Monthly Archives: Maggio 2017

Mighty Morphin Power Rangers: Un nuovo inizio, a fumetti

Ci sono momenti che segnano l’infanzia di ognuno di noi, così come ci sono specifiche proprietà intellettuali che ci hanno accompagnato e ci hanno cresciuto.

Copertina del primo volume di "Mighty Morphin Power Rangers".

Creata nel 1993 e giunta sulle televisioni italiane l’anno successivo, Power Rangers nasce dopo l’acquisizione di una grossa quantità di scene d’azione di telefilm nipponici super sentai, in cui forze della pace dai colori arcobaleno combattono pupazzoni demoniaci o alieni per proteggere la Terra.

Il canale statunitense Fox Kids rielaborò i vari stock footage per inserirli nella prima stagione di Mighty Morphin Power Rangers, serie che è cresciuta fino a diventare un’icona pop targata Saban e spopolare in tutto il mondo con i suoi personaggi e le loro eccentriche nemesi.

Nel 2015, con l’incombere del lungometraggio Power Rangers sui grandi schermi, la casa di pubblicazione americana BOOM! Studios si accaparrò i diritti del franchise e iniziò dunque a progettare una serie a fumetti indipendente, dotata di una propria continuity, che potesse al meglio riadattare e rielaborare i Rangers nell’era moderna.

A marzo 2016 esce dunque il primo numero della serie Mighty Morphin Power Rangers scritta da Kyle Higgins e disegnata da Hendry Prasetya, tutt’ora in corso di pubblicazione e arrivata al numero 14 negli Stati Uniti d’America; da noi, in Italia, Panini Comics ha appena distribuito il primissimo volume, dal titolo Un nuovo inizio, contenente i primi quattro numeri più il numero zero introduttivo, in un volumetto brossurato da 128 pagine a soli € 9,90.

Un nuovo inizio non perde tempo e decide subito di concentrarsi sulla propria audience e a chi è principalmente indirizzato questo fumetto: ai nostalgici, a chi aveva il bisogno di leggere nuove avventure dei Power Rangers, e a chi sentiva l’impulso di tornare a sentire urlare la frase «Trasformazione!».

Nonostante il voler giocare con la nostalgia, Mighty Morphin Power Rangers decide di ripartire da zero: la serie a fumetti non segue passo passo la storia e la continuity della serie TV, quanto piuttosto cerca di prendere l’indispensabile da essa per poi poter raccontare qualcosa di suo; tuttavia, il volume comincia in medias res e sin dal primissimo capitolo vede un gruppo già formato, un villain già sconfitto e un grande scontro con Megazord alle spalle.

Non è dunque difficile capire quanto un novizio, o chi della serie TV abbia pochi ricordi, possa trovare confusionario o fuorviante questo primissimo volume.

Sembra quasi di aver mancato un pezzo di trama ed è giusto anche sottolinearlo per chi si avvicina per la prima volta a questo universo narrativo. La storia è una sorta di Anno Uno per Tommy Oliver, il Ranger Verde, passato dall’essere fedele seguace di Rita Repulsa a sesto membro dei Power Rangers, essendosi reso conto della malvagità e del lavaggio del cervello imposto dalla strega cosmica.

Illustrazione di "Mighty Morphin Power Rangers".Sarà lui il protagonista centrale di questo primo volumetto, e Kyle Higgins, abituato a scrivere di adolescenti simil-supereroi data la sua grossa esperienza in DC Comics, sa ben mostrare il tormento e la sfiducia di Oliver verso i suoi nuovi compagni, la sua nuova attitudine.

La paura di non essere all’altezza o di poter ricascare nelle macchinazioni di Rita sarà il leit-motiv di questi primissimi cinque numeri e la crescita psicologica del detentore del Dragon Zord sarà uno degli aspetti più positivi del volume.

Ciò non vuol dire che Higgins si dimentichi degli altri, tutt’altro: sarà insieme a loro che Tommy maturerà e affronterà le proprie insicurezze, andando più volte a muso duro con Jason Scott e Zack Taylor, il Ranger Rosso e il Ranger Nero, convinti che il suo comportamento irascibile sia colpa dell’influenza malefica di Rita Replusa.

Non solo i “maschi alpha” della situazione trovano spazio, ma anche Kim, la Ranger Rosa, troverà il proprio spazio, dimostrandosi un interesse romantico per Tommy e Jason e “coscienza” del gruppo originale.

Non ultimi, Trini e Billy, la Ranger Gialla e il Ranger Blu, saranno leggermente più in disparte rispetto agli altri, ma trovando  un ottimo momento di dialogo e crescita all’inizio del terzo capitolo del volume.

I personaggi, in questa versione di Kyle Higgins, risultano decisamente più curati e meno abbozzati e caricaturali, mostrando diverse sfaccettature oltre al loro “tratto principale”; Jason riesce a essere responsabile e maturo ma allo stesso tempo facilmente irascibile e impulsivo, Billy è insicuro ma tremendamente intelligente, Kim e Trini mostrano un carattere più aperto e fiducioso nei confronti di Tommy, ma mostrano anche sottili dubbi quando messe di fronte alla possibilità di un tradimento.

Non sono solo i Power Rangers ad avere una distinta voce in Un Nuovo InizioAngel Grove vive e affronta l’invasione di mostri scatenati da Rita Repulsa tramite il web-show Ranger Station di Bulk & Skull, i bulletti della scuola protagonisti anche della back-up story di Steve Orlando e Corin Howell nelle ultime pagine del volumetto.

Tralasciando inoltre Rita Repulsa, veramente diabolica nella manipolazione della mente di Tommy e mortalmente intenzionata a riprendersi il grande potere del Dragon Zord, i villains di questi numeri iniziali risultano, purtroppo, ancora decisamente stereotipatiScorpina è semplicemente uno scagnozzo e non ha molto spazio se non come ulteriore ostacolo per i Ranger e il Ranger Verde in particolare; GoldarSquatBabboo sono solo comparse… il tutto può essere visto come un difetto, ma anche un modo per far risaltare ancora di più Rita.

Copertina di un volumetto di "Mighty Morphin Power Rangers".

Il pregio più grande del volume, in ogni caso, è che Mighty Morphin Power Rangers – Un nuovo inizio non sembra un episodio casuale dei Power Rangers.

Higgins e l’ottimo Prasetya, dal tratto giovane, fresco e ottimamente colorato da Matt Herms, hanno costruito la serie come un vero e proprio supergruppo adolescenziale supereroistico, abbandonando la facile e stancante formula del “mostro della settimana”, concentrandosi su una cosa fondamentale che MMPR, la serie TV, mancava clamorosamente: la caratterizzazione e le problematiche di questi adolescenti, elementi che dovrebbero essere assoluti protagonisti.

Affrontare il percorso di redenzione di Tommy Oliver significa vivere la sua esperienza attraverso ognuno dei Ranger, notando come la situazione cambi di persona in persona e arrivando a comprendere la posizione di ognuno di loro. Il mondo intorno a loro prende coscienza di star vivendo qualcosa di nuovo e unico, cambiando dopo ogni scontro e venendo coinvolto nelle macchinazioni di Rita Repulsa, ora non più ridotta a comparsa occasionale a inizio e fine episodio.

Nonostante il finale del volumetto troncato, che dunque costringe, in senso positivo, alla lettura del secondo volume, Mighty Morphin Power Rangers – Un nuovo inizio effettivamente sa di nuova linfa vitale per un franchise rimasto troppo spesso rinchiuso in uno schema tradizionale.

La voglia di creare novità e “combattere” i supereroi tradizionali permette a BOOM! Studios e al team creativo la possibilità di giocare con un universo narrativo ricco di occasioni e personaggi bizzarri da tirar fuori a piacimento e rielaborare per un pubblico composito, nostalgici, appassionati e novizi.

Our Little Sister – diario intimo di giovani donne

Our little sister, diario di Kamakura, Akimi Yoshida

Non so quanti tra i nostri lettori ricordano il manga Banana Fish, un titolo del 1985, ormai datatissimo, ma che ai tempi della pubblicazione in Italia (2002) fece parlare di sé prima di tutto (poveri noi) per le pagine di colore giallo (come nell’edizione giapponese), e poi perché pur essendo catalogato nel genere shoujo mostrava tematiche scopertamente adulte, tra cui violenza tra e su adolescenti, rapporti tra uomini, droghe e quant’altro. Io ricordo perfettamente che al di là delle pagine gialline (che mi piacevano) la lettura mi colpì moltissimo, sia per il tono con cui le tematiche sopra citate venivano affrontate, che definirei naturalistico, sia per il fascino che emanavano i personaggi.

Oggi scopro che l’autrice di quel fumetto, Akimi Yoshida, è anche l’autrice del manga josei Our Little Sister – Diario di Kamakura, edito da Star Comics. Quest’opera che sta avendo un enorme successo in patria (titolo originale Umimachi diary, “Diario di una città di mare”) ha ispirato il film (dal titolo adattato Little Sister) di Hirokazu Kore’eda, che ha partecipato all’Asian Film Award, ed era tra le più attese dai fan italiani.

Our little sister, diario di Kamakura, Akimi Yoshida

Il riferimento all’autrice e all’impressione prodotta dall’opera precedente, anche se piuttosto diversa dalla presente, non è semplicemente faziosa: se siete stati lettori di Banana Fish qui potrete ritrovare tutto il fascino che la Yoshida sa creare quando fa vivere i suoi personaggi e che li rende così carismatici.

Our little sister, diario di Kamakura, Akimi Yoshida

Le tre sorelle Koda vivono a Kamakura nella grande e antica casa ereditata dalla nonna. Il padre è andato via con un’altra donna tanto tempo prima e la mamma, per superare il trauma, è partita per non tornare mai più. Sachi ha 29 anni, è la più grande e ricorda bene gli atteggiamenti e gli errori dei genitori, e non ha mai perdonato al padre per averle messe da parte. Yoshino ha 22 anni, è molto graziosa e vive la sua vita inseguendo storie brevi e passionali con ragazzi più giovani. Trova continuamente motivo di litigare con la sorella maggiore per, apparenti, insormontabili differenze caratteriali. Chika ha 19 anni, un carattere solare e spensierato, lavora in un negozio di attrezzature sportive e non perde mai il sorriso. Un giorno le sorelle ricevono la notizia della morte del genitore di cui non avevano più notizie: al funerale fanno la conoscenza di Suzu, 14 anni portati con grande serietà e gravità, nata dal secondo matrimonio del padre e ora costretta a vivere con la terza moglie, ormai vedova, e i suoi due figli. Sachi, inaspettatamente, una volta conosciuta Suzu, la invita ad andare a vivere con loro a Kamakura, nella grande casa, da dove non si vede il mare.

Questo è l’inizio della storia che vedrà le quattro protagoniste crescere e svelarsi mano a mano che il racconto prosegue. La trama gira intorno alle loro situazioni quotidiane, le circostanze e gli ostacoli che non sono importanti in quanto tali, ma solo come pretesti per entrare pian piano nell’intimità dei loro pensieri e del loro essere. La grande abilità dell’autrice è infatti la capacità dell’approfondimento psicologico, la maestria del cesellare attraverso le parole, gli sguardi e gli atteggiamenti la personalità dei personaggi e renderli verosimili, vividi ed esemplari nel corso del racconto.

Possiamo ritrovarci in Sachi e nelle sue paure, nelle scelte sbagliate di Yoshino o nella apparente gaiezza di Chika. Possiamo anche non sentirci rappresentati da nessuna di loro, ma riusciamo comunque a sentirle vicine, a comprenderle e a fare il tifo, senza poter evitare di partecipare al loro mondo, almeno per la durata della lettura.

Our little sister, diario di Kamakura, Akimi Yoshida

Lettura, tra l’altro, che scorre con levità e piacere, con gli occhi che passano leggeri sopra le linee del pennino della Yoshida che forma volumi semplici e leggeri. I volti hanno un’aria vagamente retrò, con gli occhi un po’ vicini e i nasi molto all’insù, ma non per questo sono meno caratterizzati ed espressivi. Basta poco all’autrice per rendere unico un personaggio, senza l’uso di elementi stravaganti o esagerati: basta pensare al rigoroso caschetto nero di Sachi, perfettamente aderente alla sua serietà, che si contrappone al gonfissimo taglio afro di Chika, con la sua esuberante giovinezza. E non si può far a meno di provare una stretta al cuore quando si riconosce la stessa rigida pettinatura nel taglio della giovanissima e già tanto provata Suzu.

Our Little Sister si propone come un classico già dalla sua prima pubblicazione, nonostante sia ancora in corso di serializzazione in patria, e come tale sarebbe un errore lasciarselo scappare, nella convinzione che andando avanti può solo diventare più appagante.

Era una notte buia e tempestosa – La metamorfosi

Agli occhi di ogni bambino il proprio padre è come un supereroe con poteri sovrannaturali; crescendo diventa un esempio da seguire e uno dei pilastri inflessibili nella vita. Ma cosa succede quando il vostro idolo si tramuta nel vostro peggior nemico? Un padre troppo autorevole e soffocante pronto a etichettare il proprio figlio come debole e incapace di realizzare i suoi sogni è quello ritratto da Franz Kafka (1883-1924), scrittore praghese di origini ebraiche, famoso per opere come Il castello, La condanna, Nella colonia penale. Impiegato in un’agenzia di assicurazioni e malato di tubercolosi dall’età di trent’anni, rivela un grande interesse per la letteratura. I rapporti con la sua famiglia sono difficili, in particolare con il padre, un uomo opprimente che desidera per il figlio un lavoro solido, completamente in contrasto con la passione per la letteratura a cui l’autore è devoto. Questo rapporto travagliato è testimoniato da Kafka nella Lettera al padre (1919), un profondo atto di accusa che Franz lancia al padre per tutti i suoi insuccessi. Il trauma vissuto nella giovinezza segna molte delle sue opere come Il Processo (1925), in cui il protagonista viene arrestato per motivi inesistenti e inspiegabili ma anziché ribellarsi subisce la situazione, preoccupandosi solo che nessuno ne venga a conoscenza. Questa situazione paradossale è ricorrente in varie opere di Kafka tanto che l’aggettivo “kafkiano” è stato introdotto in italiano per indicare una condizione angosciante e incomprensibile che viene accettata da chi la vive come “status quo”, implicando l’impossibilità di qualunque reazione sia sul piano pratico sia su quello psicologico.

L’opera più conosciuta e rilevante di Kafka è La metamorfosi, pubblicata nel 1915. La storia è divisa in tre capitoli ed è incentrata su un avvenimento irreale da cui si dipartono tutte le vicende. L’inizio della narrazione presenta subito la situazione curiosa in cui il lettore sta per imbattersi: Gregor Samsa, svegliatosi una mattina da sogni agitati, si trova trasformato nel suo letto in un enorme scarafaggio. In realtà Ungeziefer, cioè la parola usata dallo scrittore per indicare l’essere in cui il protagonista si è tramutato, designa in tedesco gli insetti nocivi e i parassiti ed è intesa come un plurale che allude a un insieme di esseri pestiferi. L’indeterminatezza del termine ha una sua ragione in quanto corrisponde all’impossibilità di Gregor di avere una chiara percezione della sua nuova forma, che può essere stabilita soltanto attraverso l’esperienza. Il personaggio non si preoccupa di essersi trasformato in un insetto perché lui trascorre già una vita disumana senza gioie e senza affetti, si alza ogni mattina alle quattro, è costretto ad affannarsi per prendere il treno, è sottoposto al controllo del sospettoso principale e al ricatto affettivo ed economico dei genitori, lavorando da anni come commesso viaggiatore per saldare i loro debiti. Dopo la metamorfosi Gregor vive rinchiuso nella sua stanza e separato dalla famiglia per non suscitare ripugnanza, mentre i suoi genitori, non potendo più contare sul sostentamento finanziario del figlio, sono costretti a sacrificare i propri lussi. Il racconto è accompagnato da un’atmosfera cupa e tetra e da un’angoscia costante; durante la storia i sentimenti più frequenti di Gregor sono la rabbia per la reclusione della sua mente umana in un corpo alieno, la tristezza provata nell’isolamento quotidiano, un senso di rimorso e frustrazione per non essere più in grado di soddisfare le esigenze dei suoi cari.

Nel 2002 il noto fumettista americano Peter Kuper, conosciuto per il suo stile grottesco e a tratti inquietante, pubblica la versione a fumetti de La metamorfosi. Nell’introduzione dell’opera il disegnatore dichiara di essere stato ispirato non solo dai contraddittori personaggi kafkiani (da lui riprodotti pure in altri fumetti), ma anche dal mondo surreale in cui venivano trasportati i personaggi dell’illustratore Winsor McCay, e ci introduce alla lettura del fumetto con un’affermazione degna di profonde riflessioni: «I racconti di Kafka e le illustrazioni di McCay non sono più surreali dei titoli sui nostri giornali.»

Il fumettista si avvale di uno stile espressionista nel rappresentare le varie figure, utilizzando esclusivamente il bianco e il nero. Gregor, ad esempio, è raffigurato come uno scarafaggio dalla testa vagamente umana; caratteristici di questo personaggio sono gli occhi bianchi e vuoti che ritroviamo nelle vesti di insetto ma anche in quelle di commesso viaggiatore.

Con lo scorrere delle pagine la figura di Gregor subisce delle trasformazioni, diventando sempre più intrisa di un nero angosciante e contornata da tratti più netti e graffianti. Il senso di oppressione è leggibile anche prima della metamorfosi, nelle immagini riguardanti il suo lavoro, da cui Gregor si sente sottomesso, infatti l’elemento che genera ansia in lui non è solo il padrone ma anche gli stessi ritmi lavorativi che, essendo disumani, divorano il protagonista.

Nel fumetto ogni evento viene osservato dal suo punto di vista, quello di uomo schiacciato dalle figure predominanti del padre e del padrone ma anche di lavoratore risucchiato dallo scorrere del tempo e dal denaro. Durante il racconto i sentimenti che vengono più spesso esplicitati dalle immagini sono il suo spirito di sopportazione nei confronti del dovere e la sua arrendevolezza a una vita unicamente all’insegna del lavoro.

L’accuratezza nei dettagli e l’accentuazione di lati caratteriali non è limitata solo alla figura di Gregor, ma tipica di tutti i personaggi. Per le figure femminili della famiglia, la madre e la sorella di Gregor, la cura dei capelli e dell’abbigliamento è simbolo della florida situazione economica di cui il protagonista è stato a lungo garante; questi particolari sono però in contrapposizione con le espressioni facciali insicure e ansiose e con gli occhi bianchi, segno di smarrimento. L’atteggiamento che le donne hanno verso Gregor dopo la sua trasformazione è di insofferenza e ripugnanza dato che ormai nelle vesti di insetto non è in grado di assicurare loro una vita all’insegna del lusso.

L’esistenza insignificante di Gregor è riconoscibile non solo dal rapporto con i suoi cari, ma persino dalle condizioni della sua stanza, rappresentata con colori scuri e tratti netti con lo scopo di renderla quasi claustrofobica. I mobili al suo interno appaiono inizialmente come l’ultimo contatto dell’insetto con la sua vita umana, nelle immagini finali osserviamo tuttavia un accumulo di oggetti e la conseguente trasformazione della stanza in ripostiglio in cui lo scarafaggio si sente immobilizzato. Le sue pessime condizioni di vita nel fumetto sono amplificate dalla presenza del padre che, come nella vita di Kafka, genera profonda oppressione.

Di questo personaggio viene delineato un ritratto ingigantito e con lineamenti facciali molto pronunciati quasi a ricordare un orco. La sua espressione burbera scomparirà solo nelle scene finali in cui il mostro cattivo tornerà a essere un padre sereno e amorevole per la figlia Grete. Si può inoltre osservare che il padre è uno dei pochi personaggi di cui vengono disegnati gli occhi: ciò ci fa constatare che lui non prova dubbi o incertezze, al contrario è deciso sulla strada che suo figlio deve percorrere per il bene della famiglia. Questo atteggiamento di supremazia, che dopo la metamorfosi è espresso con atti di violenza fisica, provoca delle ferite perenni in Gregor. Il simbolo del dolore è espresso da una mela conficcatagli dal padre sul dorso che l’insetto conserverà per tutto il corso della vicenda.

I sentimenti che emergono nel romanzo sono fedelmente riportati nel fumetto, e Kuper li espone in modi particolari ed eccentrici. Una delle tecniche impiegate consiste nell’utilizzo di più caratteri di scrittura, utili per identificare i vari stati d’animo dei personaggi: ad esempio, quando vogliono comunicare l’insicurezza, le lettere sono disposte in modo disordinato, quasi da sembrare tremolanti; se si vuole indicare un atteggiamento grintoso e particolarmente deciso i caratteri diventano più spessi e riempiti di nero. Per dare risalto alle frasi chiave della storia Kuper le rende riconoscibili riportandole sopra le figure oppure scrivendole al contrario e lateralmente. Al fine di rendere più incisive alcune immagini, il fumettista fa uso di parole onomatopeiche.

Un altro effetto voluto dall’illustratore consiste nel realizzare nuvolette diverse per racchiudere le parole dei vari personaggi in stretta relazione con il modo di essere di chi pronuncia le battute: la nuvoletta del padrone ha un contorno squadrato indicante il suo carattere rigido; le parole del padre sono racchiuse da un contorno spesso in cui è inserita una linea seghettata a indicare una personalità brutale e netta con un carattere spigoloso.

La sorella e la madre sono rispettivamente descritte da un contorno sottile e curvo l’una, spesso e circolare l’altra: nel primo caso l’illustratore identifica una donna debole ma buona, l’unica con sentimenti sinceri verso il protagonista; la sorella Grete è invece una ragazza priva di emozioni vere, il cui modo di essere è ripetitivo e contornato da finzione. Infine Gregor Samsa è identificato da due tipi di nuvolette, una che racchiude i suoi dialoghi con gli altri e una destinata ai momenti in cui pensa. La prima nuvoletta presenta un contorno con curve continue, le quali non stanno a indicare la semplice distorsione della sua voce da insetto, ma le insicurezze da cui viene assalito nel confronto con gli altri. La seconda è formata da una linea rotondeggiante con un contorno nero in cui sono inseriti puntini bianchi quasi impercettibili, che si rendono visibili solo quando Gregor è assalito da rabbia o da altre forti emozioni. Questa linea rappresenta un mutamento caratteriale oltre che fisico nel protagonista, la metamorfosi lo ha dunque reso estremamente vulnerabile di fronte a un mondo in cui è imprigionato, soffocato e incapace di esprimere i suoi sentimenti e il suo amore per gli altri.

D’altronde, come afferma Kafka, «l’amore è tutto ciò che aumenta», cioè allarga, arricchisce la nostra vita verso tutte le altezze e tutte le profondità. Questo è il messaggio espresso dallo scrittore, un desiderio di amare ed essere amato dai suoi familiari e soprattutto dal padre, che a distanza di un secolo appare ancora attuale e universale in quanto al giorno d’oggi molte persone sono soggette a sofferenze prodotte da figure paterne opprimenti o assenti.


Ilaria Mestichelli e Marco Caioni hanno presentato

Franz Kafka – La metamorfosi

Adattamento di Peter Kuper
Ed. Guanda Graphic
Anno 2008 – 80 p.-cartonato
Euro 14,50
ISBN 9788860885111

Sailor Moon Crystal terzo arco: i motivi del ritardo

Come già annunciato, Sailor Moon Crystal – Death Busters ossia IL TERZO ARCO DELLA SERIE in cui si presentano le outer senshi Uranus e Neptune, non verrà trasmesso a maggio come precedentemente annunciato da Rai Gulp.  La messa in onda è slittata per motivi non noti ai fan, che sono nello smarrimento totale.

Possibile che una serie che ha riscosso così tanto successo non venga trasmessa secondo i tempi?

E quali sono i motivi?

Pochi giorni fa un tweet di Leonardo Graziano (doppiatore di Artemis nella serie Crystal) ha dato una risposta agli interrogativi dei fan.

 

Svelato l’arcano: il problema viene dal Giappone e dalla sigla della serie Crystal. Ora speriamo che la Toei dia più velocemente possibile l’autorizzazione alla messa in onda.

Noi fan non possiamo più aspettare!

 

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The Prismatic Age of DC

Antefatto: il Rebirth mi ha dato modo di riflettere sulla situazione della DC e della Marvel, soprattutto dal punto di vista della continuity. Già alla presentazione di Multiversity, Grant Morrison dichiarò che la sua opera avrebbe dato inizio a una nuova era del fumetto in casa DC.
La Prismatic Age.

Il nome compare già nel 2008, come teoria di un fan e sembra che alla fine sia diventata realtà. Intendiamoci: nulla di assurdamente eclatante. Non ci sarà mai un mega evento ad attestare l’avvento di questa nuova età. È qualcosa di più intimo e personale.

Flashback: il Multiverso, come lo intendiamo ora nasce sul finire del 1961, con la seminale The Flash of the Two Worlds.  Da quel momento in poi, in casa DC c’è sempre stata la tendenza a proporre seriamente universi paralleli e personaggi che di lì a poco sarebbero diventati archetipi.

Questa linea editoriale portò a quello che oggi è ricordato come un periodo di disordine di continuity, soprattutto paragonando la DC alla neonata Marvel con la sua continuity ferrea, unica e immutabile (almeno per l’epoca).
Come tutti sanno, i cieli dovettero tingersi di rosso e gli eroi provenienti dai più remoti angoli del multiverso allearsi, per porre fine a tutto ciò. Era il 1985 e nulla sarebbe più stato come prima: era arrivata la Crisi.
La “multiversalità” passò in secondo piano, anche se mai effettivamente dimenticata. Gli elseworlds stavano lì a ricordarci che altri mondi erano possibili, e in un qualche modo esistevano.
Alla fine arrivò Johns. L’attuale demiurgo, in concomitanza con il trentesimo anniversario di Crisi sulle Terre Infinite decise di riportare il multiverso al suo posto.

Da lì, è storia recente: prima 52, poi Flashpoint e Convergence, passando per Multiversity e infine per il Rebirth. Il  comune denominatore di queste storie era la presenza di altri mondi e altri tempi.

La continuity della Distinta Concorrenza, insomma, non è monolitica e, per certi versi, cementificata come quella della Marvel, ma è qualcosa d’altro.
Ogni storia mai accaduta è reale. Semplice come concetto, ma difficile da afferrare e spiegare.
Potremmo definire la storia dei personaggi della DC come una “metacontinuity”. Una timeline che sa di avere falle e che si autocorregge quando i danni al tessuto spazio-temporale sono troppo estesi.
Il multiverso sanguina, si tinge di rosso. Queste sono le Crisi.
Oltre questi mega eventi, però, ci sono storie più piccole che hanno, per l’economia di questo universo narrativo, la stessa importanza.

Convergence, per quanto sia una lettura che a essere generosi è evitabile, ha stabilito inequivocabilmente il concetto che espresso poco sopra, e anche l’avvento del Rebirth non ha fatto altro che confermare questa teoria.
C’è però chi si è spinto ancora oltre, fino ad arrivare alla mappatura del multiverso stesso. Grant Morrison infatti nel gennaio 2015 ha pubblicato la sua “guida”, contenente informazioni sulle cinquantadue terre parallele e su chi le abita. Come spesso capita nei fumetti, però, le cose non durano a lungo e il Rebirth (e Convergence), pur non modificando la mappa, ha stabilito che, in effetti, anche gli universi passati sono in qualche modo vivi.
Insomma, potremmo definire la continuity DC come un multiverso di multiversi.

E il futuro? Cosa ne sarà di questi eroi tra uno, dieci o cento anni, se tutto è concesso e non esiste una storia “ufficiale” (se non per alcuni punti cardine)?
La risposta è semplice e per un adulto, abituato a razionalizzare può sembrare tanto scontata quanto sciocca: loro ci saranno sempre. Che Superman sia il presidente degli Stati Uniti d’America o cresciuto nella Germania nazista, che Batman sia un anarchico russo e Lanterna Verde un cavaliere in una splendente armatura, poco importa.
Rimarranno i loro simboli, il cui significato prescinde da chi indossa la maschera.
Ci sarà un retaggio.
Ci saranno nuove storie da vivere dalla nostra amata Terra-338 o da oltre il muro della Fonte.

 

TransHuman a Teramo Comix!

TransHuman è una raccolta di illustrazioni e tavole di fumetto che raccontano di miti, leggende e personaggi che hanno segnato la storia dell’umanità, re-immaginati in una chiave futuristica che accomuna tutte le opere. La raccolta, nata dalla collaborazione di più artisti emergenti e professionisti, sarà presentata durante una conferenza dedicata all’interno della manifestazione Teramo Comix, il 12 maggio 2017 e sarà poi distribuita in alcune delle prossime fiere del fumetto italiane.

Gli artisti partecipanti all’artbook:

Alberto Rotili
Alessandro Ferioli
Annalisa Ferrari
Claudia Cocci
Claudia Plescia
Cristiana Leone
Elisa Romboli
Erica D’Urso
Giacomo Boni
Giacomo Galloni
Leila Caringola
Martina Saviane
Mattia De Iulis
Pietro Piezaroth
Ellie Rio
Leonardo Carboni
Vincenzo Giordano
Rosalba Palombini
Giorgia Papagna
Francesca Urbinati
Francesco Tomaselli
Toni Cittadini
Andrea Topitti
Francesco Massetti
Lorenzo Ciccoli
Marco Martellini

Sailor Moon Crystal, slitta la messa in onda su Rai Gulp

Sailor Moon sembra che stia giocando a nascondino con il palinsensto Rai Gulp, tra un continuo di conferme, smentite, rassicurazioni e ritardi.

La terza serie che doveva essere messa in onda i primi di maggio è di nuovo scomparsa dai palinsesti Rai e forse rimandata addirittura a giugno.

Non si conoscono i motivi di questo continuo slittare, fatto sta che la serie era stata annunciata per aprile, è stata rimandata a maggio e ora un nuovo ritardo sta gettando nello sconforto i fan italiani.

Non è certamente un problema di auditel dato che Sailor Moon Crystal aveva registrato ottimi ascolti, ma forse un problema di organizzazione. Speriamo che alla fine quando avremo la messa in onda definitiva la terza serie non sarà vittima di censure.

Il manga di Noragami entra in pausa in Giappone

Pare non ci sia tregua per i fan di Noragami. Sopratutto per quelli italiani. Il manga infatti era stato acquistato da GP Publishing in Italia, ma interrotto dopo 4 numeri a causa della perdita dei diritti di pubblicazione da parte della casa editrice.

La Star Comics però ha salvato questo prodotto acquisendone i diritti e facendo tirare un sospiro di sollievo ai fan, ma, purtroppo, ora sono le notizie dal Giappone a destare preoccupazione. A quanto pare uno dei due autori al momento sarebbe malato e il manga è stato interrotto a data da destinarsi. Adachitoka è un duo di autori, ma la Kodansha al momento non intende rivelare chi dei due sia “indisposto”. Il manga al momento è quindi fermo al 74esimo capitolo e non si sa quando riprenderà.

Noragami parla del dio Yato, un dio a domicilio che con soli 5 yen offre i suoi servigi a chi ne ha bisogno. Durante uno dei suo “miracoli” incontra Hiyori e Yukine, che diventerà il suo strumento divino.

Primo Levi: un altro racconto di vita

Circa un anno fa ci siamo occupati di un fumetto che ha per protagonista lo scrittore torinese.

Ora BeccoGiallo ne propone un altro, a opera di due esordienti, lo sceneggiatore Matteo Mastragostino e il disegnatore Alessandro Ranghiasci.

Nel citato volume di Pietro Scarnera emergono la storia personale di Levi, il suo lavoro di chimico, il suo rapporto con Torino e con la scrittura, in un taglio certamente condizionato dalla tragedia storica da lui vissuta, ma da un punto di vista forse più intimo.

In questo nuovo lavoro, come nelle corde della casa editrice padovana, la chiave di lettura è più storica e sociale, per cui Primo Levi è soprattutto un sopravvissuto. Un sopravvissuto ai bombardamenti alleati, alla cattura come partigiano, scampato alle uccisioni sommarie, alla fucilazione e poi ad Auschwitz, che trova la forza di raccontare non solo tramite la scrittura, ma direttamente in prima persona la sua esperienza.

Così non ci troviamo davanti al Primo Levi scrittore, su cui Scarnera aveva volutamente concentrato la sua attenzione, ma sul Primo Levi salvato che racconta la sua storia agli alunni della scuola elementare (ancora si chiamava così) Felice Rignon, sessanta anni dopo averla frequentata e quaranta anni dopo averla vista colpita dai bombardamenti.

In un modo se vogliamo più classico, attraverso la cronaca di una giornata particolare per i bambini di una classe che incontrano «un signore che ci parlerà di lui», e noi ci mettiamo seduti all’ultimo banco di quell’aula, ascoltando la storia e leggendo anche nella mente di chi racconta i pensieri.

Il modo di raccontare è lo stesso che abbiamo visto in altre opere su Auschwitz, non diverso da quello di Art Spiegelman: i flashback, vividi e per nulla ammorbiditi dagli anni trascorsi, si alternano con il racconto nel presente.

E come nel caso di Spiegelman, sono importanti le persone reali che il narratore ha incontrato. Così reali che gli autori hanno deciso di metterne la biografia in fondo al libro, dopo quella più dettagliata di Primo Levi, non avendo il bisogno di inventare nulla.

Lo sceneggiatore stesso, nella sua postfazione, sottolinea che la storia in sé è inventata ed è il racconto del suo Primo Levi, ma simultaneamente sottolinea il grande lavoro svolto nella ricerca anche storica, nell’approfondimento che rendono assolutamente verosimile il racconto, e ancora una volta la ricca bibliografia e sitografia lo confermano.

Ho trovato, credo, una buona chiave di lettura. Il tentativo di indagare chi fosse Primo Levi, chi fosse prima di finire ad Auschwitz, chi fosse al suo ritorno. E parallelamente, chi siano le persone che gli sono state intorno, e anche chi siano quei bambini, che rappresentano una umanità (forse) nuova. C’è un interrogativo grande sull’identità dell’umanità in primis, e dello scrittore in secundis. E la risposta alla domanda chi sei stato? chi sei? chi siamo? aleggia sempre, tornando, a volte direttamente nei dialoghi, in contesti e modalità diverse.

E le risposte sono diverse, venendo anche da origini diverse: per lo studente (peraltro un po’ discolo) «non è un eroe di guerra, è solo un vecchietto»,  fino a quella finale «non siamo indovini, siamo solamente vittime», passando per tante altre sfaccettature di cui la più significativa è quel «non è più solo» della prima bambina della scolaresca che lo abbraccia.

La storia procede, sui due piani del racconto e della realtà, passando in modo abbastanza indolore tra l’uno e l’altro. Ci sono però ogni tanto dei salti significativi che segnano il passo. Salti talvolta evidenziati dallo svuotamento degli occhi dei personaggi.

Infatti il colore degli occhi, mi sembra si possa dire, segna la presenza di umanità. Così le pupille diventano un segno sottile negli occhi dei prigionieri, e temporaneamente di quelli che con loro si identificano, quando ad esempio per la prima volta Levi pronuncia ai bambini la parola lager.

Fino alla completa scomparsa, che è propria degli aguzzini tedeschi e dei morti, e di coloro che lo saranno presto.

E alla fine tutti gli occhi sono privi di pupille, perché, come dice lo stesso Levi, ci hanno rubato l’anima. E l’hanno rubata a tutti coloro che sono passati per i campi di sterminio, ma anche all’umanità intera, a partire da coloro che hanno ricevuto la testimonianza diretta, quei bambini e quella maestra che vengono salvati dal suono della campanella. Perché chi ha visto, anche indirettamente, non può restare insensibile.

E il racconto per questo si fa acre, senza trascurare i dettagli più difficili, fino alle catartiche lacrime finali, che sgorgano da occhi in cui un po’ di umanità è tornata, mentre gli ascoltatori, anche la maestra, dovranno elaborare questo ritorno.

Questa trovata si innesta su una grafica semplice, ma efficace, più articolata e “sporca” di quella del libro di Scarnera, ma altrettanto minimalista. Con una gabbia regolare, anche se i bordi delle vignette sono un po’ irregolari, e non solo quando fanno parte del racconto. Infatti inizialmente questa peraltro labile differenza grafica distingueva il racconto dalla cronaca, mentre a un certo punto l’orrore sembra sporcare tutto, anche qui, rende tutto uguale, in particolare quando i bambini si rendono conto dell’orrore.

La grafica semplice sottolinea il racconto, in qualche modo ne sostiene la drammaticità proprio con la sua leggerezza, il suo bianco e nero, il tratto pulito che però nulla lascia all’immaginazione e che caratterizza con precisione i personaggi del presente e del passato.

Ancora una volta BeccoGiallo ci restituisce, con il medium che tante volte lo ha fatto, una testimonianza che serve alla memoria collettiva, perché le immagini raccontano meglio, arrivano più dirette, anche a quei bambini che non possono più ascoltare il racconto di coloro che sono rimasti a portare il peso della memoria di Auschwitz.


Matteo Mastragostino e Alessandro Ranghiasci
Primo Levi
128 b/n
Edizioni BeccoGiallo
€ 15

Il lago dei cigni – modernità di un classico

Il lago dei cigni, Kleiner Flug

Il lago dei cigni di Andrea Meucci e Elena Triolo, edito da Kleiner Flug: della serie “come i classici possano essere attuali e per niente noiosi”.

In questo caso poi, il classico è quanto mai fuori le righe, perché si tratta di un balletto, quello musicato da Tchaikovsky su libretto di Begičev: insomma non un librone di 1200 pagine, né consimili, ma un’opera musicale ispirata da un’antica fiaba tedesca. Il connubio tra teatro dell’800, balletto russo, tradizione orale popolare, cosa potrebbe creare mai?

Beh, Meucci e Tirolo ne hanno fatto un fumetto altamente divertente, istruttivo e perfettamente aderente all’originale (tranne il finale, ma meglio così). Sinceramente preferirei non raccontarvelo, perché è un’opera così fresca e ricca di sfumature che a parlarne posso solo rovinarla, come spiegando una barzelletta. Ma se sono qui vuol dire che, più o meno, sono costretta proprio a raccontarvelo e quindi… spero che conosciate già la storia originale… trovate le differenze!

Il principe Siegfrid, Sieg per gli amici, è un vanesio sfaccendato che può vantarsi solo di aver inventato il sauna-aperi-brunch e passa da una ragazza all’altra.

Il lago dei cigni, Kleiner Flug

La sera del suo compleanno, ubriaco, va con gli amici a caccia di cigni ma, sorpresa, nascosti da buoni segugi vedono i volatili trasformarsi in bellissime fanciulle. Una in particolare lo fulmina con la sua bellezza: Odette. La ragazza gli racconta che, sì insomma, è stata maledetta da un tipo cattivo perché non c’è stata, quindi ora ha l’aspetto di cigno di giorno e ritorna ragazza allo scoccare della mezzanotte. Sieg non è contrario alle stranezze, quindi iniziano a frequentarsi e in men che non si dica iniziano a convivere. Lei prepara una lista delle faccende da fare a casa e lo rimprovera per le sue abitudini antigieniche da scapolo incallito: in altre parole lo trasforma in un uomo civile a forza di rimbrotti e motti femministi.

Come sapete già il cattivo di turno ha però un piano malvagio per punire definitivamente Odette e raggiungere il potere: trasforma le fattezze della propria figlia Odile in quelle dell’altra e la manda al suo posto al ballo dove si deciderà la sposa del principe. Quest’ultimo non si accorge affatto dello scambio e finisce per sposarla. Sieg però non è felice con la “nuova” Odette, diventata remissiva, servile e pronta ad accontentarlo in tutto. Infine, un post-it con un motto maschilista snebbia la sua mente ottusa e capisce di essere stato ingannato…

Il lago dei cigni, Kleiner Flug

Non si può parlare di spoiler per un capolavoro che ha circa duecento anni, ma mi fermo qui, non vi svelerò il finale rivisitato, leggetevelo e non ve ne pentirete. Soprattutto se siete delle ragazze. Perché questa Odette un po’ forte di fianchi, con occhi tondi e sognanti ma anche decisi e apertissimi sulle cose, ha da insegnare qualcosa anche alle donne di oggi.

Meucci fa un lavoro brillante modificando gli elementi della trama classica applicati al mondo moderno: ne risultano personaggi naturalmente simpatici, ma anche verosimili, credibilissimi, quotidiani e amabili. I disegni di Triolo sono la bandiera di questa scoperta modernità: mostrano contorni netti e linee marcate, determinano con naturalezza espressività e connotati chiari e iconici. I colori sono piatti ed essenziali, e accompagnano il procedere della storia con semplicità.

Vabbeh, non ce la faccio, vi devo lasciare spiegandovi la barzelletta, perché Odette mi è entrata un po’ in testa e devo far sentire la sua voce: leggete fino in fondo la storia di queste cignette che volevano cambiare la testa degli uomini e si ritrovano con la loro testa un po’ cambiata.

Perché parlando di femminismo (e se ne parla ancora in modo sbagliato: come dice la protagonista «non è un insulto») la conclusione ci dice che quello che il femminismo davvero vuol dire è diventare consapevoli di chi si è e cosa si desidera, senza essere condizionate dall’immagine tradizionale di cosa dovrebbe fare una donna, o da quello che gli altri vogliono per noi, o quello che le convenzioni ci impongono. E questo vale anche per gli uomini. Cignette forever!

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