è stato importante e fondamentale.
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La Rabbia, tra l’altro, è un fumetto convenzionato proprio con il Comune di Quindici. È stata una sorta di esperienza collettiva, dunque, per un piccolo paesino che ha vissuto una graphic novel dedicata a un periodo storico, si può dire, abbastanza buio.
Hai ricevuto qualche segno dal paese, da chi ti conosce da piccolo, da chi si è voluto complimentare… Quanto si è fatta sentire Quindici durante la lavorazione della storia?

Vivenzio – [ride] Diciamo che ho ricevuto segni d’affetto ma anche alcuni un po’, come dire, ambigui.
Scherzi a parte, c’è stato un po’ di rumorio perché, come ben sai, a volte non si vuole si parli di certe cose, poi il paese è piccolo e la gente parla, puoi immaginare cosa voglia dire discutere di camorra e simili.
C’è stato chi si è avvicinato e mi ha detto “Ah, ma io mi ricordo di te, di quand’eri piccolo, che bello vederti fare queste cose, scrivere” così come c’è stato chi mi ha detto che era meglio non dare una certa immagine del paese.
Io ho semplicemente cercato di raccontare un paese, per me comunque, molto affascinante e pieno di contraddizioni, con molte sfumature negative e positive allo stesso tempo.
Era l’ambientazione adatta a raccontare la storia di Cesare.

Per quel che riguarda il pugilato invece, un tema molto importante ne La Rabbia, avevi qualche base o hai incominciato da zero?

Vivenzio – Io di pugilato non sapevo quasi nulla! La storia è nata perché, con il disegnatore Simone D’Angelo, era partita l’idea di realizzare un fumetto sulla boxe, ma gli dissi “Guarda, io di boxe non so nulla…dammi un paio di mesi che mi informo, almeno!” e iniziai a leggere Jack London, Il Pugile di Reinhard Kleist, qualche film, tra cui i miei preferiti, Toro Scatenato di Martin Scorsese e un docu-film chiamato When We Were Kings dedicato all’incontro tra George Foreman e Muhammad Alì a Kinshasa.rabbia pagina 2

Voglio spostarmi adesso sul lato artistico e fare qualche domanda a Gabriele [Falzone].
Tu vivi a Milano ma hai saputo raccontare la quotidanità e le strade di Quindici. Quanto ti ha aiutato Salvatore nello scoprire le sfumature urbane del paese?

Falzone – Grazie a Salvatore ho potuto vivere un po’ Quindici anche da lontano.
Oltre alle reference visive, come le fotografie che ogni tanto mi mandava, ho sentito soprattutto il bisogno di provare a girare le strade e proprio insieme, dopo un suo invito, abbiamo girato Quindici e mi sono subito innamorato dei vicoli, dei palazzi, c’era quasi del romanticismo nel vedere residui del terremoto ancora oggi.
Poi vedere l’attaccamento affettivo di Salvatore per il proprio paese ti aiuta a mettere in chiaro molte cose sul come poi disegnarlo.

Mettiamo un po’ da parte l’aspetto romantico de La Rabbia, perché, come detto prima, in questa storia il pugilato ne è una componente importante, lo trasforma quasi in un racconto di sport; c’è un’energia particolare, di potente nella boxe.
Artisticamente parlando, a chi ti sei ispirato, da chi hai appreso lezioni per canalizzare il movimento e la forza del pugilato sulla tavola?

Falzone – Guardando proprio ai fumetti, devo assolutamente citare di nuovo Reinhard Kleist, ho assimilato il suo uso delle vignette storte durante gli incontri, per aggiungere dinamismo.
Tecnicamente, il mio approccio al bianco & nero viene da autori come John Paul Leon, Tommy Lee Edwards…posso solo sognare di arrivare a quei livelli, ma per ora direi ho raggiunto un buon risultato! [ride]
Poi ho cercato di studiare al meglio le risposte del corpo ai pugni, tramite YouTube, video di incontri, mi sono guardato in giro, ecco.

Tu e Salvatore Vivenzio avete già collaborato in precedenza, con Gamble, una storia profondamente diversa ma che si può accomunare tramite l’ambientazione urbana, sebbene anche qui in un contesto lontano
Come è cambiata l’esperienza tra i due lavori, Gamble e La Rabbia?

Falzone – Diciamo che la differenza principale è puramente geografica, dato che Gamble era ambientato in America e La Rabbia in Italia; ho voluto dare compattezza, una rigidità tutta italiana alle tavole e alle ambientazioni de La Rabbia che in Gamble non traspariva, dati gli obiettivi larghi, tanta dilatazione.
Se c’è qualcosa che La Rabbia ha ereditato [da Gamble] è il tratto sporco, che puoi notare nelle mura, nelle strade…

Qual è il prossimo passo, che idee ci sono per il futuro?

Vivenzio – Beh, da Gamble saprai che dopo la grande rivelazione del fumetto avevamo lasciato tutto molto aperto, quindi, se ce lo finanzieranno [ride], ci farebbe piacere ritornare a quel progetto.
Comunque sia, ci sono davvero mille idee: qui al COMICON è appena uscito l’antologico del collettivo La Stanza (Ultimi Giorni nda.), è uscito La Veglia con Chiara Raimondi per Associazione Lettori Torresi, qualche progetto web.
Fortunatamente sia io che Gabriele siamo molto giovani e la strada è ancora lunga.

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