Monthly Archives: febbraio 2018

Fumetti nei musei – Uno straordinario progetto del MiBACT

Oggi mercoledì 21 febbraio 2018, durante una conferenza stampa è stato presentato a Roma il progetto Fumetti nei musei, ideato e curato dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo (MiBACT), in collaborazione con la casa editrice Coconino Press-Fandango.

Maria Antonella Fusco, Antonio Lampis, Dario Franceschini e Ratigher alla conferenza di presentazione di "Fumetti nei musei".

Maria Antonella Fusco (direttrice dell’Istituto Centrale per la Grafica), Antonio Lampis (direttore generale dei musei MiBACT), Dario Franceschini (ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo) e Ratigher (direttore editoriale di Coconino Press-Fandango) alla conferenza di presentazione di Fumetti nei musei.

Il progetto consiste in 22 fumetti commissionati dal MiBACT ai migliori fumettisti nostrani e ambientati nei musei italiani; la risultante collana di graphic novel sarà distribuita gratis ai bambini e ai ragazzi che parteciperanno ai laboratori didattici dei musei e poi resa disponibile per la lettura su Internet.

Dal comunicato stampa:

Ventidue albi raccontano i musei italiani attraverso l’arte del fumetto. Nasce Fumetti nei musei, la collana di graphic novel ideata per la didattica museale, che inaugura un nuovo dialogo tra studenti e musei. L’iniziativa nasce dalla volontà di far conoscere ai ragazzi le collezioni dei musei italiani, attraverso un linguaggio inedito. L’obiettivo è quello di rendere la visita un’esperienza formativa e allo stesso tempo divertente. Il progetto prende vita dall’incontro tra i direttori dei musei italiani e alcuni tra i fumettisti più celebri del panorama nazionale, che hanno raccontato le collezioni del patrimonio museale italiano, attraverso storie di fantasia, prendendo spunto da elementi storici e artistici veri. Ognuno dei 22 musei metterà a disposizione dei servizi educativi il proprio fumetto gratuitamente per diffondere la conoscenza del proprio patrimonio e favorirne la fruizione.

È stata inoltre allestita una mostra presso l’Istituto Centrale per la Grafica in cui sono esposte, dal 21 febbraio al 1° aprile, tutte le immagini delle copertine degli albi nonché una selezione di tavole, schizzi e bozzetti degli artisti.

Il MiBACT ha inoltre lanciato il progetto anche su Twitter e Instagram con l’hashtag #fumettineimusei.

Ecco i musei e i fumettisti coinvolti per la prima edizione del 2018 di Fumetti nei musei:

  • Galleria Borghese – Martoz
  • Galleria dell’Accademia di Firenze – Tuono Pettinato
  • Galleria Nazionale d’Arte Moderna e ContemporaneaLRNZ
  • Galleria Nazionale dell’Umbria – Andrea Settimo
  • Galleria Nazionale delle Marche – Maicol&Mirco
  • Gallerie degli Uffizi – Alessandro Tota
  • Gallerie dell’Accademia di Venezia – Alice Socal
  • Gallerie Nazionali d’Arte Antica in Palazzo Barberini – Paolo Parisi
  • Musei Reali di Torino – Lorena Canottiere
  • Museo e Real Bosco di Capodimonte – Lorenzo Ghetti
  • Musei del Bargello – Otto Gabos
  • Palazzo Reale di Genova – Fabio Ramiro Rossin
  • Parco Archeologico di Paestum – Dr. Pira
  • Pinacoteca di Brera – Paolo Bacilieri
  • Reggia di Caserta – Maicol&Mirco
  • Gallerie Estensi – Marino Neri
  • Museo Archeologico Nazionale di Napoli – Zuzu
  • Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria – Vincenzo Filosa
  • Museo Archeologico Nazionale di Taranto – Squaz
  • Palazzo Ducale di Mantova – Sara Colaone
  • Parco Archeologico di Pompei – Bianca Bagnarelli
  • Parco Archeologico del Colosseo – Roberto Grossi

Fumetti nei musei è solo il primo passo di un progetto molto più ampio. Il MiBACT ha infatti deciso di cominciare a integrare il fumetto all’interno delle collezioni museali italiane: le opere originali prodotte dai fumettisti contemporanei per Fumetti nei musei sono quindi solo il primo nucleo della collezione fumettistica dello Stato italiano, che nelle intenzioni dovrebbe continuare a espandersi con la ripetizione annuale del progetto e con l’acquisizione e musealizzazione anche di tavole e altri materiali fumettistici del passato.

Questa notizia, forse uno degli avvenimenti più importanti nella storia del fumetto del Belpaese, ha un’importanza enorme perché è un riconoscimento ufficiale, da parte dello Stato italiano, del fumetto come nona arte.

Come dichiarato dal curatore Ratigher, Fumetti nei musei è un evento «che non ha eguali»: nonostante, ad esempio, i musei francesi collaborino col mondo del fumetto da anni, nel loro caso gli albi prodotti sono disomogenei fra loro e hanno una funzione promozionale per gli enti che li producono. In questo caso invece lo scopo è di acquisire le opere prodotte dai fumettisti per ricondividerle con i fruitori del patrimonio museale italiano, nonché di creare una collezione permanente di fumetto di proprietà dello Stato Italiano.

La qualità del progetto ha un limite nel coinvolgimento allo stato attuale di una sola casa editrice, scelta opinabile e che probabilmente creerà polemiche. La nomina di un direttore artistico esterno, ruolo che lo stesso Ratigher avrebbe potuto ricoprire con autorità e competenza, e la stampa del materiale direttamente a nome del MiBACT sarebbero probabilmente state soluzioni più adeguate.

The Sheriff of Babylon, ovvero: come inseguire la verità nel deserto della guerra

Copertina di "The Sheriff of Babylon" di Tom King e Mitch Gerards.Questo non è un fumetto come gli altri. Partiamo da questo semplice concetto. Perché?  Per diversi motivi.

Il primo, è solamente “nostro”: fin da prima che uscisse, almeno qui da noi, è stato avvolto da un’aura quasi leggendaria. «È esaurito?» è la domanda che tutti bene o male si sono fatti, fino a “costringere” la RW Lion a pubblicare un post su Facebook in cui avvisava della disponibilità del prodotto. Poi ci sarebbe da indagare su quante persone dopo aver atteso spasmodicamente questo volume lo abbiano effettivamente comprato, ma questo è un altro discorso, come si suole dire.

Il secondo è di tutt’altro genere: questa è un’opera come se ne incontrano poche al giorno d’oggi. Un capolavoro? No di certo, ma è qualcosa di “anomalo”. Il fatto che sia pubblicato per la divisione per adulti della DC, la Vertigo, dovrebbe far intuire il modo in cui il tema della guerra è stato affrontato; ma il punto non è questo. Non del tutto, almeno.

The Sheriff of Babylon parla di qualcosa che tutti noi (o quasi tutti) abbiamo vissuto indirettamente e lo fa senza limitarsi mai. Ma, ed è un grosso ma, ciò che si legge ha sempre l’aria di essere quasi necessario. Tom King, astro nascente del Comicdom a stelle e strisce e autore di questi 12 numeri raccolti nel cartonato edito da RW, non va mai sopra le righe, nonostante ciò che avviene in questa lunga cavalcata sembri a volte uscito da un Bond Movie. Sarà perché forse gli eventi di “finzione” che sono mostrati sono inventati solo fino a un certo punto (l’attuale autore di Batman infatti ha un passato come agente CIA e avrà avuto sicuramente delle esperienze che ha poi riportato nella sua opera).

Vignetta di "The Sheriff of Babylon" di Tom King e Mitch Gerards.

Ma partiamo dal principio di questa grande storia: The Sheriff of Babylon è un giallo che si mischia con il thriller politico. Un cadavere viene trovato nella Green Zone della capitale irachena, ma a nessuno sembra importare, tranne che all’istruttore della vittima, l’americano Christopher, che cercherà di risalire all’assassino con l’aiuto di Sofia/Saffiya, politica locale, e Nassir, ex poliziotto al soldo di Saddam.

Nel corso della serie, la volontà di scoprire l’assassino del povero soldato iracheno si fonderà alla consapevolezza che non tutto è come sembra. Tom King intreccia le tre sottotrame dei protagonisti come se stesse raccontando di persone che ha conosciuto di persona, in cui gli eventi drammatici vengono mostrati nella loro più totale efferatezza. Senza censure, ma allo stesso tempo senza strafare e trasformare tutto nella fiera del sangue che molto spesso non fa altro che anestetizzare il fruitore.
Ogni colpo di pisola esploso e andato a segno fa sentire quasi dolore fisico, ogni pianto la sensazione di avere le guance bagnate.

Ciò che colpisce, infatti, di questa Baghdad del 2003, è l’aria che si respira. Il deserto, anche se non mostrato quasi mai direttamente, ma presente in ogni singola vignetta, sembra risucchiare ogni forma di umanità dai personaggi di questo affresco come risucchierebbe l’acqua.

Ed è proprio sull’ambiente e i tre personaggi principali che tutto ruota: il militare, il poliziotto, la politica, Baghdad. E poi il Potere. Quello dello Status Quo, quello della rivoluzione, quello della religione, quello degli oppressi e degli oppressori, quello della guerra. E tutto questo ci viene mostrato, come detto poco sopra, come fosse normale o naturale, e forse, dopo aver letto l’ultimo capitolo, lo è.

Dettaglio della copertina di "The Sheriff of Babylon" di Tom King e Mitch Gerards.

Tutto questo ci viene presentato da un Mitch Gerads, disegnatore dei 12 numeri, non ancora a proprio agio come con il più recente Mister Miracle (sempre con King), ma che ha dalla sua un tratto realistico che permette la totale immedesimazione. A chiudere questa splendida confezione, ci sono i colori sempre ad opera di Gerads. I marroni del deserto, delle uniformi, delle case spadroneggiano e lasciano senza fiato. E poi il verde degli americani e degli interni, che offrono all’occhio il riposo dopo tanta arsura, anche emotiva.

The Sheriff of Babylon non è un capolavoro, dicevo. Ma è qualcosa che vale la pena avere. Perché di tanto in tanto abbiamo bisogno di essere colpiti nello stomaco o di sentire il sapore del sangue in bocca, a ricordarci cosa significhi essere umani.

Vignetta di "The Sheriff of Babylon" di Tom King e Mitch Gerards.


Tom King, Mitch Gerards
The Sheriff of Babylon
Editore: RW Lion
292 pagine, colore, rilegato, € 27,95
ISBN 9788893517751

Sky Doll – La ricerca dell’identità di una sintobambola

Barbucci e Canepa, siano santificati i vostri nomi e benedette le vostre matite, noi vi preghiamo e adoriamo affinché l’opera vostra sia presto conclusa con gloria imperitura. Amen!

In attesa che venga pubblicato il quinto volume di Sky Doll, incrocio le dita e prego perché non passino dieci anni come è successo già nell’intervallo tra la pubblicazione del terzo e quarto volume. Mettiamoci comodi quindi perché ci vorrà del tempo prima che squillino di nuovo le trombe.

Realizzato da Alessandro Barbucci e Barbara Canepa, entrambi fumettisti di formazione disneyana, Sky Doll è una graphic novel pubblicata per la prima volta nel 2000 dall’editrice francese Soleil Editions per l’Europa, mentre per l’Italia da Vittorio Pavesio Productions prima e riproposta dalla BAO Publishing poi. I titoli che la compongono sono per ora quattro: La città gialla (2000), Aqua (2002), La città bianca (2006) e Sudra (2016). La serie conta molti spin-off e artbook, molti dei quali sono stati pubblicati solo in Francia e USA.

Tavole di "Sky Doll" di Alessandro Barbucci e Barbara Canepa.

Lo stile grafico, un armoniosa fusione di influenze europee, giapponesi e americane, identifica Sky Doll come uno dei precursori dei progetti detti “ibridi”. Le tavole pittoresche sono un’esplosione orgiastica di colore.

In una galassia sconosciuta esiste un pianeta chiamato Papathea, dove regna, in quanto autorità suprema, la capricciosa, spietata e laida Papessa Lodovica, riconosciuta come “Dea dell’Amore carnale”. La sua dimora è il Palazzo papale, sito a Joanna, la città benedetta dove i fedeli si recano nel giorno delle apparizioni per poter ricevere la beatitudine di Lodovica, assistendo ai suoi miracoli spettacolari.

Immortalati dalle telecamere, i prodigi di Lodovica sono messi in onda, con tanto di regia ed effetti speciali, come in un normale palinsesto televisivo.

Tavola di "Sky Doll" di Alessandro Barbucci e Barbara Canepa.Ma la popolarità e l’ autorità della Papessa sono minacciate dai proseliti della nuova chiesa dell’immacolata Papessa Agape, sua sorella, riconosciuta come “Dea dell’ Amore spirituale”. Un tempo le due papesse regnavano insieme ma, in seguito a un complotto, Agape è stata sconsacrata ed esiliata.

Gli abitanti di Papathea, per non commettere peccato e poter sfogare gli istinti carnali, si servono delle sky doll, sintobambole, munite di un inibitore di ricordi che impedisce loro di sviluppare una personalità. Noa è una sky doll difettosa per il suo genere, perché riesce a ricordare e ha sviluppato una propria coscienza. Insieme ad altre bambole, Noa è sfruttata dal suo proprietario Dio e costretta a lavorare nell’astrolavaggio Heaven. Stanca della sua condizione, fugge nascondendosi a bordo dell’astronave Sarvagata di Roy e Tahu, due emissari papali in missione. Ha inizio così l’ avventura della nostra protagonista.

Come suggerisce il suo nome, Noa è coraggiosa, determinata e dotata di grande forza di volontà. Il suo amore è fedele e dolce. È una creatura sintetica, ma prova sentimenti veri. Barbucci e Canepa ce la presentano così.

Vignetta di "Sky Doll" di Alessandro Barbucci e Barbara Canepa.

Sensuale, innocente, fragile, delicata ma con un sorriso impertinente affronta la sua paura. Il decennio trascorso prima della pubblicazione del quarto capitolo, sembra essere trascorso anche nella storia. I personaggi principali si sono stabiliti da diverso tempo sul pianeta Sudra. Ci viene mostrato uno spaccato della loro quotidianità. Noa, in particolar modo, la ritroviamo cambiata grazie alle influenze del mondo esterno. È più matura, innamorata della vita, ma ancora perseguitata dai suoi ricordi che, come tasselli di un puzzle, cercano di ricostruire una verità che si è persa nel tempo.

Sky Doll è una graphic novel che mette tutti d’ accordo, che non si dimentica, che si vuole condividere, che si custodisce gelosamente perché un giorno vorremmo poterla tramandare ai nostri figli.

Di Sky Doll vorrei solo poter dire che è un opera bellissima, piacevole e attraente sotto ogni suo aspetto. Il formato, lo spessore della carta, le tavole, i dialoghi, la trama…

Quando si comincia a leggere si diventa inevitabilmente lettori avidi, pagina dopo pagina, diventa impossibile sottrarsi all’ipnotismo delle tavole dai colori brillanti e dei dialoghi divertenti ed esaustivi. E quando arrivi in fondo provi rammarico perché tutto è terminato troppo velocemente in solo 48 pagine, allora ne vuoi ancora, di più. Torni indietro sfogliando e ti soffermi incantato sulle tavole più belle, le contempli estasiato perché per quanto ci provi non riesci a trovare un solo difetto. È tutto meraviglioso! Come nei film Disney.

Illustrazione di "Sky Doll" di Alessandro Barbucci e Barbara Canepa.

Non a caso l’opera, con uno stile apparentemente scanzonato e fiabesco, affronta tematiche forti come la teocrazia, l’odio tra religioni diverse, la clonazione, la crisi d’identità delle intelligenze artificiali, l’influenza dei mass media, il contrasto tra sacro e profano, l’emarginazione delle subculture, la globalizzazione, le disparità sociali…

Insomma, come spesso accade per le opere senza tempo, anche Sky Doll ha i suoi livelli di lettura (letterale, allegorico, morale e anagogico) perché si può leggere in modi molto diversi e soggettivi. Non si è mai certi di aver interpretato nel modo giusto il significato delle vicende di Noa perché ci sono troppi colpi di scena che ti spingono a cambiare la percezione dei personaggi.

Quel che è chiaro è che l’opera è incompleta, infatti il finale di Sudra presagisce un quinto volume. Nell’attesa possiamo solo rileggere i volumi già pubblicati cercando di cogliere nuovi particolari che ci sono sfuggiti a una prima lettura.

Al mondo ci sono due grandi multinazionali con un apparente obiettivo comune: la manipolazione delle masse a scopo di lucro. Una di esse è la Walt Disney Company. L’altra, altrettanto e forse ancora più celebre, è la Chiesa Cattolica.

Copertine di "Sky Doll" di Alessandro Barbucci e Barbara Canepa.


Alessandro Barbucci, Barbara Canepa
Sky Doll
cartonato, cm 22×31, colore, € 15,00
volume 1 La città gialla: 48 pagine, ISBN 9788865438220
volume 2 Aqua: 48 pagine, ISBN 9788865438275
volume 3 La città bianca: 56 pagine, ISBN 9788865438435
volume 4 Sudra: 56 pagine, ISBN 9788865437506

Tex: Giustizia a Corpus Christi – Sulla giovinezza e l’invincibilità

Giustizia a Corpus Christi è il nuovo capitolo della serie di storie, scritte da Mauro Boselli, dedicate alla gioventù di Tex: una sorta di Year One del nostro ranger preferito che si snoda tra le varie testate “Texiane” partendo da Nueces Valley  per proseguire con Il vendicatore e arrivare a Il magnifico fuorileggeQuesto nuovo episodio si colloca cronologicamente tra Il vendicatore e Il magnifico fuorilegge e vede Tex impegnato nella caccia del resto della banda che lo ha messo nei guai con la giustizia per una falsa accusa.

Coadiuvato dal talentuoso quanto versatile Corrado Mastantuono, lo scrittore imbastisce una trama solida dall’impianto classico e lineare, ma non per questo priva di sorprese: le possibilità offerte dal formato, più grande rispetto al classico bonellide, e dal colore permettono al duo di autori di mettere su carta una sensibilità cinematografica pregna dell’iconografia tipica del cinema western. Siamo più dalle parti di John Ford che non di Sergio Leone: la composizione delle tavole, caratterizzata da inquadrature grandangolari e vignette widescreen, ha il respiro ampio dell’epopea della Frontiera, epica nella quale si svolge un altro capitolo della grande avventura dei nostri eroi. Su tutto il racconto infatti aleggia un’aura quasi mitologica, come si addice alla narrazioni delle origini di un’icona del fumetto, fatta di grandi spazi, grandi imprese e grandi personaggi.

A riportare l’umanità all’interno della storia ci pensa Corrado Mastantuono con la sua capacità di rendere tridimensionali e realistici i personaggi da lui disegnati: l’espressività dei volti, la naturalezza delle pose e la messa in scena generale offrono alla sceneggiatura di Boselli degli interpreti credibili quanto efficaci. Risalta, come è doveroso che sia, la caratterizzazione del giovane Tex: più impulsivo, sbruffone e meno esperto che, non a caso, si affida spesso ai consigli e ai piani di James Callahan – ranger realmente esistito ed entrato a far parte della mitologia Texiana ne Il vendicatore. 


Qui forse si evidenzia l’unica pecca del fumetto: avendo a disposizione un Tex alle prime armi si sarebbe potuta intaccare un po’ quell’aura di invincibilità del protagonista che caratterizza la gestione Boselli, comunque fedele a quella di Gian Luigi Bonelli, cogliendo così l’occasione per dare qualche brivido in più al lettore. Tutti sappiamo che “alla fine Tex vince sempre” però ci piace essere ingannati nel frattempo, mentre sospendiamo la nostra incredulità e fingiamo di preoccuparci davvero per le sorti del nostro beniamino. In questo senso le due pagine finali riescono a sortire quest’effetto, pur lasciandoci con qualche interrogativo, e donano all’intera storia un accento ironico che si addice al racconto delle avventure del giovane Tex.

Questo ulteriore tassello del “Tex: Year One”, come tutti gli altri capitoli della quadrilogia, è sicuramente un must per tutti i fan del ranger bonelliano, ma è anche consigliato agli amanti del buon fumetto di avventura ben scritto e altrettanto ben disegnato.


Mauro Boselli (testi), Corrado Mastantuono (disegni), Matteo Vattani (colori)
Giustizia a Corpus Christi – Tex romanzi a fumetti n. 7

Uscita: 23 febbraio 2018
cartonato, cm 22×30, 48 pagg., colore

 

La virgola e il punto – Una piccola avventura letteraria

Nel 2018 festeggia i cinque anni di attività la ManFont, nata come collettivo di autori, cresciuta come associazione culturale e ora casa editrice di titoli importanti come Kimera Mendax. Si tratta di una piccola, ma preziosa realtà editoriale interamente torinese che dà spazio a praticamente qualunque tipo di storia e soprattutto ha un atteggiamento profondamente etico nei confronti dei propri autori, detentori al 100% dei diritti sulle proprie opere e persino dei guadagni quando avvengono dal vivo (per esempio alle fiere del fumetto) senza dover nulla alla casa editrice. È palese che si tratta di un’attività fatta per passione e non per il vile denaro, e questo non può che essere apprezzato, al di là della qualità delle singole opere, a volte non eccezionale come nel caso de La virgola e il punto.

Copertina de "La virgola e il punto" di Giovanni Federico, Erika Bertoli e Federica Zancato.Nato da un lavoro a sei mani fra scrittore, disegnatrice e colorista, La virgola e il punto non è un fumetto bensì un libro illustrato per l’infanzia, il primo della nuova collana per bambini Mini ManFont che si propone come storia edificante, ma svolge il suo ruolo solo parzialmente.

Probabilmente il problema principale del volume è che le sei mani non hanno lavorato insieme, o quantomeno questo è quello che appare dal punto di vista del lettore: la storia e le immagini infatti non sembrano camminare sempre di pari passo, con le seconde che interpretano il testo più che illustrarlo.

La sceneggiatura di Giovanni Federico racconta la storia dei caratteri di stampa di un libro come personaggi fisici reali che si animano quando nessuno li vede, un po’ come i giocattoli di Toy Story. La protagonista è una virgola di nome Virginia che, sentendosi nient’altro che un’insignificante virgola circondata da caratteri di stampa più importanti, decide di diventare famosa e va a esplorare il mondo alla ricerca del Grande Punto, ovvero il punto finale del testo. Quando lo trova, costui le dice che gli dispiace, deve andare, il suo posto è là da dove è venuta. Virginia esegue.

Testi

Il problema della trama non è la sua deliziosa semplicità: è la mancanza di un qualunque sviluppo narrativo. La protagonista Virginia non vuole essere importante, o utile, o trovare una sua identità, o capire il suo posto nel mondo, o altro: no, lei vuole «diventare una celebrità». Ma perché? Per quasi metà volume ci sono solo testi e dialoghi descrittivi, e quando finalmente inizia l’azione nulla di quel che accade ha conseguenze pratiche ai fini della trama. Nel clou della storia, ovvero quando Virginia incontra il millantato saggio Grande Punto, si scopre che costui è un «vecchietto triste che vive solo e lontano da tutti» e il suo ruolo non sembra aver alcuna funzione costruttiva per Virginia, la quale se ne torna lì da dov’è venuta, attratta dal caro vecchio stile di vita.

È giusto e morale insegnare ai bambini che «tutti, anche la più piccola delle virgole, hanno il loro scopo all’interno della storia», ma non se questo avviene perché non ci sono assolutamente altre possibilità di vita. Virginia non affronta nessun reale pericolo, nessuna reale perdita, nessuna reale crescita: il massimo dell’azione che compie è nascondersi, e anche questo non è esattamente il migliore degli insegnamenti. Non è in nessuna maniera favorito lo sviluppo della personalità, la conoscenza del sé, l’esplorazione di un mondo nuovo: se passando attraverso un’avventura Virginia avesse scelto consapevolmente di tornarsene da dov’era venuta questo sarebbe andato benissimo, ma non c’è avventura ne La virgola e il punto: qui si specifica chiaramente che siccome una qualche entità superiore (in questo caso lo Scrittore) l’ha piazzata lì, allora lì deve rimanere, punto (anzi, virgola).

Eppure sarebbe stato così facile movimentare la storia: Virginia viene scoperta dal lettore, oppure la O e la P le dimostrano che cambiando posto cambierebbe la storia, oppure lo Scrittore prova a cancellarla… ma nulla di tutto ciò accade. Virginia deve restare lì non per scelta, ma per forza. Il fatto che l’autore Giovanni Federico sia giovane, nato nel 1986, rende questo immobilismo ancora più perplimente. La scrittura prolissa e le presenza di pagine con veri e propri wall of text (fra l’altro in un carattere gioviale, ma alla lunga poco piacevole e stancante per la lettura) sono solo dettagli rispetto alla gravità del difetto principale: la (non) lezione morale.

Al contempo, però, proprio il fatto che l’autore Giovanni Federico sia giovane rende questo libro un buon punto di partenza: è fresco, inventivo e a tratti molto divertente. La carne c’è, manca il fuoco.

Disegni

Se la trama de La virgola e il punto appare migliorabile, l’aspetto grafico invece è di livello decisamente superiore. I disegni sono affidati all’unica persona coinvolta in questo libro non di origine torinese, la bolognese Erika Bertoli (che comunque torinese c’è diventata d’adozione). Ipotizzando che l’acerba qualità della scrittura di Federico dipenda dal fatto che questo è il suo primo libro per bambini, allora la buona qualità dei disegni della Bertoli dipendono proprio dal fatto che questo non è affatto il suo primo libro.

Copertine di "Oggi tocca a me" e "Dark Phantasy" illustrate da Erika Bertoli.

Due precedenti lavori di Erika Bertoli, in entrambi i casi illustrazioni per testi in prosa: a sinistra il volume Oggi tocca a me del 2013 e a destra Dark Phantasy del 2016. Già dalle copertine è evidente l’evoluzione grafica e personale dell’autrice.

Erika Bertoli si è trasferita a Torino per frequentare la locale Accademia di Belle Arti e poi è rimasta in città. Prima di ManFont aveva pubblicato con varie altre case editrici all’ombra della Mole, come Eris edizioni e Pathos Edizioni, e il passaggio di stili e temi da illustrare le ha giovato molto. Il suo tratto, benché rientri perfettamente all’interno della produzione tipica degli ex studenti di accademia, possiede una certa qual grazia probabilmente figlia di un felice incontro fra lo stile super deformed giapponese e la rotondità disneyana. Il risultato è un disegno che non presenta nulla di nuovo o eccezionale, ma che accarezza dolcemente gli occhi del lettore e in alcuni momenti raggiunge esiti molto felici, resi ancora più evidenti dalla colorazione molto sobria e tutta giocata sulle variazioni di colori primari di Federica Zancato.

Tavole de "La virgola e il punto" di Giovanni Federico, Erika Bertoli e Federica Zancato.

Le letterine escono letteralmente fuori dalla macchina da scrivere e vanno a giocare sui fogli di carta. Erika Bertoli ha disegnato un intero alfabeto con 33 personaggi a rappresentare le lettere e i segni di punteggiatura.

La virgola e il punto è un esperimento non riuscitissimo, o meglio sbilanciato fra la parte testuale e quella grafica. Essendo un bel libro colorato può comunque funzionare per i bambini come regalo (magari come strenna natalizia), ma soprattutto deve servire agli autori come pietra di paragone per migliorare: Bertoli e Zancato sono già a buon punto, Federico è un po’ indietro, ma ha buone idee e gli basta solo metterle in pratica. Quest’esperienza è andata com’è andata, adesso è ora di pensare alla prossima: il mondo e i bambini hanno sempre bisogno di belle storie!

La catena della fiducia – Fumetti a Belmonte Piceno

Quando leggiamo un fumetto o un romanzo, guardiamo un film o un documentario, assistiamo a uno spettacolo o a una manifestazione, spesso ci concentriamo su ciò che abbiamo davanti, ma non consideriamo ciò che viene prima del risultato finale, trascurando un complesso di attività, problemi, soluzioni e l’impegno di vari soggetti che hanno collaborato e speso un tempo anche piuttosto lungo per raggiungere insieme uno scopo comune. Per questo voglio parlarvi di alcune opere per me molto speciali e spiegarvi come hanno preso lentamente forma durante il corso di fumetto che ho tenuto a Belmonte Piceno come docente per la parte teorica, in piacevole sinergia con Chiara Pezzella, in arte Claire Piece, curatrice della parte pratica.

Il progetto

Nei primi tre incontri abbiamo scelto di trattare ogni volta nella fase iniziale la storia del medium e i suoi aspetti formali, dalla griglia al lettering, mostrando attraverso diapositive e opere molteplici esempi e possibilità, e di far esercitare nella seconda fase i corsisti, dei quali alcuni alle prime armi, altri già preparati, sulle basi del disegno e della colorazione. Nella terza lezione abbiamo affrontato anche l’argomento della sceneggiatura, mettendolo subito in pratica con un esercizio di ricostruzione del soggetto di un fumetto di Sio e affidando ai ragazzi il compito di scrivere e inviare a me la storia del loro fumetto prima del successivo incontro. Le ultime due lezioni sono state destinate a trasformare il racconto in storyboard e a scegliere gli elementi formali fino ad arrivare alla realizzazione dei fumetti, tutti ambientati a Belmonte Piceno, accogliente e affascinante paesino del fermano.

Gli elaborati

Il fumetto di Julia, Il sentiero del picchio, è stato dedicato alle origini remote delle prime comunità che si sono insediate nel rigoglioso territorio piceno seguendo il volo di un animale totem, il picchio, per trovare i luoghi più favorevoli all’insediamento umano.

La spiccata sensibilità di Julia e la sua tecnica di disegno già sicura le hanno permesso di creare con estrema naturalezza le tavole, come se già tutto fosse già pronto nella sua mente e non aspettasse altro che di essere messo sul foglio. Con un tratto realistico e dolce e con pochi e ben dosati colori Julia ha tradotto in immagini una storia antichissima di una migrazione carica di speranze trasponendovi la delicatezza del suo animo e la gentilezza della sua dote artistica.

 

 

 

Il fumetto di Alessia, Giochi del destino, ha preso spunto da un fatto realmente accaduto, legato al personaggio più famoso di Belmonte Piceno, Silvestro Baglioni, docente universitario, studioso di fisiologia, appassionato di musica, poesia, archeologia, che per una fortuita coincidenza riuscì a salvare da morte certa alcuni compaesani durante l’invasione nazista, giunta purtroppo anche nel tranquillo entroterra marchigiano.

Oltre all’intensità umana della vicenda narrata, degna testimonianza di uno degli innumerevoli atti di eroismo di cui gli uomini sono capaci soprattutto nel pericolo comune, bisogna apprezzare la maturazione compiuta da Alessia, che per la prima volta ha affrontato tutti i passi della creazione di un fumetto, riuscendoci molto bene con uno stile iconico atto a sdrammatizzare i terribili eventi raffigurati e con vignette concentrate sui personaggi piuttosto che sull’ambiente circostante. Malgrado i dubbi scherzosamente espressi più volte sulle sue capacità, come accade a chiunque con umiltà sia disposto a migliorare, Alessia ha affinato le sue doti finora nascoste compiendo un significativo progresso nel corso delle lezioni.

Filippo ha immaginato la storia di un amore ostacolato e poi coronato nell’immancabile lieto fine, dando ai fatti anche una chiave di lettura simbolica in relazione al recente terremoto che ha colpito la nostra bella terra, infatti la vicenda da lui disegnata è diventata un’allegoria della resistenza alle avversità della vita e un simbolo della resilienza degli individui, pronti a risollevarsi nei momenti di difficoltà e ricostruire mattone dopo mattone le loro case e la loro quotidianità. Da qui la scelta del titolo La rinascita, che si inserisce come elemento tridimensionale nella prima scena all’inizio della strada principale di Belmonte Piceno ed è uno dei pochi elementi del fumetto a essere colorato, mentre la maggior parte delle vignette presenta solo delle ombreggiature in grigio e, quando si vuole dare maggiore risalto ai personaggi e alle loro azioni, lo sfondo è lasciato bianco, senza dettagli paesaggistici.

Notevole la capacità di scandire il racconto creando i momenti di maggiore attesa nella vignetta finale di ogni tavola, con il famoso espediente del “volta-pagina”, e di dare rilievo all’evento centrale con una tavola a tre vignette in cui l’elemento architettonico è predominante e la sensazione di smarrimento e instabilità è proprio quella che si avverte durante un sisma. «Il ragazzo si farà», come si suol dire, ma già Filippo ha dato prova di grande impegno e professionalità, rispettando con puntualità le consegne, seguendo con costanza i consigli delle insegnanti, lavorando con l’energia propria della sua giovane età a un’opera di alto pregio.

Infine arriviamo alla storia di Edoardo: un’esplosione nucleare risparmia solo Belmonte Piceno e un pazzoide ne approfitta per mettere in atto i suoi propositi scellerati… ma questo avvenimento è troppo catastrofico e io non approvo che il fumetto sia incentrato su di esso. Edoardo non si dà per vinto e propone un altro inizio e un altro ancora, ma io gli stronco sempre le idee perché mi sembrano troppo drammatiche o surreali o pessimistiche.

Ebbene, il fumetto di Edoardo è nato davvero da una discussione piuttosto accesa tra me e lui sul soggetto da disegnare, ma è emblematico di ciò che secondo me è alla base del rapporto tra docente e discente, ovvero la fiducia reciproca riguardo alle capacità e alle intenzioni dell’altro. Se manca da una delle due parti il gioco finisce o non va a buon fine, con un risultato negativo o addirittura nullo sia per chi insegna sia per chi impara. Quando invece entrambi hanno ben chiaro che la strada da seguire va nella stessa direzione ed è quella giusta, allora si spalancano possibilità inaspettate; così in questo caso da vicende tristi e cupe scaturite dalla fantasia di un ragazzo molto riflessivo e intelligente è venuto fuori un fumetto divertente e originale, con il titolo alla fine (che non posso svelarvi), in cui Edoardo ha manifestato un raro talento nella scelta delle inquadrature, nella riproduzione fotografica della realtà, nella colorazione delle scene, che finora ha espresso quasi sempre in forma digitale.

Conclusioni

Questo è il lavoro che c’è dietro la realizzazione dei fumetti, ma non bisogna dimenticare un altro elemento essenziale di ogni corso, cioè la collaborazione, senza la quale tutto ciò che vi ho raccontato non sarebbe stato possibile. E anche alla base di questa, guarda caso, sta la fiducia reciproca: la fiducia con cui Mauro ha contattato me e Chiara per realizzare il corso; la fiducia con cui Chiara e io abbiamo collaborato; la fiducia con cui gli amici di Dimensione Fumetto Veronica, Sabrina, Arianna, Amanda, Andrea, Riccardo, Luca e ancora Mauro hanno discusso con me ogni decisione; la fiducia con cui i magnifici ragazzi del Progetto Next, Giada, Silvia, Virginia, Loris, Alessandro mi hanno accolta dall’inizio e hanno fatto in modo che tutto filasse alla perfezione; la fiducia con cui le autorità dei comuni coinvolti nel Progetto Next, cioè Ivano Bascioni, sindaco di Belmonte Piceno, Marco Fabiani, sindaco di Monteleone di Fermo, e Marco Rotoni, sindaco di Servigliano, hanno definito con me, Chiara e i rappresentanti degli altri partner partecipanti i dettagli dell’iniziativa. A tutti loro e ai corsisti vanno i miei ringraziamenti e la mia gratitudine per questa esperienza entusiasmante, impegnativa, memorabile.

Nell’evento di chiusura, che si è svolto il 28 gennaio al Teatro Don Bosco di Belmonte Piceno, non mi sono sorpresa nell’avvertire l’emozione mia e di tutti quelli che hanno contribuito a questa impresa e sono rimasta incantata in particolare dal discorso di Adolfo Leoni, autore di una “guida-non guida” sulle Terre Farfensi, che con suadente eloquio mi ha fatto riflettere su un aspetto decisivo per la riuscita del progetto: la “catena” creata tra gli adulti e i giovani, il sostegno che gli uni hanno dato agli altri allacciando legami laddove talvolta tra generazioni si alzano muri o si scavano fossati. Insomma, sempre una questione di fiducia.

 

 

 

 

La parola a Claire

Dulcis in fundo, voglio lasciare la parte conclusiva di questo articolo a Chiara, compagna d’avventura e di viaggi (anche rocamboleschi) in auto, di cui ho ammirato la contagiosa positività, l’eccezionale bravura e l’inesauribile fantasia con le quali ha aiutato i ragazzi a realizzare opere meravigliose. Le ho chiesto le sue impressioni sulle attività svolte perché non potevo scrivere da sola su ciò per cui abbiamo lavorato fianco a fianco, e queste sono le sue parole.

La mia attività di disegno è partita dalle basi. 

Si è cominciato con un primo approccio all’anatomia umana, passando per l’inchiostrazione fatta con penne appositamente create per il ripasso, arrivando poi all’utilizzo della tecnica ad acquerello da applicare alla colorazione finale delle tavole illustrate. Inoltre nelle fasi decisive del lavoro pratico il contributo di Maura è stato importantissimo nella creazione delle sceneggiature, mettendo in condizione i ragazzi di analizzare all’atto pratico le tipologie  delle divisioni delle vignette e delle impaginazioni precedentemente affrontate.

Non è la prima volta che mi viene chiesto di provare a insegnare o infondere passione nel disegno tramite un corso di fumetto, per cui la gentile proposta venuta dall’associazione Dimensione Fumetto mi ha molto entusiasmato. 

Ci sarebbe stato là fuori un pubblico giovane e capace, pronto a creare qualcosa seguendo i tuoi consigli; qualcosa creato da una perfetta sinergia di insegnamenti, fantasia e creatività che avrebbe poi dato frutti emozionanti. E questa per me era solo la fase di pura immaginazione, quando il corso era nel suo stato embrionale.

E assolutamente le mie elucubrazioni su questo corso non sono state smentite dalla realtà. I nostri allievi sono stati bravissimi, ma questo non lo dico perché va detto o si dovrebbe dire, infatti sono abbastanza severa se serve -e loro lo sanno. Sono stati bravissimi perché hanno affrontato in cinque lezioni dubbi, blocchi e ostacoli interiori attraverso matite, penne da ripasso, colori e l’ideazione delle loro avventure su carta. E per me, come docente del corso, non c’è soddisfazione più grande. La bravura, la tecnica e le ore di pratica sono importanti, ma senza una buona consapevolezza di sé può diventare difficile persino disegnare e creare. Questi ragazzi, consegnando i loro lavori grafici finiti, hanno espresso al mondo quello che sono nelle loro perfezioni e imperfezioni, hanno mostrato che nonostante si viva in una piccola realtà, di piccoli paesi, si possa aspirare – non solo tramite i social- ad arrivare alle persone con un mezzo intrigante come il fumetto. Per questo sono bravissimi.

ODY-C – Un’odissea fantascientifica al femminile

Copertina di "ODY-C" di Matt Fraction e Christian Ward.ODY-C è un fumetto della Image Comics che la saldaPress pubblica in volume intitolato Verso Ithicaa raccogliendone i primi cinque numeri.

L’autore è il veterano Matt Fraction che riprende il mito dell’Odissea con vari protagonisti di altri classici delle tragedie greche, facendone una trasposizione tutta personale, in un contesto fantascientifico e sfruttando il talento del giovane Christian Ward per farne una versione coloratissima al limite dello psichedelico. I nomi dei protagonisti sono modificati rispetto all’opera originale e nessuno è di sesso maschile, o almeno non completamente.

La storia riprende, come abbiamo detto, l’Odissea, ma ne mantiene solamente lo svolgimento generale: Odyssa, Gamen e Ene, (versioni femminili di Ulisse, Agamennone e Menelao) dopo un’estenuante guerra a Troiia, vogliono tornare a casa (Itichaa) e il viaggio di ritorno, per mezzo della loro astronave ODY-C, sarà pieno di insidie per mano degli dei che si divertiranno a creare ostacoli, ma questo porterà anche squilibri e un punto di rottura tra di loro. Incontreremo versioni fanta-assurde di Polifemo, dei Ciconi ed Eolo.

Tavola di "ODY-C" di Matt Fraction e Christian Ward.Sia Fraction che Ward fanno un lavoro decisamente contrastante in vari aspetti: la caratterizzazione dei personaggi è abbastanza buona e Fraction si affida spesso a monologhi interiori e primi piani per lo scavo psicologico. Personalmente preferisco che un personaggio, almeno nel fumetto, si caratterizzi attraverso azioni e interazioni con altri, ma il famoso sceneggiatore utilizza un tipo di prosa che vorrebbe riprendere quella di Omero. Probabilmente la lingua inglese e la conseguente traduzione, sicuramente fa perdere tante sfaccettature, come normale che sia, ma penso che più di un lettore troverà il tutto abbastanza ostico.

A livello di testi il lavoro svolto è decisamente poco riuscito, ma la sceneggiatura è spesso piena di grandi trovate che mostrano grande azione con una sequenza di vignette molto dinamiche. Sicuramente Ward ha messo il suo contributo.

Ovviamente il confine di competenze nelle sceneggiatura nei fumetti americani è spesso labile e il merito penso che vada anche per il giovane disegnatore.

Tavola di "ODY-C" di Matt Fraction e Christian Ward.

Il lavoro effettivo di Ward è altrettanto contrastante: il suo modo di realizzare macchinari, astronavi, mostri, cabine di guida, al limite dell’assurdo, sono un viaggio mentale come poche volte ho mai visto. Anche i colori forti e accesi e definiti rendono il tutto un viaggio allucinante.

Potrei definire la sua immaginazione senza limiti, ma ovviamente anche qui abbiamo il rovescio della medaglia: mentre le trovate visive sono da rimanere a bocca aperta, Ward ha molte incertezze nella definizione delle anatomie e soprattutto dei volti. Il ragazzo è giovane e penso che queste incertezze con i prossimi lavori saranno superate, se non addirittura nei prossimi volumi di questa serie. Insomma grande spettacolo verso le cose inanimate, ma incertezze nei dettagli dei personaggi.

Un fumetto che non si erge rispetto a tanti altri, alla fine, anche se al primo impatto sembrerebbe scioccante. Non lo considero un bluff, assolutamente, ma solo un prodotto che spero si affini con l’andare dei numeri. Le possibilità ci sono. Fraction non è un imberbe e ha fatto fumetti davvero belli, e Ward è una promessa alla fine.

Un fumetto che non boccio, ma che lo rimando ai prossimi numeri.


Matt Fraction, Christian Ward
ODY-C, volume 1: Verso Ithicaa
cm 16,8×25,6, brossurato con alette, 120 pagine, colore, € 14,90
ISBN 9788869193507

Motor Girl, l’ultimo capolavoro di Terry Moore

Ho sentito definire Terry Moore, da fan nerdissimi, ma comunque vale, come il «dio del fumetto americano»: beh, dopo aver letto Motor Girl, in uscita per i tipi BAO Publishing si ha la netta percezione che quei nerd abbiano ragione.

Viso piuttosto anonimo, radi capelli solo sopra le orecchie, occhiali: guardando il viso dell’autore americano non verrebbe da definirlo un “dio”, né ci si aspetterebbe che dalla sua testa così poco protetta da chiome nascano storie come l’osannata Strangers in Paradise (di impianto realistico, che quest’anno festeggia il 25esimo anniversario) o la fantascientifica Echo.

Moore da sempre è stato poco interessato alla creazione di fumetti mainstream, con protagonisti supereroi, ma ha sempre amato il fantasy e la fantascienza, oltre al poter raccontare storie basate sui sentimenti e la psicologia dei personaggi (tanto da dover fondare una sua casa editrice indipendente per portare avanti i suoi lavori). Questa Motor Girl è la summa di entrambe le tendenze creative.

La protagonista Sam è un meccanico che lavora in uno sfasciacarrozze perso nel deserto del sud degli Stati Uniti, con un clima fisso di 45° all’ombra, alla dipendenze di Libby, anziana per niente convinta di essere anziana.

Sam è una veterana della guerra in Iraq, che è sopravvissuta alla prigionia, alle torture, e a due bombe.

Sam è una ragazza con la passione per i motori e la musica, che soffre spesso di mal di testa, dovuti alle sue disavventure passate, ma che per fortuna può chiacchierare con il suo inseparabile assistente Mikey: un gorilla.

Tutte queste versioni sono un modo corretto di iniziare a parlare della trama di questo volume, che raccoglie le dieci uscite in volumetto americane, e ognuna, come potete notare, racconta una storia diversa. Beh la vita di Sam è questa e molto di più, anche se non ho intenzione di anticiparvi nulla, e lo si può capire dal tipino di colore verde che spunta da dietro la sua spalla in copertina.

L’amore di Moore nel raccontare il reale si dispiega in sintonia con tutte le pieghe e le strane deviazioni che il reale impone alle vite comuni, anche se Sam è tutto tranne che una persona ordinaria: e il fantasy? Direte voi: la fantascienza? Mike, il gorilla, è l’amico invisibile di Sam, qualcuno che forse deve proteggere, o forse da cui deve essere protetta.

In un’intervista dello scorso anno Moore racconta che per Motor Girl è stato ispirato dall’idea di creare un rapporto tra un umano e un essere immaginario in stile Calvin & Hobbes, infatti i due interagiscono con allegria, affrontano insieme gli eventi con profonda ironia e divertimento (del lettore), intavolano discussioni intellettuali sul destino dell’umanità e così via. Fino a scoprire i ruoli che entrambi ricoprono.

E quel tipino verde, di cui anticiperemo solo il nome, Bik, si direbbe sia l’elemento fantascientifico dell’opera, ma non è il solo che scoprirete leggendo.

I disegni si Moore sono un incanto: realistici, puliti, perfettamente leggibili; che detto così pare niente, e invece sono aspetti rari e difficilissimi da ottenere. Confrontato con i disegni dei comics Marvel e DC, oltre l’ovvia mancanza del colore, il disegno di Moore non ha nulla di spettacolare o eclatante, senza effetti speciali eppure efficacissimo. Le linee sono pulite, i fondi chiari e luminosi, il tratto è nitido, particolareggiato, i campi spaziosi, e i tanti piccoli segni del suo inchiostro raccontano (come le mani rovinate dal lavoro di Sam) e descrivono tantissimo in pochissimo spazio.

Il nitore e la leggibilità sono elementi che si trasmettono anche alla griglia, che permette (in un numero limitato di vignette) una scorrevolezza di sequenze che piano piano attrae il lettore nella storia, tanto da non riuscire a chiudere le pagine, per il bisogno di capire quello che c’è da capire, nelle ultime battute.

Già da subito Sam e Mikey ci conquistano, perché sono bellissimi. Non sto parlando (solo) in senso estetico, ma in quello morale: perché questa di Motor Girl è una storia che parla dell’animo umano, di senso di giustizia, di umanità e disumanità e, per quest’ultima, di come lasci cicatrici ben più profonde e brucianti di quelle esteriori.

«Quando mandi qualcuno a fare qualcosa contrario alla natura umana, tornerà sfregiato. È difficilissimo farci i conti. Quindi semplicemente è in questo che la storia scava.»

(T. Moore, Interview: Cartoonist Terry Moore, 15/11/2017 – traduzione e adattamento dell’A.)

Il 15 febbraio fate vostro questo capolavoro, che come tale riesce a raccontare emozioni enormi sotto le spoglie di una fiaba egregiamente rappresentata, buffa e commovente.


Terry Moore
Motor Girl
256 pagine, b&n, € 19,00
ISBN: 9788865439845

La fine della ragione – Una recensione che vale uno

Preludio

Molto prima de La fine della ragione mi capitò di recensire una storia di Roberto Recchioni per Dylan Dog. La recensione non era positiva, e Recchioni mi rintracciò su Facebook protestando per un passaggio dell’articolo che, a suo parere, era fuori luogo. Rileggendo il pezzo mi resi conto che aveva ragione, e chiesi al direttore di rimuovere quelle tre parole che, con la recensione in sé, avevano poco a che fare. Recchioni mi ringraziò e tentai di approfittarne per squadernargli un’intervista di quelle che, in passato, hanno fatto fuggire molti altri autori. Recchioni ha accettato, si è sorbito quattro o cinque domande e poi, semplicemente, non ha più risposto.

In seguito ho ripensato ai sentimenti che ho provato nel rendermi conto che Recchioni aveva deciso di non rispondere più alle mie domande per l’intervista, senza nemmeno scrivere un messaggio in cui dicesse “basta, mi hai rotto le palle”. Ho sentito un oscuro demone agitarsi nei recessi del mio cervello rettile. Ha levato il naso dalla palude dei miei sogni frustrati, annusando l’odore della preda facile.

«Come si è permesso quello sssssscrittore da quattro soldi di non rispondere alle tue domande?»

«Ki si krede di esssssssssere? Sssssssolo perchè gli pubblicano i fumetti?»

La fine della ragione

A un primo sguardo, La fine della ragione sembra un instant comic, un fumetto prodotto velocemente per cavalcare un momento storico (lo stesso Recchioni ha detto che la stesura è avvenuta in un periodo breve anche se estremamente intenso). In questa impressione c’è sicuramente un fondamento di verità, ed è forse dalla sua urgenza che il volume trae i suoi difetti; come spesso accade, però, è dall’urgenza che prende anche i suoi maggiori pregi.

Chiariamo subito le cose: La fine della ragione è un fumetto politico, ed esce oggi perché tra poco ci sono le elezioni politiche. La fine della ragione è un fumetto politico perché esprime una presa di posizione forte e ragionata su un tema di interesse generale. La fine della ragione è un fumetto politico perché esplora quel particolare sottogenere che è la distopia, che da sempre ha scopi politici.  Quindi, chi è convinto che i fumetti debbano occuparsi soltanto di supereroi, ragazzine tettute o di pistoleri, non lo compri e smetta di leggere questa recensione. Qui si crede che il fumetto possa e debba occuparsi di tutto quello che abbia importanza: supereroi, ragazzine tettute, pistoleri, e politica.

Il fumetto politico ha una sua onoratissima tradizione che parte da Mafalda e arriva fino a Kobane Calling, passando per Robert Crumb attraverso Spiegelman e Alan Moore e arriva a un autore romano che i generi non li teme, li studia e ce ne presenta la sua personale variante.

Recchioni così raccoglie la sfida ed entra nel fumetto di persona, parla direttamente al pubblico e si prende la responsabilità dell’idea che vuole comunicare, come vuole la tradizione del genere. Nel farlo l’autore tradisce, se non altro, una certa inesperienza nell’ambito, che lo spinge a mutuare alcune soluzioni stilistiche che non gli appartengono, come le incursioni pop, il citazionismo o gli stralci di dialetto romanesco un po’ sopra le righe, che rimandano a Zerocalcare. Molto più efficace risulta Recchioni quando decide di essere se stesso e di utilizzare la propria poetica al servizio del Messaggio. Così i suoi personaggi carichi ed essenziali, rielaborati dal mito popolare (la Madre), sono portatori molto più sinceri del Messaggio, sull’altare del quale Recchioni ha deciso di sacrificare trama, intreccio, profondità, struttura e, soprattutto, equilibrio: il continuo cambio di registro, dal dramma all’ironia, non avviene sempre in modo fluido. Eppure, in un paio di trovate (il giuramento di Ippocrate!), emerge il Messaggio scandito con una voce inconfondibile, personale, e per questo, autorevole: la voce di Roberto Recchioni.

Il Rettile riporta la testa fuori dalla palude, sbuffando fuori bile e detriti d’osso masticato.

«E chi è Recchioni per poter essssprimere le sssue opinioni? Cossssssa ha più di te? Le tue opinioni valgono come le ssssssssue!»

Il comparto grafico è furbo e intelligente: Recchioni utilizza una serie di strumenti di sicuro impatto, elaborando uno stile che unisce la sintesi con alcuni barocchismi digitali che hanno il pregio di impreziosire le pagine anziché affogarle. Emerge, anche qui, la volontà di focalizzare l’attenzione sul messaggio più che sulla forma, che è completamente al servizio della tesi. Traspare una sorta di studiata spontaneità, l’equivalente disegnato di un flusso di coscienza che, in qualche tavola, mostra la corda, vuoi per una calibrazione imprecisa, vuoi, ancora, per il carattere sperimentale (per Recchioni) dell’opera.

La fine della ragione, con tutti i suoi difetti (che, a dirla tutta, emergono soltanto quando si smette di leggerlo per leggerlo e si comincia a leggerlo per scriverne una recensione), è un passo avanti per il Recchioni autore, che aggiunge la sua voce a un dibattito politico oggi essenziale per la sopravvivenza di questa scalcagnata democrazia italiana.

Ecco che il Rettile torna alla carica.

«E tu ssssei qui a incensssssarlo ancora? Che ha detto Recchioni di tanto importante? Guarda ke tu ne ssssssai più di lui sssssull’argomento, e potresssssti scrivere un fumetto molto migliore, più argomentato, ma sssssolo che non ne hai il tempo! Devi lavorare e portare avanti la famiglia, tu!»

Caro Rettile, lasciati dire una cosa che ho capito di recente. È vero, Recchioni non sarà tanto diverso da me, forse non vale più di me. Magari è per questo che si è scocciato della nostra intervista e mi ha piantato senza una parola: perché non è poi diverso dalle tante persone che ci circondano. Però sa fare i fumetti, ne sa fare di tanti tipi, e sa pure fare in modo che dei suoi fumetti si parli. Si è sbattuto per farli, scendendo a dei compromessi che io non avrei accettato, facendo sacrifici a cui io non ero pronto, dandosi motivazioni a farli più forti di quelli che mi sono dato io. Lo rende un uomo migliore di me? No, di certo; ma sicuramente un autore migliore di me. E quindi, no, mio caro: ci sono momenti, luoghi, e ambiti, in cui uno non vale uno.

E se non sei capace di capirlo, allora è proprio vero che si sta avvicinando la fine della ragione.

Marie Antoinette – La giovane regina: una storia di vita

Il prossimo 16 maggio uscirà nelle fumetteria e nelle librerie reali e virtuali italiane il nuovo volume Marie Antoinette – La giovane regina, realizzato da Fuyumi Soryo e pubblicato dal suo editore italiano storico Star Comics.

Si tratta di un sontuoso volume unico di 208 pagine che verrà pubblicato con sovraccoperta in formato B6 giapponese (cm 13×18) al prezzo di € 7,00 all’interno della collana Must. Il titolo era già stato annunciato dalla casa editrice lo scorso 2 febbraio nella loro presentazione live su Facebook ed è stato realizato dalla Soryo sulla rivista Morning dopo aver messo temporaneamente in pausa la serie lunga Cesare – Il creatore che ha distrutto, non ancora conclusa e anch’essa pubblicata in Italia dalle Edizioni Star Comics.

Copertine dell'edizione giapponese e francese di "Marie Antoinette - La giovane regina" di Fuyumi Soryo.

A sinistra la copertina dell’edizione giapponese di Marie Antoinette – La giovane regina, a destra quella dell’edizione francese edita da Glénat. In entrambi i casi è ripertato ben visibile il loro dello Château de Versailles: le istituzioni francesi hanno capito molto meglio di quelle italiane che il fumetto, tanto più di autori stranieri, è un ottimo veicolo promozionale, come ha fatto anche il Museo del Louvre con Jiro Taniguchi e Hirohiko Araki.

Il volume ribadisce l’interesse che Fuyumi Soryo dimostra ormai da tempo verso la storia e la cultura europee, terra dove d’altronde è molto letta e amata. In Italia l’autrice ha sempre goduto di un vasto consenso che ha portato alla pubblicazione di praticamente tutte le sue opere, a partire dal celebre Mars che a fine anni ’90 rappresentò un piccolo caso editoriale per il suo essere uno shoujo così diverso rispetto ai suoi contemporanei sia come narrazione sia come grafica. La peculiarità della Soryo rispetto alle altre autrici continua con Marie Antoinette – La giovane regina, dato che questo volume a fumetti è uscito in Giappone abbinato con il romanzo Marie Antoinette no uso (“La bugia di Marie Antoinette”), scritto da Arina Tsukada con le illustrazioni della Soryo e inteso come volume complementare al fumetto.

Marie Antoinette – La giovane regina si concentra sulla vita della discendente d’Asburgo-Lorena prima del suo arrivo in Francia come consorte di Luigi XVI, in maniera simile a come aveva fatto Sofia Coppola col suo film del 2006. Al contrari per del film, però, il volume della Soryo è un lungo flashback di Maria Antonietta già adulta, ed evita la parte francese approfondendo l’esperienza umana della futura regina con estrema dovizia di dettagli sia storici sia grafici, grazie alla consulenza scientifica ricevuta direttamente dalla fonte primaria, grazie alla collaborazione con la Reggia di Versailles.

Un volume prestigioso immancabile nella collezione dei fan di Fuyumi Soryo!

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi