Monthly Archives: gennaio 2018

Devilman Crybaby – L’infernale recensione

Quando il colosso dello streaming-service Netflix annunciò la sua prima serie anime, Castlevania, l’attenzione si spostò verso le nuove possibilità che si erano improvvisamente aperte per gli studi d’animazione, giovani e veterani, che avevano tutta l’intenzione di spostarsi su una piattaforma globale, digitale e pronta a investire.

Poco più di un mese dopo, infatti, Netflix decise subito di spingere l’acceleratore, rivelando al mondo Devilman Crybaby, una produzione che si proponeva di modernizzare e riportare alla luce il pilastro dello shonen Devilman di Go Nagai; alle redini del progetto il giovane studio d’animazione Science SARU di Masaaki Yuasa, autore dell’acclamatissimo, splendido Mind Game e delle serie animate di The Tatami Galaxy e Ping Pong The Animation.

Flash forward, avanti veloce fino agli inizi del 2018 e Devilman Crybaby debutta su Netflix nella formula standard della piattaforma, dieci episodi adatti al binge-watching compulsivo.
Ma dopo quasi cinquant’anni dalla prima apparizione di Devilman, rimanevano dubbi sulla possibilità di mantenere vivo lo spirito oscuro e corrotto, nero pece dell’opera originale.

DevilmanCrybaby2
Akira Fudo vive la sua vita timidamente, senza dare troppo nell’occhio: i suoi genitori sono all’estero e lui abita insieme ai Makimura, famiglia che lo ha accolto a braccia aperte e nasconde l’interesse amoroso del ragazzo, Maki, “la strega dell’atletica”, una ragazza amorevole e gentile.
Come nella più tradizionale delle storie, e come Nagai comanda, la quiete viene interrotta dal ritorno di Ryo Asuka, amico d’infanzia di Akira pronto a rivelargli un mortale segreto: i demoni sono tra gli umani, si sono adattati dalla creazione del pianeta a oggi e intendono distruggere l’umanità.
Per sconfiggerli, Ryo ha un piano: infiltrarsi in un Sabba, un drug-party di moda in Giappone, e nel tumulto della musica e del sesso invocare Amon, il più potente dei demoni, per far sì che si fonda con Akira; secondo Ryo, il cuore puro del suo amico è l’unico in grado di sottomettere la volontà di Amon, creando così un potente ibrido uomo/demone… un Devilman.

La premessa originale, quella del manga e non dell’anime del ’72 adattato per un pubblico piú infantile, viene mantenuta seppur con qualche marcato cambiamento, mostrando la forza dell’idea di Nagai.
Mantenendosi su questa scia, l’intera storia ricalca lo spirito del primo Devilman, esplorando il concetto di bene e male, compassione e crudeltà, applicando questi termini, dividendoli e ridistribuendoli successivamente quando la lotta tra umanità e demoni si farà più intensa e sanguinosa, cominciando a creare momenti davvero densi nella trama.

Ciò che cambia, e non si poteva fare altrimenti, è il contesto in cui le vicende di Akira Fudo si muovono: il Giappone di Devilman Crybaby è assorbito dai social network, dalle riviste con modelli amatoriali, fotografi viscidi, bombardamento televisivo costante e assillante.
I ragazzi sono sboccati, volgari, concentrati sul sesso, le droghe e la musica, vie di fuga da una opprimente gabbia di norme sociali.
Le ossessioni del mondo contemporaneo sono splendidamente inserite nella storia originale, mostrando un’ambientazione più giovane, ma non per questo fastidiosa o accentuata per sottolineare ancora di più le differenze con Nagai.
Devilman Crybaby sa di dover adattare una storia “vecchia” a un mondo che ha corso a grandi velocità dagli anni ’70 in poi e cerca di farlo al meglio delle sue possibilità, riuscendoci.

CrybabyMid
La regia di Yuasa e la scrittura di Ichiro Okouchi rendono la fragilità emotiva e il pianto facile di Akira un modo per distinguerlo da una massa assorbita dalle già accennate ossessioni, paranoie e routine di vita quotidiana: con gli altri ragazzi, ma specialmente se posto agli antipodi di Ryo, Akira è un vero frignone, un crybaby che mostra la sua voglia di proteggere chi gli sta a cuore, emozionandosi e mettendosi in prima linea per difenderli da un mondo che rotola, freneticamente, verso la follia.

Con solo dieci episodi a disposizione, la psicologia e la caratura emozionale dei personaggi viene spesso compattata e rimpicciolita a fronte dei più pressanti, e sicuramente coinvolgenti, eventi di trama: il cast di contorno ha uno spazio veloce, breve per esprimersi e per mostrare la propria personalità, le proprie motivazioni e, sebbene nessuno risulti fuori posto o fondamentalmente banale, la storia gioca al meglio delle sue possibilità con questi elementi.
L’intreccio emotivo risulta comunque efficace e funzionale alla carica di sentimenti che esploderà nel crescendo finale, quando tutta la visione del mondo diventerà nichilista e senza possibilità di redenzione.

DevilmanCrybaby3
Tecnicamente, Devilman Crybaby può risultare audace, così come indigesto: non è un segreto che lo stile essenziale di Yuasa sia un mezzo per far risaltare le animazioni folli e slegate da qualsiasi fisica. La corsa dei protagonisti da umana diventa bestiale, le esplosioni dei corpi posseduti dai demoni divampano in un mix di sangue giallo, colori acidi e arti, seni, vagine e teste che mutano in maniera mostruosa e raccapricciante.

Come accennato, però, lo stile e le animazioni rimangono controverse, piazzandosi perfettamente in quella larga categoria del de gustibus che varia di persona in persona: a chi tocca adattarsi, al pubblico o al regista? Non sapremo mai la risposta.

Le scene d’azione che coinvolgono Devilman sono sempre interessanti da guardare e la battaglia finale mantiene fede al pathos brutale e apocalittico di Go Nagai; la colonna sonora unisce una deriva elettronica, un massiccio uso di sintetizzatori, quasi da club, con musica orchestrale ed epica, creando ancora di più una ideale unione tra le atmosfere oscure dello shonen e l’atmosfera urbana moderna.

Devilman Crybaby non è un prodotto perfetto, sia per la formula adottata, che magari aveva bisogno di più spazio per far respirare i personaggi, sia per la qualità dell’animazione spesso e (mal)volentieri altalenante.
Tuttavia, è difficile trovare un anime che, a quasi mezzo secolo di distanza dalla fonte originale, sia in grado di mantenere lo spirito cinico, maledetto, aggressivo e, nascosto sotto questi strati di violenza, positivo.
Questo, ancora una volta, a dimostrazione dell’importanza e della potenza del concept originale di Nagai, talmente valido e qualitativamente incredibile che, nonostante cambiamenti e adattamenti nel tempo, resta uno scheletro solidissimo sul quale ricostruire la storia di Devilman.
Il giorno del giudizio scatenato da Ryo e Akira osserva l’umanità in tutto ciò che può essere e non essere, mostrando cosa sia giusto e chi sia il vero demone, chi può definirsi umano o meno.
A noi il compito di osservare… e giudicare a nostra volta.

CrybabyPromo

La locandiera a fumetti, che bella idea!

Per la collana Teatro tra le nuvole la casa editrice Kleiner Flug propone La locandiera, tratto dalla commedia teatrale di Carlo Goldoni, targata 1753. La sceneggiatura è adattata da Mariangela Sena, che ha compiuto un ottimo lavoro di sintesi mantenendo intatto il colore e la struttura degli avvenimenti; e i disegni sono affidati a Gabriele Di Caro (anche ai colori, insieme a Irene Maurini) che costruisce personaggi caricaturali al punto giusto e allegramente espressivi.

La storia ci racconta della locandiera Mirandolina cha alla morte del padre eredita la gestione dell’albergo fiorentino, che svolge da sola, da padrona, aiutata dal cameriere Fabrizio. La ragazza è perfettamente consapevole della sua posizione, ha molto a caro la sua libertà e la sua capacità di condurre il lavoro, ma sa anche che le sue grazie femminili possono risultare utili, tanto quanto possono metterla in pericolo.

Tra i suoi clienti, infatti, deve vedersela in particolare con l’indesiderata corte del Conte d’Albafiorita, un parvenu che ha comprato il titolo a suon di soldoni e che non esita a tentare la virtù della ragazza con doni molto ricchi, e con le richieste di protezione del Marchese di Forlinpopoli, nobile di nascita, ma completamente senza mezzi, che ha solo la sua pomposità e il suo orgoglio da offrirle. Ai due si unisce, ma come contraltare, il Cavaliere di Ripafratta, che si dichiara convintamente ostile a tutto il sesso femminile, ritenendo ridicolo il concetto di amore e di devozione verso un’altra persona. Chiaramente Mirandolina decide di far crollare questa sua arrogante immagine di misogenia e con grande furbizia e intelligenza lo fa innamorare nel giro di pochi giorni, ma la sua scelta si rivela fonte di guai…

Mentre nel libro le tre figure di nobili, volutamente dileggiate da Goldoni che li dipinge ridicoli, anacronistici, vanagloriosi, prendono il ruolo principale nella storia, nel fumetto è Mirandolina che si pone al centro dell’universo narrativo con il suo carattere anticonvenzionale e capriccioso. Emergono perfettamente la sua mente brillante, la sua voglia di divertirsi alle spalle di chi si fa ridere dietro, la sua capacità di sgusciare tra le maglie degli obblighi del tempo che volevano le donne in un ruolo subalterno e secondario.

Il disegno sa rappresentarla proprio così, smorfiosa, civetta, ma anche cosciente della sua posizione e delle potenzialità del suo ruolo, e infine coscienziosa e avveduta. La Sena riesce a costruire dialoghi e pensieri mantenendo il linguaggio aulico e poetico goldoniano, rendendolo meno ostico che sulla carta scritta, e il disegno dei baloon riesce a separare le battute recitate (con contorni dritti) da quelle che il personaggio pensa (con contorni merlettati): soluzione che lascia intatto l’effetto teatrale delle scene.

In conclusione, vien da pensare che qualche insegnante illuminato potrebbe adottare quest’opera ed evitare alle classi l’onere di leggere il testo originale, in quanto il succo di quel che Goldoni voleva raccontare ai suoi contemporanei e ai posteri è qui perfettamente rappresentato.

Igort, racconti vagabondi in mostra a Cremona

Si apre il prossimo sabato 3 febbraio a Cremona la mostra Igort, racconti vagabondi. La manifestazione è stata promossa e realizzata dal locale Centro Fumetto Andrea Pazienza, fondato nel 1988 e cresciuto di anno in anno fino a diventare un’importante realtà culturale, che con questa mostra intende festeggiare il 30ennale di attività.

Locandina della mostra "Igort, racconti vagabondi".

La scelta di dedicare una mostra all’artista sardo non è casuale: la poliedricità creativa e professionale di Igort (all’anagrafe Igor Tuveri) vuole essere intesa come un parallelismo all’attività dell’associazione, che insieme alla mostra Igort, racconti vagabondi ha messo in piedi anche una tavolata di libri in consultazione, con le sue opere e altre di riferimento del graphic novel contemporaneo, e un’area laboratori didattici dedicati al tema dell’autobiografia disegnata.

Il cuore dell’evento sarà l’esposizione delle tavole originali dei tre lavori del maestro Quaderni ucraini (2010), Quaderni russi (2011) e Quaderni giapponesi (primo volume 2015, secondo volume 2017), opere a metà fra il diario di viaggio e il reportage nei tre paesi dove Igort ha vissuto.

Tavole da "Quaderni ucraini", "Quaderni russi" e "Quaderni giapponesi 2" di Igort.

Tre tavole tratte da Quaderni ucraini (in alto a sinistra), Quaderni russi (in alto a destra) e Quaderni giapponesi 2 (in basso). Esattamente come fanno i giapponesi, Igort si firma con un hanko (timbrino ufficiale con inchiostro rosso, in basso a destra) con scritto “Igort, fumettista”.

L’area espositiva è quella stretta e lunga del Centro culturale Santa Maria della Pietà, storicamente dedicata alle attività culturali giovanili e in particolare a grafica, illustrazione e fumetto; il Centro si trova proprio di fronte all’attuale sede del CFAPaz che entro la fine del 2018 sarà ricollocata a in nuovi spazi per consentire di svolgere attività ancora più ricche.

L’evento si svolge nell’ambito del percorso Fumetto Lab, curato dal CFAPaz, con l’obiettivo di mettere a confronto il fumetto professionale con quello emergente. Negli anni scorsi sono state dedicate mostre alla casa editrice Becco Giallo, all’autore Alessandro Sanna e alla storica testata Storia del west.
L’iniziativa fa parte del programma Cultura a Cremona 2018 in collaborazione con il Comune di Cremona e il Settore Cultura, Musei e City Branding, rientra anche nel circuito di Garda Musei, conta sul patrocinio della Rete Bibliotecaria Cremonese, delle associazioni Autori di Immagini e Tapirulan, e si inserisce tra gli appuntamenti preparatori dell’edizione 2018 del Porte Aperte Festival.
Per questa mostra è stata inoltre fondamentale la sinergia con la manifestazione Lucca Comics & Games, promossa da Lucca Crea, che in occasione dell’edizione 2017 aveva proposto una prima apprezzata versione di Igort, racconti vagabondi.


Centro Fumetto Andrea Pazienza / Fumetto Lab
Igort, racconti vagabondi
Centro culturale Santa Maria della Pietà, Piazza Giovanni XXIII, Cremona
Inaugurazione: 3 febbraio 2018 alle 17:00 alla presenza dell’autore
Orari: dal 4 febbraio al 25 marzo 2018; dal martedì al venerdì 9:30~13:00 e 15:00~17:30, sabato e domenica 10:00~13:00 e 14:30~18:30. Chiuso il lunedì.
Per maggiori informazioni: pagina Facebook ufficiale.

I Sapienti, ovvero CSI stagione 0…

E se il primo scienziato a occuparsi di crimini non fosse stato l’entomologo Gil Grissom di CSI, ma un astronomo?

sapienti copertinaE non un astronomo qualsiasi, ma Copernico, quello del sistema eliocentrico, affiancato da un altro nome altisonante come Paracelso?

Il tutto sullo sfondo di una delle città più importanti del Rinascimento italiano, quella governata dai d’Este, nella cui università hanno conseguito entrambi la laurea.

Oppure se fosse stato quello che è universalmente riconosciuto come il primo scienziato della storia, Galileo Galilei, affiancato da due altre stelle di prima grandezza, come Keplero e Tycho Brahe, a indagare su degli omicidi avvenuti a Uraniborg?

Luca Blengino, autore quasi quarantenne con tanta esperienza sulle spalle, che è passato dal thriller, alla storia, alla scienza, editor della Inkiostro, con esperienza nella bande dessinée, scrittore per ragazzi e non solo, sta finalmente trovando lo spazio che merita in Italia, dove la Star Comics sta dando alle stampe le sue opere francesi. Così, dopo Le 7 meraviglie, la collana Star Comics Presenta porta in Italia Les savants, due storie interessanti e particolari.

Con la collaborazione di Stefano Carloni, originario delle campagne marchigiane, alle matite e chine, e di Franck Isambert ai colori, confeziona due godibilissimi intrecci tra scienza e thriller, conditi da una bella analisi dell’animo umano.

E risulta abbastanza evidente il contrasto tra una società, come quella odierna, in cui la sapienza perde sempre più terreno, e un momento storico, come quello del Rinascimento, in cui il sapere era motivo di vanto, e i sapienti erano tenuti in gran conto. Anche per questo fa bene respirare i personaggi plasmati da Blengino e Carloni.

Il libro è innanzitutto un bel thriller, con due indagini ben costruite, con colpi di scena e intrecci che non possiamo rivelare, per evitare ogni forma di spoiler. L’ambientazione è importante e la caratterizzazione dei personaggi e delle società in cui essi si muovono è ben fatta. Così Ferrara è diversa da Uraniborg, l’ambiente della corte estense è certamente meno isolato della comunità stabilita sull’isola fatta modificare da Brahe a spese del re di Danimarca.

sapienti copernicoNella prima storia emerge il legame tra Copernico e la città dove ha studiato. Si incrociano i sentimenti personali e i fatti storici, come la difficoltà per l’astronomo polacco di accettare la natura ellittica delle orbite, dopo che già l’eliocentrismo ha minato la visione aristotelica del mondo. Blengino mescola bene la fiction con i dati storici su Ferrara, Copernico e Paracelso. Intesse relazioni umane (alcune storicamente accertate) e una storia misteriosa “secondaria” sfruttando intelligentemente gli elementi forniti dall’ambientazione, ma mostrandoci dei personaggi nei quali possiamo riconoscere la nostra modernità. Perché l’animo umano in fondo è sempre lo stesso. Gli eventi delle storie personali tornano sempre: l’invidia, la vendetta, la volontà di emergere e primeggiare, l’opportunismo. E guidano gli uomini del 1500 come quelli odierni.

A distanza di 80 anni e 1250 km più a nord lo stile è lo stesso: l’ambientazione, la caratterizzazione dei personaggi. Anche se stavolta i personaggi sono ancora più di fantasia. Keplero è stato in effetti assistente di Brahe a Uraniborg, ma Galileo nel 1594 era tra Padova e Venezia (e per sua natura avrebbe difficilmente intrapreso un viaggio così lungo e complesso). È bravo Blengino a trovare dei trait d’union: il gioco di parole tra le isole di Ven-ezia e l’isola di Ven, su cui è costruito Uraniborg,  il fatto che Brahe avesse visitato Venezia. Anche qui non mancano gli elementi storici: dalla citazione della Quaranta Criminal, ai rapporti tra Galileo e Keplero. E su questi costruisce un intreccio tra politica e superstizione, tra scienza e rune, in un lungo flashback raccontato da Galileo, anche se in realtà il mistero lo risolve Keplero.

sapienti uraniborgEcco un’altra cosa che hanno in comune i due racconti, in ciascuno di essi i Sapienti a investigare sono (almeno) due, e quelli che invece compaiono nella storia sono molti di più, trovandosi entrambi in luoghi di scienza. Forse perché il lavoro di scienziato, fatto in squadra, funziona meglio, come quello di fumettista…

La grafica di Carloni ben si adatta alle storie, lo stile è molto bande dessinée. E si mette al servizio della storia, movimentando con il taglio delle vignette e la composizione delle pagine i momenti che lo consentono, ma senza appesantire quando il lettore deve concentrarsi sugli eventi. La gabbia irregolare, con pagine che si susseguono in modo sempre diverso, non disturba la lettura dando un senso di grande dinamicità, e sottolinea i diversi passaggi della storia…

… che scorre via, con l’intensità di un bel romanzo, con un disegno che è fluido ma dettagliato, per cui lo sguardo può anche soffermarsi e tardare, se non vuole sottostare al ritmo dettato dai dialoghi, a volte lunghi ma mai eccessivi. D’altra parte è culturalmente impegnativo: i riferimenti nel testo, ma anche nella parte grafica, sono molteplici, ad esempio nella riproduzione dei paesaggi storici, dal Castello Estense a Uraniborg.

Un solo difetto, che rischia di limitare un poco la lettura: il formato. In Francia sono stati pubblicati in grand format, cioè cm 23×32, quel quasi 20% in meno nelle dimensioni (il formato italiano è cm 19,5×26) si nota. Si ha la sensazione di vedere le cose quasi fossero al limite della comprensibilità, come le scritte in sovrimpressione su una TV troppo piccola. Sicuramente ha consentito di ridurre i costi, di avere l’edizione brossurata, invece del più ingombrante e costoso cartonato, ottenendo un più che soddisfacente rapporto qualità prezzo, però a volte si perdono alcuni dettagli del disegno e la lettura dei balloon, specie quelli più lunghi, è un po’ difficoltosa.

Ma metteteci anche che sono un accanito e famelico lettore di fumetti, e quindi a volte un po’ stanco, e un po’ di presbiopia si fa sentire 🙂


Luca Blengino, Stefano Carloni
I Sapienti
Star Comics 2017
Brossurato con alette, 112 pag, cm 19,5×26

Niente da perdere: Jeff Lemire e gli uomini spezzati della provincia canadese

«Ti manca mai?»
«Non sono mai stato un giocatore di hockey, Al. Ero solo uno sbandato. Almeno non devo fingere di essere qualcosa che non sono»

Tutti gli autori tendono ad avere delle tematiche feticcio, tòpos che affiorano costantemente nella loro narrativa. Si tratta di temi cari, che hanno spesso radici profonde in eventi del passato dell’artista: se parliamo di una mente creativa come Jeff Lemire, uno dei più prolifici del mercato statunitense, autore di Essex Country, Il Saldatore Subacqueo, Descender, Sweet Tooth e tante produzioni supereroistiche degli ultimi anni, i cui servigi sono richiesti da Marvel, DC, Image, Dark Horse e Valiant, non possiamo non pensare ai paesaggi rurali canadesi, all’hockey, alla neve, dove Lemire è nato e cresciuto e di cui porta spesso il ricordo e le atmosfere tra le pagine dei suoi fumetti, e ai rapporti famigliari logori, che costantemente ritornano nella sua narrativa.

Roughneck Niente da perdere in italiano – non ne è assolutamente da meno. In un fumetto estremamente minimalista, Lemire si concentra sulle vicende di Derek Ouelette, ex campione di hockey, tornato a vivere nella cittadina natia (inventata) di Pimitamon nella regione canadese del Nord Ontario e dalla quale era sfuggito in cerca di successo e gloria. Un uomo a pezzi, il cui volto è continuamente deformato dalla rabbia, dalla bile e dal veleno, ricolmo di solitudine, rimpianti e senso di colpa. Un individuo nichilista, reclusosi in una esistenza decadente quasi per espiare le sue colpe: la provincia assume i contorni, tra la neve e gli sguardi di rabbia e la totale assenza del calore umano, di un girone dantesco in cui espiare le proprie colpe e rendere più accettabile la non realizzazione dei sogni di gioventù.

Solo il ritorno della sorella minore, Beth, drogata e in fuga da un fidanzato violento mette in moto una serie di eventi che in qualche modo costringono i due fratelli a ricomporre le fratture di un passato familiare ingombrante. La famiglia appare in Niente da perdere nel suo duplice volto, odiata e maledetta in quanto covo di violenza tanto fisica quanto psicologica, ma allo stesso tempo unico rifugio in cui ritrovarsi quando non rimane niente, se non macerie di individui annichiliti dal vivere che hanno bisogno di ricongiungersi, stringersi attorno a un focolare improvvisato per provare a rialzarsi e rimettere in sesto il proprio presente.

La forza del lavoro di Lemire è nei suoi personaggi estremamente ordinari, ingabbiati in esistenze insoddisfacenti e che proprio per il modo convincente con cui ci vengono presentati, vivono conflitti interni e relazionali che diventano anche importanti per il lettore, riuscendo a far comprendere bene i loro punti di vista. Come ci preannuncia il titolo, Niente da perdere è una storia di fallimento, un vortice di sensibile nichilismo, ma che allo stesso tempo spinge il lettore a voler conoscere come tanto Derek quanto Beth usciranno fuori dalla relativa situazione di stasi, al termine dei propri archi di trasformazione.

Una storia di quelle semplici, ma non banale, poiché saggiamente costruita, quasi a ricordarci che non servono barocchismi per produrre un fumetto solido, soprattutto in un tempo dove le major Marvel e DC devono continuamente ricorrere a colpi a effetto per tenere incollati i lettori. Così se Derek supererà il suo fatal flaw e riuscirà ad accettare i fallimenti sportivi, incarnato dal conciliarsi con un cane vagabondo che gli rievoca costantemente la mascotte della squadra avversaria della sua ultima partita prima che venisse espulso dalla NHL (la lega professionistica di hockey nordamericana) per comportamenti violenti, e costruirà un ponte grazie al ritrovato affetto verso sua sorella, allora forse smetterà di essere un’isola contornato da solitudine, dipendenza, alcolismo, rabbia, autodistruzione, spezzando il proprio vivere nichilistico in un atto di amore verso la sorella che si concretizza nel finale. Se Beth riuscirà a superare le vessazioni del padre verso la madre che sono ancora impresse nei suoi ricordi e inizierà a vivere un rapporto sano con un altro partner, smettendo di concepire la coppia come luogo di violenza e oppressione, allora potrà finalmente stare bene con se stessa senza la necessità di alterare la realtà tramite le droghe.

A livello grafico, il tratto lontanissimo da una qualsivoglia sensibilità fotorealista di Lemire, ma al contrario estremamente espressionista e nervoso, risulta l’ideale per trasmettere il male di vivere dei personaggi, e in particolare di Derek. Lemire spesso si concentra, tramite un largo uso di primi piani, sugli sguardi, proprio per valorizzare il “non detto” e l’incomunicabilità dei soggetti al centro di Niente da perdere. A livello cromatico, l’autore gioca con colori estremamente freddi e monotoni, quasi a indicare l’incapacità di provare emozioni dei protagonisti e di uscire dal loro stato anaffettivo. Questo lavoro di acquerelli puramente monocromatico è rotto solo dai ricordi del passato: le violenze, la lacrime e le tragedie vengono quasi a essere rimpiante rispetto alla totale assenza di aspirazione verso il futuro e un presente pervaso di apatia.

In Niente da perdere c’è molto del passato in Canada di Jeff Lemire e lo si comprende anche dal lavoro di cuoco di Derek nella tavola calda, identico al lavoro svolto dall’autore all’inizio della carriera, quando ancora lo scrivere fumetti non gli dava da vivere. Appare chiaro come Niente da perdere sia estremamente pervaso della sua poetica, esattamente come altri lavori forse di maggior qualità, soprattutto il già citato Essex Country, e lontanissimi, invece, dai lavori per le major supereroistiche, dove l’autore canadese ha mostrato spesso incertezze e poca brillantezza, forse non aiutato da editor e scadenze.


Jeff Lemire
Niente da perdere
BAO Publishing, 2017
256 pagine, cartonato, colore – 23,00 €

Arriva Wake Up! Di Dario Custagliola e Antonello Cosentino

Comunicato Stampa

OGNI NOTTE UN NUOVO CORPO. OGNI NOTTE UN NUOVO CORPO. OGNI NOTTE UN NUOVO INCUBO!

Inghilterra, anni ’80. Frank Hubort si risveglia sconvolto nel cuore della notte… ancora una volta ha avuto un incubo. Suda, è febbricitante e in pochi giorni il suo corpo sembra essere invecchiato di dieci anni. Nella testa ha una voce, che recita senza sosta un desiderio che gli viene dal profondo delle sue viscere: “Un sonno senza sogni.” Frank Hubort si alza dal letto, ha una pistola nel cassetto… dannatamente attraente!
È così che inizia Wake Up, il webcomic scritto da Dario Custagliola (già autore del romanzo No Man edito da Leone Editore e qui al suo esordio fumettistico) e disegnato da Antonello Cosentino (Cosplay Killer edito da Edizioni Inkiostro, Siegrune in uscita con Edizioni BD, fondatore del collettivo Ehm Autoproduzioni).
Wake Up è un mystery horror che potrete leggere dal 29 gennaio 2018 sul sito del collettivo Ehm. La prima stagione sarà composta da quattro episodi, per un totale di oltre cento tavole, che vi terranno col fiato sospeso e vi trascineranno nel cuore di un asfissiante incubo.
La storia trae spunto dal racconto La Pietra Nera dello scrittore statunitense Robert E. Howard, che negli anni Trenta contribuì con alcuni suoi racconti ad allargare il mito di  Cthulhu, nato dalla terrificante penna di H. P. Lovecraft, collega e amico di Robert Howard.
Wake Up parte da questo racconto e lo rielabora, in una versione ancor più cruda e disturbante che mette il lettore di fronte a una fondamentale domanda: cosa resta da fare quando il male s’impossessa della tua vita?
Preparatevi a entrare nell’incubo!

Negan è qui! – L’origine del villain più famoso di TWD

Caffè nero, genziana, cicoria selvatica, rucola, radicchio, bergamotto… Niente di tutto ciò mi ha mai lasciato tanto amaro in bocca quanto aver mancato l’incontro a Lucca Comics & Games 2017 con il creatore della saga a fumetti The Walking Dead, l’illustrissimo Robert Kirkman. Cose che succedono! Vorrei poter dire con calma serafica, invece no. Ahimè! Questo è uno di quegli eventi sfortunatissimi che minano il quieto vivere. Mi congratulo con tutti coloro che non sono mancati al raro evento e ora possono vantare una copia di Negan è qui! autografata dal genio Kirkman. Vi stimo e vi rispetto!

Edito da Saldapress, il volume dal titolo Negan è qui! è arrivato nei negozi lo scorso 24 novembre 2017, in diverse edizioni oltre alla variante a tiratura limitata realizzata per il Robert Kirkman Signing Pack di Lucca Comics & Games 2017. C’è l’edizione base, quella esclusiva per fumetterie e un’altra realizzata appositamente per Amazon. Un volume in edizione cartonata da 72 pagine che raccoglie le 64 tavole disegnate da Charlie Adlard, che svelano il passato del temibile Negan, perché la sua mazza da baseball si chiama  Lucille e come è diventato il capo dei Salvatori. 

Ma chi è Negan? Appare per la prima volta nel numero 100 di The Walking Dead della Image Comics. Il suo arrivo è violento e distruttivo. Niente è più come prima. Il suo nome significa PAURA e  SOTTOMISSIONE. Negan è un personaggio sadico e scurrile, ama gli altri, ma solo se strisciano ai suoi piedi. Curato nell’aspetto, ha un umorismo depravato e non muove un passo senza la sua inseparabile compagna Lucille, avvolta nel filo spinato, con cui adora spappolare teste. In breve tempo Negan diventa uno dei personaggi più rappresentativi della saga a fumetti e della serie tv, focalizzando l’interesse del pubblico su di lui. I fan sono rapiti dai suoi modi da antieroe e inevitabilmente sviluppano una crescente curiosità riguardo le sue peculiarità e il suo passato.

Nascono così i presupposti per la realizzazione di Negan è qui! un prequel che racconta la nascita di un personaggio. La vita quotidiana, il dramma, la disperazione, il disorientamento, la consapevolezza e infine la rinascita. Queste fasi si alternano nel corso della storia.

All’inizio, prima che il mondo come noi lo conosciamo finisca, Negan è un insegnante particolare, fuori dagli schemi. I suoi rapporti con gli alunni sono bruschi e moralmente scorretti. La sua vita privata è un disastro. Il suo rapporto con sua moglie è logorato e irrimediabilmente compromesso dai continui tradimenti extra coniugali.

Poi il suo fare strafottente subisce un brusco arresto quando improvvisamente riceve un grosso pugno nello stomaco all’apprendere che la moglie è malata di cancro. Mentre si trova al capezzale di un letto di ospedale, l’apocalisse ha inizio e Negan, impotente e frastornato, assiste alla morte prima e alla trasformazione poi della sua compagna di vita. Da questo momento in poi Negan deve affrontare eventi e subirne altri che lo portano a scegliere di sopravvivere a ogni costo, aggrappato al ricordo di sua moglie.

Kirkman ci fa conoscere un Negan del passato che non è affatto diverso da quello che conosciamo. È rimasto l’insegnante che cerca di far capire agli altri che il mondo è cambiato, le regole non esistono più e lui ne è consapevole. La trasformazione della mazza da baseball con il filo spinato rappresenta la presa di coscienza di Negan.

Adlard ha saputo mettere in risalto la psicologia del protagonista con tavole ben strutturate con le giuste inquadrature che ben evidenziano debolezze e drammi. Il suo tratto tondeggiante e realistico rappresenta efficacemente scene crude e violente.

Con questo albo Kirkman conferma l’idea che ha della saga. The Walking Dead non è un racconto sulla sopravvivenza, è l’insieme di storie di uomini che rinascono. Io ho appena letto la storia di una rinascita bellissima. Negan è qui!

Le ragazze nello studio di Munari – A big crush

Le ragazze nello studio di Munari di Alessandro Baronciani è un racconto che se dovessimo rappresentare graficamente con una linea progressiva si risolverebbe in un grosso ghirigoro: il protagonista Fabio è un appassionato di libri, ha un negozio di libri usati, e scrive la sua storia attraverso il rapporto con tre ragazze diverse. Di lineare nel suo racconto non c’è nulla, i flashback o i ricordi seguono le sue sensazioni e gli stimoli che gli provengono da un oggetto o da una riflessione.

Fabio appunta i suoi pensieri su un file del computer, cioè un supporto asettico e astratto quanto più possibile, eppure quello che racconta noi lo vediamo rappresentato con un impatto emotivo e sensoriale molto superiore a quello che ci darebbe un normale fumetto.

Il perché è presto spiegato dal titolo stesso dell’opera: Fabio è un grande ammiratore di Bruno Munari, come lo stesso Baronciani che regala a questo personaggio anaffettivo e snob qualcosa di suo, cioè l’amore per il grande artista. E come meglio onorare tale rispettosa devozione se non utilizzando elementi in cartotecnica, come fogli lucidi, inserti di materiali più morbidi della carta, fori nei fogli e aggiunte interne? Tutto questo procura al lettore un’esperienza che va ben al di là dell’immedesimazione o dell’empatia (che volutamente risulta nulla con il protagonista), è un viaggio cognitivo e sensitivo che ha a che fare con l’intero universo artistico (le citazione e i rimandi a cinema, libri, musica ecc. sono tantissimi) e che ha come scopo quello di rendere giustizia ai veri protagonisti dell’opera: il libro stesso, come oggetto che travalica le barriere dell’inanimato e della compattezza, e il pensiero di Munari, che dà vita al libro, lo rende così come è.

Un modo meraviglioso, tra l’altro, di rompere la quarta parete, quella tra vignetta e lettore.

Che poi, ad essere precisi, il lavoro di Baronciani si distacca dal concetto di fumetto classico, non usa baloons, preferisce le immagini a tutta pagina, le vignette, quando ci sono, hanno funzione narrativa, ma in senso lato: vedi i suoi amati primi piani, ripetuti uno sopra l’altro per evidenziare, con leggere differenze di linee, i mutamenti nell’espressione e far vivere a chi guarda il passaggio da un’emozione all’altra.

I suoi disegni sono essenziali, ma estremamente espressivi, preferisce creare attraverso il bianco e nero illustrazioni che riescono con pochi tratti a far immergere in un’atmosfera, in un luogo, in un turbamento.

Perché come diceva Munari: «Complicare è facile, semplificare è difficile. Per complicare basta aggiungere, tutto quello che si vuole: colori, forme, azioni, decorazioni, personaggi, ambienti pieni di cose. Tutti sono capaci di complicare. Pochi sono capaci di semplificare. Piero Angela ha detto un giorno: è difficile essere facili. […] La semplificazione è il segno dell’intelligenza, un antico detto cinese dice: quello che non si può dire in poche parole non si può dirlo neanche in molte.»

Baronciani riesce benissimo a essere semplice e a dire tante cose con un’immagine.

Per tornare brevemente al titolo di questa recensione, in cui avrei mille altre cose da dire, ma cerco di seguire le sagge parole del maestro, Baronciani rivela “una grande cotta” verso il lavoro di Munari, che sicuramente ha avuto un ruolo fondamentale nella sua crescita artistica e intellettuale, e condivide con noi “una grande cotta” per l’oggetto-libro e tutte le sue potenzialità (basti osservare come la copertina della prima edizione, una ragazza che ritaglia le lettere del titolo, si sia trasformata nello sguardo di Monica Vitti che ci osserva da sopra una pila di tomi colorati…).

Ma anche io (scusate lo scivolone poco professionale) ho da dichiarare “una grande cotta”, mia personale, per il lavoro di questo ragazzo pieno di talento, che sfoga in campi numerosi ed eclettici, che seguo dalle prime pubblicazione con la Black Velvet, che mi ha concesso un’intervista anni fa, ingenua e piena di entusiasmo che per fortuna si è persa nell’etere, e che gentilmente ha risposto a un invito che non si è mai potuto concretizzare.

Quest’opera nata nel 2010 e oggi risorta a nuova vita grazie ai tipi della BAO Publishing lo rappresenta a pieno, è matura e completa, ricca e ammaliante, come un fumetto e molto più di un fumetto.

Il paese dei tre santi, tre santi per un solo paese

Fade from black…

Kleiner Flug pubblica il suo primo lungometraggio a fumetti, stampando con la consueta qualità Il paese dei tre santi, di Stefano Nardella e Vincenzo Bizzarri, già pubblicato sotto forma di web comic (e in volume) dal Collettivo Mammaiuto.

L’inizio della storia è stato pubblicato online oltre due anni fa, e il lavoro è stato portato avanti per trentasei puntate che trovate qui, l’ultima è stata resa disponibile a marzo del 2017, mentre usciva il volume.

Da qui, dopo l’esaurimento delle versioni cartacee direttamente pubblicate dal collettivo, Kleiner Flug ha ripreso e pubblicato questa storia «che sembra scolpita nella luce. Scritta da un uomo che è introvabile e disegnata da un uomo che puoi incontrare solo al crepuscolo in casuali strade di periferia. È una storia che parla di Santi che presidiano il territorio della violenza, della rabbia e del senso di colpa.» (dalla sinossi sul sito Mammaiuto.it)

In effetti non si trovano tante informazioni sugli autori, però alla fine qualcosina sì: sono entrambi pugliesi, nati negli anni ’80 del secolo scorso, e appassionati cantori di storie del sud Italia (è uscito un altro volume a loro firma, pubblicato da Hazard Edizioni, nell’ambito di una collana chiamata proprio Fumetti per il sud).

La storia stavolta è quella di un paese che festeggia i suoi tre santi protettori:

  • San Michele Arcangelo, compagno nei combattimenti e nelle lotte terribili, Patrono (un po’ paradossalmente) della Polizia, e figura ricca di interpretazioni nella devozione anche popolare;
  • San Nicandro e San Marciano, associati nel Martirologio Romano, e il cui culto è diffuso nelle zone tra Molise e Puglia (dove sono stati portati dalla transumanza, come dicono gli stessi paesani), invocati rispettivamente come argine alla corruzione, agli errori e ai vizi e come sguardo pietoso su questa misera terra.

Michele, Nicandro e Marciano sono anche i tre protagonisti delle storie che si intrecciano nel paese.

Michele è un ex-pugile tossicodipendente, violento e con pochi scrupoli, che mostra un po’ di umanità nell’andare a trovare la madre malata (che a volte lo scambia per il padre e lo istiga a non farsi mettere i piedi in testa da nessuno) e nel veder vincere un giovane pugile che non ha voluto sottostare alle imposizioni della malavita.

Nicandro, piccolo spacciatore che vuole fuggire da una vita sempre ai confini, di muscoli mostrati, di omertà e frustrazione. Ma non prima di aver risolto alcune situazioni per non andarsene come nu vigliacco. E prova a far nascere una nuova vita dalla morte.

Marciano, ex detenuto che si è rifatto una vita, completa, con moglie e figlio, che ha il chiosco di panini e bibite attorno al quale gira la vita del paese, e che si rifiuta di pagare il pizzo. E che ci racconta la storia dei tre santi.

Tutto gira intorno ai tre giorni di festa, all’incontro di pugilato, alla processione e alla resa dei conti per i tre protagonisti, prima che tutto torni nel buio omertoso di sempre.

Quel buio fumoso dei fuochi artificiali di una festa di paese tanto ipocrita e immobile quanto rumorosa.

La scrittura e il disegno nella storia si compenetrano, sono complementari, e funzionano in simbiosi. Pochi personaggi si incrociano tra silenzi e allusioni, tra violenze fisiche e minacce più o meno esplicite. Uno spaccato di vita del Sud che noi, che viviamo in altre regioni d’Italia, spesso scambiamo per folklore o solo per un retaggio del passato. Come quella immagine di San Pio scarabocchiata su un muro dietro a un mucchio di immondizia, vicino alla frase L’invidia, la mamma di tutte le infamità.

E invece colpisce nella realtà e attualità, come un pugno, una coltellata, un morso, un colpo di pistola.

Una storia che comincia con le campane e finisce con i tre botti di chiusura dello sparo finale.

Pochi colori bastano a descrivere graficamente tutto questo, tre, quattro in tutto, oltre a bianco e nero, un giallo ocra e un azzurro pastello, che danno a tutta l’opera un senso di ovattato, quasi a renderne più accettabili i contenuti.

I ritmi, le inquadrature, le alternanze tra silenzi e parlati hanno un aspetto molto cinematografico (è anche vero che Nardella è partito proprio dalle sceneggiature per lo schermo). Si possono ricostruire le carrellate e i piani sequenza. I dettagli, i luoghi tornano e i particolari sono sempre gli stessi, proprio come su un set cinematografico. Bizzarri è stato attento a riproporre gli stessi oggetti, gli stessi posti, con inquadrature diverse, dando così al luogo una connotazione fisica molto precisa.

Cinematografiche sono anche le onomatopee, che riempiono di suoni la storia, quei suoni che al cinema si colgono anche in sottofondo, a riempire la parte acustica della storia, dandoci l’esperienza di una sinestesia illustrata.

Fino alla fine di un racconto che intreccia le storie dei tre uomini, santi solo di nome, in una serie di tragedie, in cui i compaesani fanno parte dello sfondo, e poi torna esattamente al punto di partenza.

… fade to black.

Il nero è quello delle anime di tutti, a partire dal parroco, primo e ultimo personaggio, colto entrambe le volte nell’atto di fare il segno della croce (che si vede anche in un altro momento, quando i sicari, quasi con le pistole in mano per uccidere Marciano, si fanno cogliere dalla processione).

Sembra una di quelle storie in cui ancora una volta non c’è scampo all’ineluttabilità del male, di un percorso che non riesce a uscire dalla coltre dell’ipocrisia e dell’omertà. Alla fine della lettura non sembrano aprirsi spiragli di speranza, perché il nero che conclude è lo stesso che apre. E ci si aspetta solo che il ciclo riparta, tra un anno, per quei tre giorni in cui un po’ della luce dei tre santi torni a rompere il buio.


Stefano Nardella – Vincenzo Bizzarri
Il paese dei tre santi
196 pagine, colore, € 22
Nuvole sparse, n. 1
Kleiner Flug

NEXO ANIME AL CINEMA – Con Dimensione Fumetto paghi di meno!

Dopo il record della stagione 2017, che ha totalizzato 200 mila spettatori classificandosi come il ciclo di anime su grande schermo più visto di sempre
Nexo Digital e Dynit presentano:

NEXO ANIME AL CINEMA Stagione 2018

Continua a conquistare il pubblico delle sale lo straordinario fenomeno che si ripete ogni anno, portando nei cinema italiani decine di migliaia di appassionati di anime, manga e fumetti. Giunto al suo sesto appuntamento, il calendario degli anime al cinema di Nexo Digital e Dynit proporrà così altri tre attesissimi appuntamenti.

FATE/STAY NIGHT: HEAVEN’S FEEL I. PRESAGE FLOWER
13-14 febbraio 2018
Il primo titolo della trilogia che racconta le vicende della terza e ultima route omonima narrata nella visual novel Fate/stay night, pubblicata da Type-Moon, concepita da Kinoko Nasu e illustrata da Takashi Takeuchi.

TOKYO GHOUL
6-7 marzo 2018
Il live action basato sul popolarissimo manga di SUI ISHIDA che ha venduto quasi 30 milioni di copie in tutto il mondo. Il film di KENTARO HAGIWARA ambientato in una Tokyo contemporanea non troppo dissimile dalla realtà.

AKIRA – 30° Anniversario
18 aprile 2018
Uno dei lungometraggi di animazione più famosi e visionari di tutti i tempi: un’opera che ha fatto la storia del fumetto e dell’animazione giapponese e che ora torna sul grande schermo con un nuovo doppiaggio italiano.

Grazie a Dimensione fumetto potrai usufruire del biglietto ridotto. Scarica e stampa questo coupon e presentalo al tuo cinema!

La Stagione degli Anime al Cinema, distribuita da Nexo Digital in collaborazione con Dynit e col sostegno dei media partner Radio DEEJAY MYmovies.it, Lucca Comics & Games e VVVVID.

Qui sotto trovate anche i coupon per gli altri eventi Nexo:

16 Gennaio 2018 – Rigoletto – Royal Opera House
23/24 Gennaio 2018 – Fabrizio De Andrè. Principe Libero
30/31 Gennaio 2018 – David Hockney dalla Royal Academy of Arts – Grande Arte al Cinema parte II

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi