Monthly Archives: novembre 2017

Le Macerie prime e la solidità di Zerocalcare

Zerocalcare Macerie prime

Finito di leggere Macerie prime, il nuovo fumetto di Zerocalcare pubblicato da BAO Publishing, il primo pensiero è stato quello di non poterne fare nessuna recensione accettabile, e non certo perché manchino elementi, spunti e sensazioni di cui poter parlare, di quelle ce ne sono a bizzeffe.

Infatti se il titolo vi ha incuriosito, non passeranno troppe pagine per capire che quelle macerie sono proprio le stesse su cui la generazione dei trenta-quarantenni si trova a camminare da tempo, quelle di un mondo costruito dai nonni e lasciato sgretolare dai padri su cui non si trovano più elementi solidi, ma solo precarietà. Parola orribile in tutti i sensi.

Eppure questa è una cosa con cui conviviamo un po’ tutti, in modo diretto o per interposizione; Calcare stesso, che ne sembra appena uscito dopo il successo avuto dai suoi “disegnetti”, la rivive attraverso le parabole esistenziali dei suoi amici e sulla sua pelle sotto forma di “accolli” e sensi di colpa.

Dunque il problema con questa opera, in cui Zerocalcare dopo Kobane Calling torna a parlare della quotidianità dell’autore stesso (o meglio il suo personaggio) e dei suoi amici, che ormai sono diventati così familiari anche a noi, è che è così vicina e diretta che è impossibile parlarne con distacco.

Inoltre Macerie prime è una storia non conclusa, è un lungo preludio, la presentazione di intrecci narrativi di cui si svelerà il disegno solo nella seconda parte, conclusiva, che vedrà la luce (parole dell’autore) solo a maggio. Per ora quello che si comprende è che le vicende che riportano insieme il gruppo storico di amici di Calcare non sono fini a sé stesse, ma cucite, ancora a larghe maglie, con una sotto trama inquietante che non si dipana abbastanza per poterla decifrare.

Zerocalcare Macerie prime

La certezza con questo autore però è la sua capacità di comunicare e raccontare, la certezza che continuando a leggere arriveremo al punto in cui la storia ci assesterà quella mazzata da spezzare il cuore, tutte le strade buie percorse troveranno il loro traguardo in una conclusione che ci colpirà diritto al petto, come è successo finora.

Non sembra ci sia da temere che la vena artistica di Zerocalcare si sia esaurita, anche se in questo volume si ride forse un po’ di meno e alcuni passaggi sembrino un filo macchinosi: è evidente infatti che sotto c’è un piano ben preciso che esige anche dei precisi meccanismi che tolgono anche un poco di spontaneità.

Zerocalcare Macerie prime

La bravura di Michele Reich non risiede solo nella capacità registica di mostrarci gli eventi che racconta riuscendo a personalizzare e rendere vividi fatti e personaggi, ma è proprio nel modo di raccontare, modo che trova sorgente nella vivacità popolare, nella romanità (anche se le sue origini non sono strettamente romane, il vivere a Rebibbia ha influito sicuramente nel modus operandi del Nostro), in quella genuina abilità di dire e ridicolizzare, di esaminare e riprodurre, che scorre nelle vene dei latini in generale e dei romani in particolare, che da Belli a Verdone ha creato un genere specifico.

Zerocalcare riesce attraverso i disegni a portare su carta i racconti orali tipici delle borgate, ricchi di flashback e memorie, di ricapitolazioni e riflessioni personali, naturalmente aggiungendoci elementi fondamentali che rendono tali storie universali e adattabili alla sensibilità e ai bisogni dei lettori.

Se non fosse che lui stesso mi ci manderebbe, non esiterei a paragonare i fumetti di Zerocalcare alle opere classiche, e intendo dire proprio omeriche: come un aedo dei giorni nostri, riporta nelle sue storie ideali e convinzioni condivisibili da molti; quel modo di rappresentare i protagonisti con sembianze diverse o animalesche, collegate alle loro caratteristiche, non è poi così diverso dalla reiterazione di patronimici o epiteti che gli aedi usavano per caratterizzare e far memorizzare i personaggi delle loro storie; infine i suoi racconti non sono mai fine a sé stessi, ma hanno uno scopo educativo e di crescita. Chi ha letto il volume avrà anche notato l’introduzione di figure mitiche e divinità, insieme al valore riconosciuto al passaggio della conoscenza, all’importanza degli anziani e della memoria collettiva che inaspettatamente sembra dare sostegno a questa similitudine apparentemente improbabile.

Aspettiamo dunque maggio per la sua conclusione e intanto godiamo di questa storia che poggia su macerie e aspira alla solidità.

Charles Babbage su Comics&Science

Charles Babbage è stato un proto-informatico, perché pensava alla costruzione di una macchina calcolatrice fin dagli anni ’20 del XIX secolo.

È stato sicuramente una figura interessante, che ha lavorato tutta la vita su alcune macchine, e ha incrociato la sua vita con Ada Lovelace, figlia del poeta Lord Byron e nota come l'”inventrice” del primo vero algoritmo pensato per una macchina.

La storia dei due è stata anche protagonista di un graphic novel, ad opera di Sidney Padua, autrice canadese, nominato all’Eisner Award nel 2016 e battuto da Ruins di Peter Kuper.

La storia di Babbage e della sua macchina, i legami con Ada Lovelace, hanno creato intorno a questa storia un vero alone di mistero, a volte non lontano dal sensazionalismo pseudoscientifico che circonda figure che sono assurte a livelli mitologici, come Nikola Tesla.

E bisogna dire che di questo tipo di mysteri Alfredo Castelli se ne intende non poco…

Così non deve essere stato difficile per lui forzare un po’ la mano alla storia, mescolandola con le voci e le più o meno realistiche interferenze (è proprio il caso di dirlo) aliene, creando 20 tavole che starebbero benissimo in un volume del BVZM.

Trovando poi nella matita di Gabriele Peddes un ottimo riferimento grafico.

Così la storia a fumetti che maggiormente caratterizza questo numero di Comics&Science (che recensiamo con colpevole ritardo, dovuto alla nostra fumetteria preferita 🙂 ) lascia un po’ l’amaro in bocca perché è… troppo corta e troppo intrigante per finire in poche tavole (meno di un quarto dei più piccoli mensili Bonelli…)

Ma ci sono tanti aspetti che rendono ulteriormente appetibile questo numero del magazine pubblicato dal CNR.

Oltre a Babbage, Davide La Rosa ci presenta uno dei fisici divulgatori in Italia, quel Paco Lanciano ormai arcinoto al pubblico delle trasmissioni di Piero Angela, che, con il suo fagiano crononauta ci racconta in 10 vignette la storia di Alan Turing, un altro che con le macchine per il calcolo ha avuto non poco a che fare.

Sicuramente un merito del semestrale che ha avuto origine dall’omonima sezione di Lucca Comics è quello, ogni volta, di presentare non solo le relazioni tra scienziati e fumettisti, ma anche delle belle realtà di scienza e di divulgazione di cui il nostro paese dovrebbe andare fiero e che invece sono del tutto sconosciute.

Stavolta si tratta dell’Università di Pisa e della sua storia legata al calcolo e alle macchine elettroniche. Se è vero che a Pisa c’è stato il primo collegamento Internet in Italia, oltre trent’anni fa. Se è vero che a Pisa da oltre 50 anni il CNUCE (Centro Nazionale Universitario di Calcolo Elettronico), oggi confluito nell’Istituto di scienza e tecnologia dell’informazione, si occupa di calcolo e di macchine che lo facilitano. Se è vero che a Pisa si trova un interessante Museo degli Strumenti per il Calcolo, che fa da sfondo alla nostra storia.

E Babbage e Turing sono l’occasione di ripercorrere la storia del calcolo numerico, a partire dalle calcolatrici (umane), fino alle macchine meccaniche sempre più complesse (per scoprire ad esempio che Enigma non è stata l’unica e la più potente macchina usata nella seconda guerra mondiale).

Storia nella quale l’Italia ancora una volta ha avuto una parte non secondaria.

Ancora una volta Andrea Plazzi e Roberto Natalini colpiscono nel segno. Speriamo che la serializzazione di Comics&Science sia finalmente realtà, perché per gli appassionati di scienza è un modo divertente di approfondire gli argomenti, ed è un modo efficace di appassionare alla scienza gli amanti della Nona Arte.

La giusta mezura: due punti di vista equilibrati

La giusta mezura il nuovo romanzo di Flavia Biondi pubblicato da BAO Publishing, ha generato un interessante confronto tra me e Mattia Surroz, fumettista di fama nazionale che, oltre a essere un autore Disney, insegna alla Scuola internazionale di Comics; la nostra discussione, accesa ma sempre educata, si è trasformata in quello che state per leggere, le mie impressioni saranno in nero e quelle di Mattia in blu.


Bologna è la città dei giovani, grande ma a misura d’uomo, ricca di svaghi e di opportunità ma intima e romantica come si addice a ogni universitario che la sceglie come sede, i suoi loggiati sono rifugi sicuri per i numerosi studenti che la popolano e per i turisti che la scelgono come meta. Ricca di storia e tradizione è lo scenario perfetto per molti racconti ed è proprio qui che Flavia Biondi ha deciso di ambientare il suo nuovo libro.

Flavia è un’autrice che ha dimostrato, anche nei lavori precedenti, di fondare la sua narrazione sulla verità, per questo era necessario che le vicende narrate succedessero in una città reale. A mio avviso il rapporto che i protagonisti hanno con la città è (forse?) la parte più autobiografica del libro. Flavia a Bologna ci vive, e la Bologna de La giusta mezura è autentica, proprio per questo, perché è raccontata da qualcuno che la conosce e la ama profondamente. La città, che definisce anche le sorti dei protagonisti con la sua personalità, è quindi un’altra protagonista della storia, più che un’ambientazione.

«Storia: una parola che rappresenta gli avvenimenti assolutamente reali del passato e allo stesso tempo un racconto. Qualcosa di esclusivamente immaginario. Ma significa anche avere una relazione», di tutto questo parla il nostro fumetto, parla di un racconto, quello che sta scrivendo Manuel ambientato in un ipotetico medioevo e infarcito da nobildonne, cavalieri e draghi che inevitabilmente si intreccia con la vita reale, con la relazione che lui ha con Mia e della loro crescita assieme. Mia e Manuel sono due ragazzi alla soglia dei trent’anni, un traguardo spesso temuto, che ti costringe in molti casi a tirare le somme della tua vita in vista dell’ingresso nella seconda età, quella adulta.

Lui è un ragazzo saggio e posato, lavora come cameriere in una pizzeria e il suo sogno è quello di fare lo scrittore, e ci sta riuscendo, il suo romanzo web sta riscuotendo molto successo e un grande editore si è interessato alla sua opera. Lei ha le idee un po’ confuse, vorrebbe diventare una scultrice, il motivo per cui è scesa da Venezia a Bologna, ma la strada non è facile, negli anni ha svolto numerosi lavori e l’ultimo, quello di commessa in un negozio di scarpe, le stava ormai stretto al punto da spingerla a un licenziamento improvviso. Entrambi hanno però un obiettivo comune, quello di lasciare la casa per studenti nella quale vivono e trasferirsi in un’abitazione tutta loro. Manuel questo lo sa bene e sta lavorando affinché possa diventare realtà, ma Mia non sa più quello che vuole, il traguardo dei trent’anni l’ha fatta sprofondare in una profonda crisi personale e tutto viene messo in dubbio, anche il loro rapporto.

In quanti hanno provato a raccontare la vita dei trentenni e dei loro sogni, delle loro paure e dei loro obiettivi? Credo sia un tema narrato un po’ ovunque e spesso usato nelle serie tv, e proprio pensando a questo media scaturisce il confronto con Ted e Robin, due dei protagonisti di How I Met Your Mother, una sitcom americana andata in onda da qualche anno anche da noi e sempre replicata. Anche in questa serie vediamo raccontati i dubbi e i timori di ragazzi giovani che si avvicinano alla soglia dei trent’anni caricandosi di obiettivi, aspettative e sogni. In questo caso però i ruoli sono invertiti: Robin è la figura sicura, forte e determinata, è una ragazza risoluta, emancipata e indipendente, il suo sogno è quello di diventare una giornalista televisiva e pian piano lo sta coronando; Ted invece è insicuro, ha la sola certezza di voler diventare un architetto e metter su famiglia, è un sognatore e un ragazzo anche ingenuo che si innamora facilmente, ma solo una sarà la donna della sua vita, e no, non è la madre dei suoi figli (come molti di voi sapranno).

Ma come raccontare un tema in fondo così delicato quanto comune? Con la bravura e la delicatezza che contraddistingue Flavia nei suoi racconti. Le similitudini tra le due storie sono moltissime e l’unico punto fermo è l’incertezza nel futuro e di come la soluzione a tutto sia quella di trovare La giusta mezura, il giusto equilibrio che fa procedere nella vita.

Io penso invece che il libro sia tutt’altro, per questo il confronto con la serie lo trovo fuorviante. Sì, è la vita di due trentenni che faticano a diventare adulti, come tutti quelli della nostra generazione, ma il cuore del libro, e della potenza di questo fumetto, è altrove. Flavia fa una scelta coraggiosa, a differenza di quello che dici tu parla di qualcosa di cui non parla mai nessuno. Si pone delle domande, anche brutali, che di solito nessuno si pone quando decide di parlare di amore. Come si sopravvive all’innamoramento? Come si riesce ad accettare che le farfalle nello stomaco siano digerite da anni? Cosa tiene insieme le coppie di lunga data? Su quali basi si devono fare progetti di vita, continuare a scegliersi ogni mattina? Come si fa a diventare adulti insieme, senza perdersi, o senza diventare tristi?
E prova a rispondere a queste domande con un gioco di equilibri magistrale. Anzi, la risposta a questi interrogativi la svela già nel titolo (e qui ci trovo una similitudine altisonante: chiunque abbia letto La terra dei figli di Gipi capirà perché penso che la scelta di questi due titoli abbiano in comune questo, il senso del libro stesso).
Concede al lettore di addentrarsi nei dubbi e nelle intemperanze di Mia, crea l’escamotage narrativo che vede far capolino di tanto in tanto le pagine del libro che sta scrivendo Manuel, che diventa la metafora di come certi ideali totalizzanti sull’amore si scontrino con la vita vera, e di come si debba farci i conti.
Gestisce le dinamiche tra i protagonisti mettendogli spesso la telecamera vicina vicina, dosa silenzi e dialoghi affilati come in pochissimi riescono a fare oggi.
Dicevo, risponde a quelle domande in maniera sorprendentemente matura, considerato che stiamo parlando di una ventinovenne, e infatti le risposte, non di certo per caso, le mette in bocca alla mamma della protagonista Mia.
Sembra davvero che l’autrice l’abbia trovata, la giusta mezura, tra narrazione e autobiografia, tra testo e disegno, tra leggerezza e profondità.

La Biondi nasce a Castelfiorentino in provincia di Firenze nel 1988 e i suoi studi l’hanno vista impegnata nei corsi dell’Accademia di belle arti di Bologna e nello specifico in quello di illustrazione e fumetto. Da sempre la sua passione è quella del racconto, storie le sue che narrano di personaggi modesti ma dal grande cuore, e diverse sono le pubblicazioni che raccolgono la sua passione. Con la casa editrice Renbooks pubblica Barba di perle (2012), L’orgoglio di Leone (2014) e L’importante è finire (2015), tre grapich novel a tematica LGBT. Nel 2015, per i tipi di BAO Publishing, pubblica il graphic novel La generazione e quest’anno La giusta mezura, sempre quest’anno partecipa all’antologia Melagrana di Attaccapanni Press. Il suo tratto è armonico e spontaneo, è caratterizzato da un uso sapiente delle tinte nette, dei colpi di luce e delle chiusure dell’ombra, un tratto raffinato e ricercato che ben si adatta alle sue storie.

Flavia è uno di quegli autori di cui non si riesce a decidere se sia più brava a scrivere o a disegnare. In realtà penso sia stupido chiederselo, perchè i fumetti sono quello, scrivere per immagini. La cosa certa, parlando del disegno, è la crescita esponenziale rispetto a La generazione. Riconferma e affina la sintesi, ribadisce un gusto raro (e funzionale alla narrazione, soprattutto) nella scelta delle inquadrature, nella gestione della gabbia e del ritmo, e sorprende per l’intensità della recitazione dei personaggi.

La BAO le dà molta fiducia confezionando per La giusta mezura un’edizione di lusso con copertina retinata blu e una stampa a pressione bianca. Un volume che rende confortevole la lettura lasciandoci immergere in questo piacevole ed emozionante racconto.

Quante canzoni, libri, film, raccontano di amori che iniziano e finiscono. A parlare di tutto quello che c’è tra questi due estremi , come ironizza l’autrice con una punta di amarezza, sembra ci siano solo certi rotocalchi femminili, o le barzellette della settimana enigmistica. La Biondi ci fa un grandissimo regalo, da oggi, per fortuna, a parlare di tutto quello che ci sta nel mezzo, e di come sopravviverci, c’è anche questo prezioso fumetto, La giusta mezura.

L’arte infinita di Hayao Miyazaki, il Never Ending Man

Se state leggendo questo articolo è perché siete ammiratori di Hayao Miyazaki, o stimate i suoi film e siete curiosi di sapere se il documentario Never Ending Man, girato dopo l’ultimo annuncio del suo ritiro come regista nel 2013, valga la pena di essere visto domani sera, 14 novembre, al cinema.

Ebbene, per voi dirò immediatamente come stanno le cose: , vale la pena comprare il biglietto e guardare questa breve monografia, perché si rivelerà per voi istruttiva, interessante, anche lievemente commovente e vi avvicinerà a un uomo, Miya-san, e un professionista, Miyazaki sensei, ammirevole sotto tanti punti di vista. Se in più siete cultori della tecnica dell’animazione, o comunque appassionati di quest’arte, il film si rivelerà anche molto stimolante dal punto di vista prettamente pratico, perché mostra il modus operandi di uno dei più grandi registi viventi e di tutti i tempi.

Potrei dilungarmi e continuare a incentivare la vostra curiosità insistendo su immagini generali ed entusiaste, ma siccome sarebbe davvero banale e quasi antipatico, e d’altra parte ritengo assolutamente inappropriato, in questo caso, approfondire i punti cardine del documentario perché ve ne rovinerei la visione, a questo punto annuncio invece l’inizio di una recensione assolutamente personale e soggettiva, in cui racconterò quello che ha colpito me durante la mia visione in anteprima.

Primissima impressione, semplice: la vita di Miyazaki è davvero strettamente connessa con il suo senso della Natura (di cui abbiamo già parlato qui). Sia il Museo Ghibli (che in questo caso non viene mostrato), che lo Studio Ghibli, che lo stesso spartanissimo studio privato del regista sono strettamente interconnessi con elementi naturali che li caratterizzano. L’importanza, almeno per me, di questo aspetto, risiede nel riconoscimento che questa è prova dell’onestà morale dell’artista, la sua coerenza, la sua rettitudine.

Seconda impressione: Hayao Miyazaki è una persona netta e nitida, con uno sguardo netto e nitido, che si propone agli altri (collaboratori e non) con atteggiamenti netti e nitidi. La sua superiorità in quanto autore, creatore e capo sezione emerge da questo documentario in modo così chiaro e diretto che è quasi sciocco che ve ne stia parlando, lo vedrete. Ma questi due aggettivi assonanti, netto e nitido, mi sono venuti spontanei alle mente osservandolo agire, anche solo per preparare un tè, con quel caschetto di capelli bianchi, per quanto quasi mai pettinato, che bilancia armoniosamente il bianco del grembiule, immacolato, che indossa per lavorare.

Never ending man Hayao Miyazaki

Eppure, guardandolo muoversi, ho pensato che nel suo aspetto ci fosse qualcosa che stonava con questa mia insistente considerazione, ed erano i suoi occhi. Se lo sguardo nella maggior parte dei momenti è appunto diretto e lucido (netto e nitido) con quella sfumatura fantasiosa cha hanno solo gli occhi dei giapponesi quando non sono perfettamente neri, ma sembrano di un grigio ferro traslucido e luminoso; in altri momenti, mentre guarda o pensa ai disegni, assume un peso diverso che non riuscivo bene a identificare.

Anche il suo aspetto ha qualcosa che stona con la mia idea su di lui: quella testa che sembra troppo grande sulle spalle strette e il corpo esile e legnoso è iconograficamente all’opposto alle linee del corpo di un gatto; perché allora ho sempre associato Miyazaki a un gatto, se nel suo aspetto esteriore non c’è nulla che lo richiami?

Ma a questo risponderò tra poco…

Intanto: una delle parole chiave del film è “vecchiaia”, è stato questo il motivo del suo annunciato ritiro e il maestro la ripete più volte parlando di sé e collegandola al suo lavoro. Eppure scoprirete (scusate, siamo in un campo pericolosamente vicino a un’anticipazione) che tutto sembra, Miya-san, tranne che un vecchio: per come si comporta, per come pensa al futuro, per come si incuriosisce e si entusiasma per il mondo che lo circonda.

Never ending man Hayao Miyazaki

E ragionando su questo ho finalmente trovato la risposta sull’enigma del Miya-gatto: gli occhi di questo grande uomo mentre lavora sembrano all’improvviso vedere cose meravigliose e inaudite, che lo ipnotizzano, cose così straordinarie che noi non riusciremmo mai a immaginare, e sono le cose che poi riporta nei suoi lavori e che incantano e hanno incantato e incanteranno tutti noi. Esattamente come i gatti a volte fissano un punto con attenzione feroce, seguendo immagini che noi non vediamo e non supponiamo, come se vedessero scene di universi e dimensioni a noi invisibili.

Ecco, Hayao Miyazaki, come i gatti, è un essere vivente che vive sul confine tra la nostra realtà e un mondo incredibile, con la differenza che lui, quelle immagini spettacolari, riesce a condividerle con noi.

Probabilmente rimarrà un esemplare unico, ma noi dobbiamo solo gioire del fatto che sia nato, che abbia compiuto il suo destino e ci abbia regalato quest’arte infinita e immortale. Come lui.

Vi ricordo che grazie a Nexo Digital e Dimensione Fumetto potrete godervi il film a un prezzo ridotto, stampando il coupon che vi offriamo qui.

Il trailer del film è disponibile su Vimeo.

Sailor Moon… Team Up! Ecco i giudici!

Ogni concorso serio e che si rispetti ha bisogno di una Giuria. Oggi Dimensione Fumetto che è un sito serio gestito da gente seria (mpff!!) vi presenta la fantastica giuria del concorso Sailor Moon… Team Up!

La prima giurata che vi presentiamo è Claudia Plescia.

Claudia è la vincitrice della scorsa edizione del Concorso di Dimensione Fumetto, che con il suo mash-up tra Dylan Dog e Stranger Things si è assicurata il primo posto. Claudia ha studiato all’ISIA di Urbino e conseguito la laurea in Architettura presso l’Università di Camerino. Ha una pagina Facebook, strisce di scarto, e ha collaborato con la famosa pagina Facebook Vita Con Lloyd.

 

La seconda giurata è Barbara Tomassini.

Barbara nasce e cresce in una famiglia dedita all’arte con il padre e il nonno antiquari, il bisnonno costruttore di fisarmoniche lavorate e tanti pittori tra i parenti. Inizia il suo percorso formativo nel mondo artistico solo dopo il diploma con un corso regionale di ceramica. Lavora per cinque anni nel negozio del padre ma, soprattutto, frequenta per sei anni lo studio di un pittore ascolano presso cui sviluppa la sua passione che trasferirà nell’attività. Artè di Barbara Tomassini è una ditta individuale artigiana dove la titolare realizza manufatti in ceramica decorati a mano con tecniche artigianali, dipinti e opere di restauro. I suoi lavori sono di ceramica moderna ispirata alla tradizione. Ha prodotto pezzi unici, classici e moderni ed esegue lavori di pittura murale e di piccolo restauro.
I suoi lavori sono presenti in Palazzi e Chiese di Ascoli Piceno, Folignano, Sant’Egidio alla Vibrata e presso numerose abitazioni private, tra cui una a Miami in Florida.

 

Terzo giudice: Maicol & Mirco.

Maicol è un illustratore e fumettista italiano. Ha appena pubblicato con Bao Publishing Palla rossa & palla blu  e Il papà di Dio. La sua pagina Facebook “Gli scarabocchi di Maicol&Mirco” è seguitissima e apprezzata da moltissimi fan. Ha all’attivo una mostra collettiva a Città Sant’Angelo dal titolo Maicol è Mirco, collabora da anni con Smemoranda e con la rivista Linus.

Quarto giudice: LRNZ. Lorenzo Ceccotti è disegnatore e sceneggiatore, ha all’attivo diverse opere ed è docente allo IED di Roma.  Ha collaborato con Bonelli per creare il design di Orfani, ha all’attivo con Bao Publishing Golem e la graphic novel Astrogamma.  Inoltre ha sceneggiato e disegnato Monolith, la graphic novel da cui è stato tratto l’omonimo film uscito nelle sale ad agosto 2017.

 

Landis, Camuncoli e Skybound: arriva Green Valley

Max Landis è uno degli autori più interessanti e innovativi degli ultimi anni. Giuseppe Camuncoli uno dei disegnatori più talentuosi e apprezzati del panorama nazionale e internazionale. Skybound – l’etichetta di Robert Kirkman all’interno di Image Comics – una delle realtà più coraggiose e sorprendenti del fumetto (e non solo) statunitense.

Il risultato dei tre nomi appena citati si chiama GREEN VALLEY, serie scritta da Landis, disegnata da Camuncoli, prodotta da Skybound, e in uscita venerdì 10 novembre nel nostro paese grazie a saldaPress.

GREEN VALLEY racconta la storia dei Cavalieri di Kelodia, della loro disperata lotta per salvare il loro Regno e della fatica con cui dovranno rialzarsi dopo essere caduti. È una storia in nove parti – nove albi quindicinali da 1.99 euro l’uno, tranne l’ultimo da 2.99 euro, lungo il doppio – in cui il coraggio, la debolezza, il rimpianto e l’impossibilità di accettare la morte trovano nell’ambientazione fantasy-medievale il luogo perfetto per catturare il lettore. Ma non è tutto, perché Landis ha innestato nella storia principale una svolta destinata a spiazzare ed elettrizzare i lettori: i draghi non sono davvero draghi e i maghi non sono semplici maghi.

C’è un altro aspetto che rende GREEN VALLEY un unicum. SaldaPress, infatti, ha deciso di pubblicare la serie in tre diverse modalità: spillato quindicinale e due diversi pack, che permetteranno ai lettori di acquistare tutti gli albi in un colpo solo. Una sorta di binge reading, insomma.

In primo pack, cioè il REGULAR PACK, include tutte e nove gli albi della serie (euro 18.90); il PREMIUM PACK (euro 23.90), invece, include anche la variant white cover del numero 1 e dieci fortunati potranno trovare la white cover già sketchata da Giuseppe Camuncoli.

GREEN VALLEY è destinato a riservare molte sorprese, grazie alla storia, ai disegni e all’unicità delle diverse edizioni.

Appuntamento in fumetteria e nello shop del sito saldapress.com da oggi venerdì 10 novembre.

Dragon Ball Quiz Book: solo per veri saiyan

È in arrivo un volume tanto atteso quanto imprescindibile per ogni vero appassionato – e non solo – del capolavoro di Toriyama sensei: stiamo parlando di DRAGON BALL QUIZ BOOK, 192 pagine per centinaia di domande sull’universo narrativo di Goku & co. Il libro, dotato di pagine a colori e un esclusivo miniposter all’interno, sarà disponibile in edicola, fumetteria e su Amazon a partire dall’15 Novembre 2017… sei pronto a raccogliere la sfida?

Siete davvero convinti di sapere tutto su DRAGON BALL? È una delle vostre serie preferite e vi vantate di essere i massimi esperti dell’opera principe del maestro Toriyama? Eccovi un’imperdibile occasione per testare la vostra reale conoscenza della mitica saga: un quiz book che vi darà del filo da torcere con centinaia di domande classificate per categorie e livelli di difficoltà! Dall’infanzia di Goku attraverso mille battaglie vissute insieme ad amici e rivali, un volume pieno di sfide che solo i veri Saiyan sapranno affrontare, con pagine a colori e un esclusivo miniposter all’interno!

Dal 15 Novembre DRAGON BALL QUIZ BOOK sarà disponibile in edicola, fumetteria, libreria e Amazon!

Akira Toriyama è uno dei più celebri mangaka giapponesi: nato a Kiosucho, nel distretto di Nishikasugai della prefettura di Aichi, debutta con WONDER ISLAND sulla rivista «Weelky Shonen Jump» nel 1978, la quale, a dispetto delle varie opere pubblicate sulla rivista di punta di Shueisha, non ottiene subito un grande riscontro. Nel 1980 inizia la serializzazione di DR. SLUMP, basata sull’idea del suo storico redattore Kazuhiko Torishima, e finalmente raggiunge il successo sperato. Alla conclusione di DR. SLUMP inizia a lavorare su DRAGON BALL, l’opera che diventerà un successo assoluto: la serie ha dato vita a una moltitudine di videogiochi e l’anime è stato trasmesso da più di 40 paesi nel mondo.

La sua influenza non si esaurisce solo nel settore manga ma contamina anche tutti gli altri media: tra l’altro, è famoso per il character design creato per videogiochi come DRAGON QUEST. 

DRAGON BALL QUIZ BOOK volume unico

Akira Toriyama

11,5×17,5, B, b/n, pp. 192, con sovraccoperta, € 6,50

Data di uscita: 15/11/2017, in edicola, fumetteria, libreria e Amazon

Isbn 9788822606204

 

I Sapienti: la scienza dell’investigazione

La collana STAR COMICS PRESENTA accoglie una nuova perla: dopo l’annuncio al Napoli Comicon 2017 arriva in Italia il volume unico I SAPIENTI, un fumetto d’eccezione, che mescola “sapientemente” i generi storico e thriller/azione/procedurale, con i testi del decano Luca Blengino (già autore de LE 7 MERAVIGLIE, pubblicato in Italia da Edizioni Star Comics), splendidamente accompagnato dalla china di Stefano Carloni (che ha esordito, nel 2012, proprio con Star Comics sulla miniserie LAW).

Cosa sarebbe successo se i più grandi pensatori rinascimentali avessero indagato per risolvere crimini e misteri?

1512: Niccolò Copernico è a Ferrara per tenere alcune conferenze davanti a una platea composta dai migliori giovani d’Europa. Ma la celebre università è scossa dal recente suicidio di uno studente. Un brillante e giovane agitatore di nome Paracelso è convinto che si tratti di un crimine e intende provarlo.

1594: astronomi, matematici, fisici, astrologi e teologi studiano nell’enorme palazzo di Uraniborg. Ma la piccola isola scandinava è teatro di sanguinosi rituali con la luna piena. Uno studioso italiano viene inviato per indagare: Galileo Galilei. Con buona pace di Johannes Von Kepler

Dall’8 Novembre il volume unico I SAPIENTI sarà disponibile in fumetteria, libreria e Amazon!

La collana STAR COMICS PRESENTA, varata nel 2014, è stata pensata esplicitamente per portare in Italia fumetti di provenienza occidentale, per lo più statunitense e franco-belga, tutti di grandissimo valore. L’obiettivo è uno solo: fornire al lettore dei libri da leggere, conservare, amare.

Luca Blengino è un autore attivo dal 2002 come sceneggiatore, scrittore e docente di Tecniche della narrazione. Letto e tradotto in molti paesi del mondo, vive e lavora a Cuneo.

Stefano Carloni, fumettista italiano, si è formato alla Scuola Internazionale di Comics di Jesi, diplomandosi nel 2010 e iniziando immediatamente l’attività professionistica, aprendosi nel 2013 anche al panorama del fumetto francese, lavorando sia su volumi unici e miniserie (SINCLAIR, Editions Paquet, 2013; LES SAVANTS, Soleil, 2015-2016, CLEMENCEAU, Glénat, 2017) che su serie (LE NOVEAU MONDE, Dargaud, 2017).

 

STAR COMICS PRESENTA 21

I SAPIENTI volume unico

Luca Blengino, Stefano Carloni

19,5×26, B, col, pp. 112, cover con alette

Prezzo: € 11

Data di uscita: 08/11/2017, in fumetteria, libreria e Amazon

Isbn 9788822606174

 

Platinum End – “L’opera al bianco” dei creatori di Death Note

Platinum end Ohba Obata

La coppia Ohba e Obata è tornata (scusate la rima)!

Dopo il fortunatissimo Death Note che ha spostato un po’ più in là le coordinate del fumetto nipponico, e Bakuman, che invece tali coordinate le illustrava con leggerezza, finalmente arriva in Italia, edito da Planet Manga, Platinum End, loro ultima fatica ancora in corso di pubblicazione in patria.

Questo manga appare fin dalle prime pagine come la controparte del loro primo successo, come nei dittici rinascimentali in cui i coniugi sono rappresentati di profilo, uno di fronte all’altro e il volto dell’uno è la controparte dell’altro e insieme formano una unità. Ecco, direi che Death Note è il lato nero di questo dittico, e Platinum End è la sua metà bianca.

Vediamo perché, partendo dalla trama e occhio a qualche spoiler: il giovane protagonista Mirai per sfuggire a una vita disperata decide di suicidarsi, ma viene salvato da Nasse, il suo angelo personale. Costei (ma chissà se agli angeli possono attribuirsi i generi) lo convince a rinunciare ai suoi propositi donandogli due capacità meravigliose: delle ali invisibili per volare ovunque voglia e un arco che può scagliare le frecce di Cupido e provocare amore incondizionato, ma per un tempo limitato, in chiunque ne venga colpito. Mirai vorrebbe addirittura rifiutare, essendo ormai senza speranze, ma Nasse decide per lui e gliele dona senza avvertirlo che non potrà più rifiutarle. In questo modo inoltre Mirai entra a far parte dei tredici candidati al titolo di nuovo Dio, visto che quello vecchio si è ritirato.

Platinum end Ohba Obata

Fin qui l’opera rientra nei canoni del seinen, con i personaggi che combattono tra loro fino all’eliminazione di tutti gli avversari, ma sappiamo bene che i “due O” non sono generalizzabili in uno standard, e poi, soprattutto, non è questa la caratteristica principale del manga. Come è accaduto appunto in Death Note, più che la trama, molto importante è il contenuto delle pagine, in quei baloon molto densi di testo che hanno lo scopo di far ragionare il lettore su argomenti e tematiche più o meno dichiarati.

Prima di tutto i doni celestiali di Nasse dovrebbero simboleggiare due degli aspetti più desiderati nella vita dagli uomini: la libertà e l’amore, ma fin da subito ci coglie il dubbio che, in fondo, questa assimilazione non sia così semplice; Mirai sicuramente la mette in dubbio.

Altro aspetto: il senso morale. Nasse non è un angelo come lo si intende nella cultura occidentale (e neanche quella orientale) è molto più simile a un essere ultraterreno che può concedere doni ai mortali, più un genio quindi (inteso come il jinn della cultura araba) che non è né buono né cattivo ma si adatta al comportamento dell’uomo che affianca, privo di senso morale o ideali, suggerisce le infinite possibilità che il potere donato a Mirai comporta, e si adegua alle sue scelte.

Ricordiamo, tanto per stuzzicare ulteriormente la vostra curiosità, che questi “angeli” protettori sono tredici, abbinati ad altrettanti umani, che sicuramente non sono riflessivi come Mirai, reso maturo dalle passate esperienze e fondamentalmente molto buono e lungimirante.

Ecco, Mirai: il ragazzo si trova coinvolto in cose più grandi di lui non per sua scelta, ma per scelta di un altro che persegue un proprio interesse, e questo per tutta la sua vita, come scoprirete. Si ritrova dunque suo malgrado in possesso di tre poteri (il terzo lo dovrete scoprire nel volume) che da subito gli appaiono enormi e pericolosi, per questo decide di usarli meglio possibile e per raggiungere un solo scopo: essere felice rendendo felici gli altri.

Platinum end Ohba Obata

Adesso però basta chiacchiere e arriviamo alla dicotomia tra le due opere di cui parlavo sopra, se già non avete tirato le somme da soli: Light in Death Note era un ragazzo super fortunato, buona famiglia, spiccata intelligenza, a cui l’incontro con Ryuk concede qualcosa in più: la possibilità di compiere giustizia. Il suo aiutante pur avendo i connotati del demone rimane a guardare quello che il suo assistito compie, ma non fa pesare il suo parere, che non ha. Il suo colore è il nero e il tratto con cui è reso è incisivo, grottesco, pieno di linee spezzate. Chi si oppone è un altro personaggio borderline, difficilmente catalogabile che persegue a sua volta il proprio concetto di giustizia. Direi che è questo infatti il grande quesito a cui l’autore chiama le menti dei lettori: cos’è la giustizia, come può esserlo se i giudizi sono unilaterali, esiste un concetto univerale di giustizia ecc ecc… E poi, Light la farà franca o la spada di Damocle che pende sulla sua testa si staccherà alla fine?

Platinum end Ohba Obata

Ed ecco che a questo ritratto si contrappone Platinum End: il protagonista è una povera vittima degli eventi che non possiede nulla, e non desidera null’altro che una quotidiana felicità. Il suo aiutante è un angelo dall’aspetto graziosissimo, resa con linee morbide e aggraziate, e nella sua rappresentazione non c’è una macchia di nero che non sia la linea di contorno: anche gli occhi non hanno pupille o ciglia scure, il suo volume è dato esclusivamente da retini molto chiari. Anche lei lascia che sia Mirai a scegliere e resta al margine degli eventi. L’antagonista viene appena presentato in questi primi tre episodi, ma appare quanto meno ambiguo: dotato degli stessi doni di Mirai sembra deciso a usarli con uno scopo ben mirato, e sicuramente vorrà togliere di mezzo il ragazzo, ma di questo sapremo meglio in futuro… Mirai riuscirà a raggiungere la felicità o la meta si rivelerà meno gradita o meno semplice da raggiungere?

Così il dittico di Ohba e Obata si completa: negativo e positivo, giochi di opposizioni e similitudini, sempre sulla base di una storia solida, originale e ben strutturata. Conoscendo l’intelligenza di Ohba (Obata si occupa solo dei disegni con l’usuale maestria e fascino) e la sua capacità di ironia e di intrecciare i piani, sovrapponendoli di significati e di intenti, non mi aspetto niente di meno di quanto già ha offerto al pubblico dei fumetti, quello a cui piace anche ragionare oltre che divertirsi.

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