Monthly Archives: gennaio 2018

Arriva Wake Up! Di Dario Custagliola e Antonello Cosentino

Comunicato Stampa

OGNI NOTTE UN NUOVO CORPO. OGNI NOTTE UN NUOVO CORPO. OGNI NOTTE UN NUOVO INCUBO!

Inghilterra, anni ’80. Frank Hubort si risveglia sconvolto nel cuore della notte… ancora una volta ha avuto un incubo. Suda, è febbricitante e in pochi giorni il suo corpo sembra essere invecchiato di dieci anni. Nella testa ha una voce, che recita senza sosta un desiderio che gli viene dal profondo delle sue viscere: “Un sonno senza sogni.” Frank Hubort si alza dal letto, ha una pistola nel cassetto… dannatamente attraente!
È così che inizia Wake Up, il webcomic scritto da Dario Custagliola (già autore del romanzo No Man edito da Leone Editore e qui al suo esordio fumettistico) e disegnato da Antonello Cosentino (Cosplay Killer edito da Edizioni Inkiostro, Siegrune in uscita con Edizioni BD, fondatore del collettivo Ehm Autoproduzioni).
Wake Up è un mystery horror che potrete leggere dal 29 gennaio 2018 sul sito del collettivo Ehm. La prima stagione sarà composta da quattro episodi, per un totale di oltre cento tavole, che vi terranno col fiato sospeso e vi trascineranno nel cuore di un asfissiante incubo.
La storia trae spunto dal racconto La Pietra Nera dello scrittore statunitense Robert E. Howard, che negli anni Trenta contribuì con alcuni suoi racconti ad allargare il mito di  Cthulhu, nato dalla terrificante penna di H. P. Lovecraft, collega e amico di Robert Howard.
Wake Up parte da questo racconto e lo rielabora, in una versione ancor più cruda e disturbante che mette il lettore di fronte a una fondamentale domanda: cosa resta da fare quando il male s’impossessa della tua vita?
Preparatevi a entrare nell’incubo!

Negan è qui! – L’origine del villain più famoso di The Walking Dead

Caffè nero, genziana, cicoria selvatica, rucola, radicchio, bergamotto… Niente di tutto ciò mi ha mai lasciato tanto amaro in bocca quanto aver mancato l’incontro a Lucca Comics & Games 2017 con il creatore della saga a fumetti The Walking Dead, l’illustrissimo Robert Kirkman. Cose che succedono! Vorrei poter dire con calma serafica, invece no. Ahimè! Questo è uno di quegli eventi sfortunatissimi che minano il quieto vivere. Mi congratulo con tutti coloro che non sono mancati al raro evento e ora possono vantare una copia di Negan è qui! autografata dal genio Kirkman. Vi stimo e vi rispetto!

Edito da Saldapress, il volume dal titolo Negan è qui! è arrivato nei negozi lo scorso 24 novembre 2017, in diverse edizioni oltre alla variante a tiratura limitata realizzata per il Robert Kirkman Signing Pack di Lucca Comics & Games 2017. C’è l’edizione base, quella esclusiva per fumetterie e un’altra realizzata appositamente per Amazon. Un volume in edizione cartonata da 72 pagine che raccoglie le 64 tavole disegnate da Charlie Adlard, che svelano il passato del temibile Negan, perché la sua mazza da baseball si chiama  Lucille e come è diventato il capo dei Salvatori. 

Ma chi è Negan? Appare per la prima volta nel numero 100 di The Walking Dead della Image Comics. Il suo arrivo è violento e distruttivo. Niente è più come prima. Il suo nome significa PAURA e  SOTTOMISSIONE. Negan è un personaggio sadico e scurrile, ama gli altri, ma solo se strisciano ai suoi piedi. Curato nell’aspetto, ha un umorismo depravato e non muove un passo senza la sua inseparabile compagna Lucille, avvolta nel filo spinato, con cui adora spappolare teste. In breve tempo Negan diventa uno dei personaggi più rappresentativi della saga a fumetti e della serie tv, focalizzando l’interesse del pubblico su di lui. I fan sono rapiti dai suoi modi da antieroe e inevitabilmente sviluppano una crescente curiosità riguardo le sue peculiarità e il suo passato.

Nascono così i presupposti per la realizzazione di Negan è qui! un prequel che racconta la nascita di un personaggio. La vita quotidiana, il dramma, la disperazione, il disorientamento, la consapevolezza e infine la rinascita. Queste fasi si alternano nel corso della storia.

All’inizio, prima che il mondo come noi lo conosciamo finisca, Negan è un insegnante particolare, fuori dagli schemi. I suoi rapporti con gli alunni sono bruschi e moralmente scorretti. La sua vita privata è un disastro. Il suo rapporto con sua moglie è logorato e irrimediabilmente compromesso dai continui tradimenti extra coniugali.

Poi il suo fare strafottente subisce un brusco arresto quando improvvisamente riceve un grosso pugno nello stomaco all’apprendere che la moglie è malata di cancro. Mentre si trova al capezzale di un letto di ospedale, l’apocalisse ha inizio e Negan, impotente e frastornato, assiste alla morte prima e alla trasformazione poi della sua compagna di vita. Da questo momento in poi Negan deve affrontare eventi e subirne altri che lo portano a scegliere di sopravvivere a ogni costo, aggrappato al ricordo di sua moglie.

Kirkman ci fa conoscere un Negan del passato che non è affatto diverso da quello che conosciamo. È rimasto l’insegnante che cerca di far capire agli altri che il mondo è cambiato, le regole non esistono più e lui ne è consapevole. La trasformazione della mazza da baseball con il filo spinato rappresenta la presa di coscienza di Negan.

Adlard ha saputo mettere in risalto la psicologia del protagonista con tavole ben strutturate con le giuste inquadrature che ben evidenziano debolezze e drammi. Il suo tratto tondeggiante e realistico rappresenta efficacemente scene crude e violente.

Con questo albo Kirkman conferma l’idea che ha della saga. The Walking Dead non è un racconto sulla sopravvivenza, è l’insieme di storie di uomini che rinascono. Io ho appena letto la storia di una rinascita bellissima. Negan è qui!

Le ragazze nello studio di Munari – A big crush

Le ragazze nello studio di Munari di Alessandro Baronciani è un racconto che se dovessimo rappresentare graficamente con una linea progressiva si risolverebbe in un grosso ghirigoro: il protagonista Fabio è un appassionato di libri, ha un negozio di libri usati, e scrive la sua storia attraverso il rapporto con tre ragazze diverse. Di lineare nel suo racconto non c’è nulla, i flashback o i ricordi seguono le sue sensazioni e gli stimoli che gli provengono da un oggetto o da una riflessione.

Fabio appunta i suoi pensieri su un file del computer, cioè un supporto asettico e astratto quanto più possibile, eppure quello che racconta noi lo vediamo rappresentato con un impatto emotivo e sensoriale molto superiore a quello che ci darebbe un normale fumetto.

Il perché è presto spiegato dal titolo stesso dell’opera: Fabio è un grande ammiratore di Bruno Munari, come lo stesso Baronciani che regala a questo personaggio anaffettivo e snob qualcosa di suo, cioè l’amore per il grande artista. E come meglio onorare tale rispettosa devozione se non utilizzando elementi in cartotecnica, come fogli lucidi, inserti di materiali più morbidi della carta, fori nei fogli e aggiunte interne? Tutto questo procura al lettore un’esperienza che va ben al di là dell’immedesimazione o dell’empatia (che volutamente risulta nulla con il protagonista), è un viaggio cognitivo e sensitivo che ha a che fare con l’intero universo artistico (le citazione e i rimandi a cinema, libri, musica ecc. sono tantissimi) e che ha come scopo quello di rendere giustizia ai veri protagonisti dell’opera: il libro stesso, come oggetto che travalica le barriere dell’inanimato e della compattezza, e il pensiero di Munari, che dà vita al libro, lo rende così come è.

Un modo meraviglioso, tra l’altro, di rompere la quarta parete, quella tra vignetta e lettore.

Che poi, ad essere precisi, il lavoro di Baronciani si distacca dal concetto di fumetto classico, non usa baloons, preferisce le immagini a tutta pagina, le vignette, quando ci sono, hanno funzione narrativa, ma in senso lato: vedi i suoi amati primi piani, ripetuti uno sopra l’altro per evidenziare, con leggere differenze di linee, i mutamenti nell’espressione e far vivere a chi guarda il passaggio da un’emozione all’altra.

I suoi disegni sono essenziali, ma estremamente espressivi, preferisce creare attraverso il bianco e nero illustrazioni che riescono con pochi tratti a far immergere in un’atmosfera, in un luogo, in un turbamento.

Perché come diceva Munari: «Complicare è facile, semplificare è difficile. Per complicare basta aggiungere, tutto quello che si vuole: colori, forme, azioni, decorazioni, personaggi, ambienti pieni di cose. Tutti sono capaci di complicare. Pochi sono capaci di semplificare. Piero Angela ha detto un giorno: è difficile essere facili. […] La semplificazione è il segno dell’intelligenza, un antico detto cinese dice: quello che non si può dire in poche parole non si può dirlo neanche in molte.»

Baronciani riesce benissimo a essere semplice e a dire tante cose con un’immagine.

Per tornare brevemente al titolo di questa recensione, in cui avrei mille altre cose da dire, ma cerco di seguire le sagge parole del maestro, Baronciani rivela “una grande cotta” verso il lavoro di Munari, che sicuramente ha avuto un ruolo fondamentale nella sua crescita artistica e intellettuale, e condivide con noi “una grande cotta” per l’oggetto-libro e tutte le sue potenzialità (basti osservare come la copertina della prima edizione, una ragazza che ritaglia le lettere del titolo, si sia trasformata nello sguardo di Monica Vitti che ci osserva da sopra una pila di tomi colorati…).

Ma anche io (scusate lo scivolone poco professionale) ho da dichiarare “una grande cotta”, mia personale, per il lavoro di questo ragazzo pieno di talento, che sfoga in campi numerosi ed eclettici, che seguo dalle prime pubblicazione con la Black Velvet, che mi ha concesso un’intervista anni fa, ingenua e piena di entusiasmo che per fortuna si è persa nell’etere, e che gentilmente ha risposto a un invito che non si è mai potuto concretizzare.

Quest’opera nata nel 2010 e oggi risorta a nuova vita grazie ai tipi della BAO Publishing lo rappresenta a pieno, è matura e completa, ricca e ammaliante, come un fumetto e molto più di un fumetto.

Il paese dei tre santi, tre santi per un solo paese

Fade from black…

Kleiner Flug pubblica il suo primo lungometraggio a fumetti, stampando con la consueta qualità Il paese dei tre santi, di Stefano Nardella e Vincenzo Bizzarri, già pubblicato sotto forma di web comic (e in volume) dal Collettivo Mammaiuto.

L’inizio della storia è stato pubblicato online oltre due anni fa, e il lavoro è stato portato avanti per trentasei puntate che trovate qui, l’ultima è stata resa disponibile a marzo del 2017, mentre usciva il volume.

Da qui, dopo l’esaurimento delle versioni cartacee direttamente pubblicate dal collettivo, Kleiner Flug ha ripreso e pubblicato questa storia «che sembra scolpita nella luce. Scritta da un uomo che è introvabile e disegnata da un uomo che puoi incontrare solo al crepuscolo in casuali strade di periferia. È una storia che parla di Santi che presidiano il territorio della violenza, della rabbia e del senso di colpa.» (dalla sinossi sul sito Mammaiuto.it)

In effetti non si trovano tante informazioni sugli autori, però alla fine qualcosina sì: sono entrambi pugliesi, nati negli anni ’80 del secolo scorso, e appassionati cantori di storie del sud Italia (è uscito un altro volume a loro firma, pubblicato da Hazard Edizioni, nell’ambito di una collana chiamata proprio Fumetti per il sud).

La storia stavolta è quella di un paese che festeggia i suoi tre santi protettori:

  • San Michele Arcangelo, compagno nei combattimenti e nelle lotte terribili, Patrono (un po’ paradossalmente) della Polizia, e figura ricca di interpretazioni nella devozione anche popolare;
  • San Nicandro e San Marciano, associati nel Martirologio Romano, e il cui culto è diffuso nelle zone tra Molise e Puglia (dove sono stati portati dalla transumanza, come dicono gli stessi paesani), invocati rispettivamente come argine alla corruzione, agli errori e ai vizi e come sguardo pietoso su questa misera terra.

Michele, Nicandro e Marciano sono anche i tre protagonisti delle storie che si intrecciano nel paese.

Michele è un ex-pugile tossicodipendente, violento e con pochi scrupoli, che mostra un po’ di umanità nell’andare a trovare la madre malata (che a volte lo scambia per il padre e lo istiga a non farsi mettere i piedi in testa da nessuno) e nel veder vincere un giovane pugile che non ha voluto sottostare alle imposizioni della malavita.

Nicandro, piccolo spacciatore che vuole fuggire da una vita sempre ai confini, di muscoli mostrati, di omertà e frustrazione. Ma non prima di aver risolto alcune situazioni per non andarsene come nu vigliacco. E prova a far nascere una nuova vita dalla morte.

Marciano, ex detenuto che si è rifatto una vita, completa, con moglie e figlio, che ha il chiosco di panini e bibite attorno al quale gira la vita del paese, e che si rifiuta di pagare il pizzo. E che ci racconta la storia dei tre santi.

Tutto gira intorno ai tre giorni di festa, all’incontro di pugilato, alla processione e alla resa dei conti per i tre protagonisti, prima che tutto torni nel buio omertoso di sempre.

Quel buio fumoso dei fuochi artificiali di una festa di paese tanto ipocrita e immobile quanto rumorosa.

La scrittura e il disegno nella storia si compenetrano, sono complementari, e funzionano in simbiosi. Pochi personaggi si incrociano tra silenzi e allusioni, tra violenze fisiche e minacce più o meno esplicite. Uno spaccato di vita del Sud che noi, che viviamo in altre regioni d’Italia, spesso scambiamo per folklore o solo per un retaggio del passato. Come quella immagine di San Pio scarabocchiata su un muro dietro a un mucchio di immondizia, vicino alla frase L’invidia, la mamma di tutte le infamità.

E invece colpisce nella realtà e attualità, come un pugno, una coltellata, un morso, un colpo di pistola.

Una storia che comincia con le campane e finisce con i tre botti di chiusura dello sparo finale.

Pochi colori bastano a descrivere graficamente tutto questo, tre, quattro in tutto, oltre a bianco e nero, un giallo ocra e un azzurro pastello, che danno a tutta l’opera un senso di ovattato, quasi a renderne più accettabili i contenuti.

I ritmi, le inquadrature, le alternanze tra silenzi e parlati hanno un aspetto molto cinematografico (è anche vero che Nardella è partito proprio dalle sceneggiature per lo schermo). Si possono ricostruire le carrellate e i piani sequenza. I dettagli, i luoghi tornano e i particolari sono sempre gli stessi, proprio come su un set cinematografico. Bizzarri è stato attento a riproporre gli stessi oggetti, gli stessi posti, con inquadrature diverse, dando così al luogo una connotazione fisica molto precisa.

Cinematografiche sono anche le onomatopee, che riempiono di suoni la storia, quei suoni che al cinema si colgono anche in sottofondo, a riempire la parte acustica della storia, dandoci l’esperienza di una sinestesia illustrata.

Fino alla fine di un racconto che intreccia le storie dei tre uomini, santi solo di nome, in una serie di tragedie, in cui i compaesani fanno parte dello sfondo, e poi torna esattamente al punto di partenza.

… fade to black.

Il nero è quello delle anime di tutti, a partire dal parroco, primo e ultimo personaggio, colto entrambe le volte nell’atto di fare il segno della croce (che si vede anche in un altro momento, quando i sicari, quasi con le pistole in mano per uccidere Marciano, si fanno cogliere dalla processione).

Sembra una di quelle storie in cui ancora una volta non c’è scampo all’ineluttabilità del male, di un percorso che non riesce a uscire dalla coltre dell’ipocrisia e dell’omertà. Alla fine della lettura non sembrano aprirsi spiragli di speranza, perché il nero che conclude è lo stesso che apre. E ci si aspetta solo che il ciclo riparta, tra un anno, per quei tre giorni in cui un po’ della luce dei tre santi torni a rompere il buio.


Stefano Nardella – Vincenzo Bizzarri
Il paese dei tre santi
196 pagine, colore, € 22
Nuvole sparse, n. 1
Kleiner Flug

NEXO ANIME AL CINEMA – Con Dimensione Fumetto paghi di meno!

Dopo il record della stagione 2017, che ha totalizzato 200 mila spettatori classificandosi come il ciclo di anime su grande schermo più visto di sempre
Nexo Digital e Dynit presentano:

NEXO ANIME AL CINEMA Stagione 2018

Continua a conquistare il pubblico delle sale lo straordinario fenomeno che si ripete ogni anno, portando nei cinema italiani decine di migliaia di appassionati di anime, manga e fumetti. Giunto al suo sesto appuntamento, il calendario degli anime al cinema di Nexo Digital e Dynit proporrà così altri tre attesissimi appuntamenti.

FATE/STAY NIGHT: HEAVEN’S FEEL I. PRESAGE FLOWER
13-14 febbraio 2018
Il primo titolo della trilogia che racconta le vicende della terza e ultima route omonima narrata nella visual novel Fate/stay night, pubblicata da Type-Moon, concepita da Kinoko Nasu e illustrata da Takashi Takeuchi.

TOKYO GHOUL
6-7 marzo 2018
Il live action basato sul popolarissimo manga di SUI ISHIDA che ha venduto quasi 30 milioni di copie in tutto il mondo. Il film di KENTARO HAGIWARA ambientato in una Tokyo contemporanea non troppo dissimile dalla realtà.

AKIRA – 30° Anniversario
18 aprile 2018
Uno dei lungometraggi di animazione più famosi e visionari di tutti i tempi: un’opera che ha fatto la storia del fumetto e dell’animazione giapponese e che ora torna sul grande schermo con un nuovo doppiaggio italiano.

Grazie a Dimensione fumetto potrai usufruire del biglietto ridotto. Scarica e stampa questo coupon e presentalo al tuo cinema!

La Stagione degli Anime al Cinema, distribuita da Nexo Digital in collaborazione con Dynit e col sostegno dei media partner Radio DEEJAY MYmovies.it, Lucca Comics & Games e VVVVID.

Qui sotto trovate anche i coupon per gli altri eventi Nexo:

16 Gennaio 2018 – Rigoletto – Royal Opera House
23/24 Gennaio 2018 – Fabrizio De Andrè. Principe Libero
30/31 Gennaio 2018 – David Hockney dalla Royal Academy of Arts – Grande Arte al Cinema parte II

Fisica quantistica: e se bastasse un fumetto?

Quando ho visto la copertina di questo volume della Gribaudo, soprattutto il titolo, ho pensato a una storia in 3D sulla fisica quantistica.

Ma poi dentro non ci sono occhialini in dotazione e le pagine sono per lo più in bianco e nero. Ci sono svariati inserti colorati che sottolineano le cose importanti, e solo alla fine si scoprirà qual è il significato dei colori, anche di quella scritta in copertina che appare come il più classico dei disegni in 3D.

La storia, scritta da Thibault Damour, fisico francese dell’Institute de Haute Ètudes Scientifiques, con quaranta anni e oltre 350 pubblicazioni scientifiche (stando al suo CV, nel sito dell’ente) alle spalle, che si sta dedicando ad altri tipi di scrittura, è stata illustrata da Mathieu Burniat, che l’ha presentata all’ultimo Lucca Comics.

Tutto parte da Bob, un giovane avventuriero dal ciuffo biondo, e dal suo cane bianco parlante che sbarcano sulla Luna con il loro casco a bolla (perché ho pensato a TinTin e Milou?).

E parte con una tragedia, perché il cane Rick viene colpito da un asteroide. E sarà la voce di Rick a guidare il nostro Bob in un viaggio affascinante, a partire da una delle famose Conferenze Solvay, in particolare quella del 2011 sulla fisica: la 25° della serie, intitolata proprio The Theory of the Quantum World, e in occasione della quale si festeggiava proprio il centenario della prima. Tenuta come sempre nell’Hotel Metropole di Bruxelles.

I partecipanti alla Conferenza Solvay del 2011, alcuni sono riconoscibili nei disegni del volume

Qui, durante un intervento non certo alla portata di tutti, tenuta da Viatcheslav (Slava) Mukhanov sulle Fluttuazioni quantistiche in cosmologia, effettivamente presente negli atti della Conferenza (se volete approfondire li trovate qui), e alla quale assiste anche Damour, riconoscibile davanti al protagonista, Bob parte per un viaggio fantastico che lo porterà a incontrare le più grandi menti della storia scientifica dello scorso secolo.

Nell’ordine Planck, Einstein, deBroglie, Heisenberg, Schrödinger, Bohr, Born, seguendo proprio la cronologia delle scoperte della meccanica quantistica, inseguendo una h gialla che è la costante fondamentale che ha fatto uscire la fisica dal continuum classico.

Si vede che la sceneggiatura è di un fisico di professione, che dopo tanta ricerca trova un modo per rendere facilmente masticabili concetti che appaiono, ai più, astrusi. E facendo parlare direttamente i fisici che questi concetti li hanno pensati, si parte dall’idea di quanto, passando per le equazioni (che non ci stanno affatto male, perché, in fondo, tutte quelle lettere greche, sono anche belle da vedere), per arrivare fino alle diverse interpretazioni della meccanica quantistica e ai suoi legami con la filosofia occidentale.

Alla fine sarà Hugh Everett (tra l’altro defunto padre di Mark Everett degli Eels) spiegando il paradosso di Schrödinger, a dare una speranza a Bob di poter ritrovare il suo cane, esponendo la visione della meccanica quantistica nella sua interpretazione a molti mondi, per cui in realtà ogni diverso evento, che ha una probabilità non nulla di verificarsi, in realtà è una opzione che potrebbe verificarsi.

Così in un mondo diverso Rick sarebbe ancora vivo perché appena sfiorato dall’asteroide. E i mondi possibili sarebbero tanti quante sono le possibilità che ha ciascun evento di accadere e quindi di modificare il corso della storia, perché tutte le opzioni sarebbero reali, almeno in parte. Questa interpretazione è del tutto scientifica, non ha implicazioni pseudo scientifiche e ha un chiaro e forte supporto matematico.

E infatti il fumetto non lascia spazio a elucubrazioni o a voli pindarici (a cui appaiono assai più propense serissime testate giornalistiche un po’ ovunque nel mondo, che titolano su mondi paralleli e viaggi nel tempo), ed è di una chiarezza scientifica e divulgativa davvero impressionante.

Altrettanto interessante la parte grafica, con un disegno asciutto e classico, con poche ombreggiature e senza fronzoli. Bob è nello standard dei protagonisti dei fumetti franco-belgi da TinTin a Titeuf: biondi e con un ciuffo di capelli. Le caricature dei fisici sono allo stesso tempo ben caratterizzate e divertenti. A questi aspetti si aggiunge la trovata, secondo me geniale, di rappresentare questa visione della meccanica quantistica con i colori.

Ogni possibile versione dell’universo, in questa interpretazione dei molti mondi, viene colorata diversamente. Ecco l’aspetto policromo delle ultime pagine, in cui Bob diventa consapevole che il mondo quantistico è un mondo molteplice realizzato dalla sovrapposizione di realtà classiche differenti, cogliendo l’interpretazione di Everett, che è una delle tante possibili, in disaccordo con quella probabilistica proposta da Born e maggiormente radicata. Quindi gli uccelli in copertina potrebbero non essere un grande stormo, ma lo stesso volatile in realtà differenti…

Ancora una volta il fumetto si dimostra un medium utilissimo per divulgare la scienza, anzi sta passando dal raccontare le storie degli scienziati a introdurre i concetti veri e propri. E così diventano un complemento quasi necessario le 20 pagine finali, che ci raccontano le biografie dei fisici che compaiono nel fumetto, ma anche le equazioni, gli esperimenti, alcuni aspetti divulgabili delle teorie.

Ci si può fermare alla storia e ai disegni, ma il lettore più scafato troverà il modo di soddisfare anche più di una curiosità intellettuale, e anche tra quelle meno banali.

Il fumetto si dimostra un medium che sa essere lento, che può richiedere letture e riletture, e, al contrario di quanto succede oggi, in cui le informazioni devono essere fruite rapidamente, e spesso poco comprese, consente una lettura agevole e piacevole di cose che, scritte a parole, sarebbero poco leggibili (con le dovute eccezioni, ad esempio il Teorema del Pappagallo o i gialli a sfondo matematico del prof. Toffalori).

Il libro è dettagliato, curato nella parte scientifica e scorrevole nella parte grafica; l’aspetto semi-caricaturale dei personaggi ben si adatta alla storia e all’argomento.

Beh, io mi augurerei che Bob e Rick vivano nel mondo scientifico un numero di avventure pari almeno a quelle dei (per ora) più famosi alter ego fumettistici Tintin e Milou.


Il Mistero del Mondo Quantistico
Thibault Damour, Mathieu Burniat
160 pagg, brossurato
Gribaudo 2017

The Goddamned – La redenzione del primo assassino della storia

The Goddamned – Prima del diluvio

“L’uomo che ha inventato l’omicidio”

The Goddamned racconta la storia di Caino, il figlio di Adamo ed Eva, «l’uomo che ha inventato l’omicidio, l’uomo che non può morire».

Jason Aaron è un ateo atipico, un ateo che non può fare a meno di confrontarsi con Dio, o quantomeno non può fare a meno di confrontarsi col concetto del divino, e per farlo sceglie un protagonista che non lascia possibilità di fuga da questo confronto. Caino non può negare l’esistenza del proprio creatore onnipotente, lo conosce e si confronta con la maledizione che questo ha scagliato sulla sua testa condannandolo a una vita immortale sulla Terra, una vita fatta di rancore e sofferenza.

È l’uomo che si è inimicato Dio e non avendo la possibilità di negarne l’esistenza lo odia e ne viene odiato.

«Qual io fui vivo, tal son morto.
Se Giove stanchi ‘l suo fabbro di cui
crucciato prese la folgore aguta
onde l’ultimo dì percosso fui;
o s’elli stanchi li altri a muta a muta
in Mongibello alla focina negra
chiamando “Buon Vulcano, aiuta, aiuta!”
sì com’el fece alla pugna di Flegra,
a me saetti con tutta sua forza:
non ne potrebbe aver vendetta allegra.»
Dante Inferno XIV, 51-60.

Caino diventa così la versione aaroniana del Capaneo dantesco: afferma se stesso e la propria immutabilità ergendosi a nemico del proprio creatore.

La speranza

The Goddamned #1

A differenza del personaggio descritto nella Divina Commedia però il nostro protagonista sembra ancora sperare in una forma di redenzione: pur non potendo tornare all’Eden e nelle grazie del Signore può ancora sperare di morire per mano di un gigante.
Questo è il primo motore che spinge il protagonista della storia di Aaron e Guéra ad alzarsi dal pozzo di fango ed escrementi in cui lo troviamo nelle prime pagine: la speranza.
Quella di Caino è una parabola difficile da affrontare per uno scrittore: il protagonista di una qualunque storia deve avere una motivazione sufficientemente forte a muoverlo lungo le pagine del racconto e deve avere quantomeno la possibilità di un’evoluzione, di un cambiamento, che dia un senso al nostro leggere. Nessuno è interessato alle vicende di un personaggio immobile, immutabile e privo di motivazioni o scopi.
Ma è possibile raccontare l’evoluzione di un personaggio che ha subìto una condanna eterna? Come detto, Aaron trova l’escamotage per far muovere il nostro personaggio: la ricerca della fine delle proprie sofferenze per mano di una creatura mitologica.
E già riesce a incuriosirci: inserendo il proprio racconto in quella zona grigia della mitologia ebraico-cristiana che sta tra la cacciata dall’Eden e il Diluvio Universale, Aaron offre un contesto di possibilità a quella che altrimenti sarebbe una storia priva di speranza.
Ma non si ferma qui.

“Qualcuno ti ha amato un tempo”

Aaron, e R.M. Guéra con lui, riesce a costruire in modo credibile una storia di redenzione e questa, come sempre, passa per un incontro. Caino in questo primo volume (al quale speriamo seguiranno altri) incontra due figure determinanti: Noè, l’uomo di Dio, che gli offre la possibilità di morire per mano di un gigante e Aga, una mamma alla ricerca del proprio bambino.
Qui c’è la prima svolta determinante e ironica del racconto: tra le due figure incontrate quella che realmente spinge al cambiamento, all’evoluzione, il protagonista non è quella mandata da Dio, Noè che offre a Caino quello che ha sempre desiderato, ma l’altra, la donna, la madre.
Per quanto possa sembrare stucchevole e smielato la risposta di Aaron al suo dilemma esistenziale è una sola: la redenzione è possibile solo tramite l’Amore.

“Qualcuno ti ha amato un tempo, lo so. Sai cosa significa. È per questo che mi aiuti”

Ma non è l’amore nato dall’eros quello che cambia la dinamica all’interno della storia, l’amore che lascia intravedere una speranza di redenzione è quello di una madre nei confronti del proprio figlio. Caino è stato il primo essere umano della storia a sperimentare in prima persona l’amore materno ed è in virtù di questo, dell’eco dell’amore di Eva, che abbandona il suo desiderio di morte per cercare qualcosa di più.

The Goddamned #1

“Tutto il mondo tanfa di escrementi”

Il mondo in cui si muove il nostro anti-eroe è un mondo sporco, duro e tormentato. È un mondo giovane in continuo fermento e dominato dalla violenza: animali contro animali, uomini contro uomini… è la perversione del “cerchio della vita” cantato da Elton John ne Il re leone.
R.M. Guéra interpreta questo mondo in maniera superba, adottando un tratto sporco, ricco di tessiture, che riflette le asperità di questo mondo (ne abbiamo parlato in maniera dettagliata QUI). Le inquadrature non sono quasi mai neutre, ma sempre drammatiche: semisoggettive, dall’alto, dal basso, panoramiche oppure dettagli. Non c’è spazio per il riposo, per la pace.

Riuscirà Caino a trovare la redenzione in questo mondo? È possibile una pace per il primo criminale della storia? Scopritelo leggendo The Goddamned.


The Goddamned – Prima del Diluvio
Panini Comics
Jason Aaron, R.M. Guéra
152 pag, 17X26
Cartonato, Colori
€ 16.00
ISBN: 9788891233424

Savonarola, una visione equilibrata

Kleiner Flug nei suoi Prodigi fra le nuvole ci ha abituato a biografie e storie particolari, spesso dedicate a personaggi toscani, visto dove nasce e vive questa ormai bella e solida realtà editoriale.

E toscani spesso sono anche gli autori, più o meno noti, dei volumi. Stavolta troviamo due giovani: ai testi Olga Mazzolini, filosofa fiorentina non ancora trentenne; alla parte grafica Giulio Bilisari, piombinese.

Girolamo Savonarola non era toscano, ma in fondo lo è stato di adozione. Nato a Ferrara, entrò nell’ordine dei Domenicani. Chiamato a Firenze da Lorenzo il Magnifico in persona, ebbe largo seguito in città come predicatore, attirandosi le ire dei potenti, a partire in certa misura dai Medici stessi.

Olga Mazzolini ripercorre tutta la sua vita, utilizzando il punto di vista del predicatore tanto controverso, cominciando dal 10 aprile 1498, quando fu condotto in catene presso il Bargello (oggi adibito a museo), dove venne interrogato e torturato dall’Inquisizione. Tutta l’opera è un lungo flashback, che inizia e finisce durante le torture inflitte a Savonarola, in particolare la sospensione, e poi trova l’epilogo con la morte stessa del predicatore domenicano. In realtà storicamente pare che fu sottoposto a torture più cruente, ma la morte per impiccagione con due compagni, il rogo e la dispersione delle ceneri per evitarne il culto, sono storiograficamente corretti.

Gli autori colgono l’occasione di ripercorrere storicamente i fatti che hanno caratterizzato la seconda metà del XV secolo, in particolare a Firenze: la morte di Lorenzo de’ Medici, prima in qualche modo mecenate, poi osteggiato, infine confortato in fin di vita dal Savonarola; lo scontro con Sisto IV della Rovere; l’elezione al soglio pontificio prima di Innocenzo VIII e poi di Alessandro VI Borgia; il falò delle vanità.

Il tutto guardato da un punto di vista che in realtà non è sempre quello interno di Savonarola. Infatti si alternano visioni apocalittiche di Firenze con immagini della curia romana, mescolando il punto di vista personale con la narrazione storica.

La visione iniziale è di sette profeti, che si identificano anche con i sette doni dello spirito santo e sono i sette con cui Savonarola colloquia in uno dei suoi libri, il De veritate prophetica, e lo sostengono, identificandosi con la verità. E le visioni ogni tanto tornano, annunciate dagli occhi infuocati del profeta (gli stessi che vediamo in copertina).

Il canovaccio principale è costituito dai momenti salienti della vita di Girolamo: la formazione con il nonno medico che lo inizia allo studio di Tommaso d’Aquino, il rapporto altalenante con Lorenzo de’ Medici, lo scontro con la Curia romana e il rifiuto di recarsi dal Papa, le grandi capacità di asceta e predicatore, ma anche socio-economiche, con le elemosine straordinarie e il loro impatto sull’economia fiorentina, i roghi delle vanità e la creazione di alcuni Monti di Pietà, e politiche, basti pensare ai legami con Carlo VIII. Ovviamente intervallati da momenti meno importanti, quotidiani, anche per mostrare in modo semplice il pensiero della piazza fiorentina e della Chiesa romana, che tanta parte ebbero nella storia personale del frate.

E intervallati anche dalle visioni che spingono Savonarola sulla strada della profezia. Una profezia che è per lo più di sventura, di critica contro i costumi corrotti del mondo e della Chiesa (le prime opere di Savonarola di intitolano De ruina mundi e De ruina ecclesiae).

La parte grafica è gotica e a volte deforme, ma altrettanto piena di citazioni: il rogo delle vanità è una citazione di Pedro Berruguete e del suo San Domenico e gli Albigesi, con Gerolamo nelle vesti del fondatore dell’Ordine a cui poi si voterà.

Lo stile grafico ricorda a volte Kelley Jones, con le figure allungate e parossistiche; colpisce l’assenza degli occhi, o meglio il loro oscuramento totale, tranne in rare eccezioni, e quasi sempre senza pupille. Sono rossi quando a Savonarola si accende la profezia, che viene ben rappresentata con apocalittiche visioni, fatte di angeli e di minacciosi messaggi divini, che hanno però per sfondo una riconoscibilissima Firenze; si colorano di colori indefiniti quando alcuni cattivi tirano fuori la loro natura.

Mazzolini e Bilisari riescono a rendere in 44 pagine illustrate una biografia complessa e controversa, tra le più discusse della Storia. Per chi volesse approfondire di Girolamo Maria Francesco Matteo Savonarola sono giunte fino a noi sia le opere religiose, le prediche, in cui trae dalle Sacre Scritture l’etica del cristiano, che le opere sociali e politiche (come il Trattato circa il reggimento e governo della Città di Firenze) in cui i medesimi principi trovano applicazione alla collettività. Ma anche la storiografia è ricca, fin da quella rinascimentale. La figura è complessa, con tanti aspetti che si intersecano, e tanti lati oscuri e grigi.

Un po’ come i colori di quest’opera. In cui però viene resa giustizia a tutti: a Savonarola, che probabilmente era un uomo retto, certamente convinto di essere pro-feta, cioè parlare per conto di Dio. Ma sicuramente utilizzava e professava la sua rettitudine e le sue profezie anche in modo politico, a Firenze ma non solo (sicuramente univa potere e intransigenza, come la mia generazione sa bene dalla lettera che gli scrissero da Frittole Roberto Benigni e Massimo Troisi). Fino a porsi come portavoce ufficiale e riconosciuto anche dal re di Francia della rivolta fiorentina contro i Medici.
Alla Chiesa, che, fatta di uomini, ed essendo struttura di Potere, di uomini spesso corrotti, ma che, senza le ire e le mire di papa Alessandro VI, avrebbe continuato forse ad accettare le profezie e i giudizi di Savonarola. Rendendo possibile una riforma dall’interno, invece della scissione, che accadde poco dopo con Lutero, se solo Firenze non fosse stata così vicino a Roma e a portata di tiro del Papa.
A una Storia che in realtà sembra più casuale che predeterminata: se Savonarola fosse stato appena meno intransigente, se fosse stato in un altro ambiente e non nella bellicosa Firenze medicea, se la prova del fuoco non fosse fallita a causa della pioggia, se…

Un volume da rileggere più volte, cogliendo le sfaccettature sia umane che storiche, trovando piccoli spunti per approfondimenti dottrinali, culturali e sugli accadimenti reali, che possono liberarci da visioni partigiane. I due autori si mantengono in una visione che mi è parsa molto legata ai fatti e alle fonti (con le ovvie riduzioni per rendere la storia pubblicabile e traducibile in un fumetto) e si permette di raccontare una storia intrigante facendo quello che, secondo me, un fumetto di questo tipo deve fare: suscitare interrogativi stimolando il lettore a farsi domande e a cercare risposte convincenti nei fatti accertati, non nelle proprie opinioni.

Sadbøi – L’immaginario del nostro tempo

Sadbøi, la nuova graphic novel pubblicata da Canicola Edizioni, è probabilmente l’opera fumettistica portata in Italia dalla casa editrice bolognese più interessante dell’anno appena passato.
Prima di analizzare il fumetto in questione, occorre sapere che il suo autore, Berliac, è un argentino emigrato a Berlino e che il suo operato è tra i capisaldi del gaijin manga, corrente fumettistica che vuole esteticamente rimandare e ispirarsi al manga giapponese (di cui Vincenzo Filosa è esponente italiano).

Sadbøi è una graphic novel molto interessante perché è interessante il modo in cui rappresenta l’argomento principale che vuole trattare: ambientato in Norvegia, Sadbøi racconta la vita di un ragazzo (Sadbøi appunto) emigrato in Scandinavia tramite mezzi di fortuna, e delle sue vicende tra assistenti sociali, bande, amici, sesso, multiculturalità, arte e di come tutti questi elementi vengano mixati e amalgamati dal periodo storico che stiamo vivendo.

Sadbøi, infatti, affronta il tema dell’emigrazione, e del peso emotivo che si porta con sé, tramite il linguaggio culturale proprio dei nostri tempi, un linguaggio in cui la vita social di Internet e la vita reale si mescolano, le estetiche si fondono e gli intenti di sfaldano.

Tutto il fumetto è pervaso da tutta quell’estetica “internettiana” originata dalla vapor wave e poi evoluta e miscelatasi con altre influenze: i protagonisti ascoltano principalmente musica trap-rap lo-fi, vestono col capello alla pescatora e indossano larghe tute Adidas.

Lo stile grafico, come il concetto stesso di gaijin manga, è un rigurgito di tutta quell’arte originatasi su Tumblr e sulle varie pagine Facebook in cui lo stile grafico giapponese viene usato come “vibe” estetica e rivoluzionato totalmente (i volti di Berliac sono fortemente “carichi”, fortemente “giapponesi”, quasi snaturati).
Non mancano, ovviamente, il riuso di elementi grafici popolari e il riadattamento al contesto di ciò che si vuole raccontare, come nella migliore tradizione del riciclo visivo di Internet: due immagini di ukiyoe sono usati dall’autore per raccontare il dramma del viaggio di fortuna che il protagonista ha affrontato per emigrare in Norvegia.

Berliac, con Sadbøi, confeziona la sua opera con un comparto estetico che va dalle opere ukiyoe allo stile video di Yung Lean, dall’iconografia delle copertine degli album di Blank Banshee al mood dei fumetti shojo (fortemente storpiati ed enfatizzati), fino a toccare quel mondo visivo fatto di artisti che popolano le pagine Facebook e che si perdono nel calderone del web, un mondo visivo fino a se stesso composto di glitch art, manga e musica smooth.
Tutto questo pentolone, che è il comparto estetico, è fondamentale per Berliac per raccontare l’emigrazione di un giovane ragazzo che vive i nostri tempi: leggendo il fumetto si ha una sensazione di vuoto, di immobilità, di svogliatezza; tutto è filtrato da un senso di perdita e di abbandono, di resa davanti alle avversità e questa sensazione è permessa grazie a tutto il mondo visivo/estetico fine a se stesso che Berliac usa per la sua narrazione.

Il senso di perdita dell’identità e della propria cultura che l’emigrazione porta con sé è enfatizzato, rappresentato, dilatato, dall’insieme delle estetiche anonime e casuali originatesi dal mix vita reale/vita virtuale; Berliac, così facendo, ci racconta un mondo fatto di traumi, sofferenza, perdita tramite un’estetica “persa”, senza identità né paternità, e allo stesso modo, il fumetto, come inizia, finisce. Non vuole fare della morale o puntare l’accento o l’attenzione su un punto particolare della vicenda che racconta, ma vuole solo mostrare, come su di un profilo Instagram, mostrare e basta.

In conclusione Sadbøi è un’opera atipica, incomprensibile se non si hanno i giusti strumenti di lettura, che dipinge un panorama sociale confuso e difficile da comprendere, in cui l’identità, sia fisica che culturale tende a sfumare.

C’è spazio per Ratman? Con Paolo Nespoli sì…

La preview di C’è spazio per tutti (32 pagine, in bianco e nero, giusto per far assaggiare il futuro piatto forte) era uscita durante la permanenza di Paolo Nespoli in orbita, in vista dei suoi record (l’italiano con più tempo di permanenza complessiva nello spazio, il primo ultrasessantenne europeo nello spazio). E Nespoli l’aveva portata con sé, facendosi fotografare sulla Stazione Spaziale Internazionale con l’albetto che ha fatto da traino al piatto forte e con la copertina definitiva del volume a colori (per lo meno nei redazionali finali).

Nel frattempo a novembre a Lucca è stato presentato, in anteprima, il volume di 256 pagine di fumetto.

Ribadendo ancora una volta il legame di Leo Ortolani con i fumetti e la scienza (d’altra parte ormai tutti sanno della sua laurea in Geologia), di cui abbiamo anche parlato.

Così stavolta l’eroe con le grandi orecchie da topo flette i muscoli, e nel vuoto c’è davvero. In un vuoto forse un po’ meno spinto della sua testa.

E non fa certo da comprimario, tra il racconto della vita nello spazio e la storia dell’esplorazione spaziale.

Nel momento in cui la corsa allo spazio sembra tornare in auge, come una cinquantina di anni fa, anche con il contributo delle potenze emergenti, come Cina e India, l’ESA e l’ASI hanno pensato ottimamente di fare divulgazione scientifica e tecnica di alto livello. A sessant’anni dal lancio di Laika nello spazio, con la collaborazione di Panini Comics, con l’ormai solito contributo di Andrea Plazzi, le due agenzie spaziali raccontano attraverso l’esperienza di Nespoli due percorsi in parallelo: l’intera storia dell’anelito umano per il volo spaziale, e la vita (almeno per come la conosciamo ora) nello spazio.

È il solito Ratman, per certi versi ancora più fuori luogo e indisponente del solito, apertamente disprezzato dall’alter ego fumettistico dell’astroPaolo nazionale (lo so, è una definizione terribile) e quasi causa della distruzione dell’ISS.

Ho pensato a lungo alla puntata de I Simpson in cui Homer va nello spazio: ma come, è la domanda spontanea, gli astronauti non sono iperselezionati, iperpreparati, allora come fa il nostro inetto preferito con le orecchie da topo a finire nello spazio?

Per lo stesso motivo per cui c’era finito il ciccione giallo (guarda caso, lo stesso colore delle orecchie del nostro eroe), perché c’è bisogno di far capire che l’inettitudine non è un limite.

Beh, in realtà, purtroppo, lo è: purtroppo per ancora qualche (magari un solo) decennio lo spazio sarà appannaggio di pochi superaddestrati scienziati (a meno di essere dei super ricchi come i sette turisti spaziali che hanno finora raggiunto la ISS). Elon Musk promette di mandare i primi turisti in orbita lunare nell’anno che sta per cominciare, o almeno così faceva lo scorso febbraio. Ma da qui a pensare a navette che porteranno gente su e giù dalla Luna o dal pianeta rosso, ce ne vorrà un po’. Lo stesso Nespoli, in una intervista rilasciata recentemente, ha detto che i prossimi passi dell’esplorazione spaziale saranno proprio la Luna e Marte, ma non sarà certo una passeggiata.

Così Ratman sembra essere l’involontaria causa dell’incontrollabile e inspiegabile ingresso della ISS in atmosfera (solo a causa del fatto che porti sf…ortuna), ed è evidentemente la consapevole causa del salvataggio della medesima, perché sono i sogni (di cui i fumetti sono da sempre un grande catalizzatore) di tutti a salvare i grandi sogni dell’umanità.

È l’Ortolani che conosciamo, che studia i dettagli della parte reale della storia che racconta, li mette sulla tavola commentandoli a parole e “a disegni” in modo caustico, a volte al punto di essere indolore, o di farti ripensare a una battuta tre giorni dopo averla letta (facendoti sentire, in fondo, come Ratman).

È l’Ortolani che tira fuori il meglio dai suoi personaggi, non solo dal punto di vista dell’ironia, ma anche del bene che possono portare, dissimulandolo magari dietro una citazione di Fantastici 4 o di Guerre Stellari.

E ci racconta un presente fatto di sogni e speranze, e un futuro di fiducia, nell’umanità e nella scienza, perché in realtà nessuno di noi sa come andrà a finire, e magari sarà più veloce e facile delle speranze che nutriamo adesso.

Dal punto di vista fumettistico è l’Ortolani che conosciamo: chi lo ama, continuerà ad amarlo, chi non lo sopporta, non credo cambi idea per questo lavoro. Personalmente mi piace il modo in cui affronta le cose, le seziona, affondando la propria ironia con nonchalance.

La parte grafica è anch’essa quella che conosciamo, e ci gioca esattamente come fa con le parole e le battute.

Ancora una volta le citazioni si inseguono, dal punto di vista scientifico e storico, ma anche gli omaggi ad altri fumetti e prodotti della fantasia umana legati allo spazio, e si lasciano cogliere su quello sfondo surreale a cui Ratman e i personaggi di Ortolani ci hanno abituato.

Io sono grato al fumettista pisano (e parmense di adozione) perché utilizza un medium di approccio immediato per affrontare temi non sempre facili, e che anzi oggi trovano sempre più difficoltà a essere diffusi e apprezzati. Perché con ironia smonta pseudoteorie e ritorni al passato, e trova anche il tempo per celebrare il record di ore in orbita di Nespoli (non sul  libro, sfortunatamente, ma l’immagine qui a destra si trova facilmente sul web).

Lo fa con una lettura che può essere fatta tutta d’un fiato o su vari livelli, per cogliere fino in fondo le numerosissime citazioni, ma anche per incamerare le tantissime notizie storiche e scientifiche presenti nei dialoghi e nelle didascalie.

Tecnicamente sono disponibili due versioni, quella classica e la variant, che ha lo stesso prezzo e lo stesso contenuto.

Entrambe possono fare un buon lavoro per la scienza e per il fumetto, facendoci capire che davvero, là fuori, c’è spazio per tutti.

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