Monthly Archives: marzo 2017

Il canto dei dannati: Arte visiva e poesia

Copertina de "Il canto dei dannati" di Jason R. Forbus e Theoretical Part.

Ho il piacere di presentarvi Il canto dei dannati, una poesia illustrata, meglio definita come un graphic poem, scritta da Jason R. Forbus, scrittore e insegnante, e illustrata da Theoretical Part (o TAURO) che è l’ unione di due artisti russi, Boris e Daria Sokolovsky. L’opera è pubblicata da Ali Ribelli, una micro casa editrice nata come una fanzine dedicata all’arte nelle sue varie espressioni, quindi letteratura, arti visive, musica, durante gli anni del liceo di Forbus in collaborazione con Giorgio Franzoni, all’epoca suo compagno di classe.

Ogni strofa è accompagnata da un’immagine in stile gotico che ne evoca il messaggio. Il risultato è un’opera insolita e preziosa. A una prima lettura ho provato un brivido di piacere e così ho capito che ciò che avevo in mano aveva una grande carica espressiva, un messaggio profondo e indefinito. Le immagini sono dettagliate ed eleganti come merletti per un bel vestito, ma ciò che raccontano è inquietante. Ogni testo poetico è polisemico, ciò significa che il suo significato non può essere definito con assoluta precisione.

Più esattamente ogni poesia ha un significato di base su cui tutti generalmente concordano, ma poi al di là di esso, ogni lettore può trovare tanti altri significati, talora diversissimi tra loro, a seconda della propria sensibilità, della propria cultura e del proprio modo di porsi di fronte al testo. Così lo stesso corpo poetico dice sempre qualcosa di nuovo a chi lo legge, un qualcosa che può essere diverso da lettore a lettore.

Tavola de "Il canto dei dannati" di Jason R. Forbus e Theoretical Part.Personalmente sono stata per diverso tempo in riflessione cercando un’interpretazione del poema. Per decifrare questo linguaggio segreto occorre rinunciare alla visione razionale, che si ferma solo alla superficie delle cose, e abbandonarsi alle sensazioni, che, nella loro essenza non razionale, mettono in comunicazione col profondo.

Questa poesia nera che suscita angoscia, ma esprime allo stesso tempo bellezza, mi ha ricordato poeti come Baudelaire e Poe. Di quest’ ultimo ho colto una similitudine nell’opera La maschera della morte rossa. Ho concluso che il messaggio è più semplice di quanto credessi.

La poesia, attraverso dei simboli (il padrone, le messi, il corvo, l’orologio), denuncia la condizione dell’ uomo moderno che è servo di un padrone, il CONSUMISMO. Rincorre bisogni materiali imprigionato in una gabbia chiamata DIPENDENZA. Snaturata la preziosità della vita, ogni uomo si perde in necessità sterili dimenticando che il TEMPO scorre in un countdown verso la MORTE.

Mi accolse il corvo sull’uscio della casa

con  quel suo papillon presuntuoso

e toccò pulirsi della vita da sotto gli scarponi.

Sailor Moon Crystal, data di trasmissione 3° arco Italia

Fotogramma di "Sailor Moon Crystal".

Sailor Venus e Sailor Jupiter nella nuova sigla.

Come avevamo già anticipato, il terzo arco di Sailor Moon Crystal sarà trasmesso in Italia su Rai Gulp. Ora abbiamo la data definitiva! La serie arriverà in TV a partire dal 12 aprile, l’orario è quello pomeridiano delle 16:45. La replica verrà trasmessa la sera in seconda serata alle 21:50.

AGGIORNAMENTO

Al momento la Rai comunica che la data di trasmissione è slittata all’8 Maggio!! La conferma ufficiale è arrivata da Cartoons on the bay! Quindi preparate lo scettro e POTERE DEL CRISTALLO DI LUNA!

Fotogramma di "Sailor Moon Crystal".

Il terzo arco di Sailor Moon Crystal è composto da 13 episodi e vengono introdotte le outer senshi Sailor Uranus e Sailor Neptune. Le doppiatrici delle nuove guerriere sono rispettivamente Tatiana Dessi e Giulia Franceschetti.

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Shuriken & Pleats: cuore di ninja e gonne plissé

In un universo alternativo (ma neanche troppo alternativo, in cui non si è fatta nessuna sperimentazione OGM direi) i ninja che non intendono sottostare alle riforme della Restaurazione Meiji si sparpagliano per tutto il mondo in cerca di nuovi padroni da servire.

In Inghilterra, la giovanissima shinobi Mikage lavora per l’Agenzia Shadow Village alle dipendenze di Mr. Rod, un ricco e gentile imprenditore. L’uomo è minacciato di morte per via del possesso di alcuni semi, molto preziosi in questo futuro in cui si è creata una seria emergenza alimentare che va via via peggiorando. Mikage è molto affezionata al suo padrone, che rivede in lei la moglie giapponese, caduta vittima di un passato attentato. Ma nonostante l’affetto che li lega, la ragazza non riesce a salvargli la vita e si scopre ereditiera di alcune sue volontà: più precisamente il signor Rod voleva che lei vivesse nel pacifico Giappone e che frequentasse la scuola, senza più dover servire con le sue abilità ninja.

Nonostante la tristezza e il senso di frustrazione per aver perso una persona che amava, Mikage parte per la sua nuova vita di libertà in Giappone, ma scopre subito che il paese non è poi così pacifico, dato che si trova a salvare la vita a uno sconosciuto attaccato da dei ninja e che vede subito dopo la sua futura casa andare letteralmente in fumo.

Shuriken&pleats, Cuore di Ninja, Planet Manga

Questo è l’incipit della nuova serie dell’autrice Matsuri Hino, diventata celebre con l’opera Vampire Knight che qualche anno fa ha avuto un eccezionale successo. La storia in questo caso è piuttosto diversa dalla precedente, ma presenta tematiche molto interessanti e non molto distanti dall’altra.

Il tema principale è quello della libertà: Mikage una volta “riscattata” si trova a poter decidere del suo futuro, ma i suoi pensieri continuano a essere legati alla volontà di un “padrone”. La ragazza è sempre stata abituata a nascondere i sentimenti e gli stati d’animo e a obbedire agli ordini di qualcuno, tanto che ora non riesce a capire cosa desidera fare. La scelta di frequentare la scuola è solo l’ultimo desiderio espresso dal signor Rod, ma qui inizia a incontrare una realtà nuova e “splendente” che la mettono di fronte a sé stessa. Ha sempre e soltanto obbedito, non ha mai sviluppato un proprio orientamento, è qualcosa che hanno creato gli altri, senza sapere come è nel profondo.

E ora si trova di fronte l’immenso spazio astratto, interiore ed esteriore, che è il libero arbitrio, la possibilità di scegliere, senza costrizioni, la libertà di esprimere se stessa, la pagina bianca della mancanza di vincoli, solo apparentemente leggera e difficilissima da riempire.

Shuriken&pleats, Cuore di Ninja, Planet Manga

Dicotomie e confronti che traspaiono dal titolo stesso del manga Shuriken & Pleats (sottotitolo, Cuore di ninja): vita da ninja o istruzione, qualcosa legato alla violenza e alla morte oppure qualcosa di vezzoso e femminile come le gonne plissettate della divisa scolastica?

Sarà interessante leggere come proseguiranno le avventure di questa nuova eroina, che nonostante l’incapacità di sorridere conquista molto velocemente la simpatia del lettore. Merito anche dei bellissimi disegni della Hino, che si esaltano e restano impressi soprattutto per l’abilità di creare gli occhi dei personaggi, profondi, languidi e pieni di nascosta tristezza: bucano il foglio e impregnano le pagine di pathos.

Personalmente li adoro, ma il giudizio, vista l’abilità che mostra l’autrice con l’inchiostro, va al di là della soggettività: vi invito tutti ad esaminare quante linee di pennino finissime formano uno solo degli occhi di Mikage e degli altri personaggi, e a studiare il perfetto rapporto tra questi e gli squarci di bianco che riflettono la luce.

Peccato che il secondo volume sia anche l’ultimo, una miniserie che è bene non lasciarsi scappare. By Planet Manga!

Shuriken & pleats, Cuore di ninja, Planet Manga

Airboy, una meta-recensione

Quando il buon Maurizio ci ha proposto una recensione di Airboy, il nuovo volume targato saldaPress, non ho saputo resistere. Il fatto è che con James Robinson, scrittore di questa miniserie così insolita, ho una strana storia.

La prima volta che sentii parlare di James Robinson, il mio cervello partorì un’immagine mentale ben precisa:

Indovinate perché…

Ho creduto che Robinson fosse un giovane di colore per diversi anni: probabilmente per tutta la durata del suo capolavoro, quello Starman che fu pubblicato dalla Play Press in volumi smontabili. Fu la diffusione di Internet a risvegliarmi dal mio sonno della Ragione, quando vidi per la prima volta la sua foto e mi accorsi che somigliava più a Richie Cunningham.

Detto questo, scrivere una recensione di una sua opera, qualsiasi fosse, mi sembrava un buon modo per fare ammenda per la mia confusione mentale. Pensavo che avrei potuto dipingere Robinson per quello che le sue opere di maggior pregio sembrano farci pensare di lui: un raffinato scrittore amante della letteratura e dell’antiquariato, una specie di Neil Gaiman hipster.

Anche stavolta mi sbagliavo alla grande, il che dimostra che, in primo luogo, ho guardato troppa TV negli anni ’80 e, in secondo luogo, sono un idiota.

Leggere questo Airboy è stato un po’ come guardare un documentario su una delle tue rockstar preferite, soltanto per scoprire che nella vita è un tizio banale come il vicino di casa. Robinson non passa le sue giornate a sorseggiare tè davanti a un buon libro di letteratura inglese dell’800: è piuttosto un tossico e alcolizzato, che è giunto a un punto della sua carriera di scrittore di fumetti in cui rischia di sparire del tutto.

Quando Eric Stephenson, editor in chief della mai troppo osannata Image, gli propone di scrivere qualche pagina su un eroe Golden Age divenuto di dominio pubblico, Robinson inizia una sorta di trip onirico assieme al disegnatore Greg Hinkle in cerca dell’ispirazione (che evidentemente deve essere nascosta molto a fondo in una bustina di cocaina). Nello svolgersi della loro vacanza nel Paese delle Meraviglie, i due incontrano proprio Airboy e la sua ghenga di assi dell’aviazione.

Ora, leggere il fumetto nell’edizione saldaPress è stato un po’ come bere un bel bicchier d’acqua: scorre giù che è una bellezza, il che è molto più di quanto si possa dire della maggior parte dei fumetti pubblicati oggi. Ma recensirlo? Quello sì che non mi riusciva.

Ho rimuginato questa recensione per settimane, andando al lavoro, lavorando, tornando dal lavoro. Ho rischiato tre volte di lasciare mio figlio a scuola, e per due volte mi si è scotta la pasta, mentre mi si torcevano le budella nella consapevolezza che questa recensione proprio non mi veniva. I facili paragoni con il metafumetto di Animal Man e di John Doe avrebbero solo dimostrato che non avevo un parere originale da dare su Airboy; i riferimenti al film Il ladro di Orchidee me li aveva bruciati Robinson stesso nella prefazione.

È strano come la semplice difficoltà a scrivere un pezzo di critica su un fumetto possa portarti a mettere in discussione un sacco di cose. A che pro sforzarmi di scrivere questa recensione? D’accordo, me l’ha chiesto Maurizio; tra l’altro per scriverla io l’ho tolta ad altri che, magari, chissà, avrebbero da dire cose più intelligenti. E poi, insomma: perché la recensione dovrebbe essere intelligente? Chi la leggerà mai? Airboy non è certo quel tipo di fumetto che smuove le masse: che io dica che è un capolavoro, o una ciofeca, venderà quel tanto che basta per (spero) non mandare la saldaPress in perdita.

E perché non scrivere una cosa semplice e generica, come la stragrande maggioranza delle recensioni online? Vi confesserò il segreto: tutta quella roba è lì soltanto perché, su Internet, bastano due giorni senza aggiornamenti perché il tuo sito sia dato per morto e sparisca dai preferiti di chiunque. Piuttosto che morire, preferiamo tutti scrivere quattro parole di circostanza per dire che siamo ancora qui, cliccateci.

Pure se non ci guadagniamo niente, cliccateci.

E pure se non ci cliccate: fanculo, io scrivo su una testata online di critica. Ho anch’io la mia fetta di visibilità.

Bah, la verità è che avrei voluto scriverli, i fumetti, come Robinson, ma non mi ci sono mai messo. Ho passato troppo tempo a cazzeggiare, nella mia vita: è un miracolo che sia riuscito ad arrivare dove sono, figurarsi se mi sarei mai sottoposto a tutto quello sbattimento. Avrei amato anche pubblicarli, come il buon Ciccarelli, ma è infinitamente più facile, più comodo, e assolutamente meno rischioso parlarne bene o male comodamente seduto nel salotto di casa e nascosto dietro a una tastiera.

Se siete arrivati fin qui, arriverete anche alla fine di Airboy; scoprirete che James Robinson non è nero e non sorseggia tè. Forse vi verrà voglia di recensirlo, e forse ci riuscirete meglio di quanto abbia fatto io. Ma lasciate che vi dica una cosa: se non avessi letto Airboy, adesso sarei un po’ meno consapevole del perché scrivo su Dimensione Fumetto; e se la consapevolezza di sé rende le persone migliori, beh, allora Airboy mi ha reso una persona migliore.

Poteva andarmi peggio, no?

Amianto 2: prove di maturità

Abbiamo già presentato la Amianto Comics in passato su queste pagine, seguendo da vicino l’evoluzione di questo interessante collettivo e delle collaborazioni che sta instaurando. Infatti alla rivista ammiraglia Amianto stanno affiancando anche dei progetti paralleli monografici come Smokey e A Fistful of Bananas.

In questo secondo numero dell’Amianto originale, ancora una volta, si mescolano storie serializzate e one-shot.

Molto curati sono i redazionali e tutta la parte non strettamente fumettistica. Da questo punto di vista il magazine è maturo, i commenti scritti sono della lunghezza giusta e culturalmente stimolanti. Le illustrazioni opportunamente mixate tra bianco e nero e colore (splendido il lavoro di Sarah D’Imporzano nelle illustrazioni interne, come pure la copertina di Luciano Ceglia), con stili diversi che si alternano in modo piacevole. Come ben curata e sicuramente coerente con il taglio della rivista è la grafica.

amianto 2 b

Questi aspetti fanno egregiamente da contorno alle storie a fumetti.

Proseguono le tre serie che abbiamo già incontrato nel numero 1: Mia e le mura di Hover, Dering Wood, Dark Hope. Ambientazioni diverse, storie con sviluppi eterogenei, ma tutte in qualche modo segnano un po’ il passo. Forse ci si poteva aspettare una maturazione maggiore sia nel contenuto che nei disegni.

Nell’episodio Silenzi, tremori e profondità, la storia di Mia prosegue inserendo altri elementi narrativi, evidenziando il parallelismo tra la città e il deserto intorno. Da una parte i reietti che devono sopravvivere, dall’altra il rappresentante Sunset (è indicativo che la civiltà dei muri sia al tramonto…). Forse comincia a vedersi qualche spiraglio sulla definizione della storia, quando Mia trova la piantina nel sottosuolo, senza capire cosa sia.

Questa relativa lentezza nell’evoluzione della trama lascia molto spazio alla parte grafica, che non sempre si rivela all’altezza. Molto interessante la grande dinamica nel taglio delle vignette, nell’uso delle onomatopee che sono parte del disegno, nella splash page che ricorda un po’ i passaggi teatrali di Gianni De Luca, con Mia che si muove nello sfondo fisso. Il tratto però rimane ancora un po’ acerbo, e non riesce ad avere lo stesso livello qualitativo in tutte le tavole.

Più definito e completo sembra invece Desiderantes, che fa pensare ad alcuni racconti onirici visti in TV o al cinema negli anni ’90 del secolo scorso, da Twin Peaks, perché sono i sogni a parlare ad Anika, all’esplicitamente citato The Blair Witch Project, fino alle tante stranezze del bosco e all’improvvisa trasformazione di Anika, che citano tanti thriller o horror del passato, in diversi media.

In effetti questa storia, anche se non particolarmente originale, appare sufficientemente matura,  completa e convincente, sia nella trama (ma anche qui abbiamo ancora tanti sospesi) che nella grafica.

D’altra parte Dering Wood è un luogo reale e che ha realmente del misterioso. E la storia ricalca altri famosi racconti di gruppi di persone che si inoltrano in un posto misterioso e poi spariscono una per volta, come i Dieci piccoli indiani di agatachristiana memoria, o le Sette anime dannate di Sclavi e Roi. Ci sono anche altri elementi standard di queste storie, come il personaggio che fa di tutto per dissuadere gli altri dall’intraprendere l’avventura che poi diventa la chiave di volta dell’intera situazione.

In Dark Hope prosegue il viaggio verso la terra promessa, in un altro archetipo del fumetto, a sua volta legato a eventi spesso realmente accaduti.

Così nella comunità in viaggio si celano tanti segreti che vengono rivelati perché le condizioni estreme dello spostamento mettono a dura prova tutti i componenti della carovana. Qui, al contrario di come avviene per esempio ne La carovana Donaver (numero 43 di Ken Parker), si mescolano elementi non solo umanamente terribili (ad esempio l’incesto), ma con una componente sovrannaturale.

Anche qui gli elementi sono tanti, anche se la resa dei conti sembra vicina.

E anche in questo caso la parte grafica sembra più debole della storia che racconta. Forse per una trama così sarebbe stata adatta un registro più scuro, invece il lettore è accecato dalla vastità e dal candore del deserto che viene percorso dalla carovana. Tutta l’oscurità è quindi nei carri, oltre che nel cuore e nelle menti dei personaggi.

Complessivamente più convincente è il nuovo lavoro del team che già nel primo numero ha fornito buona prova di sé in un’altra storia autoconclusiva: Matteo Polloni e Gianluca Nori Mattioli confezionano infatti una storia ancora una volta ricca di citazioni, stavolta letterarie. Non solo perché un viandante di nome Kipling, che nell’aspetto può ricordare Lovecraft, riporta “liberamente” un racconto di Jack London. Ma perché affronta alcuni topoi letterari: il viaggio come fine e il passaggio da un cancello onirico.

Anche la tecnica fumettistica appare più definita: il cambio di registro grafico per raccontare la storia nella storia, la qualità dei disegni e la definizione dei personaggi è qualitativamente più deciso e prosegue il percorso iniziato in 2 vite nel numero precedente.

Ancora una volta, quindi, Amianto si dimostra un prodotto abbastanza godibile, certamente migliorabile in alcune parti, ma con una qualità media più che sufficiente, che comincia a meritarsi la distribuzione anche cartacea (cosa che in effetti sta avvenendo).

Mitsuru Adachi Chronicle: Q and A

Copertina di un volume di "Q and A" di Mitsuru Adachi.

Copertina dell’edizione giapponese, identica a quella italiana.

Q and A generalmente significa Questions and Aswers, domande e risposte, ma è anche il titolo di uno dei manga più originali del nostro autore preferito, Mitsuru Adachi, edito da Star Comics dal 2011 in sei volumi.

Il protagonista, il quindicenne Atsushi Ando torna nella città d’origine dopo sei anni di assenza dovuta al lavoro del padre. Sei anni prima, anteriormente al trasferimento della famiglia, Hisashi, il fratello maggiore di A-kun, soprannominato Q-chan per la lettura del primo kanji del suo nome, era morto per un incidente. Tornando nella città natale il ragazzo trova tantissimi cambiamenti dovuti alla crisi economica, ma anche i visi noti del bulletto di quartiere Jinno e della vicina di casa, non più bambina, Yuho Maezawa. E trova anche il fantasma del fratello ad aspettarlo nella vecchia camera, con l’aspetto di un bambino di terza elementare, rimasto a vagare nelle stanze familiari in attesa del ritorno dei suoi cari, e del suo fratellino, che aveva sempre protetto.

Al di là dello shock e del disagio di essere l’unico a vedere e a interagire con lo spettro del fratello, non tardano a verificarsi fraintendimenti e veri e propri drammi per Atsushi, visto che Q-chan ha ancora la mente di un bambino piccolo (a parte la passione per le ragazze nude) e tende a difendere ancora il fratello facendo scherzi e dispetti che lo mettono, invece, in guai seri. Yuho, che è diventata un’atleta per emulare proprio Hisashi, ai tempi bravissimo in tutti gli sport, gli sta a fianco maltrattandolo e spronandolo, data anche la vicinanza delle loro case: A-kun si chiede però se la ragazza sia ancora innamorata di suo fratello come lo era da bambina e se il suo modo brusco di trattarlo sia proprio dovuto a odio o sia solo un tratto caratteriale…

Tavola di "Q and A" di Mitsuru Adachi.

Anche in quest’opera attorno ai protagonisti ruotano una serie di comprimari ben caratterizzati e simpatici: la judoka invaghita di Atsushi dai tempi delle elementari; il talento dell’atletica che è invece innamorato di lei e giura continue rese dei conti all’ignaro ragazzo; il bullo che nasconde un animo più sensibile del previsto, che vuole vendicarsi delle sconfitte subite da bambino a opera di Q-chan, rivalendosi sul fratellino innocente; la ragazza con poteri spiritici che può vedere il fantasma di Hisashi; il fratello maggiore di Yuho aspirante scrittore di romanzi horror e tanti altri.

Questa volta però il peso della storia, se così possiamo definirlo vista la capacità di leggerezza del Nostro, è tutta su A-kun, Yuho e il fantasma di Q-chan. Un trio che fa venire alla memoria quello ormai famigerato di Touch: due fratelli, uno bravo in tutto e l’altro in niente, la bella vicina di casa. Un fratello muore anche qui, ma stavolta invece di mostrare la reazione emotiva di coloro che rimangono, Adachi ci mostra… quello che il fratello che non c’è più vuole ancora fare per quello che è ancora vivo. E i ruoli si capovolgono, e chi era stato un bambino modello diventa una peste, l’altro, che non era capace di far nulla, deve rimediare a tutti i suoi guai e cercare di sopravvivere, ancora.

Illustrazione di "Q and A" di Mitsuru Adachi.

L’ultimo numero dei sei che compongono la serie prende all’improvviso una svolta malinconica e imprevista che lascia il finale in sospeso: tutta l’ilare vaghezza che aveva guidato la storia a saltellare anche in ambientazioni deliranti e in situazioni buffissime scompare, in poche pagine si torna seri, anche se attraverso un colpo di scena che tutto sembra tranne serio. Intanto Atsushi ha scoperto di essere davvero la risposta alla domanda che era stato suo fratello, in un certo senso la sua continuazione, la sua appendice nella vita. Il legame così forte raccontato per cinque volumi con levità ora diventa chiaro e pesante. Durerà per sempre, anche se non tale come ci era stato mostrato e il titolo dell’ultimo capitolo, ricordandolo chiudendo il volume, tenta di spezzarci il cuore: «Riesci a vedermi, no?»

E il cuore così, rimane legato a Q and A, la domanda e la risposta che non si possono dimenticare.

Aqualung – Un noir tra fantascienza e mito

Wilder è un etichetta indipendente di fumetti online, fondata da Jacopo Paliaga e French Carlomagno. Al momento Wilder presenta quattro serie differenti : Australia, Elliot, Black Rock e Il cuore della città, alle quali si aggiungono Aqualung e Vivi e vegeta, i cui nuovi capitoli vengono prima pubblicati sui rispettivi siti web. Le serie hanno cadenza mensile, quindi ogni martedì, a rotazione, viene pubblicato un nuovo capitolo.

Aqualung nasce come webcomic nel 2015. Serializzata su coldcove.com, poi pubblicata da Bao Publishing, l’opera a fumetti è firmata da Jacopo Paliaga (testi) e French Carlomagno (disegni).

Aqualung

Ma conosciamoli meglio.

Jacopo Paliaga nasce a Trieste nel 1990. Dopo il diploma in sceneggiatura alla Scuola Internazionale di Comics, mette in cantiere alcuni progetti che vedranno la luce nel 2015. Uno di questi è Aqualung. Scrive assieme a Francesco Matteuzzi un racconto per il ventennale de L’Insonne, pubblicato a Lucca 2014. Ha collaborato a una miniserie a colori con Federico Vicentini e Luca Zavattini, e a una folle graphic novel ideata con Alessandra De Santis. Oltre ad Aqualung, s’intende. Per il resto, è Maestro e Tecnico Federale di sci alpino. Vive con un cane di circa 5 o 6 kg.

French Carlomagno è un illustratore e fumettista nato a Torino nel 1986. Il suo interesse per l’arte nasce con lui. Frequenta il Liceo artistico e successivamente il corso di illustrazione presso lo IED di Torino, dove mantiene per tutta la durata del corso la borsa di studio. Nel 2009 inizia a lavorare sia come illustratore che nel campo della pubblicità, lavorando al fianco di Michelangelo Rossino come postproduttore per progetti con Maserati e Alfa Romeo. Nel 2011 lavora con Mayes C. Rubeo (costumista tra gli altri di Apocalypto e Avatar), come illustratore e character designer al film World War Zombie di Paramount Pictures e visualizer presso Armando Testa dal 2011. Attualmente è illustratore freelance.

Aqualung

Dopo il loro esordio con la commedia sentimentale Come quando eravamo piccoli, i due autori stavolta si cimentano con un action fantascientifico da cui trapela la crescita professionale dei suoi autori, ancora in erba, difatti tra la prima e la seconda stagione si notano miglioramenti nello stile. Le inquadrature sono sempre più cinematografiche tanto da rendere quasi vive le immagini, e i personaggi divengono più espressivi con pose più plastiche.

Leggendo ho avuto l’impressione di seguire una serie TV a fumetti.

Inizialmente al lettore non ha ben chiara la situazione ma i colpi di scena invogliano a leggere freneticamente capitolo dopo capitolo, snocciolando una trama dal ritmo veloce e incalzante.

A largo della baia di Cold Cove, sotto la superficie dell’acqua, si nascondono strane creature e la gente del posto sparisce nel nulla. Questi strani eventi  però sembrano lontani dalla quotidianità di Tessa, Holly Greenberg e suo padre Andy, troppo presi dai loro problemi. Holly è una teenager ostica ma speciale, perché riesce a rimanere in apnea molto più a lungo di un uomo comune, grazie a un dispositivo sperimentale, chiamato Aqualung, che il padre gli ha innestato nel petto. In una placida sera al Fish Dish, in compagnia della sua nuova fiamma Tessa, Andy rivede il suo miglior amico Philip King, scomparso cinque anni prima e creduto morto. Poco tempo dopo Andy viene rapito da una creatura anfibia che lo trascina sott’acqua a largo della baia. Holly è disperata ma viene incoraggiata da Philip che sembra sapere troppe cose che in tanti ignorano.

Bellissime le tavole dai colori prevalentemente sui toni del blu come il mare.

Spiega Jacopo Pagliaga in un’intervista:

Al di là del thriller, sotto le vesti sovrannaturali e fantascientifiche, Aqualung è una storia di accettazione, della vita e di tutte quelle cose che avremmo voluto fossero diverse ma che invece non lo sono. Racconta di Holly che deve ritrovare il padre, scomparso nelle profondità marine, ma anche di Holly che deve imparare a fidarsi di chi gli sta accanto, o di Holly che da sempre è costretta a dover crescere troppo in fretta. C’è un sacco di roba, sotto la superficie. Tanto che il vero cuore di Aqualung potrebbe tranquillamente essere lo stesso di una commedia sentimentale (parecchio pop).

Quest’opera a fumetti ricorda un film del 1966 di Terence Ford e Hajime Sato, intitolato I mostri della città sommersa, in cui due giornalisti sono alla ricerca di una figura misteriosa avvistata durante un’esercitazione militare nelle acque a largo del Giappone. Ken Abe e Jenny Gleason, questi i nomi dei due giornalisti, si imbattono in un gruppo di uomini pesce che li conducono in un laboratorio subacqueo dove incontrano un noto biologo che li ha creati con intenti criminosi. Anche Aqualung riprende la figura del Gill-Man, un ibrido metà pesce e metà uomo, reso celebre al cinema dal regista Jack Arnold nel film Il mostro della Laguna Nera (1954). Non solo, l’opera accenna il Leviatano, che nella mitologia fenicia rappresenta l’animale del caos primitivo, più volte menzionato nella Bibbia.

Aqualung

La pubblicazione settimanale di Aqualung si alterna con un’altra serie, Journey Into Pseudoscience. Per il momento le due serie hanno in comune l’ambientazione, Cold Cove. Questo è chiaro. I due filoni si riveleranno essere sempre più connessi tra loro, poiché ciò che avviene a Holly e a gli altri personaggi è molto influenzato da una verità nascosta anni addietro. Inoltre, la storia si espande anche in senso orizzontale, accompagnando con diverse trame secondarie quella principale, esattamente come viene fatto in molte serie TV. A Paliaga piace molto giocare con la sua storia e con il lettore. Nel corso della narrazione verranno svelati molti misteri le cui  tracce si nascondono nei dettagli di vignette-chiave.

Mistero, azione, sentimenti, fantascienza, superpoteri. Che volete di più?!

Come per un buon film, munitevi di caldi e burrosi pop-corn e buona lettura.

 

 

Sailor Moon: il terzo arco su Rai Gulp!

Di poco fa la notizia bomba della giornata: il terzo arco di Sailor Moon Crystal, (Sailor Moon e il cristallo del cuore per i fan della vecchia serie), andrà in onda a metà aprile, presumibilmente appena finite le repliche dei primi due archi.

In questo arco Sailor Moon conoscerà le outer senshi Neptune e Uranus. La serie è appena uscita in Giappone e il fatto che sia stata già acquisita da Rai Gulp vuole dire che i fan italiani non stanno tradendo la loro eroina e stanno supportando la bella guerriera della Luna con ricchissimi ascolti. Continua a seguire DIMENSIONE FUMETTO su Facebook per ulteriori aggiornamenti in corso!

 

Yuri!!! on ICE – una recensione entusiasta

Yuri!!! on ICE è un anime sportivo sul pattinaggio artistico sul ghiaccio, come “sottogenere” individuiamo il BL (Boys Love). È uscito quest’inverno e ha piacevolmente sorpreso moltissimi appassionati dei generi sia sportivo sia BL.

L’anime parla di un ragazzo, Yuri, un pattinatore giapponese che nella finale della sua gara più importante è arrivato ultimo e ha deciso di abbandonare il suo coach e la pista di pattinaggio. Viktor invece è il dio della pattinaggio: è uno dei migliori pattinatori artistici mondiali e ha vinto cinque campionati del mondo consecutivi. Quando Yuri ritorna in patria si trova a eseguire nel Palazzetto dello Sport della sua città lo stesso libero di Vicktor: il video che lo ritrae diventa virale, lo stesso Vicktor lo vede e decide di diventare il suo coach. Ma Viktor e Yuri non sono soli, ad allenarsi con loro c’è anche la giovane promessa del pattinaggio artistico russo, Yurio, quindicenne punk e ribelle.

Nonostante Yuri!!! on ICE sia un anime a carattere sportivo, mostra moltissime differenze rispetto ai canoni del genere. Innanzitutto non presenta due antagonisti veri e propri. Negli storici  anime a carattere sportivo c’è sempre stata una certa rivalità e un marcato dualismo tra il protagonista è l’antagonista: come non ricordare Mark Lenders e Oliver Hutton, oppure come non citare la rivalità tra Mimì e le russe, oppure quella tra Mila e Nami Hayase, all’inizio, e poi con altri competitor, successivamente.

Sguardo di fuoco tra Mimì e la russa Bolkinskaja sua nemesi.

In Yuri!!! on ICE invece quello che colpisce a prima vista è subito la grande amicizia e il cameratismo tra tutti gli atleti che competono per il Grand Prix: i ragazzi vanno a cena insieme e si sostengono a vicenda, più volte infatti gli atleti si incoraggiano prima di una gara importante e cercano in tutti i modi di darsi animo per arrivare a conseguire il titolo. Lo stesso Yuri sostiene il suo rivale thailandese con cui si è allenato a lungo negli anni precedenti. Altra particolarità di Yuri!!! on ICE è che per la prima volta non c’è rivalità tra Giappone e Russia, ma un vero e proprio legame di amore e amicizia.

Negli altri anime a carattere sportivo, e mi riferisco principalmente ad Attack number one ossia Mimì e la nazionale di pallavolo, tra la Russia e Giappone non correva assolutamente buon sangue, le russe erano le avversarie da combattere e da sconfiggere con colpi da maestro e con azioni incredibili, inventate e studiate nei minimi particolari per sorprendere l’avversario.

In Yuri!!! on ICE invece i russi sono i migliori amici dei giapponesi: Viktor che è il più grande atleta pattinatore russo arriva in soccorso di Yuri per aiutarlo a vincere il suo Grand Prix. Insomma sembra proprio che sia sceso il disgelo tra la Russia e il Giappone dopo anni di competizione sfrenata e che le due nazioni siano diventate sul terreno di ghiaccio ottime amiche. Oltre a ciò la particolarità di Yuri!!! on ICE è quella di occuparsi di uno sport considerato, tra virgolette, minore, ossia il pattinaggio artistico.

Il pattinaggio sul ghiaccio ha un regolamento poco conosciuto, per questo motivo nei 12 episodi della serie vengono presentati, anche a scopo didattico, i principali salti richiesti dal programma, come il triplo toe loop, il quadruplo Salkoff e il triplo Axel; inoltre vengono spiegate attraverso le voci dei personaggi le modalità di qualificazione e il modo in cui vengono attribuiti i punteggi a una singola coreografia. In questo modo anche chi non è addetto ai lavori e chi non si è mai interessato di pattinaggio artistico sul ghiaccio non solo riesce a seguire le evoluzioni dei pattinatori, ma riesce anche a farsi una cultura in vista dei prossimi campionati.

In Yuri!!! on ICE riusciamo anche a capire che visione hanno i giapponesi degli altri paesi. Scopriamo che secondo i nipponici i russi sono bellissimi atletici e hanno una grazia assolutamente ineguagliabile, i coreani sono burberi, non sono molto atletici e soprattutto non riusciranno mai ad arrivare in una finale di Grand Prix; tra l’altro loro sono gli unici ad avere dei computer e cellulare Samsung mentre tutti gli altri sono Apple addicted. I canadesi sono pieni di sé, egocentrici caciaroni e sempre pronti a fare festa, gli svizzeri sono un misto tra tedeschi e italiani: infatti il protagonista svizzero ha nome tedesco e cognome italiano. I thailandesi sono scuri, molto sicuri di loro stessi e sono delle potenze emergenti anche nello sport, gli italiani invece sono attaccati alla famiglia quasi fino all’incesto, molto gelosi dei propri parenti e le ragazze italiane sono bellissime.

Per quanto riguarda la tematica dell’amore omosessuale, questa è affrontata con una certa leggerezza: senza calcare troppo la mano ed esprimendo un sentimento puro e in qualche modo platonico, lo spettatore intuisce che tra Viktor e Yuri comincia a esserci una grande complicità e un grande amore come più volte dichiarato, ma gli sceneggiatori non indugiano mai in scene particolarmente piccanti o in baci appassionati. È più un anime sentimentale che un anime prettamente carnale e comunque adatto a un pubblico adulto. I protagonisti sono tutti ben delineati, anche se probabilmente il miglior personaggio è Yurio Plisetsky, ossia il ragazzo russo di 15 anni.

Viktor infatti pur avendo solo quattro anni più di Yuri sembra molto più maturo e più adulto, forse in virtù dei suoi numerosi successi, Yuri è invece molto fragile e debole, ed è lui che subisce il fascino maturo e artistico dell’allenatore; Yurio invece è stregato sì da Viktor, ma lo vede più come un totem da battere, una divinità a cui sedersi a fianco nell’Olimpo dei pattinatori russi. In questo modo vengono indagati diversi tipi di amore, sia quello tra pari sia quello per una persona più adulta, che può essere considerata un maestro, sia l’amore per i familiari più stretti che si preoccupano di noi e che ci sostengono nelle nostre passioni quotidiane.

Yuri!!! on ICE presenta molti e originali momenti di ironia e divertimento, affiancati da scene passionali e scene commoventi e drammatiche che lasciano lo spettatore commosso e meravigliato. Unica nota dolente secondo me è la colonna sonora che non riesce mai a coinvolgere appieno lo spettatorel: o stesso tema di Yuri!!! on ICE, ossia la musica scelta per la coreografia di Yuri, non riesce a emozionare lo spettatore; sì, la soundtrack sarebbe decisamente da rivedere in quanto non riesce ad accompagnare degnamente le gesta e le coreografie dei pattinatori.

Se dopo ogni serie a carattere sportivo frotte di ragazzini si sono appassionati agli sport rappresentati nel manga e negli anime (le nostre pallavoliste dicono di aver cominciato a palleggiare dopo aver visto Mila e Mimì) ora la sfida di Yuri!!! on ICE è portare giovani a pattinare sulle piste! Ci riuscirà? Staremo a vedere.

Guarda l’opening!

“IL COMMISSARIO RICCIARDI A FUMETTI” DI MAURIZIO DE GIOVANNI

In attesa del debutto in edicola il prossimo autunno, l’albo zero della nuova serie verrà presentato in anteprima venerdì 7 aprile al Teatro San Carlo di Napoli.

Ci sono personaggi immaginari i cui contorni si fanno, storia dopo storia, sempre più reali. A tal punto da trasformarsi in contorni disegnati a matita che diventano protagonisti di una serie a fumetti.

Re-immaginare in questa forma nuova le vicende del Commissario Ricciardi, ideate e scritte da Maurizio de Giovanni, è stata una sfida entusiasmante per Sergio Bonelli Editore che venerdì 7 aprile dalle h 18, nell’ambito del COMIC(ON)OFF, rassegna di eventi che si inserisce tra le iniziative di Napoli COMICON (28 aprile – 1 maggio), presenterà in anteprima al Teatro San Carlo di Napoli la serie Il commissario Ricciardi a fumetti” con una mostra di tavole progettata in collaborazione con la Scuola Italiana di Comix. Per l’occasione è stato pubblicato uno speciale numero zero di 32 pagine a tiratura limitata, che verrà distribuito gratuitamente proprio la sera dell’evento al Teatro San Carlo fino a esaurimento copie. L’incontro sarà ad ingresso libero.

La serie

Gli albi del commissario Ricciardi di Sergio Bonelli Editore faranno il loro debutto in edicola e in libreria nell’autunno 2017 a cadenza quadrimestrale. Sono stati coinvolti nel progetto come sceneggiatori Claudio Falco, Sergio Brancato e Paolo Terracciano. Questi tre superesperti delle trame tessute da Maurizio de Giovanni hanno discusso con lui su come adattarle al linguaggio del fumetto e come ricrearle affidandole ai disegni di quattro artisti come Daniele Bigliardo, Lucilla Stellato, Alessandro Nespolino e Luigi Siniscalchi. Attraverso i loro pennelli, la Napoli degli Anni Trenta ha preso vita. I colori sono stati affidati alla Scuola Italiana di Comix di Napoli che ha animato con il suo lavoro la varia umanità che circonda il commissario Ricciardi così come la complessità della brulicante città partenopea. La squadra di coloristi è composta da Ylenia Di Napoli, Mariastella Granata, Francesca Carotenuto e Marco Matrone ed è stata coordinata da Mario Punzo e Giuseppe Boccia.

http://www.sergiobonelli.it/news/2017/03/22/gallery/il-commissario-ricciardi-a-fumetti-di-maurizio-de-giovanni-1000770/

“Il commissario Ricciardi a fumetti” verrà presentato in anteprima ai giornalisti con una colazione-presentazione che si terrà presso il Caffè Gambrinus, luogo in cui Maurizio de Giovanni ha creato ufficialmente Ricciardi e il suo mondo nel 2005 e regolarmente frequentato dal suo personaggio assieme al brigadiere Maione e al dottor Modo.

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